Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
IL LINCIAGGIO MEDIATICO ORGANIZZATO CONTRO RAFFAELE ARIANO E AD ALIEVSKI MUSLI
Viviamo in un Paese in cui il ministro dell’Interno fomenta l’odio. E non è un’illazione: ne abbiamo le prove.
Lo fa scientemente, infischiandosene di tutto e di tutti. Persino della Costituzione, che ha giurato di rispettare nell’adempiere al suo incarico.
“Disciplina e onore” al momento non sono reperibili nel suo profilo Facebook, principale preoccupazione del ministro.
Tra un piatto di agnolotti al sugo a mezzanotte e una fritturina di pesce, il ministro buongustaio Salvini utilizza i social network per seminare odio e istigare alla violenza. Lo sapevamo già , ma il livello si è alzato.
L’ennesimo caso emblematico, la sera del 10 agosto.
Alle 20, il buon Salvini, o chi per lui ovviamente, piazza una bella bufala sui suoi profili per sfamare i suoi follower avidi di razzismo, non solo di pane e Nutella.
La bufala in questione è un classico della propaganda razzista: richiedenti asilo che protestano per avere Sky. Una bufala conclamata e smentita, non solo dalla Questura, ma persino dallo stesso giornale postato da Salvini nel suo profilo.
Ma lo stesso Salvini, o chi per lui, lo sa che è una bufala. Mica possiamo pensare che sia stupido. È pur sempre il Vice Presidente del Consiglio…
Eppure lui “se ne frega”. E in barba alla deontologia professionale (Salvini è giornalista professionista) e anche alla minima decenza, incita le sue truppe: “chi scappa dalla guerra non ha bisogno di Sky…”
E giù commenti indicibili contro gli immigrati. Non sappiamo con certezza chi ci sia dietro questa strategia del terrore, se il social media manager Morisi o il figlio di Foa, non-presidente della Rai, assai sensibile al tema delle bufale.
Quello che sappiamo è che i social network di Salvini sono una macchina dell’odio senza precedenti nella storia del nostro Paese.
Solo nell’ultima settimana i casi di linciaggio digitale partiti direttamente dalla pagina Facebook del ministro sono due. E le vittime sono italiani. Italiani perbene.
Non delinquenti o spacciatori, o mafiosi, contro i quali sarebbe persino logico avere parole dure se si è ministro dell’Interno. No.
Contro cittadini italiani che chiedono il rispetto della legge e della Costituzione.
La prima vittima del ministro dell’Interno Salvini si chiama Raffaele Ariano. Un ricercatore cremonese che ha avuto l’ardire e il senso civico di denunciare una grave frase razzista di una dipendente di Trenord pronunciata attraverso gli altoparlanti del treno.
Una frase talmente inaccettabile che potrebbe essere punita col licenziamento. E il ministro dell’Interno cosa fa? Anzichè ringraziare il signor Ariano, che si è distinto per senso civico, prende le parti della capotreno e addirittura rilancia: “fosse per me dovrebbe essere premiata”.
Il mondo alla rovescia. Il ministro prende le parti di chi commette un reato e si scaglia contro chi lo denuncia.
Un vero e proprio rovesciamento dell’ordine, pericoloso e inaccettabile. Ovviamente le risorse salviniane doc si sono riversate in massa nella pagina del signor Ariano e lo hanno subissato di insulti.
La pagina ufficiale della Lega — Salvini Premier fa di più, arrivando addirittura a mettere la foto di Ariano e il link al suo profilo. Una vera e propria gogna digitale dove flotte di account indignati da cotanto senso civico non perdono occasione per ubbidire agli ordini del loro “capitano”, linciando lo sfortunato di turno.
La seconda vittima del ministro dell’Interno Salvini si chiama Alievski Musli, un cittadino italiano di etnia rom che, stanco delle continue offese, ha denunciato il ministro dell’Interno Matteo Salvini per violazione della Costituzione (sempre quella che il ministro ha giurato di rispettare), del Testo unico sull’Immigrazione e delle norme contro le discriminazioni.
Una denuncia precisa e circostanziata contro le gravi affermazioni del ministro fatte in varie circostanze contro l’etnia rom. Un gesto coraggioso e importante a difesa della nostra Costituzione.
Salvini, chiamato in causa, non perde occasione per puntare il suo dito, e la sua macchina infernale, contro Alievski. La sua denuncia? “Una medaglia” tuona su Facebook il “coraggioso” ministro che correda il suo post con una bella foto segnaletica di Alievski Musli.
E così, ricevuto l’ordine del “capitano” si alzano in volo gli squadroni del web, per lo più formati da account con nomi inventati o con profili vicini all’estrema destra, a sganciare il loro carico di offese e odio razziale.
Se a questo aggiungiamo una proliferazione anomala di account fake razzisti e pseudo nazionalisti che agiscono in modo organizzato, il tutto diventa inquietante.
Preoccupante che avvenga sotto l’egida di Facebook, con un algoritmo che a volte confonde vittima e carnefice, rimuovendo i post di chi denuncia, e lasciando invece commenti e minacce di morte.
Sempre per quella storia del mondo alla rovescia… Ma questo è un altro discorso.
La verità è che si è abbassata l’asticella della tolleranza nei confronti dell’intolleranza. Non riusciamo nemmeno più a indignarci davanti a soprusi così evidenti con l’aggravante che siano perpetrati da membri delle istituzioni. Proprio quelli che dovrebbero tutelarci.
Un sonno collettivo pericoloso e colpevole. Ma si sa, il sonno della ragione genera mostri, o ministri del terrore, come nel nostro caso.
E fa male che tutto ciò avvenga nel silenzio generale dei cani da guardia della democrazia che hanno smesso non solo di mordere ma persino di abbaiare.
Lasciando in letargo l’opposizione, troppo impegnata a guardarsi l’ombelico per accorgersi della gravità e del pericolo che la nostra democrazia sta correndo.
Ma c’è chi dice NO e si ribella.
La società civile ha gli anticorpi per reagire a cotanta tracotanza e barbarie. Raffaele Ariano e Alievski Musli ne sono due fulgidi esempi. Ma non sono gli unici.
E saranno sempre più numerosi. Atti di ribellione, non alle leggi, ma al senso collettivo assopito, alla marea nera che sta insudiciando, di nuovo, la nostra storia.
Daniele Cinà
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Razzismo | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
MIGLIAIA DI PERSONE ALLA CONTROMARCIA ANTI-RAZZISTA
I razzisti arrivano a Washington, davanti alla Casa Bianca, ma sono in meno di una trentina a
partecipare al corteo nell’anniversario dei fatti di Charlottesville per cui ne erano attesi almeno 400: scortati dalla Polizia, sono entrati in una città mobilitata per una massiccia contestazione al grido di “Nazi Go Home!”.
“Cose brutte accadono quando la gente per bene non fa nulla”, ha spiegato Max venuto a Washington dal New Jersey per partecipare alla contromanifestazione.
“Sono qui perchè loro vogliono reclutare fra gli americani medi, ma noi vogliamo dimostrare che la grandissima maggioranza la pensa diversamente”.
La pensa così la folla discesa su Washington – città notoriamente liberal – per urlare il suo dissenso, con migliaia di persone radunate in più presidi fin dal mattino ad attendere il corteo dell’alt-right guidato da Jason Kessler denominato ‘Unite the Right 2’.
Le autorità locali lo hanno autorizzato in nome del Primo Emendamento (che sancisce la libertà di espressione) a un anno da Charlottesville, promettendo che scontri e violenze non si sarebbero ripetuti.
Così è stato, con la Polizia dispiegata massiccia a tenere le due manifestazioni separate.
Il 12 agosto 2017 a Charlottesville, città della Virginia, si manifestava a sostegno della bandiera confederata. Il ‘destino’ dei simboli confederati era tema al centro di un acceso dibattito in tutto il Paese in quel periodo, con forti divisioni e polemiche che avevano coinvolto anche il presidente Donald Trump.
La difesa di quei simboli veniva abbracciata da una destra radicata e in crescita, ma ciò che in pochi si aspettavano era che a Charlottesville una manifestazione pubblica rivelasse il volto della destra estrema, che comparissero simboli razzisti e nazisti, offrendo uno spaccato di alcuni umori diffusi nel Paese che fino ad allora la gran parte dell’opinione pubblica, media mainstream compresi, avevano quantomeno trascurato. Furono così in parte una sorpresa i violenti scontri con una contemporanea manifestazione antirazzista che le forze dell’ordine non riuscirono a evitare.
E poi la morte di Heather Heyer, 32enne attivista di sinistra che quel giorno rimase uccisa quando un’auto fu deliberatamente lanciata contro la folla: per l’attacco è stato condannato un 21enne dell’Ohio giunto in città per partecipare alla manifestazione con un gruppo di suprematisti bianchi.
Si accesero le polemiche e non aiutò la lentezza con cui il presidente Trump condannò violenze e razzismi dopo che in un primo momento aveva affermato che vi erano colpe da entrambe le parti.
Un anno dopo, a Washington, si temeva una replica di quelle violenze.
Dalla Virginia, in metropolitana, in città di manifestanti dell’alt-right ne sono giunti una ventina. Tutti su un convoglio e poi scortati dalla Polizia fin sull’uscio dalla Casa Bianca.
Oltre le due ali di agenti la contestazione, ma tutta verbale. Nessun contatto fisico, nessuno scambio neanche con i molti giornalisti. In marcia, protetti, verso una zona delimitata da transenne dove sono rimasti per tutto il pomeriggio, a metri di distanza da fischi, urla, slogan.
Il piccolo corteo dell’ultra destra si è poi sciolto come era arrivato: i manifestanti, scortati dalla polizia, hanno lasciato Lafayette Square senza alcun contatto con gli oppositori.
(da agenzie)
argomento: Razzismo | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
LO STORICO LEADER NO TAV: “I GRILLINI CONTINUANO A FARE STERILI PROCLAMI INVECE DI ATTI AMMINISTRATIVI”
Non ci sono governi amici dei No Tav.
Alberto Perino, voce storica del movimento che si oppone alla linea Torino-Lione, lo dice da mesi. Non sembra lo stesso Perino che a febbraio , quando i candidati del M5S furono presentati in Val di Susa aveva detto: “L’unica forza politica, in questo momento, che può generare la differenza, è il M5S”.
Sono passati sei mesi e la rottura sembra definitiva.
“I Si Tav eTelt fanno i fatti, vanno avanti e lanciano gli appalti. I Cinque stelle continuano a fare sterili proclami invece di fare atti amministrativi”, si legge in un documento di fuoco che Perino ha fatto circolare negli ambienti No Tav.
“E pensare che di cartucce da sparare ne avrebbero tantissime per bloccare gli ingranaggi della grande opera. Basta volerlo fare. Ma per non disturbare il manovratore (Telt e Lega) queste cose non non vengono fatte da chi è stato mandato a Roma per bloccare la Tav”.
Il commento arriva a poche ore dalle dichiarazioni del ministro Danilo Toninelli che aveva commentato il via libera del Cipe alle modifiche della delibera 30 sulla Torino-Lione di aprile. “Il testo è stato messo a punto dal governo precedente, nonostante la batosta elettorale appena presa che lo obbligava ad agire solo per gli affari correnti” – aveva detto – Ma state tranquilli non è nulla che possa influire in modo decisivo sull’analisi costi-benefici che finalmente stiamo conducendo in maniera seria e obiettiva. Teniamo gli occhi aperti sul cantiere e, come detto, considereremo quale atto ostile ogni decisione che faccia avanzare la Tav senza una scelta politica del governo”.
Ed è su questo punto che si consuma la rottura.
“I nostri tecnici hanno suggerito molti modi- ribatte ancora Perino – Ma loro niente. Attendono i risultati dell’analisi costi benefici. Poi quando questa sarà conclusa vedranno cosa fare, se saranno ancora al governo e se esisteranno ancora. In che mani ci siamo messi”.
Tra l’incudine e il martello, tra il Movimento No Tav e i ministri pentastellati al governo, ci sono gli esponenti del M5S valsusini come Francesca Frediani: “Siamo la prima forza politica del Paese, finalmente al governo – scrive la consigliera regionale – Ma l’opposizione alla Tav, è una nostra bandiera. La Val Susa ha dimostrato di avere fiducia in noi e la responsabilità di questa fiducia è grande, soprattutto per i portavoce legati a questo territorio. Dal nostro ministro ci si aspetta un gesto formale forte e deciso”.
“Questa rottura che avrà ricadute non di poco conto non solo in Val Susa ma a livello nazionale”, Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, criticato a febbraio insieme a Nicoletta Dosio, che si era candidata con Potere al Popolo, da chi nel Movimento No Tav aveva lanciato un appello al voto utile.
“Questa volta le critiche non provengono solo da Rifondazione Comunista o dalle variegate anime antagoniste del movimento No Tav, ma da chi fino a ieri era un accanito sostenitore di Grillo. Si preannuncia un autunno caldo in Val di Susa”, conclude Locatelli.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX PRESIDENTE DEGLI IMPRENDITORI LOMBARDI: “LO STATO NON PUO’ NON RISPETTARE I PATTI”
“Se lo fanno, ricorro alla Consulta e saremo in migliaia”. Michele Perini, imprenditore, ex
presidente di Assolombarda e di Fiera Milano spa, in pensione dal 2016, non ci sta: “Lo Stato non può non rispettare i patti”.
Perini, perchè è così arrabbiato?
“Si potrebbe accettare la revisione di alcune pensioni retributive, nel caso fossero stati versati meno contributi, ma io ho versato tutto e sono già stato penalizzato dalla legge Fornero”.
Come mai?
“Dal novembre 2016, percepisco una pensione di 3.300 euro netti dopo 25 anni di contributi versati. Da quest’anno, sempre da novembre, dovrei percepire la pensione per i contributi che ho versato nella gestione separata. Per i versamenti che ho fatto e che continuo a fare per le partecipazioni in diversi cda. Non sono contributi figurativi, ma soldi veri che verso all’Inps”.
Con questa cifra lei supererebbe la soglia dei 4.000 mila euro mensili.
“Sarei dovuto già andare in pensione dal 1 maggio 2012, ma per colpa della legge Fornero ho dovuto aspettare quattro anni. Come fa ora lo Stato che ha imposto per legge il sistema contributivo a tagliare queste pensioni? Se lo fanno mi rivolgerò alla Consulta e credo che come me lo faranno migliaia”.
Non trova giusto che i dirigenti diano un contributo di solidarietà ?
“I dirigenti pagano già il 10% dei loro stipendi come contributo di solidarietà . Lo dobbiamo fare per tutta la vita?”.
Cosa c’è che non va?
“E come se lo Stato avesse sottoscritto un contratto come qualsiasi società e a un certo punto decidesse di non rispettarlo”.
Cosa propone?
“Di ricalcolare le pensioni baby, quelle dei parlamentari con pochi contributi. Sarebbe più equo. Quando il governo Berlusconi ha aumentato le pensioni minime non ha detratto quella cifra dalle pensioni contributive”.
Ma se fosse necessario per rilanciare la crescita?
“Per pagare le cavolate tipo le multe per non fare la Tav o il decreto dignità , che farà perdere posti di lavoro, o il reddito di cittadinanza? Quello che serve è dare efficienza alla macchina, eliminare la burocrazia e la gente incapace”.
(da agenzie)
argomento: Pensioni | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
NIENTE PAURA, ERA UN ITALIANO, NON E’ NECESSARIO INDINNIARSI SUL WEB
Un capotreno è stato colpito da una testata al volto da un venditore ambulante di 50 anni, residente a Napoli, sprovvisto di biglietto.
E’ successo questa mattina, intorno alle 9, sulla linea ferroviaria Firenze-Roma nella stazione di Alviano, in Umbria.
Il ferroviere ha ricevuto una testata dopo aver chiesto il tagliando all’uomo, che già conosceva per un precedente episodio avvenuto a Roma.
L’aggressore già in passato era stato denunciato dallo stesso capotreno ed era noto per aver venduto qualche volta panini sui treni.
Prima dell’arrivo delle forze dell’ordine era già scappato ma è satato fermato dai carabinieri di Amelia (Terni) nella zona di Alviano scalo ed è stato arrestato con l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e lesioni aggravate.
A bordo del treno, il regionale 2305, c’erano 100 viaggiatori diretti a Roma Tiburtina. Il capotreno è stato soccorso dal 118 e portato all’ospedale di Orvieto. E’ stato già dimesso con una prognosi di 10 giorni. Al ferroviere Trenitalia offrirà l’assistenza legale gratuita.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
“VENDETTA PERCHE’ CACCIATI DAL LOCALE”: ARRESTATI DUE GIOVANI ITALIANI
L’accusa è pesantissima: a bordo di una Fiat Panda lanciata a folle velocità si sarebbero scagliati
contro una decina di ragazzi che erano in fila all’ingresso di una discoteca di Salerno “con il chiaro intento di ucciderli”.
Fortunatamente, in quel momento, una transenna si è incagliata sotto la vettura, rallentandone la corsa ed evitando conseguenze tragiche.
Così la Polizia ipotizza il tentato omicidio aggravato e continuato per le due persone che lo scorso 6 maggio si erano lanciate volontariamente con l’autovettura contro l’ingresso del locale.
Per entrambe è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari dagli agenti della Squadra Mobile e da quelli dell’ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Salerno.
Gli indagati, entrambi provenienti dalla provincia di Napoli, avrebbero voluto vendicarsi per essere stati allontanati dal locale in quanto ritenuti molesti.
I poliziotti, attraverso le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza e grazie a informazioni assunte, sono riusciti a individuare gli autori del gesto.
I due, secondo la ricostruzione della polizia, dopo aver fatto finta di allontanarsi, erano saliti a bordo dell’auto, urtando il cancello che separa il parcheggio dall’ingresso del locale per verificarne la resistenza.
Successivamente — come si vede in un video diffuso dagli investigatori — hanno lanciato la vettura a velocità sostenuta, abbattendo il cancello e investendo i ragazzi che erano fermi all’entrata del locale.
Fortunatamente, in quel momento, una transenna si è incagliata sotto la vettura, rallentandone la corsa ed evitando conseguenze tragiche
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
DA UN PARTITO CHE VUOLE RIDURRE LE TASSE AI RICCHI E CONDONARE GLI EVASORI FISCALI NON C’E’ DA MERAVIGLIARSI
L’impostazione che il ministro Matteo Salvini ha dato al suo operato da quando è alla guida al Viminale, si riflette anche nella ricetta che la Lega ha messo agli atti con una proposta parlamentare per inserire nel codice penale il reato di “accattonaggio molesto.
La proposta parlamentare, ricorda il Messaggero, è stata presentata da Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno.
Si ipotizza il carcere da tre a sei mesi e un’ammenda da 3mila a seimila euro per chi “disturba”, ma se si causa “disagio”, si può arrivare fino a un anno di carcere e fino a 10mila euro di ammenda.
La definizione di molestia viene introdotta per superare lo stop del 1995 da parte della Corte Costituzionale.
Molteni ritiene la proposta uno “strumento efficace per aiutare sindaci e polizia locale” per combattere quello che considera un “problema di ordine pubblico”.
Dopo una sentenza della Consulta del 1995, il reato di accattonaggio è stato considerato incostituzionale. Il sottosegretario all’Interno ha quindi pensato di aggiungere la fattispecie della molestia in modo che si possa far rientrare nel codice penale.
Come si apprende dalla relazione, chi mendica finora è stato considerato “non punibile in omaggio a una malintesa etica di matrice ottocentesca”.
Ma se lo fa “in modo fraudolento e vessatorio deve essere arginato e punito perchè così facendo provoca l’insicurezza dei cittadini, e quindi un problema di ordine pubblico oltre a ingenerare un forte stato di insofferenza nella collettività “.
Chi fotte 58 milioni ai contribuenti italiani invece puà restare a piede libero?
(da agenzie)
argomento: povertà | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
SE GLI INVESTITORI FUGGONO LA COLPA E’ DELLE MISURE DEMENZIALI DEL GOVERNO, NESSUNO PRESTEREBBE SOLDI A CHI LI SPUTTANA E NON LI RESTITUISCE
«Io non vedo il rischio concreto che questo governo sia attaccato, è più una speranza delle
opposizioni. E se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo, sappia che non siamo ricattabili. Non è l’estate del 2001 e a Palazzo Chigi non c’è Berlusconi, che rinunciò per le sue aziende»: Luigi Di Maio evoca il complotto dell’attacco dei mercati al governo Lega-M5S in un’intervista al Corriere della Sera che idealmente va a rispondere a quella rilasciata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti a Libero ieri.
“L’attacco io me lo aspetto — ha detto il sottosegretario — i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi che scelgono le loro prede e agiscono. Abbiamo visto cos’è accaduto a fine agosto nel ’92 e sette anni fa con Berlusconi. In estate ci sono pochi movimenti nelle Borse, è un periodo propedeutico a iniziative aggressive nei confronti degli Stati, guardi la Turchia”.
Per il sottosegretario comunque l’esecutivo è pronto a reagire. “L’Italia è un grande Paese e ha le risorse per reggere, anche grazie al suo grande risparmio privato. Quello che mi preoccupa è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all’estero e quindi la gestione dei nostri titoli non è domestica”.
Il motivo dell’imminente attacco, secondo il numero due della Lega, è di natura politica: “Il governo populista non è tollerato. La vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol far abortire questo governo per non alimentare precedenti populisti“, ma l’orizzonte dell’esecutivo “non sarà di breve termine. L’accordo con M5S è saldo”.
E che la psicosi dell’attacco dei mercati nell’Autunno Caldo prossimo venturo abbia ormai conquistato le prime pagine di tutti i giornali lo dimostra anche l’apertura della Stampa di oggi, dove si racconta che in queste settimane — a dispetto di una certa retorica anti-finanza, ma come si conviene al governo di un Paese del G7 — un utile canale di comunicazione è stato aperto con Mario Draghi, presidente della Bce e dunque tra i più influenti personaggi dell’economia mondiale.
Draghi ha intrecciato proficui colloqui con Paolo Savona, l’economista più solido della squadra di governo e con Giancarlo Giorgetti, il leghista «bocconiano» che si cimenta con il governo «reale» dell’economia domestica
Il senatore della Lega Armando Siri, consigliere economico di Matteo Salvini, riconosce il rischio dell’assalto speculativo ma (eventualmente) lo considera fronteggiabile: «Certo, il pericolo c’è, soprattutto perchè abbiamo consentito di tenere all’estero troppi titoli italiani, uno scenario che va contrastato con norme che consentano di “trattenere” in Italia quel rischio. Ma l’Italia è un grande Paese, con un’economia in grado di rispondere a qualsiasi attacco speculativo. No, non ci faremo intidimidire».
Ma è l’economia, stupido!
Il piano quindi appare ben delineato. Da una parte il MoVimento 5 Stelle nega la possibilità di attacchi ma dice che nel caso sarebbero pronti a fronteggiarli; dall’altra la Lega arriva a immaginare non meglio precisati controlli dei capitali per “trattenere” (è impossibile) in Italia il rischio.
Il tutto mentre oggi gli occhi degli operatori saranno tutti rivolti all’asta dei Btp a 3, 7 e 30 anni e si attendono le valutazioni delle agenzie di rating sul debito italiano che dovrebbero arrivare a fine agosto e fine settembre.
Sarà divertente capire come il luogotenente Siri intenda controllare i soldi degli italiani, visto che, racconta oggi Il Sole 24 Ore, il tesoro posseduto all’estero dagli italiani — o, almeno, quello “in chiaro” — vale 217,7 miliardi, stando alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2017.
Una cifra monstre, che corrisponde a poco meno del 10% del debito pubblico. E che, nonostante il calo registrato nell’ultimo anno, risulta comunque cinque volte più grande di quella del 2012.
Magari nel frattempo lo stesso Siri capirà che questi annunci sono inopportuni, visto che tendono a stimolare la fuga di capitali che vorrebbe fermare
Il Grande Complotto e le contromisure sovraniste
Tanto vale invece raccontare la verità .
L’Italia è da tempo nel mirino di fondi e agenzie di rating perchè il governo Lega-M5S non gode della stima (eufemismo!) degli operatori.
Spiega oggi Massimo Giannini su Repubblica che le premesse per un’improvvisa “fly to quality”, cioè una fuga dagli incerti titoli tricolori, ci sono tutte.
Da due mesi il differenziale tra i nostri Bond e i titoli tedeschi è cresciuto di oltre 100 punti, con un impatto di quasi 5 miliardi sul costo del debito pubblico e di quasi 3 miliardi sui patrimoni di banche e assicurazioni.
In sei mesi è triplicato il costo dei Cds, le polizze contro il rischio di default di un Paese.
Gli operatori già sospettano che l’Italia non possa (o non voglia) onorare il suo debito (a maggio superiore ai 2.347 miliardi, per oltre il 30 per cento in mani estere).
Un deflusso di capitali è già in atto: il saldo della bilancia dei pagamenti è peggiorato di 39 miliardi a maggio, quello del Target 2 (differenza tra pagamenti effettuati e ricevuti dalle banche attraverso la Banca centrale europea) ha raggiunto il record negativo di 481 miliardi a giugno (salvo riscendere di 16 miliardi a luglio).
L’ombrello di Mario Draghi si sta per chiudere: dal 30 settembre gli acquisti di titoli sovrani si ridurranno da 30 a 15 miliardi al mese, e a fine dicembre cesseranno del tutto. Balliamo sotto il vulcano.
La situazione di partenza è questa e il balletto di promesse da mantenere dalla flat tax al reddito di cittadinanza fino alla riforma Fornero la rende ogni giorno più difficile. L’unica contromisura sovranista realmente in ballo oggi è la propaganda elettorale, mirata addirittura alle elezioni europee dove secondo Di Maio «i numeri dicono che la maggioranza formata da Ppe e Pse non esisterà più, finirà l’epoca dell’austerity e inizierà un nuovo settennato di bilancio espansivo».
In attesa di scoprire a quali numeri si riferisca il vicepremier (forse a quelli dei sondaggi?), gli andrebbe segnalato che prima della primavera c’è sempre l’inverno.
E ancora prima sarà l’Autunno Caldo a dover dimostrare che il governo è in grado di stare in sella.
Magari rimangiandosi gran parte di quello che ha promesso.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
IL SOLE 24 ORE: UNA CIFRA MONSTRE, 217,7 MILIARDI, CINQUE VOLTE QUELLA DEL 2012 …SENZA CONTARE QUELLI IN NERO
Mentre il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri dice che bisogna “trattenere” i soldi degli italiani in Italia, il Sole 24 Ore fa i conti e scopre che il tesoro posseduto all’estero dagli italiani — o, almeno, quello “in chiaro” — vale 217,7 miliardi, stando alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2017. Una cifra monstre, che corrisponde a poco meno del 10% del debito pubblico.
E che, nonostante il calo registrato nell’ultimo anno, risulta comunque cinque volte più grande di quella del 2012. Da questo conto vanno ovviamente esclusi i soldi depositati senza essere stati dichiarati al fisco italiano.
Secondo le statistiche ufficiali, il balzo più grande si registra nelle dichiarazioni del 2015 e in particolare nelle due asset class più facili da nascondere e movimentare: quella legata alla liquidità (conti correnti e depositi), che pesa per un quarto dei patrimonio all’estero ed è passata da 11 a 40 miliardi, e quella più puramente finanziaria (quote societarie, titoli, obbligazioni, trust, fondazioni e così via), moltiplicata da 31,5 a 133 miliardi.
Il timing non è casuale. Come rilevano il dipartimento delle Finanze e la Corte dei conti, l’anno d’imposta 2014 è quello su cui si è fatto sentire di più l’effetto “emersione” della prima voluntary (da cui è arrivato il 92% dei 66,6 miliardi emersi con le entrambe le operazioni, di cui 44,4 dalla Svizzera e 5,5 da Monaco).
Fa riflettere, se mai, il calo di valore dei conti correnti e, soprattutto, delle attività finanziarie nell’ultimo anno dichiarato (2016).
Diminuzione solo in parte riconducibile all’andamento dei mercati, dal momento che i titoli non quotati sono spesso indicati in RW al valore nominale.
Piuttosto, il calo dei “dichiaranti” lascia pensare che parte della liquidità e degli investimenti esteri siano rientrati in Italia.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: economia | Commenta »