Destra di Popolo.net

LA SECESSIONE DELLA LEGA COMINCIA DALLA TANZANIA

Gennaio 10th, 2012 Riccardo Fucile

INVESTITI 7 MILIONI DEL CARROCCIO ALL’ESTERO, DALLA NORVEGIA ALL’AFRICA….MA I GIOVANI PADANI INSORGONO…I SEGRETI DI BELSITO

Gli immigrati? Devono restare in Africa.
Intanto i rimborsi elettorali incassati dalla Lega vanno in Tanzania.
Tra il 23 e il 30 dicembre scorsi — come ha scoperto il Secolo XIX — da un conto corrente riferibile al Carroccio sono partiti 7 milioni verso l’estero.
Tre le destinazioni: 4,5 milioni per un fondo in Tanzania, 1,2 milioni per un altro fondo a Cipro. I due Paesi non rientrano più tra i paradisi fiscali (Cipro era nella lista fino a pochi anni fa), ma qualcuno storce il naso vedendo i soldi dei finanziamenti pubblici espatriare mentre si chiede ai cittadini di investire in Italia.
Niente di illegale, però, fino a prova contraria.
Una terza fetta di un milione è salpata per la Norvegia: interessi del 3,5%, meno dei titoli pubblici italiani.
La vicenda ha creato un terremoto sui siti web dei giovani Lumbard dove i commenti furiosi non si contano.
Tipo: “Calderoli dove sei? Ti interessa soltanto il cotechino di Monti?”.
Lo scontro tra Umberto Bossi e Roberto Maroni rischia di deflagrare, perchè l’uomo che gestisce i conti della Lega e ne conosce i segreti è il genovese Francesco Belsito, fedele di Bossi: “La Lega ha molti conti, ma la firma è sempre la mia”, ha spiegato al Secolo XIX. Ma da dove arrivano i soldi? “Sono i rimborsi elettorali”.
La storia di Belsito dice molto della Lega di oggi.
Per questo quarantenne dal volto rotondo il “cerchio magico” ha fatto un miracolo: in poco più di cinque anni dalle piste da ballo delle discoteche genovesi è stato catapultato nel governo Berlusconi (sottosegretario alle Semplificazione).
Una parabola straordinaria per un giovanotto che nel 2006 accompagnava Alfredo Biondi in campagna elettorale: un po’ autista, un po’ segretario.
Qual’è il segreto di Belsito?
L’uomo dei conti della Lega ha ricoperto ruoli in società  e cooperative, diverse poi approdate alla liquidazione o al fallimento.
E il curriculum degli studi? Sul sito del governo c’era scritto: “Laureato in Scienze politiche”.
Nei documenti depositati alla Filse (finanziaria della Regione Liguria, un’altra poltrona del cassiere della Lega) risultava Scienze della Comunicazione.
Abbastanza per far dubitare gli avversari sulla laurea. Il neo-Sottosegretario rispose: “Le ho prese tutte e due, a Malta e a Londra”.
Alla segreteria dell’ateneo di Genova, competente per il riconoscimento delle lauree all’estero, la carriera universitaria di Belsito risultò “annullata”.
Di sicuro Belsito era il braccio destro di Maurizio Balocchi, a sua volta uomo dei conti della Lega.
Alla sua morte, Belsito ne diventò l’erede politico.
Con il sostegno del Senatùr, la marcia di Belsito procede tra poltrone e polemiche. Prima c’è la Filse. Poi Fincantieri che fa acqua da tutte le parti, ma per Belsito crea la poltrona di vice-presidente. Infine l’approdo al governo.
E comincia la lotta per la successione per Fincantieri: la Lega indica Alessandro Agostino, figlio del sindaco di Chiavari, leghista doc, delfino di Belsito, nel febbraio scorso condannato in appello a 4 anni per tentata concussione.
Le polemiche fermano la nomina. Il cassiere di Bossi non si scompone. Per lui non sono le prime rogne.
Un anno fa era finito nel mirino del sindacato di polizia Silp Cgil: la Porsche Cayenne in uso a Belsito veniva posteggiata al posto delle volanti della questura. Spiegò: “Sono stato minacciato”. Poi ecco il suo biglietto da visita emergere tra le carte di Ruby: “Non l’ho mai conosciuta”, rispose imperturbabile.
Chissà  se l’investimento africano porterà  fortuna alla Lega.
Nell’ultimo decennio le avventure finanziarie del Carroccio non sono andate a lieto fine, dall’operazione Bingo e a Credieuronord, la banca della Lega rilevata in extremis dall’amico Gianpiero Fiorani, il furbetto del quartierino.
Belsito non c’era, ma il filo rosso sembra ancora teso: i movimenti di denaro di Natale e Capodanno sono stati coordinati da Banca Aletti che fa capo al Banco Popolare (in cui è confluito anche l’istituto lodigiano).

Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FONDI PUBBLICI ALLA LEGA FINITI IN TANZANIA, IL MARONIANO SALVINI ATTACCA BELSITO: “SPERO CI SIA UNA SPIEGAZIONE A TUTTO QUESTO, PER RISPETTO DEI MILITANTI”

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

IL LEGHISTA SALVINI: “CI SONO SEZIONI CHE NON HANNO I SOLDI PER PAGARE L’AFFITTO, IL GIORNALE ‘LA PADANIA’ STA PER CHIUDERE E MANDIAMO SOLDI IN TANZANIA?”

Dal Regno dei fiordi all’isola di Afrodite, con un ultimo passaggio in Africa Orientale. È il percorso dei milioni di euro appena investiti dalla Lega e minuziosamente documentato da Giovanni Mari sul Secolo XIX .
Secondo la sua ricostruzione, il segretario amministrativo federale – Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio ed ex sottosegretario alla Semplificazione nell’ultimo governo Berlusconi – alla fine del 2011 ha messo in moto una considerevole serie di operazioni finanziarie coordinate da Banca Aletti, il sistema di private e investment banking del Banco popolare.
Ecco il giro dei soldi: il 14 dicembre «un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per 6 mesi a un interesse del 3,5%»; il 28 dicembre «1,2 milioni di euro per l’acquisto di quote del fondo Krispa Enterprise ltd » di base a Larnaca, nell’isola di Cipro, e infine il 30 dicembre «il collocamento di 4,5 milioni di euro in Tanzania.
È l’ultimo spostamento dell’anno e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord».
Totale: quasi 8 milioni di euro in una decina di giorni, se si aggiungono anche i movimenti-base di 700.000 euro trasferiti ad altri conti del partito, di 450.000 euro emessi in assegni circolari e di 50.000 euro ritirati in contanti direttamente da Belsito. L’operazione in Tanzania, inoltre – specifica Il Secolo XIX – «coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” Aldo Brancher».
Il tesoriere del Carroccio – che come sanno tutti i lumbard è figura con un enorme autonomia decisionale e, di fatto, rende conto solo al grande capo Umberto Bossi – ha risposto con fastidio alle domande del quotidiano ligure: «Queste informazioni sono una grave violazione della privacy e delle regole bancarie». E però non si è sottratto all’intervista, spiegando che i soldi investiti arrivano dal finanziamento pubblico – «rimborsi elettorali» – che personalmente non conosce l’entità  delle operazioni perchè «noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo» e che i contanti prelevati sono serviti a rimborsare «spese per i nostri collaboratori».
Il problema è che la girandola di milioni ha a dir poco stupito i vertici del Carroccio: persino i notabili di primissimo piano non sapevano nulla delle destinazioni finali di quei soldi e qualche imbarazzo in via Bellerio c’è.
Uno sbalordito Matteo Salvini parla a nome dei padani, preoccupandosi del bene della Lega e del nord: «Ci sono diverse sezioni che chiedono 100 euro ai militanti per pagare l’affitto a fine mese. La Padania , il nostro quotidiano, versa in difficoltà  economiche che tutti conoscono. E poi leggiamo della Tanzania… Spero, per rispetto dei militanti, che ci sarà  una spiegazione per ogni quattrino speso».

Elsa Muschella
(da “Il Corriere dela Sera“)

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I SOLDI DELLA LEGA PRENDONO LA STRADA DELLA TANZANIA: SPEDITI ALL’ESTERO SETTE MILIONI DI EURO DI RIMBORSI ELETTORALI

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

PIU’ CHE UN PARTITO, LA LEGA DEL “CERCHIO MAGICO” SEMBRA UNA FINANZIARIA: IL TESORIERE BELSITO INVESTE 1 MILIONE DI EURO IN CORONE NORVEGESI, 1,2 MILIONI DI EURO IN FONDI DI INVESTIMENTO CIPRIOTI E 4,5 MILIONI DI EURO IN FONDI DELLA TANZANIA

La Lega Nord investe. Gestisce milioni di euro e compra quote di fondi, titoli di Stato, valuta straniera.
Nell’ultima settimana di dicembre, tra il 23 e il 30, da un solo conto bancario, sono partiti una decina di milioni, almeno sette verso l’estero.
La fetta più grossa è stata stanziata per un fondo basato in Tanzania da 4,5 milioni.
Quindi 1,2 milioni per un altro fondo a Cipro e poco più di un milione di euro investiti in corone norvegesi.
In tutti i casi si tratta dei quattrini di finanziamento pubblico dello Stato incassati dal Carroccio come “rimborsi elettorale”.
È un movimento vorticoso di denaro quello che gestisce il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, appena sceso dalla poltrona di sottosegretario alla Semplificazione.
Il respiro delle operazioni è nazionale, ma la centrale operativa è Genova, dove Belsito vive.
E tutto ruota attorno al Banco popolare.
I movimenti-base sono gestiti attraverso diversi conti correnti ordinari nelle varie filiali; i movimenti straordinari sono invece coordinati da Banca Aletti, il capillare sistema di private e investment banking dello stesso Banco popolare.
I movimenti-base sono vistosi spostamenti, in entrata e in uscita: nell’ultimo semestre dai soli conti liguri sono stati trasferiti almeno 700 mila euro ad altri conti della Lega Nord, sono stati emessi almeno 450 mila euro in assegni circolari e lo stesso Belsito ha ritirato in contanti almeno 50 mila euro.
Più sostanzioso il programma di investimenti gestito per la Lega Nord attraverso Banca Aletti tra Natale e Capodanno.
Anzi, gli spostamenti di massa di denaro sono cominciati a metà  del mese scorso: un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%.
Il fatto curioso, che emerge immediato, è che in quegli stessi giorni investire in Bot o Btp era più conveniente.
Chissà  come mai si è preferito investire dove si pagano interessi inferiori.
Più burrascosi almeno altri due movimenti su estero.
Il primo, in ordine di tempo, porta a Cipro: 1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l’acquisto di quote del fondo “Krispa Enterprise ltd”.
Il fondo è basato a Larnaca, città  turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord.
Più coraggioso, senza dubbi, il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un’operazione in Tanzania.
È l’ultimo spostamento dell’anno appena trascorso e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord: quasi otto milioni in una decina di giorni.
L’operazione in purchase investment sui fondi africani coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” dell’ultimo governo Berlusconi, Aldo Brancher (si dimise dopo 17 giorni perchè indagato sulle scalate ad Antonveneta).

Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX”)

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LA “PADANIA” IN BALIA DEL CERCHIO MAGICO: IL GIORNALE LEGHISTA PROSSIMO ALLA CHIUSURA

Gennaio 3rd, 2012 Riccardo Fucile

NONOSTANTE 4 MILIONI DI FINANZIAMENTO PUBBLICO, IL GIORNALE VENDE SOLO TRA LE 8.000 E LE 10.000 COPIE E PERDE SOLDI A GETTO CONTINUO… CAMBIA IL DIRETTORE: FATTO FUORI IL MARONIANO BORIANI, ARRIVA LA PIAZZO, VICINA AL CERCHIO MAGICO

La lotta di potere interna alla Lega tra la vecchia guardia (cerchio magico) e la corrente di Maroni ha pesanti ripercussioni anche su La Padania, il quotidiano, l’organo ufficiale di partito è a rischio chiusura.
Da quattro anni il giornale è in stato di crisi, ci lavorano una decina di poligrafici e 30 giornalisti che nelle scorse settimane avevano attuato lo sciopero delle firme in segno di protesta per le decisioni annunciate dal Cda della testata e i cui membri sono, tanto per intenderci, i “cerchisti” Federico Bricolo, Roberto Cota, Marco Reguzzoni, Giancarlo Giorgetti, Stefano Stefani e Rosi Mauro.
A capo di tutti, responsabile dei media padani poi c’è Renzo (Trota) Bossi.
Il destino per i giornalisti, prima della protesta, sembrava segnato: il Cda era orientato alla mobilità , la riduzione della foliazione e il passaggio al web. Punto e basta.
Ora la speranza è appesa a eventuali contratti di solidarietà  che, in caso venissero concessi, scatterebbero non prima di marzo.
Il quotidiano del Carroccio (che riceve quasi 4 milioni di euro di finanziamento pubblico) ormai vende meno di 10 mila copie, perde soldi, ed è oggetto del litigio politico interno al partito eppure, secondo lo stesso gruppo editoriale, non ha un euro di debito paga regolarmente stipendi e fornitori.
Ma piace sempre meno.
La tiratura, sulla quale è calcolato il contributo statale, è scesa da 62 a 55 mila copie, le vendite effettive oscillano tra le 8-10 mila copie di un giorno di metà  settimana con un picco massimo di 25 mila.
Tornando ai giornalisti e poligrafici che ci lavorano, sabato 17 dicembre l’assemblea di redazione in un comunicato aveva chiesto al Consiglio di amministrazione dell’Editoriale Nord di smentire che il “Cda avrebbe preso decisioni indipendentemente da qualsiasi trattativa a tutela della difesa dei livelli occupazionali”.
La smentita, per la verità  come raccontano da via Bellerio , non è mai arrivata.
Loro, i giornalisti, al momento hanno comunque deciso di sospendere la protesta in attesa dell’insediamento di lunedì del nuovo direttore Stefania Piazzo.
Al direttore uscente Leonardo Boriani, invece, era toccato presentare quel piano aziendale deciso senza alcuna concertazione.
Quello, cioè, che aveva indotto i giornalisti a chiedere delucidazioni sulla frase del Cda che “potrebbe assumere decisioni pesanti che non escludono il ricorso a procedure di mobilità ”.
Lo stesso direttore Boriani, per la verità , durante gli scambi di auguri natalizi con la redazione non aveva risparmiato frecciate ai “cerchisti” e il loro peso nella politica di affossamento del giornale.
Nessun nome ma precisi riferimenti.
Lui, filomaroniano, è stato sostituito da Stefania Piazzo (area cerchio magico) caporedattore centrale e unica giornalista che durante le tre giornate di sciopero delle firme decise dal comitato di redazione aveva comunque firmato i suoi articoli.

Eli.Reg.
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL CARROCCIO STA TRAVOLGENDO I BOSSI: IL SENATÙR SOLO, RENZO SEMPRE IN MEZZO ALLE ROGNE

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

IL TENTATIVO DI RITORNARE AD ESSERE PARTITO DI LOTTA NON E’ PIU’ CREDIBILE AGLI OCCHI DI ELETTORI DELUSI… IL PARTITO E’ ORMAI SPACCATO IN DUE, MA MARONI NON HA LA STOFFA DEL LEADER, MENTRE STANNO NASCENDO NUOVE SIGLE CONCORRENTI

Umberto Bossi è ormai una macchietta tragica e pericolosa.
Fasciata in un cardigan largo, sformato di colore verde, a mo’ di grottesca sindone padana. Adesso che la parabola dell’imbarazzante figlio Trota prevede anche presunte inchieste giudiziarie, e non solo più gaffe, il Senatùr è costretto a insultare il capo dello Stato per tenere insieme una Lega sempre più lacerata dalle guerre interne.
Un nervosismo evidente, plateale.
L’altra notte a Bergamo, alla festa del Carroccio (la “Berghem Frecc”), Bossi ha chiamato “terùn” Napolitano (“nomen omen”) e gli ha pure mostrato le corna, incoraggiato dal pubblico. Al premier Monti ha riservato un insulto ancora più greve e volgare.
I militanti hanno intonato “Monti vaffanculo” e lui ha chiosato, stile Calderoli (noto per le sue battute contro i gay): “Chissà  che non gli piaccia a Monti”. Squallido.
Ovviamente nel repertorio della stanca Lega di lotta e opposizione c’è spazio di nuovo per la secessione.
Che però Bossi chiama “indipendenza”. Slogan, come al solito.
Sul palco di Bergamo, con il Senatùr non c’era nessuno del “cerchio magico” che lo ha blindato dai tempi dell’ictus.
Nè i capigruppo Reguzzoni e Bricolo, nè la “badante” nonchè vicepresidente del Senato Rosi Mauro.
Per loro, trasferta “vietata” dai due colonnelli più antichi del Capo, i due Roberti: Maroni e Calderoli.
Il primo, ex ministro dell’Interno, ha sorriso e applaudito agli insulti bossiani della “Berghem Frecc”.
Ma l’immagine del palco, Bossi con Maroni e Calderoli, è il segno più evidente della solitudine e dell’impotenza di un leader in declino.
Senza più poltrone di governo, senza più il controllo del partito, senza più il sostegno (almeno in apparenza) dell’ex amico “Silvio”.
Orfano forzato del cerchio magico, il Senatùr aveva accanto a sè la stessa persona che ha alimentato dubbi sullo scandalo che ha investito l’amato Trota, consigliere regionale in Lombardia.
Così Maroni: “Spero non sia vero, la Lega che conosco è fatta di persone oneste”.
Sospettato di fare festini a base di droga con Alessandro Uggeri, fidanzato di Monica Rizzi, assessore leghista al Pirellone, Renzo Bossi è il simbolo della deriva nordcoreana di un partito governato per due decenni in modo leninista.
Una satrapia guidata dalla zarina Manuela Bossi e che la stampa ha chiamato “cerchio magico”. Bossi ha liquidato la questione di netto, “è un modo per sporcare la gente”, e la Rizzi, che è la “badante” politica del Trota, ha minacciato di querelare il quotidiano che ha pubblicato l’articolo, La Repubblica.
In realtà , il sospetto è che dietro la notizia ci siano le guerre interne del Carroccio.
Come conferma al Fatto, il neoprocuratore capo di Brescia Fabio Salamone: “Non c’è alcuna inchiesta, anche se non escludo che ci sia un rapporto di amicizia tra Renzo Bossi e Uggeri. Si tratta di beghe di cortile nella Lega”.
Tutto questo però non ha frenato i malumori nel partito e nella base contro la gestione familista del Carroccio.
Tra i quadri locali circolano da tempo allusioni esplicite all’esuberante stile di vita di Bossi junior, che l’apprensiva madre vorrebbe mandare deputato a Roma alle prossime politiche.
Si va dalle sue trasferte “universitarie” a Londra alle ironie sull’ufficio “multe” aperto solo per lui nella sede nazionale della Lega a Milano, in via Bellerio.
Per anni, infatti, il partito ha pagato le contravvenzioni prese dai suoi ministri a Roma e adesso che si è tornati all’opposizione, i funzionari si dedicano agli eccessi di velocità  del rampollo “nordcoreano”.
Tra i militanti, l’unico argine al cupio dissolvi è rappresentato da Maroni, cofondatore della Lega.
L’ex fedelissimo Bobo avrebbe ormai la maggioranza del partito con lui e vorrebbe una successione per via democratica, con una stagione di congressi.
Ma la diga del “cerchio magico” ancora non cede e il risultato è una palude padana che Bossi cerca di movimentare con le sue uscite.
Così anche Maroni usa un doppio registro, a imitazione del Capo.
Da un lato sorride e applaude agli insulti in terra bergamasca, dall’altro vacilla sull’innocenza del Trota e attacca Reguzzoni per la campagna contro il discorso di fine d’anno del capo dello Stato.
Un teatrino che una fonte autorevole riassume in un’analisi macabra e spietata: “Se Maroni non si fa venire il coraggio, il rischio è che finchè Bossi vive tutto rimanga bloccato”.
Non solo.
Con le amministrative praticamente alle porte, nascono nuovi movimenti leghisti anti-bossiani. L’ultimo è l’Unione Padana di quattro ex parlamentari leghisti che sta avendo un boom di iscrizioni proprio in provincia di Bergamo.
L’8 gennaio 2012, poi, partirà  un nuovo sito padano ma non leghista: L’Indipendenza.
Tra i fondatori tre storici leghisti oggi contro Bossi: Leonardo Facco, Gilberto Oneto e Luca Marchi.
Quest’ultimo fu il primo direttore della Padania, che debuttò nelle edicole l’8 gennaio del ’97. Tre lustri dopo, Marchi dice: “Bossi ha passato vent’anni a fare annunci ma non ha mai realizzato nulla”.

Fabrizio d’Esposito e Elisabetta Reguitti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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BOSSI RUTTA INSULTI CONTRO NAPOLITANO, LA BASE PADAGNA LANCIA TURPILOQUI CONTRO MONTI, LA MAGISTRATURA NON FA NULLA, LA DESTRA DORME

Dicembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

“TERUN” AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CORI DI “VAFFANCULO” AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MINACCE DI SECESSIONE “CON LE BUONE O CON LE CATTIVE”: A BERGAMO VA IN SCENA L’OSTERIA DELLA FECCIA LEGHISTA

Insulti, fischi e grevi ironie. Alla “Berghem Frecc” va in scena il peggio della Lega non più di governo che cerca di rinverdire agli occhi dei militanti l’immagine della “Lega di lotta”.
Obiettivi dello stato maggiore del Carroccio il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità  d’Italia.
A dare il “la” agli attacchi è stato in prima persona il leader leghista, Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica”: è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme dal palco.
“Il presidente della Repubblica – ha detto il Senatur dal palco – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Secondo Bossi, che ha fatto riferimento alle guerre per l’unità  nazionale “tutti i giovani morti stavolta sparerebbero dall’altra parte”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo”.
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini partenopee di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
Bossi ne ha avuto anche per l’ex premier Silvio Berlusconi, definito “fedele alleato” di Monti nel realizzare “quello che dice la sinistra”.
Una bacchettata anche per l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, indicato da più parti come in rotta con il Pdl e sempre più vicino al Carroccio.
Secondo Bossi, Tremonti avrebbe sbagliato a introdurre l’8 per mille per la Chiesa, “perchè poi ci si dimentica la vera missione dei preti. Roma è piena di furbacchioni – ha aggiunto – non solo la politica ma anche il Vaticano”.
Quindi un nuovo riferimento alla secessione, anche se Bossi ora preferisce chiamarla “indipendenza”: “Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che con le buone o le meno buone che Padania sarà : adesso ci siamo rotti le balle”. ha detto il Senatur riferendosi alla manifestazione contro il governo indetta dal Carroccio per il 22 gennaio nel capoluogo lombardo.
Chissà  se la magistratura leggerà  i resoconti giornalistici della serata da osteria e riterrà  finalmente di intervenire con le dovute denunce per vilipendio o farà  finta di nulla.
E se saranno felici certi elettori di “presunta destra”, sempre pronti ad allearsi con una feccia che in altre parti d’Europa nessuno ha mai osato portare al governo: giusto Berlusconi poteva farlo, in cambio dell’impunità  garantitegli dalle leggi ad personam che i leghisti erano sempre pronti a sottoscrivere.

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LE AMICIZIE PERICOLOSE DI RENZO BOSSI: COCAINA, ESCORT E FESTINI

Dicembre 29th, 2011 Riccardo Fucile

IL FIDANZATO DELL’ASSESSORE REGIONALE MONICA RIZZI, SPONSOR DEL FIGLIO DEL SENATUR, RISCHIA DI METTERE NEI GUAI IL TROTA… UN’INDAGINE DELLA PROCURA SU UN GIRO DI AFFARI IMMOBILIARI

Un’amicizia “spericolata” rischia di portare nei guai giudiziari Renzo Bossi, figlio del leader della Lega.
Il legame è quello con Alessandro Uggeri, fidanzato dell’assessore regionale Monica Rizzi, che aiutò Bossi jr nella campagna elettorale delle regionali 2010.
Un’amicizia stretta al punto che il “Trota” – come il padre ribattezzò anni fa Renzo – trovò ospitalità  nella villa di Uggeri nelle settimane in cui combatteva per raccogliere preferenze.
In quella villa erano però state segnalati festini con escort e cocaina.
Le verifiche investigative hanno trovato conferma ai sospetti.
E a quelle serate sexy risultava presente anche Bossi jr. Il consigliere regionale leghista non è formalmente indagato, ma l’inchiesta comunque lo riguarda.
È un altro “scivolone” in un curriculum movimentato. in origine furono dei falsi (non suoi) e una gita spericolata con una moto a quattro ruote nei boschi di Ponte di Legno.
I fatti si svolgono a Brescia, la circoscrizione nella quale Bossi jr è stato eletto con 13mila preferenze, e qualche polemica.
Secondo i magistrati ad agevolarlo nella corsa al Pirellone sarebbero stati dei dossier fabbricati per eliminare dalle liste del Carroccio due avversari scomodi: un “aiuto” confezionato da un maresciallo delle Fiamme Gialle su mandato della Rizzi, bresciana, assessore regionale allo Sport e amica del Trota.
Per questa vicenda la Rizzi è indagata con l’accusa di trattamento illecito di dati protetti (il fascicolo è in mano al pm Fabio Salamone).
Una nuova grana che si aggiunge a quella relativa alla finta laurea in psicologia e alla presunta qualifica di psicoterapeuta infantile (l’assessore ha ammesso di avere millantato).
Ma torniamo a Bossi e alla campagna elettorale del 2010.
La Rizzi viene incaricata dal Senatur in persona di   spianare la strada al figlio.
Lei, che conosce Renzo da quando è piccolo, affronta l’impegno come una missione.
Il candidato Bossi jr viene alloggiato in un villone di Roè Volciano, sulle colline vicine a Salò.
Il proprietario di casa è appunto Uggeri: è con lui che a Ponte di Legno scorrazzano in quad in una riserva naturale distruggendo il campo di un contadino e imbattendosi in una guardia forestale (parte un colpo di pistola, dinamica ancora da accertare, indagano i carabinieri di Breno).
Uggeri è un tipo brillante. La sua villa, già  teatro di feste in stile Billionaire con fuochi d’artificio e elicotteri in giardino, diventa il quartier generale di Bossi jr. Uggeri gli fa da bodyguard, autista, confidente.
Assieme a Valerio Merola, in arte Merolone   –   rà s dei locali nella zona del Garda   –   diventa il suo compagno di scorribande notturne.
Ma i carabinieri di Brescia e la Guardia di Finanza stanno tenendo d’occhio Uggeri per una presunta frode fiscale: l’uomo   –   secondo gli investigatori   –   apre e chiude società  a un ritmo vorticoso.
Un sistema che gli consente di evadere il fisco e realizzare profitti.
Ed è nel corso di queste indagini che alcuni testimoni mettono i militari sulla pista dei festini con cocaina e prostitute.
Gli accertamenti sono alle battute finali. E confermerebbero che nella sua avventura bresciana il “Trota” si è affidato alle persone sbagliate. Incaricati di aiutarlo a fare incetta di voti, Uggeri & Co avrebbero utilizzato il giovane Bossi come cartina di tornasole.
Forse anche come biglietto da visita per i loro affari. In ambienti investigativi si racconta che in almeno una delle sue società  Uggeri avrebbe coinvolto il figlio del leader della Lega.
Altre indiscrezioni riguardano alcuni episodi imbarazzanti che sarebbero accaduti nei mesi scorsi: episodi “pubblici” con protagonisti Uggeri e lo stesso Bossi, nelle loro serate tra feste e locali.
Su questo punto, però, non ci sono conferme.
L’indagine è ancora coperta da uno stretto riserbo: ma il deposito degli atti è imminente.
Le ipotesi di reato più pesanti (droga, prostituzione), riguarderebbero Uggeri e un suo socio.

Paolo Berizzi
(da “La Repubblica”)

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BOSSI NON PAGA, COME LA PEGGIORE CASTA ROMANA

Dicembre 24th, 2011 Riccardo Fucile

CONDANNATO A PAGARE 40.000 EURO PER AVER DIFFAMATO IL GIUDICE CHE LO AVEVA GIUDICATO PER VILIPENDIO, IL SENATUR SI APPELLA ALLA CASTA ROMANA PER NON SCUCIRE IL DOVUTO

Era il 26 luglio 1997 e Umberto Bossi comiziava tra le zanzare di Cabiate.
Un giudice di Cantù, Paola Braggion, prese nota e quattro anni dopo — 23 maggio 2001 — condannò il Senatur a 1 anno e 4 mesi di carcere per vilipendio: la bandiera nazionale non può essere equiparata alla carta igienica.
Bossi andò su tutte le furie, apostrofò il magistrato come un “relitto giuridico” aduso “a rubare lo stipendio”, e trovò “incivile che un magistrato perda tempo, pagato dai contribuenti, per fare un processo basato su reati di opinione.
Non è possibile che chi è in cerca di pubblicità  possa ricorrere alle norme fasciste del codice Rocco per colpire la libertà  d’espressione”.
La Padania quel giorno titolò finemente: “La sinistra ordina: Bossi in galera!”.
La Braggion, sentitasi diffamata fece causa, ma dovettero passare altri sette anni — 27 febbraio 2008 — prima di ottenere una sentenza della Corte d’appello di Brescia.
Che giunse a questa conclusione: Bossi ha offeso il giudice, deve risarcirlo con 40mila euro.
Ha pagato, secondo voi?
Bossi, com’era suo diritto, ha impugnato la condanna in Cassazione, ma temendo che i giudici confermassero il risarcimento, si appellò alla Camera dei deputati che qualificò — il 16 luglio 2008 — con una delibera d’insindacabilità  le contumelie al magistrato come “opinioni espresse nell’esercizio delle sue funzioni”.
La Cassazione non fu d’accordo; passò la palla alla Corte costituzionale, che l’altro giorno ha accolto il ricorso con la sentenza 333 del 2011: “Non spettava alla Camera affermare che le dichiarazioni rese dall’onorevole Bossi costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni”.
Ora il processo torna di nuovo nelle mani della Suprema Corte, 15 anni dopo il primo insulto di Bossi e 4 dopo la sentenza che diede ragione alla dottoressa Braggion.
La Lega che salva Cosentino e ha avallato le leggi ad personam a favore del premier, si permette pure di definire la pronuncia della Consulta “un colpo di Stato silente…”
Passa alla cassa e caccia i soldi, sfiatato trombone padano.

argomento: Bossi, Giustizia, la casta, radici e valori | Commenta »

BOSSI LANCIA TREMONTI: “ALL’ESTERO HA GRANDE CREDITO, A DIFFERENZA DI SILVIO”

Dicembre 24th, 2011 Riccardo Fucile

UN MATRIMONIO DI INTERESSE: TREMONTI CERCAVA CASA, IL SENATUR UNA SPONDA CONTRO I MARONIANI

Tremonti? «Entrerà  nella Lega». Lo ha detto Umberto Bossi a Bolzano.
Al ristorante Luna, a due passi da piazza Walther, il capo leghista è in compagnia di Luis Durnwalder, il leader della Sà¼dtiroler Volkspartei, gli autonomisti sudtirolesi che, come il Carroccio, hanno votato no alla manovra Monti.
Durante il pranzo, Bossi ha una breve chiacchierata telefonica con l’ex ministro dell’Economia.
E, appunto, conferma ai presenti quello che si dice già  da tempo.
L’economista valtellinese spiega al leader leghista che oggi gli verrà  rimossa una parte del gesso a cui è stato costretto dopo una caduta casalinga, e i due si mettono d’accordo per vedersi in giornata.
Poi, Bossi torna a tessere le lodi dell’ «amico Giulio» con cui i rapporti, a dispetto dei momenti di tensione che pure non sono mancati, sono assolutamente saldi.
Anzi, il leader padano osserva con i presenti che l’ex ministro continua ad «essere una persona che all’estero gode di grande credito e grande fiducia».
Con una postilla al veleno: «A differenza di Berlusconi» ( e sua, n.d.r.)
Ma anche pubblicamente, i toni del leader leghista tendono all’irridente: «Mi sembra che Berlusconi abbia troppa paura. Sta lì buono come una pecorella».
Il riferimento è al sostegno al governo Monti che ha fatto una manovra «non tanto brutta, quanto soprattutto cattiva nei confronti delle persone».
Per questo Bossi torna a una convinzione già  espressa a più riprese: «Non sono un mago, ma non penso che il governo possa arrivare al 2013. Come può arrivarci? Non ce la può fare neppure con il presidente della Repubblica come alleato. Non dopo manovre come questa».
Poi, il capo padano torna ai registri jettatori adottati da qualche tempo: il decreto «salva Italia» non riuscirà  nel suo intento.
Il Paese «affonderà . Troppe tasse. Soprattutto, non sanno come creare posti di lavoro. Questo è il problema».
Quanto alla Lega, nessun problema per l’essere uscita dall’area di governo, anzi: «All’opposizione ci stiamo divertendo».
Ma di ieri è anche l’intervento di Roberto Maroni a «Otto e mezzo» su La7.
Con Lilli Gruber, l’ex ministro dell’Interno si esprime a tutto campo, con una buona dose di autonomia anche rispetto allo stesso Bossi.
Berlusconi è una pecorella? «Non credo lo sia, è un gran combattente e, per come lo conosco, fino alla fine ha cercato di tenere in piedi il governo».
Il governo Monti non dura? «Le elezioni secondo me ci saranno nel 2013, è illusorio pensare che il dissenso di oggi duri per tutto l’anno prossimo».
Le gazzarre leghiste in Parlamento? «Dobbiamo prepararci a valutare le azioni del governo senza pensare che basti alzare qualche cartello in aula, che peraltro non è un modo sguaiato per protestare».
Per tacer di Tremonti, che è «geniale, ma mi risulta ancora iscritto al Pdl». Quanto all’opposizione, se «Monti farà  le cose giuste, noi lo sosterremo. Ma per ora ha fatto solo cose sbagliate».
Bossi è arrivato in Sudtirolo per partecipare a un’iniziativa a cui sta lavorando da tempo l’assessore lombardo alla Sanità , Luciano Bresciani.
Il fidatissimo medico del fondatore del Carroccio sta sottoscrivendo una serie di protocolli di collaborazione sui temi dell’invecchiamento della popolazione con diverse regioni non solo italiane.
A Bossi l’idea piace anche come primo gradino per la costruzione della «macroregione padano-alpina».
Durnwalder è stato attentissimo a non attribuire significato politico a un accordo amministrativo («L’idea di Padania di Bossi non coincide con la nostra idea di autonomia»), nè attribuisce rilevo al fatto che la Svp, come la Lega oggi, sia all’opposizione («L’incontro era concordato da tempo e solo casualmente coincide con le votazioni al Senato sulla manovra»).

Marco Cremonesi
(da “Il Corriere della Sera“)

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