Gennaio 14th, 2012 Riccardo Fucile
GLI INVESTIMENTI DEL TESORIERE BELSITO HANNO GENERATO UNA SERIE DI BATTUTE E IRONIE SULLA RETE….IN PARTICOLARE TRA I SUPPORTER DI MARONI, I “BARBARI SOGNANTI”
Tra “Lega Nord Tanzania”, “Tanzania libera”, simboli artefatti a dovere e commenti
preoccupati, nel lungo elenco di sfottò al Carroccio che stanno spopolando sul web si trovano persino la tanzanite e la foto della corona norvegese.
Dopo la diffusione della notizia degli investimenti compiuti dal partito di Bossi nel continente nero sul web si sta infatti scatenando la corsa alla battuta sarcastica. Curiosamente molte di queste boutade arrivano proprio dall’interno della stessa Lega, con militanti e colonnelli che si stanno lasciando andare, soprattutto sui social network, a manifestazioni di aperto dissenso contro gli investimenti milionari operati dal tesoriere della Lega, Francesco Belsito, su fondi e titoli norvegesi, ciprioti e tanzaniani. Investimenti compiuti utilizzando i soldi dei rimborsi elettorali che, al posto di essere utilizzati per il sostegno delle sezioni (sempre in carenza di liquidità ), nella seconda metà di dicembre sono migrati verso posti esotici.
Una situazione paradossale a cui in molti nella Lega cercano di dare una spiegazione logica, ma non ci vuole molto ad imbattersi in esternazioni piccate.
Basta entrare nel profilo di qualche “barbaro sognante” (l’appellativo che molti maroniani aggiungono al proprio nome sui profili facebook) e leggere i commenti alla notizia: “Incredibile! La cassa del partito usata come patrimonio della famiglia Bossi! Mentre i militanti (e gli italiani/padani) hanno dovuto risarcire le casse della Banca della Padania. Cosa dobbiamo ancora scoprire?!”
E ancora: “Ma ai militanti fanno anche gli sconti per i viaggi in Tanzania?”, passando per i dubbi più seri: “Una domanda: se un giorno si dovesse sciogliere il partito “Lega Nord”, dove finirebbe quei soldi? con che criterio sarebbero ripartiti? Penso che partendo da questa domanda si possano capire molte cose”, sfiorando punte di vera e propria ostilità nei confronti degli esponenti più in vista del cerchio magico: “In Tanzania… si investe in piantagioni di banano… a febbraio arriveranno le banane più grosse del mondo…. per far contenta la Sim.Paticona. Sicuramente ne farà buon uso… sperando che si ricordi di mettersele anche in Bocca!” (messaggio che senza mezzi termini allude a Rosy Mauro, segretaria del Sin.Pa, il sindacato padano).
Così gli investimenti di Belsito (che risponde direttamente al Capo) hanno riaperto la frattura tra i maroniani e il cerchio magico bossiano.
Lunedì, alla riunione della segreteria politica leghista in via Bellerio il tema è stato affrontato apertamente e Roberto Maroni non ha usato mezzi termini per comunicare la propria indignazione, proponendo addirittura di rimuovere Belsito dal suo incarico. Proposta prontamente rispedita al mittente: tutta l’operazione sarebbe stata preventivamente concordata direttamente con Umberto Bossi.
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Gennaio 13th, 2012 Riccardo Fucile
“LA NOSTRA GENTE E’ CON ME, ANCHE SE NEL GRUPPO DIRIGENTE HO POCHI ALLEATI”… MARONI CONFIDA NEI CONGRESSI PER RIBALTARE I RAPPORTI DI FORZA INTERNI E CRITICA I FONDI ALL’ESTERO: PECCATO CHE PER ANNI ABBIA FATTO FINTA DI NON VEDERE E DI NON SENTIRE
«A questo punto io rappresento la linea dell`opposizione interna: nel gruppo dirigente ho
pochi alleati, ma nella base i rapporti di forza si invertono; ecco perchè occorre al più presto celebrare i congressi».
Invoca il «ricambio», Bobo Maroni, dopo l`ennesima giravolta di Bossi sul caso Cosentino, «una cosa che fa impazzire i nostri militanti».
Lo invoca sfogandosi con i suoi fedelissimi, con una truppa che la sconfitta di ieri non sembra affatto aver schiantato.
«Non è una sconfitta», gli dicono quasi a consolarlo. Ma di consolazioni il Maroni socio fondatore della Lega sembra non avere bisogno.
Perchè il voto di ieri, dopo la drammaticariunione del gruppo parlamentare della Lega, segna uno spartiacque: «Formalizza l`esistenza di una seconda visione dentro la Lega, o c`è una svolta oppure il movimento finirà a causa dei pretoriani che stanno attorno a Bossi».
Insomma, è ora di gettare il cuore oltre l`ostacolo, come dicono i colonnelli maroniani in piena sintonia con i rivoltosi del web che per tutto il giorno incitano l`ex inquilino del Viminaie a prendersi il partito.
«L`unica cosa che escludo è uscire dalla Lega per fare un`altra cosa».
E allora nel mirino non ci sono più solo i «pretoriani» del Cerchio Magico, i vicerè della «Lega di famiglia» che tengono Bossi «rinchiuso nel castello di Gemonio, o di via Bellerio».
Nel mirino, ed è la prima volta, c`è il Capo: «Certo, lui è il segretario, ed questa la ragione per cui i congressi vanno fatti».
Da tempo si è fatto una convinzione, Bobo. E ieri, con i suoi, ha rimesso in fila parole che portano dritte a uno scontro vero, non più mediato da convenienze diplomatiche.
«Bossi ha in mente una successione dinastica, da padre in figlio; ma sa benissimo che ci vuole tempo, e per questo ritarda la convocazione dei congressi, ampiamente scaduti».
È quella la sfida, non ci sono altre strade per riportare il Carroccio nei binari:
«Di là i pretoriani che circondano Bossi, fuori la base, la nostra gente».
Di là il Trota, l`erede designato, di qua il cuore pulsante del movimento, il binomio sindaci sezioni individuato come forza rigeneratrice di una Lega non più succube del signore di Arcore.
C`è chi mette nel conto, anche tra i maroniani, che la reazione i tanti distinguo pronunciati in questi ultimi tempi (dalla caparbia rivendicazione della fine dell`alleanza con il Pdl fino alla battaglia combattuta ieri) adesso possano scatenare la cacciata dei reprobi.
Ma lui, Maroni, fa spallucce, e un po` imita il Fini dell`addio a Berlusconi: «Che fanno, mi cacciano? E solo perchè mi sono schierato per l`arresto di Cosentino?».
Non si può, a meno di non sconfessare «la maggioranza dei nostri militanti».
Semmai la sconfessione riguarda Bossi, che durante la tesissima riunione del gruppo, ieri alla Camera, «ha cambiato idea tre volte».
Prima il no all`arresto, poi la libertà di coscienza, quindi (dopo la rissa sfiorata tra il “garantista” Paolini e i giovane Dozzo) il sì all`arresto però con libertà di coscienza perchè «altrimenti al Nord ci fanno il mazzo».
Errore imperdonabile, per Maroni, ma forse va bene così:
«In questo modo Umberto mi ha dato la possibilità di alzare la bandiera della legalità ; certo, sono stato sconfitto, ma ho tenuto la posizione, e questo agli occhi dei militanti risulta del tutto evidente».
E è pacifico, anche se il Senatùr nega, che «nelle ultime ore qualcosa tra Berlusconi e Bossi c`è stato».
Alla conta, dunque. Non c`è altro da fare, insiste Maroni con un amico: «Senza una svolta finiremo come Rifondazione comunista, un partito di nicchia. Un partito avvizzito. Ma io chiederò i congressi utilizzando la voce della base».
Ma bisogna fare in fretta, e qui l`ex ministro cita Virgilio, fugit irreparabile tempus: «Anche il Pdl sta cercando di creare un nuovo partito del Nord, e spera nella Lega più deteriore, quella della Tanzania», quella dei soldi partito investiti in modo spericolato e per nulla trasparente.
Ci vuole anche compattezza: «Molti dirigenti mi dicono basta, finiamola; poi mi giro e non c`è più nessuno».
Per fortuna c`è la base, su quella si può contare, soprattutto dopo il vulnus di ieri: «Il ceto politico che prende i soldi è quello più soggiogato e timoroso, sanno che con questa legge elettorale se si espongono rischiano di non essere ricandidati».
Dunque, «occorre mettere in moto il cambiamento, o la sconfitta sarà definitiva».
Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 13th, 2012 Riccardo Fucile
L’ALLARME DI MONTI: UNA SITUAZIONE CHE PUO’ CREARE PROBLEMI… PALAZZO CHIGI TEME CHE IL PDL LASCI LA LINEA MODERATA E CHE DI RIMBALZO IL PD ALZI I TONI
“Cosentino noi te lo salviamo ma in cambio vogliamo le elezioni a giugno”. Può suonare
brutale ma è questa la sostanza dell’accordo che hanno perfezionato nei giorni scorsi Berlusconi e Bossi.
Un’intesa rispettata alla lettera dal capo del Carroccio – anche a prezzo di una rivolta tra la base – che si aspetta ora dal Cavaliere prove tangibili di coerenza.
Del patto a due si parla da qualche giorno nelle segrete stanze del Pdl e qualche parlamentare ne è venuto a conoscenza.
Sono tre settimane che Denis Verdini, insieme ad altri, ha iniziato il pressing su Berlusconi per convincerlo ad incontrare Bossi.
Un faccia a faccia che, alla fine, c’è stato lunedì scorso a Milano, ponendo le basi per la successiva intesa che ha portato Cosentino in salvo.
Nella trattativa sono entrate molte altre cose.
A partire dalle amministrative al Nord per arrivare, appunto, a una ricucitura dell’asse strategico tra Pdl e Carroccio. E alla fine del governo Monti in primavera.
Il Cavaliere è di nuovo orientato al voto anticipato e starebbe valutando anche la possibilità di una “regionalizzazione” del partito, anche per difendersi meglio dalla competizione interna con la Lega al Nord.
Il punto di svolta della giornata di ieri è stato fotografato da Altero Matteoli, esultante insieme a tutta l’area ex An e ai forzisti del Nord, che temevano per la linea filo-Udc del segretario Alfano: «Il voto su Cosentino ha un significato prettamente politico: esiste tuttora una maggioranza Pdl-Lega ».
È proprio questo che, d’altra parte, preoccupa il presidente del Consiglio.
Ieri il passa parola tra i ministri ha portato l’intero governo a disertare in massa l’aula durante la seduta salva-Cosentino.
Un modo per tenersi fuori dalle dispute ma anche per dissociare la propria immagine da quella di una “casta” che salva un suo membro inquisito per reati gravi.
Ma a palazzo Chigi il voto è stato analizzato attentamente e le possibili conseguenze sul futuro dell’esecutivo hanno fatto scattare l’allarme rosso tra gli uomini di Monti. «Temiamo ora – ragiona un membro del governo – che il Pdl abbandoni i toni moderati e si faccia trascinare dalla Lega nel no alle liberalizzazioni o indulga in posizioni demagogiche sul tema dell’immigrazione».
E dire che Monti, nel corso dell’informativa ieri mattina alla Camera sui vertici europei, aveva confidato ai suoi di aver apprezzato l’intervento di Franco Frattini per la sua «moderazione» e il suo «europeismo».
Tutto cancellato dal voto su Cosentino, che ha spostato nuovamente il baricentro del Pdl verso le posizioni della Lega.
Con il rischio che, passata l’emergenza spread, Berlusconi trovi un pretesto per far saltare tutto e andare alle elezioni.
«Il ritorno dell’asse del Nord — sospira un cattolico Pdl — è anche la sconfitta della linea perseguita da Angelino Alfano, che aveva puntato le sue carte sulla ricostituzione di un’area moderata vasta con l’unione delle forze legate al Ppe, dal noi all’Udc».
In fondo lo ammette anche Denis Verdini quando di vanta della «vittoria politica del Pdl» con il voto su Cosentino.
«Abbiamo dimostrato di tenere – ragiona il coordinatore del Pdl – contro chi provava a spolparci. Il voto è anche un no allo sfascio del partito».
Proprio Verdini è tornato al suo lavoro di “persuasione” degli indecisi.
Lo dimostravano gli abbracci ieri in aula del Pdl, quasi più di quelli ricevuti dallo stesso Cosentino. «Hai fatto un’altra volta un miracolo », gli l’ha sussurrato in un orecchio l’ex responsabile Luciano Sardelli salutandolo in Transatlantico.
Ma l’allarme rosso è risuonato anche nel Pd. Bersani percepisce infatti il rischio che il discredito popolare legato al voto di ieri possa contagiare tutti in maniera indiscriminata.
Per questo anche i democratici stanno meditando di alzare il livello delle loro richieste al governo, in modo da distinguersi agli occhi degli elettori.
E non lasciare campo libero a Vendola e Di Pietro.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 12th, 2012 Riccardo Fucile
IL CONDUTTORE DELLA RADIO PADANA DA’ DELLO STRONZO A UN ASCOLTATORE LEGHISTA CHE CRITICA IL VOTO…”BOSSI SI E’ RIPRESO LA LEGA, MARONI DEVE AVERE IL CORAGGIO DI ROMPERE”…”CHI HA SALVATO COSENTINO MI FA SCHIFO”…”ANDATE TUTTI A CASA, A COMINCIARE DALLA BADANTE”
Sono durissimi i commenti online dei militanti del Carroccio, all’interno del quale oggi si è
consumata la frattura tra i due fronti contrapposti di Umberto Bossi e Roberto Maroni.
Il Senatùr, infatti, ha smentito le dichiarazioni dell’ex ministro degli Interni, che lunedì sera aveva assicurato: la Lega voterà per l’arresto.
Posizione lontana da quella del leader del Carroccio, che oggi al termine di una riunione coi suoi deputati ha dettato la linea: libertà di coscienza.
E il coordinatore del Pdl Campania, anche grazie ai voti dell’unico partito di opposizione, è stato salvato.
“Cosentino non va ai ceppi, e Bossi si è ripreso la Lega: bye bye Maroni”, scrive il blog di centrodestra Daw perchè “il voto odierno ha dimostrato da che parte sta la Lega. Con Bossi. Roberto Maroni ha perso, ancora una volta”.
Avrà perso nel duello di oggi, ma la base leghista sulla sua pagina Facebook sta con lui. “Caro Bobo, proprio non ci siamo!”, scrive Paolo, che riferendosi a Bossi aggiunge: “Tu sai certamente meglio di tutti noi se ci siano ancora dei margini per tirare fuori il Capo dalla ragnatela in cui l’hanno avvolto la badante e i suoi amici, comunque ricordiamoci tutti che gli uomini passano, la libertà della Padania resterà sempre il nostro grande sogno”.
Anche Roberto ripone la fiducia nelle mani di Maroni: “Roberto, ti parlo con il cuore in mano come giovane lombardo che crede nel sogno di libertà dei popoli del nord, in questo ultimo periodo vedo una Lega che non sa da che parte andare. Adesso tocca a te ministro, il nord è con te”.
Anche se Bossi ha invitato a salvare Cosentino, Maroni ha deciso però di confermare quanto dichiarato lunedì.
Motivo che rende Gianmatteo “orgoglioso del ministro dell’Interno” perchè “chi si è astenuto o ha votato no mi fa schifo e non mi rappresenta”.
Valerio fornisce poi la sua interpretazione sulla Lega che vota contro l’arresto e ignora così la volontà della base: “Probabilmente è finita l’alleanza (con Berlusconi, ndr) ma non gli interessi. Comunque spero serva a dare una svolta ad una Lega ormai romanizzata. Ma per questo ci sei Tu Bobo” e anche Barbara conferma: “Serve una sterzata, forte e chiara. Bobo siamo con te! Non mollare!”.
Il forum di Radio Padania, in compenso, continua a essere “momentanemente chiuso”.
Una sospensione mai interrotta dalle scorse amministrative milanesi anche se sulla pagina Facebook il voto su Cosentino non sposta gli equilibri: “Io che si voti no o sì rimango leghista, e ci mancherebbe altro scrive Bruno -. Il mio voto non si basa certo su minchiate simili”.
In compenso, ai microfoni aperti della radio esplode la rabbia.
Alla trasmissione ‘Che aria tira’, infatti, l’accusa nei confronti della linea di Bossi è stata chiara: “Avete salvato un camorrista”.
Le critiche, però, non sono piaciute al conduttore Roberto Ortelli, che a molti ascoltatori ha risposto per le rime, togliendo spesso la parola.
La prima ascoltatrice ha solo avuto il tempo di dire: “Avete salvato Cosentino…” che Ortelli ha replicato: “Lei chi è, dica nome e cognome. Si presenti, altrimenti telefoni a Radiopopolare”.
Il secondo ascoltatore ha invece potuto ‘dialogare’: “Perchè — ha esordito — la Lega ha salvato un altro camorrista?”.
“Lei è sicuro che sia un camorrista? Ha letto le carte?” è stata la replica del conduttore: “Sì — ha risposto l’ascoltatore — le carte sono su internet e lui andava a cena con un camorrista”. “Allora — ha tagliato corto Ortelli — se io vengo a cena con lei posso dire che sono andato a cena con uno stronzo?”.
Sul forum dei giovani padani, però, a prevalere non sono i commenti a sostegno di Maroni, ma la convinzione che a dettare la linea della Lega sia ancora il legame tra Bossi e Berlusconi.
Che già a maggio, secondo decine di militanti “aveva fatto il suo tempo”.
Monta la rabbia contro l’ipocrisia di un’opposizione al governo Monti strumentale solo “a recuperare consensi”, mentre fino a due mesi fa Cavaliere e Senatùr erano alleati di ferro. “Prima ha votato leggi vergognose per il mafioso, ed ora sta all’opposizione per rifarsi una verginità ” commenta ironico BastaBossi e per Giuseppe Brianza il Senatùr è soltanto un “arruffapopoli irresponsabile”.
LoSpada poi attacca i cittadini disposti ad accordare nuovamente la fiducia al Carroccio per le prossime politiche: “Prima hanno creato danni economici a iosa e votato tutte le leggi ad personam possibili per Silvio — nota — E nel 2013 torneranno a presentarsi come quelli che hanno la chiave per risolvere i problemi. Se la gente è rincoglionita e li voterà ancora, mica è colpa della Lega”.
Namaycus spera invece in un partito nuovo perchè “se la Lega vuol prendere il mio voto deve cambiare totalmente questa classe dirigente falsa e corrotta; via tutti quelli che sono stati collusi col nanetto mafioso in questi anni di sfascio dell’Italia. Via Bossi, via Maroni, via Calderoli, via Castelli, Via Cota”.
E a chi invoca il ritorno di un governo scelto dagli elettori, altri utenti ricordano che “Scilipoti non è espressione della sovranità popolare” e i nominati di prima non hanno fatto altro che “salvare il culo a B”.
E si domandano: “Dove erano allora i puffi verdi?”.
Eleonora Bianchini
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 12th, 2012 Riccardo Fucile
LA CAMERA RESPINGE LA RICHIESTA DI ARRESTO DEL DEPUTATO PDL, INDAGATO PER PRESUNTI RAPPORTI CON LA CAMORRA
La Camera dice no all’arresto di Nicola Cosentino, il deputato e coordinatore campano del Pdl indagato per presunti rapporti con la camorra.
Il voto si è svolto a scrutinio segreto: 309 deputati si sono espressi contro l’autorizzazione all’arresto, 298 a favore.
Nessuno si è astenuto.
Non appena il presidente della Camera ha letto il risultato del no dell’Aula alla richiesta d’arresto, tutti i deputati del Pdl sono scattati in piedi e si sono diretti al posto di Cosentino per abbracciarlo e congratularsi con lui.
Lungo è stato l’abbraccio tra lui e Alfonso Papa. Ma saluti e strette di mano sono arrivate da tutti gli altri colleghi di partito.
Silvio Berlusconi, invece, è rimasto seduto al suo posto, pur esprimendo soddisfazione con Cicchitto e Alfano.
Quello su Nicola Cosentino è stato il quarto voto poco più di due anni alla Camera sulla richiesta di arresto di un deputato.
Era toccato sempre a Cosentino che si era salvato dall’arresto una prima volta il 10 dicembre del 2009.
Allora i no alla richiesta della magistratura di Napoli furono 360 e 226 i sì.
Per Alfonso Papa, l’Aula della Camera decise l’arresto il 20 luglio dello scorso anno con 319 sì e 293 no.
Marco Milanese invece, il 22 settembre scorso, vide respingere la richiesta con 312 no e 306 sì.
Anche se il voto è segreto, sono stati evidentemente in molti, sia nelle file della Lega ma anche del Pd a non rispettare le consegne di partito: soprattutto, nel Carroccio, dopo la dichiarazione di Bossi che lasciava libertà di coscienza.
Quella del Senatur potrebbe essere l’ultimo favore che ha fatto a Berlusconi: la base non gradirà .
”Ero convinto che questa sarebbe stata la decisione del Parlamento che non poteva rinunciare alla tutela di se stesso. È una decisione giusta, in linea con la Costituzione. Il processo continuerà regolarmente e senza intoppi e il parlamentare lo affronterà da uomo libero come è giusto che sia”: così Silvio Berlusconi ha commentato il voto.
”Per me è un errore politico, ma ovviamente è legittimo” il voto dell’Aula, ha detto il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini.
“Chiedere alla Lega. Adesso la Lega lo spiegherà “, sono state le parole del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
Dopo la proclamazione del risultato, tra i deputati del Carroccio è stato visibile il gelo. Tra gli uomini vicini a Roberto Maroni e quelli dell’Aula più bossiana la tensione non è svanita dopo l’animata riunione che ha sancito la libertà di coscienza pur con un orientamento al ‘si’.
“È ovvio che ci sono voti che arrivano dall’altra parte”, sottolinea Osvaldo Napoli (Pdl), al termine della votazione sulla richiesta di arresto nei confronti di Nicola Cosentino, bocciata dall’Aula della Camera.
“La spaccatura è dall’altra parte”, dice ancora Napoli riferendosi alle fila della ‘vecchia’ opposizione per aggiungere che ”questo dimostra che il Pdl era compatto”.
“La vergognosa Lega, con l’ipocrita richiamo al voto di coscienza dimostra, ancora una volta, di essere al servizio di Berlusconi e dei suoi stallieri”, ha affermato in una nota il portavoce dell’Italia dei valori, Leoluca Orlando.
La riunione del Carroccio alla Camera aveva avuto attimi di vera tensione.
Ad un certo punto Roberto Paolini ha citato Enzo Carra e il caso delle ‘manette spettacolo’.
Un riferimento storico (il portavoce di Arnaldo Forlani fu arrestato per falsa testimonianza e quelle immagini delle manette fecero il giro del mondo) per avvalorare la tesi della necessità di respingere gli ‘arresti facili’ che ha provocato la reazione di un gruppo di leghisti.
Ma è vero che ti ha chiamato Berlusconi?, è stata la ‘risposta’ di alcuni deputati.
È così che si è sfiorata la rissa tra i due, con alcuni esponenti del partito di via Bellerio, come Davide Caparini, intervenuti per dividerli.
La discussione è stata molto animata.
Umberto Bossi – riferiscono fonti parlamentari del Carroccio – ha preso inizialmente la parola spiegando che dalle carte non si evince nulla nei confronti del coordinatore campano del Pdl.
Il ‘Senatur’ ha premesso che la gente del nord è per l’arresto, ma che occorre lasciare libertà di coscienza, proprio perchè a suo dire non c’è alcuna prova di colpevolezza.
Poi a prendere la parola è stato Roberto Maroni che, spiegano fonti del Carroccio, si è limitato a raccontare gli esiti della segreteria della Lega di lunedì, sottolineando di non essere stato l’unico a voler votare sì all’arresto del deputato Pdl.
Bossi ha tirato le somme, evidenziando che non c’è alcun ‘fumus persecutionis’ ma ribadendo che ogni parlamentare potrà decidere autonomamente in Aula.
“Si gioca sul filo dei voti, abbiamo recuperato più di trenta parlamentari”, dicevano dal Pdl.
E alla fine i conti sono stati giusti.
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Gennaio 12th, 2012 Riccardo Fucile
LA LEGA SI SPACCA: MARONI PER IL SI’ ALL’ARRESTO VIENE SMENTITO DAL BAGNINO DELLA PANZANIA CHE INDIRIZZA VERSO IL NO… IL DESTINO DI COSENTINO APPESO A UN FILO: FRANCHI SALVATORI DIETRO IL VOTO SEGRETO
Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha deciso di lasciare mano libera ai suoi sul voto sull’arresto del deputato e coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino.
“Lascio libertà di coscienza, nelle carte non c’è nulla. Bisogna stare tranquilli quando si parla di arresti”, ha detto Bossi ai microfoni di Repubblica Tv.
Una correzione di rotta rispetto alla linea adottata dalla segreteria della Lega, dove era passata la linea maroniana orientata al sì all’arresto dell’ex sottosegretario all’Economia.
Linea poi adottata dai rappresentanti leghisti nella Giunta per le autorizzazioni della Camera, che ieri ha dato il primo via libera all’arresto del parlamentare del Pdl. Oggi toccherà all’aula di Montecitorio pronunciarsi.
E un deputato del Popolo della libertà assicura che il suo partito è pronto a un vero e proprio “mezzogiorno di fuoco”.
Il Cavaliere per tutto il giorno ha pressato la Lega affinchè cambiasse idea. L’ex premier ha trascorso tutto il giorno a palazzo Grazioli, perennemente al telefono con i suoi fedelissimi che lo aggiornavano sulle trattative in corso per evitare che l’aula confermasse quanto deciso dalla Giunta per le Autorizzazioni.
Un pressing costante, accompagnato da tutto lo stato maggiore del partito. Berlusconi nel corso della giornata ha sentito più volte lo stesso Cosentino, che in serata l’ha raggiunto a palazzo Grazioli.
Ma nel mirino del Cavaliere c’era soprattutto Bossi: l’ex capo del governo l’avrebbe cercato più volte e, secondo qualcuno, tra i due ci sarebbe stato anche un incontro, il secondo dopo quello di lunedì a Milano.
“Ora – avrebbe detto Berlusconi – spero che tutti votino secondo coscienza e non per mero calcolo elettorale”.
Le parole di Bossi rendono il sì all’arresto di Cosentino molto meno scontato di quanto sembrasse dopo l’esito in Giunta.
Potrebbe risultare decisiva la procedura.
Se verrà chiesto il voto segreto, assicurano nel Pdl, potrebbero scattare “varie dinamiche” soprattutto tra i parlamentari campani anche di altre forze politiche: è vero che alcuni berlusconiani potrebbero dire sì all’arresto (“magari per ragioni personali”), ma altri (anche in Udc o Pd) potrebbero decidere di “graziare” l’ex sottosegretario.
L’esito della votazione è a questo punto molto incerto.
Di sicuro c’è soltanto la spaccatura sempre più evidente della Lega.
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Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile
IL VOTO A FAVORE DELL’ARRESTO DI COSENTINO CI HA REGALATO UNO SPACCATO DI COME E’ INTESA IN ITALIA LA QUESTIONE MORALE
Dunque: in nome appunto della questione morale, la Lega Nord ha votato a favore
dell’arresto del deputato del Pdl Nicola Cosentino, che la Lega stessa aveva fino a pochi mesi fa più volte salvato dall’arresto medesimo in nome della battaglia contro il moralismo giustizialista.
Sempre due giorni fa, nella Lega che votava a favore dell’arresto di Cosentino si discuteva dell’un po’ imbarazzante caso del suo segretario amministrativo Francesco Belsito.
Costui è un signore di cui fino all’altro giorno si sapevano solo due cose: che portava le focacce liguri alle riunioni di via Bellerio e che aveva millantato due lauree mai conseguite.
Niente di male, nemmeno i falsi titoli di studio, visto che Belsito milita in un partito guidato da un ex finto medico, quindi tutto torna.
Ora però si è scoperto che Belsito ha preso svariati milioni di euro dalle casse del partito e li ha investiti non in Padania, bensì in Tanzania, a Cipro e in Norvegia.
Passi per la Norvegia e forse anche per Cipro: ma la Tanzania i militanti proprio non la mandano giù.
E così nel partito è scoppiata una rivolta.
Tuttavia non è neppure l’investimento all’estero a colpire.
Colpisce piuttosto l’atteggiamento dei vertici leghisti.
Nello stesso giorno – ripetiamo – in cui la Lega vota per l’arresto di Cosentino, i suoi dirigenti tacciono o fanno spallucce per il caso-Belsito.
Intervistato dalla Rai, Roberto Castelli (che è stato ministro della Giustizia) ha risposto testualmente così: «Sono problemi interni al partito, non capisco che cosa ve ne debba fregare a voi».
Ora, a parte la sintassi padana, andrebbe sottolineato che i soldi investiti in Tanzania vengono dai rimborsi elettorali (che la Lega ha incassato per 140 milioni solo negli ultimi dieci anni, ringraziando Roma ladrona) e quindi sono denaro pubblico; così come un personaggio pubblico è Belsito, sottosegretario di un ministero fino a due mesi fa.
Al di là dei casi specifici, quel che emerge è il ripetersi di un vecchio vizio: la questione morale viene agitata solo quando e se fa comodo.
La Lega delle origini applaudiva le inchieste di Di Pietro perchè le spianavano la strada. Poi s’è alleata a Berlusconi e allora guai a dar retta a quei giacobini dei magistrati: era pronta perfino a difendere i parlamentari del Sud accusati di mafia o camorra.
Adesso è tornata all’opposizione e vuole riapparire limpida e pura ai propri elettori, così dice di sì all’arresto di Cosentino; però della Tanzania non si capisce bene che cosa ce ne debba fregare a noi.
La grande assente non è solo la coerenza: è anche la buona fede.
Non è – sia chiaro – solo la Lega a comportarsi così.
Parliamo della Lega perchè alla Lega si riferiscono le vicende di ieri: ma sono in molti a prendere posizione sulle inchieste e sugli scandali solo in funzione di un calcolo di parte.
Infatti è caduta anche qualsiasi oggettività nella valutazione dei fatti, e ogni cosa è grave o lieve a seconda di quel che conviene: nei giorni scorsi gli stessi che hanno difeso i milionari nullatenenti di Cortina si sono scandalizzati per un cotechino a Palazzo Chigi, per giunta pagato dalla sciura Elsa.
Insomma siamo un Paese di garantisti o giustizialisti a corrente alternata, a seconda di come butta.
Michele Brambilla
(da “La Stampa”)
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Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile
GLI AMMINISTRATORI DELLA LEGA TENUTI ALL’OSCURO, ORA MARONI CHIEDE DI CONTROLLARE I BILANCI… OPERAZIONE GESTITA SOLO DA BELSITO E BOSSI, IN VIA BELLERIO CRESCE LA TENSIONE
Venti giorni per tirare fuori conti, spiegazioni e garanzie.
Il “Cerchio magico” leghista si trova per la prima volta in minoranza nella Lega.
E il gruppo di comando del Carroccio, composto da Umberto Bossi, la moglie Manuela Marrone, la lady di ferro Rosi Mauro e il segretario amministrativo Francesco Belsito, si è dovuto arrendere alle pressioni, dopo la bufera che si è sollevata in seguito alle rivelazioni de “il Secolo XIX” sui sette milioni di euro investiti all’estero dal partito.
La base, i funzionari intermedi, l’ala maroniana sono in rivolta: “vogliamo sapere tutto di questa operazione, vogliamo scandagliare a fondo ogni singolo euro, esaminare i bilanci”.
A sconvolgere i leghisti sono i destinatari dei bonifici firmati da Belsito tra Natale e capodanno.
Non solo dall’Italia sono partiti 4,5 milioni di euro per la Tanzania e 1,2 per Cipro (operazione di per sè curiosa, visti gli alti rendimenti dei banali titoli di Stato italiani), ma i beneficiari non sono neppure Fondi di investimento bancari o di Stato esteri.
Nel caso del Paese centroafricano il destinatario del maxi-bonifico è Stefano Bonet, uomo d’affari già noto alle cronache giudiziarie e collegato alle imprese finanziarie dell’ex ministro Brancher.
Nel caso di Cipro a incassare 1,2 milioni è stata la società di consulenza fiscale Kripsa, il cui titolare Paolo Scala è noto per alcune sue interviste sull’emozione di scappare dall’Italia per fare fortuna all’estero.
Scala è registrato dalle agenzie collegate all’Ice come avvocato e ha uno studio a Nicosia.
Ma la Kripsa ha base a Larnaca, pur non avendo un indirizzo, ma solo una casella postale.
La questione dei finanziamenti off-shore ha scosso il partito: nessuno sapeva dei bonifici, salvo Belsito e Bossi.
Ne erano all’oscuro anche i componenti del Comitato degli amministratori che per statuto dovrebbero valutare e autorizzare qualsiasi operazione finanziaria della Lega. Nel comitato spiccano le figure di Roberto Castelli e Piergiorgio Stiffoni che hanno giurato a Calderoli (a suo dire ignaro dell’operazione) di non averne saputo mai nulla. Tutto questo è bastato per convincere Maroni a chiedere un Comitato federale straordinario: i maroniani hanno il terrore che questi soldi possano sparire.
In questo contesto si inseriscono le insinuazioni de l’Indipendenza.org,, quotidiano on line di area leghista, che da un lato sussurra come le operazioni possano essere state eterodirette da Berlusconi, tramite Brancher, dall’altro mette all’indice la Pontidafin, la società finanziaria che gestisce il pagtrimonio della Lega e che di fatto è controllato dalla famiglia Bossi.
C’è chi ha chiesto la testa di Belsito, difeso a spada tratta da Bossi: “Non abbiamo tolto nulla ai territori, sono soldi destinati alle campagne elettorali”
Evidentemente la spiegazione non basta.
Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX”)
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Gennaio 10th, 2012 Riccardo Fucile
SECOLO XIX: “PER ALCUNI SI TRATTEREBBE DI OPERAZIONI FUNZIONALI A INTERESSI CHE NULLA HANNO A CHE FARE CON LA PADANIA”… MARONI CHIEDE SPIEGAZIONI, MA NON LE OTTIENE… BELSITO NON RIESCE A MOTIVARE LA SCELTA, BOSSI LO DIFENDE
Divampa nella Lega il caso dei fondi elettorali investiti all’estero, ovvero del fiume di
denaro che dai conti genovesi del Banco Popolare e della Banca Aletti sono finiti in Tanzania (4,5 milioni di euro), Norvegia ( 1 milione di euro), e a Cipro (1,2 milioni di euro), tradotti in titoli, valuta straniera e fondi di investimento.
La questione è finita al centro della riunione settimanale della segreteria politica in via Bellerio, presenti Bossi e Belsito.
Maroni ha sollevato la questione, battendo i pugni sul tavolo: praticamente lui ed altri non ne sapevano nulla e hanno chiesto conto di quelle operazioni finanziarie realizzate con soldi pubblici.
Per alcuni, tali operazioni sarebbero funzionali a interessi che nulla hanno a che fare con la padania, bensì risponderebero a progetti i cui fili sarebbero stati imbastiti dall’ex alleato Berlusconi.
In verità Maroni di risposte non ne ha avute, Bossi ha cercato di liquidare il tutto come normali operazioni, mentre Belsito non sarebbe riuscito a fornire argomenti convincenti sulla ratio delle scelte finanziarie compiute.
Alla fine è stato tutto rinviato al Consiglio federale di fine mese, ma la rabbia padana è ormai esplosa sul web e Salvini se ne è fatto interprete già ieri.
C’è chi chiede la testa del tesoriere Belsito, chi pretende spiegazioni, chi non ammette che “un partito diverso dagli altri possa essere uguale o peggiore”.
Insomma si è toccato un nervo scoperto di una Lega spaccata dove questa operazione sembra evidente che sia stata gestita in esclusiva dal “cerchio magico”, lasciando all’oscuro gli altri dirigenti maroniani.
E la scelta di Stati a rischio, con la presenza di promotori chiacchierati e relative provvigioni volanti non aiuta certo alla chiarezza dell’operazione, visto i precedenti poco fortunati del Carroccio.
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