Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile
CORRONO LE ACCUSE DI “VIGLIACCHI E VOLTAGABBANA”
C’è un nesso fra il timing dell’annuncio della trasferta greca di Beppe Grillo e la riunione dei deputati del Movimento 5 stelle chiamati a fare harakiri e a votare contro se stessi per confermare Ilaria Loquenzi capo della comunicazione una settimana dopo averla sfiduciata.
La scelta di un orario tardo, dopo i tg delle 20, quasi oltre tempo massimo per la chiusura di alcune agenzie di stampa, è stato calcolato per togliere respiro – leggasi spazio nella foliazione e minutaggio nei telegiornali – alla giravolta dell’intero gruppo di Montecitorio.
Una non votazione, un via libera all’unanimità , al capo dello staff indicato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
E che, da regolamento, non doveva essere discusso.
E invece il pollice verso era arrivato, con 26 voti contro una manciata di contrari e astenuti a tagliare la testa al vertice dello staff della Camera.
L’ira del cofondatore, che aveva meditato post di fuoco a caldo, si è diluita in un pressing costante.
Sul Direttorio, in primis, considerato troppo tiepido, persino inadeguato, a gestira la prima vera grana interna dal suo insediamento.
Ai vertici del gruppo parlamentare, che in molti accreditano come i primi che volevano la sostituzione della Loquenzi, con una lettera lapalissiana in cui sono state messe in chiaro le regole interne già note e arcinote.
E con alcuni deputati singolarmente presi, considerati pontieri fra le due anime del Movimento.
Ieri Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e un po’ tutti i componenti del Direttorio hanno condotto una evidente operazione di moral suasion fra i colleghi.
Arrivando a tarda sera ad incassare i desiderata di Milano attraverso una delibera all’unanimità senza una conta che sarebbe stata lacerante.
Tecnicamente, la questione è stata risolta. Ma politicamente il tentativo di sconfessione di Casaleggio e la frettolosa retromarcia hanno lasciato il segno.
Nelle chat interne chi caldeggiava l’addio della Loquenzi è ancora stamattina prodigo di accuse contro i colleghi: “Vigliacchi”, “Voltagabbana”.
In parte è una richiesta di recisione del cordone ombelicale da Milano.
In parte è anche insofferenza nei confronti del Direttorio, della sua visibilità mediatica, della sua prerogativa di interlocuzione con i due leader.
Stamattina proprio Di Battista ha preannunciato un “allargamento” della squadra dei cinque.
In ballo c’è la richiesta di alcuni di essere più visibili per garantirsi un audience tale da rendere sicura una prossima elezione.
Tanto che è bastata la minaccia di “non ricandidare” i riottosi a innescare la più frettolosa delle retromarce.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 30th, 2015 Riccardo Fucile
IL LEADER M5S ANNUNCIA LA SUA PRESENZA PER IL REFERENDUM
Beppe Grillo vola in Grecia e cavalca la rivolta contro l’Euro e “l’austerità imposta dai burocrati e dai banchieri”.
Il leader del M5S annuncia la sua presenza domenica ad Atene “in piazza Syntagma” per festeggiare – è questa la speranza – l’esito del referendum chiesto da Alexis Tsipras sul piano dei creditori per il rientro del debito ellenico.
“Domenica e lunedì sarò ad Atene insieme ad alcuni nostri portavoce del Parlamento italiano ed europeo per esprimere la solidarietà e vicinanza di tutto il M5S ai cittadini greci in questo momento di democrazia. Il potere al popolo, non alle banche”, scrive Grillo sul blog.
E nella capitale greca sarà presente anche una delegazione di Sel, guidata da Nicola Fratoianni e Arturo Scotto, che già alle Europee si era presentata con il simbolo “Insieme per Tsipras”, oltre che una piccola pattuglia di parlamentari della sinistra ex Pd
Grillo rilancia però sulla battaglia contro la moneta unica.
“Anche in Italia – sottolinea – vogliamo che siano i cittadini a decidere sull’euro con il referendum che proporremo in Parlamento con una legge di iniziativa popolare già depositata in Senato”.
L’annuncio di Grillo ha anche l’effetto di distogliere l’attenzione da qualche polemica interna al M5S.
Grillo e Gianroberto Casaleggio, come rivelato dalla Stampa, hanno chiesto una nuova votazione all’assemblea dei deputati cinquestelle che la scorsa settimana ha bocciato la proposta avanzata dai due co-fondatori del movimento di rinnovare l’incarico di capo della comunicazione per Ilaria Loquenzi.
La mancata ratifica della nomina della giornalista romana aveva mandato su tutte le furie i due leader.
L’ex comico genovese ed il guru milanese si sono rifatti al regolamento interno secondo cui spetterebbe ai fondatori cinquestelle indicare i capi degli staff comunicazione di Camera e Senato, ed all’assemblea ratificare la scelta con un voto.
I due leader hanno letto l’episodio come un atto di sfida ed hanno riproposto lo stesso nome, quello della Loquenzi, intimando ai parlamentari di partecipare all’assemblea (la scorsa assemblea erano presenti soltanto una quarantina) e di votare a favore della loro candidata.
L’intervento di Milano non è piaciuto a molti parlamentari che hanno giudicato la richiesta una intromissione.
La Loquenzi, suo malgrado, è divenuta motivo del contendere tra fazioni in lotta. Contro la proroga del suo mandato – già da un anno lavora con il M5S alla Camera – avrebbero votato i deputati che hanno inteso così sfidare Grillo e Casaleggio, ma anche alcuni parlamentari che si lamentano del fatto di non essere stati abbastanza coinvolti nelle attività di comunicazione (ovvero di essere andati poco in televisione).
In difficoltà anche il direttorio che guida la pattuglia parlamentare a Roma.
Milano avrebbe rimproverato ai cinque membri di aver trascurato il voto e di aver consentito che si creassero i presupposti per un incidente che – viene raccontato – “si poteva tranquillamente evitare”.
Allo stesso tempo, alcuni deputati accusano il direttorio di essere “al servizio” di Grillo e Casaleggio.
Il caso rischia di offuscare l’immagine del M5S proprio in un momento in cui – complice lo scandalo Mafia Roma – i sondaggi vedono volare i cinquestelle.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 30th, 2015 Riccardo Fucile
SI RIVOTA SUL CAPO STAFF DELLA COMUNICAZIONE, LICENZIATA DAI PARLAMENTARI E VICINA AL GURU
Si terrà stasera, a fine aula, l’assemblea dei deputati M5s chiamati a votare nuovamente su Ilaria Loquenzi, il capo dello staff comunicazione di Montecitorio ‘silurata’ mercoledì scorso dagli stessi deputati grillini, che avevano bocciato la sua conferma con 26 voti contro 17.
Gianroberto Casaleggio, furente dopo la bocciatura di Loquenzi, ha riproposto il suo nome, e, riferiscono fonti parlamentari, il via libera dell’assemblea viene ormai dato per scontato.
In questi giorni, il direttorio ma anche alcuni tra i fedelissimi – Manlio Di Stefano e Daniele Del Grosso in primis – hanno lavorato affinchè si evitasse lo scontro frontale, invitando i contrari a cambiare idea sull’operato di Loquenzi, mal vista dai più soprattutto per la visibilità concessa ad alcuni a presunto danno di altri.
Stasera, dunque, i deputati grillini dovranno esprimere nuovamente un voto sul suo nome, pur non menzionato nell’ordine del giorno (è riportata solo la ‘votazione su proposta di Grillo e Casaleggio’).
I ‘mediatori’, per evitare nuove grane, si sono appellati soprattutto al ‘non statuto’ degli eletti M5s che al riguardo parla chiaro: sulla comunicazione decide lo staff di Grillo, quindi la ‘Casaleggio associati’.
E anche chi la settimana scorsa aveva votato contro Loquenzi oggi sembra aver cambiato idea: “Effettivamente – dice uno dei 26 all’Adnkronos – noi deputati siamo chiamati solo a ratificare i nomi sulla comunicazione, non a decidere”.
Secondo i più maliziosi, il cambio di rotta sarebbe legato anche alle voci che si sono diffuse insistentemente tra i 5 Stelle subito dopo la bocciatura di Loquenzi: chi ha votato contro di lei rischia di bruciarsi la possibilità di un secondo mandato in parlamento.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 28th, 2015 Riccardo Fucile
E LANCIA LA NUOVA CLASSE DIRIGENTE
Non è certo un abbandono ma sicuramente è il segnale che M5s piano piano si “degrillizzerà ” sempre più.
A dirlo non è Renzi nè Berlusconi ma lo stesso Beppe Grillo in persona.
“Figurati se io me ne vado dal Movimento, è nel mio Dna. Resto però ai margini”. Parole di facile interpretazione quelle che il comico ha pronunciato a Ostia in occasione della fiaccolata dell’onestà .
“Starò un po’ da parte perchè loro, parlamentari e attivisti, devono diventare il volto del movimento”, ha aggiunto, confermando la volontà di dare sempre più spazio alla classe dirigente del partito, a partire dal Direttorio formato da Di Battista, Di Maio, Ruocco, Sibilia e Fico.
“Abbiamo dato anni della nostra vita, non lo riescono a capire. Non l’abbiamo fatto per aver profitto, ma solo per affetto nei vostri confronti”, ha concluso.
“Ho un orgoglio straordinario per questi ragazzi, che magari a volte ho anche danneggiato gridando, sbraitando” ma “quello che ci tiene uniti è l’affetto. Noi ci vogliamo bene”.
Grillo poi rivolge un pensiero al suo amico-fondatore del Movimento. “Casaleggio è una delle persone più straordinaria che conosca. Pensano chissà cosa ci sia dietro”
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
L’IRA DEL COFONDATORE DOPO LA SFIDUCIA ALLA LOQUENZI… ORA DI MAIO DEVE SCEGLIERE TRA IL COFONDATORE E I “SUOI” PARLAMENTARI
Il golpe contro Casaleggio è in corso, ed è avvenuto quello che era stato segnalato: alla fine Ilaria Loquenzi, la capa della comunicazione del M5S alla Camera che tutti i deputati (poche volte si è sentita tale unanimità di giudizio) ritengono «priva di qualunque autorevolezza», e molti segnalano «anche priva dei titoli per quell’incarico», è stata sfiduciata.
Contro di lei nella tarda serata di mercoledì hanno votato in 26 deputati (17 a favore, 14 astenuti; una trentina, attenzione, ha fatto in modo di risultare assente).
Ma le conseguenze (e soprattutto i veri autori) di questo clamoroso attacco rivolto al cofondatore del Movimento vanno indagate e spiegate bene, nei limiti del possibile.
Non è che la Loquenzi fosse – contrariamente alla vulgata – particolarmente vicina a Casaleggio (semmai è vicina a Roberta Lombardi, che non s’è mai vista così fuori giri come ieri, investiva a male parole tutti quelli che considera responsabili dell’«agguato», definendoli «pezzi di m», e faceva girare la voce di un ruolo, inesistente, di Massimo Artini nell’operazione).
Semplicemente, appena dieci giorni fa il cofondatore dei cinque stelle aveva riconfermato sul blog, e a doppia firma con Grillo, che lei e Casalino al Senato restavano i capi degli staff di comunicazione.
Per un motivo: perchè sono i suoi tramite (specialmente il secondo, in realtà ) con i parlamentari.
La comunicazione nel M5S ha quasi la funzione di un ufficio di super-capogruppo, e sicuramente di trait d’union tra Roma e due capi che non sono a Roma.
Difendere a muso duro Loquenzi e Casalino significa – per Casaleggio – difendere il principio che lui e Grillo restano, nonostante tutto, i terminali ultimi del Movimento. Ma è ancora questa la realtà dei fatti?
Questa vicenda dimostra che, come minimo, al manager Casaleggio sfugge ormai la dinamica tutta politica della sua creatura.
Un mese fa lui stesso aveva detto al direttorio – che gli esponeva la necessità di «sostituire o affiancare» la Loquenzi – «se fate questo io me ne vado e vi lascio al vostro destino».
Ieri la reazione del manager milanese è stata, se possibile, ancora più furiosa, e proprio contro il direttorio: ha tenuto costanti contatti con Luigi Di Maio, il leader dei cinque.
L’ha così strigliato che il giovane napoletano si aggirava con l’espressione di un ragazzo bastonato e arrabbiato.
Il direttorio, attenzione, ha votato compatto a favore della Loquenzi; ma Casaleggio a questo punto è adirato in primis con loro, «siete stati incapaci, lavorate male, sono deluso da voi».
E voleva pubblicare subito sul blog un post feroce, sia contro i deputati, sia contro il direttorio, per il modo in cui è stata gestita l’intera operazione.
A finire nel mirino sarebbero non solo quelli che hanno votato contro, ma anche quelli che – consentendo che si svolgesse l’assemblea – agli occhi di Milano hanno creato le premesse per il crac.
Tra i voti contro ci sono stati quelli della capogruppo Francesca Businarolo, del vicecapogruppo Giorgio Sorial (che da mesi si vanta del fatto che la Casaleggio verrà esautorata), dell’ex capogruppo Fabiana Dadone, dei liguri.
Ma potrebbe essere rimosso, dal ruolo di presidente dei deputati, il veneto Federico D’Incà , uno dei volti «francescani» nei fatti (non a parole) del Movimento.
Che ha votato a favore di Loquenzi pur non stimandola.
Cosa farà adesso Casaleggio? Ragiona su due opzioni-ponte.
Fare Rocco Casalino, l’ex del grande fratello, capo anche alla Camera.
La controindicazione è che Casalino non è granchè amato dai deputati, e probabilmente finirebbe anche lui sotto attacco.
Oppure, piano B, nominare capa Silvia Virgulti, che viene dal network della Casaleggio, è molto vicina politicamente a Luigi Di Maio, e nei mesi scorsi ha raccontato in giro che «Casaleggio voleva nominarmi capa della comunicazione, ma io ho detto di no».
Se succedesse questo sarebbe una vittoria di Di Maio, o una perfidia di Casaleggio, che renderebbe a Di Maio molto più difficile il rapporto col gruppo parlamentare?
Il giovane leader del direttorio è in una tenaglia: deve scegliere se stare dalla parte dell’assemblea, sempre più anti-Casaleggio e vogliosa di autonomia (e magari usarla sottilmente assecondando la scalata, che coinciderebbe con la sua ascesa di leader in proprio), o restare al fianco di Casaleggio.
Una scelta da cui dipende la sua stessa carriera politica.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)
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Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile
CONSIDERATA VICINA A CASALEGGIO E’ STATA LICENZIATA CON 26 VOTI CONTRO 17
Vita difficile per i responsabile della comunicazione nel Movimento Cinque Stelle. Ilaria Loquenzi, capo della comunicazione dei deputati pentastellati, è stata ‘silurata’ dal voto dell’assemblea M5S di Montecitorio.
Secondo indiscrezioni, in 26 hanno votato per licenziarla mentre solo 17 si sono schierati perchè continuasse a ricoprire l’incarico.
Tra i 26 che hanno votato per il suo licenziamento, ci sarebbero anche l’attuale capogruppo Francesca Businarolo, il vicecapogruppo Giorgio Sorial, l’ex capogruppo Fabiana Dadone e un gruppetto di ‘deputati liguri’ considerati vicini a Massimo Artini, ex 5 stelle.
Ilaria Loquenzi – che era a capo della comunicazione da nemmeno 6 mesi e aveva sostituito il precedente, Nicola Biondo, anche lui licenziato improvvisamente, dopo il risultato non felice di M5S alle Europee – non lavorerà più per i 5 stelle dall’inizio di luglio.
Anche se il suo contratto era stato rinnovato appena un mese fa.
Questo voto sarebbe di fatto un attacco al direttorio M5S che invece ha votato perchè la Loquenzi continuasse il suo lavoro.
Tra l’altro, secondo alcuni 5 stelle, questo nuovo scossone – che arriva dopo il risultato positivo alle ultime amministrative – potrebbe creare un “piccolo terremoto” dentro il Movimento, dato che la Loquenzi veniva considerata in contatto diretto con Gianroberto Casaleggio.
Quindi, in M5S c’è chi teme che possano esserci conseguenze e reazioni da parte dello stesso Casaleggio che domani potrebbe dire la sua sul blog di Grillo.
Anche i colleghi dell’ufficio stampa di M5S Camera potrebbero adottare una iniziativa, così viene detto, per esprimere solidarietà alla collega.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 17th, 2015 Riccardo Fucile
IL TWEET SU “SPAZZATURA, TOPO E CLANDESTINI” CORRISPONDE AL SUO PENSIERO… CANCELLARLO NON SERVE PER CHI SA COME LA PENSA: MA IL SUO ELETTORATO E’ DIVERSO DA LUI
Passo falso di Beppe Grillo su twitter. 
Prima accosta “spazzatura, topi e clandestini”.
Poi, dopo una marea di attacchi e critiche, cancella il tweet e riformula.
Ma la toppa è peggio del buco. “Elezioni per Roma il prima possibile! Prima che la città venga sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai clandestini Marino dimettiti”.
Il cinguettio è diventato subito bersaglio di accese critiche. Per l’uso della parola “clandestini”, che richiama molto i toni xenofobi utilizzati dalla Lega Nord.
Ma soprattutto per l’accostamento dei migranti alla “spazzatura e ai topi” che sommergeranno la Capitale, a detta del leader del Movimento 5 Stelle
Ma il tweet incriminato, ad un tratto, scompare.
Non ce n’è più traccia se non negli screenshot dei tantissimi utenti del social network che lo hanno immortalato, a futura memoria.
“Caro @beppe_grillo, mettere sullo stesso piano i topi e i clandestini vuol dire regalare le parole alla barbarie… “, scrive il leader di Sel Nichi Vendola.
Grillo riformula il suo pensiero: “#MarinoDimettititi prima che Roma venga sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai campi dei clandestini gestiti dalla mafia”.
La verità è che Grillo la pensa proprio come nel suo primo post che gli è “scappato” di mano. Ma non ha capito che il suo elettorato non la pensa come lui.
Resta il fatto che come il M5S acquista consensi, ci pensa lui a farlo tornare indietro.
E, lo diciamo da tempo, non è mai una casualità .
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Giugno 16th, 2015 Riccardo Fucile
GIOLE MAGALDI A PRANZO CON LA SENATRICE M5S LAURA BOTTICI
È un massone e lo rivendica con orgoglio.
Ci ha persino scritto su un librone per Chiarelettere, “Massoni”, un testo che descrive un mondo dominato da super logge Ur-Lodges che “viene molto letto tra i grillini”. Rivendica come sua la vittoria al ballottaggio di Gioia Tauro, che ha visto prevalere Giuseppe Pedà , sostenuto da alcune liste di centrodestra ma “nostro socio fondatore”. Parliamo di Gioele Magaldi, romano, classe 1971, Gran maestro del Grande oriente democratico (nato in polemica con il più noto Grande oriente d’Italia), presidente del “Movimento Roosevelt”, una sorta di meta partito che si propone, dopo il successo calabrese, di partecipare alle prossime comunali a Napoli, Milano, Roma.
Magari proprio in partnership con il M5s, “con cui ci sono contatti politici e alcune visioni comuni”.
Nei giorni scorsi è stato avvistato al Senato, a pranzo con la senatrice grillina Laura Bottici, uno dei pilastri del movimento.
Una lunga conversazione su come riportare alle urne il 50% di astensionisti, bacino potenziale che fa gola a molti.
Su come radicarsi sul territorio, e convincere “i tanti italiani che non guardano i talk politici, ma che hanno bisogno di un contatto diretto”, hanno convenuto i due commensali.
Un dialogo aperto, e del resto Magaldi ormai va per la maggiore tra i grillini.
“Grillo ha citato più volte il mio libro nei suoi post e il blog mi ha intervistato. Mi hanno detto che lo stesso Casaleggio ha trovato il mio libro illuminante”.
Nel volume, Magaldi si definisce “un addetto ai lavori massonico internazionale”, e racconta come l’opinione pubblica, non solo italiana, sia “manipolata” dai grandi media e di come varie personalità della politica e dell’economia siano legate alle super logge.
La stessa Bottici, nello scorso gennaio, ha presentato un’interrogazione a palazzo Madama per chiedere all’allora presidente Napolitano di “riferire sulla sua affiliazione alla loggia massonica segreta sovranazionale aristocratica reazionaria Three Eyes”, denunciata “in un libro molto interessante del gran maestro Gioele Magaldi”.
L’interrogazione non ha mai avuto risposta, ma il sodalizio con il M5s non si è interrotto.
Fino al recente pranzo in Senato.
“Ho visto la Bottici e anche altri parlamentari M5s”, spiega Magaldi ad Huffpost. “C’è molto interesse tra loro sul mio libro”.
In Calabria però il gemellaggio, pur in assenza di una lista Roosevelt, è stato col centrodestra.
“Noi sosteniamo chi segue il nostro programma”, spiega, “siamo un meta-partito, abbiamo iscritti anche del Pd e di Forza Italia, di cui preferisco non fare i nomi”.
Con i grillini però il feeling sembra più forte.
E del resto, nell’intervista al blog di Grillo del gennaio 2015, Magaldi definisce il M5s il “meno peggio” tra i partiti e invita i grillini ad “allearsi” con lui e a “scongelare” i loro voti.
“Solo così potremo avere una svolta politica importante”.
“All’inizio pensavo che loro fossero eterodiretti da qualcuno per congelare dei voti e favorire l’inciucio tra Pd e Forza Italia. Poi mi sono ricreduto, loro sono in buona fede. E il fascino che io esercito su di loro deriva dal fatto che nel libro hanno trovato una descrizione rigorosa e nitida delle dinamiche del potere, al di là di molte tesi complottiste che io confuto. E anche dal fatto che io ho detto loro con chiarezza che le alleanze in democrazia si fanno, che non si può pensare si abolire i partiti”.
A Gioia Tauro l’alleanza però è stata con Forza Italia, “ma il partito locale si è già roosveltizzato”, assicura Magaldi, che annuncia la nascita di coordinamenti locali e di circoli “in tutta Italia”.
“Io sono massone, ma il movimento è aperto a tutti”. Dal porto calabrese, che considera un “esperimento politico archetipico” Magaldi punta alle prossime amministrative 2016 nelle grandi città . Nel frattempo corre il rischio di diventare un nuovo ideologo grillino come il professor Becchi? “Ma per carità ”, replica lui.
“Io non sono in intellettualino o un ideologo. Sono un ex imprenditore, che ha lasciato l’attività per divisioni dentro il mondo della massoneria. Sono uno studioso, un massone orgoglioso che ora intende fare politica”.
L’obiettivo pare ambizioso: “Un’alleanza tra i cittadini comuni e le avanguardie massoniche progressiste internazionali, contro le oligarchie neoaristocratiche, e le involuzioni tecnocratiche della governance italiana, euro-atlantica e mondiale”.
Ce n’è abbastanza per affascinare gli habituè del blog di Grillo.
E chissà che alla fine la partnership non si realizzi davvero.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
SIBILLA, DI RITORNO DAL BILDERBERG, NE COMBINA UN’ALTRA… IRONIA SU TWITTER
L’entusiasmo a volte gioca brutti scherzi. 
Forte del successo del Movimento 5 Stelle ai ballottaggi delle elezioni comunali (i grillini portano a casa cinque comuni su cinque), il deputato Carlo Sibilia, responsabile Scuola e Università per il Movimento di Beppe Grillo, è inciampato in un errore da matita blu.
La sua collega M5S Giulia Di Vita festeggia su twitter: “Primo sindaco 5 stelle in Campania! Benvenuti anche a voi! Congratulazioni a Rosa e M5S di Quarto! Che emozione!”, esulta.
Sibilia, di ritorno da Telfs-Buchen, in Austria dove si è recato per manifestare contro la riunione del gruppo Bilderberg, ha allora risposto alla parlamentare grillina: “Vai Rosaaaaaaaa! Viva Quarto! Da quello in Liguria sbarcarono i mille.Sarà profetico?”
Peccato che i Mille sbarcarono a Marsala e non a Quarto: “Da Quarto partirono i mille, non sbarcarono…Sbarcarono a Marsala, in Sicilia. Se si cita si faccia bene…”, fa puntualmente notare un utente.
(da “Huffingtonpost“)
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