Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile
IL TIMORE E’ CHE NELL’INCHIESTA SU BISIGNANI VENGANO COINVOLTI LETTA E ALTRI MINISTRI E MINISTRE…PER ADESSO IL PREMIER HA PERMESSO A BOSSI ANCHE DECRETI ILLEGGITTIMI PERCHE’ POSSA SALVARSI DAI FISCHI DI PONTIDA, MA LA SITUAZIONE POTREBBE PRECIPITARE
Berlusconi sa che verrà fuori dell’altro, molto altro, dalle «rivelazioni» di Luigi Bisignani.
Sente il cerchio stringersi attorno alla sua persona e a quella di Gianni Letta. Teme che al suo braccio destro possa arrivare un avviso di garanzia e che ad essere coinvolti pesantemente siano alcuni ministri e ministre.
«Mi verrebbe voglia di vendere tutto e andare via da questo Paese…».
A Bossi ha fatto presente che non è il momento di porre condizioni che non possono essere esaudite. E sembra che il Senatur lo abbia tranquillizzato.
Il pollice verso mostrato ai giornalisti dal capo leghista non inganni. Non è la fine del governo seppellito nel «sacro» pratone di Pontida, nonostante Berlusconi ripete che sono in molti a volere la sua testa.
«Ma non l’avranno – aggiunge – perchè nessuno ha un’alternativa pronta».
Il suo obiettivo è superare l’estate e così, nella peggiore delle ipotesi, si andrà a votare nell’aprile del 2012.
Sopravvivere fino al prossimo anno e intanto placare il Carroccio dando in pasto l’accordo che il ministro degli Esteri Frattini stringerà oggi con il governo provvisorio della Libia per riportare in quel Paese gli immigrati arrivati in Italia, un atto palesemente in contrasto con le norme internazionali.
Berlusconi paga e in Consiglio dei ministri fa approvare un decreto che prolunga il tempo di trattenimento dei migranti nei centri Cei da sei a diciotto mesi.
Ma il regalo più grosso a Bossi lo ha fatto Tremonti: nella cena dell’altra sera a Roma ha promesso l’allentamento del patto di stabilità per i comuni virtuosi che sta molto a cuore agli amministratori del Nord.
Il ministro però non ha nascosto i problemi che sorgeranno.
Prima di tutto con Bruxelles dove questo allentamento dovrà essere discusso. E poi, ha detto il ministro dell’Economia, «vedrete quanti comuni virtuosi spunteranno in Italia, come funghi…».
Il premier dovrà accontentare Bossi sulla richiesta di una nuova legge elettorale: il Pdl, lo stesso Verdini, sta studiando un nuovo sistema elettorale.
Ma è soprattutto sulla fronte delle missione militari, a cominciare da quella in Libia, che il problema è più difficile da risolvere.
«Troveremo un accordo anche su questo», assicura il Cavaliere che per la verità non ha molti margini di manovra su questo terreno senza fare infuriare il capo dello Stato e mezzo governo, innanzitutto i ministri della Difesa e degli Esteri La Russa e Frattini.
Insomma, Berlusconi è convinto che di poter passare indenne Pontida. «Ascolterò bene quello che dirà Bossi», ha replicato irritato a Maroni dopo la conferenza stampa di ieri dove il ministro dell’Interno gli ha consigliato di aspettare quello che avrebbe detto il leader leghista domenica. No, non sarà Pontida l’ostacolo che farà cadere il governo.
Del resto se il premier non avesse avuto assicurazioni dallo stesso Bossi, l’esecutivo non avrebbe deciso di mettere la fiducia sul decreto per lo sviluppo che si voterà martedì.
Due giorni dopo Pontida.
Vuol dire che Palazzo Chigi è sicuro sulla tenuta della maggioranza.
A far tremare le vene ai polsi è invece l’inchiesta che sta coinvolgendo Gianni Letta.
Berlusconi si aspetta intercettazioni compromettenti e tante altre «rivelazioni» di Luigi Bisignani che chiamerebbero in ballo ministri e ministre.
Lo considera un assedio in cui mette tutto, anche la montagna di soldi che dovrà pagare per la sentenza sulla compravendita della Mondadori.
«Questo è un Paese di merda – si è sfogato nei giorni scorsi – e se non fosse per i miei figli avrei già venduto tutto, Mondadori, Mediaset…, e me ne sarei già andato».
Raccontano a Palazzo Chigi che durante la riunione del Consiglio dei ministri Berlusconi abbia espresso piena «solidarietà » al sottosegretario Letta.
Ma qualche ministro giura di non averlo sentito.
La solidarietà forse l’ha espressa nelle varie riunioni alle quali ha partecipato Letta.
Quella con Bossi per discutere del nuovo ministro della Giustizia una volta che Alfano il primo luglio verrà nominato segretario del Pdl.
Il nome che si fa con insistenza per via Arenula è quella di Frattini, ma dovrà trovarsi un valido sostituito alla Farnesina.
Sono state tante le riunioni ieri a Palazzo Chigi, anche con Tremonti per discutere della riforma del fisco dove il premier ha osservato che anche il ministro dell’Economia alla fine è arrivato sulle sue posizioni in merito alle tre aliquote.
Ferma restando, sarebbe stata la risposta del ministro, la necessità del varo contemporaneo della manovra per il pareggio di bilancio nel 2014.
Sparare qualche fumogeno per superare l’estate e guadagnare qualche mese di sopravvivenza, insomma.
Salvo imprevisti.
(da “La Stampa”)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, elezioni, governo, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile
SI TEME UN AVVISO DI GARANZIA PER GIANNI LETTA…NEL PARTITO RESTANO I DUBBI…”MI VIENE VOGLIA DI MOLLARE TUTTO”
La sensazione di un “assedio mediatico e giudiziario” non lo abbandona da giorni, tanto da
aver confidato a un deputato la tentazione di “mollare tutto”, di ritirarsi a vita privata: “Liquiderei tutto e me ne andrei dall’Italia, se non fosse per l’aggressione che continuerebbero a subire qui i miei figli”.
Le rivelazioni sulla rete occulta messa in piedi da Luigi Bisignani sono tali da scuotere il governo, impegnato nella doppia gimcana di Pontida e della verifica parlamentare.
Se ne parla con preoccupazione al vertice convocato d’urgenza a palazzo Grazioli prima del Consiglio dei ministri, presenti, oltre a Berlusconi, Alfano, Ghedini e, ovviamente, Gianni Letta. La voce è che i magistrati si siano tenuti per i giorni a venire le munizioni più pesanti, migliaia di pagine di intercettazioni con dentro i nomi di alcune donne al governo.
Non solo Letta dunque.
Con l’incubo di una nuova “Mani pulite”.
Così, anche se in privato il Cavaliere si mostra spavaldo e afferma che le accuse al suo braccio destro sono “tutte sciocchezze”, il timore che l’inchiesta P4 di allarghi e travolga gli argini c’è eccome.
Per questo ieri Berlusconi ha apprezzato la dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini, che ha solidarizzato con Letta dando una mano a delimitare l’incendio tra le forze d’opposizione. “Casini – ha detto il premier a un amico – è stato coraggioso. Ha parlato subito, anche prima dei nostri”.
E tuttavia il fatto che Letta abbia i suoi estimatori anche tra l’Udc e il Pd non può certo bastare a metterlo al riparo dai magistrati.
Così Berlusconi ieri ha immaginato una mossa a sorpresa, quella di chiedere a Giorgio Napolitano la nomina di Gianni Letta come senatore a vita.
Un passo che metterebbe il sottosegretario – oggi non coperto da alcuna guarentigia – al riparo dal pericolo di un arresto. È stata solo una tentazione, subito accantonata anche per il rifiuto dell’interessato, ma che la dice lunga sulla paura di Berlusconi per le prossime mosse della procura di Napoli.
Oltretutto anche il partito è in subbuglio, l’intero quadro si è fatto liquido.
Anche se il capo del governo continua ad dirsi sicuro che il rapporto “solido” con Umberto Bossi lo metta automaticamente “al riparo da qualsiasi tempesta”, nella maggioranza il pessimismo è palpabile.
Persino Denis Verdini, il regista dell’operazione Responsabili, l’uomo che ha garantito fin qui la tenuta della maggioranza, da qualche giorno gira in Parlamento con una cartellina sottobraccio.
Contiene un progetto dettagliato di riforma della legge elettorale, uno schema che trasporta a livello nazionale il Tatarellum in vigore per l’elezione dei consigli regionali.
Si tratta di un proporzionale con premio di maggioranza, preferenze e listino bloccato.
E se persino il Pdl, dove finora l’argomento era considerato tabù, si è arreso alla riforma della legge elettorale, significa che nessuno esclude più il voto anticipato nel 2012.
L’unico a credere ancora di poter arrivare a fine mandato sembra rimasto Silvio Berlusconi.
Ieri, come se nulla fosse, come se metà degli elettori del Pdl non avesse votato Sì ai referendum, il Cavaliere ha intrattenuto i ministri a palazzo Chigi smentendo i sondaggi che lo danno a picco: “Tutte menzogne. Tra i leader europei sono in testa con il 43% di popolarità , segue la Merkel con 6 punti di distacco. Dopo tutto quello che è successo è quasi incredibile”.
Berlusconi snocciola quindi i dati dell’ultimo focus group organizzato da Alessandra Ghisleri dopo i referendum: “Quello che ha trascinato la gente a votare è stato il quesito sul nucleare, seguito da quello dell’acqua. I promotori hanno approfittato di un fraintendimento, gli elettori hanno creduto che raddoppiasse, con l’arrivo dei privati, il costo dell’acqua. Invece, del legittimo impedimento, non importava niente a nessuno”.
Comunque Berlusconi è soddisfatto perchè “da questo focus emerge che solo un quinto degli italiani ha votato ai referendum esprimendo una contrarietà al governo. Tutti gli altri hanno scelto nel merito, sui temi concreti”.
Certo, Berlusconi è consapevole che le residue possibilità di risalire la china sono legate alla riforma del fisco.
Così, per anticipare Tremonti, il Cavaliere si sta facendo preparare un piano alternativo sul fisco con il contributo di ministri ed esperti privati.
Pronto a metterlo sul tavolo se quello del ministro dell’Economia non dovesse soddisfarlo.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, elezioni, Giustizia, governo, Lavoro, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile
PER LA PRIMA VOLTA VENGONO CONTESTATI ALL’INTERNO DEI LORO STESSI PARTITI
Fino a poco tempo fa erano semplici pensieri, da classificare nella categoria “sconci”. Poi i
pensieri sono diventati bisbigli, magari da condividere solo tra colleghi molto fidati.
Dalle amministrative prima, dai referendum poi, quei bisbigli si sono trasformati in un vociare scomposto e diffuso tra Transatlantico, cellulari e chiacchiere di cortile. Parole gravi: “Sono vecchi”, “non ci prendono più”, “uno si addormenta ovunque, non ha più la testa e pensa solo ai giudici, mentre l’altro non si muove quasi più e punta solo a sistemare il figlio”.
Tutta colpa del “Trota”? Come no.
Capitolo Berlusconi
Sono pensieri, parole e accuse rivolte a Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, il nuovo duo da rottamare per big, seconde linee e aspiranti rincalzi, tutti uniti nel decretare la fine del vecchio asse tra Pdl e Lega.
Di “pietà ” poca, di incazzatura molta. E sempre più forte.
Così diventa un caso interno alla maggioranza anche lo sfogo dello stesso premier al termine del funerali del senatore Pdl, Romano Comincioli: “Ma dove trovo i soldi se i giudici mi condanneranno?”, le parole di Berlusconi agli ex compagni di classe, riferite alla sentenza sul Lodo Mondadori.
Silenzio. Nessun sostegno.
“Ecco, giusto ai suoi vecchi amici può ancora rompere con queste manfrine — sibila un deputato del Pdl —. Pensi piuttosto a quello che sta accadendo dentro il partito, invece di perdere tempo con collanine e farfalline…”.
A dire il vero lui ci prova pure: ieri ha incontrato una delle prime pasionarie del Pdl, la deputata del Pdl Micaela Biancofiore, per tentare di addolcire le sue critiche.
Poi parla con il solito Gianni Letta, cerca di coinvolgere Angelino Alfano, si appoggia a Denis Verdini. Basta.
Anche il pio Sandro Bondi sembra iniziare a storcere il naso.
Altra storia con chi gli ha aperto una fronda dai contorni giornalistici espliciti, con neo alleanze impensabili fino a poco tempo fa.
Ecco il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
I due si sentono, si lanciano liane attraverso i collaboratori , sondano i possibili alleati. Fanno i conti su quanti deputati e senatori possono contare.
Insomma, sembrano lontanissime le polemiche di quando la Capitale voleva scippare a Monza il Gran Premio di Formula1.
Dietro il primo cittadino di Roma, si muove il senatore Andrea Augello, da tempo impegnato a ricucire con i dissidenti finiani, quindi Adolfo Urso, Andrea Ronchi e chiunque altro si senta stretto in Fli.
Senza dimenticare il ministro Giorgia Meloni, sempre lacerata dalla rottura dell’anno scorso tra il premier e il suo padre politico, Gianfranco Fini.
Con Formigoni, compatta, si muove Cl, ancora accusata di non aver svolto in toto il proprio dovere durante le comunali di Milano.
E ancora i “cani” sciolti: da Stefania Craxi al deputato Gerardo Soglia, che intervistato ieri da Repubblica risponde (terrorizzato): “Il capo si faccia da parte”.
Capitolo Bossi.
Per il Senatùr la situazione è anche peggiore. I nemici sono insidiosi e più forti.
Da una parte il blocco veneto composto da Flavio Tosi (sindaco di Verona) e Luca Zaia (governatore del Veneto) dall’altra il ministro Roberto Maroni, Matteo Salvini e altri collaterali.
Il referendum e le comunali lo spartiacque, i sondaggi negativi la loro forza, l’evidente insoddisfazione della base la chiave di volta (per verifiche andare su padania.org  …). La perenne presenza di Renzo Bossi-Trota, il delfino designato alla successione “dinastica”, causa ultima scatenante nelle guerre interne, ma anche grimaldello o incudine su cui battere con gli indecisi.
“Umberto tratta il partito come se fosse un monarca pronto alla successione. Ma che siamo impazziti? — urla un deputato del Carroccio —. Questa storia deve finire”.
Sì, ma come? In molti danno Pontida come chiave di volta, dove far emergere i punti di forza e di debolezza.
Certo fa un po’ impressione sentire attribuire a un fedelissimo del Senatùr, come Marco Reguzzoni, una battuta che sarebbe l’emblema della sfaldamento: “Quello non può comandare neanche se diventa un salmone”. Chi l’ha ascoltata ha riso, molto.
Meno risate arrivano da i Reponsabili.
Loro aspettano, ascoltano, sondano il terreno per capire se ci sono i margini per ottenere qualche altra cosa. In sottosegretariato là , magari un posto di un qualunque cda dell’altra parte.
Questione di soldi e prestigio, di capitalizzazione di una sconfitta ormai conclamata. Moffa sarà capogruppo dal primo luglio e ha annunciato che cambierà il nome .
Della serie: i tempi sono maturi.
Esattamente come quelli che stanno per annunciare una “manovra economica” epocale, per la drammaticità .
In questo caso la paura fa ancora da collante, il timore di affrontare tagli gela il sangue a tutta la coalizione, e non solo: anche l’opposizione non vorrebbe trovarsi nell’ingrato ruolo di spiegare agli italiani perchè è necessario sorridere poco.
Alessandro Ferrucci e Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Bossi | Commenta »
Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile
IL SASSOFONISTA PREPARA UNA PATACCA PER I GONZI DI PONTIDA: COME SI POSSONO RIMPATRIARE, CONTRO LA LORO VOLONTA’, DEI PROFUGHI DI GUERRA PER CONSEGNARLI IN TEORIA AL NEMICO, LO SA SOLO LUI… POI CI SI METTE ANCHE FRATTINI CHE SPACCIA UN’INTESA INESISTENTE CON LE NAZIONI UNITE E VIENE SUBITO SMENTITO
Domani il nostro governo firmerà l’accordo per il rimpatrio dei migranti in Libia.
Ad annunciarlo lo stesso presidente del Consiglio durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri.
”Firmeremo con il Cnt libico — ha detto il premier — per poter riportare in Libia i migranti che sono venuti in Italia. E’ un fatto molto importante”.
Sul fronte operativo della gestione dei migranti, Roberto Maroni ha annunciato che è stato allungato il tempo di permanenza nei Cie da sei a diciotto mesi, attraverso una procedura di garanzia che passa attraverso il giudice di pace.
Berlusconi ha poi affrontato la questione libica, uno dei punti che maggiormente mettono a rischio l’alleanza con la Lega Nord, ma senza toccare il tema del ritiro dal territorio: “Non è stato affrontato, ma siamo molto attenti sviluppo delle azioni militari. Noi siamo entrati nell’alleanza con voto del Parlamento e con l’ok del Capo dello Stato. Siamo lì e seguiamo evolversi situazione che non vogliamo si trasformi in una palude e speriamo possa terminare presto con la cessazione dell’attuale regime”, ha spiegato Berlusconi.
La posizione del Cavaliere in qualche modo recepisce e rilancia le parole del ministro dell’Interno Bobo Maroni che solo ieri aveva chiesto di smetterla di spendere soldi per i bombardamenti in Libia.
Intanto, questa mattina il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva già annunciato la firma sull’accordo di domani.
In una intervista al Tg1, Frattini ha precisato che il Cnt “si impegna da subito anche al rimpatrio degli immigrati clandestini” e questo, sottolinea, dimostra “la serierà dell’impegno” di Bengasi nel rapporto con l’Italia.
Dopodichè ha detto che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) “è pienamente coinvolto in controllo flussi”.
Particolare che però viene smentito dallo stesso Unhcr che dichiara di aver appreso “con stupore” quanto dichiarato da Frattini.
In una nota, l’Alto commissariato precisa che “non vi è alcun tipo di coinvolgimento riguardante tali operazioni e ribadisce la propria contrarietà a ogni azione di respingimento in mare di migranti diretti verso le coste italiane. Dall’inizio della crisi in Libia — prosegue l’agenzia Onu — oltre un milione di persone si sono riversate nei paesi confinanti, in particolare Tunisia e Egitto, che, nonostante la delicata fase di transizione, hanno continuato a lasciare le frontiere aperte, ottemperando ai loro obblighi internazionali. Ad oggi dalla Libia sono giunte in Italia circa 18mila persone, meno del 2 per cento del totale dei fuggiaschi. L’Unhcr auspica quindi di poter chiarire con la Farnesina la natura di tali affermazioni”.
Tanto per capirci, Maroni ha bisogno di rifilare ai beoni di Pontida l’ennesima patacca. La norma è palesemente illeggittima e verrà cassata come merita.
Ma si è mai vista una nazione seria che consegna dei profughi (potrebbero essere sostenitori di Gheddafi scappati dalle zone sotto controllo dei ribelli, ad es.) fuggiti da una zona di guerra ai loro nemici?
E’ vietato dalla legislazione internazionale, qualcuno glielo vada a dire al sassofonista.
argomento: Berlusconi, Bossi, denuncia, emergenza, Giustizia, governo, Immigrazione, Politica, radici e valori | Commenta »
Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile
CERTE USCITE DI MARONI E CALDEROLI IN PASSATO HANNO AVUTO LA STESSA FREQUENZA DELLE PREVISIONI DEL TEMPO…LE TRE RAGIONI PER CUI LA LEGA NON PUO’ ROMPERE CON BERLUSCONI
Tutto il mondo antiberlusconiano attende le prossime decisioni di Bossi come si potrebbe
attendere la venuta di un messia.
Si aspetta con ansia che la Lega «stacchi la spina» al governo, e faccia finalmente ciò che non sono riusciti a fare la sinistra, le toghe rosse e la stampa comunista (ossia tutte le toghe e tutta la stampa, secondo il parere di Berlusconi).
Che sia domenica prossima a Pontida, oppure martedì in Parlamento, oppure ancora in qualche riunione ad Arcore o a Gemonio, non si sa.
Ma che un’ora segnata dal destino stia per battere nei cieli della Padania, è dato per scontato.
La Lega divorzierà dal Cavaliere perchè non ha nessuna intenzione di affondare con lui: questo è ciò che si pensa.
E quella frase pronunciata l’altro ieri da Calderoli – «siamo stanchi di prendere sberle» – alimenta le speranze.
Le richieste di cambio di passo di Maroni, ancor di più.
Basterebbe però sfogliare le raccolte dei giornali per rendersi conto che certe uscite come quelle di Calderoli e Maroni hanno più o meno la stessa frequenza delle previsioni del tempo. Da mesi, non c’è praticamente giorno in cui non si registri qualche affondo contro il Pdl.
I leghisti hanno minacciato di lasciare il governo per l’intervento in Libia; hanno annunciato «mani libere» alle elezioni amministrative; ne hanno dette di tutti i colori sulla campagna elettorale di Berlusconi a Milano.
E così via.
Alle parole, però, non sono mai seguiti i fatti.
Su tutte le questioni che stanno davvero a cuore al Cavaliere, i leghisti non hanno mai fatto mancare il loro appoggio.
Hanno votato per salvare Caliendo e Cosentino; hanno votato il legittimo impedimento e si sono detti pronti a fare altrettanto sul processo breve; hanno votato perfino per trasformare Roma ladrona in Roma capitale.
La Lega ha confermato finora il vecchio proverbio secondo il quale can che abbaia non morde. E dunque c’è il fondato sospetto che anche questa volta tante attese potrebbero andare deluse. La Lega è certamente preoccupata per l’aria che tira, e ha capito che l’alleanza con Berlusconi non ha prospettive.
Ma davvero è intenzionata a divorziare dal Cavaliere?
Almeno tre ragioni le suggeriscono di non farlo. La prima è di ordine pratico.
La Lega è al governo con il Pdl in tre regioni – Piemonte, Lombardia e Veneto – che da sole valgono più di mezza Italia.
Che ne sarebbe di quelle giunte se si rompesse con Berlusconi?
La seconda ragione è che mandare a casa il Cavaliere per partecipare a un eventuale governo tecnico vorrebbe dire mettere la faccia su una manovra finanziaria da quaranta miliardi di euro. Con quali speranze potrebbe poi ripresentarsi agli elettori?
Infine c’è un terzo motivo. Non si sa quanto sia reale e quanto invece una leggenda metropolitana.
Sta di fatto che da anni nel mondo politico si giura sull’esistenza di un accordo che Berlusconi e Bossi avrebbero sottoscritto nel 2001, quando si rimisero insieme dopo il divorzio del 1994. Scottato dal primo tradimento, il Cavaliere si sarebbe cautelato facendo mettere nero su bianco i termini dell’accordo.
E sarebbero termini che Bossi avrebbe tutto l’interesse a non violare. Non sappiamo se sia vero oppure no. Sta di fatto che da quel 2001 la Lega ha spesso strillato e minacciato: ma poi è sempre rientrata nei ranghi.
Ecco perchè anche domenica prossima l’adunata di Pontida potrebbe partorire nulla di più che qualche annuncio e qualche slogan, magari più colorito del solito.
Solo in un caso la Lega potrebbe davvero rompere con Berlusconi: se la sua base mostrasse, in modo ancor più deciso di quanto ha mostrato alle amministrative e ai referendum, di non poterne davvero più.
Ma in quel caso assisteremmo probabilmente, oltre che alla fine di un’alleanza, anche alla fine di una leadership. Quella di Bossi.
Perchè vorrebbe dire che pure lui, e non solo Berlusconi, ha perso la capacità di intercettare per tempo gli umori del proprio popolo.
Michele Brambilla
(da “La Stampa“)
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
CRESCE LA FRONDA DOPO LO SMARCAMENTO DI ZAIA SUI REFERENDUM…E MONTA LA PROTESTA CONTRO UN PARTITO APPIATTITO E LONTANO DALLA GENTE VENETA
“Piccoli leghisti crescono», sibila Bepi Covre, mitico sindaco di Oderzo negli Anni Novanta,
parlamentare del Carroccio dal ’96 al 2001.
«Dietro Flavio Tosi e Luca Zaia c’è un’intera pattuglia di sindaci 40enni, gente che si è fatta sul campo e ragiona con la propria testa. Lo si è visto sui referendum…», alla faccia delle parole del Capo.
Oggi Covre è tornato a fare l’imprenditore, si definisce «un leghista di fede maronita», ma resta un gran «confessore» di leghisti veneti, come amano chiamarsi da queste parti quadri e militanti ricordando ogni volta che «la Liga è nata nel 1980 mentre la Lega lombarda solo nel 1984, prima di farsi federare dal carisma padano di Umberto Bossi», come ricorda Francesco Jori nel suo bel libro Dalla Liga alla Lega .
«C’è in giro molta effervescenza nel partito», conferma l’ex sindaco di Oderzo.
«La politica italiana ha un grande difetto: una classe dirigente inamovibile. La gente non ne può più».
In questi tempi globali «i totem vanno messi da parte. Anche Bossi, certo. Un grande attore sa quando uscire di scena».
Intendiamoci, «Umberto è un mito, è la Lega, ma oggi deve capire che è il momento di passare la mano».
Si prenda Zaia: «Sul referendum ha fiutato l’aria portandosi dietro mezza giunta» (gli assessori Stival, Conte e Ciambetti), il capogruppo in Regione Caner e i consiglieri Baggio, Bassi, Corazzari, Finco, Sandri e Tosato. Tutti frondisti.
«Abbiamo incontrato decine di militanti favorevoli all’acqua pubblica e contrari al nucleare, pronti ad andare a votare», conferma Caner. Non era mai successo.
«Questo fiuto Bossi e Berlusconi non ce l’hanno più», chiosa Covre. Naturalmente lui può parlare liberalmente ma dentro al corpaccione lighista è tutto un darsi di gomito. «Mettiamola così», confessa un dirigente di primo piano: «ci si rende conto che è partito il countdown sul dopo Bossi e ci si riallinea».
In questo Tosi e Zaia incarnano una posizione più matura: la chimera del lighismo autonomo dal partito lombardo non porta lontano.
Ogni volta che qualcuno ha provato ad alzarsi da terra è stato decapitato dal Senatur. Franco Rocchetta e Fabrizio Comencini ancora se lo ricordano.
Quest’ultimo nel ’98 fu purgato quando strappò portandosi via dal gruppo regionale 7 consiglieri su otto.
Con il Capo rimase solo Giampaolo Gobbo e da quel momento Bossi gli ha affidato le chiavi del partito.
«Per questo un accordo con la Lombardia resta strategico per i giovani leoni», continua la fonte. «Anche qui, la partita è pro o contro Maroni».
Il sindaco di Verona sta con Bobo, il trevigiano Zaia è più doroteo, per ora non si schiera, anche perchè dentro al partito Tosi è più forte e lo scontro è con il segretario regionale Gobbo, l’uomo della pax bossianlombarda nella ex Serenissima.
Nel frattempo si smarcano entrambi: Tosi da Gobbo su episodi simbolici come la visita del presidente Napolitano e la battaglia congressuale per le segreterie provinciali; Zaia, appunto, sui referendum.
Entrambi sanno che la protesta sta montando in casa.
Sui blog dei militanti i più scalmanati a chiedere un ricambio nella leadership o di mollare i lombardi «imborghesiti» per tornare alla purezza del lighismo, sono proprio i veneti.
A Treviso, nel feudo di Zaia, dalle Regionali 2010 alle provinciali del mese scorso il Carroccio ha perso per strada 91 mila voti, parzialmente recuperati solo grazie alla lista civica «Razza Piave» (37 mila voti) che ha fatto da cestino per i duri e puri delusi dal forza-leghismo di governo.
«Ai referendum i veneti si sono presi la loro autonomia senza guardare in faccia nessuno, non vedendo i segni concreti delle riforme promesse», ammette il leghista Franco Manzato, assessore regionale all’agricoltura.
Certo, «ad oggi non vedo alternative a Bossi. Il Capo è amato dalla base, i colonnelli invece rispettati, cosa diversa».
Anche se, continua Manzato, «qualsiasi governo se oggi non fa riforme tangibili non dura. Non c’è Bossi o Berlusconi che tengano».
Il dopo Bossi? «In politica tutto è possibile tanto più se soffriamo un berlusconismo che non funziona», gli fa eco Toni Da Re, sindaco leghista di Vittorio Veneto.
Dopodichè se «il prossimo leader sia veneto o lombardo, l’importante che sappia dove portarci».
Due mesi fa, l’idea della successione, sarebbe suonata fantapolitica.
Marco Alfieri
(da “La Stampa“)
argomento: Bossi, Costume, denuncia, economia, elezioni, federalismo, governo, la casta, LegaNord, Politica, Sicurezza | Commenta »
Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
NEL CARROCCIO ESPLODONO LE CONTRADDIZIONI: COMPLICI IN TUTTO DI BERLUSCONI IN CAMBIO DI REMUNERATE POLTRONE… NEI MILITANTI C’E’ RABBIA “I NOSTRI SONO BAMBOCCI”
«Adess i mè somea dì bamboss po i nòter». Il trattore con la falciatrice sta pettinando il pratone per domenica.
La militante, vent’anni di Lega, guarda dal ciglio della strada e taglia il concetto con la scure del vernacolo. «Adesso mi sembrano dei bambocci anche i nostri».
Non ce l’ha con i tagliaerbe. Ce l’ha con Bossi.
«Come si fa a dire non andate a votare al referendum? Solo per correre dietro a quell’altro (Berlusconi, ndr). Semmai bisognava dire: “andate e votate No”. Se proprio…».
Sul sacro suolo di Pontida, per la serie “sberle e coraggio”–titolo di ieri della Padania – , domenica e lunedì il 51,3 per cento degli abitanti non ha dato retta al Capo, e hanno vinto i Si.
Il che oltre a non essere proprio un’inezia ha messo in qualche imbarazzo il sindaco e deputato Pierguido Vanalli, antireferendario convinto.
«Non so se i miei cittadini sono andati a votare per reale interesse sui quesiti o per dare un segnale al governo. Sta di fatto che qualcuno ci è andato».
E anche qualche leghista, evidentemente.
A meno che il 57 per cento di voti che nel 2009 hanno riconfermato Vanalli alla guida della “città del giuramento” siano emigrati in Maghreb.
Per fortuna che il Senatur sabato sera aveva invitato tutti a andare in campagna. E invece no.
«Hanno votato, hanno votato… Molti dei nostri– ragiona un dirigente locale che pretende l’anonimato –il referendum l’hanno usato come una balestra per sganciare un’altra freccia contro Berlusconi».
Benvenuti a Pontida.
Meno quattro giorni alla ventunesima edizione dell’evento più importante della liturgia padana.
Il clima, a parte il caldo africano, è tutto da interpretare. O forse no, è fin troppo chiaro. La gente inizia a averne le scatole piene anche qui. Non solo di Berlusconi ma anche di un certo non più tollerabile appiattimento o “mollismo” nella linea del Carroccio.
«Caro Umberto, sveglia! Avanti così affondiamo». La missiva è firmata dalla “Terry di Pontida”, al secolo Teresa Locatelli, padana doc, camice e cappellino verdi dietro il banco del salumificio di fronte al municipio.
Tra i politici chi non può dirlo chiaro e tondo ci gira intorno. Chi parla è perchè è autorizzato o ha parlato con chi sa.
Giacomo Stucchi, parlamentare bergamasco di lungo corso, calderoliano, indicato come prossimo capogruppo alla Camera al posto di Marco Reguzzoni.
«Non ci sono storie, bisogna ripartire subito. Se invece si vuole continuare a galleggiare allora è arrivato il momento di mettere in discussione non solo la durata della legislatura ma anche l’alleanza con questa coalizione». Zac. O dentro o fuori. Cambiare spartito.
Quello che dirà l'”Umberto” domenica sul prato dove ora è steso il cartellone gigante “Bossi Padania 2011″è importante, certo.
Ma in queste ore tribolate molto può anche il nervosismo che monta tra il popolo.
«Il referendum è stato uno sberlone in primis per il premier ma anche per noi – aggiunge Stucchi – . Dobbiamo aprire gli occhi, piantiamola di basarci sui sondaggi di Euromedia».
Se la Lega ha una pancia, come indubitabilmente è, e se la pancia è in subbuglio, si può dire che Pontida è l’ambulatorio.
«Questo è il posto dove si festeggia quando si vince e dove ci si ricompatta e ci si ricarica quando si perde», chiosa l’assessore-ultrà Daniele Belotti.
Un tempo era il Pierino del Carroccio orobico, oggi, oltre che eterno e fervente tifoso atalantino, è titolare del Territorio in Regione.
Sarà lui, come da tradizione, il front-man che domenica mattina introdurrà i big leghisti sul palco.
Contestazioni in vista? «Noi siamo abituati a contestarci e a dircele in faccia nelle riunioni, nelle sezioni, nelle segreterie provinciali».
E se invece ce ne saranno? Se qualcuno romperà l’ortodossia padana per cui “quello che dice Bossi va sempre bene”?
«Se succederà non sarà la fine del mondo – sdrammatizza il sindaco Vanalli–nella storia di Pontida quando ci sono stati dei contestatori erano sempre degli ex leghisti che volevano insegnarci a fare i leghisti».
Da quando cinque anni fa un decreto di Napolitano le ha riconosciuto lo status di “città “, Pontida e il suo primo cittadino si portano molto. E sognano.
«Eravamo e siamo nella storia, se poi arrivasse anche un bel ministero facciamo tombola». Già .
Il rischio, però, è che tra una sberla e l’altra il luogo simbolo della Lega finisca per subire scacco e doppio scacco.
E che dei buoni risultati alle amministrative in zona – sindaco a Ponte San Pietro, sindaco confermato a Palazzago, vittoria sfiorata a Solza– nessuno più si ricordi.
II suo dardo lo scaglia anche Belotti. «Basta, l’insofferenza comincia a essere forte. Troppi rospi mandati giù in nome del federalismo fiscale. Le menate giudiziarie di Berlusconi, i Cosentino, le copertura dei buchi di Catania e compagnia. Adesso servono i fatti. Per i rospi non c’è più posto».
Berizzi Paolo
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, LegaNord, Politica, radici e valori | Commenta »
Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
I PARTITI: PD 27,5%, SEL 6,5%, IDV 4,5%, VERDI 1,5%, RADICALI 1,5%, PSI 1%….PDL 27,5%, LEGA 9,5%….UDC 7%, FLI 3,5%, API 2%…5 STELLE 2,5%, FEDER. DELLE SINISTRE 1,5%…CROLLA AL 29% LA FIDUCIA NEL PREMIER
Una brutta aria che trova nel voto referendario un’ulteriore conferma di un vento nuovo che
spazza l’elettorato.
Perchè, leggendo il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it, il crollo di fiducia in Silvio Berlusconi e il suo governo è costante.
Al punto che, adesso, il gradimento di una ipotetica coalizione di centrosinistra, formata da Pd, Idv e Sel, supera il blocco leghista e pidiellino di 3,5%.
Crolla la fiducia nel Cavaliere che sembra pagare le carenze dell’agire (o del non agire) economico dell’esecutivo, le mancate promesse (liberalizzazioni, meno burocrazia e via dicendo), il passaggio dal “miracolo italiano” alla scialuppa di salvataggio parlamentare guidata dal “reponsabile” Scilipoti.
Ma se Berlusconi piange, il centrosinistra non deve cullarsi sugli allori.
Perchè l’ultima ondata di successi non può far dimenticare che, ad oggi, la costruzione di una coalizione che sia un’alternativa chiara al berlusconismo è ancora da definire.
Intenzioni di voto. Il sorpasso è nelle cifre.
Il centrosinistra (Pd, Idv, Sel, Verdi, Psi e radicali) si attesta al 42,5%, il centrodestra (Pd, Lega e satelliti vari) si ferma al 39%.
Il terzo Polo si ferma al 13% (con l’Udc al 7% e Fini al 3,5%).
Fuori dai tre blocchi si piazzano Rifondazione e i Comunisti italiani (1,5%) e il movimento Cinque stelle (2,5%).
Significativa la questione Lega. Mentre in passato il Carroccio e il Pdl funzionavano come vasi comunicanti (al calo di uno corrispondeva l’incremento dell’altro), stavolta le cose sono andate diversamente.
In particolare per gran parte dell’elettorato leghista sempre più insofferente alla deriva presa dal Pdl, stretto tra leggi ad personam e festini ad Arcore.
Se queste sono le cifre, però, non bisogna immaginare una partita dall’esito certo.
Se da una parte il “disamoramento” dell’elettorato di centrodestra è evidente, se l’appeal del centrosinistra cresce, questo non basta per dichiarare chiusa la partita.
Perchè da una parte un centrodestra “di nuovo conio” e senza Berlusconi potrebbe tornare ad attirare l’elettorato moderato, dall’altra il centrosinistra sembra ancora carente dal punto di vista della leadership e dei programmi.
Ed è bene ricordare il 2006 quando la coalizione guidata da Romano Prodi fece i conti con una rimonta berlusconiana che nessuno aveva previsto.
Fiducia in Berlusconi? Poca. 29%. E basterebbe questo dato per capire quanto l’appeal del Cavaliere sia in caduta libera.
Anche solo rispetto al gennaio di quest’anno (40%) a pochi giorni dalla fiducia conquistata con l’arrivo dei Responsabili.
Paga, Berlusconi, lo sgretolamenbto dell’icona dell’efficenza. Quel “ghe pensi mì” suona ormai stonato. Soffocato da scandali privati, dall’attivismo a senso unico sulla giustizia e dalla consunzione della leadership.
In crescita, all’opposto, il numero di coloro che non hanno più fiducia nel presidente del Consiglio. Per la prima volta si arriva a quota 60%. Tetto mai toccato fino ad oggi.
Male anche il governo: solo il 23% dichiara fiducia a fronte di un robusto 62%.
Ministri, Alfano in testa.
Al top c’è l’uomo a cui il Cavaliere ha affidato il compito di mettere ordine nel Pdl. Quell’Angelino Alfano, attuale ministro di Giustizia, nominato segretario del partito del Cavaliere.
Compito improbo il suo, ma che gli fa guadagnare due punti che lo piazzono in testa alla lista dei ministri.
Alle sue spalle il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Il leghista, che in questi giorni ha più volte suonato la sveglia all’esecutivo, arriva al 58%, superando di un punto il titolare del Welfare Maurizio Sacconi.
Da notare il calo secco (-3%) di Giulio Tremonti che, in questi giorni è finito più volte nel mirino della sua stessa maggioranza per le sue politiche “eccessivamente rigoriste” in tema di spesa.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, elezioni, Futuro e Libertà, Giustizia, PD, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
“PASSA LA MANO, DEVI LASCIARE”…”I COORDINATORI SBAGLIANO NELLA COMUNICAZIONE, VOLETE METTERE SU INTERNET UNO STAFF CON LE CONTROPALLE, COGLIONI?”… “AVETE SOLO FATTO GLI AFFARI DEI GRANDI SPECULATORI”
Sul blog del Pdl, “SpazioAzzurro”, lo sconforto è grande. 
Il risultato referendario viene considerato una sconfitta e si chiede alla classe politica di fare una sorta di mea culpa.
In alcuni casi anche un passo indietro.
«Prendiamo atto, il Pdl è in profonda crisi», dice “Maxcors”.
«Troppi si sono prodigati per emergere nel partito – aggiunge – non facendo altro che il proprio bene».
«Selezionate i migliori! – è l’appello finale – ce ne sono!».
«Ora bisogna darsi da fare – è invece il commento di “vero Libertario” – perchè noi lavoratori la prossima volta non vogliamo trovarci Vendola & co al governo». «Veramente – è il suggerimento di “Andreina” – datevi da fare perchè anche la vostra gente comincia a non credervi più tanto, e lo sta dimostrando».
«Coraggio – insiste – avete dormito fin troppo sugli allori!».
Duro l’attacco ai coordinatori e capigruppo del partito inviato da “Maxrn”: «Voi Cicchitto, La Russa, Bondi non lo volete capire, mettetevi da parte, la comunicazione è fallace!! La sinistra con il tam tam ha fatto vincere i sì nei referendum, coglioni!».
E anche secondo “Maxr” grande responsabile della debacle referendaria è la comunicazione: «La sinistra – osserva – ha fatto megapubblicità con i google adsense e su facebook (687 milioni di utenti nel mondo…), ma volete mettere uno staff su internet con le contropalle?», è il suo sfogo.
Anche Lorenzo però non scherza: «L’Italia si sveglia ecologista e vendoliana è un dramma! La colpa però è nostra (o vostra)! Prendiamone atto!!!! Per favore».
Su “SpazioAzzurro” c’è poi chi ha aderito all’invito del Pdl di non andare a votare, ma confessa di essere contento comunque per il risultato.
Si tratta di “Mirella”: «Il referendum per il nucleare – racconta – non l’ho votato, ma sono contenta che sia passato perchè dobbiamo pensare al futuro dei nostri figli…». Molto più tranchant “Daniela47” che si definisce una «ex elettrice»: «Faremo, diremo, vedremo….intanto mangiamo più degli altri!!! Ex elettrice saluta tutti!».
Un commento analogo a quello di “B.D” che ammette di prendere spunto dalle «parole di Di Pietro»: «Il Pdl, deve essere rivoltato come un calzino….».
«Non aver capito che sull’acqua non si deve lucrare e che il nucleare nessuno lo vuole vicino casa – è la critica di Giovanni Sp – è stato il segnale che proteggete i furbetti come Verdini, Montezemolo e Ricucci».
Categorico anche «l’ex tesserato incaz***»: »Non si lamenti il Pdl – scrive – ha maltrattato i suoi elettori in tutti i modi, ha fatto solo gli affari di grandi speculatori e grandi gruppi (vedi affaire Scajola- Ansaldo)».
«Caro Silvio – è infine l’appello di Mauro – lascia il partito in mano alle nuove leve e pensa al bene delle tue aziende, Milan compreso».
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, governo, LegaNord, PdL, Politica | Commenta »