Gennaio 27th, 2015 Riccardo Fucile
LETTERA AI DEPUTATI PD PER CHIEDERE NOMI PER IL QUIRINALE DA FAR VOTARE SUL SITO… INTANTO NUOVA FUGA DA M5S: IN 10 (TRA CUI RIZZETTO E MOLINARI) OGGI TRATTANO AL NAZARENO
La mossa del cavallo, a 5 Stelle. 
Una email a tutti i parlamentari del Pd, per snidare Renzi ma anche la minoranza dem: perfino su Prodi, nome non più tabù.
Una svolta, alla vigilia dell’ennesimo smottamento interno, perchè questa mattina dal Movimento se ne andranno almeno dieci parlamentari: dissidenti, che già questa sera saranno al Nazareno per trattare sul Colle con Renzi.
Altri punti per il premier e un’altra emorragia per il M5S che ha già perso per strada 26 parlamentari: eppure voglioso di giocarsi la partita del Quirinale fino in fondo.
Lo hanno confermato Grillo e Casaleggio, scrivendo a tutti i parlamentari democratici una mail in cui chiedono una rosa di nomi per il Colle, da votare sul blog.
“Visto che Renzie non ci dà i nomi li chiediamo al Partito Democratico” aveva twittato sabato sera Grillo, a Festa dell’Onestà appena conclusa.
Ovvero, noi allarghiamo il campo alle minoranze dem, e vediamo chi ci sta.
Detto, e rilanciato ieri, quando a ogni parlamentare dem è arrivata la missiva dei diarchi: “Le chiediamo, dopo averlo chiesto al presidente del suo partito, di esprimere le sue preferenze per i candidati alla presidenza della Repubblica. I nomi proposti dai parlamentari del Pd saranno votati dagli iscritti al M5S on li-ne nei prossimi giorni”.
Non solo. Grillo e Casaleggio auspicano un voto a larghissime intese, già nei primi tre scrutini: “Un’elezione nei primi tre turni con la partecipazione delle forze di opposizione e alla luce del sole è un modo per dare autorevolezza al prossimo presidente della Repubblica come rappresentante di tutta la Nazione e per non confinarlo alla qualifica di nominato”.
Insomma, dall’autarchia delle Quirinarie 2013 a una richiesta di intesa istituzionale.
Ma il messaggio politico è innanzitutto un altro, ed è duplice.
I Cinque Stelle provano per l’ennesima volta a smuovere Renzi, spingendolo a dare almeno un nome potabile.
Ma soprattutto invocano segnali concreti dalla minoranza bersaniana. Un impegno a fare asse su un candidato anti Nazareno, “perchè finora non ci hanno detto nulla neppure a voce” assicura un maggiorente grillino. Che aggiunge: “Ora siamo pronti a valutare anche Romano Prodi”.
Anche se è l’uomo che ha portato l’Italia nell’euro, il fondatore dell’Ulivo, il premier di due governi di centrosinistra.
I 5 Stelle sono consapevoli che è l’unico nome su cui potrebbero davvero convergere con Sel, Civati e appunto bersaniani, se Renzi non uscirà dal recinto del Nazareno.
Il solo che potrebbe complicare i piani del segretario del Pd.
Ma sanno anche che appoggiarlo costerà un prezzo, innanzitutto con tanti attivisti impegnati nella raccolta di firme contro l’euro.
Ieri i cinque del Direttorio ne hanno discusso in una riunione alla Camera.
Raccontano che Alessandro Di Battista e Carlo Sibilia si siano detti favorevoli al Professore, mentre Roberto Fico e Carla Ruocco abbiano manifestato forti dubbi.
Sospeso tra le due posizioni, Luigi Di Maio.
A dire la parola decisiva sarebbero comunque gli iscritti al blog di Grillo.
Proprio il portale dove due anni fa Prodi arrivò settimo nelle Quirinarie, a conferma che una parte del mondo M5S non rifiuta (o non rifiutava) l’ex premier.
Ieri Casaleggio ha sentito più volte Di Battista e Di Maio.
E prima di giovedì l’intero direttorio potrebbe andare a Milano dal “guru”. L’unica certezza, tra mille variabili, è che il M5S ripudia la scheda bianca.
Se non si dovesse arrivare ad alleanze, presenterà comunque un proprio candidato, probabilmente scelto con Quirinarie lampo.
In cui il nome di Prodi potrebbe comunque essere in lizza.
A margine però cresce il nervosismo di diversi tra parlamentari e senatori, che invocano un’assemblea congiunta sul Colle. Per ora non convocata, perchè la linea di Casaleggio è disegnare la rotta con il Direttorio e con i capigruppo Cecconi e Cioffi, evitando una riunione che potrebbe trasformarsi in una polveriera.
Ieri, più di una faccia tirata anche alla Camera, dove nel pomeriggio Renzi incrocia alla buvette i grillini Giulia Sarti e Alfonso Bonafede.
E parte uno scambio di battute. “Voi non venite al Nazareno (per le consultazioni, ndr)? Se volete, noi ci siamo”. La Sarti è pugnace: “Ma se avete già un accordo”. Si va avanti così, fino ai 5 Stelle che profetizzano: “Non ce la fate a fare il presidente”. E Renzi che replica: “Non ce la fate voi”. Il premier se ne va.
Ma oggi “incasserà ” altri esodi dal Movimento. A lasciare il M5S saranno almeno dieci parlamentari, sancendo l’addio con una conferenza stampa alla Camera.
Tra gli uscenti sicuri il senatore Francesco Molinari e i deputati Walter Rizzetto, Tancredi Turco, Aris Prodani e Gessica Rostellato, che ieri ha prenotato la sala per la conferenza. Si dovrebbero aggiungere deputati vicini all’espulso Massimo Artini, forse una senatrice. Dissidenti che minacciavano di uscire da mesi, e che oggi si scaglieranno contro il Movimento “dove si decide tutto dall’alto”.
Oggi potrebbero lanciare tre nomi per il Colle già dai microfoni.
In serata saranno al Nazareno, per le consultazioni.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 9th, 2015 Riccardo Fucile
IL GRUPPO AVEVA CONGELATO L’ESPULSIONE DI SIMEONI E VACCIANO, POI IL CONTRORDINE
Ancora una volta, in casa 5 Stelle, una decisione dei vertici sconfessa le scelte dell’assemblea dei
parlamentari.
Era andato tutto liscio, per Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni.
A dicembre avevano presentato le dimissioni dal Senato, in contrasto con le ultime decisioni prese: la cacciata di Massimo Artini e Paola Pinna avvenuta direttamente sul blog, la nascita di un direttorio di nominati in un Movimento che si voleva orizzontale.
Insieme a loro, si era dimesso dalla Camera Cristian Iannuzzi (figlio della Simeoni): provengono tutti dal meet up di Latina, hanno agito in concerto, senza suscitare troppi attacchi perchè – hanno detto in molti – «si sono impegnati a reiterare le dimissioni fino a quando non saranno accettate dall’aula, insomma non sono i soliti dissidenti».
Così – mercoledì – il gruppo dei 5 Stelle a Palazzo Madama aveva votato per non espellere Simeoni e Vacciano.
Molti speravano che la loro decisione potesse rientrare.
Si è parlato di un problema di fondi al gruppo (per ogni parlamentare che va via, si perdono 5000 euro al mese di finanziamenti). La Simeoni – raccontano i colleghi – diceva che era tormentata dagli attivisti, si era messa a piangere.
In più, prima di cacciare Vacciano – il tesoriere – serviva il tempo per fare un delicato passaggio di consegne. Tutte cose che il capogruppo Airola ha tentato di spiegare a Gianroberto Casaleggio quando quest’ultimo, mercoledì sera, ha chiamato per chiedere spiegazioni.
Furibondo, il guru ha chiesto perchè si sia deciso di agire diversamente rispetto a quanto fatto con altri “dimissionari per protesta” come i senatori Romani, Bencini, Mussini.
«Se ne vanno loro, e noi li tratteniamo? Ma siete impazziti? Tra un minuto li caccio con un post sul blog».
Airola ed altri hanno cercato di rassicurarlo: è una questione di tempo, una o due settimane per organizzare tutto, ma per ore i senatori hanno raccontato il contrario. «Vacciano è diverso, lui crede nel progetto, dice solo che non se la sente più di portarlo avanti e vuole lasciare il posto a qualcun altro» spiegava Paola Taverna.
E Andrea Cioffi: «Che ragione avevamo di mandarlo via? Vedremo cosa succede in aula».
Idee confuse, cui Airola – davanti alle insistenze dello staff di Milano – è costretto a mettere fine firmando l’atto di espulsione.
«Non potevamo fare altrimenti – spiega uno dei portavoce – alla Camera il capogruppo Andrea Cecconi aveva già pronta l’espulsione di Iannuzzi».
E ancora: «Ma cosa speravano? Abbiamo tentato in tutti i modi di fermarli per settimane, Vacciano era stato chiamato da Casaleggio in persona e non c’era stato verso». In Transatlantico raccontano perfino che al tesoriere era stato offerto di diventare il sesto membro del direttorio.
Cacciati con una firma, dunque, andranno a rimpolpare i gruppi misti di Camera e Senato.
A Palazzo Madama, del resto, alcuni ex sono già in fermento, pronti a creare un movimento autonomo che intende dialogare con Sel e pezzi di minoranza pd per incidere sulla legislatura, a partire dall’elezione del prossimo presidente della Repubblica.
«Ne usciranno altri tre» è la previsione di molti. Occhi puntati sulle senatrici Fucksia e Montevecchi e sul senatore Molinari.
«C’è molta attività , non possiamo però essere certi che nascerà qualcosa», si limita a dire il fuoriuscito Francesco Campanella, uno dei tanti tessitori di questo intricato inizio d’anno.
La situazione non è più tranquilla alla Camera, dove Walter Rizzetto – da dentro – commenta l’ultimo atto twittando: «Assemblea ancora una volta calpestata, svilita, messa sotto», con l’hashtag #deriva.
Certo, ci sono sempre i nuovi probiviri, eletti alla vigilia di Natale.
Uno di loro, Vito Crimi, ieri diceva a Repubblica: «Hanno votato mentre ero in giunta, io non sarei stato d’accordo, dovevamo mandarli via».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
NUMERI IN CADUTA LIBERA: DA UN MILIONE DI CONTATTI NEL 2013 A POCHE MIGLIAIA QUEST’ANNO
Un anno fa, per il messaggio di fine 2013, boom di contatti e diretta in tilt.
Un anno dopo, per il messaggio di fine 2014, il web resta tranquillo, quasi dorme.
Il discorso di Capodanno di Beppe Grillo è ormai una consuetudine.
Ma se nel 2013 – quando il leader cinquestelle lanciò per la prima volta l’obiettivo del «vinciamo noi» per le elezioni europee – la trasmissione web si impallò più volte per eccesso di contatti (e ci fu chi, immancabilmente, ipotizzò complotti), questa volta tutto è filato liscio.
Per il capo del M5S questa quiete online non è un buon segno.
Minore l’attesa politica su quanto avrebbe detto il leader, ormai prevedibile l’idea del controcanto al discorso presidenziale.
E così se per il discorso di fine 2013 le visualizzazioni su YouTube sono state oltre un milione e centomila, quello del 2014, a ieri sera, era stato visto da alcune migliaia.
Il dato, certo, crescerà ma arrivare a un milione sembra una chimera.
La reazione del web nelle prime ore è decisiva.
E questa volta l’interesse per la performance di Grillo a Capodanno è stato tutt’altro che frenetico: negli anni scorsi, per esempio, le condivisioni del video dal blog a Facebook erano state migliaia (15 mila nel 2012), dieci volte di meno questa volta (ma i modi per far circolare il filmato sono tanti e quindi la cifra complessiva sarà più alta).
Molti di meno anche i commenti, per la maggior parte si tratta di fedelissimi che invitano il leader a «non mollare».
Il cuore dell’edizione 2014 del discorso del capo del Movimento Cinque Stelle si è concentrato su due obiettivi politici: il referendum consultivo per uscire dall’euro e il reddito di cittadinanza. «Vogliamo avere la nostra sovranità monetaria – ha detto Grillo -.
Uscire dalla moneta unica è una partenza, diventeremo competitivi. Lo so che è chiedere una cosa gigantesca».
In penombra, con in mano una lanterna e una candela di fianco, il leader del M5S ha scherzato: «Siamo nel nuovo ufficio della Casaleggio Associati, una specie di catacomba dove aleggiano gli spiriti, quelli buoni». Grillo si è rivolto esclusivamente ai sostenitori, descrivendo il Movimento come l’unico partito degli onesti: «Siamo qui per parlare di cose proibite e pericolose come lealtà ed onestà – ha sussurrato dagli schermi – noi siamo i veri eversori». E per chiudere ha letto un racconto di Italo Calvino, La pecora nera , in cui in un paese dove tutti sono ladri e si derubano a vicenda, la presenza dell’unico onesto crea un certo scompiglio. «È una parabola – ha chiosato il leader – scritta decenni fa, ma non è cambiato niente».
Pessimista sul futuro – «il 2014 ce lo ricorderemo, sarà leggermente meglio del 2015: abbiamo una disoccupazione a livelli memorabili» -, Beppe Grillo ha attaccato ancora una volta il capo dello Stato: «Forse avremo una grande soddisfazione – ha detto – perchè per raggiunti limiti di età Napolitano, che ha condiviso (e leggermente sponsorizzato) questo sfacelo, si toglierà »
Nel mirino anche Matteo Renzi: «Forse il 2015 ci porterà dei risultati straordinari. Può darsi che l’ebetino si toglierà di mezzo». Poche ore prima il messaggio contro il premier era stato ben più cruento: sulla web tv del Movimento, con l’idea di voler ironizzare sull’inglese incerto del presidente del Consiglio, era stato pubblicato un video, una celebre scena dal film Pulp Fiction , in cui un malcapitato – che grazie a un fotomontaggio ha il volto di Matteo Renzi – viene crivellato di colpi di pistola.
Tra i commentatori sono diversi quelli che apprezzano il messaggio violento: «Magari fosse vero» scrive un utente.
Massimo Rebotti
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Dicembre 24th, 2014 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO DELL’IDEOLOGO CINQUESTELLE SUL SUO BLOG SMANTELLA IL NUOVO REGOLAMENTO
Oggi il Movimento 5 Stelle vota un suo regolamento, il quale prevede, tra le altre cose, la
costituzione di un Comitato d’appello destinato a giudicare i ricorsi avverso i provvedimenti di espulsione.
Viene anzitutto da chiedersi da dove venga l’urgenza di questo regolamento e perchè sia stato previsto che la votazione online degli iscritti non abbia ad oggetto il regolamento stesso, ma soltanto la nomina di “due dei tre componenti di questo comitato all’interno di una rosa proposta di cinque persone“.
C’è chi ha parlato di “rivoluzione copernicana“.
Affermazione non soltanto di per sè politicamente inopportuna (perchè finisce per riconoscere implicitamente che, sino ad oggi, esisteva un sistema sbagliato e puramente arbitrario per decidere le espulsioni), ma anche in contrasto con quanto, da oggi, si prevede.
Avevo già avuto modo, in occasione dell’espulsione dei deputati Artini e Pinna, di sottolineare le difficoltà e le incongruenze del Movimento e della sua disciplina delle espulsioni.
Mentre, infatti, l’espulsione dal gruppo parlamentare è disciplinata dai regolamenti dei gruppi di Camera e Senato del Movimento, nulla — sino ad oggi — era previsto in merito all’espulsione dall’associazione (ossia dal Movimento, con la perdita della qualità di “iscritto”).
Si aveva, in tal modo, un doppio sistema:
a) per l’espulsione dal gruppo parlamentare, veniva (e viene tuttora) previsto che «i parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza.
L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione online sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza».
Dunque, causa di espulsione è la «violazione degli obblighi assunti con la sottoscrizione del “codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle in Parlamento”», mentre il procedimento per l’espulsione è interno al gruppo parlamentare (salvo la «ratifica» in rete da parte degli iscritti).
b) per l’espulsione dall’associazione, nessuna indicazione veniva, invece, data dallo Statuto del MoVimento (che all’art. 5 disciplina unicamente il diritto di recesso dell’associato), con la conseguenza che trovava applicazione l’art. 24 c.c., per il quale «l’esclusione d’un associato non può essere deliberata dall’assemblea che per gravi motivi; l’associato può ricorrere all’autorità giudiziaria entro sei mesi dal giorno in cui gli è stata notificata la deliberazione».
Ciò implicava che, per l’espulsione di un associato, era necessaria la delibera dell’Assemblea del MoVimento.
Con il nuovo regolamento, le cose cambiano radicalmente.
Anzitutto, all’art. 4, vengono indicate specificatamente le tre cause di espulsione. 1. venire meno dei requisiti di iscrizione stabiliti dal “non statuto”; 2. violazione dei doveri previsti dall’articolo 1 del presente regolamento; 3. se eletti ad una carica elettiva, violazione degli obblighi assunti all’atto di accettazione della candidatura), laddove, prima, l’espulsione avrebbe potuto essere disposta unicamente per «gravi motivi».
Viene, poi, introdotta una procedura per l’espulsione.
A disporre la sospensione dell’iscritto e la contestazione della violazione è, oggi, direttamente il «capo politico» del Movimento (Beppe Grillo).
Avverso il provvedimento di espulsione — sempre disposto dal capo politico — , l’iscritto ha la possibilità , entro dieci giorni, di ricorrere al Comitato d’Appello, costituito con il regolamento.
Il comitato d’appello è composto di tre membri:
— 2 nominati dall’assemblea mediante votazione in rete tra una rosa di cinque nominativi proposti dal Consiglio Direttivo;
— 1 nominato direttamente dal consiglio direttivo.
Il Consiglio Direttivo è stato previsto fin dallo statuto del Movimento (artt. 11 e 13), e, con l’atto costitutivo dell’associazione Movimento 5 Stelle del 14 dicembre 2012, per i primi tre anni è stato stabilito che componenti del Consiglio Direttivo siano Beppe Grillo, in qualità di Presidente, Enrico Grillo, Vicepresidente, ed Enrico Maria Nadasi, Segretario (art. 7).
Dire che il meccanismo previsto sia, di fatto, interamente controllato da Grillo, appare pertanto un eufemismo. Egli, infatti:
a) nella sua qualità di capo politico, accerta il verificarsi di una causa di espulsione, sospende l’iscritto e provvede successivamente alla sua espulsione;
b) nella sua qualità di Presidente del Consiglio Direttivo, nomina direttamente 1 membro del Comitato d’Appello e stabilisce i nomi dei candidati entro cui scegliere gli altri 2 membri.
Appare paradossale che l’espulso possa ricorrere, contro il provvedimento di Grillo, ad un organo di “garanzia” composto da membri sostanzialmente decisi da Grillo stesso.
Non solo: il regolamento prevede che «se il comitato d’appello ritiene insussistente la violazione contestata, esprime il proprio parere motivato al capo politico del MoVimento 5 Stelle, che se rimane in disaccordo rimette la decisione sull’espulsione all’assemblea mediante votazione in rete di tutti gli iscritti, la quale si pronuncia in via definitiva sull’espulsione».
Se, pertanto — ma appare un’ipotesi inverosimile — il Comitato fosse in disaccordo con il capo politico, quest’ultimo potrebbe sempre ricorrere alla consultazione diretta sulla rete per ottenere l’espulsione dell’iscritto.
Resta, allora, da chiedersi se — rispetto alle vecchie “lacune” di prima, che venivano comunque integrate dal codice civile — questa nuova disciplina costituisca davvero una «garanzia» in più per gli iscritti, se realizzi davvero una «trasparenza» prima assente.
Certamente sarà sempre possibile, per l’iscritto, ricorrere all’autorità giudiziaria contro il provvedimento di esclusione (in quanto, in questa parte, l’art. 24 c.c. non è derogabile).
Il problema, però, è che il controllo effettivo del giudice sarà , in ogni caso, molto limitato.
Se, infatti, prima dell’approvazione del regolamento, il Tribunale avrebbe avuto il potere di verificare la legittimità sostanziale dell’espulsione con riferimento ai «gravi motivi».
Oggi, in presenza di una specifica descrizione dei motivi ritenuti idonei a provocare l’esclusione dell’associato, la verifica giudiziale sarà destinata ad arrestarsi al mero accertamento della puntuale ricorrenza di quei fatti previsti causa di esclusione.
Il Movimento ha, di fatto, deciso dunque di dotarsi di propri interni meccanismi diretti a disciplinare cause e modalità dell’esclusione degli associati.
Ciò non è contestabile, ed anzi — diremo — fisiologico per un’associazione che è un movimento di massa e di natura politica.
Resta, però, il fatto che questi meccanismi non rispondono in alcun modo a quella logica di democrazia diretta che ha costituito l’ispirazione ultima ed il senso del Movimento.
Somigliano, piuttosto, ai meccanismi tradizionalmente utilizzati dai partiti politici, al loro «centralismo» e alla decisione “presa dall’alto”.
Paolo Becchi
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Dicembre 24th, 2014 Riccardo Fucile
NASCE UN COMITATO PER RICORSO CONTRO ESPULSIONI MA RESTA IN MANO A GRILLO… E IL CONTROLLO DEL VOTO ON LINE NON SI SA BENE A CHI ANDRA’
Un comitato d’appello per fare ricorso contro le espulsioni, un ente che certifica le votazioni
online e la possibilità per un quinto degli iscritti di chiedere l’indizione di una consultazione in rete.
Sarebbe il nuovo regolamento M5S, pubblicato sul blog di Beppe Grillo.
Tra le apparenti novità introdotte la nascita di delegati territoriali per autorizzare l’utilizzo del simbolo o la possibilità di chiedere un voto in contrasto con il parere del capo politico.
La democrazia diretta dei 5 stelle fa un passo in avanti? No perchè resta il potere centrale del leader 5 Stelle.
Intanto a stilare questo nuovo regolamento i vertici Cinquestelle sono stati costretti dal timore di di vedersi vietare la partecipazione alle elezioni per la mancanza di un regolamento democratico.
“Siamo obbligati”, scrive il leader sul blog, “a depositare un testo che attesti alcune modalità operative in particolare con riferimento alla cosiddetta democrazia interna (molte già esistenti) entro il 28 dicembre 2014. Non ottemperarvi potrebbe portare a contestazioni sulla possibile partecipazione a elezioni politiche”.
La richiesta di alcuni chiarimenti infatti è stata fatta dagli uffici della Camera ai 5 stelle: secondo il decreto Letta sui rimborsi elettorali, i gruppi parlamentari devono avere un regolamento preciso a prescindere dal fatto che prendano i finanziamenti o meno.
“Avrei preferito”, scrive su Facebook la parlamentare critica Silvia Benedetti, “che i colleghi del direttorio ci avessero avvertito prima. Dopo anni di questioni spesso risolte col ‘taglio di una mano per il furto di una mela’, per stare sul metaforico, oggi si risponde ad un adempimento di legge. Mi sarebbe piaciuto che a rispondervi fossimo stati tutti, per seguire lo stesso metodo utilizzato per scegliere la legge elettorale, metodo di cui andare fieri. Spero che i nomi del comitato non siano un listino bloccato”.
Anche in questo passaggio non mancheranno le polemiche interne.
Nasce un comitato d’appello farsa a cui fare ricorso contro le espulsioni
Una delle novità più consistenti (articolo 4) è quella della nascita di un comitato d’appello. Il 24 dicembre (dalle 10 alle 19) gli iscritti potranno scegliere due dei tre componenti del nuovo comitato (quindi uno lo sceglie Grillo) tra una lista di cinque nomi proposti dal consiglio direttivo dell’associazione Movimento 5 stelle, composto sempre da Grillo, suo nipote (avvocato) e il suo commercialista. Il terzo sarà nominato direttamente dallo stesso consiglio dell’associazione.
Se questa è democrazia…
Tra le funzioni del nuovo organo, i cui componenti rimangono in carica cinque anni, l’intervento in caso di espulsione: tramite mail “l’interessato può proporre ricorso” che “viene esaminato entro il mese successivo. Il Comitato d’appello ha facoltà di acquisire informazioni o chiarimenti, nel rispetto del contraddittorio.
Se il Comitato d’appello ritiene sussistente la violazione contestata, conferma l’espulsione in via definitiva. Altrimenti i tre esprimono il proprio parere motivato al capo politico del Movimento 5 Stelle, che se rimane in disaccordo rimette la decisione sull’espulsione all’assemblea mediante votazione in rete di tutti gli iscritti, la quale si pronuncia in via definitiva sull’espulsione”.
Il comitato d’appello (articolo 5) decide anche “sulla compatibilità con l’impostazione del programma del Movimento 5 Stelle ed i principi del ‘non statuto’ delle eventuali proposte di modifica del presente regolamento, preventivamente alla sottoposizione delle proposte all’assemblea mediante votazione in rete”.
Insomma tutto rimane saldamente in mano a Grillo e Casaleggio
Introdotta la figura dei delegati territoriali che autorizzano l’uso del simbolo M5s
All’articolo 1 si regolamenta il ruolo degli iscritti al Movimento 5 stelle e i loro diritti: possono partecipare alle discussioni sul blog di Grillo e “contribuire alla determinazione dell’indirizzo politico degli eletti sotto il simbolo”; partecipare alle votazioni in rete; candidarsi alle elezioni secondo le regole e le procedure. Gli iscritti invece non possono usare il simobolo M5S per iniziative o manifestazione se non sono autorizzate da Grillo o da delegati territoriali.
Quindi nessuna iniziativa autonoma anche qua.
L’articolo 2 invece determina quando e perchè si può chiedere il voto della rete: programmi politici, scelta dei candidati, modifica al regolamento, nomina dei membri del comitato d’appello, espulsioni e soprattutto qualsiasi argomento che venga sottoposto dal capo politico dell’M5s o da un quinto degli iscritti.
Il voto sulle questioni regionali o locali è limitato agli iscritti residenti in un determinato territorio: entro 10 giorni dalla consultazioni in rete Grillo o un quinto degli iscritti possono chiedere la ratifica dell’assemblea nazionale.
“Il voto”, si legge nel regolamento, “è valido indipendentemente dal numero dei votanti”. A meno che non si sia chiamati ad esprimersi per la modifica del regolamento o del programma: in questi casi serve la partecipazione di almeno un terzo dell’assemblea. E’ possibile chiedere un voto su un punto sui cui il comitato ha espresso parere negativo, ma serve la maggioranza dei 2/3 dell’assemblea. “Le decisioni sono vincolanti per gli eletti e per il capo politico”.
Diciamo cose scontate e aria fritta.
Il voto sarà certificato da un organismo tecnico indipendente
L’articolo 3 si concentra sui voti online ovvero “la convocazione dell’assemblea M5s”. Questa è indetta con una email di avviso 24 ore prima della consultazione in cui si spiegano i punti che saranno posti in discussione. Il risultato viene pubblicato sul sito “entro il giorno successivo al termine del voto”. Ma soprattutto: “La regolarità di funzionamento del sistema sarà verificata e certificata da un organismo tecnico indipendente, nominato con cadenza triennale dal consiglio direttivo dell’associazione”, quindi sempre da Grillo.
Ma se per la certificazione dei bilanci dei partiti esistono organi terzi registrati in apposito albo, parlare di “organismo tecnico indipendente” in questo caso non vuol dire nulla. Scegliere una società indicata da Casaleggio ad es. che garanzie di terzietà darebbe?
Per concludere: solo Di Maio poteva parlare di “rivoluzione copernicana”, a chi ci capisce sa solo di “tappullo peggior del buco”.
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Dicembre 22nd, 2014 Riccardo Fucile
SI TRATTA DEI SENATORI VACCIANO E SIMEONI E DEL DEPUTATO IANNUZZI: “IL MOVIMENTO E’ CAMBIATO”
Terremoto in casa Cinque Stelle: il MoVimento di Beppe Grillo perde tre parlamentari in un giorno solo.
Hanno rassegnato le dimissioni, infatti, i senatori Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni e il deputato Cristian Iannuzzi.
La conferma arriva dal capogruppo del Cinque Stelle alla Camera, Andrea Cecconi. E la motivazione è il cambiamento della “linea politica” del grillismo.
Vacciano: “Lascio il Senato non il gruppo parlamentare”.
All’interno del MoVimento, Vacciano ricopriva il ruolo di tesoriere. Si apprende che ha già inviato la lettera di dimissioni al presidente del Senato, Pietro Grasso. “Oggi ho consegnato la mia lettera di dimissioni irrevocabili dal Senato, NON dal gruppo parlamentare M5S”.
Lo scrive su Facebook il senatore del Movimento 5 Stelle Giuseppe Vacciano, confermando la notizia.
“Lascio ai colleghi e ovviamente al nostro garante la decisione sulla mia permanenza nel gruppo parlamentare sino al momento dei definitivi saluti”, sottolinea Vacciano.
E assicura: “Non ho alcun interesse in altri partiti, gruppi, movimenti, correnti e tantomeno nel continuare a svolgere attività politica di qualsiasi livello”.
“Il MoVimento contro se stesso”.
“Le decisioni prese e le scelte organizzative fatte nelle scorse settimane” dal M5S, “a mio avviso sono distanti da quanto ho sostenuto e per il quale ho combattuto in questi anni”, prosegue il senatore.
“Oggi non riesco a identificare in questo Movimento (anche se sono fermamente convinto che rappresenti l’ultima speranza per il Paese) alcuni elementi per me fondamentali, nei quali credo profondamente. Ignorare o fingere di ignorare questo fatto vorrebbe dire essere intellettualmente disonesto e approfittare della fiducia di tante persone”.
Iannuzzi, figlio della Simeoni, da tempo era apertamente in dissenso con la linea del gruppo e dei vertici.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 19th, 2014 Riccardo Fucile
DECINE DI LETTERE VIETANO L’USO DEL SIMBOLO DEL MOVIMENTI A GRUPPO LOCALI CHE AVEVANO SOLO CHIESTO MAGGIORE TRASPARENZA
Gli eletti meritano un posto sul blog, gli attivisti un’anonima lettera dell’avvocato. 
Beppe Grillo e Casaleggio sono passati a mietere direttamente la base. Se in principio i cittadini dovevano mandare a casa la casta, ora nel Movimento i ruoli sembrano invertiti ed è la “casta” a mandare a casa i cittadini.
Uno tsunami di espulsioni sta colpendo attivisti e meet up di tutta Italia, dalla Sicilia passando per Roma fino ad arrivare alla Lombardia, vicinissimo al cuore del Movimento: la Casaleggio Associati.
Ed è proprio da qui, tramite lo Studio legale Squassi e Montefusco, che sono partite le decine e decine di mail con la diffida ad utilizzare il logo: “Diffida all’uso del nome Movimento 5 stelle”, si legge.
Gli avvocati indirizzano “in nome e per conte del sig. Giuseppe — detto Beppe — Grillo” la stessa missiva indistintamente a organizer di interi gruppi locali o semplici attivisti.
La motivazione? A libera interpretazione.
Verrebbe da pensare che sia dovuta al fastidio dato a qualche eletto, come il consigliere regionale dell’Ars, Giancarlo Cancelleri, vicinissimo al guru Gianroberto Casaleggio. Debora Borgese, un’attivista di Catania colpita dalla scomunica, aveva infatti depositato una richiesta di remissione di mandato per il gruppo regionale, motivata — spiega l’attivista — da dinamiche poco chiare nell’assunzione dei collaboratori.
Assieme a lei, colpiti da espulsione e diffide decine di attivisti: 3 diffide e 3 espulsioni a Catania; 8 diffidati e 8 espulsi nel Meet Up di Misterbianco; 8 diffidati e 4 espulsi Caltagirone.
Il filo conduttore? Sarà un caso, ma “sono i membri inseriti nel gruppo di coordinamento del blog “prima linea critica” composta da coloro i quali avevano incontrato in via informale gli attivisti di 878 (meet up romano colpito da scomunica), ma di tutto abbiamo parlato men che di M5S o di azioni sovversive atte all’implosione del M5S”.
L’accusa? “Voler organizzare un movimento parallelo. Niente di più falso”.
Stessa sorte per il Mu di Messina, in cui i 14 organizer del gruppo “Messina in Movimento” vengono apostrofati come “sedicenti portavoce degli attivisti del M5s”, e ai quali vengono sbarrati i codici di accesso al portale: “nella stessa giornata abbiamo appurato l’impossibilità da parte nostra di accedere a tutti i siti di riferimento del Movimento: blog nazionale, sito nazionale e sistema operativo”, spiega Maria Cristina Saija, attivista da prima che i 5 stelle nascessero e legata al movimento antimafia Agende Rosse, che assieme al gruppo in questione non ha risparmiato critiche e osservazioni ai vertici. Non a caso è stata la prima sul web a denunciare quanto sta accadendo alla base pentastellata
Anche in questo caso, la cacciata “avviene per motivi a noi oggi ignoti. Nessuna spiegazione è stata fornita”.
La sua indignazione è postata su Facebook: “Se le motivazioni bisogna trovarle nei fatti e non nei dubbi, nelle illazioni, allora guardiamo ai fatti: sono un’attivista classe 2007 (e questo rimango movimento o no) 26.000 preferenze alle Europee, a Messina e provincia sono stata la più votata con 10.000 voti circa. I fatti sono e rimangono importanti per capire. Tutto il resto sono e rimangono illazioni”.
Vicende interne sicuramente, ma di altrettanto certo c’è che non è un caso isolato. Passando dall’altro capo d’Italia infatti, in Lombardia, a denunciare l’ammonimento è un attivista di Arese che addirittura lavora (gratuitamente) per il Gruppo di lavoro Comunicazione “costituito su richiesta dello stesso gruppo regionale oltre un anno fa”, e che si occupa di fornire la piattaforma di invio di email utilizzata per il servizio di newsletter di tutti gli attivisti lombardi. Sergio Clerici, bandito assieme ad altri 6 attivisti, è più sconfortato che arrabbiato: “la delusione e la frustrazione prende molti di noi, che non capiscono perchè farci scrivere da un avvocato, invece di parlarci con trasparenza e correttezza”, che denuncia un approccio ormai “quasi staliniano dei vertici”.
Sembrerebbe sia proprio quello che dalla casa madre detentrice del logo si voglia evitare. Discussione interna e organizzazione territoriale sembrano non essere graditi.
La diffida ha colpito perfino lo storico meet up romano, l’878, contenente ben 601 attivisti tra i più duri e puri: “non ci hanno espulsi uno per uno perchè nel gruppo 878 ci sono molti portavoce e altri organizer di molti gruppi Laziali: se espellono gli iscritti espellono il Lazio”, racconta uno degli iscritti.
Un meet up di fedelissimi, che annovera fra i suoi membri nomi come Alessandro Di Battista, Paola Taverna, Roberta Lombardi.
A denunciarlo è lo stesso organizer, Ernesto Leone Tinazzi: “Conosciamo bene le regole avendo supportato per anni Beppe Grillo e il Movimento, i cui risultati sono stampati oggi in buona evidenza con una diffida legale”, scrive ai componenti del gruppo comunicando la diffida avvenuta il 9 dicembre. “Pertanto chiunque è portatore dei principi del Gruppo 878 si sente espulso dal Movimento per motivi ignoti e a propria insaputa”.
Una lunga scia sismica che ha origini lontane: il primo fu Valentino Tavolazzi, attivista ferrarese reo di aver organizzato già nel 2011, incontri dal nome evocativo — i “Democracy Day” — in cui si parlava proprio di organizzazione interna del Movimento .Altri due casi noti in Emilia-Romagna, terra d’origine per il Movimento di Beppe Grillo, furono Lorenzo Andraghetti e Alessandro Cuppone.
Probabilmente invisi ai fedelissimi locali, per loro nessuna spiegazione ufficiale: esclusione dalla candidatura alle parlamentarie e divieto di accesso al portale, status symbol per eccellenza che determina l’appartenenza al Movimento.
Non serve infine citare il caso più noto: quello dei 4 attivisti saliti sul palco della tre-giorni di ottobre al Circo Massimo, che hanno osato sfidare i vertici chiedendo confronto pubblico al grido di “Occupaypalco”.
In questo strano divorzio, nessuna delle due parti in causa sembra essere disposta a mollare.
Se è vero che l’ondata di espulsioni si sta estendendo con una rapidità impressionante, è altrettanto vero che non si perdono d’animo gli attivisti che ancora si considerano a cinque stelle: “Apprendiamo da alcuni giornali locali che alcuni Meet Up in tutta Italia sono stati diffidati e gli attivisti espulsi dal Movimento 5 Espelle. Per dare la possibilità agli attivisti espulsi o coinvolti in tali avvenimenti poco trasparenti di dire la loro, vorremmo organizzare degli incontri tramite videoconferenze Hangout. Chiunque voglia partecipare ci contatti ”.
Un terremoto che sembra essere solo all’inizio, il cui epicentro è nelle radici del Movimento stesso: la democrazia dal basso.
E su Facebook, organizzato da un “attivista certificato – ci tiene a specificare nella firma – e cosciente del m5s”, spunta l’evento datato, non a caso, il 25 aprile: “Scissione del M5s” . chi vi aderirà e come si arriverà a quella data non è possibile prevederlo. Ma la premessa sembra inequivocabile: “La scissione è necessaria perchè i vertici del M5S continuano a violare i principi più elementari di Democrazia diretta”.
Ilaria Giupponi
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Dicembre 19th, 2014 Riccardo Fucile
“HO CRITICATO I CONSIGLIERI COMUNALI GENOVESI E NON POSSO PIU’ ACCEDERE AL BLOG E NEPPURE VOTARE PER LE PRIMARIE REGIONALI”
“Un’epurazione silenziosa per avere criticato i consiglieri comunali genovesi”: è la denuncia di
Roberto Mattioli, attivista di Rapallo del Movimento 5 stelle.
“Da 3 settimane non posso accedere al blog e neppure candidarmi o votare per le primarie regionali”, racconta l’inscritto al movimento.
“Io sono iscritto dal 2010, non ho mai avuto problemi. Anche questa volta volevo votare i candidati alle regionali, ed eventualmente candidarmi. Invece non è stato possibile, da 3 settimane non posso più accedere al portale, come se fossi stato cancellato”, spiega Mattioli.
Dallo staff di Milano la spiegazione è stata di un “problema tecnico”, ma secondo Mattioli c’è dell’altro: “Recentemente ho criticato i consiglieri comunali genovesi 5 stelle per l’atteggiamento nel dopo alluvione”.
Insomma, una coincidenza sospetta, per l’attivista 5 stelle, che ha deciso di denunciare l’accaduto.
“Se devi essere espulso, come sta accadendo di frequente negli ultimi tempi ricevi una comunicazione e ne prendi atto. In questo caso, ma anche in altre situazioni, semplicemente vieni bloccato”.
Insomma, un’epurazione silenziosa per mettere a tacere chi critica i manovratori, secondo Roberto Mattioli, che però assolve Beppe Grillo: “Queste vicende dipendono dallo staff, lui penso non ne sappia nulla”.
(da “Primocanale”)
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Dicembre 16th, 2014 Riccardo Fucile
PALAZZO CHIGI LAVORA SU UN GRUPPO AUTONOMO
Sono le 13.15 quando Tommaso Currò si alza in Aula e prende la parola. Dai banchi del Partito democratico si sente una voce: “Silenzio, ascoltate”.
Qualcuno dalle parti del Nazareno sapeva quel che stava per accadere. E di fronte a Matteo Renzi il primo dei dissidenti del Movimento 5 stelle compie il suo strappo.
E lo fa con toni che non sono solo di critica nei confronti dei suoi (ex) compagni di strada, ma anche di plauso al governo: “Da un lato c’è chi si assume la responsabilità di governare il Paese e dall’altro chi tenta di risolvere la crisi esclusivamente con atteggiamenti pregiudizievoli per la stabilità delle Istituzioni della Repubblica”.
E ancora: “C’è chi intende migliorare le regole per un Europa più equa e più giusta e chi propone alleanze con la destra populista di Farage, predicando una deleteria uscita dall’Euro e minando quel processo di integrazione degli Stati che ha permesso all’Europa di godere del più lungo periodo storico di pace”.
“Il discorso glie l’ha scritto Pina Picierno”, commenta un suo collega uscendo dall’emiciclo. E in effetti toni e motivazioni sembrano andare oltre quelli di un semplice strappo.
Il premier rimane fino all’ultimo al suo posto per ascoltarlo. Qualche passo più in là alcuni suoi fedelissimi commentavano: “È solo l’inizio, ne vedrete delle belle”.
Perchè il colpo di teatro del deputato siciliano è studiato fin nei minimi dettagli. Compreso l’allontanamento poco prima della fine dei lavori, telefono spento.
Dopo il fragoroso applauso levatosi dai banchi del Pd, un deputato semplice si accosta ad un colonnello renziano. “Ma quindi viene con noi adesso?”. La risposta è eloquente: “Non subito, prima passa dal Misto”.
Quando si chiedono conferme ai suoi colleghi, ai pochi con cui Currò ha condiviso la scelta, non arriva nessuna smentita. Anzi, suona quasi come un sì il “di certo il suo orientamento politico non è di centrodestra, capiamoci”.
Passa un Dem in Transatlantico: “Ma sì, il gruppo lo sa, è avvisato che passa con noi”.
Non subito. La situazione è più complicata. Perchè nella mente di Palazzo Chigi Currò potrebbe essere un polo di attrazione per un gruppetto autonomo ma non assimilato al partito.
Che possa attirare le attenzioni degli altri fuoriusciti del M5s, di qualche deputato del Misto e, perchè no, di qualche pezzo di diaspora montiana.
Gli sherpa del Pd sono al lavoro su altri tre o quattro grillini. Le carte sono coperte, gli interessati smentiscono categoricamente, ma i principali indiziati sono quelli rimasti più scottati dall’espulsione di Massimo Artini e Paola Pinna.
Così si procede in un’operazione di scouting discreto.
Sia perchè l’affidabilità di eventuali nuovi fuoriusciti è tutta da verificare, sia perchè l’incapacità del gruppetto di senatori che da tempo hanno detto addio al Movimento di dare vita ad un soggetto autonomo sono finora miseramente naufragati.
Perchè il discorso va fatto in parallelo anche al Senato.
È una questione di numeri, di puntellare una maggioranza risicata, certo, di aprire nuovi scenari sul fronte Quirinale.
Ma è anche, soprattutto, una questione politica. Si tratta di marcare l’appeal del governo, di segnare mediaticamente un solco su quanto il premier attragga consensi e quanti ne perda plasticamente Beppe Grillo.
Per cui qualcuno potrebbe sicuramente arrivare tra i ranghi della maggioranza, così come hanno già fatto a Palazzo Madama Lorenzo Battista e Fabiola Anitori.
Ma il piano A è quello di attrarre i possibili nuovi fuoriusciti in un soggetto autonomo, con cui il Pd possa dialogare organicamente.
Anche perchè molti di quelli in odore di addio non hanno di certo un orientamento sinistrorso, e l’operazione di inglobamento potrebbe frantumare ulteriormente il gruppetto di fuoriusciti e fuoriuscenti.
La speranza è che la ventina di deputati e la manciata di senatori che da qualche settimana studiano il come e il quando strappare dalle truppe stellate venga stimolata dal corso degli eventi, e acceleri la scissione.
“Dal mio punto di vista non cambia nulla – spiega uno di quelli che confermano che si sta ragionando alacremente sullo strappo – ma i tempi non si sanno, è tutto in itinere”.
Se è vero che la mossa di Currò fosse nota a Palazzo Chigi già da ieri sera, come sussurrano i boatos del Transatlantico, i suoi colleghi ne sono rimasti totalmente spiazzati.
Il deputato siciliano si era confidato solo con tre o quattro amici fidati.
Molti avevano capito che qualcosa stava per accadere quando, intorno all’una, gli è stata notificata sugli smartphone la sua uscita da tutte le chat interne tra deputati e senatori a 5 stelle.
Quando prende la parola in aula il clima è elettrico.
Alla fine dell’intervento il boato dai banchi del Pd, una ola ironica da quelli stellati. Ignazio La Russa lo attacca: “Ti devi dimettere per coerenza”. Walter Rizzetto prende le difese dell’ex collega. Scoppia un parapiglia che coinvolge anche Adriano Zaccagnini (anche lui un ex grillino, ora con Sel), e Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia. La Russa si rivolge a Walter Rizzetto, “Ti brucia, eh? Te ne devi andare. Imbecille”. “Te ne devi andare tu che sono trent’anni che sei qui, coglione. Se la destra non esiste più è colpa tua”, replica il deputato friulano.
Qualche passo più in là tutti gli uomini della comunicazione grillina, riversatisi davanti all’aula per cercare di tenere la situazione sotto controllo.
Sono tanti i parlamentari che si rivolgono sprezzanti a Currò, fino al “Noi perdiamo pezzi, ma sono pezzi marci” di Barbara Lezzi, passando per il “Currò, ah, quello delle marchette” di Danilo Toninelli.
Tra i pochi a solidarizzare Tancredi Turco: “Mi dispiace, Tommaso è un amico, prima che un collega”. Netta tuttavia la presa di distanza sul sostegno al governo: “Quella parte non la condivido”.
Da Genova e da Milano arrivano echi di una certa soddisfazione: “La slavina salva la montagna”.
Una metafora spiegata, se ce ne fosse bisogno, dagli uomini della comunicazione: “Prima se ne vanno tutti quelli che se ne vogliono andare, meglio stiamo”.
È solo questione di tempo. “In concomitanza con le elezioni del presidente della Repubblica?”, chiediamo a uno di loro. “Non c’è un timing, però mi hai dato una buona idea”.
(da “Huffingtonpost“)
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