Settembre 27th, 2023 Riccardo Fucile
MEDICI E INFERMIERI IN TRINCEA
Medici e infermieri ridotti a scudi umani di una sanità pubblica alla deriva. Ospedali e in particolare i pronto soccorso, trasformati in vere e proprie trincee, dove, gli operatori mettono a repentaglio la propria incolumità, i pazienti la propria vita e i familiari i propri nervi. Ospedali e distretti sociosanitari, presidiati da guardie giurate e tappezzati di locandine, attraverso le quali, si invitano le persone a non aggredire il personale sanitario, fenomeno tanto grave quanto diffuso, assolutamente non derubricabile a singoli fatti di cronaca. La politica dovrebbe interrogarsi seriamente sulla genesi di tante aggressioni.
Invece anche in Toscana, la narrazione ufficiale racconta una realtà di pregio ed eccellenze, nonostante si combatta quotidianamente con una sanità pubblica allo sfascio. La salute, passando dalla prevenzione alla cura, fino alla riabilitazione, non sembra più un valore collettivo da salvaguardare oltremodo. La gente ha capito, “se pur per deduzione”, che la tutela della propria salute, dipende dalla propria capacità economica, costretta com’è, a rivolgersi sempre più al privato. La sanità pubblica viene smantellata giorno dopo giorno, un’erosione continua, un vero e proprio stillicidio. Dopo un’agonia che si protrae da decenni, la sanità è arrivata al fine vita e pertanto soggetta esclusivamente a cure palliative.
Ormai il sistema sanitario pubblico, si contraddistingue per le imbarazzanti liste di attesa per visite specialistiche ed esami strumentali. Per le interminabili soste nei pronto soccorso, in attesa di un posto letto, attese che spesso sfociano in una “sorta di maltrattamenti”, considerato che i pronti soccorso, per definizione non hanno servizio alberghiero e non sono organizzati per fornire un’assistenza di lungo periodo. Così per le persone, soprattutto se anziani fragili, sopravvivere al pronto soccorso, diventa un’esperienza davvero eroica. E non va meglio dopo. Conquistato il posto letto, iniziano le insidie legate alla degenza ospedaliera, anch’essa foriera di rischi, fino al momento della dimissione, passaggio altrettanto critico.
Un sistema sanitario colabrodo, noto a tutti, ma ignorato da chi di dovere. Inarrestabile riduzione di posti letto. Mancanza di medici e infermieri, turni massacranti, pochissimo tempo da dedicare direttamente al malato che spesso viene confinato a letto. Nessuno che ascolta nessun, con tutti i rischi connessi. Durata della degenza imposta da protocolli e procedure, a dispetto della clinica, salvo rarissime eccezioni. Né un giorno di più, ne di meno. Un territorio altrettanto sguarnito di Infermieri, oss e Medici, incapace di un’efficace presa in carico domiciliare. Insomma, il perfetto terreno di coltura per il noto meccanismo delle porte girevoli. Dimissione ospedaliera oggi e rientro domani.
La sanità pubblica non può essere gestita come un’azienda privata. Non può fare profitti. La catena di montaggio che per definizione prevede la “minutizzazione delle prestazioni”, non può essere applicata a Medici e Infermieri che devono tener conto delle molteplici variabili, legate alla persona malata. Una sanità in mano alla politica, che detta regole ed obiettivi di budget, non può che essere fallimentare. Una sanità che premia operatori, semplicemente perché funzionali al sistema, a discapito di menti illuminate, è una sanità incapace di promuovere salute. Governare il sistema sanitario pubblico implica possesso di competenze e lungimiranza.
Il risparmio di oggi, se concepito con approssimazione, si trasformerà di lì a breve, in uno spreco, ben più consistente. Se a causa del ridotto personale, un anziano staziona, prima barellato per 24/48 ore in pronto soccorso, poi nel letto di corsia, con altissima probabilità, svilupperà altre patologie. Ulcere da decubito, insorgenza o aggravamento di patologie respiratorie e circolatorie.
Allora, viene da chiedersi, davvero una gestione tanto sciagurata ha messo in salvo il bilancio?
(da Il Fatto Quotidiano)
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Settembre 27th, 2023 Riccardo Fucile
BASTA UN “RAVVEDIMENTO OPEROSO” E IL GIOCO E’ FATTO
Nel decreto energia del governo Meloni, tra il bonus carburante e
gli sconti per le bollette di luce e gas, c’è una misura destinata a far discutere. Nel pacchetto di norme appena varato ha infatti trovato spazio la sanatoria sugli scontrini fiscali che, come sottolineato dall’esecutivo, “salva” 50mila piccoli esercizi commerciali dalla sospensione della licenza per aver commesso violazioni sugli scontrini, fatture e ricevute fiscali. Una misura che in sostanza va in soccorso di chi ha violato gli obblighi di certificazione dei corrispettivi e di conseguenza presentato dichiarazioni dei redditi falsate
Come funziona la sanatoria per gli scontrini
Come funziona? Con un semplice “ravvedimento operoso”, che non prevede “sconti” sulle somme da pagare, ma evita appunto sanzioni accessorie, come la sospensione dell’attività, i commercianti che dal 1° gennaio 2022 al 30 giugno 2023 hanno commesso delle irregolarità, possono “sistemare” la loro situazione con il Fisco. Per quanto riguarda le tempistiche, il suddetto ravvedimento dovrà essere effettuato entro venerdì 15 dicembre 2023. Un condono destinato a generare polemiche. Se da un lato la mossa del governo viene motivata con il salvataggio di 50mila piccole attività, dall’altro c’è chi storce il naso, facendo riferimento all’ennesimo “favore” a chi non ha rispettato le regole. Pagando il dovuto ci si mette in regola, e senza dover pagare penali, con buona pace di chi invece fa tutto per bene ed è in regola con i pagamenti.
La polemica: “L’ennesimo condono del governo”
La norma sugli scontrini (e non solo quella) è finita nel mirino di Antonio Misiani, responsabile economico del Pd: “È un decreto assolutamente deludente, quello varato oggi dal Consiglio dei ministri. Avevamo chiesto che lo Stato restituisse agli italiani l’extra gettito ricavato dall’aumento della benzina e del diesel. La risposta del governo è stata una mancetta, il mini bonus da 80 euro una tantum caricato sulla social card ‘Dedicata a te’. Cento milioni in tutto, a fronte di una stangata per gli automobilisti di oltre dieci miliardi di euro (gran parte dei quali finiti nelle casse dello Stato). In pratica, una presa in giro”,
La proroga di alcuni aiuti contro il caro bollette e della garanzia Consap sui mutui per gli under 36, così come il parziale rifinanziamento del bonus trasporti, che il Pd aveva fortemente sollecitato – ha aggiunto Misiani -, sono le uniche decisioni che vanno nella direzione giusta. Per il resto, siamo nettamente al di sotto delle necessità. È assente la proroga del regime di maggior tutela luce e gas, con il rischio che l’anno prossimo dieci milioni di famiglie subiscano un enorme aumento delle loro bollette. Nulla per le famiglie in affitto. Nulla per il caro libri di testo. È invece presente il ‘ravvedimento operoso’ sugli scontrini fiscali. Cioè l’ennesimo condono da parte di un governo che finora ne ha inanellati una dozzina. È il segno di quali siano le reali priorità della destra”. Sanatoria bocciata anche da Pierpaolo Bombardieri, leader Uil: “Abbiamo registrato ieri un’ultima sanatoria, quella per chi non ha fatto gli scontrini, e noi abbiamo in Italia tanta gente per bene che paga le tasse: vorremmo che questo principio fosse applicato dappertutto”.
Diversa la posizione di Giulio Felloni, presidente di Federmodaitalia-Confcommercio: “Bene la sanatoria per le violazioni degli obblighi di trasmissione all’Agenzia delle Entrate degli scontrini elettronici perché rientra nel solco degli interventi di tregua fiscale, già introdotti con la Legge di Bilancio dello scorso anno, finalizzati a promuovere l’adempimento spontaneo dei contribuenti e a instaurare un rapporto con l’Amministrazione finanziaria meno conflittuale, più collaborativo e più trasparente”.
(da Today)
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Settembre 27th, 2023 Riccardo Fucile
ECCO COSA COMPORTA NELLO SPECIFICO
Il 13 maggio 2013, Antimafia 2000 pubblicava un mio post, proprio sulle intercettazioni. Ecco uno stralcio: “Non so se ridere o piangere: ci risiamo. Il PDL suona due volte, ossia torna alla carica sulle intercettazioni e dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che le intercettazioni rappresentano una vera fobia. Sono anni che il signor B non dorme sogni tranquilli e ad ogni piè sospinto si inalbera per le intercettazioni. E basta! Non credete di essere ripetitivi sino alla noia? Toglietevelo dalla zucca e dunque fatevene una ragione, giù le mani dalle intercettazioni”.
Il 3 aprile di due anni dopo, nel 2015, sempre in tema di intercettazioni, riportai sul giornale La Voce di New York una dichiarazione davvero singolare da parte di un senatore: “…il primo aprile l’intervento al Senato del senatore Giacomo Calendo di Forza Italia, che ha affermato ‘La lotta alla mafia l’abbiamo fatta senza intercettazioni… Falcone ha fatto grandi processi alla mafia seguendo il percorso del denaro e non con le intercettazioni’. Se lo dice lui, si vede che è in possesso di notizie diverse dalle mie, mah!”.
Oggi, che siamo nella terza decade del mese di settembre del 2023, sono costretto, ahimè, a parlare di nuovo di intercettazioni. Confesso di essere stanco: stanchezza forse dovuta all’età avanzata. Vorrei smettere di leggere i giornali, di ascoltare i media e chiudermi in un eremo. La cosa che più mi rattrista – volgendo lo sguardo al passato – è che i nostri martiri della violenza mafiosa sono morti inutilmente. Tutto questo scalpitare di alcuni politici e persino da Nordio nel voler modificare le intercettazioni non è altro che il raggiungimento del sogno di numerosi politici e segnatamente del fu Silvio Berlusconi: ovvero la drastica limitazione delle intercettazioni verso i colletti banchi e la Pa.
Non voglio tediarvi sui motivi che danno luogo al progetto di modifica, sono talmente lapalissiani che anche un picciriddu lo capisce. La ritrosia sulle intercettazioni, a mio modo di vedere, non nasce sull’uso, ma sul suo ridimensionamento e modifica per consentire ampi spazi di impunità: la privacy non c’entra affatto.
Ho letto quel che sarà il decreto legge, laddove si vorrebbe affidare alla polizia giudiziaria la responsabilità di decidere se una conversazione sia o meno attinente, ossia rilevante/irrilevante per le indagini. Ma ci si rende conto di cosa potrebbe succedere se date quest’ampia responsabilità alla polizia giudiziaria? Non credo che ci sia bisogno di esplicitarlo, basta riflettere un anticchia (un poco).
Coloro che stanno facendo di tutto per modificare la norma non sono mai entrati in una sala di intercettazione: non capiscono o non vogliono capire – compreso il ministro Nordio – che se passasse l’annunciata modifica ci troveremmo di fronte a degli errori madornali, non solo in danno dell’accusa ma anche nei confronti della difesa. Sto esagerando? Chi vivrà vedrà!
Leggo dai giornali il riferimento alle intercettazioni a strascico. Anche questa affermazione è fuffa. Affermo senza tema di essere smentito che ogni intercettazione ha una vita a sé, e che solo l’esperienza, la perspicacia e la professionalità dell’operatore di polizia giudiziaria può carpire quel che si cela durante una conversazione apparentemente normale e, quindi, classificarla. Il voler mettere paletti temporali o bastoni tra le ruote, oltre a quelli già esistenti, costituirà grave danno alle investigazioni.
Ma non bisogna essere un esperto di intercettazioni per capire il fine ultimo di una modifica così come viene sbandierata. Si ritorna alla genesi: l’impunità dell’intoccabile casta, che pretende di non far scoperchiare le pentole del malaffare nella PA.
Comunque, per far comprendere meglio il mondo dell’intercettazione, cito un’indagine da me condotta su un presunto traffico internazionale di armi da guerra. Ebbene all’inizio, dai dialoghi intercettati, non si ravvisava alcunché di illecito. Passavano giorni e giorni e non emergeva nulla che potesse confutare i nostri sospetti e quindi stavamo per mollare. Ma ad un tratto gli interlocutori si tradirono facendo riferimento a numeri e quantità di un catalogo, senza tuttavia citare armi. E fu così che nel prosieguo delle intercettazioni – peraltro ampliate con altre utenze – scoprimmo un vasto traffico di armi da guerra – missili, carri armati, mine marine e bombe a grappolo – tra l’Italia e Saddam Hussein.
In quella inchiesta, intercettai alcune telefonate di una nota donna politica, che nulla avevano a che vedere con le indagini in corso: vergai sul brogliaccio “non pertinente” e nessuno, tranne il pm, seppe di quelle telefonate. Concludo dicendo che mai mi sarei aspettato che un ex magistrato perorasse un siffatto cambiamento sulle modalità di intercettazione. Avrei preferito un’attenzione diversa, soprattutto per quei reati contro la Pubblica Amministrazione. Pazienza! Mi auguro che l’annunciata modifica venga respinta dal Parlamento.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Settembre 27th, 2023 Riccardo Fucile
SIAMO ULTIMI PER ACCOGLIENZA, GRAZIE ALLO SMANTELLAMENTO VOLUTO DAI SOVRANISTI… COSI’ I POVERACCI RIMANGONO PER STRADA E I SOVRANISTI PRENDONO I VOTI DEI RAZZISTI
L’Italia, tra i Paesi europei, è al nono posto per numero di
immigrati rispetto alla popolazione nazionale. Al primo posto c’è la Spagna (il 13,9 per cento dei suoi abitanti sono immigrati), al secondo l’Irlanda (13,8), al terzo la Svezia (12,3), al quarto la Germania (11,9), al quinto il Regno Unito (10,2), al sesto l’Olanda (10), al settimo la Francia (8,9), all’ottavo la Grecia (8,6), al nono l’Italia (8,3).
La fonte è il rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale del 2005 e successivi aggiornamenti (l’ultimo è dell’agosto 2023).
Le cifre non dicono mai tutto; e su un fenomeno non sempre “in chiaro” come le migrazioni possono essere incomplete. Ma hanno un peso evidente – tendono all’oggettività – e non possono essere ignorate. Siamo primi per numero di sbarchi, tra gli ultimi per accoglienza. Un’accoglienza così scadente (a parte la generosità dei volontari e dei soccorritori in divisa) da rendere lecito il sospetto che la si mantenga tale per favorire la volontà degli stranieri in transito di andarsene al più presto laddove, per esempio in Germania, la volontà politica di integrazione e di potenziale con-cittadinanza è molto più forte.
La lagna meloniana e la brutalità salviniana hanno, come tutte le posizioni politiche, una loro ragion d’essere. Calcolo elettorale, per esempio. O anche, semplicemente, sincera xenofobia.
Ma non hanno alcuna pezza d’appoggio nella realtà fattuale del continente europeo, che vede altri Paesi molto più capaci di accogliere riducendo l’impatto negativo (che c’è) e valorizzando le grandi opportunità (che ci sono). Che il nostro duo patriottico polemizzi proprio con chi, sulla gestione dell’immigrazione, è più solido, più preparato e, non da ultimo, più ospitale di noi, è veramente imbarazzante.
(da La Repubblica)
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Settembre 27th, 2023 Riccardo Fucile
E’ LA PRIMA VOLTA DI UN PRESIDENTE USA A UN PICCHETTO
Il presidente americano Joe Biden ha fatto visita oggi agli operai del comparto automobilistico che da oltre 10 giorni manifestano in Michigan per ottenere migliori retribuzioni e più diritti. Megafono alla mano e cappellino da baseball in testa, Biden ha arringato – anche se per non più di un minuto e mezzo – la folla di operai della United Auto Workers (UAW), il più potente sindacato del settore. Una visita storica, considerato che mai prima di oggi un presidente americano si era unito a un picchetto di lavoratori, notano all’unisono i media americani. «Ragazzi, me l’avete sentito dire tante volte: non è stata Wall Street a costruire questo Paese, è stata la classe media, e i sindacati hanno costruito la classe media!», ha chiamato l’applauso Biden, prima di proseguire sul terreno concreto delle richieste dei lavoratori: «Le aziende automobilistiche hanno avuto un periodo di difficoltà ma poi si sono riprese e ora devono darvi un aumento significativo e ridarvi quello che avete perso».
L’attuale vertenza vede contrapposto il sindacato a tre big del settore, per le quali l’impianto di Belleville dove si svolge lo sciopero produce componenti: General Motors, Stellantis e Ford. «Il presidente non intende entrare all’interno dei negoziati» tra le parti, ha poi precisato la Casa Bianca.
La posta in gioco per Usa 2024
Al fianco di Biden l’estensore dell’invito, il leader dell’AUW Shwan Fain, non ha tuttavia perso l’occasione di far sentire tutte le aspettative dei suoi alla Casa Bianca: «I Ceo pensano che il futuro appartenga a loro. Oggi appartiene invece ai lavoratori dell’auto e alla working class. Grazie di essere venuto, signor Presidente. Sappiamo che farà la cosa giusta per i lavoratori». A poco più di 13 mesi dal voto, la visita di oggi ha tutta l’aria del fischio d’inizio sul terreno della campagna elettorale per le presidenziali 2024, con la caccia al voto operaio sin d’ora aperta tra Biden e Trump (se i rispettivi iter interni confermeranno la scelta tra Democratici e Repubblicani, come oggi appare). Neppure 24 ore dopo il presidente, sarà infatti il principale “promesso sfidante” ad arringare gli operai del settore automobilistico. Trump è atteso in Michigan domani, mercoledì, per tenere il “suo” discorso agli aderenti al sindacato. Il leader dei Repubblicani deve riconquistare il loro voto, che lo aiutò a scalare la Casa Bianca nel 2016, ma gli voltò le spalle nel 2020. In vista del prossimo anno, nota la Cnn, la UAW non ha ancora preso posizione, anche se è Biden quello ad avere il vantaggio da perdere.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2023 Riccardo Fucile
COME AIUTARE REALMENTE UN POPOLO AMICO
Scrivo questa nota appena rientrato dalla Tunisia, in un giro (non
balnerare, per capirci) di 1.900 km che oltre a Tunisi, ha toccato località sensibili come Kelibia, Monastir, Sfax, Gabes, Medenina, Tataouine; Kenini, Douiret nel profondo sud. Una occasione per ritornare in un Paese amico e ascoltare la sofferenza di un popolo e verificarne i problemi, attraverso le testimonianze di amici locali.
Un Paese dove balza subito agli occhi l’estrema povertà del ceto medio-basso: un cameriere guadagna 500 dinari al mese, meno di 200 euro, nelle grandi città (Tunisi ha 3 milioni abitanti, Sousse 1 milione, Sfax 1,1 milione) un affitto di due stanze in periferia costa 400 dinari, un chilo di pollo 3,90 dinari al supermercato, un litro di olio extra vergine di oliva 27 dinari (9 euro), molti prodotti di igiene hanno gli stessi prezzi italiani ( ma con stipendi un terzo inferiori). Nella via principale di Tunisi, avenue Bourguiga, ci sono tanti uomini e donne che vivono mendicando, nelle vie laterali c’e’ immondizia ovunque e uno stato di degrado spaventoso. Viene tenuta pulita solo la via principale per ragioni turistiche, non a caso ho assistito domenica a una visita improvvisata del presidente tunisino Kaïs Saïed in prossimità del Tunis Clock Tower in un contesto emblematico.
Una decina di auto a sirene spiegate, scende il presidente con una decina di notabili nel silenzio assoluto (nessun applauso, nessuna contestazione), una ventina di agenti dei servizi speciali in tuta mimetica, volto travisato e mitra spianati schierati a sua tutela. Una scena da film in un Paese dove ormai il 95% della popolazione non va più a votare per disillusione. L’unica cosa accessibile è mangiare un boccone: con 10 dinari qualcosa metti nello stomaco, con 15-20 dinari (5-7 euro) pranzi o ceni (escludendo i ristoranti di lusso, ovvio).
Un Paese dove trovi la giovane tunisina vestita all’occidentale e quella con il velo, contrasto evidente anche tra le studentesse che frequentano le scuole pubbliche (lasciate ormai andare). I figli dei benestanti frequentano le scuole private ( almeno 500 dinari al mese).
Chi riesce a fare una vita dignitosa? Gli insegnanti, i militari, gli impiegati delle banche e dell’amministrazione pubblica, chi in famiglia ha due stipendi. L’apparato che serve al governo per mantenersi al potere. Il turismo per fortuna è in ripresa, permettendo entrate e posti di lavoro sottopagati (quando lasci una mancia generosa vedi nei loro occhi gratitudine). Gli italiani, nonostante la Meloni e Salvini, sono ancora amati, tutti sono gentili e disponibili.
Problema finanziamenti
L’Italia, dopo la Francia, registra il maggior numero di imprese operanti in Tunisia, è un partner commerciale di prim’ordine e come tale dovrebbe essere ascoltato dai poteri forti locali (la catena principale di carburanti è l’Agil, derivazione dell’Agip). Eppure non siamo in grado come governo di proporre un piano di investimenti in settori come le ferrovie che potrebbero creare migliaia di posti di lavoro. Le ferrovie tunisine sono le seguenti, per darvi un’idea: tre corse al giorno da Tunisi a Hammamet, Sousse e Sfax con la certezza che portano ritardi di ore o che possono improvvisamente essere annullati perchè si è rotto il locomotore e nessuno ti avvisa. Resti in putride stazioni in attesa degli eventi, quando arrivano marciano a 30 km l’ora, per arrivare a Tozeur da Tunisi ci vogliono 10-12 ore. Le strade statali sono migliori se non fosse che attraversano villaggi e per ogni villaggio perdi 15 minuti.
Poi senti parlare di “investimenti” da parte dell’Ue e dell’Italia che non arrivano e ti chiedi perchè questi presunti accordi commerciali non creano infrastrutture e posti di lavoro. Perchè quando arrivano sono contributi a perdere, non vincolati a un serio piano che nessun governo ha mai proposto. Al governo italiano, ad es., interessa solo bloccare i migranti, non gliene frega una mazza di migliorare le condizioni di vita dei giovani tunisini. Regaliamo motovedette e radar, invece che posti di lavoro. Con il risultato che a Sfax ci sono “uomini d’affari” che costruiscono barchette in plastica per le traversate vendendole a 800 euro ai trafficanti che poi prendono la stessa cifra per ogni migrante che vuole raggiungere Lampedusa. I controlli? Ma pensate che se non ci fosse la connivenza della autorità partirebbero da Sfax e da Zarzis indisturbati 30-40 barchini al giorno senza che nessuno se ne accorga?
Ecco il suggerimento che vorremmo dare al governo italiano: investire in Tunisia soldi veri, controllando la destinazione degli stessi, inchiodare il governo tunisino a un “progetto reale” di emancipazione di un popolo amico, proporre le nostre migliori aziende per gestire questo passaggio, altro che sparare cazzate su “protocolli” inesistenti e su blocchi navali da psicopatici.
Vorremmo concludere avvisando la Meloni che abbiamo sempre pagato il conto sia degli alberghi che dei ristoranti, anzi se un giorno capita a Tunisi per non fare passerelle ha una colazione pagata al cafe Champ Elisee di Avenue Bourguiga.
Parola di patriota (vero) che ama il popolo tunisino.
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Settembre 17th, 2023 Riccardo Fucile
CI RIVEDIAMO MERCOLEDI’ 27 SETTEMBRE
Come avevamo da tempo programmato, ci prendiamo una settimana di ferie : il blog riprenderà le pubblicazioni mercoledi 27 settembre.
Un grazie alle centinaia di amici, comunque la pensino, che ogni giorno visitano il nostro sito, anche dall’estero, gratificandoci del loro interesse.
Essere da 16 anni tra i primi blog di area in Italia, basando la nostra attività solo sul volontariato, con un impegno di aggiornamento costante delle notizie (20 articoli al giorno dal mattino a tarda sera, festivi compresi) è una sfida unica nel panorama nazionale che testimonia che non siete in pochi a pensarla come noi.
Orgogliosi di rappresentare una destra diversa, popolare, sociale, nazionale, antirazzista, solidale, legalitaria, attenta ai diritti civili.
Un abbraccio a tutti e a presto.
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Settembre 17th, 2023 Riccardo Fucile
IL “SENATUR” AI FERRI CORTI CON SALVINI E LA SUA AMICA LE PEN
A pochi minuti dall’intervento di Matteo Salvini a Pontida, è
confermata l’assenza di Umberto Bossi all’evento della Lega. Il leader della Lega resta a Gemonio in famiglia. Fonti vicine al Senatur, confermando il forfait del fondatore della Lega, non mancano di sottolineare come non sia arrivato alcun invito a partecipare al vecchio capo del Carroccio.
‘Nord chiama vera autonomia’, questo lo striscione da poco apparso a Pontida, esposto a favore di telecamere nella collinetta non distante dal pratone di Pontida. Un ‘messaggio’ che arriva sul tema più sentito nelle regioni del settentrione, con l’invito a portare avanti con decisione la riforma bandiera per i militanti dei territori del nord.
Lo striscione non porta alcuna firma, ma il tema dell’autonomia è stato negli ultimi mesi invocato con forza dal Comitato Nord voluto da Umberto Bossi, dai movimenti autonomisti del Veneto e della Lombardia.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2023 Riccardo Fucile
“LE SITUAZIONI ERANO DIVERSE. NEL MIO CASO C’ERA LA FORZA DEL BRANCO, NEL SUO INVECE L’IMBECILLE ERA DA SOLO”
“Mi era stato detto di non farci caso. E quando ho denunciato, sono stata accusata di aver rovinato la vita di un padre di famiglia. In Spagna hanno fermato la trasmissione, chiamato la polizia e l’uomo è stato arrestato immediatamente. In Spagna hanno aiutato la giornalista».
Greta Beccaglia, 29 anni, ha la voce ferma. Sono passati quasi due anni da quando, la sera del 27 novembre 2021, al termine di Empoli-Fiorentina, un tifoso le ha tirato uno schiaffo sul sedere in diretta tv. Due anni in cui ha provato prima vergogna, poi si è sentita in colpa e infine ha avuto paura.
Ha scelto di denunciare – l’uomo è poi stato condannato a un anno e sei mesi – per fermare quella che definisce «un’abitudine» troppo diffusa e si considera comunque «fortunata nella sfortuna»: «Dopo l’episodio mi telefonò una collega a cui era successa una cosa simile: mi disse di denunciare perché lei lo aveva fatto ma senza esito. Io ero in diretta, quello che mi è successo l’hanno visto tutti e, forse, vivere la gogna mediatica è servito a far capire che palpare una ragazza senza consenso non è normale, è un reato».
In Spagna la giornalista Isabel Balado ha subito la sua stessa molestia, come l’ha fatta sentire?
«Guardando il video sono rimasta senza parole: è un altro Paese, ma il gesto è sempre lo stesso. Osservando lei ho notato che era in imbarazzo, ha provato ad andare avanti con la diretta con disagio. È stato poi il conduttore a fermare la trasmissione e, così, ad aiutarla».
Colpiscono le reazioni di entrambe. Lei ha detto al suo molestatore: «Non puoi fare questo, mi dispiace», mentre Isabel ha risposto «un attimo che sono in diretta». Le donne sono abituate a subire questi comportamenti?
«Credo proprio di sì. Il gesto è stato lo stesso anche se le situazioni erano diverse: nel mio caso c’era la forza del branco, nel suo invece l’imbecille era da solo. Io ero impaurita e imbarazzata. C’è anche da dire che il video, che è diventato virale, dura venti secondi, ma il collegamento è andato avanti per due minuti».
Ha sentito la sua collega?
«Non l’ho trovata ma mi avrebbe fatto piacere mandarle un messaggio di solidarietà».
Lei ha denunciato l’uomo che le toccò il sedere, poi condannato. È soddisfatta della sentenza?
«Penso sia una pena educativa esemplare: serve perché altrimenti non riusciamo a cambiare la mentalità maschilista. Toccare una donna senza consenso non è normale».
In Spagna è stata la televisione a denunciare l’uomo, in Italia siamo indietro?
«Molto indietro. Loro hanno chiamato immediatamente la polizia e l’uomo è stato subito arrestato. A me era stato detto di “non farci caso”. Quando ho denunciato, il Paese si è spaccato in due: ho ricevuto commenti negativi e per alcuni ho sfruttato l’episodio».
Ha accettato le scuse del suo molestatore?
«In una lettera ha scritto che a lui è stata rovinata la vita, sembra quasi che io gliel’abbia rovinata, ma io non ho fatto niente. La mia speranza è che insegni ai suoi figli che non è normale palpare una donna senza il consenso».
La vita è cambiata da allora?
«Mi sono sentita in colpa, una colpa che oggi, dopo due anni, mi sono resa conto di non avere. Ho parlato per dare forza alle altre ragazze di denunciare e per far capire che palpare una donna è reato. Vorrei però togliermi l’appellativo della “giornalista molestata”: sono soprattutto altro. Il boom mediatico mi ha fatto male».
Dal bidello assolto a Facci e Giambruno: si deve fare di più contro la violenza?
«Molto di più. Quelle di Giambruno sono state frasi gravi: se una vittima è ubriaca, che sia uomo o donna, devi rispettarla ancora di più perché non è lucida. Facci ha fatto dei tweet anche contro di me… Ma quello che mi dà più fastidio è che spesso vengono date delle indicazioni a noi donne su come vestirci, ci viene detto di stare attente. ..»
(da La Stampa)
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