Settembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
LAND GRABBING E PROFUGHI: CHI GRIDA “AIUTIAMOLI A CASA LORO” SI INFORMI SU COME LI STIAMO AIUTANDO
Alcuni commenti al mio precedente post mettevano in dubbio alcuni dati da me citati, in particolare il ruolo svolto dalle aziende italiane nel Land grabbing, l’accaparramento delle terre fertili da parte di grandi multinazionali o di interi Stati, in Africa.
Per superare ogni dubbio è sufficiente cliccare su Web of transnational deals e quindi Italy (con il browser Internet Explorer non funziona) e sarà possibile osservare come sono ben 1.017.828 gli ettari acquistati da industrie italiane attraverso il Land grabbing, terreni quasi tutti collocati in Africa, tranne circa 36mila ettari in Romania. Questi dati sono stimati per difetto, perchè fanno riferimento unicamente ai contratti già chiusi nel 2015; molte altre trattative erano allora ancora aperte ed altre sono state avviate recentemente.
Cliccando su Show all outbound deals è possibile, poi, vedere la lista delle aziende italiane coinvolte in tale pratica, aggiornata al 2015.
Quelli indicati come Secondary investor indicano l’azienda con sede in Italia che sta dietro i primi acquirenti (primary investor). Questi ultimi, in genere, fungono da prestanome locale: sono aziende collocate nel Paese in cui si trova il terreno, utili a superare le leggi nazionali che vincolano gli investimenti italiani.
Scorrendo fino in fondo la colonna Intention of investment, appare evidente come circa solo un terzo dei terreni acquistati con Land grabbing sono stati destinati all’agricoltura; confrontando la colonna Intended size ha (le dimensioni previste in ettari dei terreno da acquistare) con la colonna Contract size ha (la quantità di ettari di terreno già acquistati) si può osservare come già allora erano avviate le trattative per l’acquisto di circa un altro un milione di ha di terreno in Africa da parte di industrie con sede in Italia.
Siamo quindi di fronte ad un fenomeno in continua crescita e del quale molti aspetti restano ancora sconosciuti e nascosti anche per ragioni commerciali e fiscali.
Come già scritto nel post precedente, tra le conseguenze del Land grabbing vi è l’abbandono delle terre da parte di migliaia e migliaia di contadini destinati a precipitare in una condizione di ulteriore drammatica povertà che li porta ad emigrare verso nord spesso fino alle sponde del Mediterraneo con tutte le conseguenze che conosciamo.
Ecco perchè non ha alcun senso dire “aiutiamoli a casa loro” se contemporaneamente non vengono bloccate pratiche quali il Land grabbing.
Chiarito questo punto, rispondo brevemente anche ad altre obiezioni che mi erano state rivolte:
1. Non penso certo che “800 milioni di Africani devono venire da noi” nè che “non dobbiamo aiutarli a casa loro”; sostengo molto più semplicemente che non li stiamo aiutando a casa loro e che i politici che usano lo slogan “aiutiamoli a casa loro” usano questo slogan solo per contrastare le politiche di accoglienza e per realizzare politiche di respingimento e finanziare governi e bande armate che gestiscono e costruiscono veri e propri lager nei quali rinchiudere i migranti prima che giungano sulle coste del Mediterraneo.
2. E’ evidente che le responsabilità sulla vendita delle armi o sul land grabbing non sono direttamente del singolo cittadino italiano. Con l’uso della prima persona plurale, ad esempio “Vendiamo armi” intendo riferirmi al sistema Italia, al governo — che per altro viene eletto da noi — e alle aziende/multinazionali italiane.
3. E’ ampiamente documentato che anche in Italia vi sono grandi differenze economiche, e infatti la gran parte dei post che ho pubblicato nel mio blog è dedicata ad esempio alla difficoltà di curarsi per chi è povero.
Ed è altrettanto risaputo che le differenze economiche nel nostro Paese sono drammatiche. Contemporaneamente, vi è un piccolo gruppo di individui (nel mondo dell’industria, della finanza eccetera) che dalla crisi trae grandi vantaggi a danno di altri. Ad esempio la chiusura di migliaia di piccole aziende agricole familiari in Italia e nel sud dell’Europa è diretta conseguenza delle politiche delle grandi multinazionali dell’agrobusiness sostenute dai sussidi dell’Unione europea.
Sarebbe quindi molto più logico (e intelligente), anzichè individuare nei migranti e negli africani i nostri nemici, comprendere che coloro che stanno depredando quel continente sono gli stessi che stanno mandando in miseria milioni di italiani ed europei.
Ma nessun governo italiano, nè quello attuale, nè i precedenti, ha mai chiesto di rimettere in discussione i sussidi alle multinazionali europee dell’agricoltura, tanto per fare un esempio.
4. Chi vende le armi lo fa sperando che queste siano usate in modo tale da poterne vendere altre e quindi ha solo vantaggio a fomentare i conflitti. Ovviamente, un’enorme responsabilità hanno molti governi ed èlites africane che scatenano le guerre pensando solo a arricchire se stesse lasciando in miseria i loro popoli. Ma a maggior ragione, i nostri leader politici, che ben conoscono tutto ciò, non dovrebbero commerciare armi con tali governi.
Se invece i nostri governi e le èlites economiche finanziarie continueranno ad applicare l’antica massima pecunia non olet è bene che si sappia che le migrazioni continueranno ad aumentare senza sosta.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
ANCHE LE MONDE RILANCIA LE ACCUSE CONTRO L’ITALIA… PER I RADICALI SI PUO’ IPOTIZZARE L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Sulla presunta trattativa tra Governo italiano, quello di Tripoli guidato da Sarraj e il “principe
degli scafisti” Ahmad Dabbashi viene chiamata in causa la procura di Roma. I Radicali hanno presentato una denuncia per valutare se sussistano reati, tra cui anche quello di associazione a delinquere, negli accordi siglati dall’esecutivo, e in particolare dal ministro dell’Interno Marco Minniti, e le autorità libiche.
“Con questo esposto chiediamo di accertare se in Libia sia accaduto quanto sostengono ormai diverse testate nazionali e soprattutto estere: cioè se l’Italia abbia pagato perchè i flussi di migranti fossero fermati al costo di gravissime violazioni dei diritti umani, del diritto internazionale e italiano”, dichiara Riccardo Magi, leader dei Radicali.
E continua: “Siamo di fronte ad accordi sconosciuti al Parlamento italiano e ai cittadini, sia per quanto riguarda il loro contenuto, che la forma. Il rischio è che sulla base di questi non meglio precisati accordi si stiano commettendo reati gravissimi.
Se il governo e l’opinione pubblica di un paese democratico non intendono fare chiarezza su questa vicenda, allora significa che la tenuta democratica delle nostre istituzioni – che proprio attraverso l’accordo con la Libia il ministro Minniti ha affermato di voler tutelare – è già gravemente compromessa”, ha dichiarato Magi.
L’esposto trae spunto da alcuni articoli di giornale che hanno raccontato i retroscena della trattativa “Stato-Libia”. Dopo le notizie, tutte smentite dalla Farnesina, di un accordo preso dal governo italiano direttamente con i trafficanti libici riportate da Reuters e Associated Press, a tornare sulla vicenda è stato il Corriere della Sera con un reportage dal suolo libico.
E oggi anche Le Monde apre la prima pagina con un articolo sui migranti: “Italia è accusata di aver trattato con i trafficanti libici”.
“Roma – scrive Le Monde tornando con grande evidenza su accuse già apparse nelle ultime settimane su alcuni media internazionali e smentite dal governo italiano – è sospettata di aver pagato i servizi delle milizie libiche per fermare l’afflusso di migranti sulle sue coste. Il governo smentisce. Le imbarcazioni vengono intercettate in mare. Conseguenza: il numero di traversate del Mediterraneo verso Lampedusa è crollato ad agosto. Alcune associazioni umanitarie denunciano trattamenti crudeli e accusano l’Unione europea di lasciar prosperare un ‘sistema predatorio’. Di fronte a questa situazione, chi aspira all’Europa cerca altri punti di ingresso, in particolare attraverso la Romania”.
A pagina 2, con una grande foto del ministro Marco Minniti, l’articolo: “Fra Libia e Italia piccoli accordi contro i migranti”. “C’è un accordo fra gli italiani e la milizia di Ahmed Al-Dabbashì – dice a Le Monde, dietro anonimato, una personalità di Sabratha, città costiera della Tripolitania, raggiunta al telefono -. L’ex trafficante oggi fa la guerra contro il traffico” di esseri umani.
Ma l’esposto dei Radicali trae spunto soprattutto dal reportage di Lorenzo Cremonesi sul Corriere: “Nel reportage si riferisce che il governo italiano avrebbe pagato un importo compreso tra i 5 e i 10 milioni e mezzo di euro per contribuire all’iniziativa”, di cui avrebbe beneficiato Dabbashi, considerato “principale responsabile del trasporto dei migranti in mare, capo di violenti gruppi armati noti con il nome di Anis Dabbashi – birgata da lui personalmente comandata – e Milizia 48 – brigata affidata al comando del fratello Mehemmed, detto Al Bushmenka”.
Al di là della possibile violazione della Costituzione (articolo 80) e di norme internazionali, si legge nell’esposto presentato da Riccardo Magi, leader dei Radicali, “l’affidamento pià o meno segreto del compito del controllo delle migrazioni a organizzazioni criminali, note per i loro comportamenti illeciti, implicherebbe l’accettazione e la condivisione di tali comportamenti, potendosi addirittura arrivare ad ipotizzare il reato di associazione per delinquere e innumerevoli reati fine in associazione”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
QUINDICI INTERVENTI DI ONG E GUARDIA COSTIERA: ABBIAMO FINITO DI PAGARE I CRIMINALI LIBICI?… MSF DENUNCIA: “IN LIBIA VIOLENZE E SOPRUSI”
Le prime avvisaglie c’erano già state nei primi giorni di settembre. Poi, venerdì, il Mediterraneo centrale si è nuovamente affollato di gommoni e barchini come non accadeva da tempo: 15 interventi di salvataggio in poche ore, cui si devono aggiungere alcuni del giorno precedente e altri di ieri: circa 1800 persone salvate nel fine settimana, con l’aiuto delle navi militari e di quelle delle poche Ong rimaste davanti al mare della Libia e il coordinamento della Guardia costiera italiana.
A questi, si devono aggiungere i migranti degli «sbarchi fantasma» sulle coste dell’Agrigentino e pure a Lampedusa, poco meno di duecento solo negli ultimi giorni.
I primi 371 sono sbarcati ieri a Trapani dalla «Aquarius», la nave di Sos Mèditerranèe su cui opera anche il team sanitario di Medici senza Frontiere, la Ong che ha invece interrotto l’attività della propria nave dopo aver deciso di non firmare il codice di comportamento del Viminale.
Altri 589, a bordo della «Vos Hestia» di Save the Children, sbarcheranno stamattina a Catania: «Sono stati recuperati tra 30 e 50 miglia dalla Libia – spiega la portavoce di StC, Giovanna Di Benedetto -. Questa è la zona dove noi e le altre Ong stiamo operando adesso in sicurezza, dopo che è stata istituita laSar libica che riteniamo pericolosa».
La nave militare irlandese «Yeats» ha preso a bordo altri 552 migranti e tre cadaveri, e arriverà oggi ad Augusta.
Altri 120 migranti sono su una nave della Marina che dovrebbe attraccare a Messina o a Pozzallo. Drammatici, ancora una volta, i racconti di chi è arrivato in Sicilia, come i 371 di ieri a Trapani che la «Aquarius» ha soccorso con tre differenti interventi: 142 nel primo salvataggio, 120 nel secondo e altri 109 trasferiti da un’altra nave e da una motovedetta libica. Arrivano da Marocco, Nigeria, Camerun, Gambia, Senegal, Sierra Leone, Guinea, Mali e dalla Siria. Tra loro, dieci bambini sotto i 5 anni, 54 minori non accompagnati e cinque donne incinta.
I volontari di Medici senza Frontiere hanno riferito un terribile elenco di violenze e soprusi subiti dai migranti in Libia. Una donna nigeriana ha raccontato di avere tentato il viaggio per raggiungere il marito che è in Italia dal 2014 ma di cui non ha notizie da un anno; in Nigeria ha lasciato i suoi due figli. Per due mesi è rimasta a Tripoli in un campo profughi dove è stata violentata due volte e picchiata ripetutamente: «In Libia ti addormenti con un fucile puntato e ti svegli con un fucile puntato, pure quando mangi ti possono sparare – ha raccontato -. Se vai a prendere l’acqua, gli uomini cercano di catturare le ragazze per farle prostituire. Ti vendono e ti chiudono in una connection house ma noi siamo scappate».
C’è poi un ragazzo che arriva dall’Africa occidentale, ha entrambe la gambe fasciate e profonde ferite ai piedi. Ha raccontato di essere stato rapito e rivenduto due volte, in Libia, e di essere stato torturato e pure colpito con un’ascia.
Un’altra donna, del Camerun, ha cercato di fuggire dalla Libia due mesi fa ma durante la traversata è finita in mare con i suoi tre figli di 1, 3 e 5 anni. Lei si è salvata ma i bambini sono annegati.
La donna e gli altri sopravvissuti – racconta ancora Msf – sono stati riportati in Libia e rinchiusi in una prigione. Ora, al suo secondo tentativo, è salva a Trapani: «Ma ho perso i miei bambini e faceva male vedere gli altri bambini che giocavano sulla nave». Ieri mattina la nave «Open Arms» della omonima Ong spagnola ha soccorso in mare 120 migranti poi trasferiti su una nave militare: «Dopo che dalla zona a est di Tripoli, Sabratha, Zawiya, le milizie impediscono le partenze – spiega Riccardo Gatti, capo missione di Proactiva Open Arms – le navi delle Ong si sono spostate a ovest e lì stiamo facendo i salvataggi. Ma ultimamente ci sono molte navi militari, italiane e di EunavforMed, che navigano in quell’area e da ovest le chiamate di soccorso sono molto diminuite».
(da “La Repubblica”)
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Settembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
COZZI: “LE ACCUSE DI SALVINI SONO RIDICOLE. LA GDF HA CONTATTATO LA SUA SEGRETERIA, NON DICA CHE NON ABBIAMO NOTIFICATO L’ATTO, E’ STATO LUI A DIRE CHE FINO A LUNEDI’ NON ERA DISPONIBILE A RITIRARLA”
«Forse è la prima volta nella vita che qualcuno mi dà della “toga rossa”, al massimo mi era
capitato di sentirmi dire che ero troppo moderato», dice Franco Cozzi, procuratore di Genova, da sempre attestato come vicino a Unicost (corrente centrista della magistratura).
«Non voglio entrare in polemica con nessun rappresentante politico, ma solo chiarire un messaggio: qui non c’è alcun attacco alla Costituzione. Anzi, noi siamo intervenuti in difesa del Parlamento».
L’unico momento in cui la tensione sembra allentarsi è quando le agenzie di stampa battono la nuova accusa di Matteo Salvini, che in questa iniziativa della magistratura vede un complotto delle «toghe ultrarosse»: «Forse è la prima volta nella vita che qualcuno mi dà della “toga rossa”, al massimo mi era capitato di sentirmi dire che ero troppo moderato», ridacchia Franco Cozzi, procuratore di Genova, da sempre attestato come vicino a Unicost (corrente centrista della magistratura, a cui sottolinea peraltro di «non aver alcuna affiliazione»).
«Scherzi a parte. Non voglio entrare in polemica con nessun rappresentante politico. Voglio solo chiarire un messaggio: qui non c’è alcun attacco alla Costituzione. Anzi, noi siamo intervenuti in difesa del Parlamento, che si è costituito parte civile in questo processo».
Dottor Cozzi, per il segretario della Lega Nord Matteo Salvini il sequestro dei fondi è un accanimento politico, il tentativo di affossare un partito prima delle elezioni attraverso un provvedimento giudiziario…
«Questo è ridicolo. Chi mi conosce sa che non nutro nè antipatie, nè simpatie per alcun movimento politico, a patto che si muova nel solco costituzionale».
Conferma di non essere una toga rossa?
«Al massimo sono una toga rossoblù: confesso di essere tifoso del Genoa (Ride ancora, poi il tono si fa di nuovo serio). Nutro rispetto per la storia della Lega Nord. Per esempio, considero Roberto Maroni uno dei migliori ministri dell’Interno che abbiano mai guidato il Paese. Ho rapporti istituzionali ottimi con alcuni esponenti di quel partito, come l’assessore Sonia Viale, con cui stiamo portando avanti una collaborazione eccellente sulle Rems (gli istituti che hanno sostituito i manicomi criminali, ndr). La politica non c’entra nulla».
Nessun attacco alla Costituzione?
«Ma per piacere. Nel trattare la vicenda è stato omesso un dettaglio fondamentale: il Parlamento si è costituito parte civile nel processo agli ex vertici della Lega Nord, perchè, come prevede l’impostazione accusatoria, ritiene di essere stato danneggiato».
Anche l’attuale gestione del Carroccio sostiene di essere stata vittima delle spese effettuate durante la gestione dell’ex tesoriere Francesco Belsito.
«Potevano costituirsi parte civile. In un primo momento so che avevano pensato di farlo, ma poi, legittimamente, hanno rinunciato».
Salvini contesta anche il fatto che il sequestro sia arrivato prima che il giudizio sia definitivo.
«Proviamo a fare un po’ di chiarezza. Si tratta di un sequestro cautelativo, che segue una sentenza del tribunale di Genova. Se venisse ribaltata, quel denaro verrebbe restituito. È un atto doveroso, perchè, vista la somma rilevante (circa 48 milioni di euro, ndr), il rischio è che svaniscano i soldi per risarcire le vittime. Anche perchè le entrate del partito, come documentano i loro difensori, sono in calo. Non solo. La Lega Nord è stata condannata a rispondere in solido insieme agli imputati condannati. Senza quantificare il sequestro al movimento sarebbe impossibile procedere con l’azione civile nei confronti dei singoli».
Perchè aggredire prima il patrimonio del partito?
«Esiste un’importante sentenza della Cassazione in tema di sequestri, il “caso Gubert”. In quel processo, che riguardava questioni fiscali, gli imputati contestarono il congelamento dei beni, facendo notare che i guadagni erano andati all’ente per cui lavoravano. Ecco, a prescindere dalle condotte di chi ha gestito le casse della Lega Nord, il partito, afferma il tribunale, ha incassato 48 milioni di euro di rimborsi pubblici a cui non aveva diritto».
Tra le dichiarazioni di giornata c’è anche quella che avete sequestrato i fondi della Lega senza fornire “uno straccio di carta”.
«Mi risulta in realtà che appena avviate le complesse procedure di sequestro la Guardia di finanza si sia messa in contatto con la segreteria di Salvini, per notificargli il provvedimento. È stato lui a dare disponibilità a ricevere l’atto solo dopo lunedì».
(da “il Secolo XIX”)
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Settembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
A PONTIDA ARRIVA SOLO LA RUOTA DI SCORTA TOTI, SPERIAMO NON METTA IN CONTO IL TAPPETO ROSSO, RISCHIA DI NON VEDERSI PAGATA LA FATTURA…E I FIGHETTI PADANI INSULTANO I MAGISTRATI DI GENOVA : “ROSSI DI MERDA”
Silvio Berlusconi? Non pervenuto.
Giorgia Meloni? Neppure lei si è fatta sentire.
Alla vigilia della reunion di Pontida, Matteo Salvini e la Lega Nord, in affanno per la vicenda del sequestro preventivo di alcuni conti del Carroccio, si ritrovano a dover fare i conti con il silenzio degli alleati nel centrodestra.
Salvini, in un’intervista a Libero, non nasconde il suo disappunto: Berlusconi? “È l’unico che non ha detto nulla!”.
Da Forza Italia è arrivata una nota di Michaela Biancofiore, condita da un passaggio eloquente: “Ora Salvini potrà meglio comprendere lo stato d’animo del presidente Berlusconi”.
Il segretario della Lega Nord si prepara alla kermesse di Pontida e lancia l’appuntamento su Instagram, postando la foto del braccialetto verde realizzato per l’occasione: “Non ci fermeranno mai. Avanti insieme e #renziacasa. Vi aspetto domani alle 10:30, da tutta Italia, a Pontida. Astenersi clandestini, piddini e perditempo”, scrive.
Il richiamo ai perditempo e ai nullafacenti è quasi autolesionistico, ma tanto non se ne accorge nessuno.
Oggi i giovani padani a Pontida intonavano “rossi di merda” all’indirizzo dei magistrati di Genova.
“La Lega è sotto attacco” starnazza sui social il capitano.
Sarà una Pontida diversa da quella che era nelle intenzioni del Carroccio fino a qualche giorno fa.
La priorità , adesso, non è più lanciare il referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto, ma mobilitare il popolo leghista e lanciare una campagna mediatica contro la “sentenza rossa” che secondo il Carroccio è stata voluta da una magistratura che vuole “eliminare” la Lega dalla scena politica.
La scaletta è pronta: sul palco saliranno i governatori Luca Zaia, Giovanni Toti e Roberto Maroni, ma i loro interventi saranno incentrati sui referendum per l’autonomia previsti il 22 ottobre in Veneto e Lombardia.
L’unico intervento politico spetterà a Salvini.
Chissà se arriverà un telegramma di saluti da Belsito…
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
PHILIPPOT AVREBBE “TRADITO LA CUCINA TRADIZIONALE STRASBURGHESE CON IL PIATTO TIPICO DEL MAGREB”… “E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE ABBIAMO ANCORA MOLTO CAMMINO DA FARE SE VOGLIAMO GOVERNARE LA FRANCIA”
L’ex braccio destro di Marine Le Pen e vice-presidente del Front National, Florian Philippot, è
stato duramente contestato sui social media dai simpatizzanti dell’estrema destra per aver mangiato un couscous in un ristorante di Strasburgo.
La sera del 13 settembre, durante la sessione plenaria dell’Europarlamento, una militante del Front National ha postato sul suo account Twitter una foto che la ritraeva con Philippot in un ristorante di Strasburgo famoso per il couscous.
«Nel migliore (ristorante di) couscous di Strasburgo», ha scritto su Twitter Kelly Betesh per accompagnare la foto della cena.
Ne sono seguiti decine di commenti, molti dei quali critici nei confronti di Philippot e degli altri esponenti del Front National per aver «tradito» la cucina tradizionale strasburghese, e in particolare la «choucroute» (una pietanza a base di carne di maiale e crauti, ndr), preferendo un piatto tipico del Magreb.
Un militante dell’estrema destra, Jean Aymard, ha ipotizzato via Twitter che Philippot sia un «infiltrato» nel Front National per danneggiare Marine Le Pen.
La sconfitta alle elezioni presidenziali dello scorso maggio ha segnato la rottura tra la leader del Front National e il suo ex braccio destro, che ha creato una corrente autonoma dentro il partito chiamata «I patrioti».
Philippot è stato contestato da diversi dirigenti per la sua strategia di moderazione sulle questioni identitarie e per la decisione di puntare in campagna elettorale sull’uscita dall’euro.
In un’intervista oggi a Le Parisien, Le Pen ha assicurato che «non c’è distanza» con il suo vicepresidente, ma ha comunque chiesto dei chiarimenti a Philippot.
Sophie Montel, consigliera regionale che era presente alla cena e è esponente della corrente de «I patrioti», ha scritto su Twitter che il «Couscousgate» dimostra che il Front National ha «ancora molto da fare prima della vittoria», ringraziando quelli che «hanno rifiutato l’oscurantismo».
(da “La Stampa”)
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Settembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
NUTI: “IO SOSPESO PERCHE’ INDAGATO, RAGGI INDAGATA RESTA AL SUO POSTO E DI MAIO INDAGATO PUO’ ADDIRITTURA FARE IL PREMIER”
Dopo settimane di attesa Luigi Di Maio formalizza la sua canditura alla premiership. Il vice presidente della Camera lo ha annunciato in un post su Facebook: “Siamo ancora qui, più forti di prima. E ora dobbiamo completare l’opera: andiamo a Palazzo Chigi e facciamo risorgere l’italia. Oggi ho accettato la mia candidatura a Premier per il Movimento 5 Stelle”.
Di Maio è attualmente l’unico in corsa alle primarie, per candidarsi ci sarà tempo fino al 18 settembre alle ore 12 ma nessuno dei possibili sfidanti ha ancora ufficializzato la candidatura.
L’annuncio, che era dato ormai per scontato all’interno e al di fuori del Movimento, arriva dai banchetti degli attivisti di Caltanissetta, tappa del tour per le elezioni regionali in Sicilia.
Di Maio con le nuove regole per le primarie pubblicate sul blog a 5 stelle ha potuto candidarsi alla premiership nonostante risulti indagato dalla Procura di Genova per diffamazione dopo la querela presentata dall’ex candidata sindaco Marika Cassimatis, poi espulsa dal Movimento.
In gioco non c’è solo la candidatura alla premiership a Palazzo Chigi ma anche la nomina a capo politico del Movimento, al posto di Beppe Grillo
Le polemiche erano scoppiate già dopo la pubblicazione delle regole per le primarie dall’ala ortodossa del Movimento, quella che nell’ultimo anno si è contrapposta più volte al delfino Di Maio.
Il primo ad attaccare è stato il deputato dei Cinque stelle Luigi Gallo che dalla sua bacheca Facebook ha scritto:”Dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo al Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. A voi i commenti! Tutti gli iscritti devono sapere quali sono i poteri del capo politico poco definiti dal regolamento interno”.
Essere eletto capo politico significa infatti disporre di ampi poteri di controllo del Movimento. “Il capo”, scrive Gallo, “indice le votazioni in rete, sceglie i temi da mettere in votazione, può far ripetere un voto per le modifiche al non statuto e al regolamento e ripetere votazioni che in prima istanza erano state limitate agli iscritti di una città o di una regione estendendole”.
Critiche anche dal dissidente Riccardo Nuti, ex cinque stelle, sospeso dopo l’affaire delle firme false a Palermo. “Nuti indagato?, sospeso. Altri parlamentari M5S indagati? Non sospesi. Raggi indagata? Non sospesa. Di Maio indagato? Non sospeso e candidato premier”
Le regole
Alle primarie potranno candidarsi tutti gli appartenenti al Movimento 5 stelle che abbiano esperito un mandato da portavoce, da Sindaco, o che siano stati eletti nel 2013 in Parlamento. Unica condizione, non essersi iscritti negli anni precedenti ad alcun partito.
Le primarie sono aperte anche gli indagati purchè coinvolti in fatti non gravi e a condizione che lo dichiarino apertamente. Il vincitore verrà annunciato il 23 settembre a Rimini nel corso della kermesse Italia a 5 stelle. Il voto è aperto a tutti gli iscritti al Blog in regola con l’articolo 4 previsto dal Non Statuto. Si può espriemere una sola preferenza per un solo candidato
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
PER MARTELLO “BISOGNA CHIUDERE L’HOTPOST PERCHE’ L’ISOLA E’ AL COLLASSO”… DON CARMELO: “ISOLA SERENA E VIVIBILISSIMA, NESSUN DISTURBO DA PARTE DEI MIGRANTI, NEANCHE SI VEDONO”
Totò Martello lo aveva annunciato all’indomani dell’elezione a sindaco: “Sull’accoglienza deve
cambiare tutto”. Adesso va all’attacco, chiedendo la chiusura dell’hotspot a Lampedusa e puntando il dito contro i migranti accusati di “minacce, molestie, furti”.
Martello, già sindaco di Lampedusa per due legislature fino al 2001, sostiene che : “Lampedusa è al collasso, le forze dell’ordine sono impotenti, nel centro ci sono 180 tunisini molti dei quali riescono tranquillamente ad aggirare i controlli: bivaccano e vivono per strada. Chiedo che venga chiuso l’hot spot, una struttura inutile che non serve a niente”. E accusa: “Siamo abbandonati”.
Il primo cittadino segnala che “un fruttivendolo che si trova davanti alla stazione dei carabinieri ha subito il furto di fiaschi di vino. Ci sono furti continui nelle botteghe di abbigliamento e di alimentari, molestie nei confronti dei turisti”
“Ho l’impressione che il sindaco di Lampedusa voglia fare del terrorismo. Basterebbe controllare il numero delle denunce presentate ai carabinieri: a me risulta solo un furto da un negozio di frutta e verdura, inoltre l’isola è piena di turisti e non mi pare che ci siano state molestie da parte di tunisini”.
Così l’ex sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini commenta le dichiarazioni del suo successore, Totò Martello. “Si sta cercando di ricreare quel clima di paura – aggiunge Nicolini – che c’era a Lampedusa prima della mia elezione, quando si amministrava l’isola con la logica emergenziale”.
“Sono piccoli gruppi che arrivano con piccole barche, alcune delle quali riescono a raggiungere anche il litorale agrigentino per sfuggire ai controlli. Quelli che si trovano nell’Hot spot di Lampedusa sanno di dover essere rimpatriati, il vero problema è quello di evitare di trattenerli a lungo nell’isola”.
Io vedo un’isola tranquilla e vivibilissima, piena di turisti”, aggiunge il parroco don Carmelo La Magra. “La presa di posizione del sindaco mi lascia sorpreso. Francamente non vedo il minimo problema. I tunisini arrivati sull’isola sono molto giovani e certamente rumorosi ma — insiste — io vedo un’isola serena e vivibilissima. Anche nei giorni scorsi ho portato delegazioni in visita a Lampedusa e i migranti sono quasi invisibili. E io non sono per nulla a conoscenza di disturbi e di reati. Il punto è che non si dovrebbe alimentare la diffidenza“.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
IN CONCORSO CON L’EX CAPITANO DEL NOE SCAFARTO
L’ipotesi di reato di falso è stata contestata dalla Procura di Roma al pm napoletano il 7 luglio scorso nel corso dell’interrogatorio al quale fu sottoposto dopo aver ricevuto un invito a comparire per rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Consip.
L’iscrizione anche per falso del pm napoletano, avvenuta precedentemente l’atto istruttorio, è legata alle circostanze che hanno portato la Procura di Roma ad ipotizzare la stessa accusa nei confronti dell’ex capitano del Noe, ora maggiore del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli, Gian Paolo Scafarto in in merito alla fondatezza di una presunta presenza di 007, da lui indicata in una informativa, nell’attività di indagine sugli appalti Consip.
Ai pm di piazzale Clodio Scafarto disse che a rappresentargli la necessità di compilare un capitolo specifico su tale circostanza fu Woodcock. Quest’ultimo confermò tale versione durante l’interrogatorio.
Scrive Il Corriere della Sera:
Secondo l’accusa, quando inserì questo dato nell’informativa trasmessa agli inquirenti Scafarto già sapeva che i Servizi non c’entravano, ma poi è stato lo stesso ufficiale a chiamare in causa il magistrato; quella scelta non fu sua, ma “indotta” dal pm, avrebbe detto in un interrogatorio, prima di trincerarsi nel silenzio tenuto negli ultimi mesi.
Sul caso Consip emergono ulteriori dettagli, pubblicati oggi dalla Repubblica, sulla deposizione al Csm di Lucia Musti, procuratore di Modena. Scrive il quotidiano:
“Quei due sono veramente dei matti. Abbiamo fatto bene a liberarcene subito”.
“Le loro intercettazioni? Fatte coi piedi”. Le informative? “Roba da marziani”.
Parola del procuratore di Modena Lucia Musti che il 17 luglio, davanti alla prima commissione del Csm, parla così del colonnello del Noe Sergio De Caprio e del capitano Gianpaolo Scafarto, lamentando le continue pressioni di Scafarto per incontrarla.
La lunga audizione del magistrato, già sbobinata dopo una settimana, è rimasta per tutto agosto nei cassetti del Csm, e solo il 14 settembre, con una posta certificata, è partita alla volta della procura di Roma, che ha messo Scafarto sotto inchiesta. Un’attesa, motivata dalle ferie, decisamente troppo lunga e che già solleva più di un interrogativo
(da “Huffingtonpost”)
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