Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
IL MESSAGGIO E’ MEDITATO: “OGNI COSA CHE FACCIO E’ LEGGE”
Salvini ieri sera ad una manifestazione di partito con la maglietta-divisa dei Vigili del Fuoco. E
la divisa dei Vigili addosso a un capo partito che la mostra ostentatamente alla sua gente non indigna.
Come diceva – grosso modo – M.L.King, non è la violenza dei cattivi che mi fa paura, ma l’indifferenza dei buoni
Domani Salvini potrebbe decidere di mettere la divisa dei carabinieri. Prima così, per mostrarla, poi magari per farne abito quotidiano, col massimo grado.
Lui manda un segnale, non lo fa per sbruffoneria o cafonaggine, è meditato. “Io sono le istituzioni”, io faccio e ogni cosa che io faccio è legge.
Gli altri, i neri, i rom, quelli che non condividono le sue idee xenofobe sono fuori legge.
Non si è mai visto un politico con ruoli istituzionali che si appropria delle divise, tempo fa della polizia, ieri dei vigili del fuoco.
Non si neanche mai visto un Paese dove chi lo fa non venga denunciato.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
DENUNCIA DEL CAPO DELLA SICUREZZA DI FACEBOOK: SI IPOTIZZA UN COLLEGAMENTO DIRETTO CON I TROLL RUSSI ATTIVI SU TWITTER
Un Russiagate in salsa italiana a beneficio di sovranisti e dei populisti: la denuncia arriva dallo stesso capo della sicurezza di Facebook, Alex Stamos.
Il sospetto è che le interferenze russe sulle elezioni politiche italiane del 4 marzo siano avvenute anche sul colosso di Menlo Park, sotto forma di fake news, oltre che su Twitter.
Il fronte delle ingerenze degli hacker di Mosca sul voto nel nostro Paese rischia quindi di allargarsi anche al più popolare dei social network
Lo riporta La Stampa, sulla base di alcune segnalazioni riguardanti pagine che avrebbero diffuso fake news e post di propagande per influenzare il dibattito politico
L’attenzione dell’intelligence si potrebbe quindi allargare da Twitter, la piattaforma più utilizzata per l’informazione, a Facebook, quella più diffusa in termini di utenti e quindi maggiormente “efficace”.
Sotto la lente degli esperti ci sarebbe in particolare l’account Petertaddeo00, nato per la promozione di un libro e passato, già durante la campagna per il referendum costituzionale del 2016, a diffondere fake news e propaganda in italiano.
Prova ne sarebbe l’acquisto di pubblicità sul social fondato da Mark Zuckerberg, oltre all’utilizzo di materiale grafico simile a quello scoperto dagli investigatori Usa nell’ambito proprio di interferenze straniere, compresi contenuti a sfondo religioso. Tra il materiale condiviso, post sulla candidata alle presidenziali francesi Marine Le Pen e su Vladimir Putin, pubblicati in italiano.
Sempre secondo La Stampa, gli investigatori che hanno segnalato la pagina (ora non più accessibile) non hanno ancora la certezza di un collegamento diretto con i troll russi diffusi su Twitter, ma la prassi di disinformazione sarebbe analoga.
Tra le ipotesi anche quella di una rimozione dell’account imposto da Facebook.
A maggio era stato Stamos a indicare l’Italia come ambito nel quale il suo team di sicurezza aveva notato tecniche per l’interferenza nei processi democratici, con l’individuazione di “hoaxes” (bufale), bloccati per evitare la diffusione di informazioni non corrette; lavoro effettuato dal social network con la collaborazione con il sito Pagella Politica, specializzato nel fact-checking (la verifica dei fatti e delle notizie).
(da Globalist)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
NEGLI ULTIMI DUE MESI PERDITE PER 500 MILIONI
Mezzo miliardo di euro può bastare per Alitalia? Queste sono infatti le perdite dell’ultima gestione commissariale da maggio del 2017 a giugno del 2018.
Una perdita molto superiore al milione di euro al giorno, ma che potrebbe aumentare visti i piani del Governo di nazionalizzare e fare crescere la compagnia sotto le “ali di Stato”.
A queste perdite giornaliere, che la compagnia può sostenere solo perchè il Governo precedente ha approvato un prestito ponte di 900 milioni di euro (sempre il contribuente paga), bisogna aggiungere i quasi 10 miliardi di euro bruciati dal 2008 ad oggi tra bancarotte della compagnia, cassa integrazione speciale per dipendenti ritenuti speciali e tanti altri soldi pubblici finiti nel buco nero di Alitalia.
Alitalia semplicemente non riesce a reggere la concorrenza.
Se infatti facciamo un’analisi veloce del primo semestre del 2018, secondo i cui dati i Ministri Toninelli e Luigi Di Maio pensano che la compagnia sia risanata, forse dobbiamo davvero preoccuparci.
Il margine EBIT (Earnings before Interest and Tax) di Alitalia è negativo per oltre 16 punti percentuali.
Tra i grandi competitor c’è qualcun’altra compagnia ad avere un EBIT negativo? Assolutamente no. L’unica compagnia che non se la passa troppo bene, ma che comunque vede un EBIT superiore di quasi 20 punti percentuali superiori ad Alitalia è AirFrance — KLM, dove la forza dei sindacati e l’interessamento pubblico (lo Stato ha una quota di minoranza nel vettore) fanno volare molto basso la compagnia.
I casi migliori sono indubbiamente Ryanair e il gruppo IAG (che comprende British Airways, Iberia, Vueling e Aer Lingus) con un margine EBIT superiore al 10 per cento.
Da notare che proprio Aer Lingus (vettore irlandese), che vede la concorrenza in casa di Ryanair, è stata in grado di focalizzarsi sul mercato nord-americano, trovarsi la sua nicchia di mercato e di essere ormai il gioiellino del gruppo IAG.
La stessa Iberia vede forte concorrenza dei vettori low cost in casa, ma nonostante questo ha dei margini 25 punti superiori ad Alitalia.
È colpa delle low cost se Alitalia va così male?
La scusa delle low cost non regge perchè altrimenti IAG dovrebbe essere il gruppo con i margini inferiori (maggiore è la concorrenza delle low cost) e AirFrance e Alitalia quelle con i margini superiori.
Alitalia è una compagnia che non sta sul mercato per inefficienze proprie, anni e anni di pubblico intervento diretto e indiretto.
E il piano del governo appesantirà i conti di Cassa Depositi e Prestiti, di FS e in definitiva, del contribuente italiano.
“Paga Pantalone” e le nostre tasche sono sempre più vuote per salvare per l’ennesima volta Alitalia.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
DE MAGISTRIS: “FAR MORIRE DELLE PERSONE IN MARE E’ UN REATO PERSEGUIBILE D’UFFICIO”
“Bisogna capire cosa è accaduto pochi giorni fa sulla nave italiana che ha portato i rifugiati nel
porto libico. Secondo me sono stati commessi dei reati”.
A dirlo è stato il sindaco di Napoli Luigi De Magistris a margine dell’incontro al quale ha partecipato ieri sera a Riace assieme al sindaco di Barcellona Ada Colau
Il riferimento è al comportamento del governo sul tema dei migranti: “Io ho fatto il magistrato per tanti anni e secondo me stanno facendo una serie di reati e ci auguriamo che ci siano magistrati che li accertino. Quando fai morire delle persone in mare non è solo un fatto disumano contro l’etica. Sono reati perseguibili d’ufficio e credo che prima o poi queste persone saranno chiamate davanti a un tribunale. Ma non penso solamente a Salvini, che è l’apice, ma anche chi lo ha preceduto ha commesso reati. Bisogna spingere le persone a lottare. Non penso che il vento brutto vincerà , però se lo sottovalutiamo quel vento può mettere le radici. Non ho ancora visto un governo che ha attuato la Costituzione fino in fondo. Prima o poi ci sarà ”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
LA VERSIONE MINIMALISTA DI PARIS-PLAGES VOLUTA DALLA RAGGI INAUGURATA SUL TEVERE E’ GIA’ UN FLOP
Aldo gioca contro se stesso a beach volley. Lancia palloni a ripetizione poi passa sotto la rete e li rilancia. Fa caldo, tanto caldo: temperatura percepita 40°, il sole è a picco, il fiume che scorre poco più in la è un miraggio che non dà sollievo.
Benvenuti a Tiberis, la spiaggia de’ noantri, l’oasi senz’ombra, versione minimalista di Paris-plages, inaugurata oggi a Roma, in zona Marconi.
A giudicare dalle presenze, qualche curioso a rischio insolazione mischiato tra una decina di addetti ai lavori, l’esordio è stato un flop.
Eppure è tutto gratis: campi, lettini, ombrelloni, docce, parcheggi.
Offre il Campidoglio, cioè Virginia Raggi, la sindaca che l’ha fortemente voluta-. Messa in fuga ieri dall’allerta meteo, oggi dall’incubo di tagliare nastri nella desolazione totale. Magari stasera o domani arriveranno le folle. Andrà così, vedrete. Finora però la spiaggetta con affaccio vietato, realizzata in tutta fretta a un passo dall’ex Cinodromo, più che un punto di incontro sembra un luogo per sfigati.
<Siamo solo alla fase 1, è un progetto pilota, l’opera dovrà essere completata>, semina ottimismo Franco Giampaoletti, il City manager delegato a rappresentare il Comune. Ad accogliere i primi arrivati c’era anche Dianele Diaco, presidente della commissione Ambiente accompagnato dalla moglie e dalla figlioletta, costrette ad una toccata e fuga per via della canicola, appunto.
Venti — non di più – ombrelloni in stile moresco su un prato sintetico già ingiallito. Finte dune, finte palme, bagni biologici, sotto un gazebo una macchinetta triste come unico punto ristoro per la distribuzione di acqua minerale e caffè.
Roma-plages per ora è tutta qui. <Abbiamo rimosso tonnellate di rifiuti e terra, bonificato un’area golenale consegnata al degrado e bonificato quasi un ettaro di terra trasformato ora in un parco d’affaccio>, rivendica Giampaoletti, occhiali scuri, la fronte imperlata di sudore.
E in effetti ottenere la concessioni non deve essere stato semplice visto che sul Tevere s’intrecciano più competenze: Autorità di Bacino, Regione Lazio, Campidoglio, Capitaneria di Porto, Città Metropolitana. Una giungla più fitta della vegetazione spontanea che già sull’altra sponda nasconde migliaia di roditori e un paio di accampamenti rom.
“Sono venuta dall’Eur in autobus e ho portato con me un libro — si consola Marisa, signora in bikini — sto alla centesima doccia ma non mi lamento, meglio questo che quello che c’era prima”.
Francesco spinge Mauro sulla carrozzina lungo la salita di accesso. Una faticaccia. Sfinito, mima un tuffo nel Tevere e si lascia immortalare dall’amico.
Alfredo, 44 anni, impiegato, ha resistito solo pochi minuti. “Ero curioso, per 20 giorni qui è stato un via vai di operai e betoniere. Abito vicino, in via Enrico Fermi, dall’altra parte del fiume, la sera restiamo al buio perchè non c’è illuminazione. Mi chiedo: non era meglio fare qualcosa di più utile ai romani, ad esempio tappare le buche?”.
Ci sono i tavolini, ma all’ora di pranzo non c’è nulla da mangiare.
“La zona rimane interdetta ai vu cumprà “, chiarisce Diaco. Nessuna traccia di Ubaldone, il titolare dell’imbarcadero. I bateaux quando ci sono, se ci sono, arrivano a Ostia Antica, un viaggio senza ritorno per via delle rapide che non consentono la risalita.
“Fateci pagare un prezzo simbolico, ma mettete qualche servizio in più”, invoca un’altra signora, spiaggiata anche lei sulla riva attrezzata. Mentre Valeria, catanese, è stremata: “Mettessero qualcuno che con una pompa d’acqua passasse ogni tanto a innaffiarci…”.
E Virginia? Dov’è Virginia? Della sindaca zero notizie.
Si resta solo per qualche amarcord, anziani che ricordano i tempi del Ferrobedò, quando non troppo distante da qui i pischelli pasoliniani dei grattacieli di Via Donna Olimpia si tuffavano nelle marane. E c’è chi scommette sul primo tuffo nel Tevere. Urlerà “Americà facce Tarzan”?
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
MA I FANNULLONI NON ERANO GLI IMMIGRATI? … LA MALATTIA DEL FANCAZZISMO DILAGA, DATEVI ALLA POLITICA CHE DIVENTATE VICEPREMIER
Applicando la legge Madia, il Ministero dei Beni culturali ha deciso di licenziare in tronco,
senza attendere il processo, sei custodi della Reggia di Caserta considerati assenteisti.
L’indagine che li ha coinvolti, come ricostruisce Il Mattino, è stata avviata a seguito di alcuni furti verificatisi nell’agosto 2016.
Furti di beni di poco valore – fu svaligiata la buvette e sparirono due biciclette – ma che misero in evidenza della falle nella sicurezza visto che nessuno si accorse dei ladri perchè i custodi non erano al loro posto davanti ai monitor.
Una situazione che fece scattare gli accertamenti nei loro confronti da parte della polizia.
E le microcamere degli investigatori – riporta il quotidiano – registrarono nei mesi autunnali del 2016 sistematiche condotte assenteiste da parte dei custodi che timbravano il cartellino e poi si allontanavano per andare al bar, in pizzeria o a fare una passeggiata fuori dal perimetro del monumento.
Qualcuno è stato filmato anche mentre si allontanava in macchina.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
IL 90% SONO ITALIANI, CON FIGLI E UN’OCCUPAZIONE: LE TIPICHE “PERSONE PERBENE” CHE CITA SALVINI QUANDO ACCUSA GLI STRANIERI DI VIOLENZA
Sempre più donne in Italia decidono di dire basta e mettere fine alle violenze subite. Da gennaio a giugno di quest’anno il numero gratuito di pubblica utilità 1522, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità e gestito da Telefono Rosa, ha ricevuto solo a Roma 444 chiamate da parte di donne vittime di violenza, riuscendo in sei mesi quasi a raggiungere il numero totale di telefonate del 2017, quando erano arrivate 587 denunce.
L’aumento è evidente anche nel resto d’Italia dove fino a giugno sono arrivate 4 mila 664 telefonate, non troppe di meno rispetto alle 6 mila 533 giunte in tutto il 2017. In totale, fa sapere il sito del 1522, sono arrivate il 53% in più di telefonate.
«C’è di sicuro un significativo aumento delle donne che chiedono aiuto e decidono di mettersi nella condizione di ricevere assistenza», racconta la presidente di telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli.
Questo non vuol dire che siano aumentate le violenze ma potrebbe voler dire che sta aumentando la capacità delle donne di reagire.
«È un segnale decisamente positivo nella nostra battaglia contro il fenomeno sommerso della violenza e che dimostra una sempre maggiore consapevolezza delle donne che escono allo scoperto e trovano il coraggio di denunciare le violenze subite, che molto spesso avvengono all’interno delle mura domestiche», conferma la presidente di Telefono Rosa.
Si spera, insomma, che sia il frutto di una nuova stagione, un’onda iniziata con il movimento #MeToo negli Stati Uniti ma che ha trovato ampio spazio anche in Italia con una forte diffusione mediatica.
«È innegabile che da un anno a questa parte se ne sia parlato molto. C’è una grande sollecitazione che sta avendo i suoi effetti e che fa capire alle donne che denunciare è la strada giusta. Tuttavia non si può non ricordare che è stata condotta una campagna di comunicazione del numero 1522 come numero gratuito antiviolenza e antistalking con spot pubblicitari che di sicuro hanno portato a questi risultati», ricorda la presidente di Telefono Rosa.
In occasione dello scorso 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Dipartimento Pari Opportunità guidato da Maria Elena Boschi con la collaborazione della consigliera in materia di Pari opportunità , Lucia Annibali, avevano presentato due spot che sono poi andati in onda sulle reti Rai.
In base ai dati raccolti dall’associazione, le vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare le 1522 le violenze subite nei primi mesi del 2018 sono soprattutto italiane, con figli e una scarsa autonomia economica.
L’87,01% infatti sono italiane, il 70,8% ha figli e più della metà sono disoccupate, casalinghe, pensionate o lavoratrici in nero.
Percentuali non molto diverse nel caso di vittime di stalking: il 95,45% sono italiane, il 50,23% hanno figli. L’unica differenza riguarda l’indipendenza economica: il 63,86% ha un lavoro.
Gli autori delle violenze denunciate invece, sono uomini italiani, in gran parte con figli e un’occupazione.
Il 94,53% sono maschi, l’88,24% italiani, il 68,49% ha figli e il 54,68% ha un’occupazione.
Una fotografia molto simile anche quando si parla di autori di atti di stalking. Il 93,41% è maschio, il 95,45% è italiano, il 45,45% ha figli e il 53,86% ha un lavoro.
Ora al Dipartimento Pari Opportunità siede Vincenzo Spadafora, la presidente di Telefono Rosa lo ha incontrato nelle scorse settimane.
«In questi anni il Dipartimento ha compiuto un grande lavoro. Ci rivedremo a settembre, bisogna di sicuro andare avanti nella campagna di informazione e sensibilizzazione. Il 1522 è uno strumento importantissimo. Mi auguro poi che ci sia uno snellimento delle procedure burocratiche delle denunce e soprattutto dell’iter giudiziario che deve essere più breve. Per le vittime è una fase massacrante, è una vera tortura dover aspettare anni per arrivare a un provvedimento definitivo. È poi molto importante lavorare nelle scuole, purtroppo stiamo riscontrando anche un abbassamento dell’età delle vittime e degli autori, bisogna evitare che la violenza prenda piede fra i più giovani. Ma soprattutto vanno aumentate le case-rifugio dove vengono ospitate le vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare e poi le opportunità di reinserimento delle donne nella società per fare in modo che riescano davvero a costruire una nuova vita».
(da “La Stampa”)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
AL SENATO VA ANCHE PEGGIO; UN GIORNO OGNI QUATTRO E MEZZO… E SOLO PER 4 ORE
Dall’insediamento delle Camere, il 23 marzo scorso, sono passati 136 giorni, quattro mesi
circa.
In questo periodo, le sedute alla Camera sono state appena 38, una ogni 3 giorni e mezzo, mentre al Senato anche meno: 31, una ogni 4 giorni e mezzo.
Emblematico anche il dato sulle ore complessive lavorate: 167, pari a poco più di 4 ore per volta, che diventano meno di due e mezzo per l’attività legislativa.
Insomma, dall’inizio della legislatura non è che i “nostri dipendenti” (come li chiama Beppe Grillo) si siano ammazzati di lavoro, anche se lo stipendio, direbbe sempre Grillo, lo hanno preso con regolarità .
Anche Andrea Mura, l’eletto nel M5S che ha annunciato le sue dimissioni dalla Camera dopo le accuse di assenteismo e l’espulsione dal gruppo dei grillini.
Il Messaggero spiega oggi che si è discusso poco, si è votato ancor meno: alla Camera, 8 sedute nei 66 giorni di vita del governo, una ogni 7 giorni e mezzo.
Al Senato la situazione va di poco meglio, 12 sedute, una ogni 5 giorni e mezzo.
E’ invece quasi una chimera sperare di individuare un solo disegno di legge d’iniziativa parlamentare che abbia avuto la dignità di raggiungere le aule: uno solo, in Senato.
E gli atti di sindacato ispettivo? In base ai dati forniti dal ministero per i Rapporti con il Parlamento, alla Camera (fra interpellanze, interrogazioni a risposta orale e scritta e interrogazioni in commissione) ne sono stati presentati 1441, con 207 riposte evase, quindi con una percentuale di atti conclusi appena del 14,37%, quasi uno su 7.
Al Senato gli atti presentati sono stati 598, gli atti conclusi sono stati appena 47, pari al 7,86%, pari a quasi uno su 13.
E dunque, su cosa hanno lavorato le Camere in questi quattro mesi, prima e dopo la nascita del governo? Hanno eletto i loro vertici: presidenti, vicepresidenti, questori, segretari.
Poi, c’è stato il voto di fiducia al neonato governo. Altre sedute si sono avute per la conversione di disegni di legge emanati dal precedente esecutivo, per l’istituzione di commissioni d’inchiesta (Antimafia, rifiuti), per interrogazioni, interpellanze e mozioni.
In un’occasione l’aula si è riunita per una sola interpellanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
LA SCUOLA TASSA LE FAMIGLIE PER RASTRELLARE CIO’ CHE LO STATO NEGA
Tratto dal modulo d’iscrizione scolastica
“Il contributo delle famiglie è essenziale per il buon funzionamento della scuola. Viene utilizzato per le spese relative all’assicurazione degli alunni per Responsabilità Civile e infortuni e soprattutto per l’ampliamento dell’offerta formativa (progetti e attività )”.
Di una cifra pari a 60/70 euro a bambino solo una ventina di euro è obbligatorio versare (ma questo la scuola non te lo dice o incentiverebbe i genitori a versare il minimo indispensabile).
Il contributo volontario, non scritto, compensa anche quelle quote non versate da genitori a scrocco (spesso in barba a chi davvero fatica ad averne, esattamente come chi paga le tasse anche per chi evade).
Mentre il futuro si allontana, la scuola arranca in una palude di presente, uno stato delle cose melmoso dove al servizio pubblico si affianca quello del fai da te: l’esattore, per tirare avanti.
La scuola tassa le famiglie per rastrellare ciò che lo Stato nega: l’investimento reale sull’Istruzione, la cultura e il cambiamento (quello vero): dare ai bambini la possibilità di crescere e farsi adulti capaci di rinnegare chi non investe nella scuola.
Se solo ci fosse un governo con la decenza di dare alla scuola gli strumenti per fare il suo mestiere (anzichè quello dell’esattore) si potrebbe pensare che sono tempi difficili, ma nelle mani di bambini che ci faranno dimenticare gli adulti di oggi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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