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I LEGHISTI SI SPUTTANANO CON DOSSIER TRA DI LORO: LA STORIA DEL CAPOGRUPPO IN REGIONE CON UN PASSATO DI AFFIDAMENTO AI SERVIZI SOCIALI

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

E’ QUANTO EMERGE DALL’INCHIESTA DELLA PROCURA DI BRESCIA DOPO L’ESPOSTO DI DUE GIORNALISTI: AL CENTRO DELLA VICENDA L’ASSESSORE REGIONALE LOMBARDA DELLA LEGA MONICA RIZZI… TRA LE VITTIME DEI SUOI DOSSIER CI SAREBBE ANCHE IL SUO CAPOGRUPPO STEFANO GALLI, “AFFIDATO” ANNI PRIMA AI SERVIZI SOCIALI PER UNA SERIE DI REATI CHE ADESSO VENGONO USATI PER UN REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO

C’è anche Stefano Galli, capogruppo del Carroccio al Consiglio regionale della Lombardia, tra i dossierati della Lega Nord.
La vicenda è quella della guerra sotterranea interna al partito di Umberto Bossi. Una storia brutta e scivolosa portata alla luce dagli esposti di due giornalisti, Leonardo Piccini e Marco Marsili, che hanno denunciato alla Procura di Brescia di essere stati vittime di una illegittima raccolta di informazioni: c’è una piccola macchina del fango verde Padania — giurano i due — che è stata messa in moto per regolare conti interni al Carroccio.
Per mettere in difficoltà  non solo loro, ma anche (anzi, soprattutto) alcuni esponenti leghisti sgraditi a un gruppo di potere interno, pronto a utilizzare anche metodi illegali per fermare le carriere degli avversari.
Questo almeno è ciò che raccontano i due giornalisti, che hanno indicato anche i presunti manovratori della macchinetta del fango padano: l’assessore regionale lombarda Monica Rizzi e la sua maga, la medium Adriana Sossi, titolare dell’agenzia investigativa Cagliostro.
Braccio operativo: un sottufficiale della Guardia di finanza in forza al Comando provinciale di Brescia, il maresciallo Francesco Cerniglia.
Accuse pesanti. Tutte da dimostrare. I due dicono la verità  o stanno calunniando persone innocenti?
L’unica cosa certa, per ora, è che il procuratore aggiunto della Procura di Brescia, Fabio Salamone, ha aperto un’inchiesta “contro ignoti”.
Sono stati interrogati i due giornalisti che hanno presentato gli esposti e alcuni dei presunti dossierati.
Ma ora emerge che tra questi (benchè non ancora interrogato) ci sarebbe anche Stefano Galli.
Ai danni del capogruppo leghista lombardo sarebbe stata estratta dalle banche dati del ministero dell’Interno la scheda con la sua storia giudiziaria.
Tra il 2005 e il 2007 è stato affidato in prova ai servizi sociali, come misura alternativa al carcere.
Galli fu denunciato per vilipendio della bandiera, perchè nel 1997, durante un comizio, disse: “Io il Tricolore l’ho appeso nel cesso e da quel momento non ho più avuto problemi di stitichezza”.
Ma gli insulti all’italianità  sono reati d’opinione e per di più considerati titoli d’onore dentro la Lega.
Più duro digerire ciò che la fedina penale racconta sui primi passi del giovane Galli.
Nel 1984 si prese una condanna a 3 anni e 8 mesi per un pestaggio con sparatoria avvenuto in Valtellina. Lesioni personali, articolo 582 del codice penale.
Più tardi, entrato nella Lega, fu denunciato da una compagna di partito alla quale avrebbe dato un ceffone durante una discussione politica.
Seguirono condanne e, in alternativa al carcere, un primo affidamento in prova ai servizi sociali, nel 1986.
Storie vecchie. Riportate alla luce dai misteriosi manovratori della macchina del fango padana. Perchè?
Per escludere Galli dalle decisioni sui manager sanitari lombardi, ipotizzano i due giornalisti.
Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 si consuma, infatti, l’ultima lottizzazione delle poltrone di Asl e ospedali, con la Lega in corsa per riempire molte caselle. Tagliato fuori Galli, è Monica Rizzi a trattare con il presidente Roberto Formigoni nomi, cariche e sedi.

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IL BACIO DI GIUDA: LA TENTAZIONE DEI LEGHISTI

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

NEL PDL GIRA LA SENSAZIONE CHE MOLTI LEGHISTI DISERTERANNO A MILANO LE URNE   PER TRASCINARE AL BALLOTTAGGIO LADY MESTIZIA… IN QUELLE DUE SETTIMANE SI APRIREBBE UNA CRISI CHE AUMENTEREBBE IL POTERE DI RICATTO DEL CARROCCIO….E PER LA PRIMA VOLTA ANCHE COMUNIONE E LIBERAZIONE NON INVITA A VOTARE PDL

Ma siamo proprio sicuri che i leghisti milanesi, turandosi il naso, si recheranno compatti alle urne per votare Letizia Moratti?
Lo sapremo fra quarantotto ore.
Nel frattempo il dubbio serpeggia fra i clan rivali di un Pdl trascinato a forza su posizioni estremiste da Berlusconi, non appena intuito il rischio di rompersi l’osso del collo proprio nella sua capitale; a presidio della quale s’è ritrovato una sindachessa più fragile e impopolare del previsto.
Le perplessità  di Umberto Bossi sulla ricandidatura della Moratti furono sempre dichiarate in pubblico.
E nei giorni scorsi sono state ribadite con un duplice avvertimento al partner di governo: sia ben chiaro che, presentandosi capolista a Palazzo Marino, Berlusconi ha scelto di legarsi mani e piedi alla sorte di lady Mestizia; dunque il mancato conseguimento di quota 50% al primo turno, determinerebbe una “situazione difficile”.
La Lega, con ragione, descrive il ballottaggio a Milano come una grave incognita; non solo per l’incertezza del suo esito, ma anche per il deterioramento nei rapporti interni alla coalizione che ne conseguirebbe.
Nel frattempo, il candidato del Carroccio alla carica di vicesindaco, Matteo Salvini, accusa la Moratti di avere indirizzato un messaggio fuorviante ai milanesi con il suo attacco a Pisapia, e, peggio ancora, di aver “detto una bugia”. Pesante.
Se ci aggiungiamo le critiche di Calderoli al condono edilizio promesso da Berlusconi ai napoletani, e le ripetute attestazioni di stima al presidente Napolitano con cui la Lega ha voluto distinguersi dal premier, ne emerge uno smarcamento plateale.
Una somma di indizi tale da caricare di significati premonitori le parole pronunciate da Roberto Maroni a Gallarate, dove la Lega ha deciso di presentarsi da sola in contrapposizione al Pdl: “Correndo da soli torniamo alle origini. Questo è un esperimento interessante di ritorno al futuro”.
Ritorno al futuro? Il calcolo della Lega è evidente.
Confida di usufruire a tempo debito della crisi del berlusconismo, incassando pure in Lombardia e in Piemonte un massiccio travaso di elettori come già  avvenuto in Veneto.
Così raggiungerebbe il suo vero obiettivo: diventare il partito di maggioranza relativa del Nord Italia.
Il trauma di una mancata vittoria della Moratti al primo turno delle elezioni milanesi, se gestito da Bossi con la dovuta enfasi, potrebbe accelerare questo processo.
Da qui il sospetto, niente più che un sospetto: i dirigenti del Carroccio non starebbero facendo tutto il necessario per vincere l’ostilità  culturale della loro base milanese nei confronti della Moratti.
Sensazione che innervosisce assai il Pdl milanese, già  allarmato da un’altra circostanza: per la prima volta da molti anni, Comunione e Liberazione non ha dato un’esplicita indicazione di voto ai suoi militanti.
È questo insieme di fattori che sta determinando la sconcertante inversione di ruoli in atto fra i due partiti della destra italiana: oggi la Lega riesce a presentare di sè, con disinvolta messinscena, una fisionomia moderata; approfittando dell’estremismo di Berlusconi che modifica i connotati del Pdl strattonandolo fin sulle posizioni estremistiche dei Lassini, dei Sallusti e delle Santanchè.
Assecondate infine maldestramente dalla Moratti.
Con la sua astuta presa di distanze dalla campagna forsennata contro i magistrati e il presidente della Repubblica, il partito di Bossi (che pure in passato sparò sui medesimi bersagli) intravede un nuovo spazio da occupare e mira a offrirsi come alternativa ragionevole per l’elettorato conservatore del Nord.
Tremonti se ne compiace in silenzio.
E pure Formigoni cerca uno spazio autonomo, profittando delle difficoltà  della Moratti e di La Russa.
Gli stessi clan affaristici milanesi finora subalterni a Berlusconi si guardano intorno preoccupati, in cerca di nuovi protettori per il dopo.
La rottura già  sfiorata sulla guerra di Libia, ma soprattutto lo sconcerto determinato nell’opinione pubblica di destra dal fallimento della politica di contenimento del flusso migratorio dei nordafricani, potrebbero sollecitare il gruppo dirigente leghista a forzare i tempi.
Bossi è prudente. Subodora il prossimo disfacimento della galassia berlusconiana, ma l’esperienza lo induce a non sottovalutare le risorse e la capacità  di ricatto del suo partner.
Da stratega navigato dell’antipolitica, inoltre, sa bene che per raccogliere l’eredità  del berlusconismo non gli gioverebbe il ruolo del sicario.
Meglio attendere che il Cavaliere finisca di farsi male da sè.
A meno che un eventuale fallimento della Moratti gli consenta di presentare il conto in anticipo.

Gad Lerner

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VIETATO PARLARE DEI REFERENDUM: DA TELEKABUL A TELEARCORE

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI UNA RICERCATRICE CHE DOVEVA INTERVENIRE A UN PROGRAMMA RAI PER PARLARE SULLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA E CHE E’ STATO IMPROVVISAMENTE CANCELLATO.. AL CITTADINO NON FAR SAPERE QUANTE E’ GRANDE LA LORO SETE DI POTERE

Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche.
Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma Radio Rai (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
E’ arrivata una circolare interna Rai alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della Rai di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno, ovvero quando si terrà  il referendum).
Quindi, il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità  con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità  dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica.
Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano, di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre   riappropriarci della nostra voce, prima di perderla definitivamente.
Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

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I SINDACI LEGHISTI SONO NERVOSI: ORA PICCHIANO LE DONNE CONSIGLIERE DI OPPOSIZIONE

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRIMO CITTADINO DI MONZA ALZA LE MANI E SPINGE CONTRO LA FINESTRA LA CAPOGRUPPO DI FUTURO E LIBERTA’… QUERELATO PER VIOLENZA PERSONALE: ALL’EROE PADAGNO E’ ANDATA BENE, IN ALTRI TEMPI NON TORNAVA A CASA

Sette giorni di prognosi per il capogruppo di Fli e il sindaco denunciato per lesioni personali e atti persecutori.
E’ finita così la seduta del consiglio comunale di Monza lunedì sera.
In discussione c’era il Pgt.
Annamaria Mancuso, capogruppo di Futuro e Libertà , ha chiesto una sospensiva di cinque minuti, aveva dei dubbi sugli emendamenti da discutere e voleva approfondire l’argomento con gli altri capigruppo.
Ma le è stata negata.
Si è allontanata dall’aula ed è andata su un terrazzino usato dai consiglieri per fumare.
Qui, mentre parlava con due colleghi di altri partiti (Udc e Pdl), è stata raggiunta dal sindaco leghista, Marco Mariani, che l’ha prima apostrofata e minacciata, poi l’ha strattonata e spinta, facendola cadere contro il muro. Motivo?
Secondo quanto denunciato da Mancuso, Mariani temeva che stesse convincendo il consigliere Ruggero De Pasquale dell’Udc a votare anche lui contro il provvedimento in discussione.
Tutto è accaduto in pochi minuti.
Il sindaco, arrivato sul balcone, si rivolge a De Pasquale: “Devi dirmi che cazzo intendi fare questa sera. Se devi votare contro dimmelo subito che me ne vado a casa”.
Mancuso interviene dicendo che stavano parlando di altro e Mariani, sempre secondo quanto riportato sulla denuncia presentata al tribunale di Monza, si è girata “immediatamente verso l’esponente in modo minaccioso, gridandole: “Smettila di rompere i coglioni, non sto parlando con te e se non la smetti ti butto giù dal balcone’”.
Poi il sindaco si “è avventato contro l’esponente, dandole un violento spintone con le mani, contro il lato destro del corpo e la scagliava contro la porta del terrazzo”.
Il tutto sotto gli occhi di altri consiglieri, molti dei quali si sono detti disposti a testimoniare.
Ripresi i lavori in aula, è stato stigmatizzato il comportamento del sindaco e la seduta è stata sospesa senza votazione.
Ieri Mancuso ha deciso di sporgere denuncia, su consiglio del suo legale.
La querela ricostruisce quanto accaduto e rende “fedelmente la barbarie a cui sono arrivati”, dice Barbara Ciabò, esponente di Futuro e Libertà  e consigliere comunale a Milano.
“Un sindaco che picchia un consigliere, donna fra l’altro, perchè non vuole votare una delibera, è un metodo mafioso”, dice. “Quelli della cosiddetta maggioranza ormai quando non possono comprare le persone allora le picchiano, la prossima volta cosa fanno? La gambizzano?”, aggiunge Ciabò che ha espresso la sua solidarietà  a Mancuso e riferisce di averla sentita, oggi, “fortemente scossa, disperata, sconcertata. Quanto accaduto non può che indignare, sono stati superati i limiti propri di un paese che si definisce civile; non credo esista un paese in cui accadono cose simili, usare la violenza per far desistere un consigliere a esprimere il proprio pensiero in un Comune dove è stato eletto è un comportamento ascrivibile solo ai metodi mafiosi”.

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MARONI COLPISCE ANCORA: CHIUDE IL COMMISSARIATO ON LINE, NIENTE PIU’ DENUNCE PER MANCANZA DI FONDI

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

CREATO NEL 2006 DAL MINISTRO PISANU, PERMETTEVA DI FARE DENUNCE SENZA USCIRE DI CASA, EVITANDO DI INTASARE I COMMISSARIATI…SCADUTO IL CONTRATTO CON LA SOCIETA’ CHE GESTIVA IL SERVIZIO, SI SCOPRE CHE MANCANO PERSINO I FONDI PER IL RINNOVO… MARONI AD APRILE, INSERENDO IL POTENZIAMENTO DEL SERVIZIO NEL PROGRAMMA STRATEGICO, MENTIVA SAPENDO DI MENTIRE

Mancano i fondi, e il commissariato online del ministero dell’Interno chiude le principali attività .
Fra queste, il fiore all’occhiello del Viminale, ovvero la facoltà  offerta ai cittadini di fare le denunce via web, evitando lunghe code nei commissariati.
I tagli del ministro dell’Economia Giulio Tremonti continuano a provocare effetti preoccupanti sul comparto sicurezza.
E’ di pochi giorni fa la notizia che a Palermo gli agenti sono costretti a comunicare con la centrale a proprie spese tramite cellulare, perchè i ponti radio fuori uso non possono essere riparati.
Ma il taglio ai fondi delle forze di polizia effettuato dal governo Berlusconi ha fatto un’altra vittima eccellente: è il commissariato virtuale, attraverso il quale fino a ieri il cittadino poteva presentare una denuncia online in attesa di conferma presso un ufficio di polizia.
La sospensione del servizio è l’ennesimo passo indietro che il governo sta imponendo al Paese sulla strada della modernizzazione e dell’efficienza delle forze di polizia.
Dopo le auto ferme, le divise bucate e le fotocopiatrici senza carta, ora chiude pure il commssariato online.e sicuramente non è finita qui.
Al Viminale confermano la notizia. “Tutto vero – dicono fonti interne – il contratto con la società  che assicurava il supporto teelmatico è scaduto. Ma per il rinnovo mancano i fondi”.
Il “Commissariato online” inaugurato dall’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu aveva vinto il premio “European eGovernment Awards 2007″ perchè, aveva spiegato la giuria, riduce sensibilmente l’iter burocratico per inoltrare le denunce e consente alle persone anziane, disabili e a quanti sono impossibilitati a recarsi di persona al Commissariato di zona, di sbrigare celermente le pratiche per segnalare alla Polizia di Stato eventuali reati”.
Ed era stato anche finalista nel 2008 alla “Challenge Trophy” di Stoccolma: il concorso mondiale sulle innovazioni tecniche al servizio della comunità , bandito ogni due anni dal Royal Institute of Technology e sponsorizzato dal comune di Stoccolma.
Per il Dipartimento, erano stati “due importanti riconoscimenti per quanto realizzato dalla polizia per i cittadini e per la loro sicurezza nel mondo della comunicazione informatica”.
La chiusura inaspettata del prestigioso servizio web contrasta ora con il documento firmato il primo di aprile da Roberto Maroni intitolato “Obiettivi strategici del ministero dell’Interno” per il prossimo triennio.
Il secondo obiettivo strategico fissato da Maroni riguardava infatti proprio la “realizzazione e il potenziamento di banche dati e altri progetti di digitalizzazione e di semplificazione dei servizi, per incrementare il flusso di comunicazioni interne ed esterne, migliorandone la qualità  e l’efficienza”.
Obiettivi che, però, rischiano ora di non corrispondere alla realtà .

Alberto Custodero
(da “La Repubblica“)

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INCUBO BALLLOTTAGGI PER BERLUSCONI: “IN QUEL CASO MANCHERA’ LA SPINTA DELLE LISTE”

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

TIMORI NON SOLO PER MILANO, MA ANCHE PER NAPOLI, DOPO AVER CONCORDATO CON COSENTINO IL CONDONO EDILIZIO… IL GIOCO SPORCO DELLA LEGA: AD APRILE IL CARROCCIO AVEVA VOTATO IL DECRETO CHE IMPEDIVA LE DEMOLIZIONI, ORA FINGE INDIGNAZIONE

La coperta è corta.
Berlusconi copre gli abusivi campani per dare una mano al candidato Lettieri ma scopre i leghisti nel nord.
“Ma con Bossi – ha assicurato – ci parlerò e mi spiegherò. Abbiamo trovato un accordo sulla Libia, figuriamoci se non lo troviamo su Ischia”.
Ottimismo solo obbligato a tre giorni dal voto, come quello di Paolo Bonaiuti: “Troveremo anche questa volta una “quadra” che faccia salve le esigenze di tutti”.
Eppure i due leader ieri non si sono parlati e nel Pdl aumentano i sospetti su quest’ennesimo strappo leghista.
Quasi che il Carroccio, sussurrano a via dell’Umiltà , stia “accumulando pretesti” per una rottura nazionale se le elezioni dovessero andare male.
E anche stavolta dietro a Bossi i berlusconiani scorgono la figura di Giorgio Napolitano, che qualche mese fa fece eliminare dal decreto Milleproroghe proprio il condono edilizio per i campani.
Milano e Napoli dunque.
È in queste due piazze che Berlusconi si gioca il resto della legislatura.
E in entrambe la situazione, ammettono nel quartier generale berlusconiano, è meno tranquilla di come appare, anche per la debolezza del candidato sindaco. A Milano le liste di centrodestra corrono qualche frazione di decimale sopra il cinquanta per cento, un margine troppo risicato per escludere il ballottaggio. Un’eventualità  a cui il Cavaliere guarda con grande preoccupazione: “Al ballottaggio non ci saranno più le liste – ha spiegato ai suoi – e Letizia correrà  da sola”.
Nel capoluogo lombardo ci sono nove circoscrizioni, fanno i calcoli a via dell’Umiltà , e ci sono 7 liste a sostegno della Moratti con 40 candidati ciascuna. È un esercito di 2500 aspiranti consiglieri che pompa voti a più non posso.
Ma dal 16 maggio, in caso di ballottaggio, questi militanti si fermeranno, lasciando Moratti da sola contro Pisapia.
A quel punto anche l’impensabile, la perdita della città -simbolo del berlusconismo, diventerebbe possibile.
Uno scenario non molto diverso da quello di Napoli, nonostante Berlusconi, riadattando una sua vecchia battuta, ieri abbia scherzato in privato sulla propensione al voto dei napoletani: “Non credo saranno tanto coglioni da rivotare chi li ha portati a quel disastro”.
Eppure i più attenti nel Pdl invitano alla prudenza, perchè sarà  anche vero che Lettieri distanzia di più quindici punti i suoi due sfidanti.
Ma sotto il Vesuvio tutto è possibile.
“De Magistris – confidano – è un osso duro, un uomo d’ordine. Se dovesse andare lui al ballottaggio le cose si complicano”.
In ogni caso quel provvedimento annunciato ieri da Berlusconi serve e serve prima del ballottaggio.
“Dieci giorni fa – rivela Amedeo Laboccetta – Nicola Cosentino ed io siamo andati dal premier a palazzo Grazioli e abbiamo avuto il suo impegno a risolvere una questione che riguarda 67 mila famiglie. Il capo del governo ha preso un impegno e lo manterrà , Calderoli o non Calderoli”.
Per la verità  già  ad aprile, ricevendo a via del Plebiscito i sindaci campani di centrodestra (l’occasione venne immortalata con un video pirata e la barzelletta sulla mela), Berlusconi aveva garantito un decreto per bloccare le demolizioni. Ora è arrivato il momento di pagare dazio.
L’atteggiamento apparente di chiusura dei leghisti sulle case abusive provoca un moto di stizza nel Pdl al Nord, dove la “competition” tra i due partiti è serrata. “Quando si va a votare – osserva il milanese Massimo Corsaro – come al solito i leghisti pensano solo a loro stessi. Stavolta cercano di speculare agitando la solita storia dei terroni che si fanno le case abusive, senza farsi troppi scrupoli. Sono costretti ad alzare i toni perchè hanno subito una battuta d’arresto il 17 marzo, quando hanno polemizzato sull’unità  d’Italia e i cittadini non li hanno capiti”.
Anche sulla questione della case abusive, ricordano nel Pdl, i leghisti giocano una partita sporca.
“Ora sono contrari ma lo scorso aprile il decreto che impediva le demolizioni lo votarono anche loro”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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BERLUSCONI, APOLOGIA DELL’ILLEGALITA’: NON VUOLE PIU’ ABBATTERE LE CASE ABUSIVE A NAPOLI PER PRENDERE I VOTI DELLA CAMORRA

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

CLAMOROSO AUTOGOL DEL PREMIER: CASE ABUSIVE, STOP ALLE RUSPE…E QUESTA SAREBBE LA DESTRA DELLA LEGALITA’? … LA LEGA FA FINTA DI INDIGNARSI, MA VERRA’ TACITATA CON QUALCHE POLTRONA, COME SI ADDICE AI SERVI DI CORTE

Un provvedimento del Consiglio dei Ministri sospenderà  gli abbattimenti di case «fino alla fine dell’anno, per valutare situazione e rimediare».
È la promessa di Silvio Berlusconi che, intervistato da radio Kiss Kiss il giorno prima del suo arrivo a Napoli è tornato anche sul dramma rifiuti sparando a zero contro il Comune.
«Ecco cosa intende la destra quando parla di legalità » è stato il commento del candidato sindaco del Pd, Mario Morcone, alle dichiarazioni assist di Silvio Berlusconi sullo stop alle demolizioni di case abusive.
«In una città  invasa dai rifiuti e con problemi di inquinamento – ha continuato Morcone – invece di pensare a tutelare l’ambiente e sostenere il nostro territorio con iniziative che mirino alla qualità  della vita, dell’aria e dell’acqua, il premier annuncia l’ennesima legge ad hoc, promettendo fondi e misure a sostegno”.
Secondo il Wwf e il Fondo per l’ambiente italiano, “La proposta avanzata oggi dal presidente del Consiglio di presentare un provvedimento per la sospensione delle demolizioni in Campania non è nuova”.
Le due sigle ambientaliste segnalano in una nota congiunta che “analoghe proposte sono state avanzate da parlamentari campani mediante emendamenti al cosiddetto milleproroghe sia del 2010 che del 2011, dichiarati inammissibili dalle competenti commissioni parlamentari”.
Su proposte di questo tipo, “Fai e Wwf hanno sempre espresso la propria opposizione”, aggiunge la nota.
Che evidenzia come non ci sia “nessuna esigenza di compiere una ricognizione della situazione di fatto e di diritto sottostante”, perchè esiste “una sentenza penale passata in giudicato di condanna alla demolizione dell’abuso edilizio”. Concludono Fai e Wwf: “Il reale intento di chi compie queste proposte, è da un lato quello di violare il principio di legalità  derogando a sentenze penali definitive di condanna all’abbattimento di edifici abusivi e, dall’altro, riaprire in modo subdolo i termini per la presentazione delle domande di condono edilizio”
Da parte nostra riteniamo vergognoso che per una manciata di voti contigui spesso alla camorra, Berlusconi annunci l’ennesima immorale sanatoria sulle case abusive, costruite anche in parchi naturali e zone ad alta inedificabilità .
Questa sarebbe la destra della legalità ?
Questo era forse scritto nel programma elettorale del centrodestra?
E La Lega che finge di indignarsi (come nel caso Libia), non è la stessa che poi, in cambio di poltrone e prebende, viene tacitata come si addice ai servi di corte?
Questi stanno sputtanando la destra vera per salvarsi il culo dai processi e per rimanere attaccati con il mastice alla poltrona di parlamentare.
Venderebbero anche la madre per due voti in più: ora possono fregiarsi anche del titolo di gran ciambellani di corte abusiva.

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LA PANCIA DEL PDL IN RIVOLTA: “BASTA SPARATE DI BOSSI”

Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile

GALAN: “LA LEGA HA IL 10%, NOI IL 30%”… COME AVEVA DENUNCIATO FINI A SUO TEMPO, LA DERIVA LEGHISTA DEL PDL STA PORTANDO ALLA SUA DISTRUZIONE…IN CAMBIO DELLO SCUDO AI SUOI PROCESSI E PER SALVARSI DALLA GALERA, IL PREMIER SI E’ VENDUTO IL PARTITO A BOSSI … ORA QUALCUNO COMINCIA AD ACCORGERSENE

«Le parole di Bossi sono insostenibili, insopportabili. Adesso dobbiamo ingoiare il rospo ma dopo le elezioni Berlusconi dovrà  mettere i puntini sulle “i”».
La pancia del Pdl ha i crampi.
Per adesso silenzio, non una parola contro Bossi che ha rivendicato la golden share nella maggioranza.
«Diciamo la verità  – ha detto l’altra sera il Senatùr – la Lega ha quasi in mano il Paese. Berlusconi può fare, ma deve avere l’accordo della Lega».
I dirigenti del partito di ogni ordine e grado ora non posso reagire a viso aperto.
A pochi giorni da un voto molto importante, determinante per le stesse sorti del governo come va ripetendo lo stesso Berlusconi, non possono polemizzare. Solo frasi di circostanza.
Chi invece non ha peli sulla lingua è il ministro per i Beni Culturali, Giancarlo Galan, che con il Carroccio ha il dente avvelenato da un pezzo (da quando ha dovuto cedere la presidenza veneta al leghista Zaia). «Bossi ha il 10-11%, il Pdl ha il 30%, quindi la Lega ha un quarto del potere».
Ieri sera Bossi ha solidarizzato con i guai giudiziari del premier: «Io non sono così d’accordo con i magistrati, certo hanno esagerato: per un poveraccio che deve fare il premier diventa difficile portare avanti le riforme se deve andare in tribunale per tutte le stupidaggini».
E ancora: «Berlusconi ha molte difficoltà  a fare il premier, perchè è imprigionato con tutte quelle vecchie leggi che ci sono, imprigionato nel suo compito di fare le leggi».
Ma il quadro non cambia.
Avrà  pure un quarto del potere, ma con la sua falange parlamentare Bossi decide vita e morte di Berlusconi (ieri ha annunciato richieste di nuovi posti per i suoi).
E attraverso il legame a doppio filo con il ministro dell’Economia Tremonti ha di fatto in mano il Paese e le sue casse.
Basta chiedere lumi a senatori e deputati del Pdl, a cominciare da quelli del Sud: senza il fazzoletto verde nel taschino della giacca ottengono poco o niente.
E allora Berlusconi pensa a se stesso, a risolvere i suoi problemi giudiziari, mentre il Pdl può pure essere dissanguato dal Carroccio.
Un partito merce di scambio pur di arrivare a fine legislatura con il vento in poppa e farsi riconfermare candidato alla premiership oppure aprirsi la strada verso il Quirinale.
«E’ un conto senza il classico oste», spiega un ministro Pdl che al suo futuro ci tiene e non lascerà  facilmente campo libero ai leghisti.
Intanto, spiega questo ministro, Bossi ha rivelato che esiste un patto segreto con il responsabile dell’Economia quando avverte Berlusconi che «bisogna vedere se gli presta Tremonti per la successione».
Ma ha pure scatenato il panico dentro la sua stessa Lega: per motivi e aspettative diverse, Maroni e il cerchio ristretto della famiglia Bossi non favoriranno certo l’ascesa dell’inquilino di via XX settembre a Palazzo Chigi. Conclusione: adesso si ingoia il rospo, ma dopo le elezioni sarà  il Pdl a chiedere a Berlusconi di frenare Bossi e le sue «manie di grandezza».
Una cosa del genere, che per la verità  finora il premier non ha mai fatto e sono molti i dubbi che lo farà  in futuro, presuppone un’affermazione elettorale.
Soprattutto al Sud. «Parliamoci chiaro – dice Osvaldo Napoli – per vincere veramente a Berlusconi non basta riconfermare Milano. Deve vincere a Napoli. Senza i voti del Sud non vince nessuno».
Il ragionamento preoccupatissimo che molti dei berlusconiani fanno è che senza una risposta orgogliosa il rischio è la demotivazione dei quadri dirigenti locali, i quali potrebbero avere la tentazione di passare con il terzo Polo in vista delle politiche.
«Se il Cavaliere non mette un freno a Bossi e non si occupa del partito ci troveremo con le iniziative di Scajola moltiplicate per dieci. Alla fine non si salverà  nemmeno lui perchè non si è mai visto un presidente del Consiglio del Nord e un presidente della Repubblica pure del Nord».
Negli ultimi tre anni il Pdl ha perso quasi tre milioni di voti finiti nel buco nero dell’astensionismo o alla Lega.
Come recuperarli?
Sabato basterà  la parata del Milan?
Chissà  se su quel pullman dei campioni d’Italia ci salirà  pure Berlusconi.
Alla vigilia del voto, sicuramente da qualche parte il vero presidente del Milan sbucherà .
Con tutti quei soldi che ci ha messo…

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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MARONI COLPISCE ANCORA: LE RADIO NON FUNZIONANO PIU’ PER MOROSITA’, I POLIZIOTTI COSTRETTI A USARE I PROPRI CELLULARI

Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile

GUASTE ANCHE TRE MOTO SU QUATTRO IN USO AI “FALCHI”…IL MINISTRO DELLE CHIACCHIERE CONTESTATO DAI SINDACATI DI POLIZIA: SU 39 PONTI RADIO NE RESTANO IN FUNZIONE SOLO 10, NON CI SONO SOLDI PER RIPARARLI….I FONDI PER LE MANUTENZIONI SONO STATI RIDOTTI A UN OTTAVO

Una vecchietta è stata ferita durante uno scippo e deve essere trasferita in ospedale.
Un poliziotto ha acciuffato un rapinatore e deve portarlo in caserma.
Il capopattuglia di una volante ha bisogno di essere affiancato da un’altra auto per un intervento delicato.
Sono alcune tra le emergenze di ogni giorno che si verificano durante i turni delle forze dell’ordine.
Ma per la polizia, alle difficoltà  quotidiane adesso si aggiunge anche il disagio di non riuscire a comunicare con la centrale.
Il motivo?
Dei 39 ponti radio installati tra Palermo e la provincia solo dieci sono in funzione.
Due quelli che reggono tutte le comunicazioni in città .
Ventinove rimangono fuori uso ma nessuno li ripara.
Mancano i fondi.
Risultato: il traffico sulle frequenze è congestionato e i poliziotti non riescono a comunicare con la centrale.
E così, da alcuni mesi, gli agenti per ovviare alle emergenze sono costretti a contattare la centrale del 113 con i cellulari privati.
Alcuni esempi.
Difficoltà  di comunicazione si registrano ogni giorno nella zona dello Stadio.
Il ponte radio non funziona da anni. Stessa storia per la stazione radio installata vicino al ponte Corleone e a Punta Raisi.
Anche il ponte radio Gradara, che copre la zona di Partinico, uno dei territori a più alta densità  mafiosa, è fuori uso.
I ponti radio guasti e mai riparati sono una delle conseguenze dei tagli alla sicurezza imposti dal governo e contro i quali si battono i sindacati delle forze dell’ordine.
“È l’ennesima conferma che il governo nazionale sta disattendendo tutti gli impegni assunti sul fronte della sicurezza – dice Vittorio Costantini, segretario generale provinciale Siulp Palermo – Ciò che è più grave è che si riesce a raggiungere determinati risultati solo grazie ai sacrifici degli operatori di polizia, che in alcuni casi mettono a rischio la loro stessa sicurezza”.
La ditta che ha l’appalto per la manutenzione dei ponti radio, la “Marconi impianti”, attende dal ministero dell’Interno il pagamento di commesse per 50.000 euro solo per l’anno 2010.
Ma i tagli al comparto sicurezza hanno messo in ginocchio anche il parco auto e moto della polizia.
Dagli 800.000 euro di qualche anno fa stanziati per la manutenzione dei mezzi si è passati a 116.000 euro.
Delle 550 tra volanti e auto di servizio, 190 sono in attesa di riparazione e 40 devono essere rottamate.
Ma accade anche che delle 40 moto della sezione Falchi, in città  se ne vedono girare solo 10.
Tutte le altre si trovano nell’officina della caserma Lungaro, in quello che si sta trasformando ogni giorno di più nel cimitero dei mezzi della polizia.

Romina Marceca
(da “La Repubblica“)

argomento: Berlusconi, Bossi, criminalità, denuncia, governo, LegaNord, PdL, Politica, polizia, radici e valori, Sicurezza | 1 Commento »

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