Settembre 13th, 2023 Riccardo Fucile
L’ELENCO DI TUTTI I FALLIMENTI
“La descrizione fatta da Meloni sul suo governo è surreale. Se lei fosse all’opposizione di se stessa, su questa narrazione ci marcerebbe e con ragione. La verità è che letteralmente non ne hanno azzeccata una“.
Così a Otto e mezzo (La7) il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta le parole pronunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia, dove ha sostenuto che in questo primo anno il suo governo è stato “dalla parte delle cose di buon senso e dalla parte degli italiani fino a oggi indifesi, impauriti, vessati”.
Travaglio snocciola l’elenco di tutti i fallimenti dell’esecutivo guidato da Meloni: “Quest’estate si è parlato di Giambruno, di Vannacci, di Amato, tutte armi di distrazioni di massa e cavolate rispetto alla vera situazione. Io ho tirato giù tutti i fallimenti che ha collezionato in questi 10 mesi il governo Meloni: calo del Pil, della produzione industriale e dell’occupazione – continua – fallimento completo del dopo reddito di cittadinanza, perché non c’è lavoro, come è ovvio, perché altrimenti non ci sarebbe stato bisogno del reddito di cittadinanza; centinaia di migliaia di esodati del Superbonus che non si sa che fine faranno, perché questi sono bravissimi a demolire le cose buone fatte dagli altri. E ancora: condoni fiscali e la catastrofe sui migranti“.
Il direttore del Fatto prosegue la sua lista: “Le loro riforme, per fortuna, sono tutte incagliate: autonomia, giustizia, premierato. Il Patto di Stabilità europeo lo risolvono invece insultando Gentiloni. Sulla trattativa Ita-Lufthansa, pare che tornino indietro tedeschi. Il Pnrr? Non ne parliamo. Gli scandali? Idem. E ancora: l’alluvione, il problema della sicurezza a Caivano, che pensano di risolvere mandando in galera i ragazzini e i genitori che non li mandano a scuola. E poi – aggiunge – disastro della sanità, la scuola che riapre senza gli insegnanti, caro vita, caro bollette, caro accise sulle quali avevano detto che le avrebbero abolite, caro benzina, caro alberghi, i turisti che espatriano in Albania con la premier che va a fare lo spot a un paese concorrente, il caro voli, il caro mutui, la manovra senza soldi”.
E conclude: “Nei sondaggi Fratelli d’Italia resta alto? Non c’è dubbio, gli italiani prima di accorgersi che si sono fidati della novità sbagliata impiegheranno un po’ di tempo. Ma le congiunzioni astrali prima o poi arrivano e arrivano quando ti toccano il portafoglio“.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Settembre 13th, 2023 Riccardo Fucile
E LA REGINA MELONI PREMIA AMICI E PARENTI
“C’è un presidente e si chiama Giorgia Meloni”. L’autocitazione della
leader conferma, se ce ne fosse bisogno, quello che gli osservatori più smaliziati del “fenomeno” Fratelli d’Italia, definiscono “il grande equivoco”: FdI non è tanto un partito post-fascista, quanto un partito monarchico. Dove, in un modo e nell’altro, comanda solo una persona. Lei, Giorgia. L’imperatrice, la regina sin dal giorno dalla fondazione. Che, al termine del primo anno di governo, nel corso dell’assemblea nazionale tiene a rimarcare il suo ruolo anche politico, di leader dell’unica formazione che ha portato la destra a Palazzo Chigi. Doppia carica: come Craxi, come Berlusconi, per fare due esempi. Un fardello pesante, ma la doppia presidente non è tipo che ama delegare troppo. Se non ai fedelissimi. Amici e parenti.
Riavvolgendo il nastro, non è che FdI sia cambiata moltissimo da quando, nel maggio del 2022, Meloni lanciava da superstar, nel rutilante proscenio del Milano Congressi addobbato come nelle convention dei repubblicani Usa, l’assalto elettorale.
La Capa è giocoforza meno presente, nella gestione del partito. Ma la delega è esercitata solo a favore di quel gruppo cresciuto con lei dai tempi di Azione Giovani. La promozione più evidente è quella della sorella Arianna, certo, assurta a second lady, la numero due del partito, capo della segreteria politica e responsabile di un tesseramento che rimane un’incognita: si conoscono gli iscritti del 2022 (204.128, quattro volte di più rispetto al 2019) ma non quelli del 2023 perché la campagna delle adesioni si concluderà a fine settembre.
Arianna Meloni, comunque la si veda (“Fa politica da prima di Giorgia”, ricordano i Patrioti), è il bersaglio delle critiche sul familismo di un’aggregazione politica che è l’unica, nella storia repubblicana, ad avere promosso due parenti nello stesso governo. Francesco Lollobrigida, facilmente incoronato come cognato d’Italia, in realtà negli ultimi mesi è meno presente sui media – scelta maturata dopo un inverno di gossip e uscite molto discusse, come quella sull’”etnia italiana da tutelare” – ma Lollobrigida, raccontano in ambienti parlamentari, conta sempre molto.
E dice la sua soprattutto quando si tratta di affrontare i dossier delle nomine. Un altro uomo chiave come il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, “falco” per antonomasia, ha assunto il delicato compito di coordinare la comunicazione. È sempre lì, accanto alla leader. Come lo è stato ieri durante l’assemblea di FdI Giovanni Donzelli, il referente dell’organizzazione.
I volti nuovi? Dopo Ferragosto, dopo le vacanze trascorse nella masseria di Ceglie insieme alla famiglia di Marcello Gemmato (altro nome che pesa negli eqilibri interni), c’è stato un turnover nei dipartimenti. E le nomine hanno premiato i più devoti alla causa. E alle direttrici del “Dio, Patria e Famiglia”.
A partire da Maddalena Morgante, nuova responsabile della Famiglia, la parlamentare che attaccò il cantante Rosa Chemical: “Proteggiamo i nostri bambini da Sanremo e dalla propaganda transgender”.
E poi il titolare della Comunicazione, Andrea Moi, padre della campagna estiva sulle spiagge con trovate come il cruciverba del Patriota.
E Pierluigi Biondi, nuovo responsabile degli enti locali, votatissimo sindaco dell’Aquila che nel suo stato Whatsapp cita una frase (“Il nostro posto è all’aria aperta, arma al braccio e nel cuore le stelle”) di Jose Antonio primo de Rivera, fondatore della Falange, movimento politico spagnolo di ispirazione fascista.
E il programma? Da Fazzolari è passato a un dirigente da lui indicato, Francesco Ficini, un altro viaggiatore di lungo corso della Destra romana partito dal Fronte della Gioventù e che probabilmente sarà in corsa per la guida del partito a Roma. E al Lavoro è arrivata l’assessore regionale piemontese Elena Chiorino: anche lei si picca di essere fra le fondatrici del partito. Il nucleo, insomma, è sempre quello, a conferma di uno spirito identitario molto forte ma anche dei dubbi sulla capacità di FdI di aprire davvero a nuovi mondi. Specie davanti alle sfide legate alla dimensione di governo.
Fratelli d’Italia è un monolite. L’opposizione? Si è limitata a qualche borbottio del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, dopo il siluramento di Massimo Milani dalla guida del partito a Roma. O dopo la mancata candidatura dello stesso Rampelli alla Regione: “Sono come la sora Camilla, tutti la vonno e nissuno la pija”, disse in quest’ultima occasione. Anche le nomine ai vertici dei dipartimenti non hanno entusiasmato. Ma Rampelli alla vigilia dell’assemblea di ieri ha incontrato Arianna Meloni e ha rimosso qualsiasi tentazione di mettersi di traverso: “L’opposizione interna? Non esiste”.
Morale: congressi sì, ma non quello nazionale. E non si celebreranno neppure le assise regionali. Restano i congressi locali, che per buona parte saranno unitari. Con qualche eccezione come quella romana, dove il favorito sembra Marco Perissa, l’uomo che raccolse l’eredità di Azione giovani proprio dall’attuale premier. Un altro cavallo della scuderia. O, se volete, un altro suddito della regina.
(da La Repubblica)
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Settembre 13th, 2023 Riccardo Fucile
LA MADRE MINORENNE VIAGGIAVA SU UN NATANTE SALPATO DA SFAX
Un neonato di 5 mesi è morto dopo essere finito in acqua poco prima dello sbarco a Lampedusa.
La tragedia è avvenuta alle 4,18 circa, poco prima dell’arrivo dei soccorsi da parte della motovedetta Cp290 della Guardia costiera, fuori dal porto della maggiore isola delle Pelagie.
Le persone finite in acqua sono state recuperate, così come è stato ripescato il cadavere del piccino. La salma è stata portata alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, mentre la mamma del neonato si trova all’hotspot di contrada Imbriacola.
La polizia ha chiesto per la donna, un supporto psicologico. Della ricostruzione del caso si occupa la Capitaneria di porto. La mamma del neonato è una minorenne che viaggiava assieme ad altre 45 persone su un natante salpato da Sfax. Con lei la sorella, il cognato e il nipotino.
La carretta, secondo quanto è stato ricostruito da Capitaneria di porto e polizia, si è ribaltata perché i migranti, alla vista della motovedetta della Guardia costiera, si sono spostati quasi tutti su una fiancata. I poliziotti in servizio all’hotspot di contrada Imbriacola stanno adesso valutando se sia più opportuno trasferire la donna e i suoi familiari con un aereo o con il traghetto di linea affinché restino in provincia di Agrigento e siano presenti quando la salma del piccolo, al momento sotto sequestro, verrà trasferita a Porto Empedocle.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2023 Riccardo Fucile
“IL PROSSIMO ANNO SPETTERA’ AI CITTADINI EUROPEI DECIDERE CHE TIPO DI FUTURO VOGLIONO”
Al Parlamento europeo di Strasburgo è il giorno del discorso di Ursula
von der Leyen sullo Stato dell’Unione. Una ricorrenza annuale, che a questo giro assume un significato ancora più importante perché è l’ultimo della legislatura per la presidente della Commissione europea. Con il ritorno alle urne del prossimo anno, per i cittadini europei «sarà il momento di decidere che tipo di futuro e che tipo di Europa vogliono», ha detto von der Leyen.
Nel suo discorso all’Eurocamera, la presidente della Commissione ha rivendicato le azioni promosse dall’esecutivo comunitario durante l’ultima legislatura, che hanno portato alla «più ambiziosa trasformazione che l’Unione europea ha mai dovuto affrontare». Nel ripercorrere le sfide affrontate negli ultimi quattro anni, von der Leyen ha ricordato le azioni di contrasto alla pandemia, la lotta alle disuguaglianze e il Green Deal, il pacchetto di misure a favore del clima divenuto uno dei tratti distintivi dell’ultima legislatura europea. «Sul Green Deal europeo manteniamo la rotta e rimaniamo ambiziosi – ha esortato von der Leyen -. Manteniamo la nostra strategia di crescita. E ci impegneremo sempre per una transizione giusta ed equa».
Le elezioni europee
A circa nove mesi dal ritorno alle urne, von der Leyen non ha ancora fatto sapere se intende ricandidarsi alla guida dell’esecutivo europeo, con il suo partito – il Ppe – ancora indeciso sulle alleanze che intende stringere. Negli ultimi mesi, la Commissione ha dovuto fare i conti con una serie di defezioni: Frans Timmermans, padre del Green Deal, si è dimesso per candidarsi in Olanda, mentre la commissaria Margrethe Vestager è in corsa per diventare la nuova presidente della Banca europea degli investimenti. A proposito delle prossime elezioni, von der Leyen si è rivolta così all’Eurocamera: «Tra poco meno di 300 giorni, gli europei andranno alle urne nella nostra democrazia unica e straordinaria. Come ogni elezione, sarà un momento in cui le persone rifletteranno sullo stato della nostra Unione e sul lavoro svolto da coloro che le rappresentano».
La sfida climatica e l’attacco alla Cina
Rivolgendosi alle nuove generazioni, von der Leyen ha lodato l’impegno dei più giovani nella lotta per il clima. «Quattro anni fa, il Green Deal europeo è stata la nostra risposta alla chiamata della storia – ha detto la presidente della Commissione nel suo discorso all’Eurocamera -. E quest’estate, la più calda mai registrata in Europa, ce lo ha chiaramente ricordato. Questa è la realtà di un pianeta in ebollizione». Sul Green Deal, insomma, von der Leyen assicura che non ci sarà nessun passo indietro. Rivolgendosi agli europarlamentari, la presidente della Commissione ha annunciato anche l’apertura di un’indagine «sulle sovvenzioni nel settore elettrico dei veicoli provenienti dalla Cina». Una pratica che secondo von der Leyen rappresenta un esempio di concorrenza sleale, in cui i prezzi vengono «mantenuti artificialmente bassi da ingenti sussidi statali» e mettono a rischio la possibilità delle imprese europee di reggere la concorrenza con i concorrenti cinesi.
L’appello a Draghi
Affinché l’Unione europea riesca ad affrontare le tre sfide più grandi per il prossimo futuro – «lavoro, inflazione e ambiente» – Ursula von der Leyen ha deciso di chiedere una mano a una sua vecchia conoscenza. «Ho chiesto a Mario Draghi, una delle grandi menti economiche europee, di preparare un rapporto sul futuro della competitività europea», ha annunciato la presidente della Commissione nel suo discorso all’Eurocamera. Perché se i Paesi Ue vogliono mantenere il proprio vantaggio competitivo, l’Europa dovrà essere pronta a fare «tutto ciò che è necessario», ha aggiunto von der Leyen riprendendo il celebre «Whatever it takes» pronunciato dall’ex capo della Bce nel 2012.
(da Open)
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Settembre 13th, 2023 Riccardo Fucile
“MELONI INTERPRETA L’UNICA LINEA POSSIBILE PER UNA DESTRA CHE VOGLIA ESSERE MAGGIORITARIA”: TRADOTTO DAL POLITICHESE: PER PRENDERE VOTI SI RINUNCIA ALL’ANIMA SOCIALE DEL MSI E SI CORRE DIETRO A REAZIONARI, LOBBY, EVASORI FISCALI E XENOFOBI
Fabio Rampelli è considerato l’oppositore dentro Fratelli d’Italia. E non è un mistero che al vice presidente della Camera stia stretto il ruolo che Giorgia Meloni gli ha riservato: ieri però si è fermato apposta con i giornalisti per dire che era «surreale» immaginarlo a capo di una opposizione interna.
Rampelli, lei dichiara che dentro FdI non esistono correnti. I suoi Gabbiani, vogliamo chiamarli “anime”?
«Mi pare ovvio che chi ha iniziato un percorso di impegno politico insieme, si consulti e condivida le proprie esperienze. Sarebbe impossibile e ingiusto recidere i legami umani, tanto quanto catalogare come correnti le comunità locali. Non ci sono correnti in FdI, tanto meno io ne guido una di opposizione. È un’idea giornalistica semplicemente ridicola. Ho creato la comunità che ha poi fondato FdI e tanto mi appaga».
Soddisfatto che il congresso sia rinviato a dopo le Europee? Il vostro statuto non lo prevedeva prima?
«Abbiamo fatto due congressi nazionali e diverse conferenze programmatiche, l’ultima di tre giorni a Milano. Se non ci sono linee politiche e leadership alternative a quella di Giorgia Meloni non ha molto senso fare congressi, ancor meno in una stagione elettorale decisiva come questa. Ne parleremo dopo le Europee. Vanno invece benissimo i congressi territoriali».
FdI nasce per rivendicare le primarie e la contendibilità degli incarichi. Quando Berlusconi nel 2012 non concesse le primarie, voi usciste dal Pdl. Pensa che sia ancora valido per voi quel ragionamento sulla contendibilità degli incarichi?
«Il ruolo del presidente nazionale è perfettamente contendibile, ma non ci sono sfidanti perché oggi Giorgia Meloni interpreta l’unica linea possibile per una destra che voglia essere maggioritaria e non marginale. Sicuramente si può fare meglio nel favorire la partecipazione, ma l’era dei social e l’urgenza di formulare risposte in tempo reale rende questa esigenza difficile da concretizzare».
Accusa di familismo. Non è solo una invenzione dei giornali nemici. Ci sono al vertice del partito o delle istituzioni troppi cognati di, sorelle di, cugini di. Senza nulla togliere al valore delle persone, non pensa che sia un danno reputazionale per FdI?
«La domanda che proviene dal vostro mondo è legittima, ma poi ci sono le risposte, di cui occorrerebbe tener conto senza stucchevoli cantilene che durano mesi. Se ci sono persone valide che esercitano il loro impegno politico da quando avevano 15 anni non ritengo giusto vengano sacrificate su pressione dei media a causa di legami di parentela. Che facciamo, discriminiamo persone per il cognome che portano?».
Parliamo allora di Arianna Meloni: nell’intervista al Corriere della Sera ha detto che «oggi c’è la fila di persone che si propone, chiede incarichi. Ma sono in grado? Non stiamo giocando, qui si lavora per l’Italia». Ha anche lei ha la stessa impressione delle dinamiche interne in atto?
«Non mi pare una grande novità, sono fatti storicamente sempre accaduti. Occorre a mio giudizio cercare persone che abbiano la nostra stessa visione della società, non solo persone competenti. Altrimenti la rivoluzione dolce non si concretizzerà mai e l’Italia ne ha bisogno».
In ultimo: è evidente che FdI ha avuto una accelerazione di consensi che forse nemmeno voi vi aspettavate così impetuosa. La reazione del vertice sembra essere quella di chi ne è intimorito e si blinda affidandosi a una cerchia strettissima. Non si rischia, così facendo, di perdere di vista le competenze?
«Siamo stati chiamati a cambiare l’Italia, il nozionismo professorile privo di una stessa visione del mondo non è funzionale a questo obiettivo. Rischieremmo di chiuderci nel solito recinto di boiardi collaudati facendo l’operazione opposta: cercare competenze asettiche che non garantiscono il cambiamento».
(da La Stampa)
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Settembre 13th, 2023 Riccardo Fucile
IL TG1 HA PERSO 100..000 SPETTATORI, IL TG2 200.000… PERCHE’ MAI UNA PERSONA NORMALE DOVREBBE ASCOLTARE LA PROPAGANDA DI REGIME?
Gli ascolti di programmi e telegiornali Rai sono in calo. Il servizio
pubblico targato Meloni per il momento è un flop, soprattutto nel palinsesto autunnale. «Senza le edizioni regionali, i tre Tg nazionali della sera scendono sotto il cinquanta per cento, in quarantamila passano a TgLa7, ovvero il 2,8 per cento», spiega a Repubblica Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi che mette a confronto i dati Auditel da giugno a settembre con quelli dello stesso periodo dello scorso anno.
«Il peso complessivo dei quattro notiziari serali del servizio pubblico perde un punto percentuale netto, dal sessantaquattro al sessantatré per cento, e due punti nelle edizioni dalle 13 alle 14,20, Tgr inclusi, dal sessantasei al sessantaquattro per cento», spiega Siliato.
A fare peggio è il Tg2, che perde il 3,1 per cento e addirittura dodici punti percentuali nell’edizione principale dell’ora di pranzo: 191.709 persone non lo guardano più. «In questo caso se ne avvantaggia il Tg5 delle 13, il cui ascolto cresce di 179.507 spettatori», aggiunge Siliato.
L’articolo di Repubblica, firmato da Giovanna Vitale, spiega che il calo dei numeri è legato soprattutto ai nuovi volti voluti dal governo di destra, con Roberto Inciocchi, Caterina Balivo, Annalisa Bruchi, mentre i numeri migliori li ottengono ancora i soliti nomi collaudati, come Bruno Vespa, Marco Damilano e Alberto Matano (con “La vita in diretta”).
Lunedì scorso, alla ripresa dei palinsesti autunnali dopo la pausa estiva, i nuovi conduttori hanno tutti fatto flop, a vantaggio di Mediaset, inevitabilmente: 40,6 per cento di share contro 34,2 nell’arco della giornata ore.
«Agorà, il salotto politico guidato dalle otto alle dieci dall’ex Sky Roberto Inciocchi, non è andata oltre il 3,3 per cento di share, dimezzato rispetto all’anno passato», si legge su Repubblica. «Il successivo Restart di Annalisa Bruchi, spostato dalla seconda serata di Rai2, ha fatto addirittura peggio: il 2,8. Una débâcle rispetto a La7, che negli stessi orari trasmette talk molto simili: Omnibus (diretto concorrente diAgorà ) ha fatto il 4,23, Coffee Breack il 4,28».
Un momento difficile per la tv pubblica, visto che anche lo spazio informativo curato dalla testata ammiraglia all’interno di Uno Mattina, che con la nuova coppia Ossini-Ferolla ha segnato il 19,73 per cento di share, con settecentosettantasei telespettatori. Un confronto impari con la rivale Canale5: «All’alba, mentre Prima Pagina veleggiava oltre il diciannove per cento di share, Uno Mattina racimolava solo il 12,8», scrive Repubblica. «E non è andata meglio al Tg1 delle 8, battuto sempre dal Tg5: 21,6 a 26,3». “Storie Italiane” su Rai 1 ha fatto seicentocinquantaquattromila spettatori con il 17,18 per cento di share (nella seconda parte è cresciuto fino a settecentocinquantottomila spettatori, quindi il 16,58 per cento), mentre su Canale 5 “Morning News” è stato visto da settecentottantunomila persone pari al 19,8 per cento di share. Non è andata meglio all’intrattenimento nel day time. “La volta buona”, il programma condotto da Caterina Balivo nel primo pomeriggio su Rai1, ha fatto tra l’undici e il tredici per cento, almeno cinque punti sotto Serena Bortone che l’anno scorso era un riferimento di quella fascia oraria.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2023 Riccardo Fucile
A FUOCO ANCHE L’IMPIANTO CHE DOVEVA COSTRUIRE I DRONI MARINI RUSSI
La nave da sbarco “Minsk” e il sottomarino “Rostov on Don”, ecco i due grossi bersagli colpiti a Sebastopoli. A fuoco l’impianto che doveva costruire i droni marini russi
Stando alle geolocalizzazioni compiute in queste ore nella comunità osint, ad esser colpito al porto di Sebastopoli questa notte non è affatto un bersaglio casuale ma un target strategico: il principale impianto di costruzione e manutenzione della flotta russa del Mar Nero, SevMorZavod, a Sebastopoli. Secondo quanto raccontavano nelle scorse settimane i canali di propaganda russi, l’impianto avrebbe ospitato il programma di costruzione di droni marini della Russia. Avrebbe, perché al momento poco ne resta. I tempi ormai erano vicini: Sevmorzavod avrebbe dovuto riprendere la costruzione di nuove navi dal 2024, mentre nel novembre del 2022, a guerra iniziata, il governatore Mikhail Razvozzhaev discusse con Vladimir Putin del progetto di trasformare l’impianto in un centro per lo sviluppo di droni marini e sottomarini senza pilota.
L’analista Def Mon ritiene che a esser colpiti – secondo le coordinate dell’apparente impatto dei missili, che qui riportiamo: 44.61033, 33.53755 – sarebbero state una nave da sbarco della classe Ropucha e un sottomarino Kilo. Potrebbe trattarsi della grande nave da sbarco Proekt 775 “Minsk” e del sottomarino Proekt 877/636 (“Rostov-on-Don”), che si trovavano nei bacini per diversi lavori di manutenzione e refitting. Secondo altri analisti e immagini satellitari osint, la Ropucha e il sottomarino Kilo erano ancora in bacino di carenaggio la mattina del 12 settembre). Che si tratti della “Minsk” e del “Rostov-on-Don” lo scrive esplicitamente e esenza formule dubitative anche Baza, canale molto informato sulle agenzie di sicurezza russe.
All’inizio di agosto, i droni marini delle forze armate ucraine avevano colpito molto duramente, danneggiandola e rendendola per ora inutilizzabile, una di queste navi da sbarco, la Olenegorsk Gornyak, che appartiene appunto al Proekt 775.
Secondo quanto sostiene il progetto collettivo di ricerca “Ukraine Battle Map”, l’attacco a Sebastopoli è stato probabilmente effettuato dai missili da crociera Storm Shadow. Altri particolari sono riferiti da “Osinttechnical”. La grande nave da sbarco del Progetto 775 ha preso fuoco, scrive il Osinttechnical. Le navi inserite in questo progetto costituiscono la base della flotta da sbarco russa nel mar Nero.
Il corrispondente militare vicino al Cremlino-, Alexander Kots, adombra la stesa cosa, «mi chiedo che tipo di missili cruise siano questi. Perché se si tratta di armi occidentali, allora secondo Sergei Shoigu “l’uso di questi missili al di fuori della zona di un’operazione militare speciale significherà il pieno coinvolgimento degli Stati Uniti e della Gran Bretagna nel conflitto e comporterà attacchi immediati sui centri decisionali sul territorio dell’Ucraina”», ricorda Kots. Ma ormai la Russia ha accettato di fatto di essere colpita anche nelle sue retrovie, come avviene quotidianamente. E i suoi ricatti-bluff paiono avere a questo punto poca forza.
(da La Stampa)
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