ALTRO CHE CAMPO LARGO, COSI’ MELONI VINCE TUTTO PER L’INETTITUDINE DEI PARTITI DI OPPOSIZIONE, INCAPACI DI TROVARE UNA LINEA COMUNE
L’INGIUSTIZIA SOCIALE STA DILAGANDO, I RICCHI SONO SEMPRE PIU’ RICCHI E I POVERI SEMPRE PIU’ POVERI E DAL CAMPO LARGO SENTIAMO SOLO PERSONALISMI E CAZZATE FILOPUTINIANE DA PACIFISTI DELLA DOMENICA… L’EUROPA DIMENTICATA IN NOME DELL’ITALIETTA DEI VILI
Giorgia Meloni ha già vinto le prossime elezioni politiche, che si terranno nel 2027. Sostanzialmente, per l’improntitudine del cosiddetto campo largo di centrosinistra. Una coalizione che, piuttosto che larga, risulta a oggi slabbrata, divisa su tutto in politica estera e unita letteralmente sul nulla in politica interna. Sul nulla, sì, perché mancano una visione chiara e una proposta netta in grado, non dico di entusiasmare, ma quantomeno di convincere la maggioranza dell’elettorato (soprattutto coloro che si astengono, di fatto il partito con più consensi nel paese).
Né a nulla vale la “carta Vannacci”, fondata sulla pia illusione che il generale fintamente reazionario eroderà consensi proprio al centrodestra, consentendo la vittoria, per banale osmosi, del campo avverso. Sorvoliamo pure sull’infondatezza di tale convinzione che, fra le altre cose, manifesta la pochezza di chi si rifugia sulla strategia numerica con la quale, ammesso che si vincano le elezioni, certo non si governa un paese in forte crisi come l’Italia.
Anche uno studente al primo anno di Scienze politiche ha già appreso che, appunto in politica, esattamente come in natura non sono consentiti “vuoti”, i quali vengono regolarmente riempiti. Fino a che Meloni e Salvini davano l’illusione di coprire la casella della Destra radicale, buona parte dell’elettorato li ha votati sperando che facessero il “lavoro sporco” su immigrati, sicurezza, contrasto ai poteri forti etc.. Ma adesso che è stato svelato il meccanismo, per cui l’andare al governo può implicare l’omologarsi alle volontà di quei medesimi poteri (tecnici e finanziari, sopra gli altri), si è aperto uno spazio proprio alla loro destra: il medesimo rappresentato da Le Pen in Francia, AfD in Germania (Alternative für Deutschland), Farage in Inghilterra e lo stesso Trump negli Usa.
Se la Storia insegna qualcosa, però, è che la Destra più radicale è sempre stata sfruttata dai poteri economici, quando le ingiustizie sociali arrivavano a un livello inaccettabile come dopo la Prima guerra mondiale. Allora, c’era il bisogno di qualcuno che togliesse alla Sinistra (peraltro storicamente incapace) la rappresentanza politica delle categorie subalterne e impoverite. Si tratta di un meccanismo raccontato egregiamente dal sociologo ungherese Karl Polanyi, in quel capolavoro di analisi socio-politica che è stato il libro su La grande trasformazione (1944).
Non è per caso che il fascismo italiano – specie all’inizio – ottenne il consenso perfino di grandi intellettuali liberali, convinti che potesse essere utile per arginare (ma in realtà reprimere con la forza) le proteste di operai e lavoratori subito dopo la Prima guerra mondiale, nonché la forte spinta a sinistra che derivava dalla Rivoluzione d’Ottobre in Unione Sovietica (1917). Pensiamo a Ludwig von Mises, principale autore liberale della prima metà del Novecento, convinto che il fascismo rappresentasse la legittima reazione a quanto accaduto in Unione Sovietica, ma anche che, una volta svolto il ruolo di repressore delle proteste operaie per le condizioni di sfruttamento, sarebbe tornato nei ranghi delle forze moderate. Ancora nel 1927, scriveva testualmente: “I meriti che il fascismo ha conseguito con la sua opera, vivranno in eterno nella storia”.
Abbastanza simile fu, in Italia, il caso di Benedetto Croce, dapprima disposto a giustificare “due ceffoni” nei confronti dei lavoratori indisciplinati da parte dei fasci, salvo poi diventare un convinto antifascista. Purtroppo, quando il danno era ormai fatto.
Insomma, la storia del capitalismo contemporaneo non è stata tanto una vicenda di contrapposizione fra Destra e Sinistra, quanto della capacità da parte dei poteri finanziari di sfruttare l’una o l’altra a seconda delle convenienze e condizioni del momento.
Ovviamente in chiave di difesa del mercato e riduzione ai minimi termini dell’intervento politico per la giustizia sociale. Ecco: mai come oggi l’ingiustizia sociale sta dilagando, con pochissimi ricchi detentori di capitali vergognosi e una fascia sempre più ampia di popolazione impoverita e privata di diritti e tutele minimi.
I profitti dei dieci più grandi miliardari basterebbero a sconfiggere tutta la fame nel mondo. Qui risiede l’unico vero atto di coraggio e prospettiva politica che il campo largo può mostrare, fornendo anche un’immagine di unità sostanziale. Non sperare che Vannacci faccia perdere il centrodestra, ma studiare fin da oggi misure volte alla redistribuzione delle ricchezze e a una tassazione progressiva, specie delle transazioni finanziarie più ingenti. In palio c’è il consenso democratico della ormai stragrande maggioranza della popolazione. Ce la faranno i nostri eroi?
(da Il Fatto Quotidiano)
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