Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
IL CAPO DELLO STATO NON VUOLE ATTRIBUIRSI MERITI SULLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA, ANCHE SE IL PRESIDENTE AVEVA SUGGERITO UN BUON COMPROMESSO GIÀ LA SCORSA ESTATE.
«Oggi c’era Mattarella, qui. Infatti abbiamo risolto», scherza Ignazio La Russa a Montecitorio. Allude all’elezione dei quattro giudici costituzionali grazie alla quale si ripristina il plenum della Consulta dopo uno stallo di 460 giorni.
E se evoca il presidente della Repubblica, giunto lì per una cerimonia a parte, lo fa perché proprio lui aveva lanciato duri richiami a sanare quel «grave vulnus compiuto dal Parlamento», che con 13 scrutini a vuoto minava la funzionalità di un organo previsto dalla Carta.
E in effetti «sollievo» è l’unica parola che esce dal Quirinale su questa faccenda, nel pomeriggio. Il motivo della laconicità è chiaro: Mattarella non vuole attribuirsi meriti sulla soluzione del problema, anche se non si è limitato a segnalarlo ripetutamente. Si è mosso usando lo strumento della moral suasion sia verso la maggioranza che verso l’opposizione. Evitando di entrare nelle dispute sui nomi
Finché nelle ultime settimane entrambi i fronti hanno capito che insistere nella prova di forza avrebbe paralizzato la partita e […] hanno cercato di costruire un’intesa secondo una logica «a pacchetto», tale da legare le quattro nomine.
Il presidente aveva suggerito un buon compromesso già la scorsa estate. «Vi sono dei momenti nella vita di ogni istituzione in cui non è possibile limitarsi ad affermare la propria visione delle cose, ma occorre saper esercitare capacità di mediazione e di sintesi». Il che, tradotto, significa: nessuno punti ad appropriarsi di un pezzo dello Stato. Dunque, no alla tirannia della maggioranza come al sabotaggio tout court dell’opposizione. Per una volta è andata così.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
“SEMBRA CHE PER I RAGAZZI IL PENTAGRAMMA FACCIA PARTE DI ALTRI TEMPI. NON È IL FESTIVAL A ESSERE UN OMOLOGATORE, MA LA NUOVA GENERAZIONE CHE SI INSEGUE E SI COPIA FINENDO INEVITABILMENTE PER ASSOMIGLIARSI”
«Sembra che per i ragazzi il pentagramma faccia parte di altri tempi eppure, quello che
si può fare con le note è meraviglioso». Meraviglioso dice Massimo Ranieri, e anche molto vario, a differenza di quello che si sente in tante canzoni di Sanremo, dominate dai soliti accordi rimescolati senza troppa fantasia
Con delle eccezioni naturalmente, ma sotto accusa ci sono soprattutto i giovani per i pezzi facili costruiti a tavolino, per palati poco esigenti e abituati a cliccare più che mettere la puntina su un giradischi. […]«Oggi i ragazzi scrivono musica con il computer – dice Ranieri, in gara con Tra le mani un cuore, scritta da Tiziano Ferro e Nek –. Ma così imparano a programmare, non a suonare e le due cose sono molto diverse. Carta e penna non si usano più e i pezzi se li fanno da soli davanti al pc. Va da sé che senza nessuna educazione musicale, l’unico modo per fare è fare da soli, spesso con dei tutorial visti su Youtube».
Gli autori che firmano i pezzi in realtà sono in numero esiguo: 7 brani Federica Abbate, 5 Davide Simonetta, 4 per Davide Petrella e Jacopo Ettorre e infine Nicola Lazzarin (in arte Cripo) con 3 pezzi e Blancio, anche lui presente con tre pezzi, questa volta solo in veste di autore.
Dunque di chi è la colpa se i pezzi si somigliano? Dei pochi autori? Del digitale, dei social? Di Sanremo che ti spinge anche inconsapevolmente a portare la canzone «sanremese» (qualunque cosa sia)? Massimo Ranieri fa un discorso più ampio: «Whatsapp, Telegram, YouTube, eccetera… i teenager si scambiano musica attraverso questo aggeggio che io uso solo per i messaggi e per telefonare. Non è il Festival a essere un omologatore, ma la nuova generazione che si insegue e si copia finendo inevitabilmente per assomigliarsi».
I ragazzi hanno un loro linguaggio, una musicalità che spesso fa a meno della musica, forse l’ascesa del rap ha dato tanto ritmo ma ha tolto tanto alla melodia. «Anche se la melodia – mette un punto fermo Ranieri – è alla base della musica, questo lo vogliamo palesare? Sono convinto che fra un po’ di anni la melodia rivivrà con radici più forti. Ha in mente l’8 di Pistoletto? Il maestro lo spiega dicendo che si torna sempre alle radici delle cose. La sinusoide del numero 8 lo racconta benissimo».
Intanto nel futuro, anzi nel presente, c’è l’intelligenza artificiale. «I discografici mi hanno raccontato cosa succede in Inghilterra, dove stanno già usandola per rapinare, e non uso il termine a caso, cantanti e musicisti delle loro opere per istruire le macchine e creare brani. Io per questa cosa sono inviperito. Ma sono convinto che dopo un’ubriacatura di “fake songs” le prossime generazioni vorranno tornare all’origine e non si lasceranno imbambolare dalla irrealtà».
Alla fine però il cantante spezza una lancia per i pezzi del Festival: «È solo il primo ascolto, dovremmo risentirli più volte. Non a caso una volta al Festival si veniva in due per interpretare la stessa canzone, si offrivano all’ascoltatore due tipologie di ascolto. Ma sarebbe ingeneroso dire che sono tutte uguali; piccole o grandi, sono canzoni, e le ho sentite tutte: hanno un carattere».
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
“L’UE PROTEGGERÀ SEMPRE LE IMPRESE, I LAVORATORI E I CONSUMATORI EUROPEI”…GLI EUROPEI SONO PRONTI A SPALANCARE LE PORTE DELLA CINA
“L’Ue reagirà con fermezza e immediatezza contro le barriere ingiustificate al commercio libero ed equo, anche quando i dazi vengono utilizzati per contestare politiche legali e non discriminatorie: l’Ue proteggerà sempre le imprese, i lavoratori e i consumatori europei da misure tariffarie ingiustificate”. Lo si legge in una nota. La Commissione Europea considera la politica commerciale dei dazi ‘reciproci’ proposta dal presidente Trump come “un passo nella direzione sbagliata”.
“L’Ue mantiene il suo impegno a favore di un sistema commerciale globale aperto e prevedibile, che vada a vantaggio di tutti i partner, con alcune delle tariffe più basse al mondo e non vede alcuna giustificazione per l’aumento dei dazi statunitensi sulle sue esportazioni”, si legge ancora.
“Le tariffe sono tasse. Imponendole, gli Stati Uniti stanno tassando i propri cittadini, aumentando i costi per le imprese, soffocando la crescita e alimentando l’inflazione. Le tariffe aumentano l’incertezza economica e interrompono l’efficienza e l’integrazione dei mercati globali”.
“Il commercio mondiale ha prosperato grazie a regole prevedibili e trasparenti e a tariffe basse. Per decenni, l’Ue ha collaborato con partner commerciali come gli Stati Uniti per ridurre le tariffe e altre barriere commerciali in tutto il mondo, rafforzando questa apertura attraverso impegni vincolanti nel sistema commerciale basato su regole, impegni che gli Stati Uniti stanno ora minando.
L’Ue prospera come una delle economie più aperte al mondo, con oltre il 70% delle importazioni che entrano a tasse zero. La tariffa media applicata dall’Ue sulle merci importate rimane tra le più basse a livello globale. L’integrazione economica e l’eliminazione delle barriere commerciali sono state fondamentali per il successo dell’Unione Europea”. “Crediamo in partenariati commerciali reciprocamente vantaggiosi ed equilibrati, basati sulla trasparenza e l’equità. Questo è anche il motivo per cui l’Ue ha la rete di accordi commerciali più ampia e in più rapida crescita al mondo. L’Ue ha negoziato e concluso oltre tre volte il numero di accordi commerciali degli Stati Uniti”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
OGGI QUEL PERSONAGGIO IRRIVERENTE CARICA IL CANNONE SOLO PER SPARARE VELENO CONTRO AMADEUS, INDOSSA I PANNI DEL “SANTONE” E DIVENTA IL PUNTO RIFERIMENTO FORTISSIMO DI ULTRÀ CATTOLICI COME SIMONE PILLON
“Questa è la canzone riformista”. Ma Simone Cristicchi, nuovo idolo della destra, è lo
stesso che nel 2005 scrisse un inno per il quotidiano “Il Riformista”? Il brano, nelle intenzioni dell’allora direttore del giornale, Antonio Polito, veniva “sparato” quando il centralino del quotidiano riceveva la telefonata e si era in attesa di essere passati all’interno desiderato. Parole e musica di Simone Cristicchi, che un anno prima compose anche la mitologica canzone dove “Ponza faceva rima con patonza”.
Sembra un’era geologica fa quando quel ragazzo riccioluto voleva cantare come Biagio Antonacci. Sono passati 20 anni e oggi quel personaggio irriverente dai tratti comici e dalle battute sagaci carica il cannone solo per sparare veleno contro Amadeus, indossa i panni del “santone” (“Credo nell’aldilà,diventeremo una nuova forma di energia”), porta a Sanremo una bella canzone strappalacrime e diventa il punto riferimento fortissimo di ultrà cattolici come Simone Pillon, ex senatore della Lega, che su Twitter ha scritto: “Quando a Sanremo si fa musica e non propaganda Lgbt escono canzoni coraggiose, come quella di Cristicchi che affronta con dolcezza il tema delle malattie neurodegenerative dei nostri anziani”.
A scatenare più di qualche dubbio sulla sua svolta a destra sono le sparate degli ultimi anni: si è detto contrario all’utero in affitto, ha raccontato di essere finito sotto scorta per tre anni per il suo spettacolo sulle foibe, “magazzino 18”. Solo a dicembre dell’anno scorso raccontava: «Sono stato molto criticato da una certa sinistra, anzi mi sono inimicato tutta una parte politica, ma non mi è interessato granché perché a me premeva raccontare la storia del confine orientale, la tragedia delle foibe e l’esodo cristiano dalmata e questo è stato un prezzo che ho pagato a livello politico».
Ultima la sua svelenata su Amadeus. Cristicchi ha raccontato di aver presentato la sua canzone al vecchio direttore artistico che, però, l’ha scartata. Teneva a farcelo sapere dopo l’ondata di commozione che ha smosso la sua canzone, ma ha fatto di più. Ci ha tenuto a sottolineare che nell’edizione targata Amadeus non “si sarebbe sentito a suo agio”. Una rosicata a posteriori o una chiara presa di posizione politica?
D’altra parte nel festival targato Amadeus i temi sole, cuore e amore erano un po’ accantonati. Ghali ha sparato la parola “genocidio” sul palco e Rosa Chemical ha simulato un atto sessuale e si è limonato Fedez. Saranno stati questi temi a turbarlo? Nel dubbio lui, tra un’esibizione a teatro con uno spettacolo su San Francesco e un’altra (poco) canterina sul palco dell’Ariston, ha regalato ai suoi fan “un’omelia” a Sanremo nella Cattedrale di San Siro, alternando canzoni a pensierini da quinta elementare…
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
SE NE PARLA NELLE INTERCETTAZIONI DELLA VICENDA EQUALIZE
Un documento inedito dei carabinieri potrebbe riscrivere la storia dei rapporti tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra. E fa parte del caso Equalize. Due indagati dell’inchiesta del pm Francesco De Tommasi parlano in un’intercettazione di una nota riservata dell’allora anticrimine dei carabinieri di via Moscova.
A parlarne oggi è il Fatto Quotidiano, che precisa che si tratta di una nota scritta in word. Il suo contenuto è rivelato dall’hacker Samuele Calamucci. La procura lo sta cercando nell’archivio di Vincenzo De Marzio, nome in codice Tela. È un database fatto di 52 mila file Sdi consegnato alla banda di via Pattari nel 2023.
Roba pesante
Sentito dal Fatto, Giorgio Perroni, avvocato della famiglia Berlusconi, ha spiegato: «Ci sono state ben quattro archiviazioni su questa vicenda dei rapporti tra Silvio Berlusconi e la mafia e sarebbe ora di farla finita con questa storia». La nota descriverebbe Berlusconi mentre riceve denaro da un soggetto collegato a Mangano. Le forze dell’ordine lo hanno scoperto durante un controllo dello stesso Tela. Il tutto sarebbe accaduto nel quartiere della Comasina, periferia nord di Milano, in prossimità di un ponte. Dove incontra un soggetto che non sarebbe stato ben identificato ma sarebbe collegato a Mangano. Nelle intercettazioni parlano Calamucci e Camponovo, entrambi soci della Mercury Advisor srl. Dice Camponovo: “Ma cos’è quella roba lì?”. Calamucci: “Quella è la vera prova della colpevolezza di Silvio Berlusconi come ha preso i soldi dalla mafia”. Camponovo: “Roba pesante”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
LA PREMIER SI ASPETTAVA UN TRATTAMENTO DI FAVORE DA WASHINGTON, MA SPERA ANCORA NEL NEGOZIATO
Attendista. Silente. Ma soprattutto: in una posizione scomoda. Giorgia Meloni sperava di
giocare una partita diversa con Donald Trump. Sui dazi, soprattutto. E sull’Ucraina. Puntava a diventare fin da subito l’europea capace di parlare con la Casa Bianca, senza intermediari. Il ponte. La premier non rinuncia all’obiettivo, ci crede ancora, ma per il momento deve gestire un dato di realtà: il tycoon sta colpendo l’Europa, senza troppe distinzioni. Cerca di disarticolarla, a volte mortificandola. E così, la presidente del Consiglio ha dovuto compiere nelle ultime ore alcuni passi informali, quasi obbligati. Ad esempio, ha comunicato alla Commissione europea che l’Italia sarà compattamente al fianco di Bruxelles nella reazione alle barriere doganali imposte da Washington. «Ai dazi si risponde con i dazi».
Un concetto, questo, che la presidente del Consiglio ha condiviso con Ursula von der Leyen. Non era scontato lo facesse. Anzi, nel corso dell’ultimo Consiglio europeo, lo scorso 3 febbraio, Meloni aveva contestato alcuni colleghi – Emmanuel Macron in particolare – che con questo stesso slogan reclamavano reazioni uguali e contrarie verso gli Stati Uniti. «Trump è un negoziatore – la tesi meloniana durante il summit – e sarebbe un errore scegliere la strada del muro contro muro». E invece, almeno in questa prima fase e per reagire ai dazi americani, sarà proprio muro contro muro.
A Palazzo Chigi, come alla Farnesina e al ministero dell’Economia, si pesano i possibili scenari delle barriere doganali. I mercati che rischiano di più e quelli che non destano particolari allarmi. Ad esempio, dazi del 25% sull’acciaio e l’alluminio non preoccupano troppo: in passato è già successo, proprio con Trump, e il settore ha retto. Semmai, il timore del governo è che dazi simmetrici degli Stati Uniti verso l’Europa possano mettere in ginocchio alcune filiere care a Roma. Sembra invece affievolirsi la speranza che l’”amicizia” di Trump, quella che Meloni ha tentato di rafforzare volando prima a Mar-a-Lago e poi addirittura all’Inauguration day a Washington, possa rendere strabico l’approccio del Presidente americano verso l’Ue, preservando in qualche modo l’export italiano.
Meloni, comunque, aderirà alla reazione promessa da Ursula e sostenuta da Macron. Deve difendere i mercati italiani e non apparire troppo schiacciata sul repubblicano (soprattutto dopo lo strappo all’Onu nel documento sulla Corte penale internazionale). Dopodiché, continuerà a spendersi per trattare. E si riproporrà come mediatrice.
C’è una data cerchiata di rosso: il 24 febbraio. Quel giorno dovrebbe tenersi una videoconferenza dei leader del G7, in occasione dell’anniversario dell’invasione dell’Ucraina. In quella sede, Meloni intende affrontare anche il nodo dei dazi, spendendosi per un accordo. Ma è chiaro che quel summit sarà monopolizzato soprattutto dalla trattativa tra Usa e Russia per chiudere il conflitto ucraino.
È l’altro grande punto di frizione tra le due sponde dell’Atlantico. Il dossier che forse più di tutti mette in difficoltà Meloni. La premier si è a lungo spesa per le ragioni di Kiev. Con l’avvento di Trump, ha ovviamente sfumato alcune posizioni. Si aspettava un segnale dalla nuova amministrazione, che non è arrivato (la missione europea del generale Kellogg è stata ridotta al minimo e non passerà da Roma). Ma il problema, ormai, investe l’Europa nel suo complesso.
Nelle cancellerie Ue c’è il fondato sospetto che il tycoon abbia davvero deciso di imporre una pace ingiusta all’Ucraina. La reazione di mezzo continente sarebbe furiosa. E l’altra metà, che include l’Italia, non potrebbe sfilarsi.
Ne hanno discusso nelle ultime ore la premier e Antonio Tajani. Concordando su un punto: non si può rompere l’unità continentale. Anche perché Roma si ritroverebbe isolata nel continente e oltreoceano. Il ministro degli Esteri l’ha spiegato ancora ieri, prima di partire per il vertice di Monaco: «Ogni passo nel percorso di pace è positivo. E dunque, bene il dialogo avviato tra Trump e Putin. In questo processo, però, l’Europa deve ricoprire un ruolo centrale, da protagonista. Dobbiamo essere uniti».
Certo, la presidente del Consiglio ribadirà ancora che non può essere l’Ue a sostenere da sola – e senza Usa – la battaglia di Kiev. Che bisogna continuare a parlare con Trump (Roma medita di invitarlo alla conferenza sulla ricostruzione in Italia). Ma se davvero Trump volesse “scaricare” gli ucraini, Meloni resterebbe ancorata all’Unione, a costo di scontentare Matteo Salvini. Soprattutto se Washington non assicurerà un punto essenziale: le garanzie di sicurezza per Kiev.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
I TRE GIOVANI AFRICANI: “NON SIAMO EROI, ABBIAMO SOLO FATTO IL NOSTRO DOVERE”
Korka Deme, Diallo Mamadou Lamarana e Diallo Alpha Oumar sono tre dei quattro ragazzi che ieri sera a Martiniana Po hanno estratto dalle macerie e dalle fiamme una donna di 40 anni e la figlia di 15.
Erano passati davanti alla casa in auto un minuto prima. “Abbiamo sentito un botto – raccontano – e poi sentivamo gridare aiuto. Abbiamo detto alla donna di buttarsi che l’avremmo presa ma aveva paura, così abbiamo provato a salire”.
Hanno estratto prima la mamma dal cortile interno e poi la ragazza, arrampicandosi al primo piano tra le pietre cadute. “C’era tutto fumo, non si vedeva nulla – spiega Diallo Mamadou Lamarana – Alpha mi è salito con i piedi sulle spalle, l’ho spinto su, è caduto anche lui nel fuoco, ma ha preso la bambina e l’ha tirata giù”. Sentivano ancora le grida della nonna, rimasta intrappolata sotto un tavolo. “Ma non ce la facevamo più, la testa girava tutta” ricorda Alpha Oumar.
Nel frattempo sono arrivati i carabinieri e i vigili del fuoco, che sono riusciti a mettere in salvo la donna di 63 anni, ora in dimissione al Cto di Torino con una prognosi di 10 giorni. Per Fabrizio Aimo, invece, un uomo disabile di 57 anni, amico di famiglia, che da tempo viveva con la famiglia Barra, non c’è stato nulla da fare. Il padre di famiglia e l’altro figlio erano invece provvidenzialmente scesi nella pizzeria vicino a casa a ritirare le pizze nel momento dell’esplosione. Sono rimasti sotto shock.
«Non ci sentiamo eroi ci trovavamo lì e abbiamo sentito il dovere di aiutare chi era in difficoltà. Ed è stato tutto così veloce, e quel fumo acre ci ha tolto ogni energia in pochi secondi. Oggi siamo felici di essere riusciti a salvare delle persone».
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
OCCORRE UN NUOVO PASSAGGIO IN CONSIGLIO DEI MINISTRI E POI BISOGNA INFORMARE L’EUROPEA SULLE COMPENSAZIONI AMBIENTALI, AL MOMENTO NON SUFFICIENTI… IL LEADER LEGHISTA AVEVA PROMESSO DI APRIRE I CANTIERI ENTRO IL 2024
Il progetto del Ponte non ha ancora l’Autorizzazione ambientale e al momento non può
quindi andare al Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, per il via libera definitivo. I piani, e gli annunci, del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini subiscono un altro stop. “Cantieri entro il 2024”, aveva detto salvo dover rivedere i programmi.
Si scopre infatti che il ministro Gilberto Pichetto Fratin non ha firmato il decreto conclusivo della Via-Vas, la Valutazione d’impatto ambientale/ambientale strategica, nonostante il parere favorevole (con 62 prescrizioni) dato lo scorso 14 novembre. Proprio nelle prescrizioni una parte riguardava le mitigazioni ambientali, che a quanto pare non erano sufficienti, nonostante il parere positivo.
In particolare le compensazioni destinate a mitigare gli impatti sulle aree di interesse comunitario per l’ambiente, la flora e la fauna: le cosiddette aree Sic regolate da norme europee. Cosi la società committente del Ponte, la Stretto di Messina spa, ha consegnato nuovi documenti alla commissione Via-Vas. Per una ulteriore valutazione.
Manca al momento un elemento fondamentale che giustifichi la procedura di deroga a una serie di vincoli ambientali: “Il documento che dimostri i motivi per cui l’opera è irrinunciabile”, dicono dalla commissione Via-Vas. Questo documento, importante, deve essere frutto dell’intesa tra vari ministeri: Interno, Salute, Infrastrutture e Protezione civile.
Una volta firmato questo documento occorre un passaggio al Consiglio dei ministri. Da qui il vertice convocato la scorsa settimana da Salvini, sorpreso che il progetto, come gli era stato assicurato, non possa andare subito al Cipess.
Solo fatti questi passaggi il ministro dell’Ambiente può firmare il decreto che comunque va comunicato a Bruxelles, per la parte che riguarda le compensazioni sulle aree Sic. Si tratta di una informativa, sottolineano dal governo, e non di una richiesta di parere. Ma comunque la Commissione europea potrebbe sollevare obiezioni e richiedere di modificare le compensazioni se dovesse valutarle non idonee.
(da Repubblica)
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Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
ESPRESSE IL SUO “DISGUSTO” NEI CONFRONTI DI MATTARELLA E RILANCIO’ SUI SOCIAL LA NOTIZIA SECONDO CUI HILLARY CLINTON AVREBBE PARTECIPATO, CON L’ARTISTA MARINA ABRAMOVICH, A UN RITO SATANICO REALIZZANDO “UNA VERNICE COMPOSTA DA SANGUE DI MAIALE, SPERMA, URINA E LATTE DI DONNA”… QUELLA VOLTA CHE RISCHIO’ DI FAR PAGARE ALLA RAI UN MILIONE DI EURO
È il principe del “non ce la raccontano giusta”, il sacerdote delle verità alternative, come quella della setta satanica di cui sarebbe stata adepta Hillary Clinton. E dunque Marcello Foa, nominato in quota Lega nel Cda della Scala, ora potrà finalmente sbizzarrirsi visto che metà delle opere liriche ruota davvero intorno a un complotto, dal Don Carlos al Macbeth.
Ma il vero mistero cospirazionista è come questo giornalista italo- svizzero, che ama definirsi discepolo di Montanelli, sia riuscito a scalare il potere nell’era del populismo, fino a diventare prima presidente della Rai e ora conduttore di uno dei programmi radiofonici nella rete ammiraglia.
Se sui social iniziava a girare una cavolata sesquipedale, si poteva star certi che Foa la facesse sua e la rilanciasse. Dalla sua rubrica del Giornale, sul blog di Beppe Grillo fino al russo Sputnik, quella di Foa era una ecolalia, un diluvio di stupidate prese dai peggiori siti e rilanciate a mitraglia.
Come quella volta che su Twitter condivise un articolo secondo cui Hillary Clinton e il manager della sua campagna presidenziale, John Podesta, avrebbero partecipato a un rituale satanico con l’artista Marina Abramovich realizzando «una vernice composta da sangue di maiale, sperma, urina e latte di donna».
La fonte principale delle “notizie” del neo consigliere della Scala era il sito di bufale Infowars , fondato da Alex Jones. Un divulgatore di estrema destra che alla fine fu fermato non da una crisi di coscienza, ma dall’aver pubblicato la bugia che la terribile strage di Sandy Hook (27 morti, la maggior parte bambini piccoli) fosse in realtà una messa in scena del governo federale. I genitori di quei poveri bambini, definiti degli «attori prezzolati», non la presero bene e lo fecero condannare a 50 milioni di dollari per danni morali.
La storia di Infowars finì lì. Non però la carriera di Foa. Filorusso e antiamericano quando alla Casa Bianca c’erano Clinton e Obama e oggi, naturalmente, trumpiano – Foa pestò una fianda digitale rilanciando la “notizia” che l’abbattimento del volo Malaysia Airlines 17 sui cieli del Donbass fosse una false flag «provocata ad arte per mettere in difficoltà Putin».
Un team di investigatori internazionali accertò poi che il missile proveniva dalla 53esima brigata russa di Kursk.
Ma Foa, imperterrito, è sempre passato elegantemente oltre, senza mai scusarsi per gli errori. Non ha chiesto scusa per aver detto che i deputati del Pd prendevano ordini da Soros, per aver rilanciato la bufala sulla povera migrante soccorsa «con le unghie laccate», per aver detto che i vaccini provocano shock gravi sui bambini, per aver espresso il suo «disgusto » nei confronti di Sergio Mattarella (per questo Foa è stato l’unico presidente della Rai a non essere mai ricevuto al Quirinale).
Questa faciloneria o, se vogliamo essere indulgenti, questa credulità Foa la mise in mostra anche da presidente di viale Mazzini, rischiando di far pagare alla Rai un milione di euro. Si trattava di una truffa on line, Foa fu contattato via mail da un falso ministro Tria ed era pronto a far trasferire i soldi dell’azienda su un conto di Hong Kong: solo il pronto intervento dell’ad Fabrizio Salini impedì il raggiro.
L’uomo è così, anche se, a dire il vero, negli ultimi tempi si è un po’ moderato. La sua trasmissione, ad esempio, pur veicolando il mainstream di destra – anche se ama definirsi «controcorrente» – è diventata una versione pettinata della Zanzara di Cruciani.
(da Repubblica)
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