Destra di Popolo.net

FIORELLA MANNOIA SCARICA GRILLO: “DOVREBBE ANDARSENE DAL MOVIMENTO CINQUESTELLE, FA SOLO DANNI”

Ottobre 27th, 2014 Riccardo Fucile

“I PARLAMENTARI COSTRUISCONO E LUI DISTRUGGE TUTTO IN DIECI MINUTI”… “LUI E RENZI SONO SOLO DUE COMICI”

Fiorella Mannoia scarica Beppe Grillo.
“La cosa migliore che possa fare in questo momento per il bene del Movimento 5 Stelle è andarsene. Deve fare come un buon padre: lasciare andare i suoi ragazzi”.
La cantante, a margine della presentazione del doppio cd antologico ‘Fiorella’ con cui festeggia i suoi 60 anni e i 46 di carriera, sostiene che il leader del Movimento debba fare quindi un passo indietro.
L’artista, da qualche tempo vicina al M5S, sottolinea: “Io sostengo i ragazzi del movimento e il loro lavoro in Parlamento perchè credo che siano dei validi ‘cani da guardia’ e l’unica reale opposizione in questo momento nel Paese”.
“Ma purtroppo il grande lavoro di credibilità  e contro le etichette che loro stanno portando avanti viene sistematicamente demolito dalle uscite di Beppe Grillo. Loro costruiscono per mesi e lui in dieci minuti distrugge. Sembra uno di quei genitori che vanno a vedere le partite di calcio dei figli e cominciano ad urlare ed inveire a bordo campo. Per questo mi auguro che faccia un passo indietro il prima possibile”.
Non è migliore l’opinione che la cantante ha di Renzi: “Per me lui e Grillo sono due comici. E la sinistra che faceva riferimento a Berlinguer non esiste più, è morta per sempre”.
Quanto alla scelta tra piazza San Giovanni e la Leopolda non ha dubbi: “Io sto con chi era in piazza a San Giovanni”.

(da “Huffingtonpost”)

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FRONT NATIONAL: “IL NUOVO DEPUTATO DEL GRUPPO FARAGE-GRILLO? NOI LO ABBIAMO RIFIUTATO”

Ottobre 22nd, 2014 Riccardo Fucile

“FARAGE E GRILLO SONO DEGLI OPPORTUNISTI, CERCANO SOLO I VANTAGGI CHE GARANTISCE UN GRUPPO”

Continuano le polemiche sull’entrata del deputato polacco conservatore Robert Jaroslaw Iwaszkiewicz nel gruppo Efdd del M5S di Beppe Grillo e dell’Ukip di Nigel Farage al Parlamento europeo.
Perfino il Front National di Marine Le Pen si era rifiutato di negoziare con il partito polacco del Congresso della Nuova Destra (Knp).
Il vicepresidente del Front National ed europarlamentare, Louis Aliot, spiega come alcune posizioni del partito polacco di estrema destra siano inaccettabili: “Noi del Front National crediamo in alcuni valori democratici di base come il suffragio universale e i diritti delle donne. Allearsi con loro — aggiunge — avrebbe relegato il Front National tra le forze estremiste e noi ci teniamo alla nostra reputazione”.
Insomma, secondo l’eurodeputato del FN si tratta di “mero opportunismo politico” l’entrata del polacco nel gruppo Efdd.
“Farage e Grillo — continua Aliot — hanno come interesse comune la costituzione di un gruppo e i relativi vantaggi, ma nessuna politica in comune. Noi, di fronte alla possibilità  di costituire un gruppo politico con loro, abbiamo rifiutato di trattare”

(da “il Fatto Quotidiano)

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IL CERCHIO ROSSO SUI DISSIDENTI GRILLINI: QUANDO LA REALTA’ SUPERA LA SATIRA

Ottobre 21st, 2014 Riccardo Fucile

COME PUO’ UNA FORZA CHE SI CANDIDA A GOVERNARE IL PAESE A DARE DI SE’ QUESTA IMMAGINE?

Beppe Grillo ha decapitato la dissidenza del Circo Massimo segnando su Facebook le teste dei colpevoli con un cerchio rosso, e Gianroberto Casaleggio ha risposto a quei quattro che gli chiedevano dal palco un po’ più di trasparenza espellendoli in un post scriptum.
Ormai la realtà  supera la satira, nel M5s, e gli stessi militanti restano senza fiato assistendo alla degenerazione farsesca di quella democrazia del web dove tutto doveva essere meraviglioso.
E ogni decisione sarebbe stata fantastica, e invece si scopre a poco a poco che tutti possono scrivere un post, non tutti possono parlare, pochi possono votare ma solo due persone possono decidere: uno si chiama Beppe e l’altro Gianroberto.
Chi ha votato – per restare alle ultime 48 ore – la nuova linea dura dei Cinquestelle sull’immigrazione, con quel post para-leghista di Grillo che annuncia che «i cosiddetti clandestini vanno rispediti da dove venivano», dopo che la base del partito – la Rete! – si era chiarissimamente schierata con un referendum per l’abolizione del reato di clandestinità ?
Chi ha discusso, sull’Europa, lo scivolamento sempre più a destra del Movimento, che dopo essersi affidato alla leadership dell’ultra-conservatore Farage – per il quale «le donne che lavorano e hanno figli valgono meno ed è giusto che guadagnino meno degli uomini» – ha aperto ieri le porte persino al polacco Iwaszkiewicz, eletto nel Partito della Nuova Destra e autore della teoria secondo cui picchiare le mogli «aiuterebbe molte di loro a tornare con i piedi per terra»?
E chi ha emesso la sentenza di espulsione immediata del sindaco di Comacchio, Marco Fabbri, colpevole di essersi candidato alla Provincia per difendere gli interessi dei suoi concittadini, cacciato su due piedi con una tale brutalità  da trasformare un appassionato militante in un cittadino così amareggiato, così deluso da arrivare a parlare di «una deriva squadrista»?
Ma il capolavoro del tandem Beppe& Gianroberto è stata ieri la radiazione dei quattro militanti, subito degradati a dissidenti perchè avevano osato interrompere la liturgia del Circo Massimo salendo sul palco per domandare con parole semplici che le votazioni sul portale grillino fossero almeno verificabili, «e soprattutto vorremmo sapere qualcosa di questo “staff” col quale tutti ci interfacciamo ma nessuno lo conosce».
Chiedevano, in una parola, solo un po’ di quella trasparenza che i cinquestelle reclamano dagli altri ma non applicano mai in casa propria.
E sono subito diventati un bersaglio che Grillo ha appeso su Facebook cerchiando di rosso le loro teste, e Casaleggio ha centrato in pieno con un colpo secco: un post scriptum in coda a una delle sue allegre profezie, «Press Obituary”, necrologio della stampa: «I quattro sono fuori dal M5S».
È difficile capire perchè un abilissimo stratega della comunicazione e un formidabile comunicatore siano scivolati nella trappola di rispondere a un’accusa di scarsa trasparenza con una sentenza assolutamente priva di trasparenza.
Perchè anche nella non-democrazia inventata dai grillini, Casaleggio non avrebbe in teoria alcun potere: non ha incarichi, non è stato eletto, non è stato nominato.
Tutti sappiamo, per carità , del suo ruolo fondamentale nella nascita e nella crescita del Movimento, ma come può una forza politica che si candida a governare il Paese dare di sè l’immagine di una setta nella quale il potere massimo – quello di decidere chi è dentro e chi è fuori – è nelle mani di un’eminenza grigia che non risponde a nessuno se non al suo socio?
Grillo invece – che non si è mai candidato alle elezioni perchè una vecchia condanna lo priva di uno dei requisiti che lui stesso pretende dagli altri – una carica ce l’avrebbe: quella di presidente del Movimento.
Se l’assegnò da solo, una sera di dicembre di due anni fa, davanti al notaio, nominando vicepresidente suo nipote Enrico e segretario il suo commercialista.
Una carica che lui non ostenta, e che gli serve solo per decidere chi è candidabile e chi no, quale meetup avrà  il simbolo e quale no, e soprattutto chi va cacciato e chi può rimanere. Purchè stia buono, canti in coro la canzoncina che lui ha scritto e non si azzardi a fare mai una domanda indiscreta sulla trasparenza di un movimento dove tutto è sempre magnifico, incredibile e stupendo, un luogo magico dove comandano finalmente i cittadini, i militanti, la Rete, mentre lui e Casaleggio prendono solo le decisioni.

Sebastiano Messina

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GRILLO SI E’ FERMATO A EBOLA, SALVINI SULLA SOGLIA DELL’ALZHEIMER

Ottobre 20th, 2014 Riccardo Fucile

IL PRIMO NON SA DI COSA PARLA E DIFFONDE ALLARMISMO, IL SECONDO HA PERSO LA MEMORIA… IL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA HA PRODOTTO 200.000 PRATICHE INUTILI CHE HANNO SOLO INTASATO I TRIBUNALI… SONO I MINISTRI DEGLI INTERNI COME MARONI CHE NON HANNO MAI PROVVEDUTO ALL’ESPULSIONE DEI CLANDESTINI

“Conoscere per deliberare” diceva Einaudi.
Oggi sarebbe meglio suggerire a certi politici un   “conoscere prima di parlare”.
E possibilmente non mentire.
“Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: deve essere identificato immediatamente, i profughi vanno accolti, gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano” scrive Grillo sul suo blog.
Arma di distrazione di massa usata nel giorno in cui Grillo, violando lo statuto, ha espulso 4 attivisti senza averne titolo.
Ma andiamo avanti.
Dice Grillo: “Ebola sta penetrando in Europa, è solo questione di tempo perchè in Italia ci siano i primi casi. Chi entra in Italia ora deve essere sottoposto a una visita medica obbligatoria per tutelare la sua salute e quelle degli italiani che dovessero venirne a contatto”.
Forse Grillo non sa che a bordo delle navi di Mare Nostrum ci sono team di medici e infermieri e che un primo screening sanitario avviene durante la fase di trasferimento dei migranti dal punto di soccorso ai vari porti di destinazione.
Qui giunti, sulla scorta anche di eventuali segnalazioni fatte dal personale medico di bordo, si realizza un secondo filtro sanitario.
Successivamente, sulla scorta di un protocollo diramato a suo tempo dal Ministero dell’Interno, indirizzato alle varie Prefetture e ai Comuni interessati all’accoglienza temporanea ( in attesa che si definiscano le domande di asilo o le altre situazioni di ingresso “irregolare” nel territorio dello Stato), vi è un terzo controllo delle condizioni generali di salute delle persone.
Se c’è qualcuno che, malato, ha bisogno di cure, sia che abbia la scabbia o la tubercolosi, viene curato prontamente.
Con buona pace di Grillo e dei “dagli all’untore” vari.
Concordiamo con Grillo sul fatto che i profughi vanno accolti e i clandestini rimpatriati secondo le norme vigenti.
Salvini che soffre di scarsa memoria cerca di far passare il messaggio che le mancate espulsioni derivino dalla cancellazione del reato di immigrazione clandestina.
Una balla colossale, in puro stile padano e putiniano.
Il reato era stato introdotto con la legge n. 94 del 2009 — il cosiddetto pacchetto sicurezza e sanzionava penalmente con una ammenda da 5.000 a 10.000 euro chi fa ingresso o permane in Italia senza permesso di soggiorno.
L’introduzione del reato non ha portato alcun beneficio concreto: non ha ridotto (come era immaginabile) la presenza di clandestini, ne’ ha portato i soldi delle ammende nelle casse dello Stato.
Ha solo intasato le Procure della Repubblica e le aule di giustizia per 5 anni: fino al 2013, infatti, i fascicoli aperti nei tribunali per questo reato erano 200mila.
Duecentomila processi inutili perche’ l’amministrazione non si e’ adoperata, e non si adopera, per rendere effettive le espulsioni
Tutto cio’, a spese del contribuente.
Quanto alle espulsioni, c’è l’imbarazzo della scelta.
C’è quella amministrativa, disposta dal ministro dell’Interno o dal prefetto, che colpisce gli stranieri privi di permesso di soggiorno .
Poi ci sono tre tipi di espulsioni disposte dalla autorità  giudiziaria: come misura di sicurezza, come sanzione sostitutiva della pena, comme misura alternativa alla detenzione.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nella sentenza El-Dridi del 28 aprile 2011, dichiarava che “gli Stati membri non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo conformemente all’art. 8, n. 4, una pena detentiva”.
La Corte bacchetta dunque “la patologia di un sistema incentrato sul propagandismo della sanzione penale, anziche’ sulla effettiva esecuzione degli allontanamenti, cosi’ compromettendo la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali”.
In soldoni il governo italiano non ha mai provveduto a organizzare una reale espulsione dei clandestini perchè non ha voluto o potuto spenderci quattrini.
O forse perchè a qualcuno faceva più comodo speculare sui microreati che molti di loro erano portati a compiere nel nostro Paese per sopravvivere.
E sapete chi è stato il ministro degli Interni per quei cinque lunghi anni?
Il leghista Roberto Maroni, lo sponsor del parolaio Salvini che ora fa finta di essere stato colpito da Alzheimer.
Morale della favola: siamo in mano a degli spregiudicati contapalle.
Ma almeno ora lo sapete, poi fate come vi pare.

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UN POLACCO CHE DISSE “GIUSTO PICCHIARE LE MOGLI” SALVA GRILLO E FARAGE

Ottobre 20th, 2014 Riccardo Fucile

RINASCE IL GRUPPO EFDD AL PARLAMENTO EUROPEO

Dissolto per la mancanza dei rappresentanti di sette Stati membri, il gruppo che riunisce i deputati del M5S e quelli dell’Ukip si riforma grazie a Robert Iwaszkiewicz, eurodeputato di estrema destra già  al centro di polemiche per un’intervista in cui sosteneva che fosse legittimo picchiare mogli e figli
Caduto come un castello di carte con l’uscita, la scorsa settimana, della lettone Iveta Grigule, rinasce il gruppo dell’Efdd che riunisce all’Europarlamento i deputati del Movimento 5 Stelle e quelli dell’Ukip di Nigel Farage.
A ‘salvarlo’ è Robert Iwaszkiewicz, deputato polacco del Congresso della nuova destra, partito nato nel 2011.
La notizia arriva in prima battuta dall’europarlamentare Gary Conway, che su Twitter scrive: “Hello, siamo tornati #efdd”.
Poi, sul quotidiano polacco Rrzeczpospolita, parla Iwaszkiewicz: “Dovevo salvarli e sono dovuto salire urgentemente a bordo”.
Infine, la conferma del M5S Europa: “L’Efdd continua ad esistere”.
Secondo le regole del Parlamento europeo ogni gruppo deve avere rappresentanti provenienti da almeno sette Stati membri.
L’uscita della lettone Grigule aveva fatto mancare al gruppo, di cui facevano parte 48 europarlamentari, le sette nazionalità  necessarie alla sua esistenza. Per questo è stato automaticamente dissolto. Ora con questo nuovo ‘innesto’, il gruppo Efdd può essere ricostituito.
Iwaszkiewicz è stato eletto con il partito polacco di estrema destra ‘Congresso della nuova destra’, lo stesso che ha portato a Bruxelles anche Janusz Korwin-Mikke famoso per aver parlato di ‘negri’ nell’Aula del Parlamento europeo e sostenuto che il compito delle donne è stare a casa a crescere i figli.
Poco dopo le elezioni europee Iwaszkiewicz era stato al centro delle polemiche per un’intervista rilasciata al quotidiano polacco ‘Gazety Wroclawskiej’ in cui rispondeva alla domanda ‘ha mai sculacciato i suoi figli?’ con un “certo, è educativo”, e frasi come “purtroppo non li ho picchiati. Li avrebbe rafforzati, avrebbe rafforzato il loro carattere, li avrebbe resi capaci di comportarsi meglio in situazioni di crisi”.
‘E sua moglie?’, chiedeva poi il giornalista, “sono convinto che una risposta del genere aiuterebbe molte mogli a ritornare con i piedi per terra”, era stata la risposta di Iwaszkiewicz poi duramente contestato su Twitter e Facebook.
L’Efdd è formato prevalentemente dagli eurodeputati del partito eurofobo di Farage e da quelli del M5S.

(da “La Repubblica”)

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AVEVANO CHIESTO TRASPARENZA, GRILLO LI ESPELLE SENZA VOTO ON LINE, VIOLANDO LO STATUTO

Ottobre 20th, 2014 Riccardo Fucile

I QUATTRO ATTIVISTI CINQUESTELLE SI ERANO RESI PROTAGONISTI DELLA PROTESTA SUL PALCO DEL CIRCO MASSIMO, CHIEDENDO CHIARIMENTI SULL’ESCLUSIONE DI PIZZAROTTI, SULLO STAFF DELLA CASALEGGIO ASSOCIATI E SUL VOTO ON LINE

Uno striscione giallo con scritto “Occupy palco” e poi cinque minuti al microfono della scena centrale di “Italia 5 stelle” al Circo Massimo per chiedere “più trasparenza e partecipazione diretta nel Movimento”.
Ma anche spiegazioni sullo staff della Casaleggio associati, sulle votazioni online e sullo scontro con il sindaco M5s Federico Pizzarotti.
Tutto questo è bastato per Giorgio Filosto, Orazio Ciccozzi, Pierfrancesco Rosselli e Daniele Lombardi per essere cacciati dal Movimento 5 stelle.
Ad annunciarlo un post scriptum ad un articolo sul blog di Beppe Grillo.
”I quattro attivisti”, si legge, “hanno approfittato del proprio ruolo di responsabili della sicurezza del palco di Italia 5 Stelle per occupare il palco stesso. In rispetto per gli oltre 600 volontari che hanno dedicato il loro tempo e lavoro per il successo dell’evento e delle centinaia di migliaia di attivisti del Movimento 5 Stelle presenti all’evento, i 4 sopracitati sono fuori dal Movimento“.
L’episodio che ha provocato l’espulsione è avvenuto durante la manifestazione a Roma.
Sabato 11 ottobre, poco dopo il comizio di Grillo da una gru e poco prima dell’intervento dei due cofondatori dal palco, c’era stato il fuori programma.
I quattro ragazzi si erano presentati con lo striscione tra la folla, a quell’ora non molto numerosa perchè ancora dispersa tra i gazebo, ed erano stati notati da Massimo Bugani, consigliere comunale di Bologna e speaker della tre giorni grillina.
Era stato proprio lui a chiamare sul palco i quattro per sentire le loro ragioni. L’intervento è durato poco meno di dieci minuti.
“Gli attivisti che si allontanano dal Movimento”, avevano detto dal palco, “iniziano a gettare letame contro di noi, noi invece ringraziamo Beppe e Casaleggio, ma abbiamo raccolto varie critiche ed è questo il momento di fare chiarezza”.
Tra i punti messi in discussione dai quattro ragazzi: lo staff di Milano della Casaleggio associati (“che nessuno conosce”), la poca trasparenza del voto online e l’esclusione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti dalla lista degli interventi (“Pizzarotti è lì, al gazebo di Parma, se volete un confronto è questo il momento di dirlo”).
Dopo l’intervento dal palco, gli attivisti hanno lasciato il Circo Massimo e non si sono presentati nemmeno per l’ultima giornata.
L’obiettivo, avevano fatto sapere, era quello di non diventare preda di giornalisti in cerca di scoop e lasciare che i vertici dessero una risposta ai problemi sollevati.
Da Milano (e da Roma) però nessuna risposta, ma un post scriptum sul blog di Beppe Grillo.
Nel Movimento 5 stelle è la terza ondata di espulsioni nel giro di otto giorni.
Anche se questa volta il caso è diverso perchè gli attivisti non hanno violato alcuna regola.
Diversi gli altri due casi recenti.
Domenica 12 ottobre ad esempio, ad essere cacciato è stato il consigliere regionale di Bologna Andrea Defranceschi perchè condannato dalla Corte dei conti.
Poi a metà  settimana è stata la volta del sindaco di Comacchio (Ferrara) Marco Fabbri, che ha deciso di candidarsi alle elezioni provinciali nonostante il divieto del blog di Grillo.
Ora ad essere coinvolti sono quattro semplici attivisti ritornati nell’anonimato dopo la contestazione a Roma. Nessuna regola violata, ma “una decisione”, dice Grillo, “per rispetto degli altri 600 volontari che hanno lavorato al Circo Massimo”.
Le prime perplessità  le esprime su Facebook il deputato Cristian Iannuzzi, rispondendo ad un’attivista che chiede spiegazioni: “Sto cercando di capire cosa succede e come rispondere. Ormai mi pare qui si sbattano fuori persone dal Movimento, come se niente fosse, senza nemmeno passare per il voto della rete, in spregio allo stesso non statuto che proprio lo staff di Grillo ha redatto”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL SINDACO CINQUESTELLE DI COMACCHIO ESPULSO A SUA INSAPUTA

Ottobre 16th, 2014 Riccardo Fucile

OGGI LA SCOMUNICA SUL BLOG: “DECISIONE GIA’ COMUNICATA ALL’INTERESSATO”… LUI CADE DALLE NUVOLE: “L’HO SCOPERTO LEGGENDO IL SITO”

“Fabbri è fuori dal M5S”. Non ha avuto nemmeno la dignità  di un articolo dedicato, come successo ad alcuni suoi predecessori.
È bastato un post scriptum, in calce a un intervento anti-euro, per far sapere agli iscritti che Marco Fabbri, il sindaco di Comacchio (in provincia di Ferrara), non fa più parte del Movimento 5 Stelle.
L’Emilia grillina, dopo l’espulsione di domenica 12 ottobre del consigliere regionale Andrea Defranceschi, perde un altro pezzo.
“La decisione è stata comunicata all’interessato nei giorni scorsi”, si legge sul blog di Beppe Grillo.
Ma il primo cittadino, contattato da ilfattoquotidiano.it smentisce: “L’ho scoperto questa mattina leggendo il sito”.
L’accusa è quella di essersi candidato alle elezioni provinciali nonostante il divieto dei vertici. A difendere la scelta era stato nei giorni scorsi anche la lista 5 stelle di Comacchio.
L’annuncio di Grillo arriva all’indomani della nomina ad assessore della nuova giunta provinciale di Ferrara, dove il giovane primo cittadino pentastellato (31 anni) si è visto affidata la delega al turismo.
Un incarico, gratuito come da legge Delrio, che Fabbri aveva accettato “quasi a malincuore” (“Sarei stato meglio senza questo ulteriore impegno”), nella convinzione che “indipendentemente dai simboli servono gli amministratori che rappresentano il territorio” in una lista — quella votata lo scorso 29 settembre — che comprendeva praticamente tutti i partiti.
Ma la mannaia del blog non ha fatto sconti e così il sindaco che a suo tempo disse che “se necessario avrebbe mandato a fanculo anche Grillo” pur di difendere gli interessi dei propri cittadini, ora dovrà  togliersi di dosso il simbolo dei Cinque Stelle.
Era il maggio del 2012, Fabbri stava per conquistare Comacchio e il leader del Movimento non battè ciglio. Altri tempi. Ora arriva il divorzio.
“Il M5S rifiuta — si legge nel post scriptum — per statuto la partecipazione alle elezioni provinciali e Fabbri, in quanto sindaco M5S, non poteva concorrere per altre cariche. La certificazione della lista di Comacchio è revocata. Fabbri è fuori dal M5S”.
Un divorzio non proprio consensuale che secondo lo staff di Grillo sarebbe già  stata “comunicato all’interessato nei giorni scorsi”. “Prima o poi doveva accadere” commenta laconico Valentino Tavolazzi, il primo espulso della storia grillina, tra l’altro conterraneo di Fabbri.
“Da marzo 2012 (il giorno della sua cacciata, ndr) ad oggi tutti gli eventi portavano a questo epilogo. Ora manca solo il sindaco di Parma Federico Pizzarotti”.

Marco Zavagli

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GRILLINI: SALTA IL GRUPPO CON FARAGE IN EUROPA, SFIORATA LA RISSA IN ASSEMBLEA TRA DUE DEPUTATI CINQUESTELLE

Ottobre 16th, 2014 Riccardo Fucile

LA DEPUTATA LETTONE SE NE VA E IL GRUPPO SI SCIOGLIE… E A ROMA I COMMESSI INTERVENGONO PER DIVIDERE DUE FAZIONI INTERNE

Si dissolve il gruppo dell’Efdd che riuniva all’Europarlamento i deputati del M5s e quelli dell’Ukip di Nigel Farage.
L’uscita dell’eurodeputata lettone Iveta Grigule ha fatto mancare al gruppo, di cui facevano parte 48 europarlamentari, le 7 nazionalità  necessarie alla sua esistenza.
Per questo è stato automaticamente dissolto.
All’interno del Movimento 5 stelle non tira una buona aria neanche a Roma.
Ieri sera nell’assemblea congiunta di deputati e senatori si è sfiorata la rissa, tanto da rendere necessario l’intervento dei commessi.
Poi la riunione è stata rinviata perchè erano presenti soltanto una quarantina di parlamentari.
Lo scontro, viene riferito all’Agi, è avvenuto tra il senatore neocapogruppo Alberto Airola e la deputata Eleonora Bechis. Airola, a margine dell’assemblea, ha attaccato la collega Bechis per questioni legate al territorio. Entrambi sono stati eletti in Piemonte. In difesa della Bechis sono intervenuti alcuni deputati come Walter Rizzetto, Tancredi Turco, Tommaso Currò.
“Non si è arrivati alle mani solo per l’intervento di alcuni parlamentari che si sono frapposti” racconta uno di loro, “e pure i commessi sono intervenuti per dividere: anzi, il loro intervento è stato determinante per evitare che si arrivasse a calci e pugni”.
E ancora, prosegue il racconto: “I toni sono stati molto alti. Sono volati insulti. C’è stata la minaccia di resa dei conti”.
Alberto Airola dal canto suo minimizza: “Non ce l’avevo con lei, discutevo di problemi tra attivisti del territorio e gruppo parlamentare, ma niente di clamoroso”.
Non è un periodo sereno per il movimento: tra la contestazione a Grillo a Genova e i toni duri contro i dissidenti.

(da “Huffingtonpost“)

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CAOS NEI CINQUESTELLE: “MANOMESSE LE MAIL DEI PARLAMENTARI”. IL DEPUTATO ARTINI FINISCE NEL MIRINO, MA MOLTI PARLANO DI TRAPPOLA PER FARLO FUORI

Ottobre 16th, 2014 Riccardo Fucile

GLI EX M5S   DIVISI IN TRE GRUPPI, QUALCUNO ANDRA’ IN SOCCORSO DEL GOVERNO

Una scialuppa di salvataggio, nel tempestoso mare del Senato. Una barchetta che tenga a galla il governo di Matteo Renzi e lo affranchi da compromessi difficili con Forza Italia.
A formarla, potrebbero essere alcuni parlamentari eletti con l’M5S, ma cacciati o comunque usciti dal gruppo.
Quello che è successo martedì, con Luis Orellana che dice sì al documento di Economia e Finanza facendo arrivare il governo alla sospirata quota 161, potrebbe quindi ripetersi in altre occasioni, e a opera di altre persone.
Le manovre di avvicinamento del Pd sono continue, perchè i numeri, a Palazzo Madama, sono ballerini da sempre. Matteo Renzi incassò la sua prima fiducia il 24 febbraio con 169 voti.
Sul jobs act, ne ha avuti 165. Ieri, sul decreto stadi, 164.
A parte il problema politico dei civatiani (Corradino Mineo, Felice Casson e Lucrezia Ricchiuti avevano votato no alla legge delega sul lavoro per l’articolo 18), i voti che spesso mancano sono quelli della galassia di centro.
I popolari Mario Mauro e Tito Di Maggio si tirano fuori da mesi. Martedì non c’era il neoacquisto dell’Ncd (da Gal) Pietro Langella.
E poi vabbè, Pier Ferdinando Casini era a Ginevra, Pietro Ichino aveva un problema di famiglia, il democratico Renato Turano era a Chicago e un altro senatore pd — Ignazio Angioni — ha fatto tardi.
«Paradossalmente, quel che è accaduto sul def è molto positivo — dicono nelle stanze del Pd al Senato — perchè finalmente tutti hanno capito qual è il rischio».
Il presidente dei senatori pd Luigi Zanda non è meno esplicito: «Di fatto, il governo ha appena 4 voti di vantaggio. Non possiamo considerare acquisiti i senatori a vita, che spesso non ci sono. Continuiamo quindi a subire gli effetti velenosi del porcellum di Calderoli e Berlusconi. Sia in aula che in commissione, ogni singola votazione deve essere preparata con grandissima cura».
Con margini così ristretti, tutto diventa prezioso. Anche il voto di Lorenzo Battista, che dai 5 stelle è passato al misto per poi transitare nel gruppo per le autonomie (è stato il primo a votare per Renzi, con la fiducia al jobs act).
O quello di Luis Orellana, che su singoli temi — di volta in volta — valuterà  se convergere con il Pd.
Potrebbero fare lo stesso Adele Gambaro (che votò la fiducia al governo Letta), o la neofuoriuscita Cristina De Pietro: non è ancora tornata a Palazzo Madama, ma tutti la attendono per capire quale strada voglia intraprendere.
Perchè per quanto assurdo possa sembrare, all’interno del misto i 5 stelle sono divisi in 3 gruppi.
Ci sono i battitori liberi Mastrangeli, Nitori e Gambaro.
Quelli di “Movimento X” (Paolo Romani, Bartolomeo Pepe, Silvia Bignami e Maria Mussini) e il gruppo di cui fa parte Orellana, “Italia lavori in corso”, con Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino, Monica Casaletto, Paola De Pin e Alessandra Bencini.
Per ora, l’ultimo gruppo ha interloquito per lo più con Sel, e alle regionali appoggia quel che resta dell’Altra Europa di Tsipras.
E però — dice Campanella — «non abbiamo pregiudizi nei confronti di nessuno, i renziani finora ci hanno cercato solo per chiedere voti, non hanno aperto una discussione politica. Per questo non ci fidiamo, e di volta in volta decidiamo come comportarci. Luis ha sbagliato perchè non ha detto quello che intendeva fare».
Nel frattempo, in una giornata convulsa in cui i grillini hanno attaccato con violenza Luis Orellana (gli insulti vanno da verme, a venduto e traditore) scoppia un’altra grana alla Camera.
Sul blog, un post non firmato invita i parlamentari a dismettere il server di Montecitorio, perchè il deputato che lo ha gestito fino a qualche mese fa -Massimo Artini — avrebbe compiuto delle irregolarità .
Un’accusa che arriva (guarda caso) alla vigilia dell’elezione del prossimo capogruppo, carica per cui era in pole position proprio Artini.
Le voci parlano di un rischio espulsione.
Il deputato toscano che in realtà  ha aiutato i suoi colleghi appena arrivati in Parlamento con un sistema operativo che permettesse loro di comunicare — dice di essere sereno: «Non ho fatto nulla di scorretto».
Patrizia Terzoni lo difende apertamente su Facebook, e un’altra deputata dice chiaro: «Se lo fanno fuori succede un casino. Se ne va la maggior parte di noi, possono giurarci».

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)

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