Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI PARMA: “UMANITA’, NON SLOGAN”
Mentre prosegue la polemica tra il Vaticano e il leader della Lega Nord Matteo Salvini, all’interno
del M5s il dibattito sull’immigrazione è apertissimo.
In un post comparso sul blog di Beppe Grillo si legge una riposta alle critiche mosse dal portavoce al Senato Maurizio Buccarella, che nel 2013 ha presentato l’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, alle proposte lanciate nei giorni scorsi dal consigliere comunale torinese Vittorio Bertola: “Va ricordato al cittadino Buccarella che nel Movimento 5 Stelle non esistono gerarchie, tipiche invece dei partiti. Non c’è differenza fra un portavoce consigliere comunale e un portavoce senatore. Nel Movimento 5 Stelle esistono posizioni e discussioni, come quella in corso sull’immigrazione”.
Il sindaco 5 stelle di Parma Federico Pizzarotti, da parte sua, ha lanciato un messaggio che sembra prendere le distanze anche dalle recenti proposte dal suo stesso movimento: “Io non so se le centinaia di migliaia di profughi scappino da guerra, da fame o solamente cerchino di dare un futuro migliore ai propri figli, ma ho imparato che quando si parla di esseri umani i problemi vanno affrontati con umanità e serietà . Non con slogan e senza pensare a conseguenze e a cosa succederà a seguito delle nostre azioni”, ha scritto Pizzarotti su Facebook.
“Non confondiamo la difesa dei diritti umani con l’incapacità Italiana di far rispettare le leggi e di perseguire chi delinque. Tanto agli Italiani quanto agli immigrati”, scrive Pizzarotti sul social network.
“Vorrei che quelli che scrivono molte delle parole di indifferenza o odio che leggo sul mio profilo o in generale su Fb – aggiunge – avessero il coraggio di dirle guardando in faccia le persone a cui si riferiscono”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 9th, 2015 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA DI BERTOLA E I DATI FALSI PER GIUSTIFICARE UN PENOSO AUTOGOL
A chi non è affetto da Alzheimer e conserva ancora qualche cellula cerebrale per le più basiche
sinapsi, il post del pentastellato consigliere comunale di Torino, Vittorio Bertola, contenente proposte politiche in tema di immigrazione, non avrà procurato neanche un minimo spostamento del sopracciglio destro.
Il post non rappresenta, infatti, nessuna novità circa le posizioni razziste, espresse da molti esponenti di tale movimento, sia prima che dopo l’alleanza europea con Ukip.
Un mix di ignoranza, di razzismo, di linguaggio da bar e di brama populista, mirante a togliere voti e simpatie a forze politiche più simili permea molte parole delle proposte del consigliere.
In altri tempi, soffermarsi a leggere — figuriamoci poi ad analizzare — testi simili sarebbe una palese perdita di tempo, anche perchè i ragionamenti (si fa per dire) contenuti nel testo costringono a scendere ad un livello molto basso della riflessione, ovvero impongono prima di ogni altra cosa lo smascheramento delle falsità delle informazioni: non c’è spazio per la discussione se non su un piano di verità .
Senza questa operazione primaria, ma essenziale, risulta molto difficile provare a smontare la retorica vuota che nasconde la struttura razzista del testo.
Ma chi produce e riproduce l’odio e il razzismo nei confronti dei profughi oggi in Italia conta molto su questa strategia comunicativa, che possiamo anche definire “shock and awe strategy” (“stordisci e sgomenta”).
Prima di proporre qualsiasi analisi o misura concreta da intraprendere, si forniscono dati “shock”, tutti falsi oppure abilmente intrecciati con pochi veri; poi, una volta ottenuto lo stordimento del (e)lettore, si introduce qualche finto elemento di analisi, qualche domanda retorica oppure si fa riferimento a qualche episodio di cronaca nera o giudiziaria (che poco o nulla c’entra con l’argomento, ma tant’è) per creare sgomento e spianare così la strada alla proposta concreta che arriva puntuale alla fine.
La proposta solitamente appare semplice (cioè semplicistica): “giro di vite”, “tutti a casa, anche a forza se necessario”, “niente ricorsi” etc, ma senza mai spiegare dettagliatamente il come e — non ne parliamo neanche — della fattibilità e dei costi.
Naturalmente, si inserisce qua e là qualche finta distinzione tra profughi buoni e profughi cattivi (“chi ha diritto e chi non ne ha”), anche perchè occorre pur sempre conservare un appeal istituzionale per rendersi interlocutori “credibili”.
Ciò che abbonda, fino alla nausea, è la contrapposizione tra “noi” e “loro”: “pagato da noi”, “ a spese nostre” e altre espressioni simili (senza mai andare a leggere i dati Istat sulla ricchezza prodotta dalle popolazioni straniere in Italia, ricchezze di cui lo Stato italiano si appropria e che solo in parte spende per loro).
Ora, io non so se il consigliere è consapevole di tutto ciò, oppure se riproduce inconsapevolmente strategie sviluppate da altri. Non è importante.
Potrebbe importare a coloro che vogliono conoscere il livello di acume del consigliere, ma a me non importa sapere ciò. La ritengo del tutto irrilevante.
Ciò che è importante qui è smascherare il razzismo delle sue proposte.
Nello spazio di un post, però, non si possono proporre analisi lunghe, bisogna essere sintetici ed efficaci.
Dunque, sono costretta a scegliere cosa dire e cosa non dire: mi limiterò pertanto a rivelare soltanto le falsità (e neanche tutte) delle cose scritte, il resto della decostruzione la lascio a chi legge e ha voglia di esercitarsi.
1. Solo l’Italia concede in massa permessi per motivi umanitari, afferma nel primo punto del documento il consigliere comunale (“Da noi quasi un asilo politico su due viene dato a persone che non ne avrebbero diritto secondo i trattati internazionali sui rifugiati, ma che noi accogliamo comunque per gravi motivi umanitari”).
Non è vero. Il permesso per motivi umanitari esiste in quasi tutti i paesi dell’Unione europea.
I dati forniti dall’Eurostat smentiscono poi il fatto che in Italia si faccia un abuso di tale titolo di soggiorno. Semmai, in Italia, si registra un minore riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria rispetto ad altri Paesi europei, nei confronti di persone e popolazioni provenienti dalle medesime zone di guerra e persecuzione.
E’ questo che ha denunciato l’Unhcr, ovvero l’Agenzia Onu che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo.
In ogni caso, affinchè sia chiaro, in Italia, tale permesso è rilasciato: a) quando la Commissione territoriale raccomanda al Questore di rilasciare tale documento quando ricorrono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano” (eh, mi spiace, esiste ancora formalmente in vigore la Costituzione, che cosa possiamo fare?); b) quando ricorrano gravi motivi di carattere umanitario (come ribadito più volte dai Tar, noti centri eversivi in questo Paese — si veda, per tutte, la sentenza Tar Lazio n. 8831/2008); c) in caso di riconoscimento della protezione temporanea, ai sensi dell’art. 20 del Tu, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea; d) quando lo straniero è inespellibile ai sensi dell’art. 19 del D. Lgs n. 286/98, perchè in caso di ritorno potrebbe rischiare l’incolumità propria e della famiglia (bazzecole, che vogliamo che sia mai?); e) quando si tratta di persone inserite in programmi di protezione sociale in favore delle vittime di sfruttamento.
Quindi, che cosa si sta proponendo, di cancellare la Costituzione e quelle poche norme umane che esistono a garanzia dei diritti inviolabili? E’ questa la proposta?
2 e 3. Chi non è riconosciuto come rifugiato deve essere spedito a casa “a forza se necessario” e, per di più, (si veda il punto 3 della proposta) non è da considerare soggetto degno di godere delle tutele giuridiche e processuali garantite agli altri individui che calpestano il territorio nazionale.
Sarò veloce su questi due punti: prima ancora di qualsiasi considerazione delle leggi in vigore, nazionali ed internazionali, bisognerebbe che qualcuno prenda sul serio queste proposte geniali (ma com’è nessuno ci aveva mai pensato?) e con una matita e una carta faccia i calcoli dei costi economici e finanziari di tale proposta.
Dopodichè, venga a dirci quante manovre finanziarie servirebbero per far fronte a simili operazioni.
Piuttosto, ciò di cui si sente fortemente il bisogno è sviluppare una seria riflessione collettiva per comprendere a chi giova davvero avere sul territorio masse di persone/lavoratori senza documenti.
Quanto alla proposta sui tribunali speciali per i profughi, posso solo segnalare che non è nuova nella storia, a cominciare dalla Magna Carta ad oggi, pertanto ulteriori commenti sarebbero superflui.
4. Sulla necessità di trasformare l’accoglienza in accoglienza custodiale, cioè in una prigione, ci sarebbe molto da scrivere, in termini sociologici e antropologici, cioè sul concetto di accoglienza nelle società odierne.
Mi soffermerò però soltanto sulla parzialità (e dunque la falsità ) dell’informazione data per giustificare la proposta del carcere per i profughi, ovvero la notizia che un profugo a Torino abbia commesso rapine mentre era ospitato in uno Sprar. Ebbene, senza voler contestare i fatti riportati nel testo del consigliere, e senza stare qui a dire che non tutti sono uguali (ancora a questo punto stiamo dopo decenni di immigrazione?) io riporto a mia volta altri dati: secondo le statistiche delle prefetture del Nordest “dove ci sono i profughi i reati sono in calo”. Allora, come la mettiamo?
Io chiudo qui.
Voi continuate a scovare le falsità del documento. Potrebbe essere un bel gioco sulla spiaggia.
Iside Gjergji
giurista e sociologa
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 9th, 2015 Riccardo Fucile
GRILLO, YACHT ED EVASIONE FISCALE
In un post sul blog di Grillo del 5 giugno del 2010 dal titolo “Yacht ed evasione fiscale”, vevivano
definiti “furbetti dello yacht” coloro che intestavano le loro barche a società con sede alle Cayman e alle isole Vergini, evadendo il fisco per oltre mezzo miliardo di euro.
Lo riportiamo integralmente.
Lo dicevano già i nostri vecchi: “Chi più spende, meno spende!”. E allora cosa aspettate a comprare anche voi uno yacht da 60 metri con bandiera delle isole Cayman? Detassato alla fonte!
“Caro Beppe, l’Italia è un paese ingiusto. Il Governo chiede sacrifici a milioni di dipendenti pubblici, la Lega propone di tassare i venditori ambulanti. E sotto i nostri occhi, viene consumata un’evasione fiscale da oltre mezzo miliardo di euro. Basta andare al mare per vederla, basta camminare nei porticcioli turistici: oltre la metà degli yacht oltre i 24 metri batte bandiera dei paradisi fiscali. Sono i furbetti dello yacht, che spesso intestano le loro barche a società con sede alle Cayman e alle isole Vergini. E’ tutto permesso dalla legge, almeno sulla carta. Basta creare una società di noleggio, va bene anche in Italia, ma è molto meglio nei paradisi fiscali così la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate impazziscono. Ma se vai a vedere, pochi, pochissimi noleggiano le barche. Gli altri fanno contratti fittizi con fratelli e cugini. Risultato: così non si paga l’Iva sull’acquisto, sul combustibile, sulle riparazioni, sul posto barca. C’è chi riesce a scaricare lo champagne e il caviale facendoli risultare spese legate all’attività di noleggio. I conti sono presto fatti: i Paperoni italiani risparmiano quasi il venti per cento della spesa d’acquisto. Per uno yacht di 60 metri vuol dire sottrarre al fisco anche dieci, quindici milioni di euro. E’ soltanto l’inizio: ogni pieno di gasolio sono 120mila litri. I comuni mortali lo pagano più di un euro, gli evasori nemmeno la metà : senza Iva e accise vuol dire 60.000 euro risparmiati a botta. Il prezzo di una barca per una persona normale. Che dire poi dei contratti dell’equipaggio? Anche questi sono regolati dalle leggi delle Cayman. Un bel vantaggio per gli armatori, un pessimo affare per i marinai che restano senza tutele. Ogni anno, per la Finanza e l’Agenzia delle Entrate, i furbetti dello yacht risparmiano da 150mila a 500mila euro ciascuno. C’è perfino chi, registrando contratti di noleggio gonfiati, costituisce fondi neri alle Cayman, magari per pagare le mazzette ai politici. Ne abbiamo scritto sui nostri giornali, ma da chi governa non è arrivata una riga di risposta. Forse, però, Berlusconi era troppo occupato a godersi il sole su uno degli yacht della sua flotta. Del resto sono loro che hanno votato una direttiva paradossale: lo sconto sull’Iva per chi ha fatto un contratto di leasing è direttamente proporzionale alle dimensioni della barca. Insomma, più è grande la barca, meno si paga. Questa non è un’assurda battaglia contro gli yacht e chi se li può permettere. Fatti loro. No, è in gioco una questione elementare: la legge — anche quella fiscale — deve essere uguale per tutti. Allora oggi tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare, come diceva Giorgio Gaber. A guardare centinaia di Paperoni italiani che schiaffano in faccia a noi e alla crisi le bandierine colorate dell’evasione. Ma… perchè tutti insieme, quando incontriamo uno yacht con la bandiera delle Cayman, delle Virgin Islands o di Guernesey, non chiediamo a chi sorseggia un calice di champagne sul ponte di mostrarci l’atto di proprietà della sua nave? Vediamo se almeno, sotto l’abbronzatura, diventa un poco rosso.”
(Ferruccio Sansa, Marco Preve)
Pubblichiamo anche la foto di Beppe Grillo in vacanza in questi giorni in Sardegna su uno yacht con bandiera non italiana.
Che si sia camuffato come ospite a bordo per sincerarsi che non fosse una bandiera di comodo?
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Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile
SUL WEB PIOVONO COMMENTI IRONICI SU DAVIDE CRIPPA
“Oggi pomeriggio dovevo partecipare al torneo beach waterpolo ad arona, ma qualche genio del Pd
ha deciso che questa sera alle 19 si doveva votare in commissione”.
E’ bufera sul deputato cinque stelle Davide Crippa che domenica pomeriggio ha affidato alla sua bacheca Facebook questo sfogo contro l’improvvisa convocazione alla Camera dei deputati.
Uno sfogo quantomeno improvvido, che gli ha attirato contro le critiche di avversari politici e simpatizzanti.
Ma Crippa non arretra e stamattina ribadisce: “Se non volete comprendere proseguite pure. Io intendevo che anzichè lavorare la domenica potevamo farlo in maniera seria durante la settimana e non di notte al buio”.
Il deputato M5S Davide Crippa su Fb ha scritto questo post ieri sera: “Oggi pomeriggio dovevo partecipare al torneo beach waterpolo ad Arona. Ma qualche genio del Pd – si è lamentato ‘postando’ anche la foto di un molo dove probabilmente si è tenuto il torneo beach di waterpolo – ha deciso che questa sera alle 19 si doveva votare in commissione attività produttive e finanze per il ddl concorrenza. Visto che tanto non ci avete accolto nulla sulle questioni energetiche – ha proseguito – preparate i saccapeli, stasera in commissione si farà tardi”.
La reazione del Pd non si fa attendere e Francesco Nicodemo, dello staff comunicazione del Pd, ironizza riprendendo le parole scritte da Crippa: “Ma come vi viene in mente di mettere in questi giorni le riunioni di commissione, piddini, siete la Kasta, vergogna! Io sono un onorevole cittadino e quindi non posso perdere il torneo di Beach Waterpolo. Questi sono i pentastellati – attacca Nicodemo – si occupano della polvere sui piedini di un bambino, asfaltano una trazzera in Sicilia che non può praticamente essere percorsa, si lamentano se devono saltare un torneo da spiaggia per lavorare. Non c’è alternativa al futuro, come vi diciamo da un anno e mezzo”.
Anche la Rete non risparmia Crippa e si lascia andare ai commenti tra l’ironia e lo scherno: ‘Altro epic fail comunicativo del M5S! Sembra di leggere un bambino che fa capricci’ scrive uno.
‘Mannaggia, e mo chi glielo dice agli amici del waterpolo? O-NE-STA’ O-NE-STA’ (ma solo da settembre a giugno, chè poi scattano le ferie)’ aggiunge un altro.
E ancora: ‘Meglio un torneo di beach waterloo che lavorare in parlamento vero?’; oppure ‘Povera stellina ti tocca lavorare anche il 3 agosto. Questi del PD sono proprio cattivi’. E c’è chi punta il dito anche sull’uso della lingua italiana: ‘Genio, saccapeli non esiste in italiano! PS Il 3 agosto, lunedi’, siamo ancora in molti a lavorare fino a tardi con 35 gradi all’ombra…’.
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Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile
SI APPLICA SOLO A LOCALI SUPERIORI A 160 MQ
Al fascino del facile allarmismo non è sensibile solo Matteo Salvini: anche il Movimento 5 Stelle
ieri ha cavalcato l’onda della bufala della tassa sui climatizzatori, con due post pubblicati rispettivamente giovedì e venerdì sul blog di Beppe Grillo, dal titolo “Tassa sul caldo; una sberla da 200 euro!” e “La tassa sul caldo c’è: 180 euro a famiglia”.
Come spiegato su La Stampa, e già chiarito un mese fa da Altroconsumo, la fantomatica tassa sui climatizzatori non esiste.
O almeno non nelle modalità raccontate da Lega Nord e M5S.
I grillini parlano «di una vera e propria batosta da almeno 200 euro» che «mette in ginocchio i nostri portafogli» ma quella cui si fa riferimento è una direttiva europea che introduce un libretto e un bollo per i condizionatori con potenza uguale o superiore i 12 Kw, cioè in grado di raffreddare ambienti di 160mq.
Non esattamente le dimensioni di una stanza in una casa normale.
Non è vero, quindi, che è in arrivo una «sberla da 200 euro» per le famiglie italiane.
Questo i grillini lo sanno bene, tant’è che in fondo al post di denuncia inseriscono due righe con questa fondamentale precisazione.
Peccato, però, che prima campeggi la scritta, più evidente, «È proprio il caso si dire: Rubare ai poveri per dare ai ricchi».
E c’è da chiedersi quanti poveri abbiano case con stanze di 160mq.
Distrazione? Forse è il caso di parlare di voluta disinformazione, soprattutto perchè, come la Lega Nord, anche il Movimento 5 Stelle ha votato a favore della direttiva europea e dovrebbe sapere almeno di cosa si tratta.
Francesco Zaffarano
(da “La Stampa”)
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Luglio 14th, 2015 Riccardo Fucile
BARRICATE IN AULA E SFRUTTAMENTO DELLA DECONTRIBUZIONE DIETRO LE QUINTE
Il Movimento 5 Stelle assume 25 dipendenti alla Camera avvalendosi del Jobs Act.
È quanto emerge dal bilancio con consuntivo di Montecitorio del 2014, atteso in Aula la prossima settimana per il voto dei deputati.
Nel bilancio si legge che il gruppo M5s, per parte sua, certifica 30 dipendenti, di cui 29 assunti a tempo indeterminato.
Si legge: “Si rileva altresì che il Gruppo ha provveduto a trasformare n. 25 contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, per effetto dell’applicazione della Riforma del Lavoro intervenuta.
I grillini in aula hanno fatto le barricate contro l’approvazione della riforma del lavoro che, tra le altre misure, ha eliminato l’articolo 18.
I grillini, insieme ai leghisti, occuparono i banchi del governo: in Senato ci fu bagarre e volarono libri all’indirizzo di Pietro Grasso, presidente di Palazzo Madama.
Il Partito democratico ha colto la palla al balzo per attaccare in massa il Movimento 5 Stelle dato che, dice la vicesegretaria Debora Serracchiani, “M5S ha capito che JobsAct funziona e lo usa assumendo 25 dipendenti alla Camera. Meglio tardi che mai”.
Per Alessia Morani “è bene ricordare le scene deliranti in Parlamento contro la legge!”.
Il bilancio 2014, cresce il debito PD.
Poco meno della metà dei fondi erogati dalla Camera ai gruppi parlamentari vanno al Pd, che a Montecitorio conta 306 deputati su 630.
Nel bilancio con consuntivo del 2014, pubblicato insieme al bilancio 2015 sul sito della Camera e dalla prossima settimana all’esame e al voto dei deputati in aula, emerge che al 31 dicembre 2014 risultano erogati ai gruppi 32 milioni.
Di questi 32 milioni, 14 milioni e 250mila sono stati versati nelle casse del gruppo Pd (a fronte dei meno di 12 milioni dell’anno precedente), 4 milioni e 400 mila al M5S (mezzo milione in più rispetto il 2013 per i suoi 91 seggi), 3 milioni e 400 mila euro a Forza Italia (300mila in meno dell’anno prima).
Un milione e mezzo è stato versato al nuovo gruppo di Area Popolare (34 deputati), nato dalla fusione di quelli Ncd e Ndc.
E praticamente la stessa cifra assegnata a Sel (100 mila euro in più del 2013) per i suoi 25 deputati.
Mentre Scelta Civica, che come Sel conta 25 seggi, ha ottenuto 1 milione e 300 mila euro nel 2014, mentre nel 2013 ne aveva ricevuti un milione e 800mila.
Alla Lega, infine (17 i deputati di Salvini a Montecitorio) è arrivato poco meno di un milione: 996mila euro, quasi 200 mila in più del 2013.
Nei bilanci depositati a Montecitorio non mancano osservazioni degne di nota.
Il gruppo Pd, ad esempio, chiude con un avanzo di esercizio di poco meno di 75 mila euro. Ma il suo indebitamento aumenta: poco meno di 2,5 milioni a fine 2014, a fronte del 1,6 milioni di 12 mesi prima.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 12th, 2015 Riccardo Fucile
PUNTELLERANNO LA MAGGIORANZA A PALAZZO MADAMA
Alessandra Bencini e Maurizio Romani sono in procinto di aderire all’Italia dei Valori. 
I due senatori ex Movimento 5 stelle potrebbero andare a puntellare la risicata maggioranza di Matteo Renzi.
“Siamo ancora in una fase di contatti – spiega Romani all’Adnkronos – ma il passaggio all’Idv è possibile e probabile. Per noi si tratta di un ritorno alle origini, visto che il M5S si è ispirato al programma dell’Idv muovendo i suoi primi passi”.
A chi gli domanda se, con Bencini, si apprestino a diventare la stampella di Renzi e il suo governo, “noi non siamo la stampella di nessuno – risponde secco Romani – ma siamo per il dialogo e il confronto. Vogliamo lavorare sui contenuti e se Renzi avrà la nostra fiducia vuol dire che avrà accettato le nostre condizioni. Discutiamo sui contenuti per raggiungere determinati risultati, non per essere usati come stampella”, chiarisce.
Una notizia confermata dalla collega Bencini, che su Facebook condivide un articolo che la riguarda con l’eloquente frase di accompagnamento: “Il coraggio di cambiare!”.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile
“LA DELEGA ALL’AMBIENTE AVREBBE PERMESSO DI FARE COSE CHE ALL’OPPOSIZIONE NON POTRESTI FARE”
“Non conosco bene la situazione in Puglia, ma un assessorato, magari all’Ambiente, sarebbe
un’opportunità ”.
Seduto in un albergo romano, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, “dissidente” dei Cinque Stelle, lo dice chiaramente: lui accetterebbe la sfida di Michele Emiliano, il governatore che ha nominato nella giunta pugliese tre consigliere regionali del M5s. Ma parla anche di altro, nel giorno in cui riceve un premio da Legambiente per la raccolta differenziata a Parma: “Siamo al 70 per cento, quando arrivai in Comune era al 46”.
L’inceneritore però rimane un problema. Per sabato prossimo lei ha organizzato una manifestazione nazionale sul tema a Parma.
Protesteremo contro l’articolo 35 del decreto Sblocca Italia, che permette alle società private di importare rifiuti da tutte le regioni. Grazie a questa norma l’Iren, che gestisce l’impianto parmense, vuole dilatarne la portata, portandola da 70 mila a 195 mila tonnellate all’anno.
Ha invitato Beppe Grillo?
Ho invitato tutti, da lui fino al Direttorio. Vorrei che il tema fosse evidenziato: lascio a lei dire se finora sia stato fatto…
Sabato scorso era in programma un’altra manifestazione per la chiusura dell’inceneritore. L’aveva organizzata il meet up Parma 5 Stelle 2.0, a lei ostile.
Sono quattro persone, sempre antagoniste. Non sono mai state sanzionate, anche se usano il logo del M5s senza poterlo fare. E comunque la manifestazione è stata annullata, appena hanno saputo che i parlamentari invitati non sarebbero andati (i senatori Carlo Martelli e Barbara Lezzi, partiti per Atene con Grillo, ndr).
Le rimproverano di non aver fermato l’impianto.
Più che altro volevano affermare che la loro manifestazione era quella autentica, e la nostra di facciata. Io però ritengo inutile incatenarmi.
Allarghiamo il campo. Il M5S ha vinto le amministrative
Sì, siamo andati molto bene.
Il ritorno in tv ha pagato?
Certo, perchè così puoi spiegare le tue proposte a tutti. Ripetevo da tempo che bisognava tornarci. Quello che continua a mancare è altro.
Ossia?
Manca un vero coordinamento nazionale, un’organizzazione. Dovremmo incontrarci, discutere, fare rete.
Intanto Emiliano ha nominato in giunta tre consigliere dei 5 Stelle.
Non so quanto se l’abbia fatta solo per mettere in difficoltà il M5S. Però l’offerta è sempre positiva.
Lei come avrebbe risposto?
Io dico che avere la delega all’Ambiente non sarebbe male. So che quando hai le deleghe con i poteri puoi fare cose che non potresti fare stando all’opposizione. E in più potresti controllare dal di dentro l’amministrazione.
Il M5S ha detto no
Lo fecero anche a Roma, quando venne offerto di entrare in giunta. Io avrei preso in considerazione quella proposta.
Lei disse al Fatto di sentirsi solo nel M5S. È cambiato qualcosa
No, mi sento ancora molto solo. Le mie parole vengono sempre prese come critiche, ma sono solo riflessioni su cosa migliorare.
Lei non ha mai sbagliato?
Quando si litiga si è sempre in due. Ma i temi e le cose fatte sono indiscutibili.
Luca De Carolis
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DIMENTICA CHE SAREBBE USO PRIMA CHIEDERE SE UNA ACCETTA L’INCARICO, ALTRIMENTO TUTTO SA DI FARSA
“Adempiere a questa chiamata è un dovere. Spero che accettino”. 
E invece no, le donne del M5S dicono no a Michele Emiliano: rifiutano le tre poltrone da assessore nella nuova giunta pugliese.
Sdegnate. Rosa Barone, Viviana Guadini e Antonella Laricchia gridano alla “violenza inaudita” e accusano Emiliano di essere “un grande attore”.
“La paura di essere controllato dalla principale forza di opposizione – dicono con una nota – lo ha portato a compiere quello che è un atto di una violenza istituzionale inaudita nei confronti di tutti i pugliesi. Ci chiediamo come si possa immaginare un atto di violenza tale – continuano i consiglieri pentastellati – proprio nel giorno in cui, nonostante queste ‘finte aperture mediatiche’ avevamo raccolto il suo terzo no ad un nostro concreto tentativo di collaborazione (il primo lo avevamo incassato quando gli abbiamo chiesto un incontro sulle trivellazioni e ha rifiutato, il secondo quando si è rifiutato di incontrarci concedendoci solo qualche ora di slittamento dell’incontro), dopo aver lavorato e fatto al posto suo un esercizio di vera democrazia diretta raccogliendo 160 curricula di pugliesi di qualsiasi orientamento politico che il governatore si è rifiutato anche solo di valutare. Oggi arriva questa notizia che, come se fosse normale apprendiamo dalla stampa a riprova del fatto che si tratta solo di un banale ‘fuoco d’artificio mediatico’ che da un lato ci fa sorridere e dall’altro ci preoccupa molto e forse dovrebbe preoccupare tutti i pugliesi”.
I consiglieri del M5S si tirano indietro, come già fatto in passato, addirittura a poche ore dal voto quando Emiliano aveva offerto ad Antonella Laricchia la delega all’Ambiente.
E attaccano: “È chiaro che, non esercitando la professione di magistrato da un po’, ha totalmente dimenticato tutto quello che ci auguriamo almeno un tempo sapesse e cioè il principio basilare della democrazia per cui dal risultato elettorale vien fuori una maggioranza e un’opposizione. Entrambe sono importantissime e meritano il massimo rispetto di tutte le istituzioni: rispetto che oggi è andato a farsi benedire”.
“Emiliano satanasso: no a incarichi politici nella giunta, sì a incarichi di garanzia (peraltro dovuti) al Movimento 5 Stelle”. Lo twitta Beppe Grillo, che rimanda a un lungo post pubblicato sul suo blog, dal titolo ‘Emiliano satanasso’, in cui ribadisce il secco ‘no’ del Movimento pugliese al presidente della Regione Puglia, che ha nominato tre grilline come assessori “contro la loro volontà “.
Sul blog Grillo aggiunge: “No a incarichi politici nella giunta, sì a incarichi di garanzia (peraltro dovuti). Gli assessorati Emiliano li dia ai suoi pari nel Pd, il M5S farà un’opposizione durissima. Questa è politica, Emiliano, non i tuoi giochetti di palazzo”.
Il partito di Grillo aveva già rifiutato le nomine sostenendo che si era trattato di “un atto di violenza” da parte del governatore.
Che replica così ai Cinque Stelle: “Con il gesto di offrire degli assessorati ho chiesto aiuto al movimento di Grillo per risolvere un problema di parità di generi, anche se naturalmente sono interessato anche alla qualità dei loro esponenti M5S”. E poi: “Addirittura qualcuno ha parlato,di un atto di violenza, ma non è così. “Ho sentito di voci relative a una diffida nei miei confronti, come se il mio fosse un gesto di stalking politico, ma naturalmente non era questa la mia intenzione”.
Sulla vicenda interviene anche il coportavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che dice: ‘Spero che il M5S ci ripensi e accetti proposta di entrare in giunta in Puglia. Io penso che rifiutando gli incarichi il M5S abbia commesso un errore perchè quella sarebbe stata un’occasione per affrontare le gravissime emergenze ambientali e dell’agricoltura come Taranto, Brindisi o la Xylella nel Salento”.
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