LE VACANZE COSTANO CARISSIME, ECCO PERCHE’ E’ COLPA DEL GOVERNO
IL GOVERNO HA ANCORA PRESO TEMPO SUI BANDI PER LE CONCESSIONI E I PREZZI DEGLI STABILIMENTI AUMENTANO, UN ITALIANO SU DUE RINUNCIA ALLE FERIE AD AGOSTO, SI E’ RIDOTTO IL POTERE D’ACQUISTO”
Le pinne, il fucile e gli occhiali della famosa canzone di Edoardo Vianello rischiano di
diventare un miraggio negli anni del governo Meloni. I tempi sono cambiati e “la tavola blu” del mare di quel brano è diventata ormai un lusso. Lo raccontano le ricerche, lo conferma la vita di ogni giorno degli italiani. Un posto al sole, o meglio sotto l’ombrellone, è sempre più dispendioso.
Le città non si svuotano del tutto nemmeno nei giorni di Ferragosto. Il motivo? I benefici del mini-taglio sull’Irpef, varato nell’ultima legge di Bilancio, sono stati ampiamente cancellati dal carovita. I maxi-rincari dei carburanti hanno inflitto il colpo di grazia, sfruttando l’inerzia dell’esecutivo che ha varato giusto un piccolo taglio al gasolio nel pieno del periodo di partenze.
Balneari protetti
Il problema a monte riguarda gli aumenti imposti dagli stabilimenti balneari, lobby che la destra di governo ha sempre blandito e tutelato, contrastando le gare sulle concessioni.
A inizio estate Altroconsumo ha pubblicato una ricerca, che ha rivelato dell’incremento del 6 per cento medio per i servizi degli stabilimenti tra le località prese come campione per la prenotazione ad agosto. Un dato che tocca punte del 16 per cento in alcuni casi. È la legge del mercato, certo. Ma è anche quello stesso principio liberale che viene disatteso sul continuo rinvio dei bandi. Un’operazione ripetuta anche quest’anno.
Il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini ha garantito una stagione estiva protetta, dilungando la preparazione del bando-tipo. Se ne parla più in avanti. Intanto la destra può tirare il sospiro di sollievo: arriva l’anno elettorale e l’esecutivo può rivendicare di aver fatto melina sulla liberalizzazione chiesta dall’Unione europea, attraverso l’applicazione della direttiva Bolkestein.
I numeri in aumento
I numeri sono utili a capire che la privatizzazione delle spiagge, e le concessioni senza gare, incentivano, o quantomeno facilitano, l’incremento dei prezzi. Ancora una volta la ricerca di Altroconsumo è un utile faro. Delle 10 località prese in considerazione, emerge una disparità di prezzi tra i luoghi con maggiore disponibilità di spiagge libere e quelli dove quasi ogni centimetro di costa è affidata ai privati. L’inchiesta riporta che il lettino e l’ombrellone in prima fila ad Alassio, in provincia di Savona, può arrivare a costare 368 euro. Certo, si parla in questo caso di una situazione al limite. I prezzi, però, diventano più alla portata delle tasche in altre zone.
A Palinuro, in provincia di Salerno, nel Cilento, gli stessi servizi richiedono un esborso meno pesante: intorno ai 210 euro settimanali, che in media sono circa 30 euro al giorno. Una differenza di prezzi legata a vari fattori, ma su cui impatta anche la concorrenza delle spiagge libere, che nella località sulla costa cilentana sono più facilmente reperibili. Così come a Lignano Sabbiadoro, meta più conveniente con 168 euro di spesa per sette giorni. In generale diminuiscono le spiagge fruibili gratuitamente.
«Al caro vita contro cui Meloni non ha fatto nulla in questi anni, si aggiunge il caro ombrellone, altra responsabilità di questo governo e maggioranza che si sono rifiutati in ogni modo di dare attuazione alla legge Bolkestein sulla liberalizzazione e liberazione delle spiagge per difendere la lobby dei balneari: il solito giochetto della destra, favori alle corporazioni amiche pagati con i soldi di tutti gli altri cittadini», dice a Domani il deputato di +Europa, Riccardo Magi.
Il principio della concorrenza, sia sulle gare che sulle spiagge libere, ha come scopo quello di garantire costi meno alti per gli utenti, insieme a servizi migliori. È la base di una dottrina liberale che dovrebbe essere propria di una coalizione di centrodestra, ancora di più per un partito come Forza Italia, che vuole farsi alfiere.
La storia va nella direzione opposta: prevale la linea corporativista. Gli interessi non sono solo elettorali. Il caso principale riporta all’ex ministra del Turismo e attuale senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè, che si è prontamente rilanciata nel settore. Cedute le quote del Twiga a Forte de’ Marmi, appena assunta la carica di ministra, ha subito tagliato il nastro del Tala, nuovo stabilimento in Versilia, poche settimane dopo le dimissioni dal ruolo governativo.
A casa ad agosto
L’aumento sotto l’ombrellone è solo un pezzo delle vacanze insostenibili per le tasche degli italiani. L’Istat, nei dati dell’inflazione di luglio 2026, ha messo nero bianco i rincari per i servizi di alloggio e ristorazione, che passano dal +2,9 per cento al 3,4 per cento. Nel dettaglio, l’associazione dei consumatori Codacons ha analizzato che i «traghetti rincarano del 2,5 per cento, gli alberghi del 3 per cento, le auto a noleggio del 3,4 per cento, e i villaggi vacanza del 2,9 per cento».
Per quanto riguarda la spesa, infatti, «bisogna valutare la spesa quotidiana a ogni livello», spiega a Domani Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori (Unc). Quindi la spesa per il pranzo, e Dona cita «un aumento del 30 per cento dei pranzi al ristorante negli ultimi dieci anni». La conseguenza è l’impossibilità di programmare anche solo brevi periodi di ferie lontani da casa.
La conseguenza è chiara. L’Istat, già nel 2025, ha riferito che oltre il 35 per cento non va in vacanza, quota che tocca punte del 50 per cento al Sud. Gli stipendi non sono adeguati, restano fermi, mangiati dall’inflazione. Lo studio dell’istituto nazionale di statistica si incrocia con quello di Federalberghi, tutt’altro che ostile al governo, ha osservato che «quasi un adulto su due (48,5 per cento) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo». Si scelgono altri periodi dell’anno, quando è possibile. «Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa», ha aggiunto l’organizzazione presieduta dall’ex parlamentare di Forza Italia, Bernabò Bocca.
Non passa inosservata la distanza tra leader politici e gli affanni di milioni di famiglie. «Fa un certo effetto vedere ministri e premier raccontati dai rotocalchi nelle spiagge più belle della Sardegna, mentre tanta gente passa agosto nelle città roventi, con quaranta gradi e senza potersi permettere nemmeno qualche giorno di vacanza», spiega a Domani, Marco Furfaro, deputato e responsabile disuguaglianze del Pd.
Le immagini delle città totalmente deserte, affidate solo ai turisti, sono cartoline di un’epoca passata. Il caro-vacanze è servito. Mentre Meloni promette un impegno «sul potere d’acquisto», gli italiani devono inventarsi le vacanze casalinghe. Sognando una spiaggia libera.
(da editorialedomani.it)
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