Ottobre 19th, 2015 Riccardo Fucile
GRILLO RIVOLTO AL GRUPPO DI DI MAIO: “SENZA DI ME NON ERAVATE NIENTE, SIETE DEI MIRACOLATI”… LA SOLITA MINESTRA: COME I CINQUESTELLE AUMENTANO IN CONSENSI, ARRIVANO I DUE A FARGLIELI PERDERE
Da un lato Grillo che, da attore consumato, finge di annunciare grandi cambiamenti e storiche
aperture.
Dall’altro il pragmatismo di Casaleggio che fa capire con chiarezza chi porta – e continuerà a portare per un po’ – i pantaloni in casa Movimento 5 Stelle: «Non passiamo il testimone a nessuno». Se fosse un hashtag, il messaggio rivolto agli aspiranti leader Di Maio e Di Battista suonerebbe più o meno così: #comandiamonoi. «Perchè candidare le persone per mezzo della tv?», domanda malizioso Grillo.
Ma ai militanti, e soprattutto agli elettori, il segnale da mandare è un altro. Opposto.
Ci pensa il front-man, Grillo: «Non avete bisogno di un guru (Casaleggio, ndr) o di un elevato (così si è ribattezzato ironicamente lui stesso, ndr), adesso tocca a voi» ha rassicurato i fedelissimi arrivati a Imola nonostante la pioggia (nella giornata conclusiva di Italia 5 Stelle erano più dei ventimila di sabato, ma certamente non i 200 mila annunciati).
Ed è per questo che ha buttato lì l’ipotesi – l’altra sera aveva parlato di «un sogno» – di togliere il suo nome dal simbolo del M5S.
Già dalle prossime elezioni? «Può darsi», si tiene vago l’ex comico, che in realtà non ha alcuna intenzione di fare questo passo.
Il blog e il Movimento continueranno a essere una cosa sola.
Ma soprattutto candidature e liste continueranno a passare sotto il rigido controllo della Casaleggio Associati.
Il “guru” assicura: «A ridosso delle elezioni, anche quelle Comunali, saranno gli iscritti a decidere i candidati con le votazioni online».
Già , ma chi detiene il controllo della famosa piattaforma? Ovviamente la Casaleggio.
E allora la domanda è d’obbligo: siete disposti ad affidare la gestione della piattaforma ai militanti? «Ora devo andare».
E il fino a quel momento loquace Casaleggio evita di dire quel che pensa: non se ne parla proprio.
Su questo fronte punta il dito il solito Pizzarotti, unica voce critica in un Movimento che – almeno nelle dichiarazioni ufficiali – non osa contraddire i due capi.
«Va bene la consultazione online, ma questo è un metodo che ha i suoi limiti. Bisogna incontrarsi, discutere. Il mondo è fatto di persone, non è virtuale».
E lancia l’idea di «un grande meet-up nazionale», che si occuperà – tra le altre cose – di scrivere il programma.
Ne avrebbe discusso ieri in un incontro riservato con Luigi Di Maio e la perfetta sintonia tra i due è riscontrabile anche nelle parole al miele che il sindaco di Parma ha dedicato al vicepresidente della Camera: «In questo momento Luigi è il meglio che il Movimento possa offrire».
Ma allora, se i grandi capi vogliono continuare a tenere tra le loro mani il bastone del comando (Casaleggio ha già fissato le priorità del governo a 5 Stelle: «Lotta alla corruzione e abolizione della prescrizione»), perchè Grillo continua a promettere «che questo Movimento è proiettato verso il cambiamento» e che lui e Casaleggio si faranno da parte?
Il motivo è chiaro: gli ultimi sondaggi dimostrano che l’effetto-traino del leader ha avuto un effetto esplosivo sul M5S nella fase iniziale, ma ora sta scemando.
Addirittura pare essere diventato un ostacolo.
Sondaggisti e politologi ritengono che Grillo sia troppo divisivo. Per non parlare delle tante ambiguità su questioni come l’immigrazione e le unioni civili.
Il capogruppo in Senato, Gianluca Castaldi, ha confermato la disponibilità a votare il ddl Cirinnà : «Ho chiesto di iniziare a discuterla martedì e chiuderla giovedì, ma il Pd non vuole».
La posizione di Grillo è un po’ diversa e anche per questo ieri, a precisa domanda, non ha risposto.
Meglio farsi da parte e mandare avanti i volti nuovi, giovani e “preparatissimi”.
Meglio lasciare il palcoscenico (ieri sera niente comizio conclusivo, ma solo un saluto a ritmo di blues) e passare dietro le quinte.
Dove c’è la vera stanza dei bottoni.
Marco Bresolin
(da “La Stampa”)
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Ottobre 17th, 2015 Riccardo Fucile
CASALEGGIO : “ABBIAMO IL DOPPIO DEGLI ISCRITTI DEL PD”… MA I 200.000 PREANNUNCIATI NON SI SONO VISTI
Sarà uno del Movimento 5 stelle il candidato premier e verrà scelto dai militanti. Ma per ora niente nomi o investiture, nemmeno per il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio.
Dopo le indimenticabili sfide della Formula 1 e i grandi concerti rock, ultimo quello degli Ac/Dc, l’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola ha aperto le sue porte alla politica ospitando la kermesse nazionale del Movimento 5 Stelle.
Con Beppe Grillo grande mattatore che scalda i motori della sua gente e punta al governo dell’Italia.
Non sono arrivate le 200 mila persone che gli organizzatori si aspettavano alla vigilia, ma nella cittadina romagnola si sono riversati – secondo le forze dell’ordine — tra i 20 e i 30 mila militanti.
La sfida del movimento è tutta incentrata sul governo del paese. Questo obiettivo rimbalza in tutte le parole dei big a 5 stelle.
Ma senza volere spendere nomi, almeno adesso, di candidati. Nè per Palazzo Chigi nè per le elezioni amministrative della prossima primavera che vedranno andare al voto città importantissime come Roma, Milano, Napoli e Bologna.
E naturalmente non sono mancate le critiche al premier Matteo Renzi, chiamato dal palco “l’innominabile”.
Il più deciso è il fondatore Gianroberto Casaleggio, accolto da un tripudio di applausi prima dell’intervento di chiusura di Grillo.
“Siamo quasi 130mila iscritti – dice -, quasi il doppio del Pd. Siamo una forza che sta crescendo. Non possiamo stare troppo all’opposizione. Dobbiamo governare prima che questi distruggano tutto”.
Il guru a 5 stelle fa appello all’onestà : “Noi faremo una finanziaria di 80 miliardi perchè non rubiamo”. E dalla folla urlano tutti “Onestà , onestà “.
Poi chiarisce come verranno scelti i candidati per formare un eventuale governo. “Chiederemo – afferma Casaleggio – agli iscritti di scegliere una squadra, compreso il candidato premier. E poi stileremo un programma pluriennale”.
Poi arriva Grillo, salutato dal consueto boato.
Il comico è in forma e la butta subito sul ridere: “Dobbiamo decidere chi è il guru – dice -! Allora Casaleggio è il guru, io sono l’elevato. E l’elevato è un gradino più sopra del guru”.
E poi parla del suo sogno: “Io ho un sogno -spiega Grillo -, voglio togliere Beppe Grillo dal simbolo, perchè il movimento diventerà vostro”.
La giornata comincia intorno alle 10 di mattina con l’arrivo dei primi irriducibili vestiti con felpe e sciarpe di ordinanza.
Il clima è clemente, e lo sarà per tutta la giornata nonostante alcuni nuvoloni pieni di pioggia. L’umore è quello della festa, di un grande incontro tra gente che si fida reciprocamente l’uno dell’altro.
Molti si vedono per la prima volta, ma i sentimenti che li uniscono sono d’amicizia. C’è l’agorà dove gli eletti arringano attivisti, gli stand dove ci si incontra e si scattano selfie con i parlamentari più noti, il palco dove si alternano i discorsi politici e gli artisti che si esibiscono a titolo gratuito.
Non manca qualche provocazione contro i partiti. C’è il ‘gioco del Grillo’, una rivisitazione del gioco dell’oca in chiave 5 stelle, il gioco dei barattoli con le facce dei politici degli altri partiti da buttar già con una palla come al luna park.
E poi viene distribuita anche la Boccadutri card, per protestare contro la legge che sblocca i finanziamenti ai partiti e che porta il nome del deputato Pd.
Si fa vedere anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, al gazebo dell’Emilia Romagna. I suoi rapporti con Grillo e Casaleggio si sono logorati da tempo, tanto che anche quest’anno non parlerà dal palco. A chi gli chiede se gli dispiaccia risponde: “Mah, il giusto… Sono contento di essere in mezzo alla gente, sto incontrando un sacco di gente”
Sull’agorà dei sindaci che doveva tenersi in mattinata, si limita a dire: “Io stamattina ero a Parma a fare il gemellaggio dei 25 anni con una città , quindi non ero qua”, mentre a chi gli chiede se sia deluso o irritato con i vertici del Movimento, risponde: “No, non è vero, non ho mai detto questo”.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 17th, 2015 Riccardo Fucile
AL VIA LA KERMESSE CINQUESTELLE A IMOLA
Grillo e Casaleggio tengono sulle spine Di Maio.
Mentre l’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola si riempie fin dalle 10 del mattino di militanti del Movimento 5 stelle per la kermesse nazionale, i big del movimento continuano con il loro mantra a proposito dei nodi più importanti dell’attualità politica.
A partire dai nomi di un eventuale governo pentastellato e dai candidati sindaci alle elezioni amministrative della prossima primavera.
Beppe Grillo arriva intorno a mezzogiorno e conferma quanto detto da Gianroberto Casaleggio in mattinata. Ovvero che il nome del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, come candidato premier “non è certo, abbiamo delle regole da rispettare”.
In mezzo alla ressa dei giornalisti il comico genovese addirittura pare escludere il pupillo campano da una squadra di governo. Insomma, è ancora tutto da decidere.
I big del partito, accolti negli stand come delle superstar, non vogliono parlare di nomi nè tantomeno di candidature.
Alessandro Di Battista ripete che non si candiderà per fare il primo cittadino di Roma. “Non sarò io il candidato sindaco perchè devo e voglio finire il mio mandato in parlamento, però veramente vogliamo amministrare Roma e siamo convinti di poterla rendere una città normale”.
Sia Di Battista, sia Nicola Morra fanno elogi ai quattro consiglieri comunali: “Si stanno battendo come dei leoni — dice Morra — e stanno facendo un gran lavoro. E a me piacerebbe una femminuccia come candidata”.
Tra i quattro consiglieri c’è una donna, Virginia Raggi. Chissà .
Anche Di Maio non si sbilancia e vuole parlare solo di programmi e buon governo. “E’ una sfida difficile perchè nelle istituzioni le tentazioni sono molte”.
In ogni caso, insiste: “La novità è che noi rispettiamo le regole. Quindi, avrete un candidato premier che sarà incensurato, un candidato sindaco residente nella città in cui si candida e che non sarà un politicante di mestiere e che non ha fatto più di un mandato. Alle regole – ripete il vice presidente della Camera – non si deroga perchè è l’unico modo per far diventare la nostra comunità di cittadini qualcosa di diverso dalla politica che ci ha distrutti”.
Intanto lo slogan che si ripete sulle t-shirt che spopolano negli stand merchandising a ‘Italia5stelle’ è “Keep calm and M5S al Governo”.
Una kermesse ecologica grazie ad una raccolta differenziata compostabile, a chilometro zero con i prodotti gastronomici locali, anche vegetariani e, come sempre dal basso.
Già iniziati i dibattiti tematici nelle agorà tematiche che spaziano dal microcredito, alla scuola, dalla proposta di abolizione di Equitalia, allo sviluppo delle piccole e medie imprese, fino al reddito di cittadinanza.
Ma sono tantissimi i capannelli di discussione che si formano spontaneamente.
Di fronte al palco dove sono in corso gli ultimi sound check i padiglioni delle Regioni e quelli tematici, disposti su due semicerchi.
Già centinaia le persone che affollano gli stand; i più gettonati quelli di Camera e Senato e lo stand dell’Emilia Romagna.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 16th, 2015 Riccardo Fucile
GLI ORGANIZZATORI SI ATTENDONO 200.000 PRESENZE
Ci sono due ragazzine con lo zaino in spalla, appena uscite da scuola, che non stanno più nella pelle e chiedono a un cameriere del bar della piazza centrale se è vero che J-AX e Fedez hanno appena fatto colazione lì.
Qualcuno dice di sì, altri si stringono nelle spalle.
Due anziani scrutano il loro mazzo di carte per la loro ennesima sfida a briscola e non sanno nemmeno di chi si stia parlando.
Un altro butta giù il primo bicchiere di vino e continua a sfogliare sonnacchioso la “Gazzetta dello Sport”.
Siamo a Imola e anche da queste piccole cose si sente che tutto è pronto per la kermesse nazionale del Movimento 5 stelle che si terrà all’autodromo Enzo e Dino Ferrari il 17 e 18 ottobre.
Un evento in cui i 5 stelle vogliono caratterizzarsi come futura forza di governo. E puntano a 200 mila presenze.
Dopo il primo raduno del 2014 al Circo Massimo a Roma, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno scelto per l’Italia a 5 stelle la città romagnola che ha dato i natali al fondatore del partito socialista italiano Andrea Costa e che dal dopoguerra a oggi ha sempre visto nelle giunte comunali il dominio delle tinte rosse del fu Pci-Pds-Ds e ora Pd.
Insomma, se sulle sponde del fiume Santerno sono abituati ogni estate a cuocere salsiccia e castrato senza sosta alla Festa dell’Unità e ad accogliervi i big del Pd che da Roma non perdono occasione per fare un salto nella terra rossa per eccellenza, un raduno così organizzato e per giunta nazionale di un altro movimento politico non si era mai visto.
Nè probabilmente era immaginabile fino a pochi anni fa.
Questa sera ci sarà una sorta di anteprima con una cena di autofinanziamento organizzata all’Hotel Molino Rosso con i parlamentari a 5 stelle.
Costo a persona 30 euro, con la scelta tra il menu tradizionale e quello vegano. Dall’organizzazione dicono di avere già fatto il pieno e non ci sono più posti liberi. Per finanziare l’evento la raccolta fondi lanciata sul blog di Grillo ha dato i suoi frutti: oltre 10 mila persone hanno fatto una donazione consentendo al M5s di raccogliere poco più di 400 mila euro sui 500 preventivati.
Gran parte dei fondi arriveranno tuttavia dalla raccolta durante la manifestazione dove verranno allestiti stand per la vendita di gadget e generi alimentari.
Una grande festa di popolo, per cui gli organizzatori si attendono fino a 200 mila presenze.
A chi chiede se sarà questa l’occasione in cui il Movimento 5 stelle presenterà la proprio squadra di governo o l’incoronazione di Luigi di Maio come candidato permier, “ci sarà una sorpresa su questo tema – risponde Roberta Lombardi, in prima linea nell’organizzazione del raduno – ma la scoprirete solo venendo a Imola”.
Di certo, a fronte di un’organizzazione capillare dell’avvenimento che ha visto impegnati 500 volontari, la ‘scaletta’ degli interventi sul palco non è stata ancora resa nota in maniera dettagliata. Casaleggio e Dario Fo dovrebbero parlare sabato sera, mentre Grillo andrà come sempre a briglie sciolte.
Nell’area destinata all’evento sono stati predisposti un palco da 20 metri per 10, 17 gazebo dove avverranno i dibattiti e due aree ‘agorà ‘, quattro punti per la ristorazione e altrettanti destinati al merchandising, due punti accoglienza.
A pochi passi dall’autodromo, un’area coperta di 2.700 metri quadrati, anche un’area camping organizzata per 250 tende e 350 camper.
Ad intrattenere il pubblico tra un dibattito e l’altro un’ottantina di artisti tra cantanti, band ed attori.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 14th, 2015 Riccardo Fucile
ALLA BASE LA PAURA DI VINCERE E DI ESSERE GIUDICATI, COMPROMETTENDO LE POLITICHE 2018… MA RENZI RIPRISTINERA’ IL PREMIO DI COALIZIONE PRIMA DELLA SCADENZA
C’è tutto il senso della nuova fase del “sistema” nel “travaglio” dei Cinque Stelle in vista delle amministrative.
Una discussione emersa neanche tanto sottotraccia dal titolo: “Come ci approcciamo alla prova di maturità , ovvero le elezioni di Roma e Napoli? Candidiamo o no i big, come Di Maio e Di Battista, o restiamo fedeli all’ortodossia del blog e degli statuti?”.
Da settimane i sondaggi dicono che la vittoria, per i Cinque Stelle è a portata di mano.
A Napoli, se decidesse di correre, Di Maio secondo tre sondaggi pubblicati dal Mattino sarebbe il vincitore annunciato.
Lo stesso vale per Di Battista a Roma. Tanto che parecchi, anche nel Pd, nel Palazzo dicono: “Se candidano loro, ci mettono nei guai”.
Ma l’altro elemento, su tavolo, sono le pessime prove che i Cinque Stelle hanno dato nel governo delle amministrazioni locali. Parma, che forse è la città dove va meglio, è governata da un dissidente come Pizzarotti. Nelle altre è un disastro.
Il Fatto, giornale certo non ostile, lunedì scorso ha pubblicato più inchieste, approfondite e documentate, su come governano i Cinque Stelle, sotto un titolone: “Vi fareste governare da quelli di Grillo?”.
Bocciato il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin e non solo per questioni di ospedale e municipalizzate.
Il cortocircuito del suo governo si è manifestato quando i consiglieri dei Cinque Stelle gli hanno bocciato il bilancio.
A Civitavecchia, l’aria è avvenata tra il Porto e gli stabilimenti Enel. E l’amministrazione rischia di avere poco ossigeno, anche a causa dell’aumento delle tasse.
E tutto qui, il travaglio. In vista di Roma e Napoli che, con tutto il rispetto, non sono Livorno e Civitavecchia. E rappresentano il test in vista delle politiche.
E la domanda, nel Palazzo è: “I Cinque stelle sono la seconda forza italiana e sfideranno Renzi alle prossime politiche. Se si bruciano su Roma, che succede”.
Il paradosso, neanche troppo, è questa discussione su come approcciarsi al Sistema, avviene proprio in un momento in cui il Sistema torna, prepotentemente, ad avere paura di Grillo.
Nel suo intervento al Senato Giorgio Napolitano ha scandito: “Dopo l’approvazione del ddl sulle riforme bisognerà dare attenzione a tutte le preoccupazioni espresse in queste ultime settimane in materia di legislazione elettorale”.
Tradotto: va cambiata la legge elettorale, ripristinando le coalizioni. Non è un mistero che l’ex capo dello Stato, che parlò dell’antipolitica (e dei Cinque Stelle) come di una “patologia eversiva” viva con preoccupazione l’ipotesi di un governo a Cinque Stelle, che col ballottaggio è tutt’altro che un’ipotesi del terzo tipo.
Ecco perchè suggerisce quello schema che era nella citata relazione dei saggi, ovvero una legge elettorale con apparentamento.
Miguel Gotor, uno che con Napolitano ha avuto qualche scambio di opinione nei giorni scorsi, traduce il ragionamento: “La relazione tra listone unico e ballottaggio crea una pista di lancio per i Cinque Stelle, che infatti hanno fatto un’opposizione di facciata all’Italicum. Si è visto alle scorse amministrative”.
Pure Denis Verdini va dicendo che Renzi farà un discorso molto pragmatico: quattro mesi prima delle elezioni, vedrà un sondaggio e a quel punto farà la legge elettorale giusta per battere Grillo.
E non è un caso che tutte queste trame si sviluppino ora che, con le riforme approvate la prospettiva del voto nella primavera del 2017 è più di una suggestione: amministrative, referendum, politiche.
Ecco, mentre il Sistema si attrezza a fermare i Cinque Selle, nel partito di Grillo è iniziato un travaglio.
Sono mesi che il caso Roma, da prima dell’estate è oggetto di studio di Casaleggio e di confronto con Grillo, da quando cioè è iniziata a scricchiolare in modo rumoroso la giunta Marino.
Ed è proprio a Milano che è stata presa la decisione di non far scendere in campo, alle amministrative i cavalli di razza di Battista e Di Maio, le candidature più forti.
Spiega Di Battista all’HuffPost: “Non mi candido. Più del prestigio personale conta il rapporto fiduciario con gli elettori. Nel 2013 dicemmo: votateci che lavoreremo cinque anni come parlamentari. E io questo impegno non lo posso e non lo voglio interrompere. Noi siamo quelli che criticarono la Moretti candidata al Parlamento, poi a Bruxelles, poi alla regione Veneto e con lei tutti coloro che usano la politica in questo modo”.
Il suo “non mi candido” invece Di Maio lo ha consegnato in un’intervista al Mattino.
Si capisce che, nella scelta, c’è anche la paura di vincere.
Roma è un tritacarne per una classe dirigente inesperta. Più che un trampolino di lancio rischia di diventare una tomba, anche per gente brava. E creare un effetto boomerang in vista delle politiche.
Ma c’è anche altro. Rompere la regola che i parlamentati si possono candidare ovunque significa rinunciare alla propria “diversità ”, diventare da Movimento, un partito come gli altri.
E rischiare anche un danno di immagine, apparendo dei “traditori” che macchiano la purezza originaria. È questa la posizione innanzitutto di Casaleggio.
Dunque, su Roma, il candidato sarà scelto tra i consiglieri comunali in carica, ovviamente attraverso la Rete, nella certezza che dalla rete non ci saranno outsider.
Raccontano fonti vicine a Casaleggio che però che i big saranno a fianco dei candidati, soprattutto in vista del secondo turno, perchè se al primo basta votare il marchio, al secondo serve un aiuto.
E così Di Battista adotterà il candidato di Roma, Di Maio quello di Napoli.
Scelta, anche questa che dimostra un travaglio. Niente deroghe per i big, che però ci mettono la faccia, la Rete sceglie ma in verità ratifica.
In fondo pure su questa storia qualche dinamica di partito si è vista nei Cinque Stelle.
La Taverna aveva proposto la soluzione esterna alla Freccero su Roma, la Lombardi in fondo sperava di essere indicata, su Di Battista è arrivato il gradimento di mondi vicini alla sinistra.
L’ideologia di rete e statuto mette ordine. Anche se non dà risposta a una domanda che in parecchi a microfoni spenti su fanno: “Se vinciamo con un quisque de populo poi che succede? Viene tritato dalla macchina?”.
Chi è già al lavoro sulla campagna elettorale ha già pronta la risposta: “Se vinciamo Roma, salta il governo. Renzi viene tritato prima del nostro sindaco”.
Wishful thinking, per non rispondere alla domanda: “Sono pronti a governare Roma quelli di Grillo?”. Il travaglio, appunto.
Mentre il Sistema si attrezza a metterli a vita all’opposizione.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 9th, 2015 Riccardo Fucile
LA PAURA DI PARTIRE DA FAVORITI PER IL CAMPIDOGLIO POTREBBE DANNEGGIARE LA SFIDA PER LE ELEZIONI NAZIONALI
Tanto lo hanno invocato che alla fine è successo, ma le facce in molti casi sono più tese che felici.
Roma, se Ignazio Marino conferma le dimissioni e se non ci saranno altri colpi di scena, andrà al voto la primavera prossima.
Il Movimento 5 Stelle, forse come mai prima d’ora, parte da favorito, ma non tutti pensano che sia un bene.
Conquistare la capitale a poco più di un anno dalle elezioni nazionali potrebbe essere molto difficile per un Movimento che non si è mai cimentato con la gestione di una grande città .
E il timore, nei corridoi grillini tra Parlamento e Campidoglio, è proprio questo: e se passare nella stanza dei bottoni poco prima della prova generale non rischiasse di far saltare tutto?
In tanti vanno oltre: l’ipotesi che avanzano è che potrebbe fare comodo a molti partiti, Pd in primis, mettere in difficoltà il M5S facendolo vincere a Roma e bruciandolo ancora prima di arrivare alla partita più importante.
Per ora teorie che non vanno oltre i dialoghi davanti a un caffè, ma di fatto sono preoccupazioni che pesano sul tavolo di chi sta elaborando le strategie.
Nel quartier generale si cerca di mantenere la calma e ci si nasconde dietro le procedure di routine.
Il Movimento poche ore dopo le dimissioni di Marino aveva già fatto due riunioni: una tra parlamentari, consiglieri comunali e staff nazionale e l’altra tra gli attivisti locali.
Il primo processo che partirà sarà rigorosamente quello legato all’elaborazione del programma elettorale. Poi si guarderà ai volti: forse si farà come Milano, con una preselezione di persone che devono rispettare i requisiti M5S e che si offrono e poi si chiederà agli attivisti di esprimere la preferenza.
Morale, le facce conosciute per il momento restano in panchina.
Perfino la deputata Roberta Lombardi, che nelle scorse ore aveva osato dire “mi piacerebbe fare il sindaco”, è stata richiamata all’ordine.
Lei, come Alessandro Di Battista, deve prima finire il mandato da parlamentare “perchè alla regole i grillini non derogano mai”.
Il diktat è arrivato dalla Casaleggio associati e non si discute. Anche perchè mettere una faccia conosciuta e apprezzata anche oltre gli elettori M5S vorrebbe dire rischiare di vincere davvero.
Questa è la strategia iniziale, ma tutto potrebbe cambiare in un momento anche a seconda delle mosse degli avversari.
Intanto vanno avanti i consiglieri in Campidoglio: “Il Movimento 5 stelle è pronto con un suo programma e una squadra di governo seria e credibile”, ha dichiarato uno dei volti papabili per correre a sindaco Marcello De Vito, già capogruppo in Comune. “Questi sono stati per noi due anni importanti, di formazione sul campo. Abbiamo approfondito tante questioni e problemi dei cittadini romani che sono quelli che vediamo ogni giorno”.
L’avvocato grillino ha il compito di tranquillizzare gli animi e garantire che il M5S resta quello che è e, insieme agli altri tre colleghi (Daniele Frongia, Virginia Raggi e Enrico Stefano), si prepara alla corsa.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 7th, 2015 Riccardo Fucile
DA GENOVA ALLA SICILIA…E A RAGUSA UN VOLTAFACCIA, SI’ ALLE TRIVELLAZIONI
Il cambiamento della regola (ma anche i comportamenti diffusi) sui soldi nel Movimento cinque stelle è ormai qualcosa imposto dalla brutale realtà dei fatti.
Ma anche su altre cose, per esempio il sì o il no alle trivellazioni, o il dogma etico, prima che politico, della trasparenza di bilancio, è in corso una mutazione complessiva del progetto che non può lasciare inerte il francescano Casaleggio.
E certo non può esser taciuta inneggiando alla «svolta pragmatica» del Movimento.
Sui soldi, innanzitutto, lo spirito francescano del Movimento delle origini sta in effetti andando a farsi benedire.
Molti degli eletti interpretano, diciamo così, assai elasticamente l’invito a restituire una parte fissa dell’indennità e il più possibile dei rimborsi (come dimostrano anche tante delle buste paga, una delle quali – quella di un senatore del marzo 2015, che ha goduto di 11461,31 euro netti, altro che 3 mila – abbiamo pubblicato sulla Stampa ).
Ma i casi di rivolta dalla appassionata base militante ancora esistono.
In Liguria un gruppo di 30 militanti ha firmato una lettera durissima contro Alice Salvatore – la candidata del Movimento alle ultime regionali – protestando contro due «scandali», parole loro. Ne è seguita, racconta Emanuele Rossi sul Secolo XIX , un’assemblea con moltissima gente, anche semplici elettori.
«Vi siete impegnati a trattenere per voi al massimo 2500 euro, siamo già al terzo stipendio e non si è vista una restituzione delle eccedenze e una rendicontazione».
Le accuse portano firme e facce ben conosciute in Liguria, Fernando Bornetto, Marika Cassimatis (candidata non eletta alle europee), Stefano Camisasso (ex portavoce del gruppo comunale a Genova).
È vero che sullo sfondo di tutto questo c’è una battaglia interna in vista delle prossime amministrative (Savona nel 2016 e Genova nel 2017), posti in cui il M5S ha ottimi sondaggi (a Genova è il primo partito), e molti dei firmatari della lettera erano stati candidati trombati alle ultime regionali, dunque ce l’hanno con la Salvatore perchè lei s’è presa tutta la scena e i rapporti con Grillo, forte di 17 mila preferenze; ma è anche vero che le cose che denunciano sono fattuali, non smentite dalla Salvatore.
Che infatti in conferenza stampa dice giustificazioni incredibili: «Da tre mesi sto segnando tutti gli scontrini su un quaderno, se volete lo posso esibire. La promessa di ridurci lo stipendio è un’arma politica contro i nostri avversari, anche se i parlamentari non si riducono a 2500 euro netti ma a 5000 lordi, che è di più. Ci vuole tempo per capire come fare la rendicontazione, in Piemonte hanno iniziato la restituzione solo dopo un anno dall’elezione. Seguiremo pedissequamente le direttive dello staff».
Dove par di capire che anche coi parlamentari le cose sui soldi non sono del tutto a posto: e qui chi può darle torto?
Il secondo «scandalo», accusa la base ligure, è la nomina di Nadasi – il commercialista di fiducia di Grillo – nella finanziaria ligure (storia sollevata proprio dalla Stampa). La replica è lunare. Andrea Melis: «Abbiamo scelto Nadasi perchè ci è arrivato solo un altro curriculum». Strano, il posto era abbastanza appetibile.
E altrove?
A Ragusa, in quello che è uno dei più grandi snodi dell’estrazione petrolifera, crocevia di interessi industriali (in particolare dell’Eni), i cinque stelle avevano sempre detto no trivelle, e ricevuto i voti su questo.
Poi prendono il Comune e che fanno? Sbloccano le trivellazioni.
L’autorizzazione era stata data da giunte precedenti, ma toccava al Comune guidato dal cinque stelle Federico Piccitto sbloccare, con delibera tecnica, le opere edilizie necessarie a supporto della trivellazione.
Si poteva non sbloccare quelle opere. A Ragusa – dinanzi alle perplessità (eufemismo) di attivisti di tutta Italia – avevano sempre rassicurato i militanti che non ci sarebbe stata questa delibera. Invece in tre giorni, all’inizio dell’estate, dietrofront clamoroso: la delibera c’è.
Rivolta corale, grande scandalo, che arriva a Roma, e poi alla Casaleggio; ma Piccitto (sostenuto da Cancelleri) sul blog si difende alla democristiana, nascondendosi dietro il dirigente tecnico: «Si tratta di una questione che coinvolge esclusivamente la competenza del dirigente comunale». E quindi, signori, si trivelli pure.
A Livorno, semplicemente, i consiglieri M5S non votano il bilancio consolidato del sindaco M5S (Nogarin): mancava il piccolo particolare dei conti dell’azienda dei rifiuti Aamps, che ha ormai un deficit di oltre 20 milioni.
Massima trasparenza, s’era detto. Qualche militante che ci aveva creduto c’è.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)
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Settembre 29th, 2015 Riccardo Fucile
NEL MIRINO TRE INCARICHI ASSEGNATI AD AVVOCATI ESTERNI QUANDO C’ERA UNA SOLUZIONE A COSTO ZERO
Tre incarichi da 45mila euro assegnati ad altrettanti avvocati che sarebbe stato meglio non concedere. Il motivo? Il comune è in dissesto finanziario ed ha già una convenzione per il servizio legale in forma gratuita.
È quello che ha messo nero su bianco il collegio dei revisori dei conti del comune di Bagheria, un avamposto del Movimento 5 Stelle in Sicilia.
La giunta guidata dal sindaco Patrizio Cinque aveva già ricevuto nel maggio del 2015 la prescrizione da parte dei revisori di “economizzare l’ufficio legale del comune”.
“Il collegio aveva informato dell’esistenza di apposite convenzioni in merito alla costituzione di parte civile nei processi penali da parte degli enti locali: a quanto pare il nostro comune ha in essere una convenzione con il centro Pio La Torre che svolge questo servizio legale assolutamente in forma gratuita”, si legge nel verbale della riunione del 23 e 24 settembre scorso.
Come dire che il comune di Bagheria non avrebbe dovuto affidare incarichi ad avvocati esterni alla pianta organica dei dipendenti comunali, dato che per farsi rappresentare nelle costituzioni di parte civile nei processi penali avrebbe potuto gratuitamente optare per gli avvocati del centro Pio La Torre.
“A circa 4 mesi di distanza- continuano i revisori — si apprende dall’albo pretorio on line che il Sindaco ha continuato a dare incarichi su incarichi ad avvocati esterni, non economizzando il servizio, malgrado il nostro ente sia in dissesto finanziario e continuando oltremodo a impegnare fondi comunali proprio per la costituzione di parte civile nei processi penali. Il collegio prescrive di non procedere ad affidare incarichi a legali per la costituzione di parte civile nei processi penali”.
Gli incarichi finiti nel mirino di Giuseppe Pagano e Maria D’Asta, i componenti del collegio dei revisori (il terzo è decaduto e deve essere nuovamente nominato) sono essenzialmente tre, tutti affidati nel 2015: l’incarico da 5.467,26 euro per un ricorso affidato all’avvocato Rosa Maria Sciortino, i due ricorsi affidati Vincenza Scardina al costo di 14.173,00, e i 26.039,98 euro girati all’avvocato Vittorio Fiasconaro per diversi incarichi.
” Il collegio rappresenta la necessità di risparmio e di tagli alla spesa”, concludono i revisori.
Un’occasione troppo ghiotta per l’opposizione. Che infatti attacca la giunta pentastellata con Daniele Vella, ex candidato sindaco del Pd sconfitto alle elezioni del 2014. “Incarichi su incarichi: al netto della bravura dei professionisti, non vorremmo che l’intenzione del Sindaco e del M5S sia quella di cercare di creare una platea di amici e clientes. Il comune è in dissesto e si dovrebbe amministrare con oculatezza, secondo la regola del buon padre di famiglia. Ci deve essere una gestione oculata e centellinata degli incarichi esterni e una valorizzazione del personale interno. Così non avviene”.
Fa discutere il legame di parentela dell’avvocato Scardina (cognata di un assessore della giunta) e il fatto che Fiasconaro fosse un’attivista del Movimento 5 Stelle nel piccolo comune di Santa Flavia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
IN “FACCIAMO SOLO NOI” SPARISCONO I RIFERIMENTI AL “MOVIMENTO SENZA CAPI NE’ PADRONI”
Gli intenditori avrebbero da ridire, forse, sulla musica, sull’arrangiamento e sulla metrica. Ma sbaglierebbero perchè la già antica storia dell’inno di partito ha poco a che vedere con la bellezza, nei risultati e anche nelle intenzioni; e tutto questo fu particolarmente chiaro quando Beppe Grillo lanciò la causa dell’abolizione dell’Inno alla gioia, movimento conclusivo della nona sinfonia di Beethoven, per la sfuggente ragione che era stato utilizzato da Adolf Hitler e Mao Zedong.
Piuttosto, a proposito del nuovo inno del Movimento cinque stelle (Lo facciamo solo noi, di Massimo Bugani, Simone Pennino e Andrea Tosatto), ci paiono notevoli due aspetti.
Primo, lo slancio manicheo non ha perso di vigore. Il ritornello dice: “Noi diamo i soldi per fare le strade / loro distruggono la scuola pubblica / noi finanziamo le piccole imprese / loro le fottono con la politica”, dove “noi” sono quelli dei cinque stelle e “loro” è il resto del mondo.
Non previste sfumature nè buona fede: se non si è coi cinque stelle si distrugge e si fotte e si è casta eccetera.
Fin qui tutto come sempre, ma qualcosa di nuovo c’è: il precedente inno si intitolava “Ognuno vale uno” e parlava di “un movimento senza capi nè padroni”, e dunque la democrazia diretta, nessuna gerarchia classica nè rivista, il solo elettore come referente, che era la vera, fondante e mitica (nel senso preciso del termine) proposta rivoluzionaria del Movimento.
Ecco, in “Lo facciamo solo noi” la questione è evaporata.
Ma forse sarà un solo caso, e non avrà niente a che vedere con la nascita di direttori, e con la crescita di qualche giovanotto alla Luigi Di Maio con il physique du rà’le.
Mattia Feltri
(da “La Stampa“)
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