Destra di Popolo.net

L’INDAGINE SUI TROLL RUSSI CONTRO MATTARELLA: GESTITI DA UNA SOCIETA’ DI MILANO

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

PROFILI SCHERMATI CON FALSE PROVENIENZE DALL’ESTERO: SI TRATTA DI PROFESSIONISTI: PAGATI DA CHI?

La procura di Roma indaga per scoprire chi abbia pianificato e attuato l’operazione politica contro il capo dello Stato dopo il suo rifiuto a nominare ministro dell’Economia Paolo Savona.
Il direttore del Dis Alessandro Pansa oggi parlerà  dell’indagine al Copasir.
L’analisi del traffico e dei contenuti effettuata in queste ore dagli specialisti della polizia Postale e dell’intelligence dimostra che questi account continuano a «monitorare» quanto accade nel dibattito politico e spesso utilizzano lo stesso hashtag #mattarelladimettiti, come strumento di pressione.
Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera anticipa cosa dirà  Pansa oggi:
Al Parlamento il capo dell’intelligence consegnerà  un dossier che ricostruisce quanto accaduto la notte tra 1127 e i128 maggio. La prima traccia utile trovata dagli specialisti avvalora la possibilità  che a generare l’operazione sia stato un account creato sullo «snodo dati» di Milano.
L’obiettivo dell’assalto era fin troppo evidente: rilanciare le dichiarazioni pronunciate in quelle ore da Luigi Di Maio che aveva accusato Mattarella di «alto tradimento» per aver causato – escludendo la designazione di Savona – la rinuncia di Giuseppe Conte a formare il governo di M55 e Lega. E così dimostrare come l’opinione pubblica fosse tutta schierata con il capo politico dei grillini, forse nella speranza di convincere il presidente a fare marcia indietro.
Un tentativo andato a vuoto, che però non cancella la «pressione» politica esercitata sulla più alta carica istituzionale e dunque consente ai magistrati del pool antiterrorismo di Roma coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Caporale di procedere nell’ipotesi che dietro il tweet storm ci fosse un disegno eversivo
Il primo profilo sarebbe stato creato con un’iscrizione avvenuta in Italia – quella dello «snodo dati» che si trova a Milano – ma in maniera schermata in modo da far figurare che provenisse dall’estero.
Per gli altri account, almeno 150 nei primi minuti, sarebbero stati utilizzati server stranieri: in Estonia o in Israele. Ad agire, è questa la convinzione degli investigatori, sarebbe stata un’unica mano.
Si tratta quasi certamente di una società  specializzata in questo tipo di attività , al momento i tecnici escludono che tutto ciò sia stato fatto da privati.
Questi finti profili, sottolinea uno degli investigatori, «hanno pochissimi seguaci, twittano soltanto su uno o due argomenti, in alcuni casi vengono chiusi per poi ricomparire nei momenti ritenuti utili da chi lancia le campagne di assalto contro gli obiettivi istituzionali».
L’Internet Research Agency, l’agenzia di San Pietroburgo legata agli apparati di Putin, aveva una cinquantina di profili attivi in lingua italiana che hanno prodotto 18mila tweet in due anni. La maggior parte dei profili è stata disattivata tra 2017 e 2018.

(da agenzie)

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INTERVISTA A MAGI (+EUROPA): “IL DECRETO MOTOVEDETTE E’ INCOSTITUZIONALE”

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

“PROMUOVE I RESPINGIMENTI, MI ASPETTO UN SEGNALE DAI DEPUTATI”

È il giorno del voto alla Camera sul cosiddetto decreto motovedette, già  passato al Senato. Tecnicamente si tratta di approvare la cessione a titolo gratuito alla Libia di dodici motovedette per il controllo delle coste: dieci unità  navali di Capitaneria e Guardia costiera, due della Guardia di Finanza.
Ma in ballo c’è molto di più. La seduta diventerà  un’occasione per un confronto sull’immigrazione e sul rapporto con la Libia.
Magari anche all’interno di alcune forze politiche, come il Pd.
Nei giorni scorsi nel Partito democratico sono emersi diversi mal di pancia e perplessità , rispetto al voto espresso al Senato.
In particolare con le parole del presidente, Matteo Orfini, che ha detto: “Quello che sta emergendo sulle condizioni dei campi libici obbliga ad alzare l’attenzione sulla garanzia dei diritti umani. La soluzione non sono i respingimenti forzati che riportano le persone nel posto da dove scappano”.
Chi non ha dubbi nel bocciare il provvedimento è Riccardo Magi, deputato di +Europa, che nei mesi scorsi è salito anche su una nave della Ong Pro Activa Open arms.
E che contro la conversione del decreto ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità , insieme a Leu (ndr, bocciata in mattinata dall’aula con 443 voti contrari).
Cosa c’è di incostituzionale nella cessione di queste motovedette?
“Per dichiarazione stessa di chi propone il decreto, le dodici motovedette vengono date con l’obiettivo di bloccare immigrati che partono dalla Libia, Paese che non ha aderito alla Convenzione di Ginevra. Questo è in netto contrasto con la garanzia del diritto d’asilo prevista dalla Costituzione ma anche con un’ampia giurisprudenza della Cassazione che impone la tutela del richiedente, cioè di chi fugge. Solo successivamente viene verificata la sussistenza dei requisiti. E comunque mediamente il 40 per cento di chi fa richiesta attualmente riceve una qualche forma di protezione: asilo politico, o protezione sussidiaria, o protezione umanitaria. Questo significa che noi stiamo affidando alla Libia l’incarico di respingere una parte consistente di chi parte e che invece meriterebbe protezione. Stiamo facendo respingimenti per interposta persona, anzi per interposto Stato. Nel 2012 siamo stati condannati perchè ci fu un intervento diretto delle nostre autorità . Oggi la sostanza non cambia, la cessione delle motovedette è solo un’operazione di facciata”.
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, insiste nel presentare la Libia come un “porto sicuro”.
“Da un punto di vista giuridico un luogo è sicuro quando il salvato non deve temere per la propria vita nè per i propri diritti. A chi stiamo dando queste motovedette? Nell’ultimo anno la situazione in Libia è addirittura peggiorata. Non c’è uno Stato, non c’è neppure un governo – benchè Serraj sia riconosciuto dalla comunità  internazionale – bensì due governi ma senza un potere effettivo. E poi 150 milizie e una serie infinita di formazioni tribali. Perfino i libici fuggono, sempre più spesso li troviamo a bordo delle imbarcazioni cariche di migranti. E nei campi per immigrati vendette, violenze, stupri sono all’ordine del giorno. Per capire la situazione libica, basti pensare che il Consiglio di sicurezza dell’Onu a giugno ha sanzionato 6 individui che gestivano un traffico di esseri umani e tra loro c’era il comandante della guardia costiera di Zawiya. Infine, devo dire molte di queste motovedette sono inadatte al soccorso in mare, piccole e instabili per operazioni di salvataggio”.
Non riconosce il lavoro fatto dalle agenzie dell’Onu?
“Oim e Unhcr fanno il possibile, ma devono fare i conti con una quantità  enorme di paletti nelle visite ai campi. E molti centri per migranti sono del tutto inaccessibili”.
Cosa si aspetta? Visti i numeri in Parlamento il decreto sarà  approvato con una maggioranza molto ampia.
“Mi aspetto qualche segnale diverso rispetto al Senato, dove il testo è passato con il 90 per cento dei voti. Abbiamo sentito tutti le cose dette da Orfini. Ci sono esponenti dem, come Delrio, che hanno insistito sul monitoraggio nei centri di detenzione, su verifiche per il rispetto dei diritti umani. E so con certezza che ci sono colleghi dei 5Stelle che vivono con disagio l’impostazione del governo sui migranti. Lo stesso presidente Fico ha riconosciuto che la Libia non è un porto sicuro. A lui avevo inoltrato la richiesta di autorizzazione per una missione parlamentare in Libia. Sto aspettando. Mi aspetto una reazione dal Parlamento. Nella società  civile, nel terzo settore laico e cattolico, c’è una forte preoccupazione. Ma queste associazioni si sentono orfane di una rappresentanza politica”.

(da agenzie)

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RAI: CONTE E TRIA VOGLIONO SOSTITUIRE MARCELLO FOA PER EVITARE DI PAGARE I DANNI ALLA CORTE DEI CONTI

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

IL GIURISTA CONTE SI E’ CONVINTO CHE INSISTERE VORREBBE DIRE ESSERE CONDANNATI IN TRIBUNALE… SALVINI DEVE GARANTIRE UN LAUTO STIPENDIO A FOA E LO PIAZZERA’ ALLA DIREZIONE DI UNA STRUTTURA RAI

Dopo il mancato ok della Commissione di Vigilanza sulla RAI sul nome del presidente di viale Mazzini, La Stampa racconta oggi che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno intenzione di sostituire Marcello Foa, nome sgraditissimo a tutta l’opposizione.
In particolari ambasce sarebbe il premier, dopo i pareri negativi dei giuristi sul presidente e sull’intero consiglio di amministrazione:
Da caso politico, infatti, la partita sulla presidenza di Viale Mazzini si sta trasformando in un caso giudiziario, con costituzionalisti e maestri del diritto chiamati in causa, minacce di ricorsi e di esposti che piovano ovunque. E l’avvocato amministrativista Conte ha una certa sensibilità  a riguardo. Come al solito, anche indossando le nuove vesti della politica, il premier fa quello che ha fatto per una vita: studiare.
Ha studiato la legge confezionata dal governo Renzi e ha letto le interviste dei colleghi giuristi. Tra le ultime, quelle a Beniamino Caravita di Toritto sul Messaggero che considera impossibile riproporre il nome di Foa come vorrebbe fare Salvini e apre alla possibilità  che la Vigilanza si rivolga alla Consulta.
Un’iniziativa che minaccia di intraprendere Michele Anzaldi, deputato Pd, «se l’asserragliamento di Foa dovesse andare avanti».
Su Formiche invece è Cesare Mirabelli a dare il colpo finale alle certezze della Lega. Secondo il presidente emerito della Consulta l’impasse potrebbe addirittura far decadere l’intero cda.
Il ragionamento è semplice: l’elezione del presidente, di nomina governativa, non è efficace se non è ratificata dalla Vigilanza, che ha la funzione parlamentare di bilanciare un consiglio che è quasi di dominio ministeriale.
Foa è stato bocciato dalla commissione e senza presidente è l’intero cda a poter perdere di efficacia: non avrebbe un vicepresidente a guidare il consiglio e non potrebbe procedere a fare nulla, tantomeno le nomine.
Proprio per questo il CdA ha evitato di decidere sui primi dossier che sono arrivati sul suo tavolo, prefigurando il rischio di annullamento degli atti e di danno erariale. Ma nel piano di Tria e Conte c’è un ostacolo:
Salvini però non è intenzionato a mollare. Più che una questione di principio ne fa una questione politica, di sfida al capo di Fi Silvio Bedusconi, e di competizione all’interno di quel che resta della vecchia coalizione del centrodestra. Foa avrebbe già  una volta dato disponibilità  alle sue dimissioni. Ma Salvini le ha rispedite al mittente. Il leader del Carroccio è intenzionato a ripresentare il giornalista come unico candidato, una forzatura che potrebbe avere conseguenze imprevedibili
Se alla fine, però, in un modo o nell’altro non dovesse spuntarla, Salvini garantirà  a Foa un’altra destinazione di prestigio: la direzione di una testata, di una rete odi una struttura in Rai. Anche perchè, spiegano dalla Lega, con la presidenza in tasca si era già  dimesso dal ruolo di amministratore delegato del Corriere del Ticino, dove prendeva certamente di più dei 66 mila euro dei semplici consiglieri Rai.

(da “NextQuotidiano”)

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BERTOLDO DI MAIO E IL REDDITO DI CITTADINANZA CHE ORA “SI FINANZIA DA SOLO”

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

GLI ESCAMOTAGE CONTABILI E LE FANTASIE SOCIOECONOMICHE DEL MOTO PERPETUO: COME COMPRARE CONSENSO FACENDO DEBITO PUBBLICO

Con una mossa a sorpresa, che neanche il più fantasioso degli autori satirici avrebbe osato immaginare, il ministro e vicepremier Luigi Di Maio ha reso noto che il reddito di cittadinanza non avrà  bisogno di coperture e si finanzierà  da solo in virtù di un mix di escamotage contabili e fantasie socioeconomiche che realizzeranno quello che da secoli la fisica considera impossibile: il moto perpetuo.
Iscrivendosi in una nobile tradizione, che parte dalle astuzie del contadino Bertoldo, di Giulio Cesare Croce, passa per le alchimie burocratiche dell’azzeccagarbugli manzoniano e si ricongiunge saldamente al Criptomarxismo italiota, noto anche come Keynesismo all’amatriciana, che si può riassumere nel principio: quando voglio comprare consenso con denaro pubblico, senza ammettere l’aggravio per l’erario, immagino moltiplicatori biblici e crescita economica fantascientifica per compensare.
Notevole anche lo slancio (neo)linguistico: dopo il decreto dignità  che combatte il precariato aumentandolo (con contratti di lavoro più brevi e meno frequenti) ecco il reddito di cittadinanza, non destinato a tutti i cittadini, ma solo a quelli che cercano lavoro.
Quello che potrebbe sembrare un mero formalismo irrilevante è in realtà  la chiave di volta del meccanismo di autofinanziamento: per ottenere il reddito di clientela populista, i cittadini interessati dovrebbero iscriversi ai Centri d’Impiego e, in questo modo, verrebbe modificata la loro classificazione all’interno della Rilevazione sulle forze di lavoro a cura dell’ISTAT.
Dunque gli aspiranti percettori del sussidio pentastallato, che in precedenza erano considerati Non Forze Lavoro (persone in età  lavorativa non occupate, nè in cerca di lavoro) verrebbero riclassificati come Disoccupati.
A cosa potrà  mai servire questo Escamotage contabile?
È presto detto: trasformando gli inattivi in disoccupati è possibile rivedere al rialzo la stima della forza lavoro potenziale e, di conseguenza, anche del PIL potenziale. Secondo le regole del fiscal compact, i paesi ad alto debito sono tenuti a mantenere stabile il rapporto tra “deficit strutturale e PIL”, dunque un aumento della distanza tra PIL potenziale e pil effettivo consentirebbe di “sterilizzare” l’aumento del deficit necessario a finanziare il reddito di creduloneria sovranista.
Questo costo si può pagare aumentando le tasse (che però i legaioli vogliono ridurre) oppure facendo più deficit di bilancio e quindi accrescendo il debito pubblico (che tutti dicono di voler ridurre) con conseguente allarme sui mercati finanziari (spread verso il Bund che aumenta) e violazione degli impegni presi in sede europea
Se si trova un modo di gonfiare artificiosamente il reddito potenzialmente conseguibile dal nostro paese, alcuni meccanismi di flessibilità , previsti al fine di fronteggiare congiunture economiche particolarmente avverse, possono essere applicati in modo da rendere formalmente accettabile il deficit aggiuntivo
Morale della favola: i sagaci pentastellati, capeggiati da Bertoldo di Maio ed evidentemente assistiti da consulenti che farebbero impallidire il celebre avvocato manzoniano, vogliono fare più deficit per comprare consenso e si propongono di aggirare le regole, che vieterebbero questa pratica, ribattezzando gli inattivi come disoccupati in cerca di occupazione, un po’ come una volta si ribattezzava la carne in pesce per consentire ai fedeli di mangiarla al venerdì.
Semplice creatività  burocratica e contabile volta a mascherare la ricerca di consenso a spese dei contribuenti?
No, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi: il trucco di Di Maio, oltre ad essere l’ennesima furbata italiota per aggirare le regole e confondere le idee agli elettori, presenta dei rilevanti limiti quando si scontra con il funzionamento del sistema economico.
Il primo ovvio cortocircuito parte dalla neolingua della definizione di reddito di cittadinanza.
Quello su cui nelle opportune sedi accademiche si discute, ed è qualificato come Universal Basic Income è appunto una misura destinata a semplificare le strutture di welfare dei paesi avanzati e a tutelare particolarmente coloro che rimangono indietro rispetto all’evoluzione di processi come la globalizzazione e l’innovazione tecnologica.
Dunque si tratta chiaramente di un trasferimento da chi è capace di trovare un lavoro e guadagnare, verso chi non ha questa capacità  e si trova in condizioni di difficoltà  e al quale, per definizione, non si può chiedere di subordinare il sussidio alla ricerca di un lavoro (la semplificazione dell’attività  di monitoraggio è uno dei benefici del UBI).
Con la storia dei Centri per l’impiego i pentastellati stanno proponendo un sussidio di disoccupazione, di fatto simile a quelli esistenti, e stanno vendendo la prospettiva da botte piena con moglie ubriaca che sia sufficiente dare un po’ di soldi a chi aveva smesso di cercare lavoro affinchè questo si attivi nuovamente e, in un paese dove l’occupazione langue, riesca a anche a trovarlo.
Purtroppo l’alternativa reale è come sempre meno allettante: o si persegue la scelta politica di dare un sussidio agli inoccupati, se ne accetta il costo e si trovano modo sostenibili per finanziarlo (aumento tassazione e/o riduzione di altre voci di spesa pubblica) oppure si prediligono soluzioni che non comportano oneri aggiuntivi, quali ad esempio un’assicurazione contro la disoccupazione finanziata da contributi dei lavoratori attivi, che per ovvi motivi non può essere estesa a chi è fuori dalla forza lavoro
Il reddito di cittadinanza si finanzia da solo?
Tuttavia, anche a prendere per buona la crescita artificiosa del PIL potenziale (che non è affatto scontata, poichè la sola crescita dalla forza lavoro potenziale operata per convenzione non è sufficiente a determinarla) come ben spiegato da Tommaso Monacelli su Il Foglio, c’è ancora un passaggio che non quadra: il mirabile meccanismo, in base al quale il deficit necessario a finanziare il reddito di creduloneria, è compatibile con il Fiscal Compact, implica che non ci siano effetti rilevanti sul PIL effettivo, altrimenti la distanza tra questa grandezza e il PIL potenziale non sarebbe sufficiente a far operare i meccanismi di flessibilità  congiunturale.
Per farla semplice ci sono 2 alternative:
la misura non ha alcun effetto su crescita e occupazione (come è altamente probabile), serve solo a comprar voti ai pentastellati e, con qualche sforzo contabile, il deficit è compatibile con il Fiscal Compact,
oppure, se riesce effettivamente a stimolare l’economia, oltre al PIL potenziale cresce anche quello effettivo, non c’è aumento della distanza tra le due grandezze e quindi il deficit realizzato per finanziare la misura è incompatibile con i vincoli presi in sede europea
Per concludere, la prospettiva che il reddito di cittadinanza subordinato alla ricerca di lavoro si finanzi da solo:
è in primo luogo un’affermazione impropria che confonde gli artifici contabili con le dinamiche reali dell’economia
si basa sulla forzatura della classificazione degli individui in cerca di occupazione, sulla speranza eroica che questa forzatura faccia lievitare in modo consistente il pil potenziale e che, grazie a questo, ci venga riconosciuta una immeritata e ingiustificata tolleranza in tema di saldi di finanza pubblica
comporta anche di fatto l’inutilità  delle misura stessa che avrebbe l’unico risultato di mettere qualche soldo in tasca ad alcuni cittadini, nella speranza che votino M5S, senza alcuna altra variazione rilevante nelle principali grandezze economiche del paese — il che vuol dire che chi trova lavoro lo avrebbe ottenuto anche in assenza della misura, chi non lo trova ha ottenuto un sussidio, che ha un costo e si aggiunge agli altri esistenti nel paese
Quello che in nessun caso è possibile è un fantasioso moto perpetuo in cui il reddito di creduloneria porta benefici all’economia del paese ed è anche compatibile con il Fiscal Compact.

(da “NextQuotidiano”)

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FONTANA MINACCIA LE DIMISSIONI: “SENZA SOLDI IL MIO MINISTERO NON SERVE E NE TRARRO’ LE CONSEGUENZE”

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

BRAVO, FALLO DA SUBITO E TORNA DA DOVE SEI VENUTO

“I progetti ci sono e l’attesa è grande, anche perchè è la prima volta nella storia italiana che esiste questo ministero. Però ci vogliono anche le risorse. Confido che arrivino dalla Finanziaria”.
Lo dice a La Stampa il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana. “Se non riusciremo a essere vicini ai disabili, a fare qualcosa di concreto, vorrà  dire che il ministro non serve. E ne trarrò le conseguenze”.
“Il futuro di questo governo e il rischio di tornare alle urne – osserva anche – dipenderanno dalla Finanziaria”.
Tornando sulla sua proposta di abolizione della legge Mancino stoppata dal premier Conte perchè non nel contratto di governo, Fontana afferma: “Certi temi sono importanti anche se non sono in agenda. Buona parte della classe politica non capisce che prima della politica vengono le idee”
Le sue idee xenofobe e omofobe sono note, quindi prima torna da dove è venuto e meglio è per tutti.

(da agenzie)

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PER LA SPIAGGIA SUL TEVERE IL COMUNE HA FATTO UN ACCORDO CON IL CAPO ROM ZORRO CHE “CONTROLLA” LA ZONA

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

I ROM GARANTISCONO TRANQUILLITA’ E IL COMUNE FORSE RICAMBIERA’ CON QUALCHE SERVIZIO

Il Messaggero oggi racconta una storia curiosa a proposito della spiaggia sul Tevere che è stata aperta sabato scorso a Roma dalle parti di viale Marconi.
Il Campidoglio infatti ha trattato con il capo di un campo rom abusivo che si trova da quelle parti per ottenere tranquillità  per la zona. Il capo rom, fa sapere la responsabile del prbogetto, non ha voluto soldi:
«Ci siamo raccomandati a Zorro» spiega ridacchiando una delle responsabili del progetto, Simonetta De Ambris. In che senso? Ma poi chi è questo Zorro? Forse un dirigente del Comune? Macchè. Si tratta del capo di un gruppo di rom che da anni vivono accampati a pochi passi dallo stabilimento, in vicolo Savini, e che si è messo a disposizione del Comune di Roma per proteggere la spiaggia. La vicenda è un po’ surreale.
Il racconto che ne segue altrettanto. Ecco la scena.
Domenica mattina, secondo giorno di apertura dello stabilimento; al Tiberis ci sono una trentina di persone pronte a trascorrere la giornata sulla riva del Tevere e al fianco dell’unica fontanella disponibile, si accalca una manciata di curiosi in bikini che chiedono ai responsabili del progetto la De Ambris appunto e Silvano Simoni a capo dell’ufficio Tevere per il Campidoglio informazioni sul sistema di sicurezza dello stabilimento.
Perchè va bene il modello parigino, ma in quest’ansa golenale del Biondo fiume c’era un accampamento di rom e si fa largo la preoccupazione che qualcuno possa tornare a rioccupare l’area.
Ecco che esce il nome Zorro. Pare una leggenda, invece è realtà : «Un rom, diciamo particolare, che si è presentato quando stavamo facendo i lavori racconta la De Ambris ce ne hanno parlato come fosse il capo del campeggio», (ovvero dell’insediamento abusivo che sorgeva proprio dove oggi ci sono venti ombrelloni e quaranta lettini prendisole) e che affittava illegalmente le capanne.
«È venuto a vedere cosa facevamo nella sua area» continua la dirigente di fronte ai curiosi. Quindi l’area la controllano i rom? «E certo» risponde lei. «Non ha chiesto soldi», prosegue la dirigente. Ci mancherebbe pure.
Zorro è una personalità  nel quartiere. Abita dentro «alle casette comunali che un tempo erano dei giardinieri e poi sono state occupate aggiunge la progettista ma è una storia di vent’anni fa».
Nessuno gli ha mai intimato lo sgombero. All’anagrafe risponde al nome di C. Z., e in passato è stato denunciato dagli uomini della polizia locale per ricettazione dal momento che pare affittasse dei posteggi nel mercato abusivo di via della Vasca Navale.
Si trova in vicolo Savini insieme ad altri della sua famiglia e ha spiegato al quotidiano romano cosa vuole ottenere:
Ha parlato con i rom di zona?
«Ho comunicato a tante persone che non deve succedere nulla, gli ho detto che non devono occupare l’area della spiaggia».
E il Comune?
«Vediamo che cosa possono fare anche per noi, io gli ho detto che abbiamo un’attività , che vogliamo fare una cosa bella per il quartiere tipo mettere delle panchine per gli anziani nel parco sopra».
Ci faccia capire bene. Lei ha detto ai responsabili della spiaggia «vi garantisco che l’area sarà  mantenuta libera dai rom perchè li controllo io»?
«Esatto, ho parlato con tutti: rom e non rom, tipo con i bulgari. E poi con tutte le altre persone che vivono qui: abbiamo anche fatto una riunione. Diamo una mano ma in cambio ancora non mi hanno fatto sapere nulla».

(da “NextQuotidiano”)

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ALTRO CHE SPIAGGIA SUL TEVERE, A MONTEVERDE C’E’ IL GEYSER

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

LA RAGGI INAUGURA IL PARCO ACQUATICO: SI ROMPE L’ENNESIMA TUBATURA, IL GETTO ARRIVA FINO AL QUINTO PIANO DEGLI STABILI

Gli abitanti del quartiere Monteverde a Roma oggi si sono svegliati con un’attrazione degna di un parco acquatico. E tutto sotto casa.
In via di Monteverde, all’angolo della chiesa di San Damaso una tubatura rotta ha causato la chiusura della strada nel tratto verso Pontebianco. I gruppi di territorio su Facebook raccontano di un getto violentissimo che arriva fino al quinto piano di uno degli stabili adiacenti. I vigili sono già  sul posto in attesa dell’ACEA.
“Almeno chi è partito per le ferie non deve preoccuparsi di annaffiare le piante”, dicono nei gruppi di zona, mentre c’è chi si preoccupa per chi ha lasciato le finestre aperte in camera da letto e oggi si trova con la sveglia e la doccia in contemporanea.
Tra i residenti c’è chi racconta che l’ACEA è arrivata sul posto dopo ore dalla prima segnalazione.

(da agenzie)

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SONO UNA MAMMA DI UN RAGAZZO DI COLORE: LE SPIEGO COS’E’ IL RAZZISMO, MINISTRO FONTANA

Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile

UNA MAMMA CHE 21 ANNI FA HA ADOTTATO UN BIMBO DALLA PELLE SCURA RACCONTA LE UMILIAZIONI E LE ANGHERIE SUBITA DA LEI E DAL FIGLIO

Questa è la lettera di una madre al ministro Fontana. Una donna di Savona, insegnante, che 21 anni fa ha adottato un bambino di colore.
Sabina   Minuto nel gennaio del 2016 aveva denunciato Trenitalia perchè al figlio Giacomo, munito di regolare biglietto era stato impedito di prendere   il Thello Eurocity n.145. Motivo? Secondo il controllore aveva una sacca troppo grande con sè. Ma la ragione era probabilmente di natura razziale.
Qui, in un post di poche righe su Facebool racconta le angherie subite.
Racconta al ministro Fontana che vorrebbe abrogare la legge Mancino che cosa è il razzismo in Italia. E’ un documento forte e potente.

Ministro Fontana… Ma lei da che parte sta? Della Repubblica a cui ha giurato fedeltà ? Della Costituzione? Io spero che lei si dimetta
Glielo racconto io come stiamo a razzismo
Ho un figlio nero, diciamo. Adottato. Va bene? O le dà¡ fastidio anche questo?
Quando era piccolo mi chiedevano “Cosa mangia?” (cit. letterale
Nelle partite di calcio fra bambini (faceva calcio ahimè) troppe volte i bambini ma più i genitori gridavano “butta giù sto negro di merda!”
E noi zitti. Zitti per educazione e per non far male a nostro figlio
Per non citare quando i parenti hanno evitato di invitarlo alle feste di compleanno.
A 14 anni è stato trattenuto senza apparente motivo su una gazzella dei carabinieri (che NON ci ha avvisato) perchè, essendo nero, forse era uno che rubava negli stabilimenti balneari. Per piຠdi un’ora buona
Allo Sky college di Falcade (grande esempio di integrazione fra atleti) lo chiamavano Bob Marley della neve (che magari fa ridere ma a 16 anni mica tanto) e lo hanno messo in uno scantinato a dormire. E noti che noi pagavamo la retta (alta) come gli altri
Poco tempo fa gli è stato impedito, nonostante avesse un biglietto regolare, di salire su un treno da un controllore delle FFSS. Denuncia, casini, articoli di giornale; niente di fatto: ovviamente.
Senza contare le volte che viene fermato senza motivo, che noi stessi siamo stati fermati in auto con la richiesta “Fornisca le generalità¡ del passeggero”.
Ecco signor ministro. Il razzismo in Italia ESISTE, è sempre esistito e ora alza la voce e la fa da padrone. Non si azzardi a toccare quella legge. Non si azzardi! Vergogna!
Non sono più comprensiva nè democratica. Adesso urlo forte e mi faccio sentire!

(da Globalist)

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CONTINUA IL BALLO DEL TAV-TAP

Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile

GOVERNO SPACCATO SULLE GRANDI OPERE, IL M5S SI RICORDA DELLE SUE PROMESSE E FRENA, LA LEGA VUOLE COSTRUIRE PER FAR GUADAGNARE GLI IMPRENDITORI DEL NORD

Ci ha pensato Alessandro Di Battista , nel giorno del suo quarantesimo compleanno, a mettere la giusta carne al fuoco: “Abbiamo fatto battaglie importanti, contro il Tap, contro il Tav, opere del tutto inutili: coraggio, questo è il momento di spingere. Il Movimento deve fare il Movimento, ribadendo i “No” sani che abbiamo detto, perchè ci abbiamo preso i voti su quella roba là “, ha scritto su Facebook.
Di Maio si è subito congratulato più per gli anni che per il tu devi politico (ce ne fosse solo una di abiura da fare per tenere in piedi l’asse con la Lega).
La replica a mezzo stampa di Salvini (sulla Stampa) non si è fatta attendere. “Dai nostri dati, sembra che i benefici superino i costi nel caso delle pedemontane, del terzo valico e del Tap, che ridurrebbe del 10% il costo dell’energia per tutti gli italiani”, afferma Salvini, abituato a sparare sentenze a casaccio.
Poi sulla Tav: “Il discorso è più lungo. Bisogna calcolare fino all’ultimo centesimo. Aspetto i risultati degli studi. In linea di massima, culturalmente sono più per fare che per disfare. Se non fare la Tav ci costasse due, tre o quattro miliardi, è chiaro che andrebbe fatta”, chiosa Salvini.
Che così riflettendo si prende gli applausi della sbiadita ex alleanza di centrodestra oggi (poi quando tornerà  a parlare di Rai la musica ricambierà ), dalla Gelmini alla Meloni.
Ma il problema è in seno al popolo di governo. “Al di là  della posizione personale di Salvini, la domanda a cui dare risposta resta se la Tav è un’opera redditizia o meno. Tutte le stime e le previsioni, per esempio, si fondano su valori dei flussi di merci e di persone che definirei farlocchi, poichè diminuiscono anzichè aumentare. Serve, quindi, un’analisi attualizzata per una valutazione più approfondita”, dice invece il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli che si deve essere accorto ora che la Tav è una patacca.
Toninelli nei giorni scorsi si era detto favorevole a bloccare i lavori della Tav. E comunque mette le mani avanti: “Deve essere valutato e riformulato tutto, ma se per ripagare l’opera servono più di 50-60 anni, finendo con il mettere le mani nelle tasche degli italiani per finanziarla, è meglio bloccarla”, ha aggiunto Toninelli.
Per sapere se l’opera si farà  o meno, precisa Toninelli, bisognerà  attendere almeno fino alla fine dell’anno.
Sull’ancora più discusso Tap risponde a Salvini la ministra pentastellata del Sud. “Caro Matteo Salvini, in Italia servono le infrastrutture ed in particolar modo ne hanno estremo bisogno il sud e le aree interne del centro-nord. È la carenza di questo genere di investimenti che ha provocato una perdita ulteriore di posti di lavoro al sud di 300.000 unità  durante gli anni della crisi. Strade sicure, ferrovie, scuole, ricerca, università , bonifiche, anti-dissesto idrogeologico, energia pulita. Questi sono gli investimenti che L’Italia aspetta”, afferma, replicando al vicepremier sul Tap, la ministro per il Sud Barbara Lezzi.
Ma se sulla Tap qualcuno ragionasse che occorre cambiare il percorso, magari si eviterebbero parole senza senso.
Come la mettiamo? L’ircocervo che ci governa balla e fa ballare l’Italia su questioni delicate per le quali entrano o escono decine di miliardi, tutto compreso. Ma come ci hanno insegnato su decine di altre cose, meglio un belo rinvio, poi qualcuno ci penserà  o pagherà , visto che le opere di cui si parla sono belle e avviate da molto tempo. Agosto arriva giusto giusto.

(da agenzie)

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