Destra di Popolo.net

IL BUSINESS A 5 STELLE DI CASALEGGIO, UTILI QUADRUPLICATI

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

FATTURATO A 2,1 MILIONI DI EURO

È stato un 2013 d’oro per la Casaleggio Associati, la società  di comunicazione fondata da Gianroberto Casaleggio, guru del Movimento 5 Stelle.
Lo spiega oggi Il Giornale riportando i dati del bilancio dell’anno passato depositato dall’azienda.
La politica fa bene ai conti della società  del guru M5s: due milioni di fatturato, quadruplicati gli utili
Se nel 2012 la Casaleggio Associati fatturava 1,3 milioni di euro, nel giro di un anno ha quasi raddoppiato il giro d’ affari, chiudendo con un ricavo di 2,1 milioni di euro. (..)
I profitti sono passati dai 68mila euro del 2012 a 255mila nel 2013, con un dividendo di 245 mila euro staccato ai quattro soci secondo le rispettive quote: il 30% a Casaleggio, l’altro 30% a suo figlio Davide, il restante 40% ai due soci Lucia Eleuteri e Mario Bucchich.
Fonte principale dei ricavi del gruppo, scrive il quotidiano, è prima di tutto il blog di Beppe Grillo, di cui la società  incassa i profitti pubblicitari.
Oltre al sito del leader 5 stelle, la società  gestisce anche il portale del Movimento due siti di informazione (Tze Tze e La Fucina), spesso linkati dalle altre pagine gestite dal gruppo.

(da “Huffingtonpost”)

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DAL PATTO DEL NAZARENO AL “PATTO DEL BAR”

Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile

ALFANO DA’ VOCE ALLA RIVOLTA DEI PICCOLI: “RENZI DEVE TRATTARE”

È con l’idea di archiviare il “Patto del Nazareno” e di siglare il “patto del BAR” sulla legge elettorale che Alfano varca la soglia di palazzo Chigi.
Dove BAR sarebbe l’acronimo di Berlusconi-Alfano-Renzi, insomma un patto a tre e non più a due. Proprio il giorno prima dell’incontro del premier col Cavaliere.
Per questo Angelino, in versione battaglia della vita, specifica all’inizio dell’incontro col premier che non parla solo a nome del suo partito consapevole che Renzi lo considera morituro, ma del nascituro gruppo “costituente popolare” che sta per essere battezzato in Parlamento.
Il rassemblement di centristi — Ncd, Udc, quel che resta di Scelta civica e di popolari per l’Italia – i cui parlamentari si sono riuniti la mattina proprio per investire Alfano di un mandato pieno a trattare.
Affidandogli un doppio messaggio, da mettere sul tavolo di Renzi come un pistola. Uno numerico, ovvero che il nascituro gruppo conta di 95 eletti, tra deputati e senatori, quindi in Parlamento è più numeroso di Forza Italia.
Il secondo messaggio, che suona come una subordinata al primo, è che questa “seconda gamba” della maggioranza è l’alleato con cui Renzi dovrà  affrontare il settembre nero, l’eventuale manovra, le difficoltà  dei conti.
Pretendere di stritolarlo nell’asse con Berlusconi non sarebbe privo di conseguenze.
Alfano è un mite mediatore, ma all’interno del suo gruppo c’è già  chi teorizza che “se Renzi e Berlusconi “continuano col patto a due mettendo sulla legge soglie che ci cancellano allora bisogna ragionare di crisi di governo”.
E che il nuovo gruppo nasce proprio per “trattare con maggiore forza con palazzo Chigi e rompere il patto del Nazareno”.
Basta ascoltare i ragionamenti di Roberto Formigoni e di Fabrizio Cicchitto. È per questo che Alfano propone a Renzi quella che ai suoi occhi appare come una via ragionevole. In prima battuta fa sua la proposta che Gaetano Quagliariello ha illustrato sull’HuffingtonPost — voto di lista e non di coalizione — che di fatto smonta l’Italicum. Un modo per far capire che, come si diceva una volta, a brigante brigante e mezzo.
Poi chiede, nell’ambito della trattativa sulle soglie, quella del 2 per cento per i coalizzati e il 4 per i non coalizzati, praticamente le soglie del Consultellum.
Come contropartita cede sui 120 capilista bloccati, che per un partito come il nascituro rassemblement di centro rappresentano un bel problema.
Perchè è chiaro che un partito piccolo o medio elegge un deputato per circoscrizione se gli va bene, quindi chi non è capolista non ha alcuna motivazione ad acchiappare voti e a correre.
Due e quattro. Soglie che Alfano propone anche con l’obiettivo di andare a vedere le intenzioni di Berlusconi: “Se vuole un’alleanza con noi deve dare segnali. Su questo si misurano le sue vere intenzioni”.
Perchè dietro i numeri c’è una partita politica enorme.
“Questi di Alfano non contano più nulla, con Renzi ci parliamo noi e devono ragionare come se già  stessero in coalizione con noi” è il ragionamento schietto dei berlusconiani. Proprio perchè lo sa, Alfano affida alle due soglie basse le speranze di sopravvivenza.
Il quattro consente di andare da soli, se invece i sondaggi dicono che tira un’ariaccia al momento delle alleanze, il due consente di stare in coalizione e di eleggere qualcuno. Nell’ambito della trattativa è stato già  messo in conto che il due diventerà  tre.
Perchè è chiaro che per Berlusconi non avrebbe più nessun appeal una legge “salva-piccoli”. Renzi annota, in vista dell’incontro con Berlusconi.
Il risultato gli pare a portata di mano. È convinto di chiudere al 4 (per i coalizzati) e 5 (non coalizzati).
E di “avvitare” — così dicono a palazzo Chigi — l’accordo prima della pausa. E magari di annunciarlo già  nel corso del discorso che farà  giovedì al Senato.

(da “Huffingtonpost”)

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RAGUSA, LA RIVOLUZIONE GRILLINA SI E’ FERMATA, NONOSTANTE I SOLDI DEL PETROLIO

Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile

BILANCIO NEGATIVO UN ANNO DOPO LA VITTORIA, NONOSTANTE I 14 MILIONI DI ROYALTY INCASSATI PER L’ESTRAZIONE DELL’ORO NERO

La “rivoluzione” a 5 Stelle? Richiede tempo.
Parola di Federico Piccitto, sindaco pentastellato di Ragusa, in sella ormai da più di un anno, dopo che al ballottaggio nel giugno del 2013 ha sconfitto con il settanta per cento dei voti Giovanni Cosentini, appoggiato da Pd, Udc e Pdl.
Negli ultimi mesi ha avuto anche un problema con il Meetup locale: declassato da attivista a simpatizzante, ma assicura che è tutto risolto.
“La rivoluzione richiede tempo, noi possiamo provare a cambiare la parte politica. Ma l’amministrazione passa anche dal rapporto coi dirigenti, con la burocrazia”, spiega Piccitto, ingegnere trentottenne, camicia con le maniche svoltate e modi garbati tipici di chi è cresciuto tra i salesiani.
Dicono che nel giorno della vittoria, quando i ragusani decisero di eleggere il primo sindaco a 5 Stelle di Sicilia, davanti al Comune, in mezzo alle meraviglie barocche, si riversarono a migliaia per festeggiare la nuova era.
Oggi, tredici mesi dopo quel giorno storico, gli entusiasmi nel capoluogo più a Sud d’Italia sembrano più sopiti.
“Il primo anno di Piccitto? Mah, niente di straordinario per adesso, ma sempre meglio di Nello Di Pasquale” sono i commenti raccolti nei bar intorno al centro ibleo.
Di Pasquale, una vita ad inseguire la Dc nelle sue varie mutazioni, ha amministrato Ragusa sotto le bandiere di Forza Italia, prima di scoprirsi acceso sostenitore di Rosario Crocetta.
LA CITTA’ DELLE ROTATORIE
Un giro completo di partiti e sigle per l’ex sindaco, che nei sei anni di amministrazione ha quasi metaforicamente riempito Ragusa di rotatorie: prima di arrivare ad ammirare il Barocco, infatti, bisogna percorrere decine di rotonde, che sono ovunque, anche dove non avrebbero motivo di esistere.
Ma non è l’unica eredità  lasciata in dote a Piccitto. Che, però, a differenza degli altri sindaci pentastellati d’Italia, può ritenersi fortunato.
La città  iblea, infatti, è un caso anomalo rispetto agli altri centri che hanno deciso di affidare la poltrona di primo cittadino ad un esponente del Movimento 5 Stelle.
A differenza di Bagheria e di Parma, per esempio, la situazione economica della città  di Ragusa non è disastrosa: solo quest’anno nelle casse del comune sono arrivati circa 14 milioni di euro, le royalties delle aziende petrolifere che estraggono oro nero nei dintorni. È per questo che i ragusani hanno eletto Piccitto: per ottenere un cambio di passo, una rivoluzione che tramutasse la città  dei ponti in un centro moderno.
“UN ANNO? IL MINIMO PER CAPIRE LA MACCHINA”
Nei primi dodici mesi però la rivoluzione a 5 Stelle è rimasta per il momento in sonno. “Un anno è il tempo minimo per capire la macchina amministrativa, che ha vulnerabilità  e risorse. Ma ci vuole tempo per comprenderla in pieno” si giustifica il diretto interessato, riassumendo i primi difficili dodici mesi della sua amministrazione.
“Ci siamo insediati a giugno — spiega — dopo un anno di commissariamento e con il patto di stabilità  sforato. Il primo bilancio siamo riusciti a farlo a novembre, a dicembre abbiamo fatto gli impegni di spesa, e quindi i nostri interventi sono partiti a marzo, aprile”.
Una tempistica che ha scatenato chiaramente le critiche dell’opposizione. “Se uno guarda da osservatore esterno dice: sono arrivati a giugno e hanno iniziato a lavorare a marzo. Adesso, però, cerchiamo di essere a regime”.
I progetti per cambiare la città  sono tutti lì sul tavolo: primo tra tutti la realizzazione di una zona franca nel centro di Ragusa con l’esenzione della Tasi (tassa sui servizi indivisibili), della Tari (spazzatura) e della Tosap (occupazione suolo pubblico) per chiunque apra un’attività  commerciale o acquisti e restauri un’immobile.
Poi c’è il vecchio pallino della metropolitana di superficie: un progetto realizzabile grazie al fatto che la città  è attraversata da 17 chilometri di ferrovia.
Quindi ci sarà  da progettare il nuovo piano regolatore generale. “C’è talmente tanto lavoro da fare che avrei bisogno di più assessori” dice Piccitto a sorpresa.
Un esponente dei Cinque Stelle contrario alla spending review? “
Non dico di spendere più soldi, ma con gli stessi avere più persone con deleghe diverse”.
IL CASO RIFIUTI
Fino ad oggi però gli atti amministrativi che Piccitto ha firmato più spesso sono stati atti di proroga: in più di cento casi, secondo i giornali locali, l’amministrazione ha dovuto prolungare vecchi affidamenti piuttosto che bandire nuove gare d’appalto.
“Certo, ammetto che spesso abbiamo dovuto ad affidarci a questa misura ma è accaduto per un difetto di programmazione: se decido che ho bisogno di un servizio che in scadenza la prossima settimana, devo sempre pensare che ci vogliono due mesi per fare la gara d’appalto”.
La proroga più importante ha finora riguardato l’affidamento del servizio per la raccolta dei rifiuti che a Ragusa è appannaggio dell’Impresa ecologica di Vito Busso ((il fratello Giuseppe Busso gestisce lo smaltimento rifiuti nella vicina Scicli: in passato è stato coinvolto nell’inchiesta Trash, mentre recentemente si è visto arrestare tre dipendenti per fatti di mafia) fin dai tempi di Di Pasquale: un servizio che costa 9 milioni di euro e che raggiunge solo il venti per cento di differenziata.
“È una soglia che deve crescere — spiega Piccitto — serve a questo il nuovo bando d’affidamento della durata di sette anni che stiamo preparando”.
Solo che da mesi la gara d’appalto per scegliere i nuovi gestori dello smaltimento rifiuti non riesce a diventare un atto formale: complice anche il siluramento di Claudio Conti, ex assessore all’ambiente, sollevato dall’incarico da Piccitto nell’aprile scorso.
“Abbiamo dovuto cambiare: questione di tempi. Siamo arrivati con i tempi lunghi, è per questo che prima di fare la gara d’appalto per sette anni ne dovremmo fare una da sei mesi. Abbiamo l’occasione per programmare vent’anni d’interventi che cambieranno Ragusa. Ma per farlo dobbiamo studiare la macchina amministrativa a tempo pieno” dice Piccitto, che, smessi i panni da barricadero pentastellato, si è chiuso in comune a lavorare.
“LA MIA STANZA? USATA POCO”
“Il sindaco? Non si vede mai. Quelli di prima passavano, bevevano qualcosa, offrivano agli amici: lui niente. Neanche una passeggiata a Marina di Ragusa” si lamentano i gestori dei bar intorno al Municipio, abituati da secoli ad una politica del caffè sospeso e del doppio bacio sulla guancia.
“Forse — azzarda Piccitto — mi rimproverano di non essere troppo spesso in giro, ma la vede questa stanza? Ci vivo dodici ore al giorno. Ho messo sedia nuova e computer. Quando sono entrato era praticamente vuota, solo una stanza di rappresentanza: si vede che il mio predecessore la usava poco”.

Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano“)

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SENATO, CHITI CHIEDE TEMPO, GRILLO VA ALLA “GUERRIGLIA”

Luglio 29th, 2014 Riccardo Fucile

I DISSIDENTI DEMOCRATICI APRONO A RENZI: “DISCUTIAMO SULLE RIFORME FINO A SETTEMBRE”… I CINQUE STELLE PENSANO DI PORTARE IN STRADA LA PROTESTA

Grillo battezza l’Aventino dei 5 Stelle. Tutti fuori del Parlamento, per portare nelle piazze la protesta contro l’abbattimento del Senato elettivo.
Ma il rilancio che pesa arriva dal dissidente dem Vannino Chiti, con una proposta avallata da gran parte delle opposizioni: ritiro delle migliaia di emendamenti in cambio della soppressione della tagliola, con voto finale a settembre.
In serata Renzi apre, con moderazione: “Via gli emendamenti e gli concediamo una settimana in più”.
Ma M5s si sfila: “Non   appoggiamo la proposta di Chiti”.
In un lunghissimo lunedì le opposizioni cercano strade diverse per fermare la riforma del rottamatore. O almeno per limitarne i danni.
La scena se la prende Grillo, che ripiomba a Roma per un’assemblea congiunta con i parlamentari.
Dietro i riflettori, in Senato, i dissidenti del Pd guidati da Chiti e Felice Casson incontrano tutti gli oppositori alla controriforma: Sel, Lega, Pi, 5 Stelle ed ex M5S, fino ai frondisti di Forza Italia (Minzolini).
In serata, un comunicato di Chiti: “Un appello a tutti per superare ostruzionismi e tagliole” , per arrivare a “un confronto costruttivo”, accorpando gli emendamenti sui temi più rilevanti: “Dalle modalità  di elezione del Senato al numero dei deputati e alle immunità ”, fino “ai referendum e alla ripartizione delle competenze tra Stato centrale e Regioni”.
Così “si potranno votare gli emendamenti cruciali e gli articoli della riforma prima della pausa estiva. Poi nelle prima settimana di settebre le dichiarazioni di voto e la votazione finale”.
Questa mattina lo stesso Chiti formalizzerà  la proposta in aula.
A nome dei dissidenti del Pd, ma anche di gran parte delle opposizioni.
Con fiducia, perchè ieri pomeriggio sarebbero arrivati “segnali positivi ” dallo stesso Renzi, a detta di un esponente democratico.
Con posizioni e toni molto diversi dal Grillo che ieri, davanti ai cronisti, è stato netto: “Faremo guerriglie democratiche nelle piazze contro la riforma, è in gioco la democrazia del Paese”.
Di seguito, il fendente: “Mussolini era un moderato rispetto a Renzi, lui non avrebbe mai fatto una legge elettorale così”.
Ma Grillo ufficialmente non chiude il tavolo col Pd: “Aspettiamo ancora, fino all’8 agosto”.
Data entro cui Renzi vorrebbe avere il primo sì sul Senato.
Nel pomeriggio il fondatore del Movimento si presenta davanti all’assemblea congiunta dei parlamentari, alla Camera.
E lancia l’idea: l’Aventino dei 5 Stelle. Più giorni in cui tutti i deputati e senatori lasceranno le Camere per portare la protesta contro la riforma renziana nelle piazze italiane.
La prima dovrebbe essere a Roma: probabilmente dopo l’otto agosto. Ci sarà  anche lui, a protestare contro l’abolizione del Senato elettivo, con una scenografia che rappresenterà  un pezzo di Parlamento.
La speranza è di coinvolgere anche intellettuali e volti noti. Grillo spiega la mossa così: “Dobbiamo tornare tra la gente,è inutile stare sempre qui nei palazzi. Bisogna vedere cosa accade fuori”.
Aggiunge battute: “Vi vedo frustrati a combattere sempre qui con questi, lo siete davvero?”. Si ride.
Grillo lancia anche “la Woodstock del Movimento”, per sua stessa definizione, a parafrasare il famoso evento rock.
Ossia una manifestazione in ottobre di tre giorni “nella più bella piazza d’Italia” (quale non si ancora) in cui tutti gli eletti dei 5 Stelle si incontreranno.
“Un evento per fermare Renzi” (il senatore Nicola Morra dixit), a cui parteciperanno anche gli attivisti, con tanto di spazio campeggio.
Grillo ribadisce il no alle presenze in tv. Un paio di deputati contestano. Lui risponde: “Se vuoi andare vai, organizzo anche una trasmissione per te”.
Un altro deputato: “Abbiamo sbagliato anche sulla comunicazione”.
Si parla di legge elettorale. Luigi Di Maio prova a tenere aperto il tavolo con i Dem: “Se ci rispondono dobbiamo andare, possiamo anche cambiare la nostra delegazione”. Ma Grillo è definitivo: “Il Pd non ci risponderà  mai”.
E Alessandro Di Battista si allinea: “Il tavolo va chiuso”.
I senatori tornano di corsa a palazzo Madama. Incontrano Chiti.
In tarda serata, dopo una lunga riunione, dicono no alla sua proposta. “Siamo stati più che costruttivi finora, con Renzi trattino gli altri” riassume un parlamentare.

Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GRILLO A ROMA PER RIDIMENSIONARE DI MAIO

Luglio 28th, 2014 Riccardo Fucile

DIALOGO O CHIUSURA, RESA DEI CONTI FRA DUE DIVERSE STRATEGIE NELLA BATTAGLIA CONTRO RENZI

La trattativa sulla legge elettorale, negli ultimi giorni, gli è sfuggita di mano. Dunque Beppe Grillo   arriva a Roma con l’intento di rimettere ogni cosa al suo posto.
Dopo una settimana di passi in avanti e poi di retromarce (“trattiamo con il Pd”, “no, tempo scaduto, non trattiamo più”), si tireranno le somme.
Il leader M5S è atteso nella Capitale dopo pranzo per incontrare i gruppi parlamentari di Camera e Senato, ma prima dell’assemblea congiunta con i deputati e i senatori, è con Luigi Di Maio che avrà  un faccia a faccia.
Con quello considerato da tanti il suo delfino, scelto per dialogare con il premier perchè tra tutti è colui che ha un profilo più istituzionale, ma che adesso è stato delegittimato dallo stesso Grillo e da Casaleggio, che non hanno gradito la decisione di fissare un nuovo appuntamento con i democratici per continuare a trattare sulla legge elettorale.
Così bisognerà  stabilire la nuova strategia da mettere in atto e soprattutto cosa fare in quella che si prospetta una settimana di fuoco.
“Faremo iniziative fuori e dentro il palazzo”, fanno sapere i pentastellati reduci dalla “marcia democratica” sul Quirinale. “Dobbiamo sensibilizzare le persone e sopratutto far capire loro che noi non vogliamo bloccare le riforme. Vogliamo una riforma fatta bene nel rispetto delle regole democratiche”.
Ed è di regole democratiche che i grillini vogliono parlare accusando il premier e il governo tutto di essere autoritari. In fondo, fanno notare, “noi abbiamo presentato 200 emendamenti, non è giusto aver contingentato i tempi”.
La battaglia è contro il premier reo di aver definito la protesta di giovedì scorso “una passeggiata”.
“La nostra manifestazione sotto al Quirinale, contro gli attacchi alla democrazia e alla Costituzione da parte del governo Renzi, deve aver spaventato quest’ultimo ancora più di quanto credevamo”, scrive su Facebook il senatore M5S Nicola Morra.
Il premier ha usato “arroganza per declassare la nostra protesta pacifica. Passeggiatina? Sembravamo pochi, certo. Pero’ Renzi forse non considera i milioni di cittadini al nostro fianco dei quali siamo portavoce! Hanno cercato di minimizzare chiamandola ‘Rivoluzione Selfie’ per via delle foto che abbiamo pubblicato sui social network. Si chiama informazione (altra cosa che non piace a chi disprezza la democrazia)”, attacca ancora Morra mentre allo studio ci sarebbe altre azioni eclatanti.
Sicuramente preteste in Aula. abbandono dei lavori e manifestazioni in piazza.
Durante l’assemblea congiunta, non si parlerà  solo di riforme. Bisognerà  eleggere il nuovo direttivo dei gruppi e anche il tesoriere.
Mentre Federico D’Incà  dovrebbe subentrare a Riccardo Nuti come presidente giuridico del gruppo a Montecitorio.
Infine, secondo quanto viene raccontato, in agenda, ci sarebbe un altro tema che scotta e che ancora non è stato toccato: “il licenziamento”, secondo alcuni, “l’abbandono”, secondo altri, di Nicola Biondo, responsabile comunicazione del gruppo alla Camera.
In tanti, tra i parlamentari, si pongono domande senza ricevere risposte.
Grillo e Casaleggio dovrebbero dare spiegazioni anche su questo.
Ma il condizionale, si sa, è d’obbligo.

(da “Huffingtonpost”)

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IL FIGLIO DI CASALEGGIO A MONTECITORIO, POLEMICA E GIALLO

Luglio 23rd, 2014 Riccardo Fucile

“E’ QUI PER INSTALLARE DELLE APP” FA SAPERE LO STAFF M5S… MA SI PARLA DELLA CONTESTATA PIATTAFORMA INFORMATICA PER I PARLAMENTARI

A un certo punto si sparge la voce: «C’è Casaleggio alla Camera». Ah, era previsto per settembre, ha anticipato? «No, non Gianroberto, Davide».
E così, per la prima volta, il figlio del guru dei 5 Stelle fa la sua apparizione alla Camera. Lo staff minimizza e si trincera subito dietro un no comment. Poi fa trapelare la sua versione: «È venuto solo ad aiutare i tecnici dei computer a installare delle app nei nostri server».
Non è la prima volta che Davide Casaleggio fa la sua apparizione pubblica.
A maggio, il giovane è stato visto al fianco di Beppe Grillo e Claudio Messora a Bruxelles, nel vertice internazionale dove si decidevano le alleanze.
Una presenza che non era passata inosservata e che poi è stata attribuita a una sorta di supplenza causata dai guai di salute del padre. Ma in molti avevano parlato di un ruolo crescente di Davide, che lavora nella Casaleggio Associati da anni, all’interno del Movimento. Tanto da suscitare ironie e battutine tra gli avversari: «È il Trota dei 5 Stelle» (riferimento a Renzo Bossi).
La visita di ieri, nonostante le smentite, fa crescere i sospetti su un suo ruolo nel Movimento. Ma c’è un’altra spiegazione. Più scottante.
Perchè ieri è scoppiato un caso che covava da giorni tra i parlamentari a 5 Stelle e che riguarda Massimo Artini.
Il deputato toscano era stato incaricato sin dall’inizio di lavorare alla piattaforma informatica che doveva essere dedicata ai parlamentari a 5 Stelle. Lavoro delicato, fatto d’intesa con Casaleggio.
E che ha portato alla creazione, oltre al blog di Grillo, del portale Lex (rivolto anche ai militanti, per intervenire sulle proposte di legge) e di uno specifico dei parlamentari.
Bene, raggiunto il risultato (non per tutti soddisfacente, anche perchè i nuovi sistemi sono rimasti agganciati al server della Casaleggio associati), Artini avrebbe creato un sistema parallelo.
Una piattaforma dedicata alla Difesa, con una pagina inserita nel blog di Grillo che conduceva direttamente a un server di sua proprietà .
Chi votava un sondaggio sul blog di Grillo, usando le sue password, finiva sul server di Artini. Questa l’accusa, tutta da provare. Potrebbe trattarsi solo di un equivoco tecnico.
Così come sono da provare tutte le illazioni e le fantasie galoppanti tra alcuni deputati, che parlano di furti di password, immaginano complotti, infiltrazioni dei servizi e fiancheggiamenti renziani.
Da provare anche che Casaleggio junior sia venuto per sciogliere i dubbi su questa vicenda. Su Facebook erano in parecchi a segnalare problemi sul sondaggio: «C’è una falla nell’autenticazione del sito – scrive Maurizio Manca – Siccome il dominio è registrato a tuo nome mi rivolgo a te. I membri del nostro meetup che ci hanno contattato hanno paura di un caso di phishing».
Artini smentisce tutto e si arrabbia: «Solo stupidaggini. Se ci fosse qualcosa di illecito o di illegale lunedì non avremmo pubblicato i dati del sondaggio sulla rappresentanza militare». Questioni interne a parte, resta il posizionamento esterno.
Luigi Di Maio, dopo l’altalena dei giorni scorsi, rilancia il dialogo: «Aspettiamo fatti dal Pd. siamo disponibili ad altri tavoli ma aspettiamo fatti concreti».

Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera“)

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LUNA, SCIE CHIMICHE E SIRENE, TUTTI I COMPLOTTI A CINQUESTELLE

Luglio 22nd, 2014 Riccardo Fucile

LA FANTASIA AL POTERE

L’ultima l’ha lanciata il deputato Carlo Sibilia due giorni fa.
In un tweet ha scritto senza esitazione: «Oggi si festeggia anniversario sbarco sulla luna. Dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa…».
A parte che sono passati 45 anni (20 luglio 1969) dalla camminata lunare di Neil Armstrong, e non 43, ma l’ipotesi del parlamentare pentastellato mette in dubbio proprio la missione dell’Apollo 11.
Potrebbe essere un «complotto».
Una delle parole preferite dei 5 Stelle, che non sono nuovi alla messa in discussione di teorie consolidate. A volte con esiti piuttosto ironici.
E pensare che un tempo era Beppe Grillo a prendersela con quelli che definiva «coglion-complottisti».
Quelli, cioè, che accusavano il MoVimento di essere sostenuto da non meglio precisati «poteri forti».
Nel 2005 Grillo si sfogava sul suo blog. «L’Italia è, si sa, un popolo di santi, navigatori ed eroi. Purtroppo ospita anche una certa percentuale di coglioni, di una specie particolare: i coglion-complottisti. I dietrologi dell’acqua fresca. Le tinche del fango marcio.   Questa razza italica non si arrende di fronte a nulla, tanto meno all’evidenza.   Da anni è alla ricerca del suo Sacro Graal, la ragione di un’intera esistenza: Chi c’è dietro il MoVimento 5 Stelle? A parte il Mostro della Laguna Verde, i Vurdalak, l’Uomo Lupo, Alien, ET e i Visitors, i coglion-complottisti hanno dimostrato con sfoggio di prove e controprove che il M5S ha alle spalle i poteri forti. Non uno solo, ma tutti insieme».
L’elenco del comico è lungo e fa sorridere: «I Rothschild, la massoneria internazionale, il gruppo Bilderberg, la Goldman Sachs, la lobby ebraica, gli illuminati, la Cia, il Mossad, le agenzie di rating. Anche poteri locali come la P2, Colaninno, la Confindustria, la Telecom e l’Opus Dei. Il M5S è collegato con movimenti di estrema destra internazionali, ma anche di estrema sinistra. Persino con la Pepsi Cola e con tutto l’ambaradan delle aziende americane presenti in Italia attraverso la Camera di Commercio degli Stati Uniti. I più audaci prospettano l’appoggio di cellule neonaziste e di Al Qaeda».
Proprio per i numerosi attacchi, Enrico Sassoon, uno dei soci storici della Casaleggio Associati, la società  che gestisce il blog di Grillo, ha deciso di vendere le sue quote, sottrandosi al continuo gioco di allusioni.
A fine settembre 2012, se la prendeva con la «valanga apparentemente inarrestabile di diffamazioni e calunnie di violenta intensità , basate su ancor più farneticanti teorie del complotto, che sono apparse e continuano ad apparire in blog e siti di diversa connotazione: da quelli di ispirazione esplicitamente nazi-fascista a quelli di tendenza diametralmente opposta (come i Meet Up di supporto a Grillo) passando per una varietà  di blog e siti di varia natura che vanno dai circoli vegetariani a club politici o territoriali delle più diverse tendenze».
Il «complotto», insomma, non ha mai abbandonato il MoVimento.
Anche i 5 Stelle ci hanno messo del loro. Il 5 marzo 2013 il deputato Paolo Bernini mostrava a «Ballarò» uno dei surreali documentari «Zeitgeist».
Spiegò: «Non so se lo sapete ma in America hanno già  iniziato a mettere i microchip all’interno del corpo umano per registrare, per mettere i soldi, e quindi è un controllo di tutta la popolazione. Quelle persone che se lo fanno iniettare non sanno a cosa vanno incontro. Con internet, visto che molte coscienze si stanno svegliando, queste verità  stanno venendo fuori. Infatti col MoVimento 5 Stelle usiamo molto internet e siamo molto coscienti di questa cosa».
Microchip sottopelle per controllare i cittadini? Più tardi Bernini aggiustò il tiro e, ovviamente, accusò la trasmissione tv.
In Aula, invece, sempre lui sostenne la tesi secondo cui l’attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York è stata causata da «un lavoro interno». Precisò, «come dicono gli americani, an inside job». Aggiunse: «Ormai il mondo se n’è accorto».
Poi è stata la volta delle «scie chimiche».
Un altro bel complotto, non c’è che dire. Si sostiene che strane apparecchiature montate su alcuni aerei spruzzino in volo alcune scie di condensazione composte di agenti chimici, non si sa bene per fare cosa, forse per alterare il clima.
Uno degli attivisti chiese espressamente in un forum del «non partito» che «i parlamentari M5S procedano ad un’interrogazione parlamentare nei confronti del ministro della difesa per fare chiarezza sulle scie chimiche».
Richiedeva anche una «legge che vieti il rilascio di scie chimiche sopra i nostri cieli» e, nel caso, un «referendum consultivo affinchè sia la popolazione a scegliere se avere o no queste scie chimiche».
Non sono mancate nemmeno le sirene.
La deputata Tatiana Basilio ne ha sostenuto l’esistenza: «Ci sono prove schiaccianti», «sei scienziati le hanno viste». Non ha risparmiato accuse alla National Oceanic Atmospheric Administration, colpevole di «aver negato tutto». Dopo le polemiche ha sostenuto che fosse soltanto uno scherzo. Ma, si sa, i complotti hanno spesso apparenze stravaganti.

Alberto Di Majo
(da “il Tempo”)

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LIVORNO, GAFFE E SCIVOLONI DEI CINQUESTELLE: LA FORMAZIONE DELLA GIUNTA PROCEDE COME UNA LUMACA

Luglio 21st, 2014 Riccardo Fucile

TENSIONI E INCIAMPI ANCHE PER IL PD

L’hanno già  ribattezzata la “politica del solleone”.
Ed effettivamente con l’afa da 36 gradi degli ultimi giorni (prima della tregua con pioggia di lunedì), non è stato facile essere lucidi e qualche abbaglio c’è stato a Livorno.
Anche e soprattutto in politica, dove gaffe e scivoloni si sono alternati tra maggioranza (pentastellata) e opposizione del Pd.
L’ultimo colpo di scena è stata la richiesta da parte di un gruppo minoritario dei Cinque Stelle livornesi di dimissioni di un assessore (reo di essersi candidato in passato con il Pd, anche se lui nega) e di “revisione” di altri due, anch’essi poco graditi regolamento alla mano.
Anniversari e assessori
Un altro amministratore, Simona Corradini, era già  stata “congedata” dal sindaco, il giorno dopo la nomina: si era presentata alle elezioni nelle liste di un altro movimento, pratica assolutamente vietata dal regolamento dei pentastellati.
Se poi aggiungiamo che alla giunta livornese manca ancora l’assessore al Bilancio (poltrona fondamentale per una città  in crisi totale) la svolta labronica sembra apparire molto fragile e stentata.
Dall’altra parte delle barricate, nel Pd ancora ferito dalla dèbà¢cle elettorale arrivata dopo 69 anni di potere ininterrotto, è arrivato un inciampo a dir poco clamoroso.
Per la prima volta dal Dopoguerra a oggi nessuno del partito si è presentato alle cerimonie per il settantesimo anniversario della Liberazione della città .
Un’assenza che ha fatto imbestialire i partigiani dell’Anpi e scandalizzato la città .
Il capogruppo del Pd ha chiesto scuse immediate: «Siamo stati disattenti e disorganizzati, non ci sono scuse», ha detto Marco Ruggeri, ma intanto la frittata è già  stata fatta.
Con molti mugugni e accuse, a microfoni spenti, di una svolta a destra dell’ex granitico partitone capace di ottenere percentuali bulgare.
I motivi del malcontento interno al Pd? Dopo la sconfitta elettorale, il partito sta subendo di fatto un commissariamento da Firenze detestato dai più.
Non solo perchè la base (e i vertici) del partito labronico non sono renziani (a parte qualche adesione forzata dell’ultim’ora), ma perchè l’ingerenza del capoluogo viene guardata con sospetto per motivi economici-campanilistici (porto, aeroporto, investimenti nelle infrastrutture).
Sul fronte grillino, intanto, si cerca di dare una svolta e a far ingranare la giunta accelerando la nomina dell’assessore al Bilancio.
Il sindaco Nogarin (che alla cerimonia dei partigiani c’era e si è pure commosso) sta puntando a dare uno scossone alla città .
Puntando ai poteri consolidati che a suo parere hanno rallentato lo sviluppo del porto, la più importante risorsa della città , e dando nuovo impulso a cultura, commercio e ambiente.
Nogarin è un ecologista convinto. Sabato ha partecipato applauditissimo al convegno nei No Autostrada-Tirrenica a Capalbio e da sempre si è schierato contro il rigassificatore, oggi realizzato, ma rivelatosi un flop che nonostante realizzato da privati i contribuenti dovranno pagare con l’aumento delle bollette.
Nogarin sta anche tentando un pacificazione tra Livorno e Pisa (si è schierato a favore della città  per difendere l’aeroporto contro Firenze che vorrebbe il suo più grande e potente) e sogna un’area metropolitana comune.
Ma adesso deve combattere la contingenza politica e la fronda nel suo movimenti. «Una piccola minoranza, quattro gatti», minimizza lo staff del primo cittadino.
Ma intatto ci sono e continuano a infilzare la giunta su regolamenti e contro regolamenti.
Rischiando di paralizzarla.

Marco Gasperetti
(da “il Corriere della Sera”)

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IL TWEET DEL GRILLINO SIBILIA: “L’ALLUNAGGIO E’ STATA UNA FARSA”

Luglio 20th, 2014 Riccardo Fucile

CI MANCAVA UN DEPUTATO CON LA TESTA SULLA LUNA

Carlo Sibilia, deputato del Movimento 5 Stelle, non ha dubbi: l’allunaggio è stato una farsa.
«Oggi si festeggia anniversario sbarco sulla #luna. Dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa…» scrive su Twitter il parlamentare pentastellato che è poi finito nel mirino di molti utenti del social network.
Sono molti i commenti a questa sua uscita.
C’è chi gli chiede se stia parlando seriamente e chi ironizza sulla sua affermazione.
E anche chi gli fa notare che lo sbarco sulla luna non è avvenuto 43 anni fa, ma 45, il 20 luglio 1969.
Questa non è la prima volta che Sibilia fa parlare di sè per teorie complottiste (alla Camera parlò di «signoraggio bancario »e «club Bilderberg»).
Come anche per certe sue uscite sopra la righe (definì Renzi «figlio di Troika»).
Ma che stesse con la testa sulla Luna non lo aveva ancora manifestato così apertamente.

(da “il Corriere dela Sera“)

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