Destra di Popolo.net

GIOVANNI TRIA, MINISTRO IN BILICO

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

“SE VOGLIONO ME NE VADO, DI CERTO NON PASSERO’ ALLA STORIA PER IL MINISTRO CHE HA SFASCIATO I CONTI DELL’ITALIA”

Da una parte ci sono Luigi Di Maio e Matteo Salvini che battono cassa per avviare, almeno, reddito di cittadinanza, flat tax e riforma della legge Fornero già  nella legge di bilancio 2019.
Dall’altra c’è Giovanni Tria che cerca di porre un argine a quello che si presenta già  da oggi come un autunno caldo.
Talmente caldo che Di Maio e Salvini già  si preparano a una guerra interna senza quartiere sulle proposte di Lega e M5S, con la TAV e il TAP pronti a fare capolino come il casus belli ideale per una deflagrazione della maggioranza.
Sempre che non arrivino prima i mercati: il 31 agosto, sull’economia italiana, arriverà  la prima sentenza di un’agenzia di rating, Fitch, alla quale, nelle settimane successive seguiranno Moody’s e Standard&Poor.
Nel frattempo il rischio di oscillazioni agostane dello spread è molto concreto.
L’aria attorno al governo giallo-verde non è buona.
Un esempio? Negli ultimi due mesi gli investitori giapponesi hanno venduto Btp per 1,4 miliardi. E c’è un altro fattore da tener presente: a rassicurare l’Ue e i grandi investitori sulla prudenza del governo c’è un ministro dell’Economia dalla lunga esperienza accademica ma forse ancora poco conosciuto sul piano internazionale. Tanto che Il Messaggero oggi riporta un interessante stralcio di conversazione con uno del M5S, che già  pensa di poter giubilare il ministro dell’Economia a breve:
«Tria sta diventando sempre più un problema. Mette becco su tutto e invece di ascoltarci e consultarci si affida ai tecnici del Tesoro, al suo Garofoli, creando guai seri», dice un alto esponente 5stelle.
E aggiunge: «Emblematico è il caso della Sogei, essenziale per la lotta all’evasione fiscale. Dopo averci fatto la guerra su Cdp, il 3 agosto Tria ha confermato tutto il Cda nonostante i cattivi risultati. Una follia! Certo, se va cacciato va cacciato adesso, prima di scrivere la manovra. Ma c’è Mattarella, che ha l’ansia dello spread, e lo difende…».
Segue sospiro: «A questo punto aspettiamo settembre, quando speriamo di riuscire a fare rientrare Tria nei ranghi. Va bene che faccia il guardiano dei conti, ma non si immischi nelle scelte politiche».
Dall’altra parte del fronte però c’è via XX Settembre e il suo valore intrinseco, soprattutto dal punto di vista politico:
Tria sa che se venisse cacciato risulterebbe un martire e soprattutto ha una potente assicurazione sulla vita: il sostegno di Mattarella (e di Conte, per quanto può) e la certezza che il suo addio innescherebbe la temuta tempesta sui mercati finanziari, già  allarmati dalla frenata del Pil e dallo stop in dicembre dell’acquisto dei titoli pubblici da parte della Bce.
Anche per questo Tria ripete spesso: «Se vogliono me ne vado. Di certo non passerò alla storia per il ministro che ha sfasciato i conti».
Eppure con pazienza, visto che per lui i numeri non hanno colore politico, studia ed esplora qualsiasi misura «che abbia un senso» e che, soprattutto, «garantisca le coperture». Da qui l’uscita sul bonus da 80 euro e sull’Iva.
Il problema è che Tria non è l’unico fronte aperto di questo governo.
Nella Lega monta la rabbia nei confronti del MoVimento 5 Stelle per come sta trattando i dossier economici, dalla TAV al TAP, dall’ILVA fino ad Alitalia: nel Carroccio c’è chi sa che le partite più importanti anche nei confronti del ceto produttivo del nord, che la Lega vuole ancora rappresentare varrà  come cartina di tornasole.
Dopo il Decreto Dignità  c’è chi aspetta al varco Salvini & Co. per mostrargli il conto dell’alleanza “innaturale” con il M5S.
La legge di bilancio porterà  ancora di più sulle montagne russe lo spread ma soprattutto rischia di diventare la pietra tombale sulle ambizioni di Salvini di rappresentare tutto il Nord.
Dall’altra parte c’è Bruxelles. Di Maio e Salvini tirano dritto con un orizzonte ben preciso, le Europee, terreno sul quale il M5S dovrà  dimostrare di non essere in declino laddove il leader leghista proverà  a formare quel polo europeo sovranista con cui si vuol sovvertire l’Europa su mandato di Putin.

(da agenzie)

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ORA SI SCOPRE CHE LA FLAT TAX NON CONVIENE A CHI PRENDE GLI 80 EURO

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

10.285.000 ITALIANI VERREBBERO COSI’ PENALIZZATI DALLA PATACCA LEGHISTA CHE PIACE SOLO AI RICCONI

Chi oggi percepisce il bonus da 80 euro con la flat tax ci perde.
E così, mentre il ministro Tria annuncia l’intenzione di rivedere il bonus del governo Renzi e il resto del governo se la prende con i giornali che lo scrivono, i conti dicono che , i 10 milioni e 285 mila italiani che incassano il bonus Renzi da tre anni ormai potrebbero essere penalizzati.
Un dipendente da 25 mila euro lordi annui ci perderebbe, ad esempio, almeno 400 euro.
Spiega Repubblica:
Oggi gli 80 euro mensili arrivano nel cedolino dello stipendio dei soli lavoratori dipendenti che hanno redditi da 8 mila a 26.200 euro lordi annui. Sebbene, superati i 24.200 euro, si inneschi il dècalage: il valore cala al crescere del reddito, da 80 euro a zero. Si tratta di una somma esentasse e distinta dalle altre dello stipendio con la dicitura “credito dl 66/2014”.
E soggetta a un problema non da poco: va restituita se per qualunque motivo — una promozione in corso d’anno, qualche straordinario extra — il reddito supera, anche di niente, quota 26.200 euro. L’anno scorso lo hanno ridato indietro 1 milione e 722 mila italiani per un valore di 480 milioni di euro. Un difetto che a suo tempo aveva avvistato anche l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.       by 4W
Il bonus costa allo Stato, al netto delle restituzioni, 8 miliardi e 742 milioni ogni anno. Se fosse “requisito”, coprirebbe neanche un quinto di quanto serve per la flat tax, il cui progetto originario vale 50 miliardi.
E il contribuente?
Prendiamo ad esempio un reddito lordo da 25 mila euro annui. Ora paga, anche grazie al bonus Renzi e alla detrazione per lavoro dipendente, il 16% di tasse: circa 4 mila euro.
Con una flat tax, ad aliquota unica del 20% e detrazione da 3 mila euro, ne pagherebbe 4.400.
E poichè il progetto sponsorizzato dalla Lega prevede una clausola di salvaguardia — nessuno potrà  versare più tasse di prima — quei 400 euro andrebbero scontati al povero contribuente, che in ogni caso non guadagnerebbe un centesimo

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

COM’E’ FINITA LA STORIA DELLA SCORTA DI DI MAIO CON I CARABINIERI DI POMIGLIANO

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

DI MAIO: “NON LI HO SCELTI IO”… REPUBBLICA CONFERMA TUTTO: “CI QUERELI PURE, IN TRIBUNALE PORTIAMO IL FASCICOLO MATRICOLARE E I TESTIMONI”

Ieri Carlo Bonini su Repubblica ha raccontato la straordinaria coincidenza dei carabinieri provenienti da Pomigliano presenti nella scorta del viceministro e ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio.
Oggi Di Maio risponde al quotidiano sostenendo di non aver scelto lui i due uomini della sua scorta
Il vicepremier Luigi Di Maio contesta la ricostruzione della vicenda della sua scorta fatta ieri da Repubblica nell’articolo “Due carabinieri e di Pomigliano, così Di Maio si scelse la scorta” e annuncia querele. Il quotidiano «scrive che sono stato io ad aver scelto i due uomini della mia scorta e di aver selezionato due di Pomigliano d’Arco, la mia città ». E questo per Di Maio è falso.
La replica di Carlo Bonini è molto interessante:
Repubblica conferma quanto scritto. E dunque che i due militari dell’Arma di scorta al vicepresidente del Consiglio gli sono stati assegnati su sua segnalazione e richiesta. Attendiamo dunque con fiducia e serenità  la querela per diffamazione cosicchè sarà  possibile in quella sede chiedere l’acquisizione del fascicolo matricolare dei due militari e testimonianze in grado di stabilire chi in questa storia non dice il vero.
La stessa fiducia e serenità  con cui attende l’esito della querela già  presentata dallo stesso vicepresidente del Consiglio per la vicenda dei suoi rapporti con la coppia Virginia Raggi e Raffaele Marra, entrambi al momento a processo a Roma. La prima per falso ideologico, il secondo per abuso di ufficio e corruzione (reato per cui è stato arrestato).

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

IL TRENO DELLA MONNEZZA FERMO DA DUE MESI A ROMA

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

700 TONNELLATE DI RIFIUTI SONO ANCORA ALLA STAZIONE DI ROMA SMISTAMENTO

Un treno che ha a bordo 700 tonnellate di monnezza fermo a Villa Spada da due mesi. Si tratta dei rifiuti prodotti in un giorno e mezzo dai romani e doveva andare in Germania nell’ambito degli accordi stipulati da AMA per bruciare i rifiuti di una città  che non è autosufficiente nonostante una delle TARI più alte d’Italia.
Ma è ancora lì alla stazione Roma Smistamento sulla Salaria a causa di un contenzioso con ENKI che, secondo le ultime notizie trapelate dal Campidoglio, doveva essere risolto.
E invece è ancora lì.   Il problema, racconta oggi il Messaggero, è che l’intesa era basata su un prezzo, 130 euro a tonnellata, che non è più attuale perchè il mercato è cambiato, le tariffe sono lievitate a causa della concorrenza della Gran Bretagna in cerca di impianti.
C’è un contenzioso in corso tra Enki ed Ama, uno dei tanti che le partecipate romane si trovano a dover affrontare, ma questo ha avuto un effetto devastante.
Che si va a incrociare con il problema più annoso della zona, ovvero quello del TMB Nuovo Salario.
Il presidente del III municipio di Roma Giovanni Caudo, che ieri pomeriggio ha fatto un sopralluogo, va all’attacco: “Fortunatamente il treno non è maleodorante — riferisce — evidentemente perchè non contiene umido”. In ogni caso il suo j’accuse è forte e riconducibile sempre all’impianto di trattamento meccanico biologico al Salario: “Si è passato il limite, siamo all’irresponsabilità  totale, i cittadini del Municipio III e ormai anche quelli del II Municipio sono infestati dai miasmi dell’impianto di trattamento dei rifiuti indifferenziati che si trova sulla Salaria, a poche centinaia di metri dalle case e dalle finestre di migliaia di cittadini”.
Già , perchè il TMB Nuovo Salario viene utilizzato, e non da oggi, come discarica.
Nel 2016 al Salario si lavoravano in media circa 300 t/giorno, nel 2017 si è passati a oltre 520 t/g, un incremento che avviene a fronte di un calo della quantità  di rifiuto indifferenziato (-26.300 t). Per avere un’idea, si è passati da una media di circa 60 camion al giorno che entrano al Salario a quasi 90 camion al giorno, uno ogni 7 minuti.
Il problema del treno è stato affrontato finalmente ieri da AMA dopo le dichiarazioni di Caudo. Manco a dirlo, garantendo una soluzione a breve:   «I rifiuti contenuti nel treno presente presso la stazione ferroviaria Roma Smistamento saranno inviati a corretto smaltimento nei prossimi giorni.
Sono state attivate da parte di tutti i soggetti interessati (Germania, Regione, Ama) tutte le azioni per dare soluzione ad una situazione imprevista ed imprevedibile. Il treno è rimasto fermo per intervenuta indisponibilità  dell’Autorità  di destino (Germania)».
Intanto il TMB è ancora pieno ben al di sopra della normale portata. E ad agosto di solito viene svuotato per l’aumento di produzione che ci si aspetta a settembre. Invece per adesso è rimasto ancora tutto così. In attesa dell’emergenza.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

I RIMPATRI DEI “CLANDESTINI” SONO OSTACOLATI DALLA LEGGE BOSSI-FINI

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

DALL’ACCOMPAGNAMENTO ALLA FRONTIERA ALL’ALLONTANAMENTO VOLONTARIO FINO AL REATO DI CLANDESTINITA’ CON OBBLIGO DELL’AZIONE PENALE: NORME SBAGLIATE E INAPPLICABILI, MA NESSUNO HA IL CORAGGIO DI CAMBIARLE

Nei giorni scorsi abbiamo seguito un paio di rimpatri forzati, uno in Tunisia e uno in Nigeria.
Non abbiamo ancora parlato del perchè è così difficile rimandare a casa chi non ha il diritto di rimanere nel nostro Paese.
Immaginate di dover scrivere una legge sull’immigrazione per impedire di risolvere il problema dei clandestini. Una legge che impedisca, di fatto, l’espulsione degli irregolari.
Lasciate perdere, non perdete tempo. Quella legge esiste già . Si chiama Bossi-Fini. Se è molto difficile espellere le persone lo dobbiamo proprio a quella legge e alle norme successive.
Non ci credete? Rileggiamo la storia di questo Paese in tema di espulsioni. Cominciando con il numero degli irregolari in Italia.
Il valore è passato dalle 750 mila unità  del 2002 alle 491 mila del 2017. A partire dal 2011 si è avuta un’importante riduzione, per poi riguadagnare numerosità  dopo il 2013, per effetto della crescita degli sbarchi.
Tenete conto che nel frattempo la popolazione straniera regolarmente residente in Italia è notevolmente aumentata.
Da meno di un milione e mezzo nel 2002, a più di tre milioni e mezzo nel 2010, a cinque milioni nel 2017.
Dal 2,4% nel 2002, al 6,2% nel 2010, all’8,3% nel 2017.
A partire dagli anni ottanta ci sono state sanatorie, regolarizzazioni e decreti flussi. Per esempio i 647mila immigrati regolarizzati con legge Bossi-Fini (legge 189/2002). E’ stata la sanatoria più ampia mai realizzata in Europa. (credo uguagliata da una spagnola nel 2005).
Il decreto flussi del 2006 portò in Italia 170.000 cittadini stranieri. Visto che le domande erano state (come sempre) molte di più, ci fu il decreto flussi del governo Prodi che regolarizzò le domande eccedenti (altri 350.000).
Dopo il numero di irregolari, vediamo ora il numero delle espulsioni.
Con l’introduzione della legge Bossi-Fini del 2002 è diventato sempre più difficile espellere gli irregolari.
Il motivo? Perchè la Bossi-Fini contiene qualcosa di irrealizzabile. Per la legge tutte le espulsioni vanno effettuate con accompagnamento alla frontiera. E non è possibile. Per i costi esorbitanti e perchè mancavano (mancano tutt’ora) accordi con tutti i Paesi di provenienza.
Si potevano peggiorare le cose? Certo. Visto che non si riusciva ad espellere la gente, nel 2011 pensarono bene di introdurre un decreto legge, l’89/2011. Quel decreto sostituì, all’espulsione forzata, l’allontanamento volontario.
Non è tutto. Nel frattempo nel 2009 si erano inventati il reato di clandestinità .
Con una differenza rispetto agli altri paesi. L’obbligatorietà  dell’azione penale. E ci hanno messo pure un’ammenda. Che nessuno è in grado di pagare.
Con il reato di clandestinità  deve esserci un processo anche quando magari c’è una minima possibilità  di espulsione immediata. Nel frattempo nessuno può essere messo in carcere nemmeno in via temporanea con l’arresto. Tutti in giro in attesa del processo.
La Bossi-Fini è una legge sbagliata. Ha ridotto notevolmente la possibilità  di espellere i clandestini. Per non parlare della altre norme, come il foglio di via e il reato di clandestinità .
Il problema vero però è un altro. Tutti sanno che quelle norme sono sbagliate o inapplicabili. Ma nessuno si preoccuperà  mai di cambiarle.
Quelle norme, per ragioni politiche, sono state fatte passare come autentici cani da guardia contro l’immigrazione illegale. E la gente ci ha creduto. E vi dirò di più.
I clandestini in Italia sono effettivamente un problema. Quando diventano schiavi nei campi o quando vengono arruolati nella criminalità . O quando sono costretti, senza alternative, a delinquere anche solo per mangiare.
E’ giunto il momento di smetterla di usarli come capri espiatori per i propri tornaconti politici. E fare nuove leggi. Che mettano al primo posto la soluzione del problema, e non il proprio consenso e il numero dei voti alla prossima tornata elettorale.
Va beh, come non detto.

Johannes Bà¼ckler
(da “NextQuotidiano”)

argomento: Immigrazione | Commenta »

PRIMA GLI ITALIANI: RAGAZZINI ADESCATI ONLINE IN CAMBIO DI 50 EURO

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

AOSTA, ARRESTATI TRE ITALIANI, PAGAVANO I MINORENNI FINO A 200 EURO

Li adescavano online con la promessa di guadagnare 50, 100, 200 euro. Incuranti del fatto che fossero appena adolescenti.
La contropartita era un rapporto sessuale che veniva organizzato sul web attraverso siti specializzati.
Per gli incontri, dove si consumavano i rapporti, venivano scelti sempre luoghi diversi ovviamente nascosti e appartati. Erano tutti minorenni i ragazzi adescati da una banda di tre malviventi arrestati oggi dalla Polizia di Aosta.
L’attività  di indagine, iniziata nel 2017 e condotta anche attraverso strumenti informatici e telematici, ha permesso di appurare l’esistenza di una rete di prostituzione minorile di cui gli arrestati hanno ripetutamente approfittato pur essendo a conoscenza dell’età  delle vittime.
Gli incontri venivano organizzati tramite annunci on line su siti web specializzati. A fronte delle prestazioni sessuali, i giovani erano pagati con una somma variabile, dai 50 ai 200 euro.
Le modalità  di approccio e la forte probabilità  di reiterazione dei reati hanno portato all’emissione delle misure cautelari. I tre sono stati condotti in carcere. I tre arrestati, in base alle indagini della polizia, avevano conosciuto online i minorenni.
Si tratta di adolescenti che all’epoca dei fatti avevano almeno 14 anni. Nessuno di loro era in particolare situazione di disagio sociale o familiare.
Tra i destinatari di ordinanza di custodia cautelare c’è anche chi è residente fuori dalla Valle d’Aosta. I tre arrestati non formavano un’organizzazione e forse non si conoscevano neppure. Le indagini della Squadra mobile di Aosta sono state coordinate dalla procura di Torino.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

AMERICA FIRST: DROGATA E STUPRATA NELL’HOTEL DI LUSSO A CAPRI

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

LA VITTIMA E’ UNA MANAGER DI ALTA MODA FRANCESE, IL VIOLENTATORE UN CITTADINO AMERICANO

Non solo l’abuso, ma per commettere la violenza la vittima è stata drogata con la cosiddetta polverina dello stupro e quindi violentata in una suite di uno degli hotel di lusso di Capri.
I fatti sarebbero avvenuti una ventina di giorni fa, come si racconta su “Il Mattino”, e a denunciarli è stata una manager di un’azienda di alta moda francese di 33 anni che da tempo passa le sue vacanze nell’isola.
La donna ha denunciato al Commissariato un cittadino americano, nel frattempo rientrato in patria, e vi sarebbero diversi riscontri, tra l’altro la turista è stata sottoposta ad analisi e controlli medici.
Dopo la terribila vicenda dello stupro del branco a Sorrento, un’altra violenza in un grande albergo.
L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Barbara Aprea e vede impegnati polizia e carabinieri. Acquisite le immagini delle telecamere di sorveglianza sia all’interno che all’esterno dell’hotel.

(da Globalist)

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SCHIAVIZZATA E STUPRATA DA BRANCO DI ITALIANI: IL CALVARIO DI UNA RAGAZZINA DI VASTO

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

UN INCUBO DURATO DUE ANNI, SEI IN MANETTE

Ha subito per due anni. Da quando aveva 14 anni. Due anni di inferno.
Ridotta in schiavitù e stuprata dal branco a Vasto, in provincia di Chieti. La vittima è una sedicenne che ha avuto il coraggio di denunciare l’accaduto ai carabinieri.
Dal racconto è emerso che sei suoi coetanei la costringevano ad avere rapporti sessuali sotto la minaccia di pubblicare foto e video ripresi a sua insaputa durante le violenze.
I primi due sono stati arrestati a giugno: rinchiusi nell’istituto per minori di Casal del Marmo di Roma, sono accusati tra l’altro di concorso in riduzione in schiavitù, violenza sessuale di gruppo e cessione di stupefacenti.
Oggi altri quattro schifosi – due di Vasto, gli altri di San Salvo e Paglieta – sono stati posti agli arresti domiciliari: tre hanno 17 anni e uno solo è diventato da poco maggiorenne. A incastrare gli stupratori, nell’ambito dell’inchiesta della procura dei minori dell’Aquila le immagini conservate sui cellulari che li ritraggono durante le violenze alla ragazzina che avvenivano in garage, in campagna e locali abbandonati
La 16enne, ha riferito il maggiore Amedeo Consales dei Carabinieri di Vasto, grazie al consiglio di un’amica, alla quale solo in parte era riuscita a raccontare del dramma, si è rivolta ai militari dell’Arma. La madre della vittima era invece completamente all’oscuro del fatto.
Tutto è partito alla fine dell’estate del 2016. Come ha raccontato ai carabinieri, la ragazzina, all’epoca 14enne, ha iniziato una relazione con un coetaneo di poco più grande. I primissimi approcci sono stati ripresi a sua insaputa con un cellulare, così il giovane ha iniziato a usare il video come arma di ricatto per avere prestazioni a sfondo sessuale in seguito insieme ad altri minorenni.
In un’occasione alla giovane è stata data anche della cannabis per disinibirla e una nuova ulteriore foto a sua insaputa è stata scattata e usata come nuovo strumento di ricatto.

(da Globalist)

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CORRUZIONE, IL 2018 E’ GIA’ DA RECORD: IN 5 MESI PIU’ MAZZETTE DI TUTTO IL 2017

Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile

SONO GIA’ 40 MILIONI, ADDIRITTURA 13 IN PIU’ RISPETTO AL 20127

Dall’inizio dell’anno in Italia sono girate quasi 40 milioni di euro di mazzette. E si tratta solo di quelle scoperte dalla Guardia di Finanza.
È questa la fotografia delle condotte corruttive che impressiona ancora di più se si pensa che l’anno scorso, in tutto il 2017, il valore si è assestato a 27 milioni. Cifra abbondantemente superata nei soli primi cinque mesi di quest’anno.
A raccogliere i numeri che raccontano la corruzione nel nostro Paese sono le Fiamme Gialle, al cui interno è stato istituito nel 2015 anche un Nucleo specifico per il contrasto alle mazzette. I report dei finanzieri vengono pubblicati ogni anno, ma Il Fatto è in grado di rivelare i risultati dei primi cinque mesi del 2018, aggiornati quindi fino allo scorso maggio.
In diciassette mesi, da gennaio 2017 a maggio 2018, sono state portate a termine 2.732 operazioni. Un numero crescente rispetto a quello di due anni fa: dal 2016 al 2017 gli interventi sono aumentati del 24 per cento e solo quest’anno ce ne sono stati 642, con 115 arresti per reati contro la pubblica amministrazione, come concussione, corruzione, abuso d’ufficio e peculato.
Il 2017 è stato l’anno di inchieste come quella della Procura di Firenze sulle corruzioni nel settore delle abilitazioni per accedere alla cattedra di diritto tributario (i pm in questo caso non ipotizzavano scambio di denaro ma accordi corruttivi che influenzavano le valutazioni dei candidati da parte dei membri delle commissioni) o anche quella della procura di Matera su un presunto supermarket delle sentenze nelle commissioni tributarie provinciali di Foggia e regionali, con dispositivi venduti anche per mille euro, secondo l’impostazione iniziale dei magistrati.
E non sono più rassicuranti i dati sul peculato, reato che riguarda i pubblici ufficiali.
Il valore del peculato è in aumento costante. Negli ultimi 17 mesi ha sfiorato 358 milioni di euro: 323 milioni lo scorso anno, che è comunque il 42 per cento in più rispetto al 2016. E pensare che si tratta di un reato commesso da chi dovrebbe rappresentare lo Stato.
Tasto dolente anche il settore degli appalti pubblici.
Secondo i numeri raccolti dalla Guardia di Finanza, il valore complessivo delle procedure sulle quali le fiamme gialle hanno fatto accertamenti, da gennaio 2017 ad oggi, si assesta a circa 7,2 miliardi di euro: di questi su appalti per 2,9 miliardi di euro sono state riscontrate irregolarità , 300 milioni solo nel 2018.
E qui entra in gioco anche la Corte dei Conti. Solo nel 2018 sono stati accertati 605 milioni di danni erariali, con le casse dello Stato in sofferenza, “collegati a procedure contrattuali pubbliche”: praticamente è già  stata raggiunta la cifra (695 milioni) dell’interno 2017.
Al di là  di intercettazioni e denunce, la corruzione (che ha diverse forme, oltre alla vecchia tangente) viene scoperchiata anche grazie alle segnalazioni di operazioni sospette che spesso danno modo agli investigatori di far emergere forme di riciclaggio e di reimpiego di denaro “sporco”: da inizio 2017, 397 segnalazioni sono confluite in procedimenti penali.
In parte si tratta di tesoretti nascosti nei cosiddetti paradisi fiscali, sui quali lo Stato italiano con difficoltà  riesce a mettere le mani. E non serve andare troppo lontano: per fare un esempio, da tempo la procura di Roma fa il braccio di ferro con le autorità  svizzere per il denaro di due imprenditori che è stato sequestrato o confiscato ma che non si riesce a recuperare.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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