Novembre 26th, 2011 Riccardo Fucile
SULLE PROPOSTE PER FRONTEGGIARE L’ EMERGENZA DEBITO ANCHE IL 50% DEGLI ELETTORI DEL PDL DICONO SI’ ALLA PATRIMONIALE E NO AI LICENZIAMENTI FACILI…UN ITALIANO SU TRE APRE ALL’AUMENTO DELLE TASSE SE IN PROPORZIONE AL REDDITO
Significative aperture verso la patrimoniale e nuove tasse proporzionali al reddito; molte perplessità per quanto riguarda gli interventi sulle pensioni, i licenziamenti più “facili” e i tagli ai servizi sociali: sono queste le indicazioni per un’ipotetica agenda anti-crisi compilata in base agli orientamenti degli italiani.
Il nuovo governo, come registrato dai dati dell’Atlante politico pubblicato domenica, sembra vivere uno stato di grazia, ma anche “di eccezione”.
Il consenso verso il premier e la sua squadra, che nei giorni della fiducia in Parlamento si aggirava intorno all’80%, presto sarà messo a dura prova: dalla fatica di governare in un momento di crisi e dalla necessità di adottare misure impopolari.
Tra le forze politiche che sostengono l’esecutivo, esistono notevoli divergenze sui provvedimenti necessari a fronteggiare la crisi e l’espansione del debito pubblico.
Ma queste divisioni riflettono effettive differenze fra le basi elettorali e potenziali contrapposizioni tra aree sociali e territoriali?
Se gli specifici provvedimenti del governo sono ancora in fase di elaborazione, i dati raccolti da Demos hanno registrato gli orientamenti generali sulle priorità da assumere (e sulle misure più dure da digerire).
Tra i diversi indirizzi di riforma di cui si discute da settimane, i risultati del sondaggio sembrano seguire anzitutto la linea – suggerita dallo stesso Monti – dell’equità .
Il 31% degli intervistati, dovendo affrontare dei sacrifici, vedrebbe con favore un aumento delle tasse sui patrimoni e le rendite finanziare.
Una percentuale appena inferiore (29%) metterebbe al primo posto un aumento delle imposte proporzionale al reddito.
Se queste due misure mettono d’accordo, complessivamente, più di sei cittadini su dieci, le percentuali scendono significativamente presso l’elettorato della Lega e del PdL, mantenendosi tuttavia poco sotto la soglia del 50%.
Inoltre, sebbene il PdL abbia posto un esplicito veto sulla patrimoniale, sono molto pochi, tra i suoi elettori, coloro che ritengono inaccettabili provvedimenti di questa natura.
Per converso, gli interventi sui patrimoni e sui redditi più alti sono preferiti non solo dagli elettori dei partiti di centrosinistra, ma anche da chi destina il proprio voto al Terzo polo (e, in particolare, all’Udc).
Nella lista delle possibili misure, troviamo poi (molto staccate) la vendita di una parte del patrimonio pubblico (18%) e il condono fiscale ed edilizio (9%).
Le proposte di aumentare l’età delle pensioni o di ridurre gli investimenti per i servizi sociali occupano le ultime due posizioni della graduatoria e, soprattutto, vengono indicate come inaccettabili da una quota significativa di intervistati.
L’opposizione a questo tipo di misure risulta politicamente piuttosto trasversale e, nel centro-destra, appare netta in particolar modo tra i leghisti.
Tendenze analoghe si registrano sulle proposte di riformare il mercato del lavoro rendendo più facili i licenziamenti: tale soluzione è respinta da oltre i due terzi dei rispondenti, e anche dalla maggioranza degli elettori del Pdl (52%).
Così come sulle pensioni, non si registrano peraltro spaccature rilevanti fra le generazioni: sono anzi i giovani a dirsi meno disponibili (77%).
La distribuzione del dato ricalca invece fedelmente le diverse collocazioni nel mercato del lavoro: nettamente contrari gli operai e gli impiegati, mentre ad esprimere un consenso “maggioritario” sono i liberi professionisti, i lavoratori autonomi e gli imprenditori.
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Novembre 26th, 2011 Riccardo Fucile
AL SEGRETARIO REGIONALE 13.000 EURO ALMESE, IL SUO OMOLOGO A MILANO NE PRENDE 6.500…UN CONSIGLIERE PARLAMENTARE CON QUALIFICA DI DIRETTORE GUADAGNA 9.200 EURO AL MESE, IN LOMBARDIA SI FERMA A 3.790
Il palazzo d’oro non garantisce solo stipendi da favola, consentendo a un
commesso di guadagnare più di un dirigente scolastico o a uno stenografo non laureato di guadagnare quattro volte di più di un insegnante di ruolo.
Il Palazzo garantisce anche pensioni impensabili per qualsiasi altro dipendente pubblico.
I numeri sono stati messi nero su bianco proprio dagli uffici del Palazzo in questione: per la prima volta l’Assemblea regionale siciliana rende note le cifre delle pensioni dei suoi ex dipendenti, qualifica per qualifica, con uno studio calcolato su 35 anni di contributi, il minimo per andare a riposo nell’amministrazione dorata del più antico parlamento d’Europa.
E le cifre sono impressionanti, specie se confrontate con quelle di un altro organismo consiliare come il Consiglio regionale della Lombardia, il tutto grazie all’autonomia ma anche a scatti d’anzianità automatici riconosciuti dall’Assemblea che consentono incrementi stipendiali ben superiori a quelli dell’inflazione Istat.
E se è incontestabile che la Sicilia ha uno Statuto autonomo e che l’Ars ha una storia centenaria, è anche vero che in un momento di crisi come questo giustificare il costo del personale dell’Assemblea siciliana, doppio rispetto a quello di una regione come la Lombardia, è davvero difficile.
I dipendenti di Palazzo dei Normanni sono equiparati a quelli del Senato, in virtù della tanto vantata autonomia.
Grazie a questa equiparazione, sancita nella prima seduta di Sala d’Ercole nel 1947, oggi le retribuzioni non sono minimamente comparabili con quelle degli altri organismi consiliari regionali del resto d’Italia, compresi quelli delle altre regioni a Statuto speciale.
All’Ars un segretario generale, incarico ricoperto attualmente da Giovanni Tomasello, con 24 anni di anzianità ha uno stipendio netto tabellare pari a 13.145 euro al mese in 16 mensilità . Un suo pari del Consiglio regionale della Lombardia guadagna 6.590 euro netti in sole 13 mensilità .
Lo stipendio del segretario generale, carica che all’Ars è ricoperta da due persone, è maggiore anche di pari funzioni di consigli di altre regioni a statuto speciale: per esempio il segretario del Consiglio della Valle d’Aosta, Christine Perrin, guadagna 8 mila euro lordi al mese.
Chiaramente con questo divario anche le pensioni risulteranno differenti, e di molto: un segretario generale con 35 anni d’anzianità all’Ars ha garantita una pensione di 12.263 euro netti al mese, in Lombardia di 5.931 euro.
Le cifre sono incomparabili anche per tutte le altre qualifiche: in Assemblea, a esempio, un consigliere parlamentare con incarico di direttore con 24 anni d’anzianità guadagna 9.257 euro netti al mese, un suo pari in Lombardia si ferma a 3.790, con il risultato conseguente che la vecchiaia per il primo sarà dorata, per il secondo un po’ meno.
Perchè l’Ars garantirà a questo consigliere parlamentare una pensione di 9.715 euro netti al mese, il Consiglio della Lombardia di 3.411.
Le differenze di retribuzione riguardano comunque tutte le qualifiche fino alla più bassa, quella dei commessi. Differenze di retribuzione dovute non solo alla “specialità ” siciliana, ma anche al tipo di contratto.
Quello dei dipendenti dell’Ars prevede infatti scatti d’anzianità automatici, cosa impensabile in Lombardia: “Qui lo stipendio tabellare delle varie qualifiche non cambia in base all’anzianità e rimane sempre fisso – dicono dall’ufficio retribuzioni del Consiglio regionale lombardo – in questo modo un dipendente può avere aumenti di stipendio solo se con concorsi interni cresce di qualifica”.
Con questo meccanismo in Lombardia un commesso di massimo grado, cioè di categoria D3, può arrivare nella migliore delle ipotesi a guadagnare 1.566 euro netti al mese, che diventano 2 mila con un’indennità aggiuntiva che copre gli straordinari.
Quando andrà in pensione questo commesso lombardo avrà un assegno mensile di 1.409 euro.
Numeri che farebbero a dir poco sorridere i 120 commessi dell’Assemblea regionale, che con 24 anni d’anzianità arrivano a guadagnare 3.736 euro netti al mese e possono contare su una pensione dorata da 3.439 euro.
Nel dettaglio l’Ars garantisce pensioni elevate a tutti i suoi dipendenti: uno stenografo parlamentare avrà minimo 6.324 euro al mese, un coadiutore 4.184 euro e un tecnico amministrativo 3.746 euro. Netti, chiaramente.
Ecco perchè entrare a Palazzo dei Normanni è il sogno di tutti i siciliani: qui si rimane sempre al riparo dalle intemperie e si vive davvero fuori dal mondo.
Antonio Fraschilla
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Novembre 25th, 2011 Riccardo Fucile
MONTI HA PARLATO DI IMPEGNI ITALIANI, RICORDANDO ALTRI PERIODI DI CRISI: “NEL 2003 NON AVETE RISPETTATO IL PATTO DI STABILITA'”
Una scena inattesa. Un rovesciamento dei ruoli consumato davanti alle telecamere e ai
giornalisti di tutta Europa.
Nella sala della Prefettura di Strasburgo, la Cancelliera di Germania e il presidente della Repubblica di Francia hanno già detto la loro e ora, entrambi con lo sguardo fisso all’orizzonte, ascoltano il professor Mario Monti, il “festeggiato”.
Il presidente del Consiglio italiano sta rispondendo ad una domanda sull’applicazione automatica delle sanzioni ai Paesi inadempienti, misura da sempre molto cara ai tedeschi: «Gran parte della perduta credibilità del Patto di stabilità è dovuta al fatto che, quando Germania e Francia nel 2003 stavano andando in conflitto col patto stesso, quei due governi, con la complicità del governo italiano, sono passati sopra quelle regole…». Proprio così: il capo di un governo, fino a poche settimane fa letteralmente deriso da Sarkozy e dalla Merkel, si toglie il lusso di ricordare ai “padroni” dell’Unione quella loro violazione delle regole comunitarie.
Uno strappo – si ricorda agli smemorati – consumato con la «complicità » di Giulio Tremonti e del governo Berlusconi.
Sembrerebbe finita lì e invece no, perchè il rovesciamento dei ruoli viene personalmente rivendicato da Monti, nel 2003 commissario europeo: «Dentro la Commissione mi battei perchè il Consiglio fosse denunciato davanti alla Corte di giustizia europea. Quindi sono pienamente d’accordo sulla necessità che le regole vengano applicate senza guardare in faccia ai Paesi grandi o piccoli e che le sanzioni abbiano la maggiore automaticità possibile».
E’ come se Monti avesse detto: cari tedeschi, io sono più tedesco di voi. Sottotesto: quando i problemi li avete avuti voi, ve la siete cavata con l’aiuto dei miei connazionali e dei francesi.
Naturalmente, non c’è iattanza nel tono del professore. Naturalmente Monti sa che 8 anni fa il cancelliere si chiamava Gerhard Schroeder e il presidente francese era Jacques Chirac e dunque nulla di personale verso i due colleghi che lo stanno ascoltando col fiato (almeno un po’) sospeso.
Alla fine l’essenza del messaggio è un’altra: l’Italia sarà rigorosa, tanto è vero che, parafrando la Merkel, Monti dice: «Faremo i compiti a casa».
Il vertice a tre di Strasburgo era stato pensato da Sarkozy – che lo ha ricordato – come segno di attenzione verso il nuovo governo italiano e verso la «terza economia europea» e anche – ma questo era implicito – come chiusura di una stagione diplomatica tra le più bizzarre e volgari del dopoguerra europeo, per effetto degli indimenticabili epiteti berlusconiani sulla Merkel (sia pure emersi da conversazioni private), ma anche delle risatine di scherno del presidente Sarkozy verso il presidente del Consiglio italiano.
Il ritorno dell’Italia nel club dei grandi ha preso corpo nelle parole di stima e incoraggiamento di Sarkozy e della Merkel («impressionanti le misure che l’Italia vuole prendere»), nelle immagini delle strette di mano e nell’invito di Monti (ovviamente accettato dagli altri) di un nuovo incontro a tre, stavolta in Italia.
Ma, paradossalmente, il ritorno dell’Italia nel club dei leader si è rivelato anche un fatto di stile, accentuato dai “numeri” nei quali si sono prodotti Cancelliera e Presidente.
La Merkel, rivolta ad un giornalista francese che gli aveva fatto una domanda non gradita, ha detto: «Ha capito? Sa, non sapevo se avesse o no la cuffietta per la traduzione…».
E Sarkozy ad un giornalista tedesco: «Mi chiede della tripla A? La prospettiva della Francia è stabile! Ma forse la traduzione non ha varcato il Reno».
Imperturbabile Monti, in piedi dietro al podietto, che essendo il terzo a destra, accentuava l’effetto “scaletta”, con l’italiano più alto degli altri due.
Durante il pranzo, Monti ha raccontato, a grandi linee le misure che ha in mente, assicurando che la prima manovra sarà discussa in Parlamento «tra il 29 novembre e il 9 dicembre», data del vertice europeo e ha suggerito l’ipotesi di scorporare per tutti i Paesi gli investimenti dal computo del pareggio di bilancio.
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
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Novembre 25th, 2011 Riccardo Fucile
RICERCA IPSOS: “IL 92% DEI 1490 COMUNI E’ ORMAI IN GRAVE DIFFICOLTA’… FINO AD OGGI LA SCURE SI E’ ABBATTUTA SU BIBLIOTECHE, INIZIATIVE CULTURALI E SPORT
Il 92% dei 1490 comuni aderenti ad Anci Lombardia prevede per il 2012 tagli che incideranno
“abbastanza” o “molto” sui loro bilanci.
E nel 2011 la scure si è abbattuta soprattutto sulla manutenzione di strade e del verde, sulle biblioteche civiche e sulle iniziative culturali, sugli impianti sportivi, mentre tagli più ridotti hanno riguardato i servizi sociali e scolastici, l’assistenza agli anziani. È quanto emerge dalla ricerca che Ipsos ha realizzato per Anci Lombardia e che viene presentata questa mattina a Milano al Palazzo delle Stelline.
Il 66% dei sindaci ammette di non poter più dare risposte adeguate alle crescenti richieste dei cittadini. “I tagli ai comuni sono tagli ai cittadini – afferma Attilio Fontana, presidente Anci lombardia e sindaco leghista di Varese-.
I vincoli del patto di stabilità sono un freno alla ripresa economica dei nostri territori, che appare oggi prioritaria”.
L’indice dei tagli è misurato da 0 (nessun taglio) a 100 (tagli radicali).
La media in Lombardia è di 25.
La riduzione delle risorse sulla manutenzione delle strade ha un indice in Lombardia pari a 49. Va meglio per i servizi sociali (21), servizi scolastici (19), asili nidi (15), assistenza agli anziani (11).
Ipsos ha anche intervistato mille lombardi per saggiare il loro giudizio sull’operato dei comuni e sulla situazione economica dell’Italia.
Secondo il 52% degli intervistati il peggio della crisi deve ancora arrivare e per il 31% siamo all’apice. Il 60 % inoltre ha gia iniziato nel 2010 a ridurre i consumi.
Poco più della metà pensa che i sindaci siano buoni amministratori delle finanze comunali.
Il 70% dei comuni lombardi ha gia aumentato o prevede di aumentare le tasse, anche se solo il 47% dei cittadini sarebbe disposto a pagarne di più.
Solo un sindaco su tre pensa che il federalismo fiscale porterà benefici, molto più fiduciosi i cittadini (51%).
( da “Redattore Sociale“)
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Novembre 25th, 2011 Riccardo Fucile
PASQUALINA STRAFACE, EX SINDACO DI CORIGLIANO CALABRO, NONOSTANTE LE PESANTI ACCUSE SUL SUO COMUNE, DA QUALCHE MESE SIEDE NELLA SOCIETA’ DI RAPPRESENTANZA DELL’ANCI CALABRIA… ANGELA NAPOLI PRESENTA UN’INTERROGAZIONE
C’è una presenza imbarazzante nel consiglio di amministrazione della Sorical, la società mista (Regione Calabria e Veolia) che gestisce gli acquedotti calabresi.
Si chiama Pasqualina Straface, ex sindaco del Pdl di Corigliano Calabro (provincia di Cosenza), sciolto per infiltrazione mafiosa.
Una decisione firmata dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni lo scorso otto giugno, che accolse la proposta venuta dal prefetto di Cosenza, basata sulla “sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali — come si legge nel decreto di scioglimento — con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale”.
L’ex sindaco di Corigliano Calabro, nonostante le pesanti accuse che pendono sulla sua amministrazione, non ha però lasciato l’importante posto di consigliere della Sorical, dove siede da qualche mese in rappresentanza dell’Anci Calabria.
Un ruolo chiave, divenuto sensibile dopo la decisione del gestore degli acquedotti di ridurre l’acqua ai comuni calabresi che non riescono a pagare le bollette.
Dovrebbe essere proprio lei, il sindaco dimesso dal prefetto, a sostenere i diritti delle amministrazioni comunali di fronte all’amministratore delegato Maurizio Del Re, nominato — come da statuto — dal socio privato, la francese Veolia.
L’Anci della Calabria non sembra stupirsi più di tanto: “Non è che non ci dormiamo la notte per questa vicenda — spiega Rosanna Palazzo, segretario regionale — e dico di più: chi ripagherà Pasqualina Straface per quello che ha subito quando, magari tra anni, si scoprirà che non era vero nulla?”.
La segretaria della sezione calabrese dell’associazione dei comuni si dice sicura della estraneità di Pasqualina Straface e della sua famiglia dai condizionamenti della ‘ndrangheta.
L’ex sindaco è stata indagata insieme ai fratelli per associazione mafiosa, nell’ambito dell’operazione “Santa Tecla”, condotta dalla Dda di Catanzaro lo scorso anno, che portò a 67 arresti.
Il nome dell’indagine derivava dall’omonimo via a pochi passi da Piazza Duomo a Milano, dove — secondo l’accusa — gli affiliati si incontravano per organizzare il traffico di droga dalla Calabria verso la Lombardia.
Pasqualina Straface è stata poi prosciolta dal Gip, che però ha mantenuto le accuse per i due fratelli: “Lei è una bravissima persona, e anche il fratello, morto da poco: al suo funerale c’era tanta gente, dicono che era un uomo generoso. Ma questi magistrati li leggono i giornali?”.
I fratelli dell’ex sindaco, Franco e Mario Straface, sono indagati davanti al Gup per associazione mafiosa.
I loro presunti contatti con le cosche del cosentino sono ampiamente citati nella relazione del prefetto che ha chiesto e ottenuto lo scioglimento del consiglio comunale di Corigliano Calabro: “Elementi sintomatici di un condizionamento dell’amministrazione da parte della criminalità organizzata — si legge nel decreto di scioglimento dello scorso giugno — sono stati rinvenuti nei particolari legami tra uno dei componenti della giunta comunale ed i fratelli del primo cittadino interessati dalla menzionata ordinanza di custodia cautelare. Viene inoltre rilevato che parte dei componenti dell’attuale compagine politica sono gravati da precedenti penali, pregiudizi rilevati peraltro anche nei confronti di funzionari e dipendenti dell’ente locale, alcuni dei quali ritenuti organici o contigui alla malavita organizzata”.
Angela Napoli, deputato calabrese di Fli, aveva presentato il 24 novembre del 2010 un’interrogazione al ministro dell’Interno Maroni, chiedendo spiegazioni sulla presenza di Pasqualina Straface nel Cda di Sorical: “La Sorical è una società per azioni a maggioranza di capitale pubblico — scriveva Napoli — e che, pertanto, dovrebbe attenersi alla disciplina pubblicistica in materia di incompatibilità per le nomine dei consiglieri di amministrazione e degli altri vertici societari nonchè per le assunzioni e gli incarichi dirigenziali”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 24th, 2011 Riccardo Fucile
“PIENA FIDUCIA ALL’ITALIA”: IL VERTICE ALLA RICERCA DI UNA MEDIAZIONE SULLE MISURE NECESSARIE PER CONTRASTARE IL PROBLEMA DEL DEBITO E LE DIFFICOLTA’ DELL’EUROZONA
Spread in salita, euro in continua flessione e un’asta di Bund disastrosa: con lo sguardo
preoccupato rivolto a questi temi l’Europa ha atteso il risultato del trilaterale di oggi a Strasburgo tra Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Mario Monti, sperando che dall’incontro possano arrivare segnali di fiducia.
Per la prima volta l’Italia è stata invitata al tavolo di quello che fin dall’inizio della crisi si è configurato come un direttorio dell’Europa.
Pieno appoggio a Monti hanno garantito Sarkozy e la Merkel.
Parigi e Berlino condividono la “volontà di sostenere e aiutare il governo italiano presieduto da Mario Monti” ha detto il presidente francese nella conferenza stampa al termine dell’incontro.
“Abbiamo voluto sottolineare la nostra fiducia nel governo italiano, e siamo molto felici di aver potuto scambiare opinioni con il premier Monti su tutti gli argomenti che riguardano l’Unione Europea e l’Italia” ha proseguito Sarkozy, sottolineando di parlare anche a nome del cancelliere tedesco.
L’inquilino dell’Eliseo ha poi annunciato di aver accolto con Merkel l’invito di Monti “a Roma in tempi brevi per proseguire queste discussioni a tre”. “Auguro a Mario Monti tanto successo nel suo programma che non è facile”, ha detto la cancelliera tedesca, che ha definito “molto costruttivo” l’incontro con Sarkozy e il premier italiano.
La Merkel ha sottolinato che la situazione è difficile ma “noi faremo tutto quanto è necessario per difendere l’euro. I mercati hanno perso fiducia nell’euro e dobbiamo dimostrare che ci si può fidare dell’euro”.
Poi, sul governo italiano, ha aggiunto che i piani del nuovo governo italiano esposti oggi da Monti “sono soprattutto sulle riforme, la ristrutturazione e la crescita.
Ora è necessario soprattutto creare nuovi posti di lavoro – ha dichiarato la leader tedesca – bisogna combattere la disoccupazione”.
“Auguro a Monti tanto successo – ha poi aggiunto Merkel – perchè davanti a lui c’è tanto lavoro da fare e noi lo sosteniamo”, ha commentato la cancelliera, che ha definito ‘impressionanti’ le riforme strutturali annunciate dal premier italiano.
“Ho illustrato a Sarkozy e Merkel il programma in corso di articolazione del governo, e ho insistito nell’interesse che l’Italia ha di perseguire in modo rigoroso gli obiettivi di consolidamento della finanza pubblica, entro termini serrati, confermando l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 e in modo sostenibile”.
Così il premier Mario Monti, nel corso della conferenza stampa congiunta, ha detto in merito all’incontro.
“La sostenibilità implica anche una crescita economica non inflazionistica, non alimentata dal disavanzo – ha proseguito Monti -. Questo significa riforme strutturali”. L'”Italia – ha aggiunto – ha un rilevante avanzo primario, ma deve fare sforzi particolari. Non è in discussione l’obiettivo del pareggio di bilancio, esiste un problema più generale di cosa accade se si entra in una fase recessiva. Credo sia doveroso per ogni paese fare il compito a casa, come ha detto la cancelliera Merkel”.
Francia, Germania e Italia hanno concordano sulla necessità di “rispettare l’indipendenza” della Banca centrale europea: su questa “istituzione è essenziale astenersi da giudizi positivi o negativi”, ha affermato il presidente francese Nicolas Sarkozy.
“Ci siamo adattati a situazione”, ha aggiunto
“Dobbiano andare verso una unione fiscale se vogliamo dare una stabilità radicale all’Eurozona e questo richiede regole e meccanismi per una applicazione sicura di quelle regole”; in questo quadro gli Eurobond “potrebbero dare un contributo significativo”, ha detto il presidente del Consiglio italiano.
“Tutto è possibile – ha detto il premier – dentro solida unione fiscale ma molte cose buone in sè possono diventare pericolose al di fuori di una solida unione fiscale”. “Non si tratta di essere contro o a favore. Ci sono delle debolezze nell’area euro e passo dopo passo devono essere superate.Gli eurobond non li ritengo necessari”, ha specificato la cancelliera tedesca, che ha sostenuto che la priorità “la crescita”.
Poi ha concluso: “Siamo ancora lontani da avere tutti le stesse idee, ogni Paese ha delle idee per come attenersi al pacchetto di stabilità nel futuro ma per quanto riguarda la Germania le nostre posizioni non sono cambiate”.
Francia e Germania hanno spesso agito in maniera congiunta con incontri bilaterali e comunicati congiunti ma l’avanzare della crisi ha portato i due Paesi su “sponde” diverse a proposito delle misure necessarie con la Merkel che vuole una cessione di sovranità per i Paesi dell’eurozona in modo da poter intervenire sulle politiche di bilancio, mentre Sarkozy, e con lui anche Monti, è più propenso ad aprire agli eurobond.
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Novembre 24th, 2011 Riccardo Fucile
ITER PARLAMENTARI “AGEVOLI, CONDIVISI E VELOCI”…RIDOTTA UNA PARTE DI TASSE DA PAGARE ENTRO IL MESE: CIRCA EURO RESTERANNO IN MEDIA OGNI FAMIGLIA PER LE SPESE NATALIZIE
Entrerà in vigore a giorni il decreto approvato lunedì dal Consiglio dei ministri in cui si stabilisce che
entro novembre dovrà essere pagato solo l’82% – anzichè il 99% – dell’acconto Irpef per il 2011, mentre la differenza sarà versata a giugno.
Alla vigilia del periodo natalizio, resteranno dunque temporaneamente nelle tasche di oltre 7 milioni di oltre 3 miliardi di euro, circa 400 a testa, che potrebbero dare impulso alla spesa in consumi.
Il governo però accelera anche per le altre misure anti-crisi.
Il premier Mario Monti ieri ha incontrato i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, per concordare un iter parlamentare “più agevole, condiviso e veloce” per i provvedimenti in materia economica a contrasto della crisi; tra questi, a quanto si è appreso, è inclusa la riforma costituzionale relativa all’introduzione nella Costituzione del principio del pareggio di bilancio.
In serata, poi, il premier è salito al Quirinale per parlare con il presidente Giorgio Napolitano dei provvedimenti anticrisi e degli incontri che Monti avrà oggi a Strasburgo con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.
Considerato che da qui a Natale ci sono poco più di tre settimane di lavoro effettivo, si sarebbe convenuto sul fatto che le principali questioni vengano affrontate e approvate entro quella data.
E’ possibile perciò che alcune misure possano essere già discusse dal consiglio dei ministri di venerdì, anche se fonti di governo escludono che possa già parlarsi entro la fine di questa settimana del pacchetto ‘emergenza’ con le misure su Iva e Ici.
Sembrerebbe invece confermato che le riforme che riguardano il mercato del lavoro e la previdenza saranno rinviate a gennaio.
Nel merito, allo studio dell’esecutivo ci sarebbero i dettagli sui punti indicati pubblicamente da Monti: ritocco dell’Iva (del 10% e del 21%), revisione delle rendite catastali e dell’imposizione fiscale sugli immobili, reintroduzione dell’Ici sulla prima casa che tenga conto dello ‘stato’ dei contribuenti cui sarà applicata.
Si lavorerebbe infine a una misura sul tetto all’uso del contante, ma la soglia dovrebbe essere innalzata rispetto ai 300-500 euro ipotizzati in un primo momento.
Taglio all’acconto Irpef.
Tornando alla decisione in materia fiscale, il decreto varato prevede una riduzione di 17 punti, dal 99% all’82%, dell’acconto Irpef dovuto per il 2011; le somme “risparmiate” adesso andranno in pagamento con il saldo a giugno 2012.
Ai contribuenti che hanno già effettuato il pagamento dell’acconto nella misura del 99% spetta un credito d’imposta pari alla differenza pagata in eccesso da utilizzare in compensazione con il modello F24.
Secondo il Tesoro, il taglio vale 3.050 milioni, oltre 3 miliardi, di euro e consentirà una “temporanea maggiore disponibilità ” di risorse da parte dei contribuenti e dunque potrà aiutare i consumi alla vigilia delle feste di fine anno, magari compensando l’eventuale aumento dell’Iva dal 21 al 23%.
Oltre 7 milioni i contribuenti interessati. Secondo una stima della Cgia di Mestre, saranno poco più di 7,2 milioni i contribuenti interessati dalla riduzione dell’acconto Irpef. Soprattutto imprenditori, lavoratori autonomi, quanti hanno un reddito da partecipazione in una società , chi percepisce un affitto, oppure lavoratori dipendenti o pensionati che percepiscono altri redditi (ad esempio una collaborazione occasionale).
Plaudono Rete Imprese Italia (che associa Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) sottolineando come si tratti di “una decisione molto importante che, oltre a consentire maggiore disponibilità finanziaria ai contribuenti Irpef in un momento di estrema difficoltà , permette alle numerose imprese personali, la cui situazione economica è peggiorata nel corso del 2011, di non anticipare tributi che potrebbero risultare non dovuti”.
La Coldiretti sottolinea invece come iI risparmio sull’acconto Irpef di novembre servirà a riempire la tavola degli italiani nel periodo natalizio.
E’ infatti di poco inferiore ai 3 miliardi la spesa stimata dall’associazione tra pranzi, cenoni di Natale, Vigilia e Santo Stefano.
Gli italiani – conclude Coldiretti – non intendono rinunciare all’appuntamento con la tavola più tradizionale dell’anno, quella del Natale, che oltre il 90% trascorre in famiglia.
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Novembre 24th, 2011 Riccardo Fucile
MENTRE ERA ALLA SANITA’, LA SUA TECNODIM HA FATTO AFFARI D’ORO CON DON VERZE’….IL FATTURATO E’ PASSATO DA 467.000 EURO A 700.000 CON LA TOMOTERAPIA, POCO DIFFUSA IN ITALIA
Nel mondo accademico e scientifico l’ex ministro della salute Ferruccio Fazio è conosciuto come il
pioniere della tomoterapia.
Ovvero una forma di radioterapia che, secondo gli esperti, consente di curare con maggior efficacia alcune forme di tumore.
Per Fazio però la tomoterapia è diventata un’occasione di business personale. E a fargli da spalla, secondo quanto emerge dalle indagini sul dissesto del San Raffaele, c’era don Luigi Verzè, il prete manager (amico di lunga data di Fazio), finito anche lui sotto inchiesta per il buco da 1,5 miliardi euro nei conti del gruppo ospedaliero milanese.
Tutto ruota intorno alla società Tecnodim, un acronimo che sta per “tecnologie diagnostiche in medicina”.
Ebbene, negli anni, a partire dal 2008, in cui Fazio è stato al governo con Silvio Berlusconi, la sua Tecnodim ha fatto affari d’oro con il San Raffaele.
L’azienda fondata dall’ex ministro, che ha sede a Bologna presso il commercialista di fiducia di Fazio, si occupa in particolare della manutenzione delle sofisticate apparecchiature utilizzate per la tomoterapia. Tra il 2008 e il 2010 la Tecnodim ha visto crescere alla grande il suo fatturato. Dai 467 mila euro del 2008 si è arrivati al milione e settecentomila euro dell’esercizio scorso. Un gran balzo, soprattutto se si considera che nel 2006 e nel 2007, quando al governo c’era Romano Prodi, il giro d’affari non ha superato i 60 mila euro.
La crescita è anche spiegabile con la diffusione della tomoterapia in Italia.
Nel 2006 il San Raffaele era l’unico ospedale a offrire questo tipo di cura sperimentata negli Stati Uniti.
Ma con Fazio al ministero la nuova tecnologia ha trovato molti estimatori tra i primari da un capo all’altro della Penisola.
E così adesso sono una quindicina i centri specializzati in cui è disponibile questa terapia.
Come dire che per la Tecnodim le occasioni di affari, almeno in teoria, si sono moltiplicate. Fazio però respinge ogni sospetto di conflitto d’interessi. “Quando sono diventato ministro ho affidato l’azienda a mio figlio”, ha dichiarato l’ex ministro.
Che aggiunge: “Tutti i rapporti d’affari di Tecnodim con le strutture ospedaliere si sono svolti in assoluta trasparenza”.
Fazio rivendica per sè come un grande merito lo sviluppo e l’introduzione in Italia della tomoterapia, che, sostiene, “ha portato enormi benefici ai malati di tumore”.
Sui benefici della nuova cura il dibattito è in realtà ancora aperto in ambito scientifico.
Un fatto è certo però: lo sviluppo della tomoterapia ha portato nuovi affari alla Tecnodim, che ha mantenuto stretti rapporti soprattutto con il San Raffaele.
Del resto Fazio non è esattamente uno sconosciuto nei corridoi dell’ospedale di don Verzè. Prima di approdare al governo, il fondatore della Tecnodim è stato a lungo il primario di medicina nucleare e radioterapia al San Raffaele.
Negli anni scorsi, alcuni tecnici specializzati sono passati dal reparto di medicina nucleare dell’ospedale milanese all’azienda di famiglia di Fazio, dove hanno proseguito il loro lavoro con una casacca diversa.
Per dirla con un termine (tristemente) in voga di questi tempi, il San Raffaele avrebbe fatto un outsorcing a favore dell’azienda del ministro.
C’è di più: tra le carte dell’ospedale spunta una fattura di 240 mila euro, che risale al 2010, per servizi, recita il documento, di “project manager per l’attività di ristrutturazione dei nuovi laboratori di medicina nucleare”.
Va segnalato un altro fatto: le attività di manutenzione di apparecchiature radiologiche venivano pagate dal San Raffaele a multinazionali del calibro di Ge medical Systems (gruppo General Electric) anche se materialmente i lavori erano svolti da tecnici Tecnodim.
L’azienda di Fazio nasce nel 1999 e sin da principio praticamente tutti gli azionisti sono targati San Raffaele, nel senso che lavorano o hanno lavorato nella struttura sanitaria alle porte di Milano. Tra loro Luigi Gianolli, attuale primario di medicina nucleare.
E poi Adelmo Grimaldi, destinato a seguire Fazio come capo della segreteria del ministro. Una piccola quota viene acquistata anche da Mario Cal, il braccio destro di don Verzè morto suicida nel luglio scorso, quando le indagini della procura stavano per entrare nel vivo.
Appena Fazio diventa ministro le sue azioni, oltre il 70 per cento del capitale, vengono prima girate al figlio Alessandro e poi intestate a una finanziaria del suo commercialista, Luigi Recchioni.
Ma adesso che l’ex primario ha lasciato la poltrona di ministro tutto potrebbe tornare come prima.
Compresi, forse, gli affari con il San Raffaele.
Vittorio Malagutti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
IL CONTRATTO UNICO PUNTA AD ELIMINARE ALMENO IN PARTE L’ENORME MASSA DEI LAVORATORI PRECARI
È una delle poche idee che siamo riusciti anche ad esportare all’estero.
Da tempo economisti come Pierre Cahuc, Francis Kamarz, Samuel Bentolila e Juan Dolado propongono il «contratto unico» inventato da Tito Boeri e Pietro Garibaldi anche in Francia e Spagna.
Ma da noi il dibattito incontra sin dal 2002, quando è stato proposto dai due economisti del lavoro un totem insormontabile: l’articolo 18.
Il fatto è che da quando quella norma dello Statuto dei Lavoratori è stato al centro di uno scontro al calor bianco tra il governo Berlusconi bis e la Cgil di Sergio Cofferati – con l’epilogo dei tre milioni a Circo Massimo – è complicato parlare di diritto del lavoro senza scivolare sul terreno dello scontro ideologico.
Elsa Fornero, neo ministro del Lavoro ha già detto cosa ne pensa: il contratto unico è «in grado di conciliare la flessibilità in ingresso richiesta dalle imprese con l’aspirazione alla stabilità rivendicata dai lavoratori».
Sarà un tassello importante dell’agenda di governo dell’economista torinese. Ma è anche uno dei motivi per cui la Cgil continua a rimarcare la diffidenza nei confronti del governo Monti.
Il contratto unico tenta di rispondere a un mondo del lavoro che si è fortemente precarizzato e dove si è creato un dualismo crescente tra chi è tutelato dal contratto a tempo indeterminato e le miriadi di atipici che hanno spesso livelli salariali infimi, non sono garantiti da contratti nazionali e sono quasi senza tutele.
Soprattutto, avendo una data scritta sul contratto, gli ormai milioni di lavoratori precari non sanno neanche cos’è, l’articolo 18.
Stiamo parlando del 90 per cento di chi comincia oggi un lavoro: ormai solo un giovane su dieci inizia una professione o un mestiere con un contratto a tempo indeterminato.
Gli altri nove entrano con contratti a termine, interinali, co.co.pro, eccetera.
Fuori dal perimetro dello Statuto dei lavoratori.
E, molto spesso, dall’ombrello dei sindacati.
Anni fa al «contratto unico di ingresso», in breve Cui, se n’è affiancato uno analogo del giuslavorista e senatore Pd Pietro Ichino che ne riprende l’idea di fondo ma differisce su alcuni punti.
Nella versione Boeri-Garibaldi è un contratto a tempo indeterminato e la difesa dal licenziamento senza giusta causa è prevista dal primo giorno.
Solo che per i primi tre anni «il licenziamento può avvenire solo dietro compensazione monetaria», (un’indennità pari a 5 giorni di retribuzione per ogni mese di anzianità ), insomma viene sospeso l’obbligo di reintegro previsto dall’articolo 18.
Diventa una sorta di lungo apprendistato durante il quale anche il datore di lavoro può capire se il dipendente corrisponde alle sue aspettative.
Allo scadere dei tre anni vengono riconosciute tutte le tutele del tempo indeterminato.
Il ricorso a forme di contratti flessibili viene scoraggiato con delle restrizioni. Infine, dettaglio rilevantissimo, il Cui non sostituisce gli attuali contratti nazionali, ma garantisce in più tutele minime a chi non ce l’ha – cosa che quelli flessibili oggi non fanno.
A partire da un salario minimo.
Nella testa di Boeri e Garibaldi, il contratto unico dovrebbe essere affiancato da una seria riforma degli ammortizzatori che garantisca un sussidio di disoccupazione a tutti.
Ma costa circa 15 miliardi di euro ed è difficile che veda la luce nel prossimo anno e mezzo.
Anche nella proposta di Ichino non c’è una data sul contratto ma viene introdotto il licenziamento «per motivi economici e organizzativi» e non ci sono i tre anni di prova. L’articolo 18 viene depotenziato.
Ma dal 20esimo anno di anzianità «l’onere della prova circa il giustificato motivo economico tecnico o organizzativo è a carico del datore di lavoro».
Per chi perde il lavoro viene introdotto un sistema che ricalca a quello danese della «flessicurezza».
Il datore di lavoro si impegna a ricollocare il lavoratore attraverso la riqualificazione professionale.
Tonia Mastrobuoni
(da “La Stampa“)
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