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IL VECCHIO TEATRINO DELLA POLITICA, BOSSI PROMETTE DUE MINISTERI A MILANO MA ALEMANNO GLI SPEGNE SUBITO LO SPOT: “BALLE, I MINISTERI RESTANO QUA”

Maggio 21st, 2011 Riccardo Fucile

LA SORPRESA CHE AVREBBE DOVUTO RISERVARE BOSSI E’ LA SOLITA PATACCA LEGHISTA RICICLATA…IL SINDACO DI ROMA NON MOLLA I SUOI FEUDI, MENTRE FAMIGLIA CRISTIANA ATTACCA “L’ARROGANTE OCCUPAZIONE TELEVISIVA” DI BIN BERLUSCOKEN

E’ durata poco l’attesa per la sorpresa annunciata ieri da Roberto Calderoli per ribaltare il voto delle elezioni amministrative a Milano.
In un’intervista alla Padania il ministro leghista ha scoperto le carte svelando quelle che secondo il Carroccio saranno le novità  in grado di confermare Letizia Moratti a sindaco del capoluogo lombardo.
Decentramento dei ministeri, riforma del fisco e Senato federale: ecco, afferma Calderoli, le “prossime mosse” del governo.
L’uscita di Calderoli ha fatto venire allo scoperto lo stesso Umberto Bossi. Decentrare alcuni ministeri a Milano e intervenire sulla pressione fiscale, secondo il leader del Carroccio, “sono tutte e due cose possibili”, certo è che “dobbiamo portare i ministeri a Milano e penso ne arriveranno due”.
Parole che dopo il disimpegno della prima fase della campagna elettorale fanno ora da prologo all’annuncio di una partecipazione in prima persona a sostegno di Letizia Moratti. “Sì, mi impegnerò contro Pisapia, perchè rischia di trasformare Milano in una zingaropoli”, ha affermato Bossi.
“Farò almeno un comizio”, ha precisato.
Il leader leghista è intervenuto anche sulle indiscrezioni sui possibili scenari futuri delal maggioranza. “Tremonti è molto amico di Berlusconi, non gli farebbe mai uno scherzo del genere, non accetterebbe”, ha sostenuto Bossi rispondendo alla domanda dei giornalisti se il ministro dell’Economia potrebbe sostuire Berlusconi nel ruolo di premier.
l clima all’interno del centrodestra resta comunque teso e la promessa di portare due ministeri da Roma a Milano sembra preludere a nuovi conflitti. L’annuncio di Bossi e Calderoli è stato subito bocciato come “telenovela” dal sindaco della capitale Gianni Alemanno.
“Ribadisco che sono pure balle – ha tagliato corto Alemanno – i ministeri da Roma non si muovono. La Lega può fare tutti gli annunci che vuole ma Roma è capitale secondo la Costituzione e tutti i ministeri e le agenzie che hanno sede a Roma non si spostano e il Pdl – e lo stesso premier – sono garanti di questa situazione”.
Intanto anche il settimanale cattolico Famiglia Cristiana esprime oggi tutta la sua indignazione per l’occupazione televisiva compiuta l’altra sera da Silvio Berlusconi. Ieri, scrive in un editoriale sul suo sito internet il periodico, “sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l’altra da un giornalismo tv che non tiene dritta la schiena ma si genuflette”.
Se già  il titolo del commento rivela gli umori del giornale (“L’arroganza a reti unificate”), il testo scritto da Giorgio Vecchiato è ancora più duro.
Sulle “cinque interviste in un colpo solo” Vecchiato osserva che “è stato lui a imporle. Un primo pacchetto ai tre tg di mediaset, che sono cosa sua sebbene Berlusconi sostenga da sempre di non interessarsi alle sue aziende, almeno in prima persona.
Evidentemente ci sono altre persone cui basta ricevere una telefonata, pronte a obbedir tacendo. Poi i due maggiori tg della Rai, primo e secondo: e qui il discorso, già  parecchio delicato, ulteriormente si complica”.

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MOSCHEE E AREE DI SOSTA PER I ROM A MILANO? MA SE E’ STATO IL PDL AD APPROVARLE NEL PGT 2010, ORA FA FINTA DI NULLA?

Maggio 21st, 2011 Riccardo Fucile

SONO BEN 10 LE MOSCHEE SORTE A MILANO DA QUANDO GOVERNANO PDL E LEGA: CHI VOGLIONO PRENDERE PER I FONDELLI?…HANNO VOTATO UN ANNO FA UN EMENDAMENTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA CHE HA INTRODOTTO GIUSTAMENTE i LUOGHI DI CULTO PER TUTTE LE RELIGIONI E ORA SPARANO AI PASSERI?

“Garanzia di luoghi di culto per tutte le religioni rappresentate in città , di ogni culto”.
L’impegno non è estrapolato dal programma di Giuliano Pisapia, che secondo la Lega in spolvero celodurista vorrebbe riempire Milano di minareti, ma dal Pgt firmato Letizia Moratti e approvato dalla maggioranza in Comune.
Che, con due emendamenti approvati dalla maggioranza nel giugno 2010, prevede la realizzazione delle moschee e anche “le aree di sosta per i nomadi”.
Il consigliere del Carroccio, Matteo Salvini, era assente alla votazione ufficialmente perchè impegnato nel suo incarico di europarlamentare o comunque non ha avuto il coraggio di esprimere il suo dissenso, squagliandosi.
Gli sarà  sfuggito il Pgt voluto dalla maggioranza di cui ha fatto parte per cinque anni, tanto da essersi guadagnato la poltrona di vicesindaco in caso di vittoria della Moratti.
Va detto: Salvini ha spesso criticato le decisioni della giunta, come su Ecopass.
Salvo però allinearsi allegramente.
“Ma ero da solo”, ripete.
Come se uno anche da solo non potesse votare contro.
In realtà  al momento l’unico confermato sarebbe ancora Salvini, con le 8913 preferenze, gli altri sei consiglieri di cui parla gli sono stati garantiti da Moratti: in caso di vittoria il premio di maggioranza sarà  spartito anche con il Carroccio.
Così Salvini si impegna in una campagna elettorale dagli antichi toni belligeranti che ricorda quella di dieci anni fa, quando i vari Borghezio giravano per Milano gridando “Bastoni a Palazzo Marino”.
Uno slogan studiato per il candidato consigliere Massimiliano Bastoni che però non ha mai avuto grande fortuna: lunedì ha conquistato appena 602 voti.
Ed è il secondo più votato dopo Salvini.
Visti i “risultati” è difficile immaginare che il Pdl sia disposto a lasciare posti in consiglio, considerato che 600 voti li ha presi il 31esimo candidato della lista. Ma in campagna elettorale è lecito dire di tutto.
Soprattutto se il candidato sindaco che si sponsorizza deve recuperare sette punti di distacco dall’avversario in due settimane.
Si spara su Pisapia. E sul suo programma.
“Trasformeranno Milano in una zingaropoli”, è l’accusa più gettonata.
Ma anche “Pisapia vuole costruire la moschea più grande d’Europa” piace molto, tanto che persino Silvio Berlusconi, nella maratona televisiva serale (cinque tg diversi: Studio Aperto, Tg4, Tg5, Tg1 e Tg2), lo dice: “La sinistra prevede la costruzione di una grande moschea”.
Ignorando però che a Milano di moschee ce ne sono già  dieci, abusive e non. Tutte sorte in questi anni in cui il comune è stato guidato proprio dal centrodestra.
Da viale Jenner a via Padova, poi Cascina Gobba, via Quaranta, via Stadera, via Meda e altre.
Luoghi di culto. Indispensabili in una città  che aspira a tornare a essere una metropoli europea, tanto che la giunta di Letizia Moratti ha dovuto far fronte al problema e ha inserito nel Pgt la “garanzia di costruire luoghi di culto per tutte le religioni rappresentate in città ”.
Approvato dal consiglio.
Così come approvati dalla maggioranza due emendamenti al testo che hanno specificato come la garanzia è “per ogni culto”.
Così a Milano oggi è riconosciuto il diritto per tutte le religioni di richiedere aree dove poter realizzare i propri luoghi di culto.
Un Pgt fortemente voluto da Carlo Masseroli, assessore ciellino della giunta morattiana. In pieno accordo con il sindaco e con la maggioranza.
Eppure i manifesti della Lega recitano “Milano zingaropoli con Pisapia, più campi nomadi e la più grande moschea d’Europa”.
Il candidato del centrosinistra ovviamente smentisce e smaschera per primo il giochino della maggioranza: “Mi accusano di voler prevedere una struttura multiculturale e multietnica dicendo che comporterebbe decine di moschee, la zingaropoli; ma dovrebbero considerare quanta credibilità  ha questa affermazione. Bossi e tanti elettori della Lega non sanno che il centro multiculturale è già  previsto dal piano di governo del territorio approvato dal centrodestra”.
Nel dettaglio entra Pierfrancesco Maran, consigliere uscente del Pd e riconfermato con 3530 preferenze. “In occasione dell’adozione del Pgt, nel luglio del 2010, il consiglio con una votazione bipartisan aveva introdotto le innovazioni sul diritto ai luoghi di culto. E, sempre il consiglio comunale, a maggioranza, questa volta con il solo voto del centrodestra e di Letizia Moratti, aveva poi approvato l’intero Piano. Se Letizia Moratti ha cambiato idea deve proporre una modifica, cioè una variazione, del suo Pgt, intervenendo contro se stessa”.
La Lega fa finta di nulla.
Igor Iezzi, segretario provinciale e candidato consigliere comunale sconfitto con appena 363 voti, ribatte che il Pgt “è stato approvato in Consiglio comunale senza il nostro voto”.
Il determinante voto leghista?
Se ci fosse stato l’eurodeputato Salvini il Pgt mica sarebbe stato approvato.
Il pallista non ha neanche avuto il coraggio di essere presente e votare contro, figurarsi…

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IL FLOP LEGHISTA DELL’UMBERTO CHE “MAGNA”: LA DISFATTA ELETTORALE DEL CARROCCIO

Maggio 20th, 2011 Riccardo Fucile

NEL VERONESE HA PRESO SOLO 1 SINDACO SU 10, NEL BERGAMASCO HA PERSO DIVERSI COMUNI, A VARESE E’ STATA SOPRAVANZATA DAL PDL, A TORINO E’ SCESA AL 6%, AD AREZZO HA PERSO DUE TERZI DEI VOTI, NELLE MARCHE E’ STATA DIMEZZATA….LA FAMELICA CLASSE DIRIGENTE LEGHISTA   ORA HA PAURA DI PERDERE LA POLTRONA

Non è cambiando padrone ogni quattro anni che si smette di essere schiavi, diceva Lysander Spooner.
Ergo, che da queste amministrative esca vincente un tizio di destra, piuttosto che un caio di sinistra o di centro poco importa.
Eppure, un dato che mi sembra importante — senza cadere nell’inganno di dare per morto chi non lo è ancora — è che la Lega Nord abbia preso una sonora legnata.
Nonostante la propaganda dei suoi dirigenti, ciò che conta — per chi sa di Carroccio — è che Bossi si sia rinchiuso per due giorni nel bunker di via Bellerio a rimuginare sul flop e non abbia proferito parola.
Facendo una rapida analisi sull’arretramento leghista, oltre ai soli 57.000 voti racimolati a Milano (in valori assoluti l’arretramento è enorme), val la pena ricordare che a Gallarate (Va) non è nemmeno andata al ballotaggio, nonostante abbia schierato un pezzo da novanta come la Bianchi Clerici; che a Varese è scesa sotto il 25% ed è stata superata dal PDL; che nella Bassa Veronese ha preso 1 sindaco su 10 e ne ha persi 2 uscenti; che in Bergamasca ha perso un monte di voti nelle “mitiche” valli bergamasche, lasciando ad altri Castione della Presolana, Sant’Omobono, Urgnano ed altri comuni; che nel bresciano — ad Anfo, piccola ma significativa amministrazione — ha vinto un sindaco della Lega Padana Lombardia, movimento antitetico al Carroccio, il quale ha preso il 2,5% a Mantova e quasi il 2% a Pavia.
In Piemonte, la stessa storia: emorragia di voti ovunque e un misero 6% a Torino, la città  di Borghezio.
In Friuli, idem, basti pensare che a Pordenone è di poco sopra il 10%.
Sotto il Po, territori che Bossi si vanta di presidiare — a parte la tenuta nel Piacentino — è passata dal 10% al 3,5% ad Arezzo, ha dimezzato in un sol colpo i voti nelle Marche ed in Romagna non sfonda.
A Bologna, il candidato della Lega manco è andato al ballottaggio.
Per chi come il sottoscritto è impegnato nel girare questa penisola per raccontare chi sia veramente Umberto Bossi e l’aziendina politica che lo ha reso famoso, lo stop leghista merita una attenta valutazione.
Far conoscere ai più come funzioni il partito truffaldino di cui il finto-medico di Cassano Magnago è il fondatore è compito arduo, ma doveroso.
Far sapere che Berlusconi lo telecomanda è il minimo che si possa fare.
Del resto, fino a quando l’italianissimo partito leghista — ingordo di soldi pubblici e prebende romane — rimarrà  in circolazione, per le comunità  del Nord sarà  impossibile liberarsi dal giogo fiscale centralista e statalista.

Leonardo Facco
(autore di “Umberto Magno”)

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BOLOGNA, IL LEGHISTA CANDIDATO SINDACO BERNARDINI COL PROBLEMA DELL’ABUSO EDILIZIO

Maggio 20th, 2011 Riccardo Fucile

PARLA TANTO DEGLI ALTRI, MA NON GUARDA CASA SUA:   ABUSO DA 30 MQ ALLA SUA VILLA A DUE PIANI…PER IL COMUNE DI ZOLA PREDOSA “COSTRUZIONE IRREGOLARE”, NON VALE IL CONDONO…AVEVA AVUTO SOLO IL PERMESSO DI CREARE UN SERVIZIO IGIENICO, HA COSTRUITO UNA VILLA DI 100 METRI QUADRI SU DUE PIANI SU UN TERRENO AGRICOLO PRIVO DI DESTINAZIONE EDILIZIA

Da un piccolo fabbricato di trenta metri quadrati in mezzo ai campi a un edificio di 12 metri per otto, che dall’esterno ha tutto l’aspetto della villetta.
È in questo che consiste il presunto abuso edilizio al centro del contenzioso che va avanti da sette anni tra il Comune di Zola Predosa, in provincia di Bologna, e il candidato sindaco di Lega nord e Pdl, Manes Bernardini.
La storia di questo fabbricato in via Madonna dei Prati parte nel lontano 1995, quando il precedente proprietario fece costruire un piccolo fabbricato che, a detta del sindaco Stefano Fiorini, aveva complessivamente una superficie utile di 30 metri quadrati.
Sempre il precedente proprietario fece poi realizzare un piccolo pergolato di quattro metri quadrati.
Il passaggio di proprietà  a Bernardini porta la data del 18 maggio 2000, dopo di che il leghista chiese subito un ampliamento del pergolato esterno, a cui il Comune diede l’assenso.
Due anni dopo, poi, Bernardini presentò domanda per la creazione di un servizio igienico e anche qui arrivò l’ok dell’amministrazione.
Il ‘caso’ si aprì all’inizio del 2004, quando durante un accertamento la Polizia municipale di Zola Predosa si accorse che i lavori stavano andando ben oltre la realizzazione di un servizio igienico: dove prima c’era un piccolo fabbricato di 30 metri quadrati, i Vigili urbani- che fecero un sopralluogo nel cantiere- videro che sorgeva una struttura di 12 metri per otto, per un totale dunque di quasi 100 metri quadrati, per di più su due piani.
A quel punto, il 17 febbraio 2004, il Comune emise un’ordinanza di sospensione dei lavori.
Bernardini, poco dopo (il 30 marzo 2004), presentò allora la richiesta di condono, che essendo precedente all’ordinanza di demolizione gli ha fruttato la vittoria davanti al Tar.
Il Tribunale amministrativo ha infatti annullato l’ordinanza di demolizione dell’aprile 2004 proprio perchè portava una data successiva a quella dell’istanza di condono.
La richiesta di Bernardini è comunque stata successivamente rigettata: il diniego del Comune al condono è del dicembre 2006 (anche se l’atto è diventato definitivo nel novembre 2007).
A questo diniego, il leghista si è opposto presentando un ricorso straordinario al presidente della Repubblica nel marzo del 2008.
Ora la diatriba è sospesa, spiega il sindaco Fiorini, in attesa del responso di queste controversie.
Da una parte il ricorso a Giorgio Napolitano contro il mancato condono, dall’altro il secondo ricorso al Tar presentato da Bernardini nel novembre 2004 per contestare una nota dell’amministrazione in cui lo si accusava di aver mentito sulla data della realizzazione dei lavori per cui chiedeva il condono.
Sullo sfondo, c’è poi la segnalazione in Procura (del presunto abuso edilizio) che il Comune fece a carico di Bernardini il 18 marzo 2004.
Da allora non sono più arrivate comunicazioni in merito, dice Fiorini, consapevole che i fatti ormai sarebbero in ogni caso prescritti.
E ora che succederà ?
“In attesa dell’esito di queste due controversie, per il Comune rimane un abuso edilizio”, dice il sindaco di Zola Predosa.
Il fabbricato al momento, stando alle verifiche fatte dai Vigili urbani, risulta disabitato e nessuno vi ha preso la residenza.
A detta del sindaco Fiorini, al di là  del condono negato, resta aperta anche la partita dell’abitabilità  di questo edificio, che per il Comune resta un fabbricato che sorge su un terreno agricolo, che “è al di fuori del Piano regolatore del Comune e non ha destinazione edilizia”.
La situazione potrebbe sbloccarsi, dice il sindaco, solo “se arrivassero nuovi strumenti urbanistici o una nuova forma di condono o sanatoria”.

(da «Agenzia Dire» – «www.dire.it»)

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I VOLANTINI LEGHISTI A GALLARATE LI DISTRIBUIVA A PAGAMENTO UN CLANDESTINO

Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile

ESILARANTE BRUTTA FIGURA DEI DIRIGENTI DEL CARROCCIO: POCHI GIORNI PRIMA DELLE VOTAZIONI, LA POLIZIA AVEVA FERMATO UN RAGAZZO DEL BANGLADESH CHE FACEVA VOLANTINAGGIO A PAGAMENTO PER LA LEGA… MA DOVE SONO FINITI I TANTO DECANTATI MILITANTI? E POI HANNO PERSO PURE LE ELEZIONI IN CITTA’

Siamo a Gallarate, gioved’ scorso: la polizia locale ferma un ragazzo clandestino che fa volantinaggio per un normale controllo.
Sarebbe un fatto come tanti altri, se non fosse che il giovane proveniente dal Bangladesh è impegnato a distribuire volantini della Lega Nord, mettendoli sotto i tergicristalli delle auto in via Trombini.
Gli agenti della polizia locale sono intervenuti nel centro storico per una segnalazione di un esercente.
Arrivati in posto hanno notato il ragazzo che volantinava e l’hanno fermato per un controllo, scoprendo che non aveva documenti in regola per rimanere in Italia.
Il ragazzo si è dichiarato minorenne, è stato fatto l’esame osseo in pronto soccorso, che ha accertato la maggiore età .
Dal comando della Polizia Locale non forniscono altre spiegazioni sul materiale sequestrato al ragazzo.
Sul fatto che si trattasse di materiale elettorale della Lega ci sono però le conferme di diverse persone, tra cui alcuni residenti della via che avevano lasciato l’automobile nella via, trovando il volantino (pare di un singolo candidato) sotto i tergicristalli.
I responsabili della campagna leghista non sanno come scapolarla e sostengono che comunque la distribuzione di materiale di propaganda elettorale era stata affidata ad agenzie esterne.
Ma dove sono finiti i tanto decantati militanti leghisti se per distribuire materiale elettorale bisogna affidarsi a qualche immigrato clandestino?
Mi sa che avevamo ragione noi a sostenere che certi lavori i padani non li vogliono più fare perchè troppo faticosi.
Meglio sedersi sulle comode poltrone del potere.
Ma a Gallarate sono svanite anche quelle

(da Varesenews)

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BERLUSCONI ORA TEME LA PARALISI: “BOSSI SI SCORDI UN NUOVO ESECUTIVO”

Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile

STOP DELLA LEGA SULLA GIUSTIZIA PER FERMARE L’EMORRAGIA DI VOTI PADANI…LA MORATTI TELEFONA A FINI PER CHIEDERE AIUTO… SE A MILANO PERDE, LA LEGA PRONTA A CHIEDERE UN PASSO INDIETRO AL PREMIER CHE CONTRATTACCA:”ALLORA FACCIO SALTARE LE GIUNTE IN PIEMONTE E IN VENETO”

È la Lega l’incubo del premier.
«Mi stanno mettendo con le spalle al muro», si è sfogato il capo del governo con uno dei tanti ricevuti ieri a via del Plebiscito.
Con Umberto Bossi sul piede di guerra rischiano infatti di non vedere mai la luce i provvedimenti necessari al premier per sfuggire dai processi di Milano – la prescrizione breve, il processo lungo – oltre a quelle leggi-bandiera con cui Berlusconi vuole incorniciare la legislatura: la riforma Alfano sull’ordinamento giudiziario, la stretta sulle intercettazioni, la responsabilità  civile dei giudici.
Il Senatùr ieri lo ha detto chiaro e tondo al Cavaliere, in una breve telefonata che anticipa il «chiarimento programmatico» che ci sarà  oggi a palazzo Chigi: «La giustizia non potrà  più essere l’unica nostra priorità ».
Ma a palazzo Grazioli l’allarme è suonato per quello che potrà  accadere il 30 maggio, nel caso Letizia Moratti perdesse al ballottaggio.
«I leghisti – azzarda un ministro – porteranno a compimento il processo di sganciamento già  avviato e si ritireranno dal governo».
I timori del gruppo dirigente del Pdl trovano una conferma nei ragionamenti che si stanno facendo al vertice della Lega, sintetizzati da Bossi con quell’icastico «non affonderemo con loro».
Una vittoria di Giuliano Pisapia non potrebbe infatti non avere conseguenze, anche se l’iter del federalismo e, soprattutto, le giunte regionali del Nord, vincolano il Carroccio a tenere in piedi l’alleanza con il centrodestra.
L’ipotesi che si fa strada a via Bellerio è dunque quella di chiedere (pretendere) un passo indietro di Berlusconi, pur restando nell’attuale maggioranza.
A palazzo Chigi, in attesa di un voto politico anticipato nella primavera del 2012, andrebbe un ministro dell’attuale governo, restringendo la scelta a Giulio Tremonti o Roberto Maroni.
Ma il presidente del consiglio al momento non ha alcuna intenzione di farsi da parte. «Se Umberto pensa ad un altro governo, se lo può scordare. Se davvero pensa di far saltare tutto, allora si va votare. Anche a ottobre. E però saltano anche le presidenze di Piemonte e Veneto».
Intanto, approfittando della debolezza del premier e del caos che regna a palazzo Chigi, Tremonti oggi sfilerà  al ministero dello sviluppo il Dipartimento Sviluppo e Coesione, la cassaforte (l’ultima) che gestisce tutte le risorse di politica regionale, comunitaria e nazionale.
La quasi totalità  del bilancio di Romani.
Un dettaglio rispetto agli scenari di crisi che aleggiano sul governo.
Scenari che partono tutti da una considerazione, la possibile sconfitta ai ballottaggi. Milano, ma anche Napoli. Dove Gianni Lettieri potrebbe soccombere nello scontro diretto con De Magistris.
«Questi personaggi della società  civile – confessa pentito uno dei registi della candidatura di Lettieri – quando li getti nella mischia non sanno più che fare, non hanno il passo giusto. Con Morcone avevamo di fronte un avversario sbiadito, De Magistris invece è un osso duro».
Una doppia sconfitta al Nord e al Sud, ammettono unanimi nel Pdl, sarebbe per il premier la mazzata finale.
Ieri, tra le recriminazioni reciproche, Letizia Moratti ha preso l’iniziativa e ha telefonato a Gianfranco Fini, con il quale ha da anni un rapporto di reciproca stima.
Un colloquio dai toni accorati, con il sindaco uscente che chiedeva al presidente della Camera il sostegno diretto del terzo polo al ballottaggio.
Lamentandosi per i «toni eccessivi» dati dal Cavaliere alla campagna milanese e spiegando a Fini i vantaggi di un endorsement: «Se riusciamo a vincere sarà  stato per merito vostro, sarete ritenuti indispensabili al centrodestra. E sarà  chiaro a tutti che con Berlusconi non abbiamo vinto al primo turno».
Anche il Cavaliere sembra aver compreso la necessità  di una svolta e promette a destra e a manca una «rivoluzione» nel partito.
«Dobbiamo cambiare il partito, aprirlo ai giovani».
Si riparla dell’arrivo di Angelino Alfano come coordinatore unico.
Ieri Claudio Scajola animava molti capannelli di deputati a Montecitorio, preoccupati per il clima di disfacimento che si respira nella maggioranza.
«Il partito – spiegava Scajola ai suoi – non esiste, è un disastro. Altro che pareggio! Questi ex An ci hanno diviso, ma noi di Forza Italia dobbiamo rimetterci tutti insieme se vogliamo sopravvivere».

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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BAGNASCO A LAMPEDUSA “C’E’ CHI PARLA MOLTO E FA POCO”: E SILVIO E BOBO SONO SERVITI

Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CEI RINGRAZIA GLI ABITANTI DELL’ISOLA… SULL’EMERGENZA IMMIGRAZIONE OSSERVA: “LA STORIA CHIAMA L’EUROPA A MISURARE SE STESSA”

”Sono venuto a Lampedusa per incrociare il vostro sguardo e per dirvi grazie: la vostra accoglienza fatta di gesti semplici è un esempio per quanti parlano molto e fanno poco”.
Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in quella che sembra essere anche una critica dell’operato del governo e di Silvio Berlusconi. Visto che a fronte delle promesse fatte, l’emergenza non è mai stata risolta.
Nella sua omelia ai lampedusani, Bagnasco ha più volte ringraziato la comunità  di Lampedusa esortandola a continuare a essere un esempio per tutto il Paese. “Accompagnati nelle vostre legittime necessità  personali e sociali”, ha sottolineato però il porporato con riferimento alle richieste di sostegno e di attenzione che arrivano da Lampedusa, dove le attività  economiche rischiano di subire il contraccolpo dell’ondata di sbarchi avvenuta nelle scorse settimane.
Le situazioni gravi come l’emergenza immigrazione rappresentano, secondo Bagnasco, “un appuntamento al quale la storia chiama l’Europa, per misurare se stessa, per verificare le proprie intenzioni, per costruire il suo volto nel mondo. L’Europa ha una grande opportunità  di essere sulla via della vera unità , che è più profonda della via dell’unificazione: quella tocca le giuste procedure, questa plasma l’anima dei popoli”.
Poi l’appello: ”L’Italia e l’Europa non dimentichino Lampedusa”.
”Preghiamo per chi giunge da lontano”, ha detto il presidente della Cei, facendo riferimento anche alle parole del Papa sulla necessità  di fermare il conflitto in Libia.
La speranza è “che tacciano le armi e si riprenda la via della riconciliazione e della pace”.

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TRA PISAPIA E SALVINI SCEGLIAMO PISAPIA: LA MORATTI E’ SOLO UN PRESTANOME

Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile

CON UN VICE-SINDACO RAZZISTA NON PUO’ ESSERCI NESSUNA CONVERGENZA IDEOLOGICA… NON DIMENTICHIAMO LE SUE FRASI CONTRO I MERIDIONALI CHE PUZZANO, LA SUA RIVENDICAZIONE “PADANIA NON E’ ITALIA”, IL SUO DISPREZZO DELL’UNITA’ NAZIONALE, LA SUA COSTANTE ISTIGAZIONE XENOFOBA… PISAPIA E’ DISTANTE DA NOI, MA E’ UNA PERSONA PERBENE E INTENDE IMPEGNARSI NEL SOCIALE

Tra dieci giorni vi sarà  il ballottaggio a Milano e diversi esponenti dei partiti tagliati fuori dal rush finale stanno esprimendo il proprio orientamento.
E’ di oggi la dichiarazione dei grillini che lascieranno libertà  di voto ai propri elettori anche se, sottolineano, “molti dei nostri stanno con Pisapia”.
Altrettanto sembra orientata a fare “Futuro e Libertà “, dove solo Urso e Ronchi, adempiendo al loro ruolo di quinte colonne dei berluscones, dichiarano che non vi possono essere dubbi nel preferire la Moratti, mentre Granata ha affermato che voterebbe Pisapia.
E parere di molti opinionisti che per i finiani sia un modo per non decidere, ma che sotto sotto le simpatie vadano per i candidati che si oppongono al Pdl.
Non vediamo, in questa posizione, nessuna anomalia:
1) Perchè non si tratta di “tradire una tradizione di destra”, essendo il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti non una coalizione di destra, ma un esecutivo affaristico-razzista con una spruzzatina di deputati venduti.
E chi ha radici culturali di destra nulla può avere a che spartire con quella che Staiti ha definito la “becerodestra” al potere in Italia.
2) Perchè non si può uscire da quella corte di miracolati, corrotti e puttanieri e poi appoggiarli anche solo localmente.
Si deve solo contribuire alla loro dipartita il prima possibile, dopo tutto il fango, le calunnie, le diffamazioni, i dossier taroccati, i falsi attentati, le false escort che hanno vomitato contro chi ha osato dissentire dal loro unico interesse: salvarsi il culo dai processi.
Mai in Italia si era assistito a operazioni sporche come quelle messe in atto da un partito di accattoni che, sotto di 9 voti alla Camera, invece che avere la dignità  (da uomini di vera destra) di sottoporsi al giudizio degli elettori, ha condotto una lurida campagna acquisti di deputati, formalizzando un “gruppo dei venduti”, cosa che non sarebbe accaduta in alcuna democrazia occidentale.
3) Nessun uomo di destra può appoggiare un candidato il cui leader chiama una delle principali istituzioni del Paese un “cancro da estirpare” e i giudici “brigatisti”.
Un uomo di destra ai processi si presenta e si difende, non fugge da vigliacco.
A destra si sta con coerenza e dignità , e, quando si vince, dimostrando semmai umiltà , non arroganza.
Nell’interesse del popolo italiano, non a difesa dei propri.
Un uomo di destra vuole vedere emergere chi vale e chi merita, non servi e maggiordomi, donnette isteriche e piduisti riciclati.
4) Un uomo di destra ha rispetto per chi ha scelto itinerari diversi, opposti ai suoi, ma li ha percorsi con coerenza.
Non esistono più nemici, come farebbe ancora comodo a qualcuno, ma solo avversari, con cui confrontarsi.
Noi abbiamo l’orgoglio di cercare di far “vincere” le nostre idee, affinchè diventino patrimonio comune e maggioranza nel Paese, ma se provassimo a farlo con l’inganno, con la corruzione, con l’intrallazzo, avremmo già  perso in partenza.
Perchè avremmo tradito proprio quelle idee.
E chi governa deve essere pulito e non concedere favori a nessuno, neppure a figli aspiranti Batman.
5) Il confronto a Milano non è in realtà  tra Pisapia e Mestizia Moratti, ma tra Pisapia e il leghista Matteo Salvini, già  designato vice-sindaco con poteri di controllo sulla stessa sindaco.
Matteo Salvini rappresenta l’antitesi dei valori di destra ed è il modello del becerume leghista, degli egoismi e degli interessi di bottega di appena il 9% dei milanesi.
Leggesi che sta sui coglioni al 91% dei meneghini e degli italiani.
La sua attività  politica è limitata a far finta di cacciare i rom, salvo poi farsi beccare in un fuori onda dove dice l’opposto. Circostanza che in qualsiasi altro Paese civile lo avrebbe fatto cacciare a pedate nel culo dal partito, salvo ovviamente che dal circo Barnum di via Bellerio.
Salvini è colui che fa finta di non volere i profughi e gli immigrati a Milano, ma poi non ha la coerenza di dimettersi dal partito quando Maroni glieli impone.
E’ il classico esponente della Lega “di lotta” anticasta che percepisce 16.000 euro al mese dal Parlamento europeo dove non lo vedono mai.
E’ quel losco figuro che cantava in compagnia di altri beoni padani canzoni da caserma contro i “meridionali che puzzano” o che si fa fotografare con la maglietta “Padania is not Italy”, ma non gli fa schifo incassare lo stipendio dallo Stato italiano.
E’ colui che gira nei quartieri fomentando avversione verso gli immigrati, salvo dimostrare l’incapacità  del suo governo di allontanare dal paese chi veramente delinque e di assicurare invece strutture e integrazione a chi vive onestamente.
Qualcuno dirà  che Pisapia ha un passato in Rifondazione e un presente nel partito di Vendola: certo, siamo distanti da lui su molti temi, ma mai quanto l’altro potenziale sindaco che usa Mestizia come prestanome.
Dalla Milano da bere non vogliamo passare alla Milano dei   beoni e dei ladroni.
Per questo voteremmo per un volta un avversario almeno leale e che offre garanzie di impegno sociale verso i più deboli.
La “becerodestra” è come il muro di Berlino: bisogna prima abbatterla per poter ricostruire una nuova destra civile, sociale e nazionale.
Anche turandosi il naso.

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LA LEGA GREGARIA E LO SPECCHIO INFRANTO: UN CARROCCIO TRAINATO DA ASINI E UN ELETTORATO CHE NON SI RICONOSCE PIU’ ALLO SPECCHIO

Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile

UN PARTITO A RIMORCHIO DEGLI INTERESSI PERSONALI DEL PREMIER E UN ELETTORATO PADANO FLUTTUANTE CHE USA LA LEGA PER RIVENDICARE O PROTESTARE…PDL E LEGA CONDIVIDONO LO STESSO RETROTERRA CULTURALE, PER QUESTO HANNO PERSO ENTRAMBI… LO SPECCHIO BERLUSCONIANO SI E’ DEFORMATO

La “strategia della sineddoche”, questa volta, non ha funzionato.
O meglio: ha funzionato al contrario.
La sineddoche. Una parola usata per identificare la parte per il tutto. O viceversa.
Milano, Italia: come evocò, per primo, Gad Lerner vent’anni fa. E viceversa. Oggi: Berlusconi riassunto di Milano. E viceversa.
La guerra personale fra Berlusconi e i Magistrati e ai Comunisti.
Riassunta nella consultazione amministrativa di Milano. E viceversa.
La strategia della sineddoche, al primo turno delle amministrative, ha travolto l’inventore, Silvio Berlusconi.
Insieme alla sua candidata milanese, Letizia Moratti.
E ha annichilito il suo non-partito: il Pdl.
Neanche il 29%, a Milano. Un calo di oltre 7 punti rispetto alle Regionali del 2011. Addirittura 12 rispetto alle precedenti Comunali del 2006 (considerando insieme Fi e An).
La “strategia della sineddoche”. Ha proiettato i suoi effetti all’esterno. Coinvolgendo il suo principale alleato. La Lega Nord.
Fino a ieri anello forte del Centrodestra. Ora non-si-sa-più.
Perchè la Lega, a Milano, si è fermata al 9 %. Quasi 6 punti al di sotto rispetto alle Regionali del 2010. Meno che a Bologna.
Indubbiamente pochino per la Lega Padana nella Capitale della Padania.
Il fatto è che la sineddoche milanese, nella costruzione di Berlusconi, ha ridotto la realtà  a uno stereotipo banale.
Con l’esito di scoraggiare una componente ampia degli elettori di centrodestra. E di far scomparire la Lega e i leghisti.
Provo a spiegarmi meglio.
Fra i segreti del successo di Silvio Berlusconi c’è la capacità  di rappresentare una parte del sentimento del Paese.
Trascurata e rimossa da altri attori politici, soprattutto dalla Sinistra. L’individualismo, lo spirito imprenditivo, l’insofferenza verso le regole, lo Stato e il pubblico.
Un’etica relativa, intrisa di gallismo e omofobia.
Berlusconi ha “rappresentato” tutto questo.
L’ha messo in scena sui (suoi) media. Ne è divenuto il campione esemplare. La Lega l’ha assecondato. Anche perchè, in parte, condivide questo retroterra socioculturale. Marcato dalla personalizzazione.
Se Berlusconi è il Pdl, la Lega si riconosce in Bossi.
Anche se ha un radicamento sociale ben diverso, rispetto al Pdl.
Di suo, la Lega ha aggiunto altri tratti del “carattere nazionale”, particolarmente sviluppati nel Nord. Il localismo, le paure verso gli stranieri e la globalizzazione. I
l distacco nei confronti di Roma, dell’Europa, del Mondo.
“Insieme”, Pdl e Lega, Berlusconi e Bossi, hanno conquistato Roma. Partendo da Milano.
Padrona di Roma e dell’Italia. Insieme? Qui sta il problema.
Perchè lo specchio berlusconiano, negli ultimi tempi, si è deformato in modo rapido e violento.
Berlusconi ha ridotto, per intero, la sua rappresentazione politica e sociale intorno a se stesso.
Tutti i problemi del governo e del Paese: ridotti ai suoi personali problemi con la giustizia.
Alla sua guerra contro i magistrati. Milanesi.
Così, Berlusconi ha usato una volta di più le elezioni, queste elezioni – amministrative – come una resa dei conti – politica.
E ha trasformato Milano nel teatro simbolico della battaglia. Tra se stesso e i “suoi” nemici. Si è “imposto” come capolista del Pdl alle comunali. Ha “imposto” alla candidata Moratti il suo linguaggio e i suoi argomenti. Ha, di fatto, sponsorizzato il candidato Lassini. Quello che: “fuori le Br dalla Procura di Milano!”. Ha occupato la scena milanese. Ogni lunedì davanti alla Procura, un comizio.
Assecondato da una claque “grigia”, aizzata dalla Santanchè.
Una parte dell’Italia berlusconiana, però, ha guardato lo specchio e non si è riconosciuta.
Così, la Moratti ha perso 11 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni. Finendo sotto di quasi 7 punti rispetto a Pisapia.
Lassini, il campione del neo-berlusconismo aggressivo, ha racimolato 800 preferenze. Ventesimo in graduatoria.
Lui, Silvio, ha quasi dimezzato le preferenze personali rispetto a cinque anni fa (e questa volta non potrà  accusare i sondaggisti comunisti di aver taroccato i dati sulla sua popolarità ).
Allargando lo sguardo agli 11 capoluoghi delle Regioni del nord dove si è votato, il Pdl ha perduto dappertutto rispetto alle Regionali del 2011 (unica eccezione Novara) e, in misura ancor più ampia, rispetto alle Comunali del 2011.
Insomma, Berlusconi è andato troppo oltre.
Il suo specchio, ieri, rifletteva, in parte, il sentimento popolare. Oggi invece riflette solo i suoi interessi. Ma lui non se n’è accorto. Continua a considerarlo e a considerarsi il riassunto del senso comune.
La Lega, in questo gioco, è apparsa gregaria.
Le sue bandiere – il Nord, il Federalismo – si sono allineate dietro all’unico stendardo issato dal Cavaliere. La giustizia.
E poi, la responsabilità  di governo rende difficile fare anche l’opposizione.
Ma oggi la Lega governa. In centinaia di Comuni, 14 Province, 2 Regioni. E a Roma. Accanto a Berlusconi.
Come spiegare ai suoi elettori che “non c’entra” con gli effetti della crisi? Come spiegare agli ascoltatori incazzati di Radio Padania che è giusto giustificare le avventure erotiche del Presidente del Consiglio?
E assecondarne le battaglie per una giustizia giusta (per se stesso)?
Difficile.
Così, anche così si spiega il risultato deludente della Lega in queste elezioni. Non solo a Milano. Un po’ dovunque.
Non tanto in termini di amministrazioni conquistate o perse. In 40 dei 49 comuni maggiori (di 15 mila abitanti) del Nord in cui è presente si va al ballottaggio.
Ma di peso elettorale.
La Lega è scesa in misura significativa, rispetto a un anno fa. Quasi dovunque. In 9 capoluoghi di provincia su 11.
Unica vera eccezione: Bologna, dove però presentava il candidato sindaco della coalizione.
Il che evoca l’ombra inquietante del passato.
La Lega fluttuante, che passa dal 10% al 3%, nel corso degli anni Novanta. Dopo il 1996. E negli anni 2000 risale. Faticosamente. Al 4% nel 2006. Per impennarsi, dopo il 2008 e fino al 2010. Quando supera il 10%. E tocca il 12%, secondo i sondaggi degli ultimi mesi.
La Lega fluttuante. Radicata, dal punto di vista organizzativo e dell’elettorato “fedele”, sale e scende sulla spinta degli elettori “infedeli”.
Che la scelgono e la usano in base ai momenti.
Per rivendicare e/o protestare. Perchè è il sindacato del Nord e delle province produttive.
Il partito del federalismo che garantisce meno tasse, più servizi, risorse e poteri. Non il contrario, come si comincia a temere.
Di certo non è votata per difendere Silvio, i suoi interessi, le sue battaglie personali con i magistrati.
Per questo il futuro della coalizione è difficile da decifrare.
Perchè Berlusconi, ormai, è prigioniero della propria sindrome autistica. Perchè la Lega, senza Berlusconi, rischia di ritrovarsi fuori gioco.
Lontana da Roma. Improduttiva.
Un amplificatore dei disagi e del malessere che finisce ai margini della scena politica.
Perchè insieme a Silvio rischia di apparire schiava di Roma, alleata del Sud (unica zona dove il Pdl abbia mantenuto i suoi consensi).
E poi è difficile fare la Lega “responsabile”.
D’altronde, oggi, fare i “responsabili” accanto a Berlusconi, nel senso comune significa essere “reclutati”.
Ma è difficile anche fare gli estremisti. Perchè lo spazio estremo l’hanno occupato Berlusconi, La Russa, la stessa Moratti.
Così la strategia della sineddoche di Berlusconi rischia di lasciare senza parole i due leader del Centrodestra. Bossi e Berlusconi.
Non parlano, per ora.
E parlarsi tra loro, in futuro, sarà  difficile.

Ilvo Diamanti
(da “La Repubblica“)

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