Destra di Popolo.net

ALLARME FONDI CINQUESTELLE: MANCANO I SOLDI PER LA FESTA NAZIONALE AL CIRCO MASSIMO

Settembre 24th, 2014 Riccardo Fucile

RACCOLTI SOLO 69.700 EURO, PER L’EVENTO NE SERVONO 500.000

Soltanto dodici giorni fa avevano avuto finalmente ilvia libera per la loro festa al Circo Massimo dal 10 al 12 ottobre, ma adesso – secondo quanto rileva l’agenzia Adnkronos – i dirigenti del Movimento 5 Stelle sarebbero preoccupati: la raccolta fondi per la kermesse politica nell’area archeologica di Roma non decolla.
Sarebbe ferma a poco più di 69.700 euro, appena il 14% del traguardo prefissato. In media, sul blog di Beppe Grillo le donazioni si aggirano attorno ai 5.300 euro al giorno
Lontani i 436 mila euro per l’Europa
Lontani i tempi delle politiche, quando il M5S raccolse ben 750 mila euro.
E lontano l’obiettivo da raggiungere per il raduno di tre giorni al Circo Massimo: M5s dovrebbe mettere insieme 500mila euro in pochi giorni.
E’ vero che per le europee il Movimento di Grillo raggiunse quota 436mila euro e poco più, ma c’era più tempo e l’obiettivo era più significativo: la rappresentanza a Bruxelles, non una semplice festa, seppure di popolo, dei grillini.
Sottoscrizioni al via l’11 settembre
La raccolta è partita l’11 settembre, il giorno prima del via libera giunto dal tavolo tecnico del ministero per i Beni e le attività  culturalialla festa del Circo Massimo.
Una decisione che aveva chiuso la polemica innescata da Beppe Grillo quando, attaccando il sindaco di Roma Ignazio Marino, aveva minacciato: «La nostra festa nazionale si farà  al Circo Massimo anche senza permesso».
Adesso, a meno di un mese dal mega evento nell’antico circo romano, la raccolta fondi diventa una corsa contro il tempo.
Sull’asse Roma-Milano si ragiona a come «accelerare» e incentivare le donazioni.
Alla Casaleggio associati si studiano iniziative ad hoc e si confida in Grillo e nella sua capacità  di parlare alla pancia della galassia grillina.
Per i due cofondatori del Movimento, la tre giorni al Circo Massimo deve essere un successo senza precedenti, vietati i passi falsi.
Roberta Lombardi, in prima linea nell’organizzazione dell’evento, si mostra tranquilla: «Noi siamo bravi a usare bene i nostri soldi – dice – faremo il passo proporzionale alla gamba – dice ad Adnkronos -. Ciò vuol dire che struttureremo tutto in base alle disponibilità  economiche che avremo».

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FLOP M5S, PRIMARIE PER POCHI INTIMI

Settembre 20th, 2014 Riccardo Fucile

PARTECIPAZIONE DELUDENTE: PER DIVENTARE CANDIDATO GOVERNATORE DELL’EMILIA BASTANO 266 VOTI, IN CALABRIA 183… E C’E’ CHIEDE UNA CERTIFICAZIONE INDIPENDENTE DEI RISULTATI

«Beppe chiudi tutto!». «Ma davvero siamo così pochi? Siamo pochissimi, fa spavento, senza Grillo il movimento praticamente non esiste!».
Sono scorati i commenti dei militanti al post con cui il Movimento 5 stelle annuncia i vincitori delle “Regionalie” di Calabria ed Emilia Romagna.
C’è chi augura in bocca a lupo ai vincitori, ma anche chi ricorda — senza nominarla — che la vincitrice in Emilia Romagna, la candidata alla presidenza della Regione, è stata oggetto di un ricorso al tar del Lazio.
Giulia Gibertoni, modenese di Mirandola, docente a contratto di semiotica alla Cattolica di Milano, nel suo video di presentazione si definisce ricercatrice precaria e parla di quello che i 5 stelle dovrebbero fare in Europa.
Non fa alcun riferimento al lavoro in Regione, perchè il video è quello che aveva girato in vista delle europee: elezioni che credeva di aver vinto prima di essere raggiunta a Bruxelles da una telefola nata che le annunciava che, per un riconteggio, aveva perso di due voti e doveva cedere il posto.
Su questa storia, un’attivista di Parma ha fatto ricorso al tar del Lazio.
Ma le cose sembrano risolte dalla votazione di giovedì, in cui Giulia ha surclassato tutti con 266 voti. La seconda arrivata ne ha 167.
Molte meno gli altri: a Parma Patrizia Adorni è subentrata a una rinunciataria che aveva raccolto appena 15 voti.
Va peggio in Calabria. Nelle ultime ore gli attivisti erano in fermento per la presenza nella prima lista del fratello della deputata Dalila Nesci (già  fidanzata dell’ex capogruppo Riccardo Nuti).
Alla fine, Diego Antonio ha preso solo due voti. E qualcuno — nella fazione opposta a quella della Nesci — pensa che non sia un caso.
Che lo staff abbia voluto evitare di far sorgere nuove polemiche sulle parentopoli del Movimento («Ha preso i voti suoi e della sorella. E i genitori? Neanche un eremita farebbe così poco»).
In realtà , in lista ci sono anche persone con 1 voto solo, e tra quelli che ce l’hanno fatta Enrico Natale Barbuto eletto nella circoscrizione di Vibo Valentia — si è fatto bastare le sue 8 preferenze.
Mentre il candidato governatore — Cono (Nuccio) Cantelmi, avvocato di Catanzaro, fondatore dell’associazione Ereticamente — ne ha ottenute 183
Adesso toccherà  mettersi a lavoro per raccogliere le preferenze vere (le elezioni regionali le prevedono) «e non sarà  facile», presagisce il senatore Franco Molinari: «Basta gridare e lamentarsi, in questo finora siamo stati bravissimi, dobbiamo essere in grado di fare proposte concrete per far uscire la Calabria da questa situazione».
A differenza delle altre volte, però, la maggioranza dei parlamentari non parla più di grande lezione di democrazia.
I numeri esigui dei votanti deludono tutti. I deputati che hanno già  chiesto in una lettera aperta a Grillo e Casaleggio che un ente terzo verifichi il voto on line (come fu per le “Quirinarie”) non sono gli unici a non fidarsi.
La richiesta di trasparenza è ormai la coda di ogni votazione.
E almeno per ora, è rimasta inascoltata.

Annalisa Cuzzocrea

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L’ASCESA DI DAVIDE CASALEGGIO

Settembre 19th, 2014 Riccardo Fucile

IL FIGLIO DI GIANROBERTO HA UN RUOLO SEMPRE PIU’ FORTE E GESTISCE IL BLOG DI GRILLO

Il tweet-anatema contro i grillini accusati di difendere Pizzarotti? «L’ha scritto Davide». Il nuovo blog dell’Europarlamento? «Lo fa Davide».
E il viaggio a Bruxelles da Farage? «L’ha organizzato Davide». Davide. Davide. Sempre Davide.
Davide Casaleggio, 38 anni, esperto di sub quanto di Web, figlio di primo letto del guru Gianroberto (e socio in azienda dalla fondazione nel 2004), è sempre più potente in casa Cinque Stelle.
È rientrato dall’estero in tempo per stare al fianco di papà  a Cernobbio, dove Casaleggio senior è apparso stanco, dopo l’intervento di qualche mese fa, mentre quello junior più in forma del 2013.
E così ormai è lui la stella rampante. In azienda la sua stanza è sempre più affollata. A Montecitorio il suo ruolo è sempre più temuto. Lì, dove pochissimi l’hanno conosciuto di persona, ma quasi tutti ripetono che è l’uomo della successione.
In stile berlusconiano: «Marina è arrivata prima da noi che da loro», è il tormentone dei pentastellati. Tanto che non si parla più di Casaleggio Associati, bensì di Casaleggio&Son.
FANTASMA TELEMATICO
Davide, primogenito di Gianroberto e della linguista inglese Elizabeth Birks, è schivo come papà . Pochissime foto. Pochissimi incontri pubblici. Un fantasma. Sempre presente, ma invisibile.
Ne sa qualcosa Alessandro Bergonzoni, che anni fa ricevette la mail di un accanito fan che diceva di non essersi perso un suo spettacolo e gli chiedeva di scrivere la prefazione a un e-book. Titolo: “Tu sei rete”. Autore: Davide Casaleggio.
Il comico accetta, il libro esce nel 2008 per la “Casaleggio Associati”, ma di Davide in carne e ossa nemmeno l’ombra: «Non l’ho conosciuto nemmeno dopo», racconta Bergonzoni
Sei anni più tardi, l’incorporeità  di Casaleggio junior, se possibile, si è acuita. L’erede del guru grillino è per moltissimi, nel Movimento 5 stelle, puro spirito.
Perfino ai corsi di comunicazione, negli studi milanesi, frequentati da fedelissimi, a fine lezione non si concedeva neanche per una birra. Idem a Roma.
Al di là  di una ristretta cerchia — tra cui l’ex capogruppo al Senato Vito Crimi, la deputata Laura Castelli, il capo della comunicazione a Bruxelles Claudio Messora — e al netto di un paio di strette di mano, nessuno lo conosce davvero.
Addirittura Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, prima amatissimo dal capo e poi caduto in disgrazia per eccesso di autonomia, non l’ha mai incontrato.
Sul sito della Casaleggio appare una delle poche foto che circolano. Lo ritrae in giacca e cravatta, nonostante «prediliga jeans e felpa se non deve incontrare un cliente», racconta un collega di studio.
Negli uffici milanesi al secondo piano di via Morone 6 — un centinaio di metri quadri con pareti bianche, arredamento essenziale, pochi quadri di pop art e molti ritagli di giornale incorniciati — divide la stanza con altri, accanto all’open space e allo studio di papà .
Ma da quel tavolo è lui che gestisce tutti gli strumenti del blog di Beppe Grillo, è lui l’amministratore del sito di notizie “lafucina.it”, che insieme a “Tzetze.it” fa da moltiplicatore dei clic e delle inserzioni pubblicitarie.
È lui che coordina la squadra di giovanissimi esperti di Rete, scelti in base a criteri di assoluta fiducia. Ed è sempre lui che si occupa di strategie web, e-commerce e marketing on line.
Per il Movimento 5 stelle, segue invece la certificazione delle liste, verifica i documenti e la conformità  dei requisiti, compresa la fedina penale dei candidati.
Ogni anno cura la presentazione di una relazione sul business on-line. Evento che, con il crescere del suo ruolo politico, è diventato sempre meno aperto a curiosi e giornalisti: «Si accede solo su invito», è la scelta fatta per l’edizione 2014, anno in cui Davide è più presente fra Parlamento e affari a 5 stelle.
Già , perchè il ruolo politico — sebbene non dichiarato, nè certificato da alcun organigramma — aleggia ogni giorno. Fra i deputati grillini la sensazione è ben presente: «Siamo preoccupati», ammette una deputata che chiede di restare anonima.
«Gianroberto è una figura di rilievo e dovrà  prendere del tempo per sè, anche se non si rassegna al riposo che il corpo gli chiede. Davide, invece, è cresciuto nel suo mito ed è alle prese con un’eredità  che è soprattutto di sangue».
Parole che trovano conferma anche fra gli epurati del M5s, i primi ad aver denunciato lo strapotere della Casaleggio in campo politico: «Il Movimento è in mano a una persona, Beppe Grillo, e a una società , la Casaleggio», sintetizza il senatore Luis Orellana.
E così, dopo il risultato deludente delle Europee, molto è cambiato sia dentro che fuori la società  milanese. Il leader ha passato l’estate al mare, Casaleggio padre è rimasto lontano dalla capitale, mentre Davide ha sbrigato più di qualche faccenda di casa. «Quando siamo andati via noi, a febbraio scorso, il suo ruolo era molto più defilato di adesso».
ALCATRAZ, YOGA E BICICLETTA
Ma chi è Davide Casaleggio? Classe 1976, da ragazzino era un campione di scacchi.
Poi gli studi, la laurea alla Bocconi (a differenza di papà  che lasciò la facoltà  di Fisica dopo pochi esami), la vita in provincia con la compagna Paola Gianotti, 32 anni.
Vivono nella storica Villa Garda, vicino a Ivrea, un vero castello ottocentesco fortunato lascito della famiglia di lei.
Dividono una passione: lo sport. Insieme sfidano le montagne e il mare, appassionati di alpinismo e immersioni subacquee. La coppia ama i viaggi spartani: scalare il Kilimangiaro, pagaiare tra i fiordi groenlandesi, a meno trenta gradi sull’Aconcagua. Davide poi è patito di uno sport da action movie: la fuga da Alcatraz.
Una versione estrema del triathlon dove devi nuotare nel mare, scappare in bici e poi a piedi.
Nelle classifiche di “Escape from Alcatraz California” si piazza al sesto posto assoluto. Con tempi di tutto rispetto: 3 ore e 27 minuti.
Lei, invece, si divide fra Thai boxe e bicicletta, sfidando il Guinness. E anche se ha interrotto il giro del mondo per un incidente in Arizona, dove è stata investita da un’auto, i supporter del sito Keep Brave sanno che Paola non mollerà .
La bici ha un ruolo anche nella vita di lui. Ancora più importante nella “Weltanschauung” della Casaleggio &Son.
Uno dei soci, colleghi e amici di Davide è Marco Bucchich, uomo forte dell’azienda. «Marco pratica lo yoga e ha la passione delle biciclette.
Recupera pezzi usati, le rimette a nuovo, poi le porta in studio. Così molti di noi girano in bici», raccontano alla Casaleggio. Una specie di team building su due ruote, nel segno dell’Ashtanga, la pratica trascendentale indiana: «Si pedala con lo scatto fisso, che diventa una forma di meditazione. E si frena all’indietro», continua un collega: «Anche se Davide è fedele alle sue mountain bike, con cui percorre terreni accidentati».
Come l’agenda d’autunno dei 5 stelle. Molti i fronti aperti: legge elettorale e riforme, lavoro, economia. E così i parlamentari sono spaesati, forse non orfani ma in crisi di identità . Attendono la grande kermesse del Circo Massimo, dal 10 al 12 ottobre. E sebbene la presenza di Davide non sia confermata, è già  certo che l’organizzazione dell’evento più importante della stagione grillina è stata affidata proprio a Bucchich, braccio destro di papà  e figlio
Perchè Davide lavora così, nell’ombra.
Tanto che a Montecitorio, o in quell’ufficio comunicazione che a detta di molti è la stanza dei bottoni, si è fatto vedere una sola volta. A luglio, per risolvere il pasticcio che aveva coinvolto il deputato toscano Massimo Artini, incaricato di mettere a punto una piattaforma informatica.
Un lavoro delicato, da realizzare d’intesa con la Casaleggio e finito invece nella bufera, con l’accusa di aver creato un sistema parallelo a Grillo. Morale, la vicenda sembra sopita, nessuno ne parla più, ma in realtà  manca ancora la parola “fine”. «La metterà  Davide», ripetono tutti. Quando e come non si sa.
CHI CONTROLLA IL MEET UP
Pure dei “Meet Up”, la versione on line delle vecchie sezioni di partito, Davide è il maggior teorico. Scrive Gioia Salvatori nel suo libro “Gianroberto Casaleggio”: «Se un Meet Up viene sciolto poco male. Il corto circuito non brucerà  i centri vicini, che continuano a moltiplicare il messaggio».
Perchè c’è una zona grigia fra la gestione dei server della Casaleggio Associati e le strategie del Movimento 5 stelle.
Esiste, cioè, un potere politico nelle competenze tecniche di chi, materialmente, anima la rete dagli uffici di Gianroberto &Son. Se anche a parole, ripetono tutti che «no», che «sono due canali diversi», che «si tratta solo di un supporto tecnico», dal Nord-est arrivano indizi in senso opposto.Tutto comincia alcuni anni fa a Udine.
Prima del boom elettorale del M5s, il Meet Up più importante della zona si chiamava “Friuli in movimento”.
Era guidato dall’organizer, Michelangelo Giumanini, 47 anni, docente alle scuole medie: «Era diventato il decimo in Italia come numero di iscritti, linkato sul Blog di Grillo e considerato fra i più attivi», dice.
Tutto cambia nel 2012, quando con il successo del M5s parte la guerra per cacciare i vecchi. Una guerra che, racconta l’ex grillino, passa per la Casaleggio: «Improvvisamente viene creato dal nulla un nuovo Meet Up in Friuli. E come organizer arriva un ex dipendente di Casaleggio».
Subito dopo «il mio vecchio gruppo sparisce dal Blog ufficiale sostituito dalla nuova sigla», continua Giumanini: «Allo stesso modo, il mio nome scompare dalle “parlamentarie” esattamente alla mezzanotte, quando si dava il via alla votazione. Difficile pensare a una coincidenza».
Così la storia finisce in rete. E Giumanini mette in vendita il Meet Up su Ebay. Già . Sul celebre portale di aste online compare la dicitura “Organizer Meet Up”.
Condizioni dell’oggetto: usato. Offerte: 12. Offerta più alta: 51 euro. Rottamato, insomma, ma sul Web.
Se i dirigenti friulani nicchiano, parlando di «vecchie ruggini», l’ex dipendente della Casaleggio, raggiunto al telefono da “l’Espresso” chiede l’anonimato e, sui controlli diretti della società  sui Meet Up, rivela: «Funziona così: i dipendenti più fidati seguono le vicende del M5s. La catena di comando prevede che le segnalazioni vadano fatte a loro o, per fatti gravi o questioni rilevanti, ai vertici. Io parlavo con Gianroberto in persona. E risolsi la situazione».
NON CHIAMATEMI L’EREDE
Una successione solo tecnica, dunque? O anche politica?
Se il delfinato dei Casaleggios in azienda è ormai dato per certo, le eventuali ripercussioni sul M5s infiammano il dibattito. Da quel 28 maggio, quando Grillo volò a Bruxelles per incontrare il leader dell’Ukip, Nigel Farage.
C’era chi insinuava che Davide fosse in rapporti «molto stretti» con il mondo anglo-americano, evocando servizi segreti e spie, e chi invece giurava che il rampollo Casaleggio stesse con Grillo solo in veste di interprete.
Eppure in parlamento quella presenza scosse gli equilibri: «Un gruppo di noi», racconta un deputato, «si chiese se stessimo per fare la fine di Forza Italia», in aria di passare per via ereditaria alla primogenita dell’ex Cav, Marina.
Da quel giorno teorie e retroscena si sono accumulati. Cominciarono a serpeggiare nomignoli come “Pier Davide” o “la Marina B. dei grillini”.
E arrivarono pure le battute dei colleghi. Come il capogruppo leghista alla Camera, Massimiliano Fedriga, che sorridendo butta lì: «Ve lo garantiamo noi: con i “Trota” non si va lontano».

Cerno e Fantozzi
(da “L’Espresso”)

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LE 5STELLE STANNO A GUARDARE: GRILLO FORSE NON SE N’E’ ACCORTO, MA DOVREBBE ESSERE IL CAPO DELL’OPPOSIZIONE

Settembre 19th, 2014 Riccardo Fucile

AI CINQUESTELLE CONTINUA A MANCARE COERENZA, CHIAREZZA E UN PROGETTO CREDIBILE E VISIBILE

Chi è oggi, cosa dice, cosa fa la sinistra italiana nel momento in cui la destra annaspa e dimostra di non essere la dispensatrice di miracoli che forse molti elettori avevano creduto che fosse?
Si decide ad assumere un nome, un volto, un programma, oppure vuol continuare a fare (sia pure, bisogna riconoscerlo, sottovoce e urbanamente) delle prove d’orchestra alla Fellini?
Sono domande che non aspettano risposte perchè nessuno, purtroppo, ha i titoli per darne, ma che mezza Italia si pone.
È vero che forse anche l’altra mezza… Ma non è una consolazione”.
Così Indro Montanelli, sul Corriere del 7 giugno 2001, un mese e mezzo prima di lasciarci, chiudeva quello che sarebbe stato il suo penultimo editoriale.
S’intitolava “Il tricheco di sinistra” e profetizzava, nel momento del massimo consenso berlusconiano, il declino del Caimano inseguito dalle sue bugie.
Ma anche l’atavica incapacità  della sinistra di proporre un progetto alternativo per le sue divisioni, compromissioni e confusioni.
Grillo, Casaleggio e gli eletti M5S farebbero bene a leggerselo e a rifletterci.
Il loro successo nasce proprio dal tradimento del centrosinistra, che con i suoi inciuci e malaffari ha abbandonato i temi della legalità , dell’ambiente, dell’equità , della trasparenza e della partecipazione, regalando immense praterie ai “grillini”.
Ma, sostituendo qualche parola, quell’editoriale può insegnare molto anche a loro.
Chi è oggi, cosa dice, cosa fa il M5S nel momento in cui le larghe intese Renzusconi annaspano e dimostrano di non essere le dispensatrici di miracoli che molti elettori avevano creduto che fossero?
Si decide ad assumere un nome, un volto, un programma, o vuol continuare a fare delle prove d’orchestra alla Fellini?
Dopo sei mesi di campagna elettorale, Renzi è finalmente costretto a fare delle scelte e a misurare le sue slide con la dura realtà  dei conti che non tornano e dei soldi che non ci sono. L’atterraggio dell’empireo dei tweet e dei selfie sulla terraferma dei numeri è tutt’altro che indolore.
Il 99% degli annunci sono balle, ma soprattutto molte delle poche cose fatte non funzionano perchè sono sbagliate.
E qualcuno comincia a capire che la ripresa era una leggenda metropolitana e che a fare i sacrifici saranno i soliti noti: i lavoratori, un’altra volta scippati dei loro diritti; i contribuenti onesti, spremuti da un’evasione spaventosa che il governo non vuole neppure solleticare; e i cittadini, sempre più espropriati del diritto di voto (per il Senato e le Province, e pure per la Camera dei nominati).
In Parlamento i 5Stelle hanno assunto quasi sempre la posizione giusta, anche a costo di sfidare i vertici (vedi reato di clandestinità ).
E bene fanno ora a respingere il ricatto sul duo Violante-Bruno, offrendo i loro voti a candidati indipendenti per la Consulta.
Ciò che manca però è un progetto complessivo che risulti credibile e autorevole. Ma anche visibile.
E qui non si scappa: le idee camminano sulle gambe degli uomini e questi devono farsi sentire. Affidare la comunicazione al blog di Grillo e alle sue uscite per metà  azzeccate e per metà  goliardiche, scombiccherate, estemporanee e cacofoniche (tipo quelle su immigrati e Tbc), per giunta alternate dai balletti “tv sì-tv no”, “vado da Vespa-mai più da Vespa”, è un errore madornale.
In Parlamento si possono fare cose splendide, ma se poi la gente non le viene a sapere, strillare ai media di regime (sai che novità ) non serve.
Manca una figura credibile e autorevole che ogni sera enunci ai tg e ai giornali (i talk show visti finora sono i salotti del Nazareno) la posizione della prima e spesso unica forza di opposizione. Un portavoce eletto dagli eletti non snaturerebbe il movimento nè lo trasformerebbe in partito. Che sia Di Maio o un altro, poco importa: purchè ci sappia fare.
Quando Renzi si atteggia a ultima spiaggia, fa ridere: morto un premier se ne fa sempre un altro. Ma, senza un’alternativa seria, l’altro sarà  sempre uguale al predecessore.
I 5Stelle ci pensino, nei tre giorni al Circo Massimo.
E ci pensi soprattutto Grillo che forse non se n’è accorto, ma è il capo dell’opposizione.
Se non vuol farlo lui, lo faccia fare a qualcun altro.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)

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NIENTE SCONTRINI NÈ DIARIE: I CINQUESTELLE A BRUXELLES SI TENGONO LO STIPENDIO DI 18.000 EURO

Settembre 16th, 2014 Riccardo Fucile

E NON VERSANO NEANCHE I 1.000 EURO DESTINATI AL FONDO PER LA COMUNICAZIONE

Volevano evitare la guerra degli scontrini almeno in Europa, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Dopo le liti sulla diaria da restituire — «abbiamo un problema di cresta», aveva confessato il fondatore sul blog — per Bruxelles e Strasburgo si era deciso di fare diversamente.
I 17 parlamentari europei del Movimento — a differenza di deputati e senatori grillini — possono tenersi i loro stipendi.
Guadagnano 8000 euro lordi al mese, più 304 al giorno di diaria (corrisposti quando sono nelle sedi europee), e 4299 per le spese generali (telefono, computer, attività  degli uffici).
Oltre, ovviamente, ai rimborsi per le spese di viaggio.
Il totale oscilla tra i 17mila e i 19mila euro lordi al mese.
Cui si aggiungono i 21.200 del fondo che serve loro ad assumere 6 collaboratori, 3 italiani e 3 a Bruxelles, gestito direttamente dal Parlamento europeo.
E però, il regolamento che hanno firmato per potersi candidare qualche richiesta la faceva: affidare la comunicazione a un gruppo di lavoro scelto dalla Casaleggio Associati (quello guidato da Claudio Messora), pagarne gli stipendi attraverso il fondo per i collaboratori (ognuno dei 17 europarlamentari ha assunto due persone).
Infine, devolvere 1.000 euro per il funzionamento di quel gruppo.
È qui che il meccanismo si è inceppato. Finora quei soldi non sono arrivati, con grande irritazione degli uomini di Casaleggio inviati a Bruxelles.
I parlamentari si sono insediati il primo luglio, i collaboratori sono stati assunti, ma del fondo da creare per la comunicazione neanche l’ombra. Anzi.
«Il 12 agosto gli eurodeputati sono andati a chiedere la testa di Messora », racconta chi ha parlato con lo staff. Ignazio Corrao, trentenne di Palermo, capogruppo dei 5 stelle nella delegazione che condividono con l’Ukip di Nigel Farage, la spiega diversamente:
«Le nostre indennità  sono più basse di quelle italiane, e calcolate in modo diverso. Dobbiamo solo trovare un modo di donare questi soldi senza che qualche strano organismo tra 5 anni venga a chiederci la restituzione di migliaia di euro. Non è facile, abbiamo consultato degli avvo…dei funzionari che stanno studiando la questione». Assicura, Corrao, che lo stesso staff della Casaleggio sta cercando una soluzione.
Non conferma la diversità  di vedute sul gruppo di comunicazione, anche se dice: «Io sono uno stakanovista, lavoro 16 ore al giorno, ognuno di noi ha una visione diversa di come deve funzionare una struttura, ma rispetteremo l’impegno, evitando di far sorgere problemi».
Alla riunione del 12 agosto c’era anche lui: «Si è parlato solo della linea operativa per i prossimi mesi, su cosa spingere di più comunicativamente. Nient’altro».
I militanti vicini a Messora non la pensano così: la voce è che gli europei vogliano far da sè, che considerino perdente la linea comunicativa a 5 stelle.
In questi giorni, però, guru e fondatore hanno altro a cui pensare: la clausola imposta per le candidature alle prossime regionali, la necessità  di non essere indagati, è vista come un tentativo di far fuori il capogruppo in Emilia Romagna, Andrea De Franceschi (finito come gli altri responsabili dei gruppi nell’inchiesta Spese pazze, e appoggiato dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti).
Mezzo partito in regione, e parecchi deputati e senatori, sono pronti a dar battaglia. Giulia Sarti chiede che su una regola del genere si decida tutti insieme («Anche io e Di Maio siamo stati querelati, non potremo ricandidarci?»).
E chiede che sulle votazioni del blog — chiamato ora ad eleggere i candidati in regione — vigili sempre un organismo terzo.

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)

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REGIONALI EMILIA: IL CINQUESTELLE SI CANDIDA ANCHE SE INDAGATO

Settembre 14th, 2014 Riccardo Fucile

APPELLO A GRILLO; “VIA LA NORMA”… IL CONS. REG. DEFRANCESCHI INDAGATO PER PECULATO NELLA VICENDA RIMBORSI, VUOLE CANDIDARSI LO STESSO

Eliminare la norma “anti-inquisiti” dal regolamento per le consultazioni online del Movimento 5 Stelle in vista delle elezioni regionali che in Emilia Romagna stabiliranno il successore dell’ex governatore Vasco Errani, dimessosi in seguito a una condanna penale nell’ambito della vicenda Terremerse.
L’opzione, cioè, che escluderebbe dalla campagna elettorale (che si concluderà    il 23 novembre prossimo) il capogruppo pentastellato di viale Aldo Moro Andrea Defranceschi.
Che pure, nonostante il parametro introdotto da Beppe Grillo proprio in occasione della tornata elettorale in Emilia Romagna come in Calabria, ha deciso di candidarsi comunque alla presidenza della Regione.
“Sì, mi sono candidato — spiega Defranceschi — Per la precisione, ho cliccato in automatico appena aperte le liste, prima di far caso all’introduzione del nuovo parametro di selezione. Quello di inquisito. Il mio casellario giudiziale è pulito, vi vengono iscritti solo procedimenti penali in corso, cosa che io non ho”.
E’ partito dal Movimento 5 Stelle di Monzuno, in provincia di Bologna, ma sta già  raccogliendo consensi a livello nazionale, l’appello rivolto a Beppe Grillo per cancellare, dal regolamento della selezione online dei candidati alla presidenza dell’Emilia Romagna (iniziate il 10 settembre scorso) e della Calabria, la voce che esplicita “che al momento della candidatura e durante l’intero mandato il candidato non dovrà  avere riportato condanne in sede penale, nè essere inquisito”.
E che, quindi, estrometterebbe dalla competizione Defranceschi, indagato dalla Procura della Repubblica di Bologna, assieme ai capigruppo di tutti i partiti eletti in Regione (in carica tra la metà  del 2010 e la fine del 2011), con l’ipotesi di reato di peculato, nell’ambito dell’inchiesta ‘spese pazze’, ormai alle battute finali.
L’introduzione della condizione di ‘inquisito’ fra i criteri che sbarrano l’accesso alle candidature, interpretata da molti, dentro il Movimento, come ‘ad personam’ proprio per escludere Defranceschi, “non ci trova d’accordo — spiegano gli attivisti di Monzuno — perchè è discrezionale e mai applicata in precedenza. Si è sempre parlato di fedina penale pulita e di non avere carichi pendenti. Come sarebbe possibile, da parte dello staff, garantire che venga rispettata tale regola nel momento in cui sul casellario giudiziale non sono riportati eventuali procedimenti ancora nella fase delle indagini preliminari?”.
Tale condizione, poi, prosegue la nota, “non è stata sottoposta a voto fra gli iscritti. Chiediamo quindi che venga introdotta, eventualmente, solo a seguito di una votazione generale, e che fino a quel momento vengano bloccate le candidature o mantenute con i medesimi requisiti delle precedenti votazioni”.
L’appello circola tra gli attivisti emiliano romagnoli già  da qualche giorno, e a lettera inviata sono arrivate le prime adesioni da parte di eletti e parlamentari

Annalisa Dall’Oca

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APPRENDISTI CIALTRONI: GRILLO CREA ALLARME SOCIALE SU EBOLA MA USA LA FOTO DI UN CADAVERE DI 40 ANNI FA

Settembre 12th, 2014 Riccardo Fucile

DOPO LA PATACCA TUBERCOLOSI, ORA CI RIPROVA CON EBOLA… A CORREDO SPACCIA LA FOTO DI UN MORTO IN RHODESIA NEGLI ANNI ’70 COME SE FOSSE UNA VITTIMA DELLA NUOVA EPIDEMIA

Un allarmismo dietro l’altro, di malattia in malattia.
Dieci giorni fa Beppe Grillo si era lanciato sulle pericolose conseguenze della tubercolosi portata dai migranti in Italia, incassando la replica di esperti e ricercatori che lo avevano accusato di usare “parole fuorvianti”.
Oggi torna a insistere, e decide di puntare sul virus dell’ebola per sottolineare il rischio “pandemia” che si corre in Europa e inoltrare richieste politiche a Commissione e Consiglio europeo.
Ma stavolta la Rete, punto di forza del Movimento 5 Stelle, non perdona. E gli si rivolta contro.
Stamani, infatti, sul blog del leader pentastellato, un post a firma ‘Movimento 5 Stelle Europa’ aveva lanciato un nuovo allarme ebola nel Vecchio Continente.
A corredo del pezzo (“una stretta di mano, un bacio sulla guancia, un rapporto sessuale: per contrarre il virus dell’ebola basta poco. Dopo 7-10 giorni arrivano i primi sintomi che corrodono l’anima. Diarrea, vomito, congiuntivite prima, poi arrivano delirio, shock e perdita di sangue. Infine la morte. Tutto questo non è un film genere splatter, succede a pochi km dall’Europa. Anzi succede già  in Europa”), la foto di un cadavere martoriato.
Sui social network, però, si è subito scatenato un fact checking che in pochi minuti ha smascherato il ‘trucco’.
L’immagine utilizzata non ritrae un uomo ucciso dal virus ebola, ma risale a circa quarant’anni fa.
Si tratta di una immagine diffusa negli anni Settanta dal governo della Rhodesia (oggi Zimbabwe, nell’Africa orientale), quando nel Paese era in corso una guerra tra il governo ufficiale e i ribelli di Robert Mugabe, attuale presidente.
Trascorrono alcune ore, e sul blog tutto a un tratto si materializza la correzione: la foto viene cambiata, l’allarmismo però rimane tale.
Soltanto alcuni mesi fa, un’altra riproduzione pubblicata sul blog di Grillo aveva provocato reazioni e polemiche: quando, per riscrivere Primo Levi e attaccare Colle e premier, il comico genovese aveva scelto di utilizzare la Shoah, con tanto di scatto taroccato del tristemente noto ingresso di Auschwitz.

(da “La Repubblica”)

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LE BALLE DI GRILLO, LA ASL DI FERRARA: “QUA NESSUN POLIZIOTTO E’ AFFETTO DA TBC”

Settembre 6th, 2014 Riccardo Fucile

IL BLOG DI GRILLO AVEVA PARLATO DI “TRE CASI CONCLAMATI” A CAUSA DEL SERVIZIO ASSISTENZA MIGRANTI… IL DIPARTIMENTO SANITA’ SMENTISCE: “UN SOLO CASO DI POSITIVITA’ AL TEST MA IL SISTEMA IMMUNITARIO HA REAGITO E DEBELLATO LA MALATTIA”

“A Ferrara nessun agente di polizia è affetto da tubercolosi”.
È una smentita quella che arriva dal dipartimento di sanità  pubblica dell’Azienda sanitaria estense.
Per voce del suo direttore, il dottor Giuseppe Cosenza, si viene a sapere che uno dei tre casi di “tubercolosi conclamata” denunciati dal sindacato di polizia del Consap, e ripreso dal blog di Beppe Grillo, è in realtà  un falso allarme.
La notizia era stata ripresa anche dal sindacato del Sap, secondo il quale l’agente in questione aveva contratto la tbc mentre operava al servizio fotosegnaletica, entrando in contatto con un migrante richiedente asilo mentre era in attesa di giudizio davanti alla Commissione territoriale.
Eppure proprio dalla polizia e dal medico della polizia non è prevenuta alcuna segnalazione in questo senso.
“Non risulta nulla — conferma Cosenza -. La situazione è ferma a quanto abbiamo già  avuto modo di spiegare a luglio”.
A luglio i sindacati di polizia annunciarono in una conferenza stampa congiunta la presenza di due casi di tbc tra i colleghi. Anche quella volta l’azienda sanitaria fu costretta a smentire la notizia.
Ad oggi, fa sapere il dipartimento di sanità  pubblica, c’è stato nella provincia estense un solo caso di un agente positivo al test Mantoux.
“Il che significa — prosegue il medico — che il soggetto in questione è venuto a contatto con il bacillo di Koch, l’agente responsabile della patologia. E il suo sistema immunitario ha reagito debellandolo. Non significa assolutamente che ci sia una malattia in corso”.
Il direttore del dipartimento chiarisce anche un altro punto, quello dei controlli medici alle frontiere, che forse che ha destato il maggior allarmismo, tanto da far scendere in campo Medici senza frontiere.
“Gli immigrati sono stati sottoposti a controllo clinico-radiologico volto a escludere la presenza della malattia e a Ferrara abbiamo avuto esito negativo per tutti”.
Quanto all’insorgere della fobia da contagio, Cosenza invita a non creare panico inutile: “la Tbc è una malattia con bassa capacità  infettiva che si trasmette prevalentemente per via aerea e il contagio avviene in situazioni particolari, come condizioni di igiene non buone, luoghi chiusi, magari affollati e presenza di persone ammalate di tubercolosi, non certo scattando delle fotografie”.

Marco Zavagli

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LE BALLE DI GRILLO: IN CALO IN ITALIA I CASI DI TBC, DA 12.247 A 4.418

Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

MEDICI SENZA FRONTIERE: “ALLARMISMO BASATO SU PAURA E IGNORANZA”… E ANCHE L’OMS SMENTISCE LE BALLE FATTE GIRARE ARTATAMENTE

Non si ferma la campagna online di Beppe Grillo sul presunto aumento dei casi di tbc, che svolta però con la smentita da parte di Medici senza frontiere, secondo la quale i casi in Italia sarebbero addirittura in diminuzione.
Ci aveva provato la presidente della Camera Laura Boldrini a gettare acqua sul fuoco dell’allarmismo, scatenato in questi giorni da Beppe Grillo, sul ritorno della tubercolosi in Italia che, secondo quanto scrive il comico genovese sul suo blog, sarebbe da imputare al flusso di immigrati provenienti dal Nord Africa.
«I migranti – ha detto Boldrini – arrivano sfiniti, stanchi, con problemi di disidratazione, ma sono sani».
Le sue parole, però, non sono bastate al leader del Movimento 5 Stelle, che dopo i post dei giorni scorsi accompagnati dall’hashtag #tbcnograzie è tornato oggi a parlare di Tbc lanciando su Twitter #PoliziottoStaiSereno, subito ripreso da simpatizzanti e attivisti 5 Stelle.
La risposta di Medici senza frontiere
A smentire Grillo, però, è Medici senza frontiere.
L’ong ha diramato, infatti, un comunicato nel quale parla di «allarmismo basato sulla paura e l’ignoranza piuttosto che sui fatti».
«I nostri operatori umanitari – si legge – sono sulle coste della Sicilia per fornire assistenza. Nei primi mesi del 2014 abbiamo effettuato, insieme all’Azienda sanitaria provinciale di Pozzallo, il primo screening sanitario per circa 12 mila persone appena sbarcate. Sono generalmente giovani, in buono stato di salute. La quasi totalità  delle malattie diagnosticate all’arrivo è legata alle difficili condizioni di vita e del viaggio che devono affrontare: infezioni dermatologiche, dolori articolari, piccole ferite, debilitazione generale e così via. La maggior parte di loro viene da paesi in guerra, come la Siria e la Somalia, o da paesi in cui vengono perseguitati, come l’Eritrea».
I dati sulla tbc in Italia
Medici senza frontiere, oltre a smentire le affermazioni di Grillo, secondo il quale gli immigrati che arrivano sulle coste italiane non vengono sottoposti a controlli medici, nega la tesi secondo cui la tubercolosi sarebbe stata debellata in Italia da anni.
La tubercolosi è una malattia presente in Italia da decenni: nell’ultimo cinquantennio, inoltre, il numero annuale di casi di Tbc registrati dal sistema di notifica nazionale è diminuito da 12.247 a 4.418 unità . Un trend confermato anche dall’Istituto superiore di sanità .
La diminuzione dei casi di Tbc non riguarda solo il nostro Paese, ma è confermata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità .
Nel rapporto “Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe 2014”, pubblicato dall’Ufficio europeo dell’Oms, si legge che nel 2012 nei 53 Paesi si sono verificati un numero stimato di nuovi casi di tubercolosi pari a 353mila (circa il 4% del totale mondiale), che equivale a un’incidenza media di 39,4 casi per 100.000 abitanti.
I dati sull’incidenza della malattia all’interno dell’Oms Europa mostrano, per l’ultimo decennio, una riduzione annuale del 5% nell’incidenza della Tbc.
Nei Paesi dell’Unione europea (Ue) e dello Spazio economico europeo (See) la riduzione annua è stata del 6% (68 mila casi segnalati nel 2012).
Confermata, quindi, la tesi di Medici senza frontiere, secondo cui «non si può parlare di un riemergere della malattia».

Francesco Zaffarano
(da “La Stampa”)

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