Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile
“SILVIO SI STA GIOCANDO TUTTO, NOI RISCHIAMO DI FARE LA FINE DEGLI ASCARI CHE DIFENDONO L’ULTIMO FORTINO”…”E TRA DUE ANNI TORNIAMO AL 4%”…. NELLA LEGA SCOPPIANO CASI “DI INCOSCIENZA” … PANICO DA POLTRONE NELLO STATO MAGGIORE PADANO
“Se la Moratti perde anche il ballottaggio, per noi è difficile rimanere lì”. Questa volta Umberto Bossi pesa ogni singola parola.
Non è più il tempo della campagna elettorale.
Ma quello di capire quale strada debba imboccare la Lega.
Il voto di Milano – tradizionalmente vittorioso per il centrodestra – si è improvvisamente trasformato nel momento delle scelte.
“La situazione – ripete il Senatur ai big del Carroccio – non è facile. Noi ci impegneremo fino al 30 maggio, ma la vedo complicata”.
La tensione è altissima.
Il summit convocato nella sede di Via Bellerio assume contorni drammatici.
Il leader lumbard invoca la calma: l’ipotesi di una rottura con il premier non può essere presa alla leggera.
Ma l’incubo di tornare nel limbo della marginalità si materializza come uno spettro. Il Senatur fuma il sigaro e sfoglia i dati di tutte le elezioni locali. Davanti a lui ci sono Calderoli e Maroni, Cota e Giorgetti, Reguzzoni e Renzo Bossi.
La sconfitta milanese è qualcosa di più di un semplice passo indietro.
Può mettere in crisi il sistema di potere che negli ultimi vent’anni ha governato il cuore industriale del Paese. “Sarebbe la fine di un ciclo”.
E proprio per questo rischia di determinare scelte radicali in quello che Berlusconi ha sempre definito “l’alleato più fedele”.
Perchè a quel punto “la crisi sarebbe alle porte”.
Una svolta che Bossi non vorrebbe compiere, ma teme possa diventare una opzione obbligatoria: “Possiamo ancora rimanere lì?”.
Del resto, il risultato del centrodestra è inaspettato. Lo ha spiazzato. Il suo “fiuto” questa volta ha tradito.
E ora l’analisi è impietosa.
E sebbene ci sia stato un rimpallo di responsabilità tra i quadri leghisti sulle scelte delle candidature, le accuse del Senatur sono rivolte in primo luogo al Pdl e al Cavaliere.
“È crollato il Popolo delle libertà e ci ha trascinato verso il basso”, è la sua analisi.
Quasi per sollevare l’umore della sua truppa, legge persino il misero 9% a Milano in controluce: il Carroccio perde quasi 6 punti rispetto alle regionali, ma ne guadagna un paio nel confronto con le comunali.
Ma cinque anni fa la situazione era molto diversa, il Carroccio non aveva monopolizzato le stanze del potere come ora.
“Il problema – ripete allora ai suoi fedelissimi – non è la nostra tenuta. Noi, dopo la vicenda immigrati, potevamo essere travolti. Ma non è stato così. Il problema è il Pdl”.
È l’asse tra la Lega e il Pdl, l’abbraccio tra Bossi e Berlusconi.
L’interrogativo del “capo” allora diventa un rovello nella seduta-fiume convocata nel bunker milanese.
Tutti si rendono conto che questo sta diventando il “momento della verità “. “Se si perde a Milano – è la sua analisi – Berlusconi non avrà solo contro i magistrati, ma in Parlamento verranno meno i Responsabili, il Quirinale non potrà che fare il suo dovere e via dicendo. Per risollevarsi dovrebbe fare la riforma fiscale, quella costituzionale, rilanciare l’economia. Ma non sarebbe in grado di farlo”.
E per rendere tutto ancora più drammatico cita il piano di Tremonti presentato all’Ue che prevede tagli per 8 miliardi quest’anno, il prossimo e nel 2013.
Non solo. “Tutti gli chiederanno di dimettersi e lui non lo farà . In quella situazione rischiamo di fare la fine degli ascari che difendono il forte e tra due anni torniamo al 4 per cento”.
Una prospettiva che terrorizza tutto lo stato maggiore padano.
Bossi chiede allora di lavorare “ventre a terra” per cercare di ribaltare la situazione a favore della Moratti.
Per evitare così la scelta più traumatica.
In caso di successo, allora, “potremo organizzare il rilancio e le riforme. Solo così ha senso restare. Altrimenti per noi è difficile reggere”.
Anche perchè tutti i big leghisti sanno che la base è una pentola in ebollizione.
Rischia di scoperchiarsi con un boato.
Ma recuperare a Milano è “complicato”.
Tra i potentati meneghini – anche Berlusconi – già circola un sondaggio che vede volare Pisapia. “Silvio – dice il Senatur ai suoi – deve tirare fuori qualcosa dal cilindro. Non può dire ora che è un voto locale”.
Eppure c’è un altro aspetto che fa infuriare il Carroccio.
La lotta intestina nel Pdl.
Il loro dito indice è puntato contro il Governatore Formigoni e contro Cl, accusati di aver votato contro Berlusconi.
“Quello – è il sospetto di Bossi riferendosi al presidente lombardo – pensa di poter approfittare della crisi interna al suo partito”.
Accuse che un po’ tutti confermano e che nello stesso tempo fanno salire ulteriormente la tensione e la preoccupazione per un futuro incerto.
La lista degli addebiti verso il Pdl si allunga: ognuno dei presenti al vertice riferisce un episodio che conferma l’analisi del Senatur.
E a questo punto la memoria corre a sei mesi fa.
Quando, dopo lo strappo di Fini, si aprì la prima riflessione nella maggioranza. “Avevamo detto a Silvio che doveva preparare l’alternativa a se stesso. Doveva indicare un nome. E invece ha scommesso su stesso pensando al 2013. Ma così o vince tutto o perde tutto”.
Dopo il 30 maggio, dunque, l’equilibrio della politica potrebbe d’un tratto cambiare.
La Lega sa bene che a giugno ogni crisi di governo non può portare alle elezioni anticipate.
“Ma nessuno – avverte il leader lumbard – può dire quale sarà la soluzione. Ci chiederanno l’allargamento a Casini e ci parleranno di un governo istituzionale. Noi aspetteremo e vedremo”.
Claudio Tito
(da “La Repubblica“)
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Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile
RESTA IL GELO TRA I DUE LEADER, MA LA LEGA SCONFITTA AL NORD NON PUO’ PER ORA PERMETTERSI LA ROTTURA… SEMBRANO ORMAI DUE PUGILI SUONATI SUL RING CHE SPERANO NEL MIRACOLO
All’ennesima telefonata contro il premier, il conduttore non si è più trattenuto: “Siete ossessionati da Berlusconi. Siete ossessionati dal nulla perchè il berlusconismo non esiste. Berlusconi ha intercettato ciò che c’era già e cioè la voglia di avere più soldi, fare le vacanze, avere una bella casa e una bella macchina. Tutto questo passerà , resteranno i pensieri di Bossi”.
Cronache da Radio Padania nel day after del disastro milanese.
I pensieri di Bossi resteranno pure (anche se il federalismo la base leghista lo aspetta da vent’anni ormai) ma la realtà di oggi è che il Cavaliere e il Senatùr somigliano entrambi a due pugili suonati sul ring.
Storditi, annichiliti dalla vittoria dei no al referendum milanese suL premier.
Difficile dire chi sta peggio tra i due, che alle sette di sera di lunedì si sono pure sentiti per telefono.
Una conversazione breve e interlocutoria.
La versione più diffusa parla di “gelo”, ma le colombe del Carroccio si affannano a precisare che “è stata una telefonata normale in cui i due si sono assicurati reciprocamente l’impegno massimo per il ballottaggio e hanno programmato un incontro per vedersi”.
I fatti però vanno nella direzione opposta.
Se non altro perchè alla vigilia del voto lo stesso Bossi aveva detto “se a Milano si perde, perde Berlusconi”, facendo trapelare la tentazione della “carognata finale”.
Ma ora che la suggestione ha preso forma nel trionfo di Pisapia al primo turno, il Senatùr ha imposto una tregua di due settimane ai suoi.
Vuole aspettare, e capire soprattutto.
Lui che si è sempre vantato del fiuto del suo naso è rimasto sbalordito dal livello di antiberlusconismo raggiunto dal suo elettorato, sfociato nel voto disgiunto o nell’astensionismo.
Per il momento, la linea si muove su due piani: “lavoriamo per vincere, poi faremo la verifica” e “non ascoltiamo le sirene” della sponda democrat per la spallata al governo.
Ma dietro l’angolo c’è il solito fantasma.
Quello di un esecutivo guidato da Tremonti.
Lo spettro che aleggia su Palazzo Grazioli è questo e lo ha denunciato ancora una volta Alessandro Sallusti nel suo editoriale di ieri sul Giornale: “Le insidie più che dall’opposizione, arrivano dall’interno. Non tutti, dentro al centrodestra, si sono disperati per il risultato di Milano. Anzi, qualcuno si è pure fregato le mani intravedendo possibilità di scalate interne e di potere”.
Il premier però sarebbe davvero stufo del metodo Boffo imposto da Sallusti e Santanchè anche alla campagna elettorale di Milano (da Lassini alle accuse della Moratti a Pisapia).
E così ieri ci sarebbe stata un tremendo “cazziatone” al direttore del Giornale (è circolata la voce che Sallusti avrebbe avuto persino un malore).
Tutti sotto un treno, dunque.
Ed è così che è apparso ieri, in evidente stato di choc, l’intero stato maggiore pidiellino davanti alle telecamere.
Denis Verdini ha addirittura forzato la mano sostenendo che “tolta Milano, per il resto è stato un pareggio”, come se il carico politico nazionale delle elezioni meneghine fosse improvvisamente scomparso dalla scena.
Ma il giorno dopo la grande sconfitta, gli occhi erano tutti puntati sul Cavaliere.
Che ieri mattina ha visto per pochi minuti la Moratti e la Gelmini, assicurando che la campagna elettorale per il ballottaggio sarà all’insegna dei toni bassi e del territorio.
La necessità è quella di riacciuffare il voto moderato, quello che ha penalizzato Berlusconi lasciandolo solo con meno di 30mila preferenze. Un dato che ha spaventato e che ha convinto la Moratti a prendere le distanze proprio dal Cavaliere: “D’ora in poi risponderò solo a me stessa”. “
Dobbiamo fare anche un mea culpa” ha sottolineato ieri un La Russa visibilmente provato dalla sconfitta.
Si cambia totalmente registro, insomma.
E, soprattutto, il Cavaliere starà lontano da lei, anche se ufficialmente ha detto che “c’è ancora la possibilità di vincere e io ce la metterò tutta”.
Ma da dietro le quinte.
Ecco, questa è la vera novità del giorno dopo il bagno di sangue elettorale: Berlusconi forse non si farà vedere nella sua città , non alzerà i toni contro la magistratura e bloccherà ogni iniziativa parlamentare che possa creare frizioni o mediatiche o con gli alleati.
Profilo basso. B. ha dato il via libera solo ad alcuni manifesti che già da oggi potrebbero comparire sotto la Madonnina: “Non lasciamo che Milano finisca nelle mani dei centri sociali”, che però non si discostano molto dalla linea Santanchè ancora all’attacco: “Con Pisapia, al comune droga e Leonkavallo”. Poi sarà la volta di una accorata lettera aperta ai milanesi da parte del sindaco Moratti.
Berlusconi vuole depotenziare il più possibile la valenza politica del voto di Milano per evitare che l’eventuale sconfitta affondi il governo, come sperano in tanti.
Così fino ai ballottaggi non si sentirà parlare di riforma della giustizia, di processo breve e di legge per l’allargamento della compagine governativa, di nuovi sottosegretari e di comizi davanti al tribunale.
Anzi, con il placet di Ghedini, ieri sera presente al vertice dei colonnelli a Palazzo Grazioli, il Cavaliere potrebbe decidere di disertare, almeno per un paio di settimane, persino le aule del tribunale di Milano.
Le guerre private, stavolta, vanno messe da parte.
Fabrizio d’Esposito e Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile
IN VISTA DEI BALLOTTAGGI ORA I MODERATI DEL PDL SUGGERISCONO UN CAMBIO DI ROTTA… REGOLAMENTO DI CONTI TRA FALCHI E COLOMBE ALL’INTERNO DEL PARTITO
La fortezza berlusconiana mostra crepe visibili nei bastioni.
Berlusconi vede che l’onda lunga del 2008 si è andata ad infrangersi sugli scogli di Milano e della Lega, con Bossi che ieri a via Bellerio ruggiva («perdiamo per colpa del Pdl e della Moratti che è bollita»).
Nelle stesse ore, man mano che i dati veri del ministero dell’Interno confermavano le proiezioni, anche il premier accusava la Lega di avere contribuito a questa batosta, «perchè differenziarsi come hanno fatto loro negli ultimi tempi, su tutto, non paga».
Chissà se nella telefonata che c’è stata tra i due queste cose se le sono dette in faccia.
Nel giro stretto del capo, rimasto in silenzio stampa ad Arcore con il suo portavoce Paolo Bonaiuti, c’è aria di funerale.
E molti adesso ammettono che la ricandidatura della Moratti sia stato un errore.
Lui, Berlusconi, deve ripensare la strategia di comunicazione, con quale linea riprendere la campagna elettorale per il secondo turno.
Sono tanti i dirigenti del Pdl che gli consigliano più moderazione, di concentrarsi sui problemi della città , di non continuare con il bombardamento della procura di Milano e i concentramenti rumorosi davanti al Tribunale. Ascolterà questi consigli che anche Bossi gli aveva dato?
Riuscirà a far emergere la vera anima moderata della Moratti e non dare ascolto alla Santanchè e Sallusti che nel partito con cattiveria hanno soprannominato Olindo e Rosa.
Adesso Berlusconi è deluso, amareggiato, stupito.
Stupito che Lettieri a Napoli non ce l’abbia fatto al primo turno mentre il «forcaiolo» De Magistris abbia superato il 20% dei voti.
Perfino a Cagliari il candidato del centrodestra Fantola è costretto al ballottaggio e a inseguire il vendoliano Massimo Zedda (Sel) addirittura in vantaggio.
Ma lo choc di Berlusconi è per la sua Milano, per il dato di Pisapia che veleggia attorno al 48%.
«Non è pensabile che una città come Milano non possa essere governata da noi. È una città che deve guardare avanti e non può guardare al passato».
Ha chiesto spiegazioni al coordinatore Verdini che, imbarazzato, nel pomeriggio ha subito risposto che bisognava aspettare i dati certi, i voti scrutinati e non le proiezioni.
Certo, ha provato a dire Verdini, la Moratti ha un trend negativo…
«Negativo? Pessimo. Se questi dati verranno confermati dallo scrutinio, al ballottaggio non vinceremo mai, nemmeno se recuperassimo tutti i voti moderati in libera uscita», ha osservato il premier.
Il quale è ancora più deluso, amareggiato e stupito per il flop personale come capolista del Pdl a Milano.
La città non l’ama più?
Nella scorsa tornata aveva fatto il pieno di preferenze totalizzandone 53 mila. Un plebiscito che questa volta non c’è stato.
Una cifra terribile di sfiducia per il futuro politico di Berlusconi, che testardamente ha voluto trasformare queste elezioni amministrative in un referendum su se stesso, sul governo e sulle inchieste che lo riguardano.
Per Berlusconi a Napoli la vittoria al secondo turno potrebbe essere a portata di mano perchè il Pd non riuscirà a trovare un accordo con De Magistris.
Poi quelli del Terzo polo mai e poi mai voterebbero per il «forcaiolo».
Ma a Milano lo spartito è diverso.
Qui il Cavaliere non ha il minino dubbio che Casini, Fini e Rutelli vogliano dargli il colpo finale del ko.
Ben sapendo che fargli perdere questa città significa spezzare l’asse con Bossi e far cadere il governo.
Tenendo conto, ha spiegato Berlusconi, che la Lega non è andata bene a Milano.
Il Carroccio era accreditato del 15% e ora bene che vada raggiunge il 10%. Qualcuno nel Pdl sospetta che non ci sia stato un impegno forte del Carroccio, che avrebbe fatto votare per la propria lista e non per la Moratti.
Circolano le voci più incontrollate, sospetti e veleni tipici di una campagna elettorale andata male.
Veleni che scorrono anche dentro il Pdl.
La resa dei conti nel partito è rinviata alla fine dei ballottaggi, ma già c’è chi dice «io l’avevo detto che andava a finire così».
Sono le colombe che puntano il dito contro gli «estremisti» interni, e non risparmiano nemmeno Berlusconi che ha forzato e sbagliato i toni.
C’è Scajola sul piede di guerra che attende di essere reintegrato nel governo. Non solo.
Cosa succederà tra i Responsabili, tra i nuovi arrivati nella maggioranza che adesso sentono puzza di bruciato?
Continueranno a garantire il loro voto al governo?
Sono tanti gli interrogativi che si pone Berlusconi, il quale non vuole sentir parlare di divisioni.
Dovrà avere il colpo d’ala, tirare il coniglio dal cilindro, salvare il salvabile alle amministrative e poi rilanciare l’azione del suo esecutivo con provvedimenti di crescita economica, di riduzioni delle tasse.
Tremonti glielo permetterà ? Sono queste le riflessioni che si ascoltano tra i dirigenti Pdl.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
FRATELLI COLTELLI E RECIPROCHE ACCUSE…. I BERLUSCONES: “MAI SCESI A MILANO SOTTO IL 50%, ORA SIAMO AL 43%, COSA E’ SUCCESSO?”…LA LEGA HA PERSO IL 5,3% IN UN ANNO E ARRETRA IN 53 COMUNI…PER MOLTI, IL PDL HA UNA CLASSE DIRIGENTE BOLLITA
Dopo la debacle milanese, la delusione degli elettori Pdl corre sul web.
E in molti commenti sui forum dei “tifosi” di Silvio Berlusconi si fa strada il disappunto nei confronti della Lega Nord.
“Giusto o sbagliato, il voto di Milano e delle altre città italiane diventa un test per la maggioranza. Lo stesso Berlusconi ha trasformato l’appuntamento locale in nazionale, il voto amministrativo in politico”.
Carta canta sul sito di SilvioberlusconifansClub in cui si ribadisce il valore di questa tornata elettorale.
Certo, gli elettori del centrodestra non si aspettavano i sette punti di distacco tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia.
Al massimo, pensavano, sarebbe stato il candidato appoggiato da Vendola e Pd a inseguire il sindaco uscente. Non certo il contrario.
Il malcontento per il risultato del primo turno si fa strada anche sui forum online legati al centrodestra, al potere nel capoluogo lombardo dal 1994 che non era mai sceso sotto il 50%.
Ieri invece si è fermato al 43.
Sui siti web targati Pdl emerge la rabbia degli elettori e lo stupore per il voto dei milanesi.
Su Spazio Azzurro, la bacheca per i simpatizzanti del centrodestra, fanno capolino critiche nei confronti del candidato sindaco e scetticismo nei confronti del nuovo “vento del Nord”.
Andreina si domanda incredula: “Non posso pensare che i milanesi siano diventati pro Vendola e Pisapia. Cos’è successo?”, mentre Antomas spiega che la Moratti non era il candidato giusto (“Molto meglio De Corato”).
Domanda aperta sulla destinazione dei voti della Lega, come scrive Alkampfer che osserva: “Se i dati venissero confermati a Milano ci sarebbe da chiedersi dove cavolo stanno i voti della Lega? La Lega ha ordinato no voto?!”.
La risposta è nell’analisi di Roberto D’Alimonte che stamattina sul Sole 24 Ore dimostra che a queste amministrative i delusi di Silvio Berlusconi non hanno votato Umberto Bossi e non c’è stato nessun travaso di voti da Pdl a Lega. Entrambi hanno registrato perdite nette e rispetto alle ultime regionali la coalizione del premier esce sconfitta in tutto il Nord, sia nei comuni che nelle province.
Non si può accedere ai commenti su Il forum della Libertà che è “in fase di manutenzione” e anche sulla piattaforma di Facebook i messaggi in bacheca si fermano al 13 maggio.
Su ForzaSilvio.it il focus group attivo più recente riguarda addirittura il referendum sul nucleare, come se le elezioni non ci fossero mai state.
Infine su SilvioBerlusconifansclub si fa strada una riflessione profonda sulla scelta degli elettori e Mario Coronello nota: “Il segnale di Milano è inequivocabile e sta ad indicare che l’elettorato milanese in generale (e quello di centrodestra in particolare) andava trattato con maggiore rispetto e non meritava la riproposizione di personaggi bluff come la Moratti”.
Un commento duro che fa eco a quello di Paolo: “Essendo un elettore del centro dx, sostenitore del grande Silvio, sono un po’ deluso perchè, come dico da sempre, il Pdl è formato principalmente da personaggi riciclati, triti e ritriti a livello locale che non brillano di luce propria, ma solo di luce riflessa”.
Infatti, Berlusconi capolista a Milano si aspettava il plebiscito di 52mila preferenze, ma ne ha ricevute solo 27.972, poco più della metà rispetto alle 53.297 di cinque anni fa.
E anche i leghisti che hanno perso su 14 dei 15 comuni capoluogo hanno poco di cui gioire.
Nel silenzio assordante di Umberto Bossi che finora si è limitato ad attribuire la sconfitta del Carroccio al Pdl, è difficile misurare l’indice di sgradimento perchè “il forum di Radio Padania è momentanemente chiuso”.
Ma sul sito dei Giovani Padani serpeggia la consapevolezza della sconfitta nel thread “Batosta Lega” in cui si legge: “la Lega ha perso in media il 5.3% in appena un anno” e “in 8 comuni avanziamo ma in 52 arretriamo”.
Il problema c’è ed è reale perchè, come aveva annunciato Silvio Berlusconi, queste Comunali erano un test per la maggioranza di governo.
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
A DESTRA PERDE IL PREMIER, A SINISTRA VINCONO LE PRIMARIE
Berlusconi aveva un racconto, per queste elezioni e il gruppo dirigente del centrosinistra no. 
Però gli elettori progressisti hanno trovato il modo di riscrivere il finale della storia, mentre il racconto di Berlusconi c’era sì, ma era totalmente sballato: un film in bianco e nero in un mondo a colori, un documentario seppiato nel tempo digitale.
Quella del Cavaliere è stata una campagna elettorale amministrativa anacronistica.
Tutta centrata sulle sue ossessioni più o meno recenti: le battute su “la mela che sa di fica” e quelle sui “magistrati brigatisti”, i proclami condonistici, i regali ai signori delle spiagge.
Ieri 12 milioni di italiani nelle urne hanno detto: “Voltiamo pagina”.
Cambia il vento.
Crollano le roccaforti della destra, Cagliari e Milano, vince il centrosinistra a Torino e Bologna.
A Napoli il duello rusticano fra le “due sinistre” proietta De Magistris verso una possibile vittoria.
Una lunga notte di numeri e passioni che passerà alla storia come la “Breccia di Pisapia” (CopyrightRiccardo Mannelli).
“Ci metto la faccia”, aveva gridato spavaldo Berlusconi candidandosi a Milano: ha preso meno voti delle elezioni precedenti.
E così ora Letizia Moratti (“È la mamma di Batman, fa finta di essere Mary Poppins, assomiglia a Crudelia“, ha riassunto icasticamente Nichi Vendola) diventa il capro espiatorio di una nuova Caporetto: “Ha sbagliato nel duello su Sky”, dicono i suoi, “È stata troppo fredda”.
Quadretto illuminante.
Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello si incrociano nello studio de La 7 mentre arrivano i primi dati della disfatta all’ombra del Duomo: “Hai visto Milano?”, dice il primo. “Adesso scoppierà un casino…”, risponde il secondo.
E’ tutto pronto.
Diranno che è stata Letizia a perdere: con i suoi milioni di euro sbattuti con arroganza sul tavolo, il suo colpo basso fuori tempo massimo nel duello elettorale.
Adesso le veline ufficiali dicono: “Berlusconi non era d’accordo”.
Ma la verità è che lo stesso vento soffia – per esempio – anche all’ombra del Castello, dove il giovane Massimo Zedda strappa il ballottaggio con un risultato miracoloso.
E cosa unisce i due candidati di opposizione?
Non tanto il fatto che fossero entrambi di Sinistra e libertà , quanto che fossero tutti e due figli delle primarie: con la società civile che riscrive le liste predisposte dagli apparati e li sospinge al ballottaggio da posizioni di forza.
Non riguarda solo Pisapia e Zedda: le primarie hanno rafforzato anche Piero Fassino (facendo emergere la coalizione al centro, con Gariglio, e a sinistra, con Michele Curto) e persino il candidato più debole (Virginio Merola, quello che non sa in che campionato giochi il Bologna!), hanno messo in moto la macchina della mobilitazione.
C’erano le piazze piene: 50 mila persone a Milano la sera di Vecchioni; folle imponenti per Vendola in ogni angolo d’Italia (il centrosinistra trionfa, fra l’altro, in Puglia); c’era un pezzo di società raccolto intorno a De Magistris a Napoli: la tv non aveva raccontato questi fenomeni, e le segreterie non se ne erano accorte. Ma hanno contato.
Sì, Berlusconi aveva un suo racconto.
La mattina della vigilia, su tutti i quotidiani, il medesimo retroscena, Il Cavaliere sicuro: “A Milano vinciamo al primo turno, la gente è andata a votare per noi”. Curioso strafalcione, nel giorno in cui ha dovuto ammettere: “Sono amareggiato”. Di notte arriva la nuova velina di Palazzo Grazioli: “Ha vinto la sinistra estrema”. In realtà Berlusconi aveva sottoscritto e coperto i due episodi -simbolo della campagna elettorale, il vero trionfo dell’estremismo: ovvero i manifesti sulle procure brigatiste di Lassini (al punto che il candidato è rimasto in lista ed è salito persino sul pullman del Milan campione), e l’attacco sul processo per furto d’auto a Pisapia.
La verità è che lo stesso tentativo di trasformare le amministrative in un voto politico ed ideologico si è trasformato in un boomerang: successe anche a Massimo D’Alema, nel 2000, ma continuano a caderci tutti (diceva Montale: La storia non è magistra/ di niente che ci riguardi”).
Il tracollo di Pdl e Lega a Milano è solo la metafora perfetta di un cataclisma, il racconto del punto della storia in cui cambia il vento: la città in cui è nata Mani pulite, hanno trionfato prima la Lega (ricordate Formentini?) e poi il Berlusconismo (prima con la bella faccia del Borghese Albertini, poi con il ghigno cotonato della plutocrate Moratti) può diventare anche quella in cui risorge la sinistra.
Su tutto pesa l’incognita della Lega che annulla la conferenza stampa convocata per le sette di sera, per attendere i risultati dei comuni dove il Carroccio corre contro il Pdl, in comuni come Gallarate o Rho .
Resta il problema del centrosinistra e del Pd: dove prova a riprodurre le logiche degli apparati senza rispondere al bisogno di cambiamento (vedi il pasticciaccio di Morcone a Napoli) il principale partito di opposizione scompare.
Dove accetta i verdetti delle primarie, il Pd acquista un senso e la possibilità di vincere (come già in Puglia e a Firenze).
Ma ieri la corretta dichiarazione di Bersani (“Vinciamo noi, perdono loro”) era letta con un tono talmente entusiastico da ispirare una battutaccia a Gepi Cucciari (“Sembrava una partecipazione funeraria”).
“Questo voto è uno dei tre uppercut a Berlusconi”, gridava raggiante Antonio Di Pietro.
E sarebbe sicuramente vero, se non proseguisse il paradosso di una coalizione che vive praticamente in clandestinità , e che non ha mai visto (nemmeno una sola volta!) i suoi leader salire sullo stesso palco.
Questo voto è – a sinistra – la migliore risposta agli azzeccagarbugli e ai dalemoni che hanno l’ossessione del “terzo Polo”: questo strano centrosinistra, vitale tra i suoi elettori, e “clandestino” tra i suoi dirigenti, può vincere anche da solo quando lavora sulla realtà e sui problemi veri.
Luca Telese
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
NON E’ SOLO MILANO IL PROBLEMA DI BOSSI E BERLUSCONI: DA BOLOGNA A SAVONA, DA VARESE A ROVIGO, I DUE PARTITI LASCIANO SUL TERRENO DECINE DI PUNTI IN PERCENTUALE…E QUANDO PERDONO (COME A TORINO) SI RIDUCONO A QUOTE DI SOPRAVVIVENZA
Un abbraccio se non mortale, quantomeno velenoso. 
La Lega di governo affonda insieme al Pdl in una delle peggiori giornate elettorali di Berlusconi e del centrodestra.
Un dato per tutti che riguarda la provincia di Treviso che, pure, il centrodestra conquista al primo turno col 57,6%.
Il presidente leghista Leonardo Muraro si conferma con la stessa percentuale del 2006, ma la Lega Nord perde quasi il 20 per cento in un anno passando dal 48,5% delle regionali 2010 al 29,6% di oggi.
Il Pdl cede molto meno (circa il 2%) ma passa dal 15,5% al 13,7%, percentuali decisamente basse rispetto al 27,3% delle politiche del 2008.
E non è un caso isolato.
Perchè, andando a spulciare (per quanto possibile dal momento che pochi risultati sono definitivi) tra i dati che arrivano dai comuni e dalle province del Nord, si assiste a un fenomeno che ha quasi sempre lo stesso segno: il Pdl arretra e la Lega frena vistosamente.
A cominciare da Bologna dove Merola (Pd) ce la fa di poco, ma il centrodestra si ferma ben lontano da un risultato accettabile col 30,36% del giovane Manes Bernardini.
Qualche mese fa, in momenti migliori, la Lega aveva accarezzato l’idea di abbattere a Bologna (per la seconda volta dopo Guazzaloca) il consolidato potere del centrosinistra.
L’occasione, dopo la rovinosa caduta di Delbono, era ghiotta, ma la Lega non è riuscita ad essere un fattore di peso in queste elezioni.
La sua crescita è evidente: dal 3,1 delle comunali del 2009 al 10,73 di oggi. Ma, in mezzo, c’era già stato l’8,57% delle regionali dell’anno scorso.
I due punti in più non sono quello che Bossi e i suoi si aspettavano da Bologna.
Nè, probabilmente, il Pdl si aspettava di perdere quasi 9 punti passando dal 25,23 delle regionali al 16,51% di queste comunali.
Ma, oggi, quello che deve far pensare gli uomini del Carroccio bolognese è il fatto di essere stati quasi raggiunti dai grillini a 5 stelle, veri vincitori di queste elezioni che toccano il 9,44 per cento.
Un fenomeno, che, con qualche differenza, si può leggere quasi dappertutto nel Nord e che pone un serio problema di lettura politica del risultato a Bossi e al suo stato maggiore.
Castelli ha cercato di ridurre tutto al problema di Milano e Calderoli ha ricordato che la Lega aumenta i suoi sindaci (rispetto al 2006 non ci voleva molto), ma i numeri, per quanto ancora incompleti, sono piuttosto impietosi.
Partiamo proprio da Milano dove è ormai chiaro che Pisapia andrà al ballottaggio con circa il 48% dei suffragi e un netto vantaggio (circa sette punti) sulla Moratti.
Ebbene, mentre il Pd risale al 28,6% (aveva ottenuto il 26,3% alle regionali dell’anno scorso), il Pdl lascia sul terreno oltre sette punti passando dal 36,01% al 28,8% di oggi.
E anche qui, lo scivolone del partito di Berlusconi (forse prevedibile) non viene compensato dalla Lega “di lotta e di governo” che, pure, ha appena conquistato l’agognato federalismo.
Sembra, insomma, che gli elettori colgano più l’appiattirsi di Bossi sui temi berlusconiani (giustizia, lotta alla magistratura e intervento in Libia) che il suo tentativo di distinguersi che si è concretizzato, nelle ultime settimane, in alcune significative prese di distanza.
La Lega, in proporzione, fa persino peggio dei suoi partner berlusconiani e, rispetto alle regionali del 2010 perde quasi cinque punti passando dal 14,49% al 9,67%.
Bossi, dunque, lascia in piazza del Duomo un terzo del suo elettorato e, questa sera, ha chiaro che l’impresa di (ri)conquistare Milano in due settimane è quasi disperata.
Anche perchè intorno alla Moratti si respira aria di sconfitta, un’aria che, in politica, non ha mai attirato nessuno.
Ma il fenomeno non ha eccezioni.
Basta uscire di pochi chilometri da Milano per arrivare a Varese dove il sindaco leghista Attilio Fontana (che nel 2006 era passato tranquillamente al primo turno col 57,8% dei voti), è costretto, questa volta al ballottaggio.
Con 3 sezioni da scrutinare su 85, è fermo al 49,15% ed è praticamente certo che, fra due settimane a Varese si voterà di nuovo.
Lega e Pdl sono alla pari: 24,39% (Pdl), e 24,01% (Lega) ma, insieme, perdono circa l’11%: 8 punti il Pdl e almeno 3 la Lega.
Cambiando regione, c’è il caso di Savona dove un candidato del Pd è stato arrestato nei giorni scorsi a causa di una serie di malversazioni e di un giro di tangenti legato a una squadra locale di calcio.
Molti hanno pensato che il sindaco uscente Federico Berruti l’avrebbe pagata cara e che il centrodestra aveva davanti una grossa occasione per tornare al governo del comune del Ponente ligure.
Niente da fare, a fine scrutinio, Berruti è oltre il 57% (l’altra volta venne eletto con il 59,5%) e lo scandalo non sembra averne scalfito la forza.
Il Pdl è al 16% (aveva il 24,2%) e la Lega si deve accontentare del 5,3% (partiva dall’8,7%).
Situazione analoga a Pavia dove il centrodestra è costretto al ballottaggio (43,9% contro il 34,1% del centrosinistra) e il Pdl passa dal 30,4% delle regionali al 22,7.
La Lega ha lo stesso andamento negativo e scende dal 28,2% al 21,5%. Stesso discorso alla Provincia di Gorizia che il centrosinistra conquista al primo turno: il Pdl scende dal 31,3% al 17,5%, qui, però, la Lega recupera qualcosa passando dall’8,2 al 13,5.
Anche a Mantova (ballottaggio con i due contendenti alla pari poco sopra il 41%) entrambi i partiti del centrodestra perdono: il Pdl lascia sul terreno quasi dieci punti (dal 29,2% al 19,7%) e la Lega solo due (dal 22 al 20,4).
Dove, poi, la sconfitta è inequivocabile, come a Torino , si assiste al pesante ridimensionamento del centrodestra che si riduce di una decina di punti passando dal 32% complessivo delle regionali al 24% circa di oggi.
Il Pdl è al 17,9% e la Lega al 6,7%.
Quote quasi marginali nella seconda città del Nord.
A Rovigo, infine (altro ballottaggio imprevisto per il centrodestra), Pdl e Lega perdono insieme ben 18 punti: i berlusconiani calano dal 33 al 23 e il Carroccio passa dal 19,4% all’11,2%.
I numeri, dunque, non lasciano dubbi.
L’alleanza del Nord, questa volta, non ha funzionato: Lega e Pdl, pagano cara la sensazione data agli elettori di essersi occupati molto dei problemi di Berlusconi ma poco di quelli del Paese.
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
BOSSI COME IL BERLUSCA, VA A GALLARATE TROPPO SPESSO: CHI LI CONOSCE TROPPO BENE, LI EVITA… DOVEVA ESSERE L’ESPERIMENTO DELLA SVOLTA PER CORRERE DA SOLI IN FUTURO, MA LA CORSA SOLITARIA E’ FINITA CON UNA SONORA SCONFITTA
A Gallarate è ballottaggio fra i candidati di Pdl e Udc da una parte e del centrosinistra dall’altra.
Non ce l’ha fatta la Lega Nord, che nella terza città della provincia di Varese, 51mila abitanti, si è smarcata dal Pdl inaugurando una corsa in solitaria.
Il candidato sindaco del Carroccio, Giovanna Bianchi Clerici, ha ottenuto il 30% dei voti, con una crescita consistente della Lega rispetto alla scorsa tornata elettorale, quando alleata con il Pdl aveva ottenuto il 9.76%.
Ha ottenuto la maggioranza delle preferenze il vicesindaco uscente Massimo Bossi (33%) candidato di Pdl, Udc e altre liste, che andrà al ballottaggio con Edoardo Guenzani (30.5%), candidato di una coalizione di centrosinistra composta da Pd, Idv e Sel.
«Gallarate rimane una città di centrodestra – ha commentato Massimo Bossi – e dal mio punto di vista la Lega può vincere solo con una coesione politica con il Pdl, al Governo come nei Comuni. La divisione sicuramente ha favorito il Pd, ma questo era già previsto».
Una tornata elettorale preceduta da una campagna segnata da polemiche e tensioni fra i due partiti alleati nel Governo e avversari in città , che si è proposta come un vero e proprio “laboratorio politico”.
Il Carroccio, uscito dalla giunta quattro anni fa e passato all’opposizione a causa di contrasti con il Pdl, ha schierato l’ex consigliere di amministrazione Rai Giovanna Bianchi Clerici inaugurando un’inedita alleanza con la lista civica vicina a Fli Libertà per Gallarate (suscitando lo sdegno della base locale di Fli).
Per sostenere Giovanna Bianchi Clerici il leader della Lega Nord Umberto Bossi è sceso in campo in prima persona, assieme ai big del Carroccio, partecipando in un mese a quattro comizi, oltre a diversi passaggi in città per incontrare i militanti del partito.
In corsa anche Andrea Buffoni per Unione Italiana (2%), Ennio Melandri per la Federazione della sinistra (1.95%) e Gianluca Gnocchi, per i Pensionati (0.82%).
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
CASO LIBIA E IMMIGRAZIONE GLI ARGOMENTI CARDINE DELLA CONTESTAZIONE LEGHISTA…MA ANCHE L’INADEGUATEZZA DELLA MORATTI, GLI ATTACCHI AI GIUDICI E I RICATTI DI BOSSI
«Lega, è ora di dire basta a certe alleanze, una volta dicevamo che qualcuno era mafioso. Se quel qualcuno deve pagare per i suoi problemi dobbiamo farci tirare nella cacca anche noi? Cambiare subito!».
Se la Lega resta in silenzio, si sfogano i suoi militanti su Facebook.
Sulla bacheca della pagina dei fan di Radio Padania Libera, compaiono infatti commenti al vetriolo sul risultato elettorale.
Bersagli, il Pdl e Berlusconi. E
soprattutto la scelta di candidare Letizia Moratti a Milano.
«Io da leghista l’avrei votata non con il naso tappato, ma con la tuta che si usa per le epidemie di ebola nei villaggi dell’Africa», scrive Marco, con chiaro riferimento all’ex sindaco.
Alessandro è durissimo: «A parte il candidato improponibile a Milano (perchè per votare una antipatica e inutile come la Moratti ci vuole del gran coraggio), come prevedevo sia Lega che Pdl son stati puniti per la mancanza di palle in fatto di immigrazione e per l’eccesso di immobilismo che ci ha portato a parlare nell ultimo anno solo di intercettazioni e riforme della giustizia». «Come era facile prevedere siamo stati puniti! – si legge ancora – Speriamo Tremonti mandi presto Berlusconi a casa perchè c’è da rifondare parecchio!». Non usano mezzi termini i militanti leghisti: «Se a Milano non passiamo al primo turno – avverte Lorena – che il Berlusca si prepari!».
Colpa della Moratti, della Lega o di qualche errore di Silvio Berlusconi? Mentre ancora i dati continuano ad affluire, anche sullo Spazio azzurro, il forum online del Popolo della libertà , i militanti del partito iniziano a fare un’impietosa analisi del voto.
Al centro delle critiche, soprattutto il risultato di Milano.
«La Moratti non era il candidato giusto», scrive Antomas.
«Bossi ha tirato la corda. Troppo», sostiene Mara.
«Bossi e la Lega se si perdono le elezioni sono i primi responsabili!», concorda un anonimo.
Vittorio se la prende un po’ con tutti: «Ma vi rendete conto? Con Pisapia! Siete fuori di testa. Incapaci. Perdere Milano! Mendicare i voti. Che pena». Ma c’è anche chi critica apertamente lo stesso Berlusconi: «Presidente, lasciata la politica ai Frattini e campo libero a Napolitano che fa il capo del governo, ti aspettavi una vittoria elettorale?», scrive un lettore che si firma Msi.
E un altro: «Caro Berlusconi lo sconsiderato attacco alla Libia ti ha fatto perdere consenso. Rifletti su questo errore».
«Avete tradito gli elettori sulla immigrazione, avete fatto solo annunci, ve lo avevo detto», incalza Rino.
E un altro: «Ve lo siete cercato e le urne ve lo servono sul piatto d’argento. Avanti Tremonti!!».
«Siete stati immobili e ora la gente ha ragione a farvi andare ai ballottaggi a Milano e Napoli. Riforme zero. Liberalizzazioni zero. Calo tasse zero».
Ma c’è anche chi invita al sangue freddo, all’attesa dei dati definitivi e a non «darsi la colpa l’uno l’altro e arrivare a far cadere il governo».
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
L’ACCORDO CON IL GOVERNO TUNISINO PREVEDE NON PIU’ DI 60 RIMPATRI AL GIORNO, MA NON RIUSCIAMO SPESSO A FARE NEANCHE QUESTO… VOLI CHE SALTANO, POLIZIOTTI CHE MANCANO, PROBLEMI BUROCRATICI….IN COMPENSO ABBIAMO GIA’ REGALATO A TUNISI QUATTRO MOTOVEDETTE
Ne possono rimpatriare 60 al giorno, ma spesso non riescono a fare neanche quello. 
Nella generale distrazione della campagna elettorale, capita che l’accordo con la Tunisia, stipulato il 5 aprile dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, salti in maniera continuativa.
Parlano i numeri: dei 33.880 immigrati sbarcati sulle coste italiane dal primo gennaio, 23.938 sono tunisini.
È vero che i primi rimpatri sono scattati subito dopo la firma dell’accordo, ma in un mese e mezzo sono fermi a 861.
Qualcosa quindi non funziona.
Il 2 maggio, per esempio, si sarebbe dovuto provvedere a riportare a casa 60 tunisini ospiti della ex tendopoli (trasformata poi in un Cie temporaneo) di Palazzo San Gervasio, nel potentino.
“Il ministero dell’Interno — racconta Franco Maccari, segretario generale nazionale del sindacato autonomo di polizia Coisp — ha organizzato in due turni il trasferimento da Palazzo all’aeroporto di Napoli, distante 200 chilometri. Per i primi 30 si organizza la scorta nel cuore della notte. Sono impegnati 60 poliziotti, il rimpatrio procede senza problemi, ma al rientro dei colleghi da Napoli a Potenza l’auto di servizio viene coinvolta in un incidente stradale”. Due poliziotti rimangono feriti.
Ma è col secondo trasferimento che il meccanismo del rimpatrio si inceppa. Ancora Maccari: “Partenza programmata alle 4 del mattino, si parte soltanto alle 13, dopo i numerosi ordini e contrordini da parte del ministero. Gli altri 30 immigrati dovrebbero imbarcarsi all’aeroporto di Capodichino. Lì ai 60 poliziotti viene concesso un lauto pranzo: un panino e acqua minerale. Alle 18 ancora gli immigrati non vengono imbarcati. Poi si svela l’arcano: a Napoli non c’è alcun aereo per Tunisi! Così qualche papavero del ministero, pensando di spostare gli agenti per mezzo Sud Italia come se fossero carri armati del Risiko, dispone l’incredibile: spedire gli immigrati da Napoli al Cie di Bari, che dista soltanto 80 km da quello di partenza di Palazzo San Gervasio”.
Cosa è accaduto? “Il problema è che sono tanti e il ministero non sa come gestirli — commenta Maccari — Fate caso che non li portano nè a Napoli nè a Milano, per non scontentare le fazioni di governo. I centri di Civitavecchia e Cagliari vengono chiusi e riaperti a seconda delle necessità ”.
E non si tratterebbe dell’unica volta in cui il rimpatrio è saltato.
Lunedì scorso un volo con a bordo 29 immigrati e una settantina di poliziotti è decollato alle 10 del mattino da Roma-Fiumicino destinazione Tunisi (via Napoli-Palermo), ma l’autorizzazione all’atterraggio dall’altra parte del Mediterraneo non è mai arrivata.
Così l’aereo è rimasto fermo prima a Capodichino, poi nello scalo siciliano: qui si è aspettato il console per il riconoscimento, ma il nullaosta finale non è mai arrivato.
Così a tarda sera il velivolo è decollato nuovamente, alla volta però del Cie di Torino.
Sono rimasti tutti senza mangiare, compresi i poliziotti che dal capoluogo piemontese sono poi dovuti rientrare nella capitale.
Costo dell’operazione, seimila euro all’ora per l’affitto del mezzo Mistral Air, oltre naturalmente allo stipendio dei poliziotti.
E sembra che il Viminale, anzichè riconoscere la missione internazionale, abbia declassato la giornata a “ordine pubblico”.
“Un’odissea dovuta alla situazione interna alla Tunisia — spiega Enzo Marco Letizia, segretario generale dell’Associazione nazionale funzionari di polizia — con i violenti scontri di sabato che hanno riportato il coprifuoco dalle 21 alle 5”.
Sarà , ma altri due episodi analoghi si sarebbero verificati anche a fine aprile e all’inizio di maggio.
Se da un lato Maroni non riesce dunque a rispettare gli impegni assunti con la base leghista, dall’altro è costretto a ottemperare agli obblighi proprio con la Tunisia: mercoledì scorso ha consegnato personalmente all’omologo tunisino Essid, 4 motovedette di ultima generazione, 15 metri, due motori con una potenza di 1000 cavalli, ecoscandaglio e navigatore satellitare.
Per chi ascolta la Tv sembra che tutti i tunisini siano ormai stati rimpatriati (profughi libici a parte), invece siamo fermi al 4% di quelli arrivati a suo tempo.
Basta che ne arrivino 300 in una settimana e annullano chi viene rimpatriato. Per smaltirne 23.000 di questo passo ci vorranno due anni.
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