Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
IL PROCURATORE CAPO DI GENOVA: “40 ANNI AL SERVIZIO DELLO STATO, MAI SCALFITI, SALVINI ABBIA RISPETTO DELLA MAGISTRATURA”
Anche l’Associazione nazionale Magistrati è intervenuta nella querelle tra la Procura di Genova
e il segretario della Lega ( ministro degli Interni), Matteo Salvini, nata dall’inchiesta sui fondi della Lega e dalla ricerca dei 49 milioni di euro che dovrebbero essere sottoposti a sequestro, come disposto dalla Cassazione: «Auspicare forme di risarcimento a carico dei magistrati come conseguenza della loro attività risulta assolutamente fuori luogo e appare come una inammissibile e inaccettabile interferenza nel lavoro dei colleghi genovesi – si legge in una nota dell’Anm – I magistrati svolgono le attività che prevede la legge e sempre per l’accertamento dei fatti e dunque non solo non sprecano il denaro dei cittadini, ma al contrario svolgono la propria azione sempre ed esclusivamente proprio nell’interesse dei cittadini».
In un’intervista a Sky Tg24, Salvini aveva detto di sperare «che poi qualcuno risarcisca gli italiani per questo denaro pubblico speso e sprecato cercando conti inesistenti», parole alle quali aveva subito risposto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi: «Noi facciamo il nostro, lui fa quello che ritiene. Noi spendiamo quello che dobbiamo per fare un’attività di indagine che è doveroso fare. È una valutazione del ministro che ci sia uno spreco di denaro da parte della Procura. Il giorno che metteranno un limite a questo, oppure un limite di soldi per le attività che uno vuol fare, allora si vedrà . Poi magari in realtà il Parlamento è contento che vengano spesi soldi per il risarcimento che gli spetta, visto che è parte civile nel processo per la maxi truffa…».
Comunque, ha detto ancora Cozzi oggi: «In 40 anni di attività al servizio dello Stato e della giustizia non siamo mai stati condizionati o scalfiti da reazioni ben più pesanti. Trattandosi di personalità con elevato ruolo istituzionale si auspica però che il diritto di critica abbia il dovuto riguardo non per i singoli magistrati quanto per la loro specifica funzione quali appartenenti alla magistratura inquirente».
Nella “partita” si è schierata anche Valeria Valente, vicepresidente del gruppo Pd e membro della commissione Giustizia in Senato: «Più volte il Pd in Parlamento ha chiesto a Salvini, leader di quel partito, e a Bonafede, che di mestiere dovrebbe fare il Guardasigilli, di chiarire e spiegare all’opinione pubblica dove sono finiti quei soldi – ha scritto in una nota – Per ora solo silenzio. E in più Salvini, “dimenticandosi” del suo ruolo istituzionale, attacca e offende la magistratura e la sua autonomia, costringendo l’Anm a prendere posizione. Anche su questo Bonafede non ha nulla da dire?».
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
LA LETTERA DELLA PRESIDENTE DEL SENATO E’ UN ALTOLA’ AGLI ESTREMISTI LEGHISTI
La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati scrive una bella lettera di sostegno a Daisy Osakue. Una lettera che decifrata bene sembra anche un altolà alla Lega, alla boutade volgare dei leghisti liguri con l’uovo in mano, ai reiterati attacchi alla Costituzione da parte degli esponenti del Carroccio.
Nella lettera, pubblicata oggi dalla ‘Gazzetta dello sport’, Casellati scrive “Cara Daisy hai trasformato quella che poteva essere una sconfitta della nostra civiltà in una vittoria di tutti coloro che si riconoscono nei valori e nei principi sanciti dalla Costituzione”.
“La tua reazione piena di orgoglio e amore sincero verso la maglia della nazionale e quei colori che ci uniscono tutti sotto un’unica bandiera – osserva Casellati – ha restituito al nostro Paese quella purezza che proprio i soprusi rischiano di mettere in discussione”.
Per la presidente del Senato, “è la dimostrazione piu’ cristallina di quanto sia importante la cultura sportiva in tutti i campi della vita”.
Casellati dice che ci sono “tre tipi di vittorie”, quella agonistica, quella verso se stessi e quelle morali, “esclusiva di chi compete nella vita, così come in pista, con lealtà e tenacia e soprattutto rispetto per gli altri. Questa medaglia tu l’hai già vinta. Il campo di gara era la vita”.
(da Globalist)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
PARTITO DA SOLO DALL’EGITTO QUANDO AVEVA TREDICI ANNI
Soccorre i migranti perchè lo è anche lui. 
In mezzo al mare, perchè anche lui ha fatto il viaggio. E non è morto in quel naufragio solo perchè un’altra persona lo ha aiutato. Per poi morire davanti ai suoi occhi.
Hassan è egiziano, ha 30 anni, e fa parte del team di soccorsi di SOS Mediterranèe a bordo di nave Aquarius.
Non è la prima volta che è in mare, anzi. “Ho lavorato con la Marina Militare per l’operazione Mare Nostrum. Poi sono passato a Triton”, racconta sul ponte dell’Aquarius al termine di una giornata di preparazione alla zona SAR e quindi ad un eventuale momento di salvataggio.
“Ho fatto il viaggio quando avevo tredici anni”, spiega. “Ero con mio cugino. La mia famiglia non era d’accordo, sono partito da solo”, dice. Era il 2001.
“Cercavo qualcosa di diverso e avevo capito che in Egitto non lo avrei trovato. Ero piccolo, ma mi dovevo iscrivere alla scuola militare e ci voleva la raccomandazione ai tempi per un posticino. C’era qualcosa che non quadrava”, racconta.
“Tu volevi servire la legge ma per farlo dovevi corrompere la legge. Da lì è nata la mia personale scelta di andare via. Non avevo idea di come sarebbe stato il viaggio, e che avrei attraversato il mare”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
ORMAI DILAGA L’INCIVILTA’ E L’IGNORANZA, NON CI SI FERMA NEANCHE DAVANTI A UN RAGAZZO IN CARROZZINA
Insulti ad un ragazzino disabile da parte di un autista dell’Amt di Genova.
La denuncia della madre del ragazzo di 11 anni ha portato la società di trasporto pubblico genovese ad aprire un’inchiesta e sottoporre il conducente ad un provvedimento disciplinare.
“Ma tu guarda se si deve mettere in seconda fila per far scendere l’handicappato! Ma vaffanculo”: questa — secondo la ricostruzione della madre pubblicata giovedì scorso in una lettera dal Secolo XIX e descritta in un post di sfogo sul suo profilo Facebook — è stata la reazione dell’autista costretto ad aspettare un taxi in seconda fila per il tempo necessario a far scendere il ragazzo in carrozzina.
Ad annunciare la misura per sanzionare il comportamento del dipendente è stata la stessa società .
L’iter disciplinare è partito circa un mese fa, quando la madre del ragazzo disabile ha denunciato l’accaduto: l’autista del bus linea 35 ha insultato il figlio disabile di undici anni, mentre era alla guida in via Napoli.
L’episodio è avvenuto in pieno giorno, dinanzi a decine di persone. E è stata proprio la madre del ragazzino disabile di 11 anni, Anna Maria Azzollini, con una lettera inviata nei giorni scorsi al Secolo XIX a raccontare l’accaduto.
La donna — che ha scritto anche un lungo post di sfogo su Facebook il 29 giugno — ha denunciato di essere stata insultata pesantemente da un autista della partecipata che si occupa del trasporto pubblico genovese mentre stava facendo scendere da un taxi suo figlio che è costretto su una carrozzina.
Sul social si legge: “Vorrei ringraziare di cuore per la sua sensibilità e per la sua educazione l’autista dell’AMT, della linea 35, che stamattina verso le 11:00, mentre stavo facendo scendere mio figlio da un taxi con la carrozzina, indispettito dal fatto che ci eravamo messi in seconda fila perchè non c’era un posto disponibile, ha atteso che l’autista del taxi andasse via per urlarmi dal finestrino: ‘Ma tu guarda se si deve mettere in seconda fila per far scendere l’handicappato! Ma v..’”
Come riporta anche il giornale a cui la donna si è rivolta, non essendoci un parcheggio disponibile il taxi aveva accostato in seconda fila, impedendo per il tempo necessario al movimento, il passaggio dell’autobus che viaggiava nella corsia opposta.
“Oltre a fare una figura inqualificabile — ha spiegato la madre al giornale — un personaggio del genere getta notevole discredito su tutta la sua azienda. Insultare qualcuno perchè disabile, e per di più un bambino, non è nemmeno qualificabile come comportamento di un essere umano”.
Così hanno deciso di intervenire i vertici di Amt: “L’azienda, ricevuta la lettera della signora, ha immediatamente attivato la procedure interne che disciplinano i comportamenti verso il pubblico”, si legge in una nota dell’azienda riportata dai giornali locali. Speriamo che gli insegnino “almeno la buona educazione”, la reazione della madre sul social.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
LO SCANDALO E’ CHE SIA PERMESSO DALLE AUTORITA’ DECUPLICARE I PREZZI
Ennesimo caso di conto «salato» a due turisti per una consumazione in un bar di piazza San
Marco a Venezia, ed ennesima condivisione e indignazione sui social media.
Lo scontrino è di un famoso bar della piazza, il Lavena, che per due bottiglie di acqua minerale da un quarto di litro e due caffè ha fatto pagare ai clienti 43 euro, pari a 10 euro a bottiglia e 11,50 a espresso.
Si tratta di prezzi che chi frequenta piazza San Marco conosce bene, e che comprendono un sovrapprezzo per chi siede all’esterno dei locali per la presenza dei complessi musicali.
Come se la musica giustificasse decuplicare i prezzi.
E ancora una volta in rete prevale lo stupore.
Per la serie “facciamoci conoscere”.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
LA GANG ERA COMPOSTA DA TRE RAGAZZI LIGURI E UNO PADAGNO: HANNO SOTTRATTO CELLULARI, PORTAFOGLI, OCCHIALI E GIOIELLI… SPIACENTI, NESSUN NEGHER
Avevano preso di mira i clienti del parco acquatico de “Le Caravelle” di Ceriale i tre giovani componenti di una baby gang individuati e fermati dai carabinieri di Albenga.
I militari hanno denunciato alla Procura dei Minori due giovani di 17 anni di Pietra Ligure e Finale Ligure mentre hanno arrestato un 22enne comasco.
Il trio avrebbe messo a segno almeno 15 colpi ai danni di bagnanti, sottraendo cellulari, portafogli, soldi, occhiali e gioielli, per un bottino stimato in circa 10 mila euro.
I tre erano riusciti a derubare anche una infermiera del Santa Corona che all’uscita del parco, prima di andare a lavoro, aveva appoggiato il portafoglio sopra il tettuccio della macchina.
I carabinieri, grazie anche all’aiuto dei bagnini, sono riusciti a individuare i nascondigli dove i ragazzi avevano smistato gli oggetti rubati che, secondo gli investigatori, sarebbero poi stati portati via al momento della chiusura.
Il trio si sarebbe conosciuto in vacanza e avrebbe studiato il piano per derubare i clienti del parco.
(da agenzie)
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Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile
SE LO SPREAD ARRIVA A QUOTA 400-500 L’ITALIA RISCHIA IL CAOS, GLI INVESTITORI STANNO ABBANDONANDO L’ITALIA
Il governo Lega-M5S promette reddito di cittadinanza e flat tax nella stessa Legge di Stabilità
2019. E ieri lo spread Btp/Bund ha messo a segno una nuova fiammata a 268 punti per poi chiudere la settimana a quota 254 (246 giovedì).
Il ministero dell’Economia ha comunicato di aver proceduto a un buyback da 950 milioni di CCT e BTP, con l’evidente obiettivo di raffreddare l’attacco speculativo che ha interessato solo i titoli italiani.
E mentre oggi Repubblica racconta di un incontro tra gli investitori internazionali e il senatore della Lega Alberto Bagnai, ieri è andato in scena il vertice di governo per concordare le linee di impostazione della prossima Legge di bilancio.
Al termine il ministro Giuseppe Tria ha spiegato che la priorità del governo è impostare il percorso per la flat tax e il reddito di cittadinanza, “dimenticando” la riforma della Legge Fornero promessa a più riprese da Lega e M5S.
Peter Cardillo di Spartan Securities, in un colloquio con il Corriere della Sera, oggi ha spiegato che nella percezione dei mercati il provvedimento più “pericoloso” che potrebbe scatenare la speculazione sui mercati o, più semplicemente, l’abbandono dei bond italiani, è proprio la riforma delle pensioni.
E ha fatto un pronostico su cosa accadrà : «Se lo spread arriva a quota 400-500 l’Italia rischia il caos. Sarebbe una pazzia non bloccarsi prima. Ecco perchè, in un certo senso sono ottimista: siamo di fronte a una delle tante tempeste finanziarie che toccano l’Italia. Ma alla fine non succederà nulla di grave, proprio perchè il governo a un certo punto capirà e si ritirerà ».
Non solo. Repubblica racconta che il rapporto di Merril Lynch (il Fund Manager Survey) relativo ai mesi di giugno e luglio sostiene che il 36 per cento dei gestori europei dichiara di voler ridurre la propria esposizione sul mercato italiano e di volerla accentuare in Germania e in Francia.
Il primo effetto lo si può già vedere sullo spread tra i Bund tedeschi e i Btp italiani che ieri ha toccato l’allarmante quota 270.
Quasi il doppio rispetto agli ultimi mesi del governo Gentiloni (solo questo fattore sta portando ad un spesa per interessi superiore per oltre 6 miliardi di euro).
La quotazione di larga parte di Btp o Bot già emessi risulta in flessione. E le statistiche su quanti bond emessi dallo Stato passano di mano ne sono il segno.
Tra maggio e giugno il volume si è dimezzato. Così come si è compressa la capitalizzazione della Borsa di Milano che ha visto ridurre il valore delle azioni tra maggio e giugno di quasi quattro miliardi; un trend che è solo parzialmente migliorato a luglio. In vista della legge di Bilancio, dunque, il governo giallo-verde dovrà fare i conti con tutti questi dati. Rassicurare o meno chi investe in Italia farà la differenza sui mercati finanziari.
Il problema è che l’aumento che lo spread ha registrato negli ultimi mesi ha già iniziato a colpire i bilanci delle banche, dato che detengono 353 miliardi di titoli di Stato.
Tutte le banche in questi giorni stanno annunciando, nei conti trimestrali, un’erosione del capitale di maggiore qualità (Core Tier 1) a causa dell’aumento dello spread tra BTp e Bund. Scrive il Sole 24 Ore:
Ieri Ubi ha comunicato un impatto- causa spread — di 56 punti base: il capitale Core Tier1 resta abbondante (11,78%), ma un’erosione c’è stata. Idem il Banco Popolare: il capitale Cet1 è stato eroso di di 84 punti base, pur collocandosi ugualmente a 12,9%. Nel mondo assicurativo, Cattolica ha annunciato un’erosione di quasi 40 punti. E nei giorni scorsi altre banche e istituzioni finanziarie avevano comunicato effetti più o meno forti.
Se il capitale si indebolisce troppo, le banche sono costrette a ricapitalizzarsi o a chiudere i rubinetti del credito.
Ed è fin troppo facile intuire dove si va a finire quando si prende questa china. Isabella Bufacchi segnala che oggi il caso BTP spaventa la City più della Brexit:
Traders e investitori esteri temono quel che non si vede, quel che si progetta dietro le quinte con una lunga schiera di consiglieri economici euroscettici e senza scrupoli accorsi alla corte di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Qualsiasi deficit sopra quell’1,2% potrebbe rivelarsi ostico da piazzare dal prossimo gennaio, quando sparirà dalla scena la Bce, quel compratore inossidabile che dal marzo 2015 ogni mattina è entrato sul secondario(e continuerà a farlo fino a fine dicembre)a rincuorare i traders con i suoi sistematici acquisti netti di BTp.
Dall’anno prossimo Bce/Banca d’Italia si limiteranno a riacquistare i titoli di Stato italiani che andranno in scadenza, e lo faranno senza preannunciare data ed entità degli acquisti.
Le banche italiane potrebbero limitarsi a riacquistare i BTp in scadenza, per il chiasso che si fa sulla loro esposizione al rischio sovrano. Con quale premio a rischio, si domanda la City, il Tesoro italiano dovrà collocare le aste delle emissioni nette positive? Altra fonte di tensione in arrivo è il calendario dei rating che prevede l’Italia il 7 settembre con Moody’s, il 26 ottobre con S&P e il 7 dicembre con Scope.
Cosa succederà dopo l’estate
Quello che sta succedendo oggi è quindi un’avvisaglia di ciò che accadrà dopo l’estate, ovvero quando il governo dovrà cominciare a fare sul serio nella programmazione economica e nella dichiarazione degli obiettivi da raggiungere con la legge di bilancio 2019, vera cartina di tornasole di un esecutivo che deve mantenere le sue promesse elettorali ma per farlo rischia di rompere tutti i fronti.
E per farlo è facile che cominci nella prima crescita impetuosa dello spread a dare la colpa alla Banca Centrale Europea: è quello che stanno già suggerendo oggi i consiglieri economici a Matteo Salvini. Ed è ciò che porterebbe, dal punto di vista del dibattito pubblico, a incolpare Mario Draghi in caso di difficoltà sui mercati per l’Italia: un capro espiatorio perfetto.
Proprio per questo oggi Tria cerca di gettare acqua sul fuoco per normalizzare la situazione. E proprio per questo dovrà cercare di calmare gli appetiti di Salvini e Di Maio.
O prendere atto del suo fallimento.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile
IN UNA SALA RISERVATA IL CONFRONTO CON INVESTITORI INTERNAZIONALI DI ALTO LIVELLO CHE NON SI FIDANO DELLA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO… IN UN MESE SI E’ DIMEZZATO L’ACQUISTO DEI TITOLI DI STATO ITALIANI
Claudio Tito su Repubblica di oggi racconta di un incontro che risale all’inizio di luglio tra il senatore della Lega Alberto Bagnai e una serie di investitori internazionali, che secondo il quotidiano non avrebbe rassicurato gli investitori pronti a lasciare l’Italia:
Mattina dei 13 luglio scorso. In una sala riservata di un locale nel centro di Roma entrano una trentina di persone: vestito blu, cravatta, scarpe inglesi e cartellina sotto braccio. Dopo qualche minuto arriva Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze del Senato e uno dei teorici “no-euro” più accesi, sponda leghista.
Si tratta di un incontro organizzato da quella che un tempo si chiamava Merrill Lynch, ora è la Bank of America.
Sono presenti i rappresentanti di alcuni dei maggiori investitori internazionali, banche d’affari e fondi soprattutto.
Soggetti in grado di spostare miliardi di euro — odi dollari — in pochi secondi. E di determinare la fortuna o la sfortuna di interi Paesi.
L’elenco degli invitati è piuttosto corposo. Tra questi, oltre alla stessa Merrill Lynch, ci sono — solo per fare qualche nome Goldman Sachs, JP Morgan, Ubs.
Il racconto dell’accaduto secondo il punto di vista del quotidiano è questo:
Sono tutti interessati a capire cosa farà l’Italia. Soprattutto cosa farà il governo italiano. La politica economica della maggioranza giallo-verde non solo risulta oscura, ma soprattutto appare poco rassicurante per chi ha investito un bel pò di soldi sui nostri titoli di Stato.
Vogliono capire se le scelte che l’esecutivo compirà in autunno nella prossima legge di Bilancio sono compatibili con la sostenibilità del debito pubblico. Se manterrà un rapporto fisiologico con l’Unione europea, se l’euro viene considerato un’opportunità o una disgrazia.
La riunione dura quasi due ore. E chi ha ascoltato le parole di Bagnai, ne esce poco rassicurato. In larga misura vengono confermati i dubbi che hanno agitato i mercati fin dalla nascita di questo governo.
I grandi investitori internazionali non si fidano. Sono in attesa. E nel frattempo preferiscono assumere un atteggiamento prudenziale rispetto alle risorse investite nel nostro Paese.
Nella sostanza si ritirano e poi guardano quel che accadrà nella prossima manovra economica. Altri addirittura prevedono un peggioramento delle condizioni economiche italiane e si cautelano, appuntano spostando capitali dal nostro ad altri Paesi.
E c’è da dire che diverge rispetto a quello, brevissimo ma significativo, fatto dallo stesso Bagnai sul suo blog: in un post che risale al 13 luglio spiegava la differenza tra 17 e 71 (per cento) dicendo che con il 71% dei voti “fai quello che vuoi” (ovvero, se la Lega avesse preso il 71% sarebbe uscita dall’euro), mentre con il 17%, ovvero la vera percentuale di voti presa dal Carroccio alle elezioni “fai quello che puoi“.
Bagnai dice che “i mercati”, ovvero gli investitori internazionali che ha incontrato quel giorno, lo hanno capito.
Secondo Tito invece “i mercati” sembrano essere stati un po’ duri d’orecchi, o addirittura aver capito il contrario.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile
143 FINTI PROFILI, 16.000 TWEET NEL MIRINO DELL’FBI… PRIMO OBIETTIVO ERA SCREDITARE IL GOVERNO RENZI PER FAVORIRE LEGA E M5S
Sedicimila tweet in Italiano. 143 profili fake. Cinque, particolarmente attivi, con un bassissimo
numero di follower. Attorno, una fitta rete di profili tutti ancora da studiare.
È questa la rete italiana della Internet Research Agency (Ira), l’agenzia di San Pietroburgo legata agli apparati del presidente Putin e nata per inquinare l’opinione pubblica occidentale, compresa quella italiana.
I dati vengono fuori dall’analisi dei 3 milioni di tweet allegato all’indagine dell’Fbi sul Russiagate
I profili in questione erano stati creati dall’Ira e qualcuno, dalla Russia, li gestiva.
Il loro compito era per lo più di ritwittare notizie sulla base di scelte che, apparentemente, sembrano casuali.
Ma in realtà hanno un filo politico comune: screditare il governo Renzi nel suo complesso. E, dall’altra parte, esaltare l’attuale ministro degli Interni, Matteo Salvini (“Salvini si prepara al plebiscito al congresso”), oltre che ad amplificare tweet su temi “classici”, come il contrasto alle migrazioni, fatti di sangue particolarmente cruenti e sanzioni della Russia.
I profili fake, non a caso, rilanciavano tutte le notizie che arrivavano da Catania e dall’inchiesta del procuratore Zuccaro sulle Ong con navi nel Mediterraneo. Appoggiavano la Brexit, aiutavano Putin.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è nominato in 35 tweet: sono notizie su inaugurazioni, cerimonie.
Detto questo, però, pubblicavano con frequenza anche notizie non politiche: dalle scoperte scientifiche ai risultati del campionato italiano almenochè non si voglia pensare che dietro i russi ci fossero anche le squadre di serie A.
“Questo però non deve sorprendere. Perchè i profili fake – spiega uno degli analisti che in queste ore sta lavorando al dossier – devono comportarsi come quelli “normali” per non dare nell’occhio e non essere bloccati. Ecco perchè si muovono a 360 gradi”
Questi profili spesso interagivano con account di simpatizzanti del Movimento 5 Stelle e della Lega, impegnati quindi sui soliti temi.
Dopo lo scandalo del Russiagate gli account creati dall’Ira sono stati disattivati quasi tutti. Mentre hanno continuato a funzionare molti di quelli con cui abitualmente erano in contatto.
Alcuni di essi hanno continuato a scrivere di politica. E hanno partecipato, tra le altre cose, quando ci fu il no alla nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia alla campagna #mattarelladimettiti contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
A gestire questi account erano persone reali o fake? Al momento non c’è una risposta. Ma, come ha raccontato Repubblica il 30 maggio scorso, sicuramente c’è stata una rete di almeno 380 profili anonimi che aveva partecipato e rilanciato la campagna #Mattarelladimettiti, circostanza sulla quale è in corso anche un’inchiesta della magistratura. Di questi, alcuni avevano interagito (like e retweet) con una ventina di troll della factory russa, come altri migliaia di utenti.
“Un’operazione di questo genere non mi ha affatto sorpreso” spiega a Repubblica il debunker, David Puente. “Non so chi ci sia dietro l’agenzia di San Pietroburgo. Certo è che la politica da operazioni di questo genere ne trae un grande vantaggio. Detto questo, non sono operazioni soltanto russe. Team qualificati in grado di fare questo tipo di lavoro ce ne sono anche in Italia”.
(da “La Repubblica”)
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