Giugno 21st, 2016 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE DI PARMA: ” A NOI LO AVETE MENATO 4 ANNI PERCHE’ NON SIAMO RIUSCITI A BLOCCARLO E A ROMA NOMINATE LA MURARO?”
“L’inceneritore? Qui non lo faranno mai, dovranno passare sul cadavere di Pizzarotti” diceva Beppe Grillo a Parma esattamente 4 anni e un mese fa.
L’inceneritore si è fatto, Pizzarotti non è un cadavere ma un fantasma, sospeso senza appello e lasciato nel limbo dal MoVimento 5 stelle, e intanto a Roma la neo eletta sindaca Virginia Raggi promette in cima alla lista degli impegni di risolvere la questione rifiuti nella Capitale.
Per farlo ha già una donna, presentata nella sua giunta virtuale settimane fa e futura (a brevissimo) assessore all’Ambiente del Comune: Paola Muraro.
Ecco, se prima era stato l’inceneritore (ricordate Grillo che accussava Pizzarotti di non aver mantenuto le promesse?), oggi è Paola Muraro il nuovo oggetto del contendere tutto grillino che mette Parma contro Roma.
Le parole dell’assessore all’Ambiente di Parma sono chiarissime, uno sfogo al veleno: “Fatemi capire.. a noi l’avete menata 4 anni per non essere riusciti a spegnere l’inceneritore e poi mettete come assessore all’ambiente una convinta inceneritorista? Ma andate un po’ a cagare, va! Da Parma de core…”.
Un insulto per niente velato carico di rabbia nei confronti della nomina alla Muraro che Folli, ex presidente del comitato NO Inceneritore Parma, ha postato su Facebook a poche ore dalla elezione della Raggi.
Il motivo è legato alla figura della Muraro che secondo alcuni ambientalisti avrebbe visioni “inceneritoriste”.
Il curriculum della Muraro racconta la laurea in Scienze Agrarie a Bologna, i riconoscimenti nella “Disciplina e Gestione dei Rifiuti Solidi” e i 10 anni come consulente per l’Ama. Insomma, per Virginia Raggi è la donna giusta per “importare il modello San Francisco. Perchè per noi “Roma verso rifiuti zero” non è uno slogan, bensì un obiettivo ambizioso e raggiungibile” recita il programma M5s.
Ma uno dei massimi esperti di quel modello, ovvero Rossano Ercolini, insegnante elementare, fondatore del movimento Rifiuti zero e presidente di Zero Waste Europe, italiano che ha vinto il Goldman prize 2013 (il Nobel dell’ecologia) a San Francisco e sorta di guru per l’amministrazione parmigiana (con il quale anche Pizzarotti si è confrontato), in passato ha fortemente criticato la Muraro proprio per la sua posizione non netta nei confronti degli inceneritori.
Il fatto risale a due anni fa: siamo nel 2014 e in Rai va in onda il documentario TRASHED. La Muraro, allora presidente ATIA-ISWA Italia, invia una lettera indirizzata al direttore di Rai3 Vianello a Gubitosi e alla Tarantola.
Critica parte del film ricordando che “Le rilevazioni e studi di ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente italiano) dimostrano che dall’anno 2000 nel nostro Paese le diossine prodotte dai termovalorizzatori sono inferiori allo 0,05% di quelle complessivamente emesse dalle diverse fonti (residenze, traffico, industrie, generazione elettrica…)”. Con altre affermazioni nel dettaglio esprime le proprie posizioni che appaiono decisamente meno trancianti rispetto alla famosa posizione M5s sugli inceneritori (“dovranno passare sul cadavere di Pizzarotti” cit.Grillo).
Poco dopo, sempre con una lettera inviata alla Rai, Ercolini polemizza apertamente con la Muraro tacciandola di essere un “difensore d’ufficio” della lobby dell’incenerimento.
Nella nuova polemica l’assessore parmigiano contrario alla neo nomina della giunta Raggi cita proprio Ercolini come riferimento.
Per l’assessore è in sostanza un “due pesi e due misure differenti” simili a quelli già utilizzati dal Movimento nel caso Pizzarotti, Movimento che ora eleggerebbe a paladina dell’ambiente romano, a suo dire, una “inceneritorista”
Stesse deduzioni di Massimo Piras, presidente di Zero Waste Lazio, che a poche ore dall’ascesa di Virginia Raggi in Campidoglio ha lanciato anche una petizione per chiedere che non sia Paola Muraro il nuovo assessore all’ambiente: “Una scelta sbagliata e ingiustificabile da qualunque punto di vista”.
Virginia Raggi però promette una Capitale verso i rifiuti zero e sembra pronta a tirare dritta sulla nomina del suo assessore.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 20th, 2016 Riccardo Fucile
SCONTRO AL FEMMINILE CON LE RIVALI LOMBARDI E LA FIDANZATA DI DI MAIO CON STIPENDIO A CARICO DEL M5S
Virginia Raggi non ha vinto, ha stravinto. Il che da oggi la carica di una forza politica ma anche di
una responsabilità doppia: è da Roma che, dice Beppe Grillo, «partiremo per conquistare Palazzo Chigi, stiamo facendo la storia d’Italia».
Governare Roma non significa solo governare Roma, significa incarnare, agli occhi di milioni di italiani, l’altra opzione possibile rispetto a Matteo Renzi.
Naturalmente, per dare l’assalto a Palazzo Chigi e a Renzi prima bisogna governare bene Roma, o comunque anche solo governarla senza esser travolti dal disastro amministrativo e dalla condizione fallimentare del Campidoglio.
Roma è la ribalta più grande, ma anche l’insidia terminale.
La Raggi diventa fondamentale per fornire la prova che il Movimento sa essere qualcosa di governo, e non solo di protesta.
Il no euro? È già andato in soffitta.
I soldi pubblici? Vengono già ampiamente usati, dai cinque stelle.
Il divieto di doppio mandato? Chissà se resterà in piedi.
La squadra di governo? Se Raggi metterà un tecnico al bilancio, Di Maio è mesi che sparge rassicurazioni in giro che, in un loro governo, all’Economia e agli Esteri andrebbero due grand commis, non due no euro.
Grillo vince perchè in un certo senso ha perso: vince nel momento in cui i suoi ragazzi hanno messo in soffitta lui e il M5S originario
La prima domanda allora è: quanto Virginia sarà autonoma, dal direttorio, dalla Casaleggio, e dal fronte vasto (anche se ai più ignoto) dei suoi oppositori interni dentro il Movimento, quelli che vogliono condizionarla, o abbracciarla per condizionarla?
L’ascesa della Raggi è stata politicamente il frutto di un appeasement, dentro il M5S romano: da una parte gli attivisti delle origini, quelli che hanno dato anima e corpo al Movimento quando non era niente, animandone i meet up, i forum (che all’inizio erano due, ora praticamente zero), e sono stati progressivamente rasi al suolo dall’altro fronte, quello che a Roma è da sempre incarnato dalla capa romana, Roberta Lombardi, molto legata alla Casaleggio, dotata di un rapporto personale con Beppe Grillo, in buon rapporto con Luigi Di Maio, ma ultimamente oscurata dall’ascesa di Virginia.
La Lombardi per ora ha abbozzato, ha accettato di portare l’acqua alla campagna elettorale della Raggi, ma sappiamo che è pronta – alle prime difficoltà della sindaca – a muoverle contro per aprirsi più potere possibile in questa dialettica.
Con la prima sindaca donna di Roma, si delinea anche una guerra tra donne.
La Lombardi non ha puntato i piedi sulla giunta, non ha chiesto nomi suoi – anche se l’inserimento di Marcello De Vito pare un pegno politico che la Raggi dovrà pagare. In questa fase la ex faraona cercherà di imporre nomine di seconda linea, ma più operative: non gli assessori, ma i direttori, i capi dipartimento, le Asl, la polizia municipale, l’Atac o l’Ama. Il vero sottopotere romano.
La prima volta che vedremo come il Movimento gestirà il nodo annoso di Roma, le clientele
In campagna elettorale, per bilanciare alcune vicende che la ricollegavano al mondo della destra romana – gli studi legali Previti e Sammarco – la Raggi ha scelto diversi assessori pescandoli nel mondo della sinistra romana, dall’urbanista Paolo Berdini a Paola Muraro, all’assessore alla cultura Luca Bergamo.
C’è tanta fetta di Movimento che non è entusiasta di questo, perchè non vuole vedersi «infiltrare» dalla sinistra romana.
Eppure, Raggi è stata del tutto autonoma dal direttorio. Ha scelto lei, e se ne è fregata anche di chi storceva il naso per alcuni suoi contatti politici con l’ambiente ex Rifondazione comunista (la ex Lavanderia e l’occupazione all’ex manicomio al Santa Maria della Pietà ). Saprà continuare sulla strada di questa autonomia
È certo che da Milano vogliono guidarla, che l’hanno preparata a comportarsi in tv (molto recitato, il suo stile), che Luigi Di Maio le ha messo alle calcagna la sua fidanzata, la coach tv Silvia Virgulti, in una specie di marcatura alla Claudio Gentile a Spagna 1982.
Ma da oggi la Raggi non è più la consigliera comunale alle prime armi nella politica. È il sindaco di Roma; se vuole, in una possibile dialettica anche con lo scalpitante Luigi Di Maio.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Giugno 20th, 2016 Riccardo Fucile
ALL’ESTERO NON CAPISCONO L’INFATUAZIONE DEGLI ITALIANI PER UN MOVIMENTO CHE DI DEMOCRATICO HA BEN POCO
La Bbc la butta sulla specificità di genere. «Il primo sindaco donna di Roma».
Poi una striminzita descrizione del populist movement che ha conquistato la capitale d’Italia.
Il M5S è ancora un oggetto sconosciuto per l’Europa e il mondo.
Gli stranieri lo guardano con un misto di curiosità e scetticismo, lo scrutano per capire di più anche la politica e il carattere degli italiani.
«In Francia non sarebbe possibile un’affermazione così ampia del M5S» spiega Mathilde Imberthy, corrispondente da Roma di Radio France mentre sgrana gli occhi di fronte al risultato stupefacente anche di Chiara Appendino a Torino.
«Ci hanno provato gli ecologisti ma non sono andati molto lontano. In Francia non fai politica se non sei cresciuto nella politica».
Il punto di osservazione della stampa straniera riunita al quartier generale romano dei Cinquestelle è interessante per capire come viene percepito il Movimento fondato da Beppe Grillo in una fase di affermazione generale dei partiti populisti in Europa, con cui ha qualche somiglianza ma anche molte differenze: «Ma per populista intendiamo che non c’entra nulla con i partiti, che è nato dal basso, tra i cittadini. Spesso sento paragoni inesatti. Il M5S non ha niente a che fare con il Front National, nè con Podemos in Spagna».
I francesi, racconta Imberthy, «non riescono a capire bene cos’è il M5S. Non è nè di destra, nè di sinistra». E allora i corrispondenti provano a spiegarlo come possono. «A volte mi chiedono chi sia l’elettore tipo. E io dico che non c’è: che può essere un avvocato come un disoccupato»
Ad assistere al trionfo romano dei pentastellati assieme a svizzeri e francesi c’è una troupe russa, quella tedesca della tv Ard, un producer italiano che lavora per i turchi e i giapponesi.
La storia della prima sindaco donna di Roma, però, conta più per gli italiani che per gli stranieri, già ampiamente abituati a vedere gli uomini scavalcati in grandi città come Parigi e Madrid.
Incuriosisce di più una città così importante come Roma ridotta alla disperazione. «Ma c’è anche una richiesta di trasparenza sui vertici del M5S» dice Philipp Zahn del network radiotelevisivo della Svizzera tedesca Srf.
Zahn spiega come il problema della scarsità di informazioni riguardo alla Casaleggio Associati sia molto più sentito all’estero, e non solo tra i giornalisti e gli analisti: «Che cos’è questo Staff di Milano, di cui si parla? — chiede -. Dovrebbero dire chi ne fa parte e che ruolo ha. e, poi, se i vertici non sono eletti, come fanno gli elettori a sfiduciarli?».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa)
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Giugno 20th, 2016 Riccardo Fucile
PD MAI COSI’ MALE DA 20 ANNI
Le immagini di Virginia Raggi trionfante rimbalza sui siti di tutto il mondo, “primo sindaco a 5 Stelle della Capitale”. Rimbalza anche il trionfo di Chiara Appendino, che ha espugnato una città governata dalla sinistra dal 1993. Vince col 67 per cento la prima, col 55 per cento la seconda. Roma, Torino, ma non solo.
A tarda notte, Luigi Di Maio compare in tv sorridente: “Su 20 comuni in cui i 5 Stelle sono al ballottaggio, siamo avanti ovunque. Altro che voto di protesta. Ora siamo pronti a governare”.
Effettivamente, oltre a Roma e Torino, i 5 Stelle vincono un po’ ovunque: a Carbonia — altro capoluogo di provincia – contro il Pd.
Sempre contro il Pd vincono a Cattolica, Gensano, Marino, Pinerolo, Noicattaro.
A Chioggia e Pisticci vincono contro una civica, a Nettuno, San Mauro Torinese, Ginosa contro il centrodestra, Castel Fidardo contro la sinistra-sinistra. Alla fine il risultato è quasi uno strike, 19 vittorie su 20 ballottaggi.
Numeri che indicano una dinamica, tutta politica.
Al secondo turno, i 5 Stelle intercettano un consenso ampio e trasversale: la Raggi passa da 461mila a 750mila voti; la Appendino da 118mila a oltre 200mila.
Mentre il Pd a stento riesce a mantenere l’elettorato fidelizzato al primo turno.
Detto in modo un po’ sbrigativo ma efficace, la destra, o meglio gli elettori di destra, al secondo turno votano i 5Stelle.
Non accade il contrario, come invece racconta il dato di Milano, nel senso che l’elettorato a 5Stelle non converge sul candidato del centrodestra Stefano Parisi. Il quale passa solo da 220mila voti del primo a 250 del secondo, segno di una minore capacità espansiva.
Dinamica fotografata con grande chiarezza da Piero Fassino, commentando a caldo il voto mentre il capogruppo del Pd a Porta a Porta prova a minimizzare parlando di voto locale: “Mi pare evidente — dice Fassino – che va data una lettura di tipo politico. L’elettorato di centrodestra ha votato la Appendino. Questo deve far fare delle riflessioni di quadro politico, perchè accade in tutte le città ove c’è un ballottaggio coi 5Stelle”.
Letta in chiave nazionale, la dinamica suggerisce che, se si votasse oggi con l’Italicum, al secondo turno si salderebbe, attorno ai 5Stelle, un fronte elettorale anti-renziano in grado di battere il Pd. I pentastellati con Grillo che sapientemente è stato un passo a lato in tutta la campagna elettorale, non solo non spaventano, ma attraggono come una “spugna” consensi ovunque.
Sono il vero “partito pigliatutto”. La Raggi asfalta Giachetti, soprattutto nei quartieri popolari dove la proporzione è di 4 elettori su 5 che la votano, mentre 1 su 5 vota Giachetti. La Appendino stravince nei quartieri popolari su Fassino, che già al primo turno aveva parlato di voto “frutto della crisi della disaffezione”.
A Borgo Vittoria-Vallette, Barriera di Milano, tradizionali zone popolari raggiunge il 65 per cento, a Mirafiori Nord e Sud il 56. Nei quartieri della buona borghesia del centro vince invece Fassino: “La verità — dice il senatore dem di Torino Federico Fornaro — è che si è rotta una diga, anche per ragioni di critica alle politica nazionali, e pezzi del nostro mondo sono andati verso astensionismo e 5 Stelle”.
Rispetto al 2011, per dare un’idea, il centrosinistra passa dal 56,7 al 41,8 l’erosione. Sono, grosso modo, 118mila voti dei 5Stelle.
Il Pd, dunque, conquista Milano e tiene a Bologna, al secondo turno e con un’erosione di consenso. Perde Roma, Torino e Napoli, dove il Pd è rimasto fuori dal ballottaggio. È in assoluto il peggior risultato del centrosinistra negli ultimi Vent’anni.
Negli anni Novanta, tranne Milano — storica roccaforte berlusconiana — il centrosinistra governava ovunque.
Era l’era di Rutelli, Bassolino, Castellani a Torino.
Nel 2001 la geografia era questa, sempre molto colorata di Ulivo: Chiamparino (Torino), Albertini (Milano), Veltroni (Roma), Iervolino (Napoli). Nel 2006: Chiamparino (Torino), Moratti (Milano), Veltroni (Roma), Iervolino (Napoli). Nel 2011: Fassino (Torino), Pisapia (Milano), a Roma c’è Alemanno che aveva vinto nel 2008 poi nel 2013 Marino, a Napoli De Magistris.
“Risultato articolato” si legge in una imbarazzata nota del Pd. “Ha perso l’Italia di Renzi” dice Di Maio senza imbarazzo alcuno.
Questi i commenti. I dati dicono che erano oltre 20 anni che la sinistra non andava così male.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 14th, 2016 Riccardo Fucile
FAMIGLIA BENESTANTE, LAUREATA ALLA BOCCONI, “PRIMA DELLA CLASSE”: LA RAGAZZA TIMIDA CRESCIUTA IN FRETTA
Al primo giorno di consiglio comunale rovinò la festa chiedendo di spegnere le videocamere che stavano
immortalando l’ingresso in Sala rossa dei primi due neoconsiglieri di M5S.
I pionieri torinesi del movimento fondato da Beppe Grillo si guardarono perplessi. Come era possibile che fosse stata eletta una candidata affetta da una timidezza così patologica al punto da impedirle di parlare?
La risposta è fornita da Marco Lavatelli, professione imprenditore e marito.
«Era e sempre sarà la prima della classe, che studia tanto e cerca di emergere, vincendo un carattere, diciamo così, molto riservato».
Chiara Appendino non è una pentastellata primigenia.
Qualcuno la ricorda invaghita politicamente di Nichi Vendola, presente ai suoi primi comizi torinesi, e di certo ancora in casa Sel la considerano una compagna che sbaglia.
Alla vigilia del Natale 2010 passeggiava in compagnia del futuro marito a Porta Palazzo quando si fermò al gazebo di M5S dove si teneva una assemblea aperta.
Nel silenzio generale, alcuni attivisti erano chini da una decina di minuti su un grosso libro. Era il bilancio del Comune di Torino. «Se volete vi do una mano…», disse. Anzi, la frase fu pronunciata per interposta persona, da Marco. Cominciò così, quasi per caso.
La prima volta che andò a trovarla nella sua casa in collina per conoscerla meglio, il suo collega di consiglio comunale, l’ex candidato sindaco Vittorio Bertola, celò qualche perplessità davanti alla sua richiesta di farsi una partita a Risiko.
«Aiuta a capire ed allena la mente», fu la spiegazione di Chiara.
Nella villa di famiglia c’era una vera e propria sala dei giochi, con al centro un grande flipper americano, colorato e ancora funzionante.
Ma al netto della timidezza, Appendino non era una sprovveduta, e neppure una sconosciuta a Torino.
Il padre Domenico è stato a lungo dirigente di Prima Industrie, l’azienda specializzata in macchinari laser creata da Gianfranco Carbonato, attuale presidente di Confindustria Piemonte.
Chiara studia alla Bocconi, dove si laurea in finanza aziendale con una tesi su Gestione dei costi in una società di calcio: la valutazione del parco giocatori , omaggio alla sua grande passione.
Fino ai 25 anni ha giocato a pallone, nel ruolo di terzino.
Il tennis, invece, le è valso la conoscenza di Marco, incontrato su un campo in terra battuta. Si sposano presto, in chiesa, per convinzione di entrambi e non solo per omaggiare un antenato prete al quale è dedicata una via della città .
Dopo un lungo stage alla Juventus, dove contribuisce a redigere il bilancio dell’unica stagione in serie B, Chiara si mette a lavorare nell’azienda del marito, erede di una società specializzata nell’oggettistica casalinga. Ma dura poco.
È Marco a dirle di provarci. «Ancora non lo sai, ma sei fatta per la politica». Lei si fida. Il corso accelerato prevede Adriano Olivetti e la sua Comunità , e il meno ortodosso Roberto Mancini, filosofo e teorico dell’obbedienza solo alla felicità .
«Consigliera Appendino, lei sembra non sapere che qui a Torino abbiamo molti eventi culturali». «Sbaglia signor sindaco, io ci vado sempre». «Me se non la vedo mai». «Beh, lei sta sempre sul palco o in prima fila, io invece tra le persone normali». «Devo ammettere, consigliera, che a volte la trovo insopportabile».
È una sera di febbraio del 2013, una discussione come tante sull’ordine del giorno. Paolo Giordana, dirigente del Comune di Torino, laurea in teologia, una delle persone più ascoltate all’interno di M5S torinese, prende nota.
La ragazza timida è cresciuta in fretta.
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile
“SE AI GIOCHI ESISTESSE UNA MEDAGLIA PER L’IMPROVVISAZIONE I CINQUESTELLE VINCEREBBERO L’ORO”
Olimpiadi o non olimpiadi? 
Per uscire dall’impasse di questi giorni la deputata Pd Paola Taverna lancia un terzo scenario: rinviarle.
“Il M5S ha ben chiare quali sono le priorità per Roma, che sta soffrendo e non è pronta ad ospitare le Olimpiadi”, ha detto a Radio Cusano Campus.
“Noi abbiamo detto che si può fare un referendum e ascoltare la popolazione. Io personalmente posticiperei le Olimpiadi e le farei solo dopo aver risollevato Roma, risolvendo i problemi quotidiani”.
Un’idea che ha scatenato in poco tempo le reazioni ironiche degli esponenti del Partito democratico.
A partire dal candidato sindaco Roberto Giachetti: “Paola Taverna: ‘Posticiperei le Olimpiadi’. Adesso chiamo il Cio e chiedo se si possono fare nel 2047. P.S. Però le elezioni no, eh!”, ha commentato scherzando su Twitter.
“Immagino le facce dei funzionari del Cio quando i Cinque Stelle formalizzeranno la richiesta di posticipare le Olimpiadi a Roma”, commenta invece Ernesto Carbone. “Ma in che mondo vive la senatrice Taverna? Ma lo sa che i Giochi del 2024 non sono stati ancora assegnati? Ha una minima idea di quante energie e competenze servono per presentare una candidatura olimpica? Pensa davvero che sia possibile saltare un turno e ripresentarsi per il 2028 o il 2032?”.
“L’ho già detto e lo confermo – prosegue Carbone – : questi non sono in grado di amministrare neanche un condominio. Altro che Campidoglio”, aggiunge.
Dello stesso avviso Emiliano Minnucci. “Grazie alla senatrice Taverna, abbiamo finalmente capito quale sia la posizione del Movimento 5 Stelle rispetto alle Olimpiadi del 2024: non avere alcuna posizione e prendere tempo in attesa di risolvere gli altri problemi della Capitale. Se ai Giochi esistesse una medaglia per l’improvvisazione, i 5 Stelle vincerebbero l’oro”
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile
NEL M5S MAGGIORE PESO AD ALCUNI ESPONENTI REGIONALI E CONTATTI CON LE LOBBY ECONOMICHE PER UN PROGRAMMA COMUNE
L’orizzonte va oltre ai ballottaggi. Il Movimento Cinque Stelle lavora su un doppio binario. Da un lato le riunioni per mettere a punto il rush finale della campagna elettorale, dall’altro lato, invece, è già partita l’operazione Politiche.
I risultati delle Amministrative sono stati scandagliati palmo a palmo. Oltre alla guerra dei numeri, si studia l’impatto (disomogeneo) sul territorio.
Al di là delle dichiarazioni di rito, la tornata elettorale ha sancito l’affermazione dell’ala pragmatica guidata da Luigi Di Maio sugli ortodossi, sempre in sofferenza nelle aree in cui hanno espresso loro il candidato.
Un risultato che, di fatto, frena le ambizioni del gruppo più movimentista-integralista e cristallizza i ruoli attuali, rafforzandoli.
In sostanza prevale la linea tracciata da Gianroberto Casaleggio nei mesi prima della sua scomparsa. Per agire nel suo solco, proporre nuove strategie di rete è atteso a Roma anche Davide Casaleggio, ma difficilmente la trasferta romana avverrà prima del ballottaggio.
L’imprenditore attende che la situazione (anche elettorale) si sedimenti: la sua consulenza resta fondamentale per il Movimento.
Il livello locale
Non è escluso, infatti, che ci siano all’orizzonte novità a livello locale. Potrebbero acquisire maggior peso alcuni esponenti regionali che ricalcano più da vicino i profili di Appendino e Raggi.
Un serbatoio di volti da lanciare prossimamente. I pragmatici considerati vicini a Di Maio come Giancarlo Cancelleri – che raccoglie i frutti delle elezioni siciliane e che sarà lanciato come candidato governatore nell’isola – ma anche Stefano Buffagni e Valeria Ciarambino, chiamati a intervenire su aree come Lombardia e Campania dove il Movimento non ha brillato.
Profili che sappiano coniugare l’anima degli attivisti, il lavoro sui territori, con la svolta moderata.
La sfida delle Politiche
Novità che serviranno poi ai pentastellati per interfacciarsi nei prossimi mesi per l’obiettivo principale: il Movimento sta preparando la sua partita per le Politiche.
Da tempo è iniziata una serie di incontri con docenti universitari e con il mondo delle imprese. Incontri che proseguono e sono in programma anche nelle prossime settimane.
Economisti scuola Bocconi, aziende di caratura internazionale hanno avuto abboccamenti: i primi sondati per essere eventualmente coinvolti nella stesura di un programma economico, le seconde per creare una rete d’ascolto e capire quali siano le priorità su cui agire.
«Ci stiamo organizzando, serve tempo: abbiamo solo avviato un processo lungo», dicono nel M5S. Non c’è fretta. Anche perchè si lavora per trovare una sintesi che possa essere condivisa dai militanti della prima ora e che possa essere giudicata «inclusiva» nei riguardi dell’elettorato moderato.
Ecco perchè nel caso di una vittoria a Roma i primi cento giorni e i primi dossier della giunta verranno trattati come una sorta di banco di prova, di test nazionale.
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 8th, 2016 Riccardo Fucile
SOLO IL CLANDESTINO SALVINI PUO’ INVITARE A VOTARE UNA PERSONA CHE NON HA RISPETTO NEANCHE PER I MORTI
Virginia Raggi negò la solidarietà ai morti di Nassiriya.
Altro che le palle che Grillo disse durante lo Tsunami Tour: “Polizia e carabinieri sono tutti con noi”.
I fatti risalgono al 12 novembre, quando l’assemblea capitolina stava votando una mozione per confermare «la piena e incondizionata solidarietà ai nostri soldati impegnati in missione di pace all’estero».
La mozione era unitaria, era in uno spirito di concordia nazionale, su materia di politica estera, tutte cose su cui nelle settimane scorse Luigi Di Maio ha cercato di spargere ampiamente rassicurazioni in ogni sede: “il Movimento saprà tener conto del national interest” ha detto di recente a tantissime orecchie Di Maio, e per il ministero degli Esteri e dell’Economia, in caso di vittoria alle politiche, sceglierebbe tecnici di alto profilo. Niente sparate alla Di Battista in politica estera.
Ma la Raggi agì molto diversamente.
L’Assemblea capitolina approvò la mozione di solidarietà ai morti di Nassiriya con 30 voti a favore e l’astensione del Movimento 5 stelle.
Virginia si giustificò così: “Quella di Nassiriya non si può definire una missione di pace ma di guerra”.
Ma la mozione non faceva riferimenti a scelte politiche, era un documento di solidarietà alle famiglie di ragazzi italiani uccisi mentre facevano solo il loro dovere.
Non avevano attaccato nessuno, furono attaccati con un atto terroristico, c’è una bella differenza.
La Raggi può pensarla ovviamente come le pare, ma ci chiediamo: come può un elettore di destra votare per un personaggio del genere che non ha rispetto nemmeno per i soldati italiani morti?
Capisco che Salvini abbia già indotto a votare per una ex “zecca rossa” a Bologna, portando al ballottaggio la “sindachessa della fattanza” nel silenzio dei tanti cazzari di centrodestra, ma che il clandestino padano ora inviti a votare pure per chi disprezza la vita dei nostri soldati in missione di pace è troppo.
A quando lo slogan “10, 100, 1000 Nassiriya” ?
Destrorsi convertiti sulla via di Sant’Ilario: andate affanculo.
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Giugno 8th, 2016 Riccardo Fucile
SUL BLOG GRILLO ACCUSA IL PRESIDENTE PD DI ESSERSI CONTRADDETTO, MA STAVOLTA IL PD TOCCA IL TASTO GIUSTO
Dalla polemica di ieri sui numeri di Pd e M5s alle comunali allo scontro personale. 
Beppe Grillo e Matteo Orfini se le danno di santa ragione, insultandosi a colpi di dichiarazioni.
Il leader del M5s sul suo blog attacca il presidente Pd, lo accusa di incoerenza e mette a confronto le sue dichiarazioni sulle elezioni a Roma ‘pre’ e ‘post’ voto.
Orfini gli risponde per le rime: “Grillo mi fa schifo. Mi insulta per soldi”.
Il leader del M5s scrive sul suo blog: “Orfini, detto il coerente, ieri: Il movimento 5 stelle a Roma non arriva neanche al ballottaggio. Orfini oggi: A Roma è chiaro che siamo andati peggio dell’altra volta, e questo era anche prevedibile”.
E ancora: “Orfini ieri: Noi convolti in mafia capitale? assolutamente no! Orfini oggi: veniamo da mafia capitale, in cui il partito democratico è stato evidentemente coinvolto come dicono le vicende giudiziarie”.
E ancora: “Orfini ieri: Ignazio Marino non deve dimettersi. Deve andare avanti. Orfini oggi: Non ci applaudivano per i risultati amministrativi dei due anni di giunta Marino, una vicenda amministrativa non certo eccellente”.
Il presidente Pd risponde su Facebook: “Il leader di uno dei principali partiti del paese usa i mezzi più squallidi e truffaldini per lucrare qualche spicciolo su battaglie che dovrebbero essere politiche. E così strumentalizza e sfrutta per il suo interesse personale anche quelli che credono in lui. A me fa schifo. E penso che la politica sia un’altra cosa. Più bella e più vera. E forse una volta ogni tanto è utile non lasciar correre e ribadirlo”.
“È che uno si abitua a tutto: ai troll, alla violenza verbale, alle minacce, agli insulti”, continua Orfini: “Ti fai scivolare sopra tutto anche se ogni tanto ti fermi e pensi che chi ha portato questo stile e questi modi nel nostro paese ha una responsabilità enorme nel degrado del dibattito pubblico. L’importante è non accettare mai di scendere a questo livello e rispondere col sorriso, anche se non è facile. Certo, a volte davvero si esagera. Oggi Grillo pubblica qui su Fb questo post. È un classico caso di click baiting: si inventa un titolo ‘scandalistico’ per fregare i lettori e fargli aprire il link (che ovviamente non ha nulla a che fare con il titolo che è semplicemente un falso). Di fatto è una piccola truffa. Anche un pò squallida. Grillo oggi lo fa con me, qualche giorno fa aveva fatto di peggio, usando la strage di Capaci. La cosa più triste è che lo fa per soldi. Perchè a questo serve il click baiting: più contatti, più pubblicità , più soldi”, conclude.
(da agenzie)
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