Destra di Popolo.net

LAMPEDUSA, IL BIMBO ORFANO DI MADRE AFFIDATO A UNA FAMIGLIA DI PALERMO E POI TOLTO DAL TRIBUNALE DEI MINORI

Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile

DAI GIUDICI NESSUNA SPIEGAZIONE

Christmail è un bambino di sei mesi che ha perso la mamma in un naufragio durante una traversata. La famiglia della dottoressa che lo ha soccorso a Lampedusa lo aveva accolto con il consenso del padre, rimasto in Tunisia.
Ma il giudice dei minori ha revocato l’affido temporaneo del bambino. Alessandra Teresi, dottoressa del 118, ha accolto in casa il bambino, originario della Costa d’Avorio.
Dopo l’affido in famiglia però è arrivato l’invio in una struttura protetta: «Il 28 aprile vengo chiamata per visitare un migrante che stava male appena giunto a Lampedusa», racconta Teresi all’agenzia di stampa Ansa. «Sullo stesso barcone c’era Christmail. Lo portano all’hotspot perché potessi accertarmi che stava bene: seppi allora che la madre era morta e che il padre non era riuscito a salire a bordo ed era rimasto in Tunisia».
La storia
A quel punto, ricorda Teresi, «insieme alla pediatra ci siamo presi cura di lui, aveva difficoltà a mangiare perché era abituato a prendere il latte al seno, ma riuscimmo a nutrirlo. Un bambino meraviglioso». La dottoressa dà la disponibilità ad accoglierlo: «Ne parlai con i miei familiari e dissero subito di sì». Il tribunale dei minori, anche grazie al consenso del padre del piccolo contattato dalla donna, acconsente. Ma dopo una settimana dall’arrivo del piccolo la chiama la polizia. «Mi dicono di andare in tribunale col bambino perché servivano alcuni documenti e alcuni dati. Io vado e prima ci tengono in una stanza con tre agenti e il responsabile di una casa-famiglia, poi mi comunicano che il giudice dei minori ha revocato l’affido e che devo restituire il bimbo, che sarà mandato in una struttura protetta», spiega.
Nessuna spiegazione
Secondo Teresi il tribunale non ha fornito spiegazioni: «Mio figlio l’aveva salutato prima di andare a scuola e quando è ritornato non l’ha più trovato», dice. «Per tutti noi è stato un enorme trauma. Pensiamo a lui continuamente, anche perché si era affezionato tantissimo alla mia famiglia. Aveva bisogno di affetto, di abbracci, di amore: che senso ha avuto mandarlo in una comunità quando poteva avere una famiglia fino all’arrivo del padre?». La polizia le ha parlato di errori nella procedura di affido. «Il nostro unico obiettivo era quello di ricongiungere Christmail con il padre e di fornire loro ogni assistenza possibile», aggiunge Teresi. La famiglia non ha più avuto notizie del piccolo. «Non ci vogliono dire dove è, né ce lo fanno vedere. Noi vogliamo solo quel che è meglio per lui, ma certo una casa vera, almeno fin quando rivedrà suo padre, è meglio di un orfanotrofio», conclude.
(da Open)

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LA TRUFFA DEL RESTAURO DEL CASTELLO DI TORELLA CON IL SUPERBONUS ALL’INSAPUTA DEI PROPRIETARI

Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile

146.000 EURO DI FATTURE PER LAVORO MAI FATTI, QUATTRO ARRESTATI, TRA LORO ANCHE UN COMMERCIALISTA

L’edizione romana del Corriere della Sera racconta la storia di una truffa con il Superbonus. Protagonista è il castello di Torella del Sannio in provincia di Campobasso. Il maniero è finito al centro di un’indagine perché i lavori di ristrutturazione non sono mai iniziati anche se erano state presentate fatture per 146 mila euro.
Intestate a Leonardo Cammarano, comproprietario del castello insieme alla moglie Angela Piscitelli. Il filosofo 92enne era morto mesi prima in Francia. «Oltre alla sorpresa e allo sconcerto per quella comunicazione dei finanzieri, c’è stata forte l’amarezza per l’oltraggio alla memoria di mio marito. Una cosa davvero schifosa», dice Piscitelli.
La firma falsa e i lavori mai fatti
Sulla struttura ci sono tre vincoli della soprintendenza: architettonico, sull’archivio e sulla casa museo allestita al suo interno e dedicata alla madre di Cammarano, la pittrice Elena Ciamarra.
«È impossibile pensare anche solo di spostare una pietra — spiega la vedova — eppure per qualche mese la pratica edilizia è andata avanti». Un commercialista, un tecnico asseveratore e due soggetti sono finiti ai domiciliari. E nei cassetti fiscali delle due società utilizzate per le operazioni ci sono crediti per 1,4 milioni di euro, in parte già ceduti a una società terza. La truffa, spiega il quotidiano, si basava sulle firme false del defunto Cammarano, copiate da uno dei tanti documenti a suo nome e reperibili con facilità. «È possibile che l’idea sia venuta a qualcuno che è venuto qui come visitatore e l’ha fotografata», sostiene Piscitelli.
Le dimore storiche
La normativa sul Superbonus esclude le dimore storiche. A meno che non siano aperte al pubblico e con un biglietto di ingresso. Gli interventi edilizi nei castelli ammessi a detrazione, secondo i dati Enea, ammontano a circa 839 mila euro, su un totale di 1,6 milioni. I lavori già realizzati hanno un valore pari a 725 mila euro, l’86,4% del totale.
(da agenzie)

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ADDIO AL REGISTA GIULIANO MONTALDO, AVEVA 93 ANNI

Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile

IL LEGAME CON GENOVA, DOVE ERA NATO… GLI INDIMENTICABILI “SACCO E VANZETTI” E “GLI INTOCCABILI”

È morto nella sua abitazione a Roma Giuliano Montaldo, regista, sceneggiatore e attore. Nato a Genova nel 1930, aveva 93 anni. Montaldo ha firmato film di successo e ha lavorato con alcuni dei più grandi artisti della sua epoca.
Si è spento con la moglie Vera Pescarolo accanto, la figlia Elisabetta e i suoi due nipoti Inti e Jana Carboni. La cerimonia funebre sarà privata. Appena 14enne, Montaldo venne rastrellato dai nazifascisti in Liguria e deportato sul fronte a sud. Dopo essere riuscito a scappare, si unì alla Resistenza nel Gruppo di Azione Patriottica (Gap) della sua città.
A 21 anni esordì come attore in Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani con Gina Lollobrigida, lavorò ad altre produzioni e tre anni più tardi fu tra gli interpreti di Cronache di poveri amanti con Marcello Mastroianni.
Come attore prese parte a una ventina di film, diretti, fra gli altri, da Luciano Emmer, Francesco Maselli, Elio Petri, Valerio Zurlini, Margarethe von Trotta, Nanni Moretti, Carlo Verdone e – per ultimo – da Francesco Bruni in Tutto quello che vuoi che nel 2018 gli valse un premio David di Donatello per la sua interpretazione.
Il suo esordio alla regia lo fece nel 1961 con Tiro Al Piccione che, restaurato dalla Cineteca Nazionale, fu presentato nel 2019 alla Mostra del cinema di Venezia. Sedici dei suoi film furono musicati da Ennio Morricone, facendo di Montaldo il regista con cui il compositore ha collaborato più volte.
In carriera diresse, tra gli altri, Gli Intoccabili (1969) con John Cassavetes, Sacco e Vanzetti (1970, con Gian Maria Volonté) che valse a Riccardo Cucciolla il premio per il miglior attore protagonista al festival di Cannes del 1971, Giordano Bruno (1973) ancora con un immenso Gian Maria Volonté e con Charlotte Rampling,
L’Agnese Va A Morire (1976) con una superba interpretazione di Ingrid Thulin, Gli Occhiali d’Oro (1987), tratto dal romanzo omonimo di Giorgio Bassani, con Philippe Noiret, Rupert Everett, Stefania Sandrelli e Valeria Golino, fino al suo ultimo film da regista scritto con Andrea Purgatori, L’Industriale (2011) con Pierfrancesco Favino, film vincitore di innumerevoli riconoscimenti fra cui 4 Globi d’oro della stampa estera. Nel 1982 firmò il kolossal per la tv in 8 puntate Marco Polo, prodotto da Rai e Nbc, ma curò anche la regia per grandi teatri nazionali ed internazionali di celebri opere liriche fra cui Turandot (1983), Il Trovatore (1990), Otello (1994), Nabucco (1997) e Tosca (1998), presentata allo Stadio Olimpico di Roma.
Dal 1999 al 2009 fu il primo presidente di Rai Cinema e nel 2016 per un anno presiedette l’Accademia del Cinema Italiano-Premi David di Donatello. Nel 2002 fu nominato Cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
(da agenzie)

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CHI VORRÀ ENTRARE A VENEZIA DOVRÀ PAGARE UN TICKET DI 5 EURO, COLPITI I TURISTI GIORNALIERI

Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile

LA TASSA POTRÀ PORTARE 1,5 MILIONI DI EURO… ARRIGO CIPRIANI, PROPRIETARIO DELL’HARRY’S BAR PARLA DI “BALZELLO INUTILE E VESSAZIONE PER I TURISTI”… IL NOSTRO PENSIERO: BASTA NON METTERCI PIU’ PIEDE, COSA CHE FACCIAMO DA ANNI

Bisognerà pagare un ticket d’ingresso per entrare a Venezia. Il contributo, pensato per i turisti giornalieri in Laguna, sarà di 5 euro e prenderà il via dalla primavera del 2024. La giunta comunale, riunitasi oggi, ha dato il via libera all’emendamento con il testo finale della delibera che istituisce il ‘Regolamento per l’istituzione e la disciplina del contributo di accesso, con o senza vettore, alla città antica del Comune di Venezia e alle altre isole minori’.
La delibera ora sarà inviata alle commissioni competenti e andrà in consiglio comunale per la sua approvazione il prossimo 12 settembre.
Il provvedimento, fa sapere il Comune di Venezia, fissa le linee guida per l’introduzione di un nuovo sistema di gestione dei flussi turistici, con la definizione di principi generali, esclusioni, esenzioni, controlli e sanzioni, attraverso una piattaforma multicanale e multilingua che sarà resa disponibile a breve.
L’obiettivo è quello di disincentivare il turismo giornaliero in alcuni periodi. La sperimentazione per il 2024 sarà per circa 30 giornate, che verranno definite dalla giunta con un apposito calendario nelle prossime settimane. In linea generale, si concentrerà sui ponti primaverili e sui weekend estivi.
Nello specifico si è stabilito che il contributo di accesso dovrà essere corrisposto da ogni persona fisica, di età superiore ai 14 anni, che acceda alla città antica del Comune di Venezia, salvo che non rientri nelle categorie di esclusioni ed esenzioni. In linea generale il contributo sarà richiesto ai visitatori giornalieri.
A norma di legge, non dovranno pagare il contributo di accesso i residenti nel Comune di Venezia, i lavoratori sia dipendenti che autonomi, anche pendolari, gli studenti di qualsiasi grado e ordine di scuole e università che hanno sede in città antica o nelle isole minori, i soggetti e i componenti dei nuclei familiari di chi risulta aver pagato l’Imu nel Comune di Venezia.
(da agenzie)

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SOLO IN ITALIA, UN PAESE CHE MORTIFICA I TALENTI, LA EGONU POTEVA ESSERE RELEGATA IN PANCHINA

Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile

AL C.T. CHE HA EMARGINATO PAOLETTA, SEGNALEREI LE PAROLE DI VICENTE FEOLA, SELEZIONATORE DEL BRASILE DI GARRINCHA, VAVÁ E PELÉ. QUANDO GLI CHIEDEVANO CON QUALE CRITERIO FACESSE LA FORMAZIONE, RISPONDEVA: “SEMPLICE. PRIMA SCELGO TUTTI QUELLI CHE SANNO GIOCARE BENE A PALLONE, POI…”

Paola Egonu è una delle pallavoliste più forti del mondo e solo un Paese che mortifica sistematicamente i talenti — in tutti i campi, non soltanto quelli di gioco — poteva relegarla in panchina agli Europei (persi malamente) e indurla a lasciare la Nazionale ad appena 24 anni e alla vigilia delle qualificazioni olimpiche.
Oggi il mantra ipocrita delle aziende è «fare squadra», sacrificando l’iniziativa individuale alla legge del gruppo, cioè del capo, che non vuole essere messo in ombra da personalità forti, ma che di solito è più bravo a gestire il potere che a creare risultati.
Il talento non è di buon comando, però ti fa vincere, e un manager in gamba è tale perché sa gestirlo. Cosimo de’ Medici perdonava le mattane del pittore Filippo Lippi sostenendo che «l’eccellenze degli ingegni rari sono forme celesti e non asini vetturini».
A Mazzanti, il c.t. che ha emarginato Egonu, segnalerei le parole di Vicente Feola, selezionatore del Brasile di Garrincha, Vavá e Pelé. Quando gli chiedevano con quale criterio facesse la formazione, rispondeva: «Semplice. Prima scelgo tutti quelli che sanno giocare bene a pallone, poi nei posti rimasti liberi metto gli altri».
(da Il Corriere della Sera)

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ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA IL BELLISSIMO “GREEN BORDER/ZIELONA GRANICA”, DIRETTO DALLA REGISTA POLACCA AGNIEZSKA HOLLAND

Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile

LE BASTA UN’INQUADRATURA PER FARCI CAPIRE LE COLPE E LE CONTRADDIZIONI DELL’UNIONE EUROPEA IN TEMA DI MIGRANTI E ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI SIRIANI, AFGANI E DI MEZZO MONDO CHE CERCANO DI ARRIVARE COME POSSONO IN EUROPA

A Agniezska Holland basta un’inquadratura per farci capire le colpe e le contraddizioni dell’Unione Europea in tema di migranti e accoglienza dei profughi siriani, afgani e di mezzo mondo che cercano di arrivare come possono in Europa. Una famiglia di profughi stremati in un paesino di confine polacco sotto il logo della UE.
Un simbolo che dovrebbe unire e accogliere.
Venezia entra nel vivo della realtà europea e del fascismo e razzismo quotidiano di certi governi con questo bellissimo e civilissimo “Green Border”/”Zielona granica” diretto da Agniezska Holland, attivissima regista polacca che da anni si muove tra Europa e America (ha diretto, oltre a “Il giardino segreto” e “Europa Europa”, anche episodi di “House of Cards”, “Cold Case” e “The Affair”), che lo ha scritto con Gabriela Lazarkiewicz-Sieczko e Maciej Pisuk, dove si mette in scena il dramma di migliaia di profughi arrivati nel 2020, in pieno covid, nella Bielorussia di Lukashenko da ogni parte del mondo e bloccati in uno stallo impossibile nella cosiddetta zona verde, al confine tra la Bielorussia del putiniano Lukashenko e la Polonia del leader di estrema destra Mateusz Morawiecki.
Rimpallati da un paese all’altro perché non voluti, non graditi. La stessa cosa non capiterà, ovviamente con i profughi ucraini, accolti fraternamente dal governo polacco.
Strutturato a capitoli, prima il tragitto dei profughi, che cercano attraverso la Polonia di arrivare in Svezia o in altre parti d’Europa, e la scoperta del confine da incubo, poi la storia di un giovane soldato, mandato dagli ufficiali a scacciare i profughi e a ricacciarli in Bielorussia. Poi gli attivisti, che poco possono fare per salvare le vite dei profughi.
E infine la presa di posizione di una psicologa, rimasta vedova, che prende la decisione non solo di salvare delle vite, ma di fare passare quanta più gente è possibile.
Girato in un bianco e nero ultrarealistico, interpretato da un gruppo di attori perfetti, Behi Djanati Atai, Maja Ostaszewska, Agata Kulesza, Tomasz Wlosok, ci ricorda una pagina vergognosa e non ancora finita non solo della storia della Polonia, ma di tutta l’Unione Europea, incapace di prendere delle vere decisioni umanitarie rispetto a un problema di dimensione bibliche che ci riguarda tutti.
Accolto da grandi applausi in sala, emozionante senza nessun compiacimento estetizzante, apre il concorso di Venezia a temi forti che seguiteranno domani con “Io, capitano” di Matteo Garrone.
(da Dagospia)

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GLI UCRAINI HANNO ALLESTITO DEI LABORATORI CHE PRODUCONO ARMI FINTE: L’OBIETTIVO È FREGARE I RUSSI, CHE COLPISCONO LE COPIE E SPRECANO PREZIOSE MUNIZIONI

Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile

L’IDEA È DI TRE MANAGER DELLA METINVEST, SOCIETÀ DI PROPRIETÀ DELL’UOMO PIÙ RICCO D’UCRAINA, RINAT AKHMETOV: È L’ESERCITO A CHIEDERE QUALI ARMI RIPRODURRE (CANNONI, MISSILI, SISTEMI RADAR), E A QUEL PUNTO VENGONO CREATE LE “ESCHE” DA PORTARE AL FRONTE

Sin dall’inizio del conflitto gli ucraini sono riusciti a preservare i propri mezzi sparpagliandoli, nascondendoli all’occhio nemico fra gli alberi […] o magari con un telone ricoperto di foglie e arbusti. Anche così, nelle prime settimane, sono riusciti a sottrarsi al primo colpo dell’invasore e hanno impedito all’Armata di imporre la superiorità aerea.
Contemporaneamente, gli uomini di Volodymyr Zelensky hanno allestito dei laboratori in cui producono armi finte — cannoni, missili, ma anche sistemi radar — che possano trarre in inganno gli invasori attirandone il fuoco e facendogli così sprecare preziose munizioni.
Una squadra di esperti, racconta il Guardian, è costantemente al lavoro per realizzare copie in plastica, legno, gommapiuma o metallo che siano abbastanza simili agli originali da convincere gli operatori dei droni russi e le truppe a terra che si tratti realmente di bersagli militari.
Il successo dell’operazione, spiegano, viene misurata nella velocità con cui i modelli vengono distrutti. «Quando arriva qualcuno dell’esercito e ci dice che sono a corto di qualcosa, allora capiamo di aver fatto un buon lavoro», ha raccontato uno degli «artigiani» al quotidiano britannico.
Colpire le imitazioni in plastica o legno, per i russi, è un errore costoso in termini economici, ma anche militari: è un colpo in meno a sparare contro le posizioni ucraine.
L’idea è venuta a tre manager della Metinvest, di proprietà dell’uomo più ricco di Ucraina, Rinat Akhmetov, che ha personalmente approvato il progetto. «Abbiamo pensato che se i russi avessero visto parecchie armi magari si sarebbero fermati. È un’arma psicologica e l’azienda l’ha subito sostenuta», racconta uno di loro.
«Abbiamo un accordo con l’esercito: ogni volta che viene colpito uno dei nostri modelli condividiamo le foto, a dimostrazione che abbiamo fatto un buon lavoro».
Le richieste iniziali arrivano dall’esercito, che chiede di riprodurre un’arma specifica: a quel punto vengono scaricate immagini da Google e si studiano i materiali più efficaci per poterla riprodurre, quindi viene stampata un’immagine a grandezza naturale che funge da guida durante la produzione.
Una volta pronte, le «esche» vengono trasportate smontate al fronte, dove vengono allestite in una ventina di minuti e posizionate. Gli ultimi modelli riescono anche a imitare il calore dei mezzi militari, così da poter ingannare non solo l’occhio umano, ma anche i visori termici durante la notte.
(da Il Corriere della Sera)

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NON TROVATE LAVORATORI? PAGATELI DI PIÙ: SECONDO I DATI UNIONCAMERE, SU 531MILA ASSUNZIONI PREVISTE A SETTEMBRE, PIÙ DI 252MILA SONO CONSIDERARE DALLE STESSE IMPRESE “DIFFICILI” DA REALIZZARE

Settembre 5th, 2023 Riccardo Fucile

LO “SCOSTAMENTO” TRA DOMANDA E OFFERTA È DEL 48%, PRIMA DELLA PANDEMIA ERA AL 20% – E COSÌ CRESCE LA MANODOPERA STRANIERA (CHE VALE ORMAI IL 35% DELLE ENTRATE PROGRAMMATE), CHE ACCETTA QUALSIASI CONDIZIONE, ANCHE LO SFRUTTAMENTO, PUR DI LAVORARE

Su 531mila assunzioni previste dalle imprese a settembre oltre 252mila sono considerate dagli stessi imprenditori “difficili” da realizzare. Siamo al 48%; un “mismatch” (scostamento) a livelli elevatissimi che ormai riguarda un’assunzione su due, o giù di lì. Un dato, peraltro, in costante crescita, e in aumento di ben cinque punti rispetto a dodici mesi fa, con quote comprese tra il 60% e il 70% per molte figure tecnico-ingegneristiche e per gli operai specializzati.
Prima del Covid, nel 2019, le difficoltà nelle assunzioni oscillavano intorno al 20%; quindi in meno di un lustro questa percentuale si è più che raddoppiata. E a crescere, con una accelerata negli ultimi mesi, sono gli inserimenti di manodopera straniera, passati dai 95mila ingressi dello scorso anno, pari al 18,2% del totale delle entrate, agli 108mila ingressi segnalati a settembre, pari al 20,4% del totale entrate (+13mila contratti; +13,6%).
A ricorrere maggiormente alla manodopera straniera sono i servizi operativi di supporto a imprese e persone (il 35,2% delle entrate programmate è riservato a manodopera straniera); ma numeri importanti si registrano anche nei servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (32,7% di assunzioni di stranieri); nelle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (25,8%), nei servizi di alloggio ristorazione e turistici (25,7%) e nelle industrie alimentari (25,1%).
La fotografia scattata ieri dal bollettino Excelsior di settembre, targato Unioncamere-Anpal, conferma come causa prevalente del mismatch sia la “mancanza di candidati” con una quota del 31,7%. A seguire la “preparazione inadeguata” che si attesta al 12%.
Un segnale da non trascurare vista la denatalità in atto (perdiamo 100mila studenti l’anno); e con un ragazzo su due che esce dalla scuola con competenze inadeguate. Tutto ciò in un mercato del lavoro che sta tenendo: nel trimestre settembre-novembre sono previsti 1,4 milioni di ingressi (+1,9% rispetto all’analogo periodo 2022). Con una spia rossa: a settembre le assunzioni sono in calo nelle aziende sotto i 10 addetti; mentre sono positive in quelli di maggiori dimensioni.
Entrando più nel dettaglio, il mismatch più elevato riguarda gli operai specializzati (64,2% la quota di entrate difficili da reperire), i conduttori di impianti fissi e mobili (53,2%) e le professioni tecniche (49,5%). Mancano attrezzisti, operai e artigiani del trattamento del legno (74,1% e un picco dell’87,7% nel Nord Ovest), gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (73,6%, con un massimo nel Nord Est dell’80,9%), i meccanici artigianali, montatori, riparatori, manutentori macchine fisse e mobili (73,1%, al 76,7% nel Nord Ovest) e i fabbri ferrai costruttori di utensili (72%, ma fino all’81,5% nel Centro).
Difficili da reperire anche i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (67,5%, che raggiunge il 74,5% nelle regioni centrali), i tecnici in campo ingegneristico (64,2%), i tecnici della salute (58,9%) e i tecnici della distribuzione commerciale (58,8%).
(da Il Sole 24 Ore)

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“DEVE ASPETTARE SEI MESI PER LA RADIOTERAPIA”: LA FOLLE LETTERA RICEVUTA DA UN 51ENNE MALATO DI TUMORE IN SARDEGNA, CHE VIENE INVITATO A CAMBIARE REGIONE PER CURARSI

Settembre 5th, 2023 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE REGIONALE DELLA SANITÀ, CARLO DORIA, SOSTIENE CHE IL MESSAGGIO SIA UN FALSO O “VECCHIO DI ANNI”, MA IL PAZIENTE RIBATTE: “LA COMUNICAZIONE MI È ARRIVATA DALLA ASL”

«L’angoscia di dovermi curare l’ho superata. L’idea di farlo lontano dalla mia famiglia è troppo», Gian Michele Angheleddu strozza il pianto. Ha 51 anni, è sardo e da poco ha scoperto di avere un cancro che richiede la radioterapia. Come autotrasportatore è abituato a viaggiare, ma non avrebbe mai immaginato di dover stare lontano dalla moglie e dai tre figli piccoli proprio adesso che si sente così vulnerabile. Eppure, è ciò che gli è stato suggerito nero su bianco il 28 agosto da un ospedale della sua provincia, il San Francesco di Nuoro.
«A causa della lista d’attesa — è scritto — non è possibile rispettare una tempistica oncologica corretta (come suggerito dal rapporto “Istisan” 02/2. Istisan , ovvero dell’Istituto Superiore di Sanità, ndr)». Deve aspettare circa 6 mesi solo per poter iniziare la radioterapia, «pertanto si invita il paziente a recarsi in altro centro fuori regione».
L’assessore regionale della Sanità, Carlo Doria, sostiene che il messaggio sia un falso o «vecchio di anni». Ma Angheleddu al Corriere ribatte: «Quel documento me l’ha mandato l’Asl ed è noto che i tempi sono lunghi anche per chi è più grave di me».
Entro l’anno le nuove attrezzature dovrebbero permettere una riduzione dei tempi, ma il problema di Nuoro è la mancanza di personale, sufficiente per far funzionare solo uno dei due apparecchi disponibili. Tutti i bandi vanno a vuoto: «Abbiamo introdotto la paga di 60 euro all’ora più il rimborso spese per chi va a lavorare nelle aree problematiche. Presto arriverà pure un bonus da mille euro al mese, ma è difficile trovare dei tecnici».
«La colpa — dice — potrebbe essere degli stipendi bassi, dei numeri chiusi nelle facoltà o del fatto che alcune professioni sanitarie diventano meno attrattive». Per Angheleddu, Cugusi e tanti altri, però, ciò che conta è solo che la Regione si muova prima che sia troppo tardi.
(da il Corriere della Sera)

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