Febbraio 8th, 2016 Riccardo Fucile
LA REPLICA: “COLPE DEI PADRI NON RICADONO SUI FIGLI, NON SIAMO IN SVIZZERA”
Il sindaco e un assessore 5 Stelle del Comune di Bagheria (Palermo) vivono in case abusive. Lo
sostiene un servizio delle Iene di Italia Uno andato in onda la sera del 7 febbraio, lo ammette il sindaco stesso, Patrizio Cinque, classe 1985, in un video pubblicato su Facebook all’indomani della trasmissione.
In entrambi i casi, sostiene, gli abusi sono riconducibili ai genitori e “le colpe non devono ricadere sui figli”.
Per la palazzina della propria famiglia, il sindaco sostiene che si tratti di un abuso già sanato, circostanza rimasta in sospeso nel servizio delle Iene, che anzi definisce l’abuso “insanabile” per la presenza di un vincolo paesagisstico assoluto.
Nel caso dell’assessore all’urbanistica Luca Tripoli, “il padre ha avviato l’iter per regolarizzare la costruzione fatta senza autorizzazione”.
E comunque, ricorda il sindaco ai “dipendenti di Berlusconi” che hanno realizzato il servizio — firmato da Giulio Golia — Bagheria “non è la Svizzera, dove le regole sono sempre state rispettate”.
Di fronte a un possibile nuovo caso Quarto in un altro territorio difficile amministrato dai 5 Stelle al Sud, il sindaco accusa le Iene di aver ordito “un attacco politico”.
E all’indomani della puntata si registrano reazioni dal fronte Pd, fra le quali quella del senatore Stefano Esposito: “Anche a Bagheria si dimostra l’inadeguatezza delle amministrazioni dei 5 stelle. Non c’è una amministrazione che non faccia danni o che non inciampi in qualche ‘mattone’. Aspettiamo qualche video del direttorio che non vede, non sente, non parla in cui ci spieghino cosa accade. A Quarto si trattava di camorra e non lo hanno fatto mentendo”.
Il servizio delle Iene parte dalle ville e palazzine spuntate nel settecentesco parco di Villa Valguarnera, sottoposto a vincoli di inedificabilità assoluta, diventate un caso internazionale, oggetto fra l’altro di un’inchiesta della tv canadese sulla “Mafia road“. Ossia via Sofocle, dove al di fuori di ogni permesso urbanistico hanno editificato le loro dimore Gino di Salvo, considerato il reggente del clan locale, Sergio Flamia, oggi collaboratore di giustizia protagonista del processo sulla trattativa Stato-mafia, e Salvatore Butitta, accusato di aver procurato il tritolo per la strage Borsellino.
Qui, inoltre, ha passato parte della sua quarantennale latitanza il boss Bernardo Provenzano.
Diversi pentiti raccontano che in casa di Di Salvo si svolse una riunione per organizzare la strage di via D’Amelio.
Sullo sfondo, l’incredibile storia della villa, oggi di proprietà della principessa Vittoria Alliata di Valguarnera, che oggi si batte per ripristinare la legalità : 187 cause giudiziarie, racconta alle Iene la principessa, che fu la prima traduttrice italiana di “Il Signore degli Anelli” di JR Tolkien, non sono servite a nulla.
Negli anni Settanta, continua, si fece la villa all’interno del parco persino il custode giudiziario nominato dal Tribunale in seguito a una controversia sull’eredità .
E nel 2013 proprio i 5 Stelle, non ancora al governo nella città raccontata da Dacia Maraini, presenterano interrogazioni in Assemblea regionale e in parlamento.
Secondo Le Iene, i due attuali amministratori dell’M5S vivono oggi in abitazioni abusive “non sanate e non sanabili”.
Il sindaco Cinque sta in una palzzina, interamente di proprietà della famiglia, all’interno del parco vincolato Villa Serradifalco.
Mentre all’assessore tecnico Tripoli, le Iene contestano la trasformazione di un “annesso agricolo” — una sorta di deposito attrezzi — di 37 metri quadri trasformato in uan villa da 120 metri quadri.
Nel servizio, Cinque afferma che l’abuso che lo riguarda “è stato condonato”, ma alla richiesta della relativa documentazione replica che si tratta di carte “private”.
Alla fine promette di farle avere al giornalista che però, a fine servizio, sostiene di non averle mai ricevute.
Nel video su Facebook, il sindaco afferma che il vincolo di inedificabilità assoluta in quella fetta di parco è stato imposto solo nel 1994, quando la palazzina abusiva era già stata costruita, dunque è stato possibile sanarla.
Simile la reazione dell’assessore Tripoli: “Non è vero”.
Poi spiega a Golia di aver avviato la pratica per la regolarizzazione, non ancora concessa dalla soprintendenza perchè “stiamo procedendo agli ademipimenti richiesti”.
Le Iene sollevano un piccolo giallo anche su questa richieste: secondo l’assessore datate 2013, quando la giunta M5s non esisteva ancora, datate 2014, a giunta già in sella, secondo le Iene.
Anche in questo caso, sostiene Golia, le carte promesse non sono mai arrivate.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 8th, 2016 Riccardo Fucile
LA LOMBARDI FA FIRMARE IL DECALOGO AI CANDIDATI SINDACO DI ROMA.. DI FATTO ROMA SARA’ COMMISSARIATA, DECIDERA’ TUTTO CASALEGGIO… E I SOLDINI DEL BLOG RIMANGONO ALLA PREMIATA DITTA
Centocinquantamila euro di multa per chi disobbedisce: è la pena che Gianroberto Casaleggio prevede per punire chi dissentirà dopo le imminenti elezioni per il Campidoglio.
A rivelarlo è un documento di tre pagine, di cui La Stampa è venuta in possesso, relativo alla campagna per la scelta del nuovo sindaco di Roma.
Il paragrafo in questione è inequivocabile: «Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto».
Il documento si articola in dieci punti e Gianroberto Casaleggio – attraverso la faraona romana, Roberta Lombardi – ha preteso che i candidati del M5S alle elezioni per il Campidoglio lo firmassero.
È un decalogo brutale ed eloquente politicamente, pur nella sua impugnabilità giuridica, perchè commissaria di fatto il futuro candidato sindaco del M5S, e i consiglieri eletti, vincolandoli totalmente alla volontà , nell’ordine, di Casaleggio, del suo staff e del direttorio.
Da queste pagine si capisce che gli eletti del M5S a Roma non avranno nessun potere decisionale, che ogni autonomia locale dei territori – tanto sbandierata fin dalla fondazione del Movimento – è disattesa, e soprattutto che al minimo dissenso dall’asse Casaleggio-direttorio saranno sanzionati con l’espulsione e una procedura di richiesta di danni per 150mila euro; persino l’eventuale sindaco non è immune da tali sanzioni.
Immaginate una situazione del genere in una città come Roma e avrete dinanzi lo spettro del caos.
Naturalmente la cosa potrà essere impugnata davanti al giudice, ma il senso politico di questa scrittura privata è chiaro: mentre stanno concedendo «libertà di coscienza» sulle unioni civili – contraddicendo la regola storica del Movimento, che vuole negli eletti dei meri portavoce, non dei rappresentanti «senza vincolo di mandato» – Casaleggio e Di Maio imbavagliano in toto il Movimento romano.
Raccontano le nostre numerose fonti che Roberta Lombardi si è spesa con i suoi metodi, e ha formulato di suo pugno il punto dieci come ve l’abbiamo raccontato. Causando l’ira di tanti, a Roma. Stanno fioccando espulsioni di dissidenti. Ma gli altri punti sono non meno eclatanti.
Al punto 9b (Sanzioni) si sancisce che «il sindaco, ciascun assessore o consigliere assumono l’incarico etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice», naturalmente, «con decisione assunta da Beppe Grillo o Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online» – una procedura non trasparente nè verificabile.
In sostanza Casaleggio potrà «dimissionare» in ogni momento il sindaco di Roma, se vincesse il M5S.
Interessanti le regole sul «personale di supporto». Dopo i casi di familismo, o le clientele che il M5S ha ampiamente accolto dentro di sè tra collaboratori e portaborse, la soluzione è quasi peggiore del male: «Le proposte di nomina dei collaboratori (7b) dovranno preventivamente esser approvate dallo staff coordinato dai garanti del M5S» (ossia Grillo e Casaleggio).
Cruciale (ci torneremo meglio in altra occasione) la regola del punto 4a: «Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito www.beppegrillo.it/listeciviche/roma».
In pratica tutto il traffico social o non (e anche i video televisivi dei romani) deve esser convogliato sul sito proprietario, che poi ci guadagnerà in pubblicità secondo il sistema rpm (revenue per mille visualizzazioni).
Dalla popolarità , poniamo, di un Di Battista, o di un eventuale sindaco romano, o di un Di Maio, si avvantaggerà economicamente Casaleggio
Il 4b fissa che lo staff di comunicazione «sarà definito da Grillo e Casaleggio in termini di organizzazione, strumenti, scelta dei membri; dovranno coordinarsi col Gruppo comunicazione al Parlamento»; che è già completamente nelle mani del direttorio, non più del gruppo parlamentare.
Importantissimo il punto 2b: «Le proposte di atti di alta amministrazione, e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico legale a cura dello staff coordinato dai garanti del M5S».
Traduzione, se c’è da intervenire su una buca forse il sindaco potrà decidere ma, poniamo, su cose come un piano urbanistico ogni scelta toccherà a Grillo e Casaleggio.
È la fotografia di una fine: l’epoca del Movimento dei meet up e dei territori non esiste più.
Tutto si gioca nella partita tra Casaleggio e direttorio, con regole completamente ad hoc e a uso del cofondatore.
Roma è commissariata. Del resto, è la città dei commissari.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Febbraio 7th, 2016 Riccardo Fucile
“COSI’ AIUTIAMO RENZI A FARE COMPROMESSI AL RIBASSO CON ALFANO”
Ivan Della Valle è un deputato piemontese. Un no tav ortodosso, nel Movimento da 10 anni, che ora dice: “È inaccettabile che qualcuno si arroghi il diritto di scavalcare il lavoro di chi ha lavorato su questa legge per due anni usando il blog”.
E tira in ballo “qualcuno in auge che non ha il coraggio di passare per l’assemblea”.
Il post sulla libertà di coscienza vi ha colti di sorpresa?
“È una decisione che ci ha sorpresi e come sempre non si sa da chi sia stata presa e perchè esca a quattro giorni dal voto senza interpellare le persone interessate. C’è gente che ha lavorato a questo disegno di legge per due anni, e il cui lavoro non è minimamente stato preso in considerazione”.
Siete tutti a favore del ddl Cirinnà ?
“Nelle riunioni fatte, il consenso sul provvedimento era quasi unanime. Solo due senatori hanno espresso perplessità , una cosa irrisoria. E che succede? Arriva un post del genere, non condiviso, non concordato con chi si è occupato della questione, quasi a voler imporre tramite blog una scelta contraria alla volontà dell’assemblea”.
Chi ha deciso di scrivere questo post secondo lei?
“Mi spaventerebbe se un’esigua minoranza composta da qualche nome in auge riuscisse a imporre la linea tramite blog perchè non è capace di trovare il consenso necessario a farla passare in assemblea”.
Allude a qualcuno nel direttorio?
“Spero non sia così, spero non basti avere un cognome piuttosto che un altro per poter decidere via blog cosa possa fare l’assemblea. C’era stato un voto sulle unioni civili e andava rispettato”.
Compresa la stepchild?
“Non era stata esplicitata ma se ne era parlato nei commenti e comunque l’intero testo della legge era stato allegato. Il 91% dei votanti si era informato e aveva detto sì. Non solo. All’inizio noi chiedevamo di più, proponevamo il matrimonio egualitario, poi abbiamo scelto di non fare emendamenti al rialzo per portare a casa almeno questo testo, almeno questi diritti. E paradossalmente ora siamo proprio noi a metterli in pericolo”.
Qualcuno dirà che non era nel programma.
“E allora cosa vuol dire il nostro motto, nessuno deve rimanere indietro? Noi abbiamo sempre chiesto tutti i diritti per tutti, le discriminazioni fra coppie gay e eteri sono la negazione di questo principio”.
Crede che sia una scelta tattica per mettere in difficoltà il Pd?
“Ho visto commenti sulle pagine Facebook, persone che ci chiedevano di non fare da stampella al Pd, che dicevano così aiutiamo Renzi. Ma è un giudizio politico sbagliatissimo. È proprio così che aiutiamo il Pd a fare compromessi al ribasso con Alfano. Abbiamo fatto felice il leader di Ncd. Abbiamo detto al Pd per mesi: prenditi la tua responsabilità , i numeri li hai, ci pensiamo noi, e a quattro giorni dal voto ci rimangiamo tutto. È una cosa da irresponsabili”.
Lei è piemontese, come il senatore Airola, che ha lavorato sulla legge per due anni. L’ha sentito?
“Sì, lui cerca di rassicurare. Non cambia nulla perchè tutti metteranno su Facebook dei post in cui dicono il loro sì al testo e si impegnano a votarlo tutto. Ma io ne faccio una questione di metodo. Non è possibile che si prendano decisioni senza coinvolgere chi lavora sulle leggi. Libertà di coscienza o meno, il 95% dei parlamentari 5 stelle di Camera e Senato non farà mancare i voti al ddl Cirinnà , ma politicamente c’è un problema enorme all’interno del Movimento”.
Non ha paura di attaccare così i vertici, chi gestisce il blog e ha messo quel post, o chi ha chiesto che venisse scritto? Non teme di essere espulso?
“Sono della bassa Val Susa. Sono un no Tav da 20 anni, nel Movimento da 10. Sono stato il primo consigliere eletto in Piemonte a fare una lista, figuriamoci se ho paura di dire quello che penso”.
La votazione è avvenuta molto tempo fa, il dibattito sulla stepchild è andato avanti. Non serviva un’ulteriore riflessione di tutti?
“Certo. Ma si poteva andare per step. Se c’erano dubbi sull’articolo 5 e sul fatto che non fosse stato spiegato a dovere, si poteva fare una seconda votazione. Invece si torna addirittura indietro sulla prima, dando libertà di coscienza su tutto”.
In effetti, la libertà di coscienza è una novità nelle votazioni a 5 stelle.
“Sa cosa? Mi sarebbe piaciuto vedere la firma su quel post. Ma capisco che per qualcuno sia più facile far passare un post sul blog piuttosto che confrontarsi in assemblea. Sfido chi lo ha voluto a metterci la faccia”.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2016 Riccardo Fucile
“A PARMA ABBIAMO VOLUTO IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI”
“I diritti non sono una questione di etica o di coscienza. E non devono dipendere da questa o quella
maggioranza, da questa o quella corrente religiosa o di pensiero. Come Amministrazione abbiamo fortemente voluto il registro delle Unioni Civili nel nostro Comune e sostenuto in ogni modo i diritti di parità per le persone Lgbtb”.
Così il sindaco di Parma Federico Pizzarotti interviene sulla decisione di Beppe Grillo di lasciare libertà di coscienza ai parlamentarei grillini sul disegno di legge sulle Unioni civili
“Invito quindi i parlamentari di ogni schieramento politico a votare il ddl Cirinnà¡ nella sua versione completa. Ci auguriamo che questo possa essere solo il primo passo verso il pieno riconoscimento dell’uguaglianza di diritti per le persone Lgbt” aggiunge il primo cittadino che in questi giorni ha chiesto – finora invano – l’intervento del Direttorio pentastellato per sgombrare il campo dopo la nascita in Consiglio comunale a Parma di un nuovo gruppo grillino formato da due consiglieri usciti dalla maggioranza.
“Lunedì – conclude Pizzarotti – assieme ai ragazzi del liceo Marconi abbiamo parlato di unioni civili. Civiltà è quando l’uomo riconosce agli altri un diritto che pretende per se stesso. Mi auguro che anche la politica nazionale si possa mettere a correre al passo di Parma e della società “.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2016 Riccardo Fucile
MOLTI SENATORI SI ESPONGONO: “PATETICO TENTATIVO DI GALLEGGIARE”
“#Io voto sì”. Beppe Grillo cambia la linea a sorpresa e lascia libertà di coscienza sul ddl Unioni
civili, alcuni parlamentari rispondono con un hashtag in rete e garantiscono che non cambieranno la loro posizione.
Se i membri del direttorio, Luigi Di Maio in primis, sono come al solito proni al leader, in tanti tra gli eletti reagiscono esponendosi in favore del provvedimento.
Duro il commento della deputata Chiara Di Benedetto: “Abbiamo illuso e offeso le persone”, ha scritto in un lungo post su Facebook. “E’ un tentativo patetico di galleggiare. Mi vergogno anche un po’ di aver tradito chi credeva alle nostre parole. Unioni civili non sono un tema etico e chi lo sostiene è ignorante o in malafede”.
“#IoVotoSi al ddl Unioni Civili così com’è, coerentemente come ho sempre sostenuto”, ha scritto su Twitter Alberto Airola. E l’hashtag è stato poi ripetuto da almeno dieci suoi colleghi: Laura Bottici, Maurizio Buccarella, Elisa Bulgarelli, Daniela Donno, Elena Fattori, Bruno Marton, Paola Nugnes, Marco Scibona, Paola Taverna. A loro si uniscono anche alcuni deputati.
C’è chi, come Taverna, cita alcuni versi sull’amore di Sant’Agostino. E chi motiva la dichiarazione con un messaggio: “Non si svendono i diritti, a maggior ragione quelli dei bambini”, scrive Scibona.
La deputata M5S Mirella Liuzzi, intanto, va a ripescare un post di Grillo del luglio 2012, in cui il leader M5S attaccava le timidezze del Pd sul tema e si diceva a favore delle nozze gay. “La mia libertà di coscienza continua a essere qui”, scrive Liuzzi.
Tra i più critici, la deputata Chiara Di Benedetto: “Siamo stati coerenti, fino ad oggi”, ha scritto in un lungo post su Facebook, “con quelli che abbiamo sempre creduto fossero i principi del M5s, cioè diritti per tutti, nessuno deve rimanere indietro. Il M5s è caduto come un allocco. Ci siamo lasciati invischiare dalla melma puzzolente e ignorante. Ci siamo lasciati sviare dalla nostra operazione che doveva essere di tutela dei diritti di tutti. Abbiamo illuso e offeso le persone“.
Secondo Di Benedetto, l’annuncio di Beppe Grillo sarebbe stato una scelta sbagliata simile a quella di altri partiti: “La libertà di coscienza sul ddl Cirinnà , a due giorni dal voto, suona come un patetico tentativo di galleggiare, di non dispiacere a nessuno, di compiacere tutti e di non spingersi troppo oltre, verso quella famosa rivoluzione culturale che, oramai, sono solo parole vuote e offese. Mi sento offesa in prima persona. Mi vergogno anche un po’ di aver tradito chi credeva che alle nostre parole seguissero i fatti. Le Unioni civili non sono un tema etico e chi lo sostiene è ignorante e in malafede”.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2016 Riccardo Fucile
E TRA I PARLAMENTARI CINQUESTELLE NON SONO POCHI QUELLI “SENSIBILI” A RACCOGLIERE CONSENSI NEL MONDO CATTOLICO
Nel giro renziano la preoccupazione c’era da qualche giorno: «Alcuni senatori grillini potrebbero non votare il ddl Cirinnà ». Il premier era stato informato della cosa.
Da tempo un canale si era aperto tra M5S e Vaticano.
Alessandro Di Battista e Nicola Morra furono ricevuti dal sostituto segretario di Stato Giovanni Angelo Becciu.
Di Battista, che molto si adoperò in tal senso, lo raccontò così: «L’incontro è stato cordiale e si è parlato soprattutto di pace e contrasto agli interventi armati».
I romani hanno lavorato sottotraccia: Roberta Lombardi è andata, col fido Marcello De Vito, in udienza da monsignor Fisichella (lo spunto era il giubileo).
All’ultimo meeting di Cl, il M5S accettò l’invito di andare a parlare. Di Maio mandò il fedelissimo Mattia Fantinati. Una cosa che sarebbe stata inconcepibile, per il Movimento delle origini.
In Senato, dietro la compattezza ufficiale, ci sono vari lavorii. Qualche giorno fa, parlando a diversi suoi colleghi, il senatore del M5S Sergio Puglia constatava che «certo sul tema delle adozioni bisognerebbe riflettere molto meglio di quanto sia stato fatto». Puglia, oltre che supercattolico, è campano, come Di Maio, e prima che il vicepresidente della Camera andasse a vivere con la sua fidanzata, Silvia Virgulti, era a tal punto vicino a Di Maio da dividere con lui (e con Carlo Sibilia) l’appartamento.
In fondo, per ragioni diverse, se cadesse la stepchild adoption farebbe comodo a tanti, nel grande gioco che Di Maio sta tessendo con Renzi.
A Montecitorio sono molto esposte in campagne tradizionaliste e cattoliche – hanno anche partecipato a un incontro preparatorio del Family day, intitolato «Parlamentari per la famiglia» – Tiziana Ciprini, Marta Grande, Azzurra Cancellieri.
A quell’incontro c’erano, per capirci, personaggi come Paola Binetti, Rocco Buttiglione, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni. Coordinava un deputato Ncd, Alessandro Pagano.
D’Incà è così cattolico che a Roma vive dalle suore. L’ex capogruppo Nicola Morra è considerato ottimo interlocutore dall’Opus dei.
Alberto Airola, senatore piemontese, avvisa: «Noi rispettiamo i cattolici, però non possiamo farci dire la linea da loro».
Ma i voti segreti possono essere tanti, come i sussulti dei cattolici più praticanti.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Febbraio 6th, 2016 Riccardo Fucile
PERCHE’ NON RACCONTA PIUTTOSTO I CONTATTI CON IL VATICANO DI QUESTI GIORNI?
Libertà di coscienza sulla cosiddetta stepchild adoption e sul disegno di legge nel suo complesso. È
questa l’indicazione arrivata dal blog di Beppe Grillo ai parlamentari del Movimento 5 Stelle in vista dell’inizio delle votazioni sul ddl Cirinnà sulle unioni civili.
Le motivazioni? «Nel disegno di legge è prevista la “stepchild adoption”, letteralmente “adozione del figliastro”, per le coppie omosessuali. Questo è il punto in cui le sensibilità degli elettori, degli iscritti e dei portavoce MoVimento 5 Stelle sono varie per questioni di coscienza. Nella votazione online che si è svolta a ottobre 2014 non era presente alcun accenno alle adozioni e gli iscritti del M5S non hanno potuto dibattere su questo argomento specifico».
Si materializza, così, lo scenario ipotizzato nei giorni scorsi dopo che un articolo pubblicato da La Stampa aveva raccontato del dialogo tra grillini ed esponenti del Vaticano sul ddl Cirinnà .
Tanto è bastato per far esplodere la protesta sul blog di Grillo e in tutta la rete, dove l’hashtag #dietrofrontM5S ha già raggiunto i vertici della classifica italiana dei tred topic.
Tra gli altri c’è chi accusa il Movimento di mentire proprio sulle ragioni della decisione.
Nella consultazione tenuta a ottobre del 2014, infatti, il quesito posto agli iscritti non escludeva affattoil tema della stepchild adoption.
Il testo, a favore del quale hanno votato 3908 attivisti del M5S, parlava di «diritti e doveri della coppia equiparati al matrimonio ma con esclusione della possibilità di adottare figli estranei alla coppia».
La stepchild adoption (già consentita per le coppie eterosessuali) rientra quindi perfettamente nel novero dei diritti contemplati dal quesito, a meno che non si voglia sostenere che il figlio del coniuge sia estraneo alla coppia unita civilmente.
A far montare ancor di più la polemica, però, è la chiusura del messaggio pubblicato sul blog: «Non si fa ricorso a un’ulteriore votazione online perchè su un tema etico di questa portata i portavoce M5S al Senato possono comunque, in base ai dettami della loro coscienza, votare in maniera difforme dal gruppo qualunque sia il risultato delle votazioni».
E c’è già chi parla di democrazia diretta a giorni alterni.
Francesco Zaffarano
(da “la Stampa”)
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Febbraio 6th, 2016 Riccardo Fucile
IL DIETROFRONT SULLE UNIONI CIVILI: LA BASE VUOLE UN NUOVO SONDAGGIO, GRILLO LO VIETA
Un post sul blog di Beppe Grillo per cancellare settimane di prese di posizione (apparentemente) perentorie. Il M5s avrà libertà di coscienza sulle unioni civili. Eppure, appena pochi giorni fa, il senatore Alberto Airola aveva assicurato che i pentastellati a palazzo Madama avrebbero votato compatti il ddl Cirinnà purchè non venisse stravolto.
“Nel quesito sottoposto alla rete non si faceva riferimento alle adozioni”, è la penosa giustificazione con cui sul blog è stata spiegata la decisione di lasciare libertà di coscienza. Ma non è così.
Il professor Paolo Becchi, ex ideologo poi “rinnegato” dal Movimento, denuncia che la domanda sottoposta al voto dei militanti fu cambiata in corso d’opera. E ne offre anche le prove attraverso la pubblicazione delle due diverse schermate.
Nella prima versione il riferimento c’era e si escludevano unicamente le adozioni esterne alla coppia. “A metà pomeriggio — spiega ad Huffington — il quesito fu cambiato. Evidentemente quello era un nervo scoperto, ma questo dimostra la loro disonestà anche perchè non è dato sapere quale fosse l’esito della votazione fino a quel momento”.
Di fatto, la scelta ha scatenato la rivolta in rete e ha fatto partire l’hashtag #dietrofrontM5S.
Il cambio di rotta sarebbe stato deciso da Casaleggio in accordo con il direttorio, ma sarebbero stati completamente esclusi i senatori ed è per questo che ci sarebbero molti malumori per una decisione “calata dall’alto”. Soprattutto tra coloro che più si erano esposti e sgolati per dire che i grillini sul ddl Cirinnà sarebbero stati compatti.
Lo stesso Airola, su Twitter, si limita a dire che per quanto lo riguarda è pronto a votare la legge “così com’è, coerentemente come ho sempre sostenuto
Ma la base è in rivolta: “Anche noi democristiani”.
Per la maggioranza dei militanti la posizione di Grillo è una doccia fredda, come si legge nei commenti in calce allo stesso blog.
La maggioranza reclama la votazione online, esclusa dal leader espressamente.
La base dissente apertamente. “Allora – scrivono i militanti – ti viene davvero il dubbio: tutte le volte che andiamo avanti nei sondaggi Casaleggio alza il freno a mano. DietrofrontM5s . Quarto non è bastata ad affossarci, ora arriva l’adozione”.
Nella discussione in rete, prevale il pensiero di chi, come Davide Marrè di Milano, trova la libertà di coscienza poco più di un escamotage tattico.
“Strategia da democristiani dell’ultima ora – commenta – Prima dite che addirittura il testo non si vota se viene modificato… Adesso invece libertà di coscienza. Mi sembra che ultimamente non vi distinguiate dagli altri partiti”.
Ma siamo solo all’inizio: il dissenso si sta ingrossando di minuto in minuto e la dice lunga il rifiuto di Grillo e Casaleggio di aprire una nuova consultazione on line.
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Febbraio 6th, 2016 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO DI GRILLO SUL BLOG, NONOSTANTE LA RETE AVESSE VOTATO A FAVORE DEL DECRETO CIRINNA’… DOVEVANO “VOTARE COMPATTI” FINO A IERI, POI E’ ARRIVATA “QUALCHE AMBASCIATA” E RIECCO CHE LA BASE NON CONTA PIU’ UNA MAZZA
Libertà di coscienza per i parlamentari M5s nel voto sulla legge Cirinnà , comprese le eventuali
modifiche sull’articolo che riguarda la stepchild adoption.
Ad annunciare il cambio di linea del Movimento 5 stelle sul provvedimento è stato Beppe Grillo a sorpresa sul blog.
Se fino a questo momento i senatori grillini avevano assicurato che avrebbero votato compatti il testo a patto che non fosse cambiato, ora il leader cambia le carte in tavola e la geografia dei voti in Senato potrebbe modificarsi radicalmente.
Esultano i conservatori (dalla Lorenzin a Formigoni), mentre il Pd ora dovrà stare in guardia dai dissidenti cattodem e dai ripensamenti grillini.
“Io voto sì al ddl così com’è”, ha detto il senatore Alberto Airola su Twitter, “coerentemente con quando sostenuto”.
Il M5s a ottobre 2014 aveva fatto una consultazione in rete per chiedere l’opinione degli iscritti sull’argomento e aveva ottenuto il via libera alle Unioni civili.
Lo stesso ddl Cirinnà ha superato il voto della commissione grazie ai voti dei 5 Stelle che fino a questo momento hanno votato a favore.
Nel post del blog, Grillo oggi spiega, arrampicandosi sugli specchi, che qualcosa è cambiato “in seguito alle tante richieste da parte di elettori, iscritti e portavoce M5S su questo tema etico“.
Gli ultimi sondaggi raccolti da Ixè per Agorà Rai hanno rivelato che la maggioranza degli italiani è a favore delle Unioni civili, ma 3 su 4 sono contrari alle adozioni gay. Resta però il fatto che la stepchild adoption, presente nel ddl, è tutt’altra cosa: si tratta infatti dell’adozione del figlio del partner, già più volte concessa dalla giurisprudenza. Il gruppo al Senato dei 5 Stelle ha sempre garantito che, nonostante alcune posizioni diverse all’interno (Sergio Puglia e Azzurra Cancelleri ad esempio), avrebbe sostenuto compatto il provvedimento.
“E’ una legge giusta e la voteremo”, aveva detto Luigi Di Maio nei giorni scorsi. Gli stessi grillini avevano criticato il Pd quando il segretario Matteo Renzi aveva annunciato libertà di coscienza ai suoi.
Proprio queste dichiarazioni vengono riportate in rete da numerosi utenti che criticano la decisione con l’hashtag #dietrofrontGrillo.
Grillo poi mente spudoratamente quando scrive: “Nella votazione online che si è svolta a ottobre 2014 non era presente alcun accenno alle adozioni e gli iscritti del M5S non hanno potuto dibattere su questo argomento specifico”.
In realtà nella consultazione online c’era il riferimento alle adozioni: “Sei favorevole”, si leggeva nel quesito approvato, “all’introduzione nel nostro ordinamento giuridico delle unioni civili fra persone dello stesso sesso (diritti e doveri della coppia equiparati al matrimonio ma con esclusione della possibilità di adottare figli estranei alla coppia)?”.
La stepchild adoption infatti prevede l’adozione del figlio di uno dei due membri della coppia, e non un estraneo.
Lunedì a Palazzo Chigi il premier Matteo Renzi, la ministra Maria Elena Boschi e i capigruppo dem discuteranno una nuova strategia: la legge potrebbe essere accompagnata da una mozione o, come vogliono i più intransigenti, da un subemendamento che rafforzi il divieto dell’utero in affitto.
La mozione sarà firmata non solo dalle senatrici cattodem come Emma Fattorini, Maria Di Giorgi e Angelica Saggese, ma anche dalla presidente della commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro.
Obiettivo, rassicurare i dissidenti e i cattolici. Come è noto, la pratica della maternità surrogata è già vietata in Italia dalla legge 40: si tratterebbe dunque solo di “richiamare” il divieto.
La pagliacciata contnua.
(da agenzie)
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