Destra di Popolo.net

TUTTI I RINCARI DEL FEDERALISMO: ADDIZIONALI, FISCO LOCALE, CASA

Maggio 25th, 2011 Riccardo Fucile

PIU’ TASSE PER TUTTI PER FAR CONTENTA LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA… AUMENTATA L’ADDIZIONALE IRPEF, LA TASSA DI SOGGIORNO E IL PASSAGGIO DI PROPRIETA’… ARRIVA L’IMU E LA TASSA DI SCOPO

Il principio era piuttosto semplice: meno spese, meno tasse, cittadini più contenti, più consenso per i bravi amministratori locali.
Ma nonostante l`euforia di Bossi, non sarà  così: il federalismo in salsa italiana sarà  l`occasione per un aumento spropositato della pressione fiscale locale già  tra le più alte in Europa.
Fare un primo bilancio è possibile ora che, dopo un iter lungo e tortuoso, i due decreti chiave sono giunti in porto: il federalismo municipale (pubblicato nelle settimane scorse sulla Gazzetta ufficiale) e il federalismo regionale e provinciale, appena firmato da Napolitano e atteso ad ore sulla Gazzetta ufficiale.
Due leggi che arrivano prima delle elezioni ma che non è detto che facciano bene alla maggioranza.
Grazie alle nuove norme i governatori delle Regioni italiane potranno aumentare l`addizionale Irpef, che oggi non può superare l`1,4%, fino al 12,1% nel 2014 e al 13% nel 2015 (si salveranno solo i redditi sotto i 28 mila euro lordi).
Solo in zona Cesarini si è evitato uno «scongelamento» fin da quest`anno.
Se per quest`anno l`intervento delle Regioni è stato fugato, i Comuni avranno invece il disco verde: le nuove leggi federali prevedono che fin dal 2011 i circa 4.000 comuni che attualmente hanno adottato una addizionale inferiore allo 0,4% per cento potranno aumentarla nella misura di uno 0,2% all`anno per un biennio.
Dal 2013 tana libera tutti: tutti i Comuni che sono sotto, potranno raggiungere lo 0,8%.
La sventagliata di aumenti presenti e futuri non finisce qui.
Se ne parlerà  nella prossima legislatura, ma la norma è già  in vigore: dal 2014 entrerà  in vigore l`Imu, imposta municipale unica, che di fatto sostituisce l`Ici e che sarà  fissata al 7,6 per mille del valore catastale di una abitazione.
L`Imu sarà  più alta del 7 per mille dell`Ici, ma comprenderà  anche l`Irpef sul possesso della seconda casa.
Lo scambio converrà  ai contribuenti?
Certamente non a tutti, perchè i sindaci avranno la facoltà  di portare l`aliquota fino al 10,6 per mille.
Senza contare artigiani, commercianti e professionisti: oggi sono esenti dall`Ici al 50 per cento sui fabbricati strumentali ma dal 2014 dovranno pagare interamente l`aliquota Imu.
Tutto qui? No.
Il federalismo apre la strada ad una serie tasse locali nuove di zecca.
La tassa di soggiorno, ad esempio, contestata duramente dagli albergatori, andrà  da 1 a 5 euro a notte ed è già  in vigore.
Potranno utilizzarla tutte le località  turistiche, ma anche i Comuni che, pur non avendo mai visto un turista, decideranno di consorziarsi con la vicina località  balnerare.
Dietro l`angolo, esplicitamente prevista dalla legge federale, c`è anche la tassa di scopo: non è una invenzione di Berlusconi e Tremonti, nacque con il governo Prodi.
Tuttavia in quella versione i Comuni potevano imporre una maggiorazione dell`Ici dello 0,5 per mille ma se l`opera non veniva realizzata entro due anni la tassa doveva essere restituita al contribuente.
Oggi, al contrario, il tempo che viene concesso alla pubblica amministrazione per completare l`opera è assai generoso: 8 anni, ben più di un mandato di un sindaco.
Anche le Regioni avranno la propria tassa di scorta: potranno applicare tributi su basi imponibili non soggette ad altre imposizioni.
Chi rischia?
Se si escludono caminetti e finestre, si può pensare a tasse sulle abilitazioni professionali o sul passaggio di cavi elettrici e condotte.
Ci sarà  lavoro per le Commissioni tributarie e, forse, per la Corte costituzionale. Intanto il cittadino dovrà  pagare.
Il federalismo fa la respirazione artificiale anche alle Province che gran parte dello schieramento politico giura di voler abolire.
A fare da donatori di sangue sono gli automobilisti: la legge prevede aumenti dell`Imposta provinciale di trascrizione di un veicolo, nuovo o usato, al Pra (il pubblico registro automobilistico) che arriveranno, in alcuni casi, fino al 600%.
Una norma che ha scatenato la protesta di pezzi importanti del nostro mondo produttivo come i costruttori di auto dell`Anfia e dell`Unrae e una serie di interrogazioni parlamentari.
Come se non bastasse, sempre a sfavore dell`automobilista e a favore delle casse delle province, aumenta la tassa assurda che paghiamo sulle polizze Rc auto che oggi è pari al 12% e che potrà  essere elevata fino al 15%.
L`Italia federale sarà  fondata sul motto “più tasse per tutti”.

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I VESCOVI SCARICANO PDL E LEGA AI BALLOTTAGGI: “NESSUN RISCHIO ISLAMIZZAZIONE”

Maggio 25th, 2011 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE DELL’AVVENIRE RESPINGE LE ACCUSE DI SALLUSTI E LA CEI SI DICHIARA A FAVORE DEI LUOGHI DI CULTO ISLAMICI… COME AL SOLITO IL GOVERNO DEGLI ACCATTONI HA PERSO UN’OCCASIONE PER TACERE

Dalla Chiesa “nessuna riserva verso i luoghi di culto”.
Così i vertici della conferenza episcopale rispondono agli allarmi lanciati da Berlusconi e Bossi nei confronti delle posizioni del candidato di centrosinistra, Giuliano Pisapia.
Mentre il direttore di ‘Avvenire’ risponde al ‘Giornale’: “Attaccare Tettamanzi per appoggiare la Moratti è una cantonata gigantesca”
“Le divinità  accecano o rendono folli ‘coloro che vogliono perdere’”.
E’ con un proverbio — pagano — che la Cei scarica il centrodestra milanese, a pochi giorni dai ballottaggi. E per due volte.
La prima con una risposta del direttore del quotidiano dei vescovi ‘Avvenire’, Marco Tarquinio, al direttore del ‘Giornale’, Alessandro Sallusti, che ieri aveva attaccato il cardinale Tettamanazi e arringato i cattolici a riaffidarsi al sindaco Letizia Moratti.
La seconda volta con le dichiarazioni dei vertici della comunità  episcopale che smentiscono il pericolo di ‘islamizzazione’ a Milano.
Uno dei temi principali su cui Pdl e Lega stanno basando la campagna elettorale, accusando il candidato di centrosinistra Giuliano Pisapia di volere una ‘zingaropoli islamica’.
Ma se gli elettori cattolici appaiono confusi sulla scelta di voto da fare al ballottaggio, molto meno lo sembrano i vertici della Chiesa.
“Non credo che ci sia affatto il pericolo di una islamizzazione”.
Così monsignore Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici, rimanda al mittente gli allarmi lanciati dal premier Silvio Berlusconi e dal leader della Lega Umberto Bossi.
“Pisapia vuole costruire una moschea a Milano”, urlano dal centrodestra?
“Noi non abbiamo nessuna riserva nei confronti dei luoghi di culto, chiunque ha la libertà  di professare la propria fede e ha il diritto di professarla nei luoghi che gli sono consoni” risponde Mogavero.
Un “diritto fondamentale della libertà  religiosa” anche secondo il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata.
Nessun problema per la Chiesa a patto che, specifica, il progetto risponda “alle esigenze di vita sociale e comunitaria secondo la nostra comunità  civile, la nostra Costituzione e le leggi che in Italia regolano la convivenza”.
Proprio il richiamo contenuto nel programma dell’avvocato milanese
Ma i vescovi, per la maggioranza, sono scomodi anche quando non parlano.
E’ di ieri l’attacco del direttore del ‘Giornale’ Sallusti al cardinale Luigi Tettamanzi, vescovo di Milano, per non aver “dato indicazioni chiare al suo gregge”.
“La chiesa non si schiera nè con uno nè con l’altro”, ribadisce oggi monsignore Crociata. Non solo, secondo il ‘Giornale’, le “mezze frasi” e l’ambiguità  di Tettamanzi, un po’ come oggi quelle della Cei forse, “sono certamente un aiuto ai mangiapreti alla Pisapia”.
Ma a Sallusti risponde il direttore di ‘Avvenire’, Marco Tarquinio, che parla di “cantonata gigantesca” da parte della maggioranza e “autogol evidente”.
“Se c’è — e infatti è emerso — un problema di rapporto” tra il centrodestra milanese e gli elettori cattolici, spiega Tarquinio, “qualcuno si illude davvero di risolverlo attaccando a testa bassa l’arcivescovo” e “il governatore lombardo di centrodestra Roberto Formigoni?”.
A quest’ultimo, proveniente da Comunione e Liberazione, Sallusti ha rinfacciato di aver dichiarato di poter lavorare bene “in fondo anche con Pisapia”.
La valutazione del direttore del quotidiano cattolico — che non nasconde i dubbi su alcune posizioni del candidato di centrosinistra — è morale ma soprattutto politica: il centrodestra sta fallendo la strategia di richiamo al voto di moderati e cattolici.
Una inutile campagna non solo politica, ma anche mediatica, per Tarquinio. Secondo cui, riferendosi a Sallusti e al ‘Giornale’, “accecati e insensati sono anche i polemisti incendiari che ‘vogliono far perdere’ quelli che dichiarano amici…”.

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SAPESSI COME NON E’ STRANO SENTIRSI INSULTATI A MILANO…MA PISAPIA STACCHEREBBE LA MORATTI DI BEN OTTO PUNTI

Maggio 24th, 2011 Riccardo Fucile

IL CATALOGO DEGLI INSULTI PIOVUTI SU PISAPIA DA PARTE DELL’ELEGANTE MONDO MODERATO DI PDL E LEGA… COL RISULTATO DI 54% A 46% A FAVORE DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA

Pisapia è culo e camicia con i terroristi, è un ex di Prima Linea, è amico di chi spacca le vetrine, è complice di Al Qaeda e degli spacciatori di droga. Inoltre fa gli interessi della camorra e vuole trasformare la città  in una zingaropoli. Alcuni stralci, tutti veri, della sobria campagna elettorale di Pdl e Lega
(23 maggio 2011)
Giuliano di Troia
«Pisapia è un cavallo di Troia, utilizzato dall’estrema sinistra e dai centri sociali per entrare nella macchina comunale, salvo poi utilizzare Palazzo Marino non certo per risolvere i problemi dei milanesi». (Davide Boni, presidente del Consiglio della Regione Lombardia, Lega Nord)
Giuliano l’Estremista
«E’ evidente la vicinanza di Giuliano Pisapia ad un estremismo di sinistra che lo rende inidoneo ad assumere la guida di una grande città  come Milano ed a rappresentare dunque la maggioranza dei cittadini milanesi che è moderata e lontana da estremismi». (Mariastella Gelmini, Ministro dell’Istruzione, PdL)
Giuliano il Casseur
«La contiguità  con alcuni gruppi extra parlamentari violenti è evidente e non può non inquietare tutti noi che abbiamo un altro modo di concepire e vivere la militanza politica. Pisapia è sostenuto dagli stessi che distruggono le vetrine dei negozi durante le manifestazioni, gli stessi che imbrattano con scritte volgari i muri delle case dei milanesi». (Mario Mantovani, coordinatore lombardo del PdL)
Giuliano il Rattrapito
«Ci sono queste candidature dell’estrema sinistra che ha attitudine ad alzare pressione fiscale e la quantità  di vincoli, a mortificare la vitalità  della città  in nome dell’antropologia negativa, che sono portatrici di rattrappimento e di declino economico e sociale, di impoverimento». (Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare, PdL)
Giuliano in Prima Linea
«La prima verità  è che negli anni di piombo Giuliano Pisapia viveva nel brodo di cultura del terrorismo rosso, era vicino a quel gruppo armato denominato ‘Prima Linea’ che uccise barbaramente un magistrato: quell’Emilio Alessandrini la cui gigantografia da qualche giorno campeggia sulla facciata del tribunale di Milano. La seconda verità  è che Giuliano Pisapia ha cercato di nascondere il suo passato alla città . Non si può chiedere di essere eletti Sindaco della propria città  negando la propria storia, nascondendo le proprie responsabilità  politiche, le proprie strette frequentazioni di terroristi assassini». (Giorgio Clelio Stracquadanio, deputato PdL)
Giuliano il Conservatore
«Quella che esprime Pisapia è una sinistra incapace di fare lavoro e sviluppo: quindi è ragionevole temere una deriva conservatrice di una sinistra che avrebbe relazioni sindacali a senso unico con la Cgil, così come avrebbe un’impostazione tutta rivolta al pubblico e incapace di riconoscere la vitalità  sociale del volontariato, del terzo settore». (Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare, PdL)
Giuliano di Al Qaeda
«Pisapia è stato oggettivamente contiguo a gruppi dell’estrema sinistra che hanno praticato il metodo della violenza. Ciò prescinde da responsabilità  personali ed individuali. In più, in tema di tolleranza dell’immigrazione, di aperture al fondamentalismo islamico, di politiche tese a snaturare la famiglia, di iniziative di apertura ai centri sociali fautori della legalizzazione delle droghe e di ogni genere di prevaricazione, Pisapia rappresenterebbe un oggettivo pericolo per Milano». (Maurizio Gasparri, capogruppo del PdL al Senato)
Giuliano l’Erede
«Ci auguriamo che anche gli elettori milanesi, chiamati alla duplice responsabilità  di eleggere un sindaco idoneo per il bene di Milano e dell’immagine dell’Italia, se ne rendano presto conto, prima che l’amministrazione della città  venga conferita nelle mani di un erede del più pericoloso ed estremo radicalismo politico». (Alessandro Pagano, componente della commissione Finanze della Camera e capogruppo per il Pdl della commissione bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza)
Giuliano il Matto
«I milanesi non daranno la città  in mano agli estremisti di sinistra. La Lega si impegnerà . Non la lasciamo in mano ad un matto, Pisapia, che vuole riempirla di clandestini, moschee e vuole trasformarla in una zingaropoli». (Umberto Bossi, Ministro delle Riforme per il Federalismo, Lega Nord).
Giuliano il Terrorista
«Pisapia era culo e camicia con i terroristi». (Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord)
Giuliano il Pusher
«Il pericolo è che Pisapia, per accontentare i sostenitori della sinistra radicale e gli amici dei centri sociali che lo supportano, trasformi la nostra città  in una sorta di porto franco per il consumo di droga». (Massimo Corsaro, vicecapogruppo vicario del Pdl a Montecitorio)
Giuliano lo Zingaro
«Posizioni legittime ma di estrema, molto estrema sinistra. Moschee in ogni quartiere, insediamenti abusivi dei nomadi, abolizione dei pattugliamenti misti a piedi di polizia e militari, licenza per i centri sociali di occupare stabili, proposta di ‘stanza del buco libero’ per i tossicodipendenti, adozione di bambini da parte di coppie omosessuali e molto altro». (Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, PdL)
Giuliano la Bestia
«La vittoria di Pisapia sarebbe come portare il Leoncavallo a Palazzo Marino, sarebbe una cosa bestiale. Sarebbe come portare la droga senza se e senza ma». (Daniela Santanchè, Sottosegretario di Stato con delega al Programma di Governo, PdL)
Giuliano il Camaleonte
«Un esponente dell’estrema sinistra, un camaleonte che si mimetizza e cambia versione a seconda delle persone e dei luoghi in cui parla». (Letizia Moratti, candidata sindaco di Milano, PdL)
Giuliano e il suo assessore Curcio
«Sia chiaro: non credo affatto che diventerà  primo cittadino di Milano, ma se ciò dovesse accadere non escludo affatto che Pisapia possa nominare come assessori persone provenienti da ambienti estremisti e vicini ai centri sociali o ex appartenenti al terrorismo». (Maurizio Gasparri, capogruppo del PdL al Senato)
Giuliano il Casalese
«Pisapia vuole liberalizzare cannabis e marijuana, ma così finirebbe con l’aumentare il giro d’affari della criminalità  organizzata». (Carlo Giovanardi, Sottosegretario di Stato con delega alla Famiglia, alla Droga e al Servizio Civile, PdL)
Giuliano il Baraccato
«A sinistra predominano gli estremisti che vogliono fare di Milano una città  islamica e dare la libertà  di costruzione di baraccopoli agli zingari». (Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, PdL).
Giuliano il Baffone
«Se Pisapia vince, Milano sarà  come Stalingrado» (Silvio Berlusconi, PdL)
Risultato di questa propaganda? Secondo un quotidiano nazionale, Pisapia oggi sarebbe nei sondaggi davanti alla Moratti di ben 8 punti.
Complimenti al cuoco.

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LA COMUNITA’ ISLAMICA DENUNCIA LA LEGA PER RAZZISMO

Maggio 24th, 2011 Riccardo Fucile

A GALATEA IL CARROCCIO ROMAGNOLO ACCUSA GLI STRANIERI DI NON RISPETTARE LE REGOLE…”MA COME, LAVORIAMO, PAGHIAMO REGOLARMENTE LE TASSE E LE BOLLETTE, LE SCUOLE RESTANO APERTE GRAZIE AI NOSTRI FIGLI, APRIAMO ATTIVITA’ COMMERCIALI E DOBBIAMO PURE SENTIRCI DIFFAMATI?”

“Hanno offeso la nostra onorabilità , vogliamo un risarcimento”.
Così la comunità  di Galeata (2500 abitanti, il 20 per cento immigrati) si ribella al Carroccio romagnolo: “Le scuole restano aperte perchè sono arrivati i nostri figli, paghiamo le tasse, l’assicurazione dell’auto, lavoriamo. E provocazioni violente non ne vogliamo più”.
E gli esponenti del Carroccio che fanno? Danno la colpa alla sinistra e rincarano la dose: “Se hanno i soldi per gli avvocati si paghino anche il loro centro culturale”
Per la prima volta in Italia si sono organizzati e, dopo l’ennesimo siluro poco politicamente corretto (per non andare oltre) si sono rivolti a un avvocato e hanno firmato in calce perchè vengano denunciati e avere un risarcimento.
E’ successo così che gli islamici residenti in un paese della provincia di Forlì hanno fatto causa alla Lega Nord.
La numerosa comunità  musulmana di Galeata, ha deciso di ricorrere alle vie legali contro la Lega Nord della Romagna, accusata di averli denigrati.
Gli islamici forlivesi hanno quindi dato mandato ad un legale di procedere contro il Carroccio romagnolo, a tutela della propria onorabilità .
Ad esacerbare gli animi è stato un volantino apparso nei giorni scorsi per le vie del paese dal titolo “Aquè…u’iè caidoun cu sraza”, che tradotto significa: “Qui c’è qualcuno che non rispetta le regole”, a firma della Lega Nord Romagna.
Dopo aver ribattuto con un “contro-volantino” intitolato “Galeata unita contro tutti i razzismi”, gli islamici han deciso di passare ai fatti, avvalendosi della legge.
Galeata è un piccolo paese del forlivese, di sole 2500 anime, di cui il 20% immigrati, la percentuale più alta della regione.
Tutto parte da una regolare richiesta presentata al Comune dall’associazione “Per l’integrazione” per trasformare l’edificio in via Don Giulio Facibene di proprietà  della Postelegrafonica da attività  commerciale a centro culturale, ossia un luogo di riunione per la comunità .
L’ipotesi però non piace a i militanti e politici della Lega che subito si attivano con un documento: “Se la comunità  ha i soldi per pagarsi la moschea perchè non comprano libri di scuola per i loro figli e, perchè, se c’è da sborsare un centesimo, non li fanno partecipare ad attività  scolastiche, gite, uscite, compleanni dei loro compagni, perchè spesso non pagano le utenze di acqua, luce, gas, affitto, bollo, assicurazione”.
Altrettanto pronta la risposta degli islamici : “Sono affermazioni false, ingiuriose e diffamatorie. Circa 40 persone offrono i loro risparmi per pagare l’affitto mensile della sede. Tutti i nostri associati sono onesti lavoratori con famiglie che da 16 anni hanno contribuito e stanno contribuendo a far crescere l’economia di tutta la Val Bidente. Gestiamo attività  commerciali, paghiamo regolarmente le bollette e tutti usiamo la macchina con l’assicurazione valida. E molte scuole, se non fossero arrivati i nostri figli, avrebbero chiuso”.
Ora sarà  la legge a decidere chi ha ragione o meno.

Felicia Buonomo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DELIRIO BERLUSCONI: “SE VINCE PISAPIA, MILANO DIVENTERA’ UNA CITTA’ ISLAMICA” E BORGHEZIO : “AL QAEDA TIFA PER LUI”

Maggio 24th, 2011 Riccardo Fucile

CONTINUA COSI’ SILVIO, SEI IL MAGGIOR SPONSOR DEI TALEBANI… AVEVA RAGIONE GUAZZALOCA, ANNI FA, A BOLOGNA, A NASCONDERE I TUOI MANIFESTI: FAI PIU’ DANNI ALLA MORATTI DELLA GRANDINE

Nel Pdl in tanti confidavano che oggi stesse zitto: speranza vana.
Non si rende neanche più conto che fa solo perdere consensi alla Moratti: nel suo delirio di onnipotenza, non perde occasione per spararle sempre più grosse.
In una città  dove, nel silenzio assenso del centrodestra, sono già  sorte dieci moschee, il premier oggi se ne esce con un altro autogol: “Milano non può, alla vigilia dell’Expo 2015, diventare una città  islamica, una zingaropoli piena di campi rom e assediata dagli stranieri a cui la sinistra dà  anche il diritto di voto”.
E’ quanto ha detto di originale anche oggi il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, rivolgendo un appello al voto dei milanesi tramite un videomessaggio sul sito del Pdl.
Berlusconi chiede ai milanesi di non consegnare la città  all’estrema sinistra.
Anche l’europarlamentare leghista Mario Borghezio è sulla stessa lunghezza d’onda del premier : “”Non ci sono dubbi che i fondamentalisti islamici, in primis Al Quaeda e lo stesso Al Zawahiri, sarebbero felicissimi se a Milano la Lega dovesse perdere e Pisapia diventasse sindaco. La vittoria della sinistra spalancherebbe le porte all’Islam radicale. E’ come se sul Duomo sventolasse una bandiera islamica”
Il premier rimarca poi l’importanza di votare al secondo turno, domenica prossima, perchè si tratta “di una scelta importante per il futuro della nostra città  e per tutti noi. Milano – aggiunge – ha una storia che la colloca di diritto nella rosa delle capitali più importanti dell’Europa per l’intelligenza, la creatività  e l’imprenditorialità . Una città  così non vorrà  certo consegnarsi all’estrema sinistra con il rischio di diventare una città  disordinata, caotica e insicura”.
Se vincerà  Pisapia, insiste il premier, Milano diventerà  “la Stalingrado d’Italia”.
E ancora: “Non credo che per noi milanesi sia una priorità  veder costruire una bella moschea nella nostra città  nè che sia una priorità  avere nuove centri sociali spacciati per residenze artistiche e creative. Non credo che vogliamo vedere le piazze di Milano riempite di bandiere rosse con la falce e il martello, con un sindaco che sembra vada a prendere tutti i giorni il caffè con i centri sociali. Non credo infine che vorremo consegnare la nostra città  a chi promette progetti ireealizzabili e fare di Milano la Stalingrado d’Italia”.
“Da persone concrete, pragmatiche e di buon senso dovete scegliere tra quello che ha fatto e si impegna a fare la nostra amministrazione di centrodestra – prosegue Berlusconi rivolgendosi agli elettori milanesi – e il rischioso programma della sinistra che gode dell’appoggio dei centri sociali e delle frange più estremiste della sinistra”.
Manca la citazione dei cosacchi che si abbeverano all’Idroscalo e la farsa è completa. Se nel 2011 un partito di governo che aveva il 38% tre anni fa è ridotto a questo tipo di propaganda, vuol dire che sono proprio alla frutta.
E Pisapia ringrazia il talebano Silvio.

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ISTAT: UN ITALIANO SU QUATTRO SPERIMENTA LA POVERTA’, 500.000 GIOVANI DISOCCUPATI IN PIU’ IN DUE ANNI

Maggio 23rd, 2011 Riccardo Fucile

IL PIL STENTA, SIAMO IL FANALINO DI CODA DELLA UE…UN QUARTO DELLA POPOLAZIONE E’ A “RISCHIO ESCLUSIONE”..L’ECONOMIA NEGLI ULTIMI DIECI ANNI E’ CRESCIUTA IN ITALIA SOLO DELLO 0,2% CONTRO UNA MEDIA UE DELL’1,1%….E AL GOVERNO PENSANO SOLO A LITIGARE

Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) «sperimenta il rischio di povertà  o di esclusione sociale».
Si tratta di un valore del 23,1% superiore alla media Ue.
Lo rileva l’Istat nel rapporto annuale presentato lunedì alla Camera dei Deputati dal presidente dell’Istituto di statistica, Enrico Giovannini , dal quale emerge un Paese in grande affanno.
«Nel decennio 2001-2010 l’Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i paesi dell’Unione europea».
Il paese è «fanalino di coda nell’Ue per la crescita»: è questa la fotografia della situazione economica del paese contenuta nel rapporto annuale Istat.
Quella italiana «è l’economia europea cresciuta di meno nell’intero decennio», con un tasso medio annuo pari allo 0,2%, contro l’1,1% dell’Ue.
«Il ritmo di espansione della nostra economia – si legge – è stato inferiore di circa la metà  a quello medio europeo nel periodo 2001-2007».
L’Italia, insomma, ha avuto una «crescita dimezzata» e il divario «si è allargato nel corso della crisi e della ripresa attuale».
Nella media dello scorso anno l’economia italiana, ricorda l’Istat, è cresciuta dell’1,3 per cento, contro l’1,8 per cento dell’Ue.
«In Italia l’impatto della crisi sull’occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità ».
I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d’età  in cui si registrano 501 mila occupati in meno.
L’oltre mezzo milioni di occupati in meno (-2,3%) in due anni è quindi il risultato di una perdita di 501 mila posti tra gli under 30 (-13,2%), di un calo dei 322 mila unità  nella fascia d’età  compresa tra i 30 e i 49 anni (-2,3%) e di un aumento di 291 mila occupati tra gli over-50 (+5,2%).
L’economia che arranca incide profondamente sui i fenomeni sociali: nel 2010, gli abbandoni scolastici prematuri rimangono consistenti, al 18,8 per cento.
Il dato è più alto tra i ragazzi, 22,0 per cento contro il 15,4 delle ragazze. L’obiettivo fissato dal Pnr (15-16 per cento) non appare particolarmente ambizioso e non consente un avvicinamento deciso rispetto agli obiettivi comunitari.
Nella «Strategia Europa 2020», il piano che delinea le grandi direttrici politiche per stimolare lo sviluppo e l’occupazione nell’Ue gli abbandoni scolastici prematuri devono essere contenuti al di sotto della soglia del 10 per cento.
I giovani (20-24 anni) che hanno abbandonato gli studi senza conseguire un diploma di scuola media superiore interessa tutti i paesi dell’Unione (media 14,4 per cento).
Sono forti le disparità  tra gli Stati che già  hanno raggiunto o sono prossimi all’obiettivo (paesi del Nord Europa e molti tra quelli di più recente accesso) e alcuni paesi del Mediterraneo (Spagna, Portogallo e Malta), dove le quote di abbandono superano il 30 per cento.
Quasi ovunque l’incidenza è superiore tra i ragazzi rispetto alle ragazze.
L’occupazione femminile rimane stabile nel 2010, ma peggiora la qualità¡ del lavoro e rimane la disparità¡ salariale rispetto ai colleghi uomini (-20%).
Cresce inoltre i part time involontario e aumentano le donne sovraistruite.
I dati sul mondo del lavoro femminile in Italia sono contenuti nel rapporto annuale dell’Istat ‘La situazione del paese nel 2010’.
L’occupazione qualificata, tecnica e operaia, secondo quanto si legge è scesa di 170 mila unità¡, mentre è aumentata soprattutto quella non qualificata (+108 mila unità¡).
Si tratta soprattutto di «italiane impiegate nei servizi di pulizia a imprese ed enti e di collaboratrici domestiche e assistenti familiari straniere».
Un quadro drammatico del nostro Paese, mentre gli italiani assistono ai litigi della loro classe politica.

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MINISTERI AL NORD, RISSA PDL-LEGA: LA POLVERIERA STA PER ESPLODERE

Maggio 23rd, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER AVEVA DATO IL VIA LIBERA A BOSSI SUL DECENTRAMENTO PER TENERLO BUONO, CONVINTO CHE SAREBBE STATA SOLO UNA DELLE TANTE PROMESSE ELETTORALI…ORA FA MARCIA INDIETRO A CAUSA DELLE PROTESTE INTERNE AL PARTITO DI ALEMANNO E FORMIGONI…”IN TAPPO STA PER SALTARE” DICONO ALL’INTERNO DEL PARTITO

Bossi non conta frottole.
Sui ministeri al Nord, Berlusconi gli ha dato via libera.
Nel salotto di Palazzo Chigi, giovedì scorso, erano chiusi in quattro: Silvio, Umberto, più Giulio (Tremonti) e Roberto (Calderoli). Il senso del colloquio fu quello.
Poi, siccome «verba volant», sulle parole esatte le versioni divergono.
Dalle parti del Cavaliere sostengono che lui condivide «in linea generale» il decentramento da Roma «di alcune funzioni» che fanno capo alla presidenza del Consiglio, vale a dire «due-tre ministeri senza portafoglio».
Più o meno i concetti (invero un po’ confusi) che Berlusconi ha bofonchiato anche ieri, dopo la visita in ospedale alla mamma dell’assessore aggredita giorni fa.
Però, a questo punto, conta abbastanza poco quello che il premier ha detto testualmente nel colloquio di giovedì: la cosa importante è quanto ha capito Bossi.
Il quale Bossi crede di avere realizzato un colpo gobbo: il trasloco a Milano dei dicasteri, il suo e quello di Calderoli, più magari in prospettiva un carrozzone di quelli importanti.
Per lui la questione è semplice: c’è o no la parola del premier? C’è.
E Berlusconi è uomo d’onore? Fino a prova contraria, lo è.
Dunque, basta così.
Silvio, inutile dire, non è persuaso per niente.
Si rende conto che spostare qualche ministero senza portafoglio a Milano o a Napoli sarebbe una finzione, quasi una presa in giro.
Dubita seriamente che la mossa possa tornare utile per la campagna elettorale. Gli hanno spiegato che la Moratti deve recuperare a Pisapia tra i 50 e i 70 mila voti (a seconda di come andrà  il candidato di centrosinistra).
Dai calcoli in suo possesso però risulta pure che il suo Pdl non può recuperare granchè, nel primo turno in fondo non era andato così male.
Semmai chi fece flop fu la Lega, con 20 mila voti in meno.
Ma perfino nel caso in cui la sparata sui ministeri permettesse a Bossi di riportare all’ovile tutti i suoi vecchi elettori, comunque questi non basterebbero a vincere la disfida.
Insomma, quella sui ministeri sembra al Cavaliere un’uscita inutile al pari delle promesse che la Moratti dispensa a piene mani poichè «è finita l’epoca», ammettono dalle parti di Arcore, «in cui si vincevano le elezioni asfaltando le strade nell’ultima settimana».
Nello stesso tempo, Berlusconi non può, non è in grado di contrariare Bossi.
E’ obbligato a dargli ragione.
Per cui nel famoso faccia a faccia, dicono i suoi, ha ragionato così: passati i ballottaggi, magari la Lega dimenticherà  le promesse, da lunedì prossimo avrà  ben altro di cui occuparsi, meglio guadagnare tempo, dare ragione a Umberto e poi si vedrà …
Sennonchè stavolta il premier non ha saputo prevedere le conseguenze.
Perchè mezzo Pdl gli si sta rivoltando contro.
Due governatori potenti come Formigoni e la Polverini, più il sindaco di Roma Alemanno, avvertono che di spostare ministeri (con o senza portafoglio) non se ne parla.
Bossi è imbufalito, sospetta che Silvio stia scherzando col fuoco.
O, peggio ancora, che non controlli il suo stesso partito. In parte è proprio così.
Il Pdl è una polveriera sul punto di esplodere.
Non c’è solo Scajola all’assalto dei coordinatori nazionali, e nemmeno la fronda di Miccichè al Sud che fa proseliti pure tra i Responsabili.
La Biancofiore, fedelissima del Cavaliere, minaccia di andarsene in un gruppo autonomo.
A Milano il capogruppo Podestà  attacca frontalmente il fiduciario del premier, Mantovani.
Ferrara critica con ferocia Berlusconi sulle colonne del «Giornale» di famiglia… L’impressione, ai piani alti del partito, è di una nave senza timoniere.
I due capigruppo, Cicchitto e Gasparri, hanno tentato ieri di loro iniziativa una mediazione con la Lega senza neppure informare preventivamente il Boss, che peraltro si è legato le mani da solo.
Grande è la confusione sotto il cielo del Pdl.
Ma non è nulla a confronto di quanto potrebbe accadere se, oltre a Milano, Berlusconi per caso domenica dovesse perdere anche a Napoli.
Due sberle atroci.
E allora sì che, come ammette uno dei suoi generali più fedeli, «salterebbe il tappo». In pubblico lui sostiene che non ci sarebbero contraccolpi sul governo, ma a crederlo sembra rimasto da solo.

Ugo Magri
(da “La Stampa“)

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SULLO SPOSTAMENTO DEI MINISTERI, PER LA SOLITA MARCHETTA LEGHISTA, STAVOLTA TRA PDL E CARROCCIO VOLANO LEGNATE

Maggio 23rd, 2011 Riccardo Fucile

LA LEGA PRETENDE LO SPOSTAMENTO A MILANO DEI DUE MINISTERI PATACCA DI CALDEROLI E BOSSI SOLO PER PRENDERE PER I FONDELLI I MILANESI… ALEMANNO   SI OPPONE, IL PDL FRENA, BERLUSCONI RACCONTA PALLE: NON HA DETTO SI’, MA NEANCHE NO, L’IMPORTANTE E’ SOLO RUBARE VOTI A MILANO, POI NON SE NE FARA’ NULLA

Spostare i ministeri da Roma a Milano? E’ scontro tra Pdl e Lega.
A tentare di mettere tutti d’accordo ci pensa come sempre il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che in serata dichiara: “Ci sono già  a Milano dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico, penso che non ci sia nessuna difficoltà  a che alcuni ministeri possano venire a Napoli e in altre città  anche del Sud e che potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino le situazioni”.
In   pratica il nulla, la solita esca elettorale per i milanesi, confidando che abbocchi qualche sprovveduto.
Nel corso della giornata diversi esponenti del Pdl si sono espressi contro la proposta della Lega di decentramento ministeriale dalla capitale al Nord.
Mentre gli amministratori del Sud rivendicano un ministero anche per loro. Doveva essere “una sorpresa”, annunciata dal ministro leghista della Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, in vista del ballottaggio tra il sindaco Letizia Moratti e il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia. “Sosterremo la Moratti — ribadisce il leader della Lega, Umberto Bossi – ma deve fare molto meglio del passato”.
Dal Pdl però, non ci stanno.
Il trasferimento porrebbe dei “complessi problemi istituzionali”, frenano i capigruppo Pdl, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto.
Meglio organizzare conferenze periodiche tra il capoluogo lombardo e la capitale e lasciare le sedi istituzionali dove sono. Ma da Bossi non è arrivata nessuna ritirata.
“Parola data non torna indietro — dichiara il leader del Carroccio — sulla questione dei ministeri Berlusconi è d’accordo e i ministeri verranno”.
Anzi, specifica, “non è mica detto che si tratti solo dei ministeri mio e di Calderoli, arriverà  a Milano un ministero enorme dove si fa l’economia”.
Nel pomeriggio, da un banchetto alla periferia di Milano, è partita la raccolta firme ufficiale per il decentramento ministeriale.
”Io sono abituato che nel partito decide Berlusconi — aggiunge Calderoli- e lui ci ha detto di sì, a me basta”.
Poveretto non ha capito che ormai Silvio decide poco e fa solo danni.
A chi non basta sono evidentemente la presidente della regione Lazio, Renata Polverini, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che hanno chiesto un incontro urgente al premier per avere chiarimenti.
E il primo cittadino della Capitale aggiunge, rivolto al Senatur: “Così si metterebbe in discussione ogni equilibrio e ogni intesa”.
Le critiche dal Pdl alla proposta leghista in giornata sono piovute da tutti i lati.
Da membri del governo come il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che dichiara asciutto: ”Non è importante dove è un ministero, l’importante è cosa fa”. E ricorda: ”Pochi sanno che il mio ministero ha già  una sede a Milano presso la caserma di piazza Novelli: io ho là  il mio ufficio ma non ho fatto per questo un annuncio particolare”.
L’idea non dispiace invece al governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni, che però ammette: “E’ complesso e non è la richiesta più pressante dei nostri imprenditori e dei nostri ceti produttivi”.
Una dichiarazione che si attira le ire leghiste. “Formigoni stia zitto — risponde Bossi — è stato eletto con i voti della Lega, Milano ci guadagnerebbe troppo perchè possa permettersi di dire no”.
E Stefano Galli, capogruppo del Carroccio nel consiglio regionale lombardo, aggiunge: ”Se davvero Formigoni vuole favorire la Moratti farebbe meglio a tacere”.
Soffiando sulla polemica, Galli prende le distanze dal movimento di Cl, a cui Formigoni appartiene, e sottolinea: “La Lega Nord punta, con ottime percentuali di successo, a raggiungere il cuore e la testa della gente. Gli esponenti di Comunione e Liberazione, a quanto pare, mirano invece agli interessi”.
Il progetto di decentramento ministeriale ha poi avuto l’effetto di scatenare le rivendicazioni degli amministratori del Sud.
Lo spostamento dei ministeri “non è uno scandalo” per il presidente Pdl della regione Campania, Stefano Caldoro.
Ma con una postilla: “Bisogna farlo con equilibrio e quindi quando si parla di Milano bisogna parlare anche di Napoli“.
E da Forza del Sud — che appoggia il governo — avvertono: il movimento proporrà  la sua raccolta firme, sul modello leghista, “per decentrare tre ministeri, uno a Napoli, l’altro a Bari e il terzo a Reggio Calabria“, spiega il presidente Pippo Fallica.
Che fuori dalle provocazioni conclude: “Per noi l’Italia è una sola, la sua capitale è Roma e solo lì devono stare tutte le istituzioni di governo nazionale”.
Lo scontro interno Lega-Pdl piace all’opposizione, soprattutto in vista del ballottaggio nel capoluogo lombardo.
”Un fuoco di sbarramento” per il deputato Pd Michele Meta, secondo cui ”per la Moratti le cose si complicano”.
“La maggioranza ha fatto un ridicolo autogol” commenta Francesco Pasquali, capogruppo Fli per il Lazio.
E ancora nel Terzo polo c’è chi, come Savino Pezzotta dell’Udc, si sente preso in giro.
E, nonostante la scelta di non indicare candidati da sostenere al ballottaggio, chiede ai milanesi “di stare attenti a come votano”.
E all’interno della maggioranza qualcuno ha già  capito.
”Il centrodestra ha il problema di conservare sangue freddo ed evitare colpi di testa da qui ai ballottaggi di domenica prossima — ha spiegato il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli -. Gli elettori si convincono per le poche, essenziali cose ben fatte e per quelle che potranno fare i futuri sindaci”.
La morale? Pdl e Lega sono alla frutta, a Milano rischiano la legnata e siamo al si salvi chi può.
La Lega cerca di salvare la faccia dopo essersi vendita l’anima, nel Pdl ci si posiziona per il dopo Berlusconi.
Ma chi è in grosse difficoltà  stavolta è anche Bossi: ormai la base leghista è stanca anche delle sue di palle, non solo di quelle di Silvio.

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ZERO COMIZI E NIENTE TV: IL DISIMPEGNO DELLA LEGA NELLA BATTAGLIA DI MILANO

Maggio 22nd, 2011 Riccardo Fucile

ORA ANCHE IL BANCHIERE PONZELLINI PRENDE LE DISTANZE DAL CARROCCIO IN CRISI DI IDENTITA’: “MAI VOTATO LEGA”…. ESASPERANDO IL CONFLITTO SOCIALE IN DIVERSI QUARTIERI POPOLARI, LA LEGA HA FINITO DI PAGARNE LO SCOTTO PROPRIO IN QUELLE ZONE… LA EVIDENTE INADEGUATEZZA DELLA SUA CLASSE DIRIGENTE

La notizia, a Milano, è che la Lega non sta facendo la campagna elettorale per il ballottaggio.
Deve essere altrove, ma dove?
I big si danno appuntamento nel fortino di via Bellerio, raggiungibile da Varese e Bergamo con la tangenziale nord, senza metter piede nella metropoli contesa dove nessuno di loro peraltro ha casa.
Zero comparsate televisive. Zero comizi programmati.
Solo cinque giorni dopo la breccia di Pisapia, il Carroccio fa atto di presenza appiccicando in giro dei manifesti-spauracchio su un’inverosimile Zingaropoli. Già  gli appuntamenti centrali del 29 aprile e del 13 maggio scorsi, con un Bossi in tono minore e una Moratti in camicetta verde seta, avevano richiamato un pubblico inequivocabilmente scarso; confermando l’impressione che la reconquista di Palazzo Marino non fosse in cima alle aspirazioni del capo leghista.
Come spiegare altrimenti la testa di lista rinunciataria affidata a un giovane come Matteo Salvini, certo popolare fra gli ascoltatori di “Radio Padania” per le sue sparate contro i rom “peggio dei topi”, ma ben lontano da un profilo amministrativo, di governo?
Vero è che dai tempi lontani di Marco Formentini (sindaco) e di Giancarlo Pagliarini (ministro del Bilancio) Milano non ha più avuto un dirigente leghista di rilievo nazionale.
Proprio quest’ultimo, il vecchio Paglia, quando ha capito che Bossi accodaval a Lega alla Moratti, gli ha fatto il dispetto di candidarsi sindaco con una lista autonoma.
E ora, dopo aver goduto del voto disgiunto di almeno un migliaio di elettori leghisti, per il ballottaggio dice di aver già  deciso: “La Moratti non è mica adatta a fare il sindaco”.
Se i big restano lontani, chiusi nella periferia di via Bellerio, chi presidia per conto di Bossi la Milano degli affari e dei danèe?
L’uomo a cu ila Lega delegava la sua rappresentanza nell’establishment ambrosiano, il banchiere Massimo Ponzellini, all’indomani della scoppola elettorale s’è fatto vedere alla Scala per il concerto di Daniel Barenboim, mal rasato e faccia scura.
Non sembra più nemmeno lui, forse perchè la vigilanza di Mario Draghi sta creando un sacco di grane alla sua Banca Popolare di Milano.
Aduso negli ultimi anni a ostentare la parentela col potente capo lumbard Giancarlo Giorgetti, ora il Ponzellini si affretta a dichiarare — ohibò — di non avere mai votato Lega.
E con fatalismo soggiunge: “Quando il vento cambia, chiniamo la testa”.
Rinfoderato il sogno di orientare la prossima successione di Giuseppe Guzzetti al vertice della Fondazione Cariplo, i dirigenti leghisti racconteranno forse ai nipotini quella serata di gala al Castello Sforzesco, era il 2 ottobre 2009, quando i potenti li omaggiavano e il vicepresidente dell’Unicredit, Fabrizio Palenzona, commise perfino l’ingenuità  di presentarsi in cravatta verde alla prima del kolossal “Barbarossa”.
Chi se ne importa dello sperpero di denaro pubblico per la produzione del film, aggravato dal fiasco successivo ai botteghini: Milano pareva ai loro piedi. Tanto è vero che alle regionali del 2010 la Lega a Milano balzò al 14%.
Un voto d’opinione che seppero valorizzare grazie a un luogo comune mai verificato: il mito del Carroccio unico partito di massa radicato sul territorio.
Davvero? Pochi mesi dopo la serata della Lega superpotente al Castello Sforzesco, febbraio 2010, scoppiava la rivolta degli immigrati nel quartiere di via Padova.
Ma è proprio lì che verranno al pettine i nodi di un movimento nordista che ha dirottato su Roma i dirigenti più capaci, ignorando la crucialità  di Milano.
Oggi te lo dicono sottovoce: “Se avessimo candidato Roberto Maroni a Palazzo Marino, invece di metterlo a capo del Viminale…”.
Fatto sta che drammatizzare le tensioni della società  multietnica ha provocato una reazione ben diversa da quella attesa, fra i cittadini coinvolti in continue, inutili provocazioni.
L’ultima, lo scorso Natale, quando un dissennato assessore comunale cercò di vietare le luminarie d’auguri scritti nelle varie lingue degli immigrati.
Un sopruso cui si oppose lo stesso Matteo Salvini.
L’offesa recata a quartieri difficili dove operano però numerosi soggetti impegnati nell’integrazione, ha finito per punire gli imprenditori della paura: nei seggi di via Padova, via Adriano, via dei Transitila Legaha subito un tracollo di voti.
Così come nelle altre zone in cui ha esasperato lo scontro, intorno ai campi rom e ai centri sociali.
I risultati del voto comunale, con una flessione di quasi cinque punti percentuali rispetto alle regionali dell’anno scorso, confermano chela Legaa Milano è un partito d’opinione dall’elettorato molto fluttuante.
Un’esigua minoranza.
E’ vero che dispone di una base di militanti significativa, caratterizzata da un rapporto fideistico con i loro capi.
A orientarli, però, è una potente ideologia, non un modello di governo amministrativo.
“La base sta dove sto io”, si è vantato giovedì Umberto Bossi.
Ma non a caso per limitare le defezioni e motivare i suoi a votare la detestata Moratti, deve far ricorso alle solite trivialità  in stile “zingaropoli” della cosiddetta, famigerata “pancia leghista”.
Col rischio di innescare un effetto perverso, sulle frequenze di “Radio Padania Libera”: l’emittente di via Bellerio, diretta da Matteo Salvini, che viene spacciata per termometro degli umori popolari.
Trasmette sfoghi xenofobi e lamentele antiromane, alimentando l’equivoco di una Milano molto distante da quella reale.
Col risultato di rendere impossibile alla Lega un’evoluzione moderata; tanto meno un rinnovamento dei suoi quadri milanesi, condannati all’agitazione e negati all’amministrazione. Irrimediabilmente minoritari.
Quando poi la realpolitik impone di sostenere la Moratti o di schierarsi con Berlusconi contro i giudici, giocoforza il mugugno dilaga finchè si spengono i microfoni e si censurano i blog.
La leggenda della “pancia leghista” spacciata per volontà  popolare, diviene un racconto impossibile quando la realtà  impone smentite evidenti: i costi e le tortuosità  del federalismo; il crollo della diga anti-immigrati nel Mediterraneo; l’anacronismo delle proteste contro i festeggiamenti dell’Unità  d’Italia.
Milano è sensibilissima nel cogliere le novità  della storia, dalla rivoluzione araba alla nuova politica americana.
Per la prima volta la Lega avverte l’inadeguatezza del suo vocabolario, di più, la necessità  di una revisione strategica.
Affiorano così, fra i militanti, le domande più scomode.
Ma Bossi è ancora lucido? Perchè dovremmo credere al talento politico del Trota e dei cortigiani? La lottizzazione delle cadreghe di sottogoverno non ci sta rendendo uguali agli altri partiti?
Per tacitare l’inquietudine, la risposta viene dilazionata al raduno di Pontida, domenica 19 giugno.
Come se di nuovo il rito comunitario e il discorso del capo, suggellati da un giuramento, potessero miracolosamente infondere l’armonia perduta.
Magari col favore della solitudine politica e dell’opposizione che fra i militanti esercitano un fascino nostalgico.
Mentre i dirigenti sanno benissimo che lasciare il governo, dopo dieci anni quasi ininterrotti, sarebbe molto costoso.
Il vero trauma che sta vivendo la Lega non è la perdita di una Milano che mai è stata sua, dove si muove con disagio, distante dagli oligarchi Pdl e ancor più dalla sindaca miliardaria. No.
La delusione cocente è scoprire che la decadenza di Berlusconi reca sventura anche ai suoi alleati.
Berlusconi consuma, dissipa il suo patrimonio di consensi, non lo trasferisce. Dal Castello Sforzesco a via Padova, risuona patetica quella voce rauca che da un quarto di secolo ripete “La Legace l’ha duro!”, esponendosi a crudeli verifiche.
Gli vogliono bene, proteggono la sua vecchiaia.
Ma Bossi sa di non poterli chiamare a raccolta in difesa della Moratti.
La Lega è altrove.

Gad Lerner
(da “La Repubblica“)

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