Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
LA SMENTITA DELLA SINDACA NON RACCONTA COME SONO ANDATE REALMENTE LE COSE
Virginia Raggi ieri sera ha parlato della faccenda della cena al ristorante non pagata etichettandola come bufala.
Oggi però Repubblica Roma e Il Messaggero riportano il nome del ristorante e dello chef e raccontano una storia leggermente diversa da quella raccontata dalla prima cittadina.
Scrive la sindaca su Facebook:
Ci risiamo. Per attaccarci inventano notizie di sana pianta. Stavolta sarei andata in un “noto ristorante romano” dove avrei cenato e sarei andata via senza pagare. L’obiettivo è evidente: far credere che abbia voluto farmi offrire la cena dal ristoratore. È triste ma sono costretta a fare una precisazione — quella che chi ha scritto o ripreso l’articolo avrebbe dovuto fare per correttezza professionale e non ha fatto — e raccontare la verità : dopo cena, ho raggiunto un gruppo di amici che cenavano in quel locale. Ovviamente, non ho cenato una seconda volta. Per la “cronaca” devo ammettere che, però, ho bevuto un bicchiere d’acqua del rubinetto. Ecco, ho svelato l’arcano. Peraltro, proprio il “noto ristoratore” dispiaciuto del fatto che non avessi assaggiato le sue specialità , mi ha invitato a tornare. Curioso, no?
Repubblica Roma, però, in un pezzo a firma di Giovanna Vitale, e Il Messaggero con Lorenzo De Cicco riportano anche le parole dello chef del ristorante e il suo nome.
Il ristorante è Benito al Ghetto e lo chef è Nicola Delfino, che nel frattempo è andato a lavorare a Milano; l’episodio è accaduto mesi fa e a rivelarlo è stato il direttore Brindani; Repubblica sente la versione dello chef:
«Mi è arrivata la comanda giù in cucina con su scritto: “per il sindaco”. Pensavo fosse uno scherzo del maitre e perciò sono salito. C’era la Raggi seduta con un uomo. Ho aspettato che finissero di mangiare e mi sono avvicinato. “Che piacere avervi ospiti da noi”, ho detto».
Un gesto di cortesia, interpretato però come un’offerta a non saldare il conto.
E infatti, a fine pasto, i due commensali si alzano, salutano («Grazie, tornerò a trovarvi») e vanno via.
Senza neppure lasciare la mancia per i camerieri, che pure li avevano serviti. «E io che dovevo fare? Inseguirli?», motteggia il cuoco.
Il racconto del Messaggero è ancora più dettagliato: l’accompagnatore era un amico con cui hanno scherzato e parlato di lavoro, il conto complessivo era di 30 euro e lo chef ricorda distintamente anche la comanda (ovvero l’ordinazione) del sindaco.
«Prima di andarsene mi ha fatto anche richiamare dai fornelli per ringraziarmi. La mia impressione è che avrebbe anche voluto pagare, ma probabilmente non voleva essere scortese. Solo che anche io non ho voluto essere maleducato e dirle: ma che hai capito? Paga! Quindi è finita così, sono diventato la barzelletta della zona».
Un banale malinteso insomma?
«Penso di sì. Doveva vederla quando se n’è andata: ha voluto ringraziare tutti, il maitre, i camerieri, uno per uno. Certo, forse una cosa andrebbe detta…».
Cosa?
«Beh, io avrei lasciato la mancia per i ragazzi, se qualcuno mi offre il pranzo almeno lascio qualcosa per chi serve in tavola…»
Invece?
«Invece niente, è tornata a passeggio per il ghetto, dopo essersi profusa in complimenti per tutti».
Una scena alla Amici miei…
«Sì, Mascetti! Il conte Mascetti,che con grandissima eleganza ti fa il trucco del “rigatino”. Non credo fosse in malafede, che ci fosse malizia insomma. Ma questa storia mi fa un po’ ridere perchè è una dei Cinquestelle, quelli che gridano tanto alla chiarezza, alla trasparenza, all’onestà e poi alla prima occasione vanno via senza pagare».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL “MARIE ANNE ERIZE” ASSISTE LE DONNE VITTIME DI VIOLENZE: “C’E’ UN CONTRATTO, PAGHIAMO SEMPRE TUTTO”
“Quante di noi dovranno ancora morire? Restare invalide e abbandonate dallo Stato come Chiara
Insidioso? Essere sfregiate dall’acido come Lucia Annibali? Con che coraggio si chiudono i centri antiviolenza?”.
Stefania Catallo ha gli occhi chiari e profondi e un sorriso contagioso che però, in questi giorni, è velato.
L’aveva già salvato due anni fa, quel centro antiviolenza che gestisce alla periferia di Roma e del mondo. Ora la guerra è ricominciata. Il centro “Marie Anne Erize” di Tor Bella Monaca sta per essere sfrattato.
Il municipio a maggioranza Cinque Stelle ha approvato ieri una mozione per rientrare in possesso di alcuni locali, compresi quelli occupati dall’associazione e dal centro che porta il nome della giovane desaparecida argentina. “Nessuno ci ha detto niente. L’ho saputo a mezzanotte del giorno prima, grazie a un passaparola”, racconta Stefania Catallo.
“Noi abbiamo un contratto che si rinnova tacitamente ogni sei mesi. Per mandarci via a luglio, avrebbero dovuto notificarci l’atto di sfratto entro la data dell’ultimo rinnovo, il 6 gennaio scorso. Non è successo. Non solo: paghiamo e abbiamo sempre pagato tutto. Di cosa ci stanno accusando? Una mozione è un atto politico, non amministrativo. Perchè ci stanno perseguitando politicamente?”
Il nuovo fronte di guerra si apre a due anni di distanza da una lunga battaglia: nel 2015 il centro era già a rischio chiusura perchè l’associazione che lo ospitava da quattro anni, la Sirio87, aveva ricevuto lo sfratto.
“Dopo una grande mobilitazione, il contratto è stato rinnovato con tacito accordo di sei mesi in sei mesi, nell’attesa che diventasse definitivo”, racconta ancora Catallo.
“E in questi due anni il centro si è trasformato e ha trasformato il territorio in cui opera”. Dal 2011 ha assistito circa 3 mila donne, “non solo salvandone la vita, ma iniziando insieme un percorso di crescita e di indipendenza”.
Qui oggi c’è una sartoria solidale e una biblioteca di oltre 8 mila titoli. Stefania Catallo è stata nominata ambasciatrice del Telefono Rosa e ha contribuito all’apertura di uno sportello antiviolenza in Romania. “Il centro vive e lotta grazie al volontariato, ai cittadini, ai finanziamenti della francese Fondazione Up. Non certo grazie alle istituzioni italiane”, chiosa la responsabile.
“Come M5S siamo contrari agli affidamenti diretti e favorevoli ai bandi: questa è la nostra politica”, racconta Roberto Romanella a HuffPost.
“Oggi il centro paga un’indennità di occupazione. Metteremo a bando cui potrà partecipare anche il centro “Marie Anne Erize”. Nel frattempo, finchè non verrà decretato un vincitore, le realtà che operano in questi locali non verranno messe alla porta”. E come si salvaguarda il valore sul territorio che nel frattempo hanno creato? “Siamo 5 Stelle, nessuno rimane indietro con noi. Non è solo uno slogan: non rimarranno indietro neanche loro”.
Il centro di Tor Bella Monaca è solo l’ultimo di una lunga lista di realtà sociali che a Roma, in queste settimane, vive sotto alla minaccia di sfratto o chiusura.
Un movimento dal basso che nei giorni scorsi è sceso in piazza del Campidoglio per protestare contro il Comune e l’amministrazione di Virginia Raggi.
“Da troppo tempo le associazioni e gli spazi sociali vivono nell’emergenza, nella consapevolezza che da un giorno all’altro potrebbero venire sgomberati anni di lotte”, tuonano da Decide Roma, la rete che raccoglie le realtà di quella che è stata ribattezzata la “Capitale Solidale”.
Nella lista ci sono scuole, centri che si occupano di integrazione, che lavorano con i bambini, con i disabili, con i malati di Sla.
C’è la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, storico spazio culturale e sociale di Roma. Realtà che spesso hanno anche fatto investimenti strutturali sulle sedi che occupano.
“Alla minaccia di questi sgomberi, ordinati dalla famigerata delibera 140 della Giunta Marino e dalla pressione indebita della Corte dei Conti, con incredibile ritardo la Giunta Raggi è riuscita a rispondere con una delibera piccola piccola, che in sostanza ripropone la stessa 140, ordinando di proseguire gli sgomberi, partendo sì dalle realtà commerciali, ma proseguendo prima o poi con le realtà sociali e associative”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
OLTRE A CALPESTARE I DIRITTI DEGLI ATTIVISTI, GRILLO SPESSO PRENDE DECISIONI SBAGLIATE CHE TRASCINANO IL MOVIMENTO IN TRIBUNALE DOVE PERDE LE CAUSE… I CASI DI NAPOLI E ROMA
Cosa succede se una persona detiene la proprietà del simbolo di un partito e può decidere se concederlo e ritirarlo?
La risposta è semplice: succede quello che è successo a Genova dove Beppe Grillo ha annullato il risultato delle votazioni online di qualche giorno fa durante le quali gli attivisti genovesi avevano scelto Marika Cassimatis come candidata sindaco alle amministrative.
«Vi chiedo di fidarvi di me», ha scritto Grillo nel post di oggi.
Perchè la nuova votazione su Genova è aperta agli attivisti di tutta Italia?
In un colpo solo Beppe Grillo ha sconfessato il “Metodo Genova” e fatto capire che le primarie online non hanno alcun valore.
Aprendo il voto su Genova anche ad attivisti che non sono residenti nel Comune certifica ancora una volta che il motto dell’uno vale uno tanto caro ai pentastellati è una frase priva di significato.
Non fornendo motivazioni riguardo all’esclusione della Cassimatis ci fa capire che la trasparenza non è un valore quando si tratta di vicende relative ai 5 Stelle.
Lo può fare? Fintanto che è il Capo Politico e Garante non eletto del MoVimento lo potrà fare tutte le volte che vorrà ed anzi l’ha già fatto.
Non è infatti la prima volta che Grillo chiede ai suoi di “fidarsi di lui” e di non contestare una sua decisione presa nell’esclusivo interesse del MoVimento.
Di fatto non esiste nel M5S qualcuno che possa contestare questa decisione perchè rischierebbe di fare la fine di tutti quelli che non hanno accettato di chinare il capo di fronte ai diktat del comico genovese.
L’unica alternativa è fidarsi ciecamente di Grillo ma è una fiducia ben riposta? La risposta è no.
Quando la base si è fidata delle decisioni di Grillo sulle espulsioni di Napoli
Beppe Grillo non è un veggente, e nonostante si diletti nel fare profezie (spesso apocalittiche) non ci azzecca quasi mai.
Perchè allora la base del MoVimento dovrebbe fidarsi di lui?
Sicuramente è stato Grillo a portare il MoVimento in Parlamento e a farlo diventare una delle principali forze politiche nel Paese, ma il suo ruolo si sarebbe dovuto esaurire con l’arrivo della prima pattuglia pentastellata alla Camera e al Senato.
Lui in realtà ci ha provato a fare un passo di lato ma non ci è riuscito perchè ha capito che così avrebbe perso il controllo totale del partito.
E così è tornato sulla breccia: ha fatto espellere gli attivisti “ribelli” di Napoli Libera che guarda caso volevano proporre un altro candidato rispetto a quello individuato da Roberto Fico.
Allo stesso modo a Genova la consigliera regionale Alice Salvatore aveva fortemente sostenuto Pirondini non a caso considerato il favorito della vigilia.
Anche a Napoli la base pentastellata si è fidata di Grillo e le cose sono andate come sappiamo: il MoVimento non ha vinto le elezioni e in seguito a quelle espulsioni è stata intentata una causa che ha costretto Grillo a cambiare lo statuto e il regolamento del suo partito.
Inoltre tutti gli espulsi che avevano fatto ricorso per chiedere di essere reintegrati sono stati riammessi dal Trinunale all’interno del M5S.
È stato lo stesso Roberto Fico, giunto a Napoli nella giornata di ieri, a fare la proposta a quelli che fino a poco tempo prima venivano chiamati senza mezzi termini “traditori” o “feccia” ed erano stati ritenuti colpevoli di aver congiurato contro il M5S.
Oggi come allora non ci fu nessun dibattito pubblico: lo staff di Grillo una volta ricevute informazioni riguardanti un presunto comportamento scorretto da parte degli attivisti fece partire le mail.
Ieri Fico ha incontrato in tribunale i ricorrenti dicendo “siamo pronti a reintegrarvi” (in cambio ovviamente della rinuncia a continuare la causa sulla legittimità del regolamento). Il tutto dopo che ovviamente nei mesi scorsi Fico aveva dichiarato di aver vinto su tutta la linea.
Il reintegro degli espulsi di Roma
Una storia simile è successa a Roma, anzi le storie sono due.
La prima riguarda le espulsioni di Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo che nel febbraio 2016 avevano presentato ricorso contro le espulsioni e che ad aprile dello scorso anno hanno ottenuto dal Tribunale Civile di Roma di essere reintegrati all’interno del Movimento.
La seconda invece riguarda Mario Canino. L’attivista aveva potuto correre alle Comunarie, ottenendo anche un buon numero di voti ma all’atto della composizione della lista a Cinque Stelle si erano visti chiudere la porta in faccia.
Canino ha fatto ricorso in tribunale e ha ottenuto il reintegro nel M5S dopo che il Tribunale di Roma ha sospeso «l’efficacia del provvedimento di espulsione del signor Mario Canino dall’Associazione MoVimento 5 Stelle irrogato in data 21 marzo 2016». Tra le altre cose Canino ha anche chiesto un risarcimento danni al M5S, quantificandoli in 150 mila euro, ovvero la cifra della famosa penale che i pentastellati avrebbero dovuto pagare qualora avessero trasgredito alle norme di comportamento del M5S una volta eletti.
A riguardo di penali da pagare non si hanno più notizie di quella da 250 mila euro che Grillo avrebbe voluto farsi dare dall’eurodeputato Marco Affronte, passato di recente con i Verdi. A quanto pare i legali di Grillo si sono accorti che una simile richiesta non avrebbe retto in tribunale.
Il punto è che Grillo chiede spesso “la fiducia” dei suoi attivisti, che gliela concedono di buon grado (vista l’alternativa) ma di fatto non è mai stata indetta una votazione per decidere se concedergliela o meno.
Anche quando si è trattato di votare le travagliate modifiche allo statuto e al regolamento Grillo ha spiegato che si trattava di votare per proteggere lui.
Ma al tempo stesso Grillo si è ben guardato dal chiarire i motivi dell’esistenza di due distinte — e omonime — associazioni MoVimento 5 Stelle una delle quali (quella di cui fanno parte solo Grillo, suo nipote Enrico e il commercialista Enrico Maria Nadasi) di fatto controlla tutta l’attività del partito M5S.
Anzi a dirla tutta gli attivisti per molti anni hanno ignorato l’esistenza di questa associazione parallela che è venuta alla luce solo quando alcuni attivisti espulsi hanno fatto causa a Grillo.
Ma intanto la base del M5S continua a fidarsi della capacità di Grillo di decidere, da solo e senza consultarsi online con nessuno, delle sorti e della linea politica del MoVimento.
È già stato detto più volte: per essere un partito che si fonda sui principi della partecipazione e della democrazia diretta il M5S sembra dare troppo peso a decisioni prese “perchè ci si fida” di chi le prende e non perchè sono state discusse e vagliate da un’assemblea.
In questo modo però il partito che voleva includere i cittadini nella vita politica del Paese rischia di perdere il contatto con la base.
Le pulsioni dell’ala movimentista del 5 Stelle saranno qualcosa con cui i pentastellati dovranno fare i conti da qui alle elezioni politiche.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
I VECCHI SINDACI GRILLINI LASCIANO O SONO STATI CACCIATI… PIACENZA, GALATONE, MONZA, PADOVA, RIETI, PALERMO, TARANTO: E’ LITE INTERNA OVUNQUE
Correnti, liti, scissioni e addii. Pd? Macchè, M5s prima del voto. 
Il caso Genova, dove Beppe Grillo annulla le votazioni delle comunarie perchè la candidata scelta ora non è gradita, ma andava bene per le politiche e le euopee, è soltanto l’ultimo paradosso di una lunga serie di veleni all’interno del MoVimento.
Manca poco più di un mese alle urne per le amministrative 2017: questo banco politico di prova, per il MoVimento, avrà un doppio valore.
Per la prima volta infatti, oltre a misurare l’attuale forza politica dei grillini nei territori, M5s sarà in grado di tracciare un bilancio quinquennale concreto del suo operato. Ma ci sono ombre all’orizzonte.
L’aveva detto allora, cinque anni fa, proprio Beppe Grillo: sosteneva che sarebbe servito almeno un mandato per capire il valore di M5s e che a giudicare sarebbero stati i cittadini, soltanto loro avrebbero potuto scegliere “se ricandidare o meno” i sindaci pentastellati.
Ma il fatto è che, cinque anni dopo, sono i sindaci pentastellati a non ricandidarsì più (con il MoVimento) e i futuri candidati a creare sempre più tensioni alla Casaleggio associati.
Ricordate il maggio 2012? Sarego, comune vicentino, poi Mira, Comacchio e Parma: furono le prime città in italia ad eleggere sindaci grillini.
Un mandato dopo il sindaco fuoriuscito Federico Pizzarotti correrà contro M5s con il suo “Effetto Parma”; il ferrarese Marco Fabbri, espulso da M5s, non porterà più la bandiera grillina a Comacchio; quello di Mira, Alvise Maniero, lascerà il Comune per dedicarsi all’università e infine di Roberto Castiglion, sindaco di Sarego, si attende di conoscere la decisione sul suo futuro
I “vecchi sindaci” dunque lasciano, mentre i nuovi candidati grillini litigano.
Guardiamo Genova ad esempio: nella città di Grillo si è arrivato al paradossale.
Si è votato fra gli iscritti e ha vinto, a sorpresa, Marika Casamattis. Il perdente, Luca Pirondini, dato per favorito nelle comunarie (primarie grilline per il candidato), ha perso per sole 24 preferenze e, inevitabilmente deluso, ha chiesto di rivotare.
Grillo ha accettato la richiesta e chiamando nuovamente gli iscritti a scegliere. Motivo? La docente ligure che ha vinto è considerata una “pizzarottiana” ed è decisamente vicina ai consiglieri fuoriusciti da M5s per creare “Effetto Genova”.
Per Pirondini dunque era “necessario che vengano resi pubblici i nomi e numeri dei votanti… perchè è evidente che chi da mesi sostiene altre liste non avrebbe nemmeno dovuto votare…” scrive riferendosi ai consiglieri ora vicini a Effetto Genova. Desiderio avverato da parton Grillo.
Non che nella Parma “stalingrado grillina”, con Pizzarotti ora in una lista civica anti M5s e dato per favorito, le cose siano diverse.
Qui, il movimento, con tanto di aiuto dalla centrale Bologna di Max Bugani, fatica a ritrovare la sua anima: così contro l’ex sindaco si schierano ben due compagini di altrettanti Meetup, una guidata da Andrea D’Alessandro (Parma Ducato 5 Stelle) e una da Daniele Ghirarduzzi (MoVimento 5 Stelle Parma). Voti, assemblee e inevitabili scontri porteranno – sperano – ad avere una lista unica certificata da Beppe Grillo.
Perchè il problema di molti aspiranti sindaci grillini è proprio questo: avere il bollino di Beppe e della Casaleggio.
Nel salentino, nella piccola Galatone, in vista del voto si sono impuntati e spaccati proprio sul logo. Anche lì, infatti, ci sono due Meetup che litigano per avere il marchio a cinque stelle: hanno fatto partire due differenti richieste di certificazione e così da Milano (vedi Casaleggio Associati) dovranno emettere un verdetto studiato e divisivo alla faccia “della sintesi e dell’unità chiesti da Beppe Grillo” sottolineano li stessi grillini salentini in una nota.
Questa storia che alla fine “deciderà la Casaleggio” è un po’ un ritornello.
Vedi Piacenza, tappa che Grillo toccherà prima delle elezioni ma come “tour teatrale” e non come comizio.
Qui tutto è rimesso nelle mani dei vertici: da una parte Rosarita Mannina, dall’altra Andrea Pugni, che guidano rispettivamente due correnti M5s dopo una scissione avvenuta in dicembre. Non si riesce a decidere chi rappresenterà il MoVimento alle urne.
Allora si potrebbe fare come a Padova, dove il candidato M5s è stato scelto senza passare dalle primarie grilline. Qui, a porte chiuse, è stato eletto Simone Borile (ma dovrà essere convalidata la candidatura) per guidare la lista, fra lo scontento di Leonardo Forner che lamenta irregolarità e assenza di comunarie.
Oppure, si potrebbe arrivare a casi limite come quelli di Monza, dove Doride Falduto, uscita vincitrice dalla consultazione web grazie a 20 voti sui 66 disponibili, si è ritirata dalla corsa per “motivi personali”. Motivi che, a leggere i commenti, in molti inseriscono anche nel clima teso e ricco di polemiche legate a quella manciata di voti con cui ha vinto.
A Rieti invece c’è un caso di “troppi consensi”, dato che Lodovica Rando, candidata vincitrice delle comunarie, ha trionfato con l’83% delle preferenze.
Una percentuale troppo alta su cui ora i coordinatori del M5s locale vogliono vederci chiaro (e già scattano denunce di irregolarità e via dicendo).
Restando a Sud, se il candidato sindaco di Palermo Ugo Forello, indagato per la questione firme false, sembra tirare dritto dopo le accuse di altri grillini e ha ottenuto la “certificazione” dai vertici, a Taranto si sta invece aprendo una faglia fra i due Meetup, “Amici di Beppe Grillo” e “Taranto Pentastellata”, che non vanno per niente d’accordo. Anche qui, la palla passa a Davide Casaleggio (che avrà anche da monitorare i malcontenti a Verona, dove il candidato sindaco Alessandro Gennari è stato scelto con un pugno di voti).
Come se non bastasse, l’altro problema che dovrà cercare di arginare la direzione centrale del MoVimento è la questione dell’Effetto Parma.
Come già raccontato la lista lanciata da Pizzarotti sta trovando sempre più consensi a livello nazionale: in alcune città al voto come Lucca (anche qui c’è una spaccatura fra i grillini), La Spezia o Alessandria (città che hanno già scelto i loro candidati) sono nate o stanno nascendo altri “Effetti”, spesso guidati da ex grillini, fatto che potrebbe far perdere voti o aumentare le frizioni.
Riuscirà il MoVimento a stupire ancora, proprio come fece cinque anni fa nelle amministrative che aprirono la strada al Parlamento?
La partita, in attesa che l’iter delle certificazioni sia completato e si faccia chiarezza sui candidati, e con tante altre realtà sui quasi 1000 comuni al voto dove M5s è riuscita a trovare la quadra (vedi Lecce o Catanzaro), fra poco più di un mese sarà decisa dai cittadini.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
AL QUESITO “VOLETE PIRONDINI, VERO?” SI PASSA DA 700 VOTANTI DELLA PRIMA AI 19.959 DELLA SECONDA VOTAZIONE… IL “CITTADINO” DI TRENTO E DI RAGUSA HA COSI’ DECISO CHI DEVE FARE IL CANDIDATO SINDACO DI GENOVA…ALLA FINE 16.000 SI GENUFLETTONO, MA QUASI 4.000 HANNO PRATICAMENTE MANDATO UN VAFFA ALL’ AF-FONDATORE
“Oltre 16 mila iscritti `certificati’ hanno votato on line per presentare la lista con candidato a sindaco di Genova Pirondini”.
Lo si apprende dal blog di Beppe Grillo.
Di contro, in 3.762 hanno chiesto di non presentare alcuna lista.
Al voto on line per le Comunarie, che in prima battuta aveva visto vincere Marika Cassimatis, poi sconfessata da Grillo, hanno partecipato 19.959 iscritti `certificati’.
Manca un dettaglio: come si sia passati dalla prima votazione dove avevano partecipato appena 700 iscritti alla seconda con quasi 20.000 votanti.
Semplice: mentre alla prima avevano diritto al voto solo i genovesi, come logica vuole, la seconda è stata aperta a tutti gli iscritti, anche quelli di Trento o di Ragusa che di candidati genovesi ovviamente se ne intendono molto.
Un trucchetto da avanspettacolo per evitare che la seconda votazione certificasse lo sputo in faccia
della base grillina al suo af-fondatore.
Ve l’immaginate un Pirondini “gratificato” di appena 300 voti su 76.000 elettori del M5S a Genova alle ultime regionali?
Altro che viola, violino e clavicembalo, sarebbero piovute solo pernacchie.
Ma il tappullo è peggior del buco se si pensa che nell’occasione quasi 4.000 iscritti la pernacchia l’hanno recapitata ugualmente votando per la soluzione di non presentare nessuna lista.
Anche con il tarocco, Grillo è riuscito a raccogliere un 20% di vaffa.
L’assist a Toti è servito.
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
“E’ STATO DATO IL SUO NOME AI PM CHE INDAGAVANO, COSI’ PAGA L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO”
La faccenda della paternità di post e cinguettii che comunemente attivisti, giornalisti ed avversari
politici sono soliti attribuire a Beppe Grillo potrebbe avere dei risvolti inaspettati e cambiare le dinamiche della comunicazione pentastellata.
L’avvocato di Grillo fa sapere che il Capo Politico del MoVimento “non è responsabile, quindi non è autore, nè gestore, nè moderatore, nè direttore nè titolare del dominio, del blog nè degli account twitter, nè dei tweet e Facebook, non ha alcun potere di direzione e controllo sul blog nè sugli account twitter e su ciò che viene postato“, Grillo sostiene che i post firmati non sono suoi perchè non sono firmati e Luigi Di Maio invece annuncia con soddisfazione che di post “anonimi” sul blog di Grillo non ci sono più.
La “rivolta” degli scribi
Ed è vero, su beppegrillo.it e sul sito gemello ilblogdellestelle.it di post “non firmati” da qualche mese non ne vengono più pubblicati.
Ma solo perchè sono stati sostituiti da quelli firmati “MoVimento 5 Stelle”.
Chi sono gli autori di quegli articoli che spesso e volentieri riassumono la linea politica o le posizioni del M5S su una data questione? Nessuno lo sa e Grillo, in nome della trasparenza, non lo dice.
Possiamo immaginare che a coordinare il lavoro sul blog ci sia Pietro Dettori, uno dei fedelissimi di Gianroberto Casaleggio recentemente diventato responsabile editoriale dell’Associazione Rousseau.
Ma la struttura della comunicazione a 5 Stelle è molto rigida e prevede che a dirigerla ci siano tre persone: Rocco Casalino per il Senato, Ilaria Loquenzi per la Camera e Cristina Belotti per quanto riguarda gli Europarlamentari.
Sono loro — si dice soprattutto Casalino — a decidere cosa devono dire i portavoce e se uno degli eletti del 5 Stelle possa rispondere ad una domanda su una particolare questione. I tre responsabili della comunicazione controllano quindi la libertà di parola degli eletti e di conseguenza anche gli interventi firmati dei vari Di Battista, Di Maio, Fico che vengono pubblicati sui blog ufficiali del partito.
Ma chi scrive gli altri interventi, quelli non firmati?
Secondo quanto scrive Annalisa Cuzzocrea su Repubblica gli autori sono gli addetti stampa dei parlamentari del MoVimento e sarebbero loro a rischiare quindi di essere chiamati a rispondere in caso di eventuali querele:
La grana del blog senza padri, però, ha creato scompiglio nei gruppi della comunicazione. Perchè se nessuno si assume la responsabilità dei post anonimi e collettivi (la maggior parte sul sito Parlamentari5stelle, affiliato a beppegrillo.it), sono i semplici impiegati dell’ufficio stampa a rischiare le denunce per diffamazione minacciate da Matteo Renzi.
Per la verità il sito parlamentari5stelle non esiste, esiste invece la sezione parlamento sul sito (un altro) del MoVimento 5 Stelle.
La sostanza cambia di poco perchè a quanto pare, rivela la Cuzzocrea, gli impiegati dell’ufficio stampa non avrebbero molto gradito il modo con cui i vertici del partito hanno gestito la questione delle responsabilità sui post e gli articoli “non firmati”. Repubblica riporta anche alcuni virgolettati attribuiti agli addetti stampa e ad un deputato dove si menziona un caso in cui la Casaleggio avrebbe fatto il nome di uno degli impiegati ai PM i quali l’avrebbero poi perseguito:
«D’ora in poi faremo firmare i post agli eletti, che hanno altre tutele», è stato proposto ieri.
Ma non vale per il passato. «C’è già un caso — racconta un deputato — la Casaleggio ha dato il nome di un impiegato dell’ufficio stampa ai pm, che l’hanno perseguito. Con questo sistema paga l’ultimo della catena. Grillo non ci ha pensato?»
Se così fosse il Garante e Capo Politico del MoVimento a quanto pare non sarebbe in grado di tutelare le persone che lavorano per il partito.
Ma soprattutto emergerebbe che a pagare per gli insulti e quelle uscite infelici della comunicazione pentastellata sono i contribuenti italiani.
Certo, in nome della trasparenza forse sarebbe il caso che i 5 Stelle aprissero il loro Parlamento come una scatoletta di tonno per far capire agli italiani come funzionano.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
POI RIVELA: “PIRONDINI MI DISSE CHE LA SUA ERA UNA CANDIDATURA PILOTATA DALLA SALVATORE, LO STATUTO VIETA LE CORDATE”… LA CASSIMATIS: “AMAREGGIATA, GRILLO POTEVA ALMENO TELEFONARMI, QUANDO MI HANNO CANDIDATA ALLE POLITICHE E ALLE EUROPEE ANDAVO BENE?”… PIZZAROTTI: “VIENI CON NOI”
Scaricata da Grillo riceve subito un invito da Pizzarotti: “Vieni con noi”. Nella rovente giornata grillina di Genova irrompe anche Federico Pizzarotti da Parma e le sue parole, diffuse tramite facebook, non arrivano certo per caso: sono parole di accoglienza dopo che Marika Cassimatis è stata scaricata – come accadde al sindaco – dai vertici M5s.
Cassimatis ha infatti saputo oggi al’improvviso, dopo essere stata eletta democraticamente come candidata sindaco M5s per le elezioni amministrative di Genova, che Beppe Grillo ha deciso di indire nuove votazioni non tenendo conto del volere degli iscritti.
“Aspetto che Grillo mi chiami per spiegarmi questa decisione. Siamo choccati da questa improvvisa fermata di una procedura democratica che aveva concluso il suo iter. Sono in attesa di capire i fattori nuovi intervenuti per questa decisione. Aspetto che Grillo mi spieghi. Genova si è espressa in modo democratico” ha spiegato.
“Sono una attivista già candidata alle elezioni europee e regionali e la presentazione della mia candidatura è avvenuta più di un mese fa. Se c’erano obiezioni potevano dirlo prima” – continua Cassimatis – “Grillo contesta la lista di chi mi ha votato, io non li conosco neppure tutti. In nome della trasparenza mi aspetto che mi si dica quali sono gli elementi che hanno portato a questa decisione. Ero già in campagna elettorale, il mio nome era già sul blog come candidata sindaco per Genova. Quanto avvenuto lascia molto perplessi”.
Fra le “colpe” della Cassimatis, secondo alcuni attivisti, quella di essere considerata una “non ortodossa”.
Sono infatti noti i rapporti e la vicinanza fra la candidata e il gruppo di grillini (tra l’altro storici) che hanno lasciato M5s per dar vita a Effetto Genova, movimento che porta lo stesso nome di “Effetto Parma”.
Cassimatis, considerata da alcuni “pizzarottiana”, ha ricevuto oggi un invito chiarissimo proprio dal sindaco ducale: “Cara Cassimatis, vieni con noi, le porte sono aperte. Qui si parla di temi, non di persone”. Accetterà ?
Intanto, in attesa di capire la prossima mossa di Grillo, alcuni attivisti storici del M5s ligure hanno deciso di lasciare.
“Oggi è il mio ultimo giorno di attivismo dopo 12 anni. Ormai questo non è più il M5s, bensì un partito dove per entrare devi farti avanti a raccomandazioni. E se per caso il tuo futuro è legato ad una votazione on-line, occhio che il risultato e le regole possono essere cambiate a piacimento a seconda di chi frequenti” scrive su Fb Cristiano Panzera, storico attivista M5s a Genova e candidato alle scorse regionali.
In un lungo post di addio attacca Luca Pirondini, in lizza con la Cassimatis ma sconfitto: “Ho delle discussione private con lo stesso Luca Pirondini del Gennaio 2016, dove lui stesso ammette che l’idea della sua candidatura viene dalla portavoce in Regione Alice Salvatore… Naturalmente rifiutai due volte l’invito essendo una violazione grave del regolamento del M5s” che vietava la formazione di ‘cordate’.
E precisa: “Non sono mai stato un Pizzarottiano ne un Puttiano”, altro militante storico che ha abbandonato.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
SVEGLIA!!! NON AVETE ANCORA CAPITO CHE A GENOVA “DOVETE” PERDERE?
Il caso Genova crea sconquasso nel mondo pentastellato. Non solo nel capoluogo ligure ma
direttamente anche a Roma.
Il voto delle comunarie annullato da Beppe Grillo con un post in cui ha annunciato che la vincitrice Marika Cassimatis non sarà la candidata sindaco coglie tutti di sorpresa: “È una mossa suicida”.
È venerdì e i deputati grillini in giro a Montecitorio sono pochi.
C’è però il genovese Sergio Battelli, si dirige verso gli uffici del gruppo e non vuol parlare. Come avviene spesso in questo casi, l’imbarazzo fa da padrone a maggior ragione se a prendere una decisione così forte e in controtendenza è stato il leader.
Da questo momento i parlamentari pentastellati sanno che tutto può cambiare.
“Così perdiamo di credibilità “, è il pensiero di molti, anche dei big.
Qualcuno descrive Alessandro Di Battista molto perplesso. Nessuno mette in discussione la scelta del capo, “che sicuramente avrà avuto i suoi buoni motivi, ma non si può indire una votazione per poi annullarla quando si conosce il nome del vincitore. Non si può, qualcosa non quadra”, dice un parlamentare a taccuini chiusi.
Sempre alla Camera a scrivere gli emendamenti sul biotestamento c’è Matteo Mantero, deputato ligure anche lui. “Non mi occupo delle questioni locali, ma da esterno posso dire che mi dispiace che ci sia stato questo problema”, dice Mantero: “C’è un problema di divisioni interne e che queste divisioni abbiano portato a dover sconfessare una votazione è senza dubbio spiacevole per un Movimento che ha sempre usato questo strumento per la scelta dei propri candidati”.
Ciò che è più grave però – secondo molti parlamentari M5S – è il fatto che si sia arrivati a questo punto proprio nella città di Grillo. “Non so quando e come si sia espressa Cassimatis – aggiunge Mantero – e ho gli elementi per giudicare la decisione di Grillo, so però che dispiace”. Tanti aspettano di capirne di più.
I più severi sono preoccupati per l’impressione che viene data all’esterno. Cioè l’impressione di un capo che decide su tutto nonostante il Movimento 5 Stelle sia nato per portare avanti la democrazia diretta.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
E’ ORA DI FINIRLA CON LA PAGLIACCIATA DELLE “AUTOSOSPENSIONI”, SE POI SI CONTINUA A INCASSARE LA RETRIBUZIONE DAI PARLAMENTI
Daniela Aiuto ha annunciato il 15 marzo scorso sul suo profilo Facebook di essersi autosospesa dal MoVimento 5 Stelle.
L’europarlamentare, in nome della trasparenza, non ha spiegato il motivo della sua scelta anche se ha scritto di aver preso la decisione «per tutelare la mia persona e soprattutto l’immagine del Movimento 5 Stelle».
La Aiuto era una dei sei europarlamentari italiani nei guai per i rimborsi con l’OREF. Secondo l’accusa ha chiesto rimborsi per studi sul turismo che le sarebbero serviti per svolgere l’attività parlamentare ma che secondo l’accusa sono copiati da Wikipedia.
Lei stessa ha annunciato che provvederà “personalmente a rimborsare le fatture già saldate” (per forza, la Ue lo trattiene dallo stipendio, come nel caso della Le Pen
“I servizi parlamentari hanno contestato alcune ricerche che ho commissionato ad una società di consulenza, perchè ritenute frutto di plagio e quindi non rimborsabili dal Parlamento europeo”, ha spiegato Aiuto in una nota.
“Ho quindi disposto la sospensione del pagamento delle fatture già emesse. Inoltre ho comunicato ai servizi parlamentari che provvederò personalmente a rimborsare le fatture già saldate”.
Purtroppo nessun particolare, nemmeno il nome della società di consulenza, è stato fornito dalla Aiuto per spiegare la sua posizione.
Proprio il 15 marzo si era diffusa sui giornali abruzzesi la notizia di un’acquisizione presso il Comune di Vasto di documenti relativi a non meglio specificati “reati edilizi” della casa di proprietà di mio padre.
Anche in quel caso lei aveva smentito
(da “NextQuotidiano”)
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