Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
SARANNO FELICI I RAZZISTI CHE HANNO FATTO LA GUERRA ALLE ONG… LA SPAGNA ACCOGLIE PIU’ DELL’ITALIA
“Piu’ di 1.500 rifugiati e migranti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il
Mediterraneo nei primi sette mesi del 2018″: l’allarme arriva dall’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.
In una nota pubblicata sul proprio sito web, l’Agenzia Onu evidenzia che “questa drammatica soglia e’ stata confermata dopo che oltre 850 persone sono morte solo nei mesi di giugno e luglio, facendo del Mediterraneo la rotta marittima piu’ letale del mondo”.
L’Unhcr si e’ dichiarata quindi “particolarmente preoccupata per l’aumento del tasso di mortalita’ malgrado una riduzione significativa del numero di arrivi sulle coste europee rispetto agli anni passati.
Circa 60.000 persone- si legge ancora- hanno attraversato il Mediterraneo quest’anno, la meta’ rispetto allo stesso periodo nel 2017, segnando un ritorno ai livelli pre-2014. Tuttavia, ogni 31 persone che hanno tentato la traversata nei mesi di giugno e luglio, una risulta morta o dispersa, rispetto a 1 su 49 nel corso del 2017”.
L’Unhcr sottolinea inoltre che se in passato e’ stata l’Italia “ad accogliere maggior parte dei nuovi arrivi”, ora tale primato spetta alla Spagna, “diventata la destinazione principale, con oltre 23.500 persone arrivate via mare, a fronte di circa 18.500 in Italia e 16.000 in Grecia”.
“Senza un piano armonizzato e collaborativo, che coinvolga Stati costieri e attori chiave delle industrie marittima e navale, le tragedie del Mediterraneo non si fermeranno”, ha aggiunto Cochetel.
“Con cosi’ tante vite a rischio, e’ essenziale dare ai comandanti la sicurezza di poter far sbarcare le persone soccorse in mare, e di conseguenza garantire che venga protetto e rispettato quel principio da tempo acquisito del soccorso delle persone che si trovano in difficolta’ in mare”.
A luglio, ricorda ancora l’Agenzia Onu, “l’Unhcr ha lanciato un appello affinche’ venissero rafforzate le capacita’ di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo, dopo che diverse restrizioni di tipo legale e logistico erano state poste alle operazioni delle navi delle Ong impegnate nel soccorso in mare. In precedenza nel corso dell’anno alcune navi con a bordo persone soccorse in mare erano state lasciate per diversi giorni in attesa di ricevere indicazioni rispetto all’attracco. Capacita’ di ricerca e soccorso rafforzate e un meccanismo sicuro e prevedibile per lo sbarco sono le pietre angolari del comunicato congiunto di Unhcr e Oim, in cui si richiede un approccio comune nella regione per salvare vite nel mar Mediterraneo”.
Infine, l’Alto commissariato Onu fa sapere che “i rifugiati in fuga dalla Siria rappresentano circa il 13,5 per cento dei nuovi arrivi in Europa via mare, il gruppo piu’ consistente per nazionalita’, a dimostrazione della disperazione che continuano a vivere i rifugiati siriani, colpiti dalla crisi dei rifugiati piu’ grande del mondo. L’Unhcr rinnova il suo appello alla comunita’ internazionale affinche’ siano affrontate le cause alla radice, che spingono le persone ad abbandonare le loro case e le obbligano a intraprendere viaggi sempre piu’ pericolosi”.
(da agenzie)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
OLTRE AD APPROFITTARE DEL SUO RUOLO, IN ALCUNI CASI AVEVA USATO SOSTANZE NARCOTICHE
Una brutta vicenda: è stato portato in carcere a Lodi un medico psichiatra di 62 anni condannato per aver abusato di pazienti a Lodi.
I carabinieri hanno eseguito un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Milano-
L’uomo è stato riconosciuto colpevole dei reati di «violenza sessuale pluriaggravata dal vincolo della continuazione per aver agito contro più pazienti, dall’aver abusato della condizione di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto, dall’aver usato sostanze narcotiche, dall’aver commesso il fatto mentre era incaricato di un pubblico servizio nell’esercizio delle proprie funzioni, con abuso di poteri e violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione.
I reati sono stati commessi in Lodi, Codogno e Pavia.
Il medico è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, oltre alla pena accessoria dell’interdizione dalla professione per due anni e dai pubblici uffici per cinque.
(da agenzie)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
STORIA DI CARA, 27 ANNI, DELLA COSTA D’AVORIO, DIVENTATO CUOCO TALENTUOSO DELLA MENSA DEI POVERI
Si chiama Kone Karamogo, ma lo chiamano tutti Cara. 
Un soprannome che racchiude la storia di resilienza di questo giovane di 27 anni, originario della Costa D’Avorio e cuoco della mensa del Circolo Arci Bugiani di Pistoia.
Ama cucinare la pasta e fagioli, la lasagna ma anche i piatti del suo paese come l’Attièkè e parla con accento toscano.
Partito da Abidjan, dopo un viaggio durato più di un anno attraverso Mali e Algeria è arrivato il Libia, dove è stato detenuto e torturato dal gruppo criminale Asma Boys, prima di arrivare in Italia.
Una difficile integrazione e una fuga a Bardonecchia per cercare di raggiungere la Francia, fino all’incontro con la cucina italiana, che ha tirato fuori un talento e la sua capacità di aiutare gli altri, grazie a un progetto di volontariato diventato un lavoro e una nuova famiglia per Cara
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
CAMION IN FIAMME E VIOLENTA ESPLOSIONE, TRAFFICO BLOCCATO, COLONNA DI FUMO VISIBILE A CHILOMETRI DI DISTANZA, CROLLATA UNA PARTE DEL PONTE
Un boato avvertito in mezza città e un’alta colonna di fumo: poco prima delle 14 a Borgo Panigale un incidente fra un mezzo che trasportava materiali infiammabili e alcune auto ha provocato un incendio, al quale sono seguite alcune esplosioni.
Il bilancio, accertato, è di due morti e oltre sessanta feriti, alcuni dei quali sono definiti gravi dai soccorritori. Vista l’entità dell’incendio si teme che il bilancio possa aggravarsi. Alcuni feriti sono stati colpiti dai detriti. Nella zona sono anche scoppiati i vetri di molte abitazioni.
L’incidente è successo sul raccordo di Casalecchio che collega l’A1 con l’A14. Il ponte sulla via Emilia è parzialmente crollato: sulla corsia dell’autostrada c’è un vasto squarcio provocato dall’esplosione. L’autostrada è chiusa in entrambe le direzioni e probabilmente ci vorrà molto tempo per ripristinare la viabilità sul tratto, appunto, che collega l’Autosole con la Bologna-Taranto e che collega l’Italia da est a ovest.
L’esplosione dell’automezzo andato in fiamme sul raccordo tra la A1 e la A14 all’altezza di Borgo Panigale ha determinato lo squarcio e il crollo di una porzione della sede autostradale sul ponte che sovrasta la via Emilia.
Intorno all’area dell’esplosione sono andati in fumo tutti i supporti di legno che costeggiano il ponte e fungono anche da barriere fonoassorbenti oltre che da strutture di protezione.
La deflagrazione ha fatto andare in frantumi le vetrate di una concessionaria auto Peugeot e Citroen e ha investito diversi mezzi parcheggiati di fronte alla struttura che sono state danneggiate. Diversi sono gli infissi divelti dei caseggiati che si affacciano proprio sulla Via Emilia. La zona è stata isolata per favorire i soccorsi, ma anche per il timore di ulteriori crolli.
Tra i feriti, tre hanno riportato ustioni molto serie e sono stati trasferiti in centri specializzati a Cesena e a Parma. Uno di questi è un poliziotto, un agente 33 anni del commissariato Santa Viola, portato in gravi condizioni al Bufalini di Cesena. Altri due agenti della Polizia Stradale hanno riportato ustioni più lievi. Fra i feriti anche 11 carabinieri.
«Ho ancora l’auto sotto il cavalcavia, aspetto di capire se e quando la potrò riprendere. Mi trovavo qui per lavoro, ero al ristorante quando, a un certo punto abbiamo sentito uno scoppio violentissimo: ho pensato ad un attentato».
Così Marco Rosadini, di Arezzo, racconta i momenti vissuti intorno alle 14. «Poi – aggiunge – con la deflagrazione il tetto di vetro del ristorante ha iniziato a crollare: le persone hanno iniziato a scappare. Eravamo seduti, a un certo punto si è sentito un boato fortissimo ed ha cominciato a venire giù tutto. Ho guardato fuori e mi è sembrata di vedere tutta una parete di fiamme».
Quindi, conclude, «ci sono stati 7-8 minuti di scoppi: non ho davvero pensato a un incidente, avevo pensato ad un attentato».
Ripercussioni sulla viabilità
E’ in corso la chiusura delle seguenti arterie stradali: il raccordo Autostradale di Bologna Casalecchio in entrambe le direzioni tra lo svincolo di Bologna Casalecchio e la A14; l’A14 tra Bologna Casalecchio e bivio Raccordo Bologna Casalecchio/A14 in entrambe le direzioni; la tangenziale di Bologna, tra Bologna Casalecchio e lo svincolo 3 Ramo Verde in direzione della A14 Bologna-Taranto e il tratto compreso tra l’uscita 5 Quartiere Lame e lo svincolo 1 Nuova Bazzanese in direzione dell’autostrada A1 Milano-Napoli.
Percorsi alternativi
Per coloro che sono in viaggio lungo la A14 in direzione di Firenze — Roma, si consiglia di uscire a Cesena e percorrere la E45 “Ravenna — Orte”. Si consiglia di percorrere la E45 “Orte — Ravenna” anche per coloro che sono in viaggio lungo la A1 in direzione nord. Per coloro che sono in viaggio lungo la A1 e abbiano già superato la città di Firenze, potranno proseguire lungo la A14 utilizzando uno svincolo appositamente aperto all’altezza del km 189 della autostrada A1. Per coloro che dalla A13 debbono proseguire in direzione della A1 — Sud ovvero dalla A14 debbano proseguire verso la A1 —Sud si consiglia di prendere la A1 in direzione Nord e uscire al casello di Modena Sud e riprendere poi la autostrada A1 in direzione di Firenze/Roma sempre dal casello di Modena Sud. Non vi sono ripercussioni alla viabilità per coloro che, invece, sono in viaggio lungo la A1 in direzione Sud e debbano raggiugere Firenze o debbano proseguire sulla A14 in direzione Sud. Per chi è diretto verso Ancona o Padova da Firenze, deve uscire a Bologna Casalecchio seguire l’asse attrezzato per Bologna, con rientro all’ entrata n.4 della tangenziale. Per le provenienze da Padova e Ancona con direzione di Firenze, uscire a Bologna Borgo Panigale, prima uscita per Bologna centro, con rientro all’entrata 2 tangenziale.
(da “La Stampa”)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
TRASPORTA IL GAS NATURALE PROVENIENTE DELL’ASIA CENTRALE, E’ LUNGO 4.000 KM E COINVOLGE SETTE NAZIONI… RITIRARSI POTREBBE COSTARCI TRA I 40 E I 70 MILIARDI… MA OCCORRE MODIFICARE IL TRACCIATO IN ITALIA
Il Tap — ricorda La Voce.info, fa parte del Corridoio meridionale del gas (Southern Gas
Corridor o Sgc). Si tratta di un insieme di progetti di infrastrutture parzialmente finanziati dall’UE e destinati a incrementare la diversificazione delle fonti e la sicurezza degli approvvigionamenti, grazie al trasporto di nuovo gas naturale, proveniente dall’Asia centrale.
È dunque un pezzo, quello finale, di un progetto più ampio: un gasdotto lungo complessivamente quasi 4 mila chilometri, di cui il tracciato Tap in senso stretto copre 878 chilometri (550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia).
“La scelta strategica del corridoio Sud del gas è condivisa dall’Italia e Tap, che è parte di questo corridoio, è il naturale completamento di questa scelta”, aveva detto giorni fa il capo dello Stato, dopo il suo incontro con il presidente della repubblica dell’Azerbaijan.
Mentre il premier Giuseppe Conte aveva rassicurato anche Donald Trump sul fatto che l’Italia consideri strategica l’opera e un impegno già preso, salvo poi ammorbidire i toni durante un incontro con il sindaco di Melendugno (comune salentino di 10 mila abitanti, molto interessato all’opera).
“Se dovessero emergere criticità oggettive non valutate o sottovalutate dalla società proponente, Palazzo Chigi ritiene che si potrebbe anche prendere in considerazione la possibilità di non realizzare la Tap con approdo a Melendugno. Utilizzeranno lo stesso metodo di Ilva vagliando le carte e valutando se ci sono delle criticità “.
Queste le parole di Conte, che poi ha aggiunto. “mi hanno rappresentato alcune criticità del progetto Tap. All’esito di questo scambio, ho assicurato loro che questo governo opererà una valutazione approfondita di tutti gli aspetti segnalati e una attenta ricognizione delle attività sin qui svolte. Ovviamente – ha concluso Conte – ho anche rappresentato che si tratta di impegni giuridici già deliberati dal precedente governo”.
Insomma, La Tap divide. Salvini e Mattarella, per motivi diversi, sono per rispettare gli impegni presi e portare avanti il progetto. Di Battista, forse tutto il Movimento e gli amministratori locali, sono per fermare tutto.
Pochi giorni fa era stato il governatore della Puglia Michele Emiliano (Pd) a chiedere a Di Battista di ‘metterci la faccia’ e accettare l’ipotesi quanto meno di modificare il progetto.
“È vero – aggiunge il governatore – la Puglia non ha mai detto di voler bloccare il Tap, ma solo di spostarlo un po’ più a nord per evitare rischi per i bagnanti su una delle nostre più belle spiagge”. “Quello che non posso accettare è che i pugliesi che hanno votato M5S — aveva detto Emiliano – siano stati presi in giro. Tutti sapevano o dovevano sapere anche all’epoca di questo comizio che il Tap non si poteva bloccare a causa di un accordo internazionale di molti anni fa. Adesso Di Battista deve metterci la faccia accanto a noi pugliesi e provare a spostare l’approdo in una zona meno dannosa. Dimostrerà così di essere la brava persona che molti di noi pensano che sia”.
Ma che cos’è e come dovrebbe funzionare il Tap? Molto chiara la sintesi che ne fa il sito La Voce.Info:
Il Corridoio meridionale del gas è fra i sistemi di gasdotti più complessi mai realizzati al mondo. Attraversa sette paesi coinvolgendo una decina fra le principali società del settore. Attiva progetti energetici per un investimento complessivo di oltre 50 miliardi di dollari, che comprendono lo sviluppo del giacimento di Shah Deniz sul Mar Caspio e la creazione di tre reti di gasdotti: il South Caucasus Pipeline (Azerbaijan, Georgia, Turchia), il Trans Anatolian Pipeline (Turchia) e appunto il Trans Adriatic Pipeline (Grecia, Albania, Italia).
Questa breve premessa serve a rimarcare il carattere strategico internazionale di un’infrastruttura che va molto oltre le piccole scaramucce della nostra politica.
I problemi aperti
Uno dei problemi del Tap — e del nostro dibattito domestico — è l’errata percezione (ovvero la sottovalutazione) della rilevanza del tema nello scacchiere internazionale. A noi pare di avere tutte le carte del mazzo per poter decidere la soluzione che più ci piace, ma in realtà la situazione è molto più complessa e richiederebbe maggiore attenzione.
L’Italia, il gas naturale e il rapporto con la Russia: a una produzione domestica di gas naturale in declino — elemento peraltro in comune con il resto dell’UE — fanno da contraltare importazioni che continuano a crescere e fra queste quelle russe rivestono particolare importanza.
Giova ricordare che gran parte degli analisti politici più accreditati considera il gas naturale un’arma strategica molto rilevante nelle mani della diplomazia russa.
Gli Stati Uniti non vedono sempre di buon occhio questa situazione, ma le ragioni per cui si verifica sono sostanzialmente due: a) il prezzo che la Russia riesce a proporre ai paesi europei non ha oggi alcuna alternativa possibile e competitiva e b) non ci sono tante infrastrutture fisiche in grado di allentare la dipendenza europea dal gas russo.
Per diverse ragioni — tra cui il controllo oligopolistico della Russia — il prezzo europeo è superiore a quello americano, ma la differenza non è sufficiente per permettere agli Stati Uniti di sbarcare in modo significativo nel Vecchio Continente esercitando una possibile competizione con il gas di Mosca.
La seconda questione — ed è per questo che il Southern Gas Corridor è importante — riguarda proprio la disponibilità di infrastrutture (gasdotti) per portare in Europa gas non russo.
E l’amministrazione americana, che attraverso il gas naturale gioca una partita fondamentale, ha già fatto sapere a più riprese che il progetto resta cruciale per alleggerire la morsa russa e che non vedrebbe assolutamente di buon occhio ogni tentativo italiano di lasciar perdere il progetto, ammesso sempre che qualcuno voglia seriamente prendere in considerazione una simile ipotesi.
La prima parte del corridoio è operativa ed entro il 2018 si completerà il tratto turco di oltre 1.800 chilometri da est verso ovest.
Il Tap — il cui esordio è ancora da definire ma che probabilmente sarà intorno al 2020 — ha una capacità di trasporto di 10 miliardi, espandibili a 20.
Se dovessimo prendere come unico riferimento i consumi nazionali (circa 75 miliardi, dati provvisori) si comprende che l’immissione delle nuove e addizionali quantità potrebbe squilibrare il mercato interno. Ma la rete dei gasdotti è sufficientemente articolata da permettere un nuovo assetto e — si spera — una riduzione a medio termine del prezzo del gas.
Sono state fatte anche stime — soggette a importanti variazioni — del costo del ritiro dell’impegno nazionale rispetto al gasdotto: tra i 40 e i 70 miliardi di euro, secondo quelle della Socar (ente energetico azero) e della Bp, entrambe partner della cordata che sta realizzando il Sgc.
Il governo deve quindi fronteggiare un compito assai complesso: ascoltare le popolazioni locali molto preoccupate per la realizzazione del Tap, evitando violenze e in generale l’effetto tifoseria da stadio che accompagna la realizzazione di qualunque opera pubblica.
Il costante monitoraggio e la comunicazione trasparente dovrebbero essere pienamente assicurati.
È altrettanto ovvio che se il governatore Emiliano — seppure scusandosi in un secondo momento —afferma che “il cantiere del Tap sembra Auschwitz”, la speranza di un ragionamento basato sui fatti e sul buon senso pare ridotta al lumicino
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
IL TWEET DEL PREMIER E’ UN CONCENTRATO DI SFACCIATAGGINE, IMPRUDENZA E SPUDORATEZZA
Il Presidente del Consiglio ombra Giuseppe Conte ha twittato per congratularsi con Alessio Figalli, vincitore della medaglia Fields, il premio più prestigioso al mondo per un matematico.
Ecco cosa esterna
Complimenti ad Alessio Figalli, premio #Fields per la matematica. Non accadeva da 44 anni che un italiano ottenesse un riconoscimento così prestigioso, l’equivalente di un premio Nobel. Continuiamo a investire nei nostri giovani e sul sistema d’istruzione e formazione “Italia.”
Il tweet è un condensato dell’impudenza, della sfacciataggine, del disprezzo per l’intelligenza, dell’ipocrisia e della spudoratezza non tanto del mondo politico, quanto di quella parte del mondo accademico che domina nel Belpaese, anzi nel Malpaese. In un sistema universitario marcio fino al midollo, che eccelle in concorsi truccati più che in ricerche di punta, dove si umilia chi è bravo ci si congratula con il genio (nel vero senso della parola) cacciato dal baronato come un reietto, espulso come un corpo estraneo, sputato come un boccone indigesto.
Figalli in Italia era un pericolo per gli equilibri che consentono di assumere somari, meglio se parenti o amanti, senza vergogna, senza dignità , senza pudore, senza controllo.
Figalli con la sua eccezionale bravura avrebbe messo a nudo la mediocrità delle mezze tacche aggrappate a scranni che non meritano, ne avrebbe scolpito l’inadeguatezza, ne avrebbe sputtanato quei patetici giri di sicofanti dediti a leccare le chiappe giuste. Gente che pubblica a malapena fregnacce inutili sulle riviste di quart’ordine dirette dai sodali indecenti.
Mentre nel mondo civile le università competono per accaparrarsi i talenti migliori, in Italia la feccia baronale intima a chi vale di farsi da parte, di scomparire, di mettersi in ginocchio, di tributare l’ossequio paramafioso.
L’esimio Conte twitta su Figalli nella speranza di trarne squallidi vantaggi politici.
Ma cosa ha twittato Ciuffo Bello quando nella sua Università di Firenze, proprio nel suo Dipartimento è scoppiato il marcio della Concorsopoli?
Quando i suoi colleghi sono finiti agli arresti?
A noi non risulta alcuna presa di posizione. Philip Laroma Jezzi, il ricercatore che con il suo esposto ha scoperchiato la fogna a Firenze non ricorda un minimo di solidarietà dei suoi colleghi. Tantomeno di Ciuffo Bello.
Lui è rimasto in silenzio, come i pennuti che non sanno cinguettare.
Tipo gli struzzi col becco piantato nella sabbia.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
TANTO RUMORE PER NULLA, I ROM SONO SEMPRE AL LORO POSTO… MA E’ COSI’ GRATIFICANTE FARE LE GUARDIE BIANCHE DI SALVINI?
Il militante di Casapound Marco Continisio ha annunciato di aver “sgomberato” un
insediamento di rom che si trova a Casal Bruciato in via Tommaso Smith.
Il video pubblicato su Facebook viene presentato così: “Ieri a Casal Bruciato, CasaPound Italia e i residenti sgomberano un primo insediamento rom. Non molleremo fino a quando l’intera area sarà bonificata. Siamo scudo e spada di questa nazione!”
Nel video, insieme a cori da stadio e qualche scaramuccia, si vede una persona che prende la strada per allontanarsi da via Smith e gli altri che lo incitano ad andare via, mentre un uomo con il megafono esulta per il risultato e chiede “un applauso per noi” e poi aggiunge che “questa è la risposta ai consiglieri del PD che dicono che noi facciamo solo casino”.
Ma nei commenti al post di Continisio c’è chi invece dice la verità : “Marco, mi spiace contraddirti, ma dopo la ‘farsa’ di spostarsi dopo il vostro intervento, questa mattina, erano rinsediati e anche più di prima. Non sarà semplice mandarli via”.
La risposta di Continisio non smentisce quanto affermato dall’utente Andrea.
Non c’è stato quindi nessuno sgombero a Casal Bruciato, ma probabilmente soltanto persone che hanno deciso di allontanarsi per lasciar “sfogare” ed autoapplaudirsi quelli di Casapound e poi sono tornati quando la zona è tornata tranquilla.
Forse i consiglieri del PD non hanno tutti i torti.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
E’ UN SESSANTENNE, L’INDAGINE DEI CARABINIERI IN COLLABORAZIONE CON UNA ONLUS: “IMMAGINI RACCAPRICCIANTI”
Un incensurato sessantenne, originario e residente nel Reggiano, è stato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo di Reggio in quanto ritenuto autore di reati che vanno dalla pornografia minorile, atti sessuali con minori sui quattordici anni e violenza sessuale aggravata commessa con abuso delle condizioni di inferiorità psichica della vittima, commessi tra il 2000 e il 2017.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Tribunale di Bologna, su richiesta di Luca Venturi, pubblico ministero della Procura distrettuale felsinea autorità giudiziaria competente per il grave delitto, coordinata da Giuseppe Amato. “Raccapriccianti” sono state definite le immagini e i video rinvenuti dai militari sul computer sequestrato all’indagato, a tal punto che anche gli stessi inquirenti hanno faticato non poco a eseguire gli accertamenti, visto il fisiologico impatto emotivo provocato dalla visione del materiale, avendolo infatti scandagliato nelle migliaia e migliaia di sottocartelle in cui i singoli file erano stati ossessivamente nascosti ed archiviati.
L’attività investigativa, avviata con la fattiva collaborazione dell’Arma dei Carabinieri con una associazione Onlus attiva a contrasto della pedocriminalità sul territorio nazionale, ha trovato origine dalla perquisizione effettuata, qualche mese fa, nell’abitazione dell’indagato.
Era stato sequestrato materiale informatico idoneo all’archiviazione di file tra cui, in particolare, anche alcune spypen che l’uomo usava per riprendere di nascosto minorenni, anche le stesse parenti, talvolta affidate alla sua vigilanza mentre queste ultime erano intente a spogliarsi nella propria cameretta oppure a farsi la doccia.
C’erano anche foto e video di bimbe straniere, di 7-8 anni, probabilmente scaricate dal web, spesso realizzate in modo professionale da studi fotografici.
La “ossessione” dell’indagato verso le bambine è stata confermata dal rinvenimento di migliaia di fotografie in cui lo stesso, attraverso l’apposito utilizzo di software di modifica immagini, dopo aver scaricato alcune foto pornografiche ritraenti atti sessuali completi tra adulti, aveva poi sostituito al volto del porno attore il proprio volto, al corpo della porno attrice quella del corpo nudo di una bambina scaricata dalla rete ed infine al volto di quest’ultima il volto di altre minorenni.
Le indagini dei carabinieri proseguono per verificare la provenienza di un così ingente materiale pedopornografico anche attraverso gli organi di cooperazione internazionale di polizia in materia di reati sessuali ai danni di minorenni, al fine di oscurare i siti internet di riferimento.
(da “il Resto del Carlino”)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
“SECONDO DI MAIO SAREI UN PARASSITA SOCIALE. NON UNA PAROLA E’ VENUTA IN MIA DIFESA DA SALVINI, CHE HO VOTATO”
Un pensionato, ex dirigente di grandi industrie elettromeccaniche proprio non ce l’ha fatta più
a leggere gli attacchi portati simbolicamente a lui e a quelli come lui dall’attuale governo e ha deciso di scrivere al direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, che ha pubblicato la sua missiva con la dignità che si dà ad un editoriale. Perchè 44 anni “di regolari versamenti contributivi (qualche milione di euro) – come sottolinea lo scrivente, il signor Sergio Canavero – dà nno diritto ad una pensione che Luigi Di Maio e il governo vogliono tagliare.
“Secondo il signor Di Maio”, sono “il perfetto prototipo del parassita sociale”, scrive il pensionato.
“Per me è stato un fulmine a ciel sereno – scrive il signor Canavero -. Non avevo capito infatti chi fossero oggi da considerare parassiti sociali. Ho così scoperto che siamo noi, che abbiamo studiato, magari lavorando e poi lavorato senza risparmiarci per più di mezzo secolo. Noi che adesso abbiamo pure la pretesa che lo Stato rispetti quanto aveva pattuito con noi. Noi che abbiamo l’indubitabile colpa di avere adempiuto sempre e correttamente alle leggi dello Stato e alle regole della Previdenza”.
Ma il signor Canavero non si meraviglia che l’attacco sia portato alla sua categoria da Di Maio. Quel che lo indigna è il silenzio di Salvini.
“Vengo al punto. Alle ultime elezioni, a marzo, ho votato per Forza Italia (Politiche) e per la Lega (Fedriga alle regionali). Ed è per questa ragione che è invece da Salvini che oggi mi sento tradito. Il taglio della mia pensione non era nel programma del centrodestra e della Lega, per i quali ho votato”.
Sallusti lo chiama ironicamente collega parassita e si interroga: “Davvero Matteo Salvini avrà il coraggio di tradire il suo elettorato quindi anche lei, e avallare una rapina di Stato ordita dai Cinquestelle? La logica farebbe pensare di no, ma l’ambizione è cattiva consigliera e a questo punto non metterei la mano sul fuoco per nessuno, neppure per il leader leghista”.
(da “Huffingtonpost”)
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