Giugno 17th, 2014 Riccardo Fucile
TUTTI DISPOSTI A TRATTARE MA OGNUNO COI SUOI FINI PIU’ O MENO NON DICHIARATI
Bisogna vedere se andrà a buon fine; e i dubbi già crescono. Ma sarebbe riduttivo considerare l’apertura del Movimento 5 stelle un’iniziativa limitata alla riforma elettorale. Se, come pare, Beppe Grillo ha capito che lo splendido isolamento dell’ultimo anno alla fine si è rivelato sterile e controproducente, c’è da aspettarsi altre mosse in direzione della maggioranza di governo; e soprattutto di Matteo Renzi, visto come un vincente col quale trattare: sebbene sia difficile pensare che l’obiettivo finale di Grillo sia diverso da quelle di sempre, e cioè la destabilizzazione del sistema o almeno dell’asse Pd-FI.
Per questo, lo scetticismo per il momento prevale sulla voglia di accettare l’offerta.
E, al di là di una trattativa sul cosiddetto Italicum, si intravede l’elezione per il nuovo presidente della Repubblica.
Probabilmente non ci sarà prima di un anno o giù di lì. Giorgio Napolitano ha fatto capire più volte di voler lasciare prima del termine naturale del settennato.
E la fine del semestre di presidenza europea dell’Italia, a dicembre, lascia pensare che nei mesi successivi il Quirinale possa cambiare inquilino.
Il tentativo grillino sembra quello di riproporre il sistema proporzionale contro l’ipotesi maggioritaria del governo, per calamitare gli scontenti del Pd e del centrodestra; e per giocare di sponda in Parlamento adesso su legge elettorale e riforma del Senato, domani sul prossimo presidente della Repubblica.
La cautela renziana e l’ostilità del Nuovo centrodestra e dei berlusconiani nascono da questa sensazione.
Che Grillo abbia bisogno dell’incontro col Pd molto più che il contrario, è dimostrato dalla disponibilità a incontrare una delegazione del partito con o senza il premier. «Non ci impicchiamo alle persone», assicura Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e volto istituzionale del movimento.
«La nostra non è una proposta a scatola chiusa». «Prima eravamo convinti di far cadere il governo. Ora vogliamo evitare il limbo», dialogando su legge elettorale e giustizia. Il cambio di tono di un partito solitamente sprezzante con gli avversari, è significativo.
È legittimo chiedersi se dipenda dall’esigenza di tacitare quanti, nel M5S, disapprovano l’autoesclusione decisa dal vertice.
Ma anche rientrare in gioco comporta dei rischi. Gli ex grillini espulsi mesi fa proprio per avere accettato di discutere col Pd si offrono loro, come interlocutori.
E puntano il dito contro Grillo e Gian Roberto Casaleggio che allora li inchiodarono a una sorta di gogna politica.
Ma proprio per questo è palpabile il timore di una strategia tesa, all’interno del movimento, solo a dimostrare disponibilità ; e all’esterno, a fare una «melina» al solo scopo di allungare i tempi in Parlamento nella speranza di vedere emergere la fronda antigovernativa.
Simona Bonafè, neoeletta del Pd alle europee, lo dice apertamente.
«Non mollo di mezzo centimetro. Andiamo avanti a testa alta», ha detto ieri il presidente del Consiglio. Parlava di riforme. E si rivolgeva naturalmente in primo luogo alla sua coalizione. Ma il messaggio è anche per Grillo.
Si avverte una evidente soddisfazione, nella corsa alle riforme che sia Grillo, sia la Lega di Matteo Salvini adesso hanno deciso.
E pensare che «un mese fa sembrava io avessi la peste», sottolinea Renzi.
Si tratta di una corsa che le opposizioni scelgono per difendere se stesse e creare problemi al governo, sapendo quanto sia l’Italicum, sia il nuovo Senato incontrino resistenze trasversali.
Lorenzo Guerrini, vicesegretario del Pd, anticipa che il proporzionale «non dà governabilità ».
E il coordinatore del Ncd, Gaetano Quagliariello, pone la questione di metodo di sempre. «Le decisioni», avverte, «vanno prese prima nella maggioranza».
Per il premier, che ieri è stato ricevuto dal capo dello Stato alla vigilia del semestre italiano al vertice dell’Ue, i segnali positivi prevalgono.
Massimo Franco
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 17th, 2014 Riccardo Fucile
TRA UNA SETTIMANA L’INCONTRO COL M5S
Al momento «il “contratto” con Berlusconi resta in vigore ». 
Per Renzi è ancora quella «la via maestra» per le riforme, nonostante l’improvvisa inversione a U dei 5Stelle.
Certo, complice anche il colloquio mattutino con il capo dello Stato, il premier non può chiudere la porta a chi si offre di dialogare. Per questo da palazzo Chigi filtra una valutazione di Renzi che non collima con quella maggioritaria nel Pd.
Nel senso che il presidente del Consiglio semmai proverà a ingaggiare i grillini, senza considerare preventivamente «un bluff» o «un espediente per uscire dall’angolo » la richiesta di un incontro sulla legge elettorale.
Ma da qui a mollare l’accordo con Forza Italia sull’Italicum ce ne corre.
Anzi, benchè non ancora fissato, sembra che l’ora di un nuovo faccia a faccia con Berlusconi stia per scoccare.
Ci sono infatti alcune cose da mettere definitivamente a punto, prima tra tutte il nuovo sistema di elezione/ designazione dei futuri senatori.
Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli ci hanno lavorato, hanno buttato giù un ventaglio di soluzioni possibili in vista dell’inizio delle votazioni in commissione. «Ferma restando l’elezione di secondo grado – spiega il senatore renziano Andrea Marcucci – c’è da parte del governo e del Pd un’ampia disponibilità a trovare la formula che raccolga la maggiore adesione tra le forze politiche».
Insomma, a Renzi basta che sia scritta la parola «fine» sul Senato elettivo, i dettagli tecnici contano meno. «Però è giunta l’ora che Berlusconi si decida», ammoniscono i renziani, forti dell’accordo con la Lega.
In effetti, trovata l’intesa con il Carroccio sul Titolo V e sostituiti i senatori recalcitranti della maggioranza, Renzi oggi si gode «il clima mutato dopo aver spianato la strada in commissione».
Il patto con la Lega regge, a Vicenza lo stesso governatore Zaia l’ha confermato al premier a margine dell’assemblea di Confindustria, ma anche per il Carroccio molto dipende dall’atteggiamento di Berlusconi.
Il problema è che il leader forzista appare una sfinge impenetrabile da giorni, mentre i suoi spaziano tra i guastatori che vorrebbero far saltare tutto e chi scommette su un ingresso di Forza Italia nella maggioranza.
La gestione dell’incontro con i Cinquestelle è comunque la partita più delicata. Renzi, come anticipato ieri da Repubblica, non prenderà parte alla riunione che potrebbe tenersi la prossima settimana, forse mercoledì.
Il format è ancora da decidere, ma sembra che il quartetto designato sarà composto dal ministro Maria Elena Boschi, dal vicesegretario Guerini e dai capigruppo Zanda e Speranza.
Da parte grillina l’investimento politico è enorme: «Noi – confida Carlo Sibilia, un deputato tra i più ascoltati del gruppo – abbiamo preso atto del 40% conquistato da Renzi e quindi vogliamo entrare nel merito. Mi auguro comprendano tutti, renziani compresi, l’importanza della cosa».
E tuttavia, nonostante il premier voglia incoraggiare con il suo atteggiamento quella parte dei grillini che si spendono per il dialogo con il governo, il timore di un «trappolone» è forte.
La guardia resta alta. «Se la loro fosse un’effettiva volontà di concorrere alle riforme – riflette a voce alta il sottosegretario Angelo Rughetti, renziano di ferro – si sarebbero presentati dicendo: ecco le nostre proposte di modifica all’Italicum, discutiamone. Invece arrivano con un proporzionale puro con le preferenze, che è l’opposto della legge già approvata dalla Camera, e pretendono che sul tavolo ci sia solo la loro proposta».
E se invece fosse soltanto tattica? Se cioè la proposta del “democratellum” nascondesse la vera mossa da scacco matto?
Il sospetto che si sta facendo strada in queste ore tra i renziani è infatti quello di una manovra a sorpresa dei cinque stelle. Che una volta incassato il prevedibile rifiuto del Pd sul “democratellum”, sarebbero pronti a gettare sul tavolo la vera proposta avvelenata: il ritorno al Mattarellum.
«E a quel punto – ammette un renziano – per noi potrebbero essere dolori ».
La vecchia legge Mattarella – 75% maggioritario uninominale, 25% di proporzionale – è infatti molto rimpianta dai nostalgici dell’Ulivo e dalla stessa nuova leva renziana.
Nell’assemblea del gruppo Pd della Camera, al tempo della discussione sulla mozione Giachetti (che appunto prevedeva il Mattarellum come legge di salvaguardia nel caso si fosse tornati al voto anticipato), tutti i renziani si schierarono a favore, salvo poi votare “no” in aula in obbedienza all’ordine impartito dal governo Letta.
Cosa accadrebbe domani se Grillo e Casaleggio riesumassero il Mattarellum?
Il timore degli uomini del premier è che non solo potrebbe saltare l’Italicum, ma si riprodurrebbe una spaccatura interna alla maggioranza e allo stesso Pd.
Come avvenne appunto sulla mozione Giachetti. Per questo la regia della trattativa con i grillini è stata avocata dal premier in prima persona.
Non sono ammessi errori.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Giugno 16th, 2014 Riccardo Fucile
IL TENTATIVO DEI CINQUESTELLE DI USCIRE DALL’ISOLAMENTO IN CUI SI ERANO ATTESTATI PER INSEGUIRE UN ELETTORATO ETEROGENEO
Dal punto di vista sociale e ancor più politico. 
Equamente distribuito fra sinistra, destra e antipolitici.
Anche se la polemica con Renzi e il Pd l’aveva spinto, sempre più, verso destra. Per questo, comunque, Grillo ha sempre evitato di scegliere un alleato stabile. Accettando il rischio di finire fuori gioco.
Di apparire, comunque, disinteressato ad assumersi responsabilità , a influenzare scelte e decisioni. Soprattutto, insieme ad altri soggetti politici. Così ha pagato un prezzo alto, alle elezioni europee. Ma anche alle amministrative.
Alle europee aveva “minacciato” il sorpasso ai danni del Pd di Renzi. Con il risultato di convincere molti elettori di centro, ma ancor più di sinistra, incerti se e per chi votare, a recarsi alle urne. E a raccogliersi intorno a Renzi.
Non solo, ma la stessa, aggressiva “profezia” statistica di Grillo – vinciamo noi! – ha trasformato un risultato ragguardevole, il 21%, in una sconfitta.
Mentre il 40,8% ha fatto del Pd di Renzi il primo partito in Europa. Alle amministrative, i successi conseguiti a Livorno, anzitutto, ma anche a Civitavecchia e in due altri comuni, sono significativi. Ma anche molto marginali, di fronte al successo del Pd, e del Centrosinistra.
Che hanno vinto in 167 comuni (con oltre 15 mila abitanti) su 243. Mentre prima ne amministravano 128.
Restare nell’ombra, per questo, è divenuto molto più rischioso che “prendere posizione”. Soprattutto di fronte alla prossima discussione – e decisione – in merito alla legge elettorale. Orientata, come prevede l’Italicum, verso un proporzionale con premio di maggioranza al partito o alla coalizione che ottenga più voti. Oppure vinca il ballottaggio.
Se davvero si realizzasse, per quanto riveduta e corretta, questa scelta metterebbe, davvero, fuori gioco il M5s. Protagonista del singolare sistema politico italiano. Un bipartitismo imperfetto.
Perchè oggi il Pd supera il 40%. E otterrebbe la maggioranza dei seggi in Parlamento, senza bisogno di ricorrere a ballottaggi. Perchè, la principale alternativa, il M5s, almeno fino a ieri, ha sempre, decisamente negato ogni “compromesso” con i partiti e i politici nazionali.
Si è, dunque, posto e imposto come partito anti-partiti. Da ciò il suo successo, nel passato. Ma anche il suo limite.
Perchè non è credibile come “alternativa”, vista la sua indisponibilità ad assumersi responsabilità di governo. Vista, inoltre, la sua vocazione all’isolamento e la sua allergia verso ogni alleanza. Tanto più perchè la logica maggioritaria spinge alla coalizione.
E potrebbe indurre il Centrodestra a ricomporsi. Per necessità , anche se non per affinità . Mentre oggi è diviso, frammentato e rissoso. Decomposto dall’esilio e dalla marginalità di Berlusconi. È questo il vantaggio competitivo del M5s, a livello nazionale, ma anche locale. Visto che, dove riesce a superare il primo turno, intercetta gran parte del voto di centrodestra (come ha rilevato ieri Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore .
Ma se il Centrodestra si aggregasse di nuovo, indotto, o meglio: costretto, dalla Legge elettorale, allora il quadro cambierebbe profondamente. Per il M5s.
Perchè, insieme, le liste di Centrodestra (cioè, Fi, Ncd, Fdi, Lega e Udc), alle elezioni europee, hanno superato il 31%. Cioè, 10 punti più del M5s. Mentre, se passiamo all’ambito comunale, i limiti della solitudine del M5s appaiono ancor più espliciti.
Infatti, se consideriamo i tre principali schieramenti (ipotetici), i rapporti di forza negli 8057 Comuni italiani, in base ai risultati delle recenti europee, appaiono molto evidenti.
La coalizione di Centrosinistra prevarrebbe in 5238 Comuni (65%), quella di Centrodestra in 2585 (32%), il M5s in 95 (1,2%).
Naturalmente, queste stime (realizzate in base a simulazioni a cura dell’Osservatorio Elettorale del Lapolis-Università di Urbino) sono del tutto ipotetiche.
Hanno, cioè, finalità esemplari e servono a discutere sugli scenari politici del Paese. Ma per questo sono utili. A sottolineare il “problema” del M5s.
Che ha grande capacità di attrazione, se marcia da solo. Tanto che è primo partito in 303 comuni (3.8% sul totale) e secondo in 3981 comuni (49.4%).
Tuttavia, appare svantaggiato in una competizione che preveda e, anzi, imponga le coalizioni. Dove il Centrodestra, oggi scomposto e anonimo, potrebbe riemergere e “scendere in campo” di nuovo. Anche senza Berlusconi.
Per questo Grillo e Casaleggio hanno riaperto il gioco. Cercando alleanze, in ambito (anti) europeo, dove si sono accordati con l’Ukip. Secondo la logica: meglio male accompagnati piuttosto che soli.
Mentre in Italia si sono rassegnati al confronto con il Pd e, anzitutto, con Renzi.
In parte, riprendendo il discorso avviato con la partecipazione di Grillo a “Porta a Porta”, insieme e accanto a Bruno Vespa.
Il testimonial in grado, più di ogni altro, di “sdoganarlo”, di normalizzarlo sul piano politico. Come oggi, a maggior ragione, può avvenire incontrando, in forma ufficiale, Renzi.
Con, oppure meglio, senza streaming. Per rientrare nel gioco politico, da cui si era, fino ad oggi, auto-escluso.
E, prima ancora, per promuovere una legge elettorale diversa. Non maggioritaria. Che non favorisca le coalizioni. E non rievochi il Centrodestra, come avverrebbe con l’Italicum – e i suoi derivati.
Negoziato da Renzi, non a caso, con Berlusconi e con gli alleati di centrodestra della maggioranza.
Grillo e Casaleggio, per restituire un ruolo e un peso al M5s, rivendicano una legge elettorale di impronta “proporzionale”.
Com’è, in fondo, quella attuale, dopo la sentenza della Consulta. Per non rischiare l’espulsione dal gioco politico. Isolati, in Europa, insieme a Farage. In Italia, soli contro tutti.
Dunque, semplicemente soli.
Ilvo Diamanti
(da “La Repubblica”)
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Giugno 16th, 2014 Riccardo Fucile
L’APERTURA AL PD E’ MATURATA NELLA RIUNIONE CON I CAPIGRUPPO DEL 5 GIUGNO ED E’ STATA TESTATA IN UN INCONTRO CON ORLANDO
«Abbiamo detto per mesi “o noi, o loro”. E ora che abbiamo perso, passeremo i prossimi quattro anni a dire ancora “o noi, o loro”?».
La svolta più clamorosa del Movimento matura così, dietro il doloroso interrogativo che dal 26 maggio scorso turba i sogni di Gianroberto Casaleggio.
Più che un dilemma filosofico, un problema di sopravvivenza politica.
La scintilla non scocca subito, però. Di fronte alla batosta elettorale, la prima reazione è scomposta, sgangherata. Il Maalox, l’accusa di brogli, le lunghe vacanze di Beppe. Tutto, invece, inizia a cambiare il 5 giugno scorso, nei saloni della Casaleggio associati.
Il guru ha di fronte i capigruppo di Camera e Senato. Sono preoccupati: «Gianroberto, la situazione è esplosiva. I parlamentari sono in rivolta, cercano un capro espiatorio. Bisogna fare qualcosa ».
È lì che il grillismo incomincia a cambiare pelle. Casaleggio sente Grillo, al comico interessa soprattutto mettere fine alla bulimia da talk show: «Ci danneggia».
Il resto della strategia è affidato all’approccio aziendale del cofondatore. E i tempi, dettati dalla disperazione, sono fulminei: «Sono imprenditore, so fare solo così».
I sondaggi del quartier generale vanno solo in una direzione, occorre mostrarsi disponibili al confronto.
Il terreno è quello della legge elettorale, anche se l’obiettivo è allargare il ragionamento all’intero dossier delle riforme. Non che la Casaleggio associati consideri davvero possibile accordarsi con il Pd. Anzi, l’obiettivo è quello di complicare la navigazione del governo.
Niente parolacce, comunque, nè blitz sui tetti o corride in Aula: questa diventa la linea. C’è da costruire il volto rassicurante del grillismo. «Facciamo politica», sintetizza il capogruppo Buccarella.
A Roma, però, la tensione fatica a stare negli argini.
I deputati litigano fino a tarda notte, in una riunione decisiva anche i due leader finiscono sul banco degli imputati.
Cambia pure lo staff della comunicazione. I capigruppo, allarmati, tornano a Milano. Recapitano bozze di ragionamento dell’ala moderata. Il guru prende nota, infine ordina la svolta.
La scelta, in perfetto stile manageriale, è quella di testare la novità . Un po’ in sordina, allora, i capigruppo del Movimento varcano la scorsa settimana il portone del ministero della Giustizia per incontrare Andrea Orlando.
Qualche ora e, venerdì scorso, il post sulla legge elettorale è ultimato. Resta fermo due giorni.
Si attende l’attimo giusto, arriva quando i grillini ritengono imminente l’incontro tra Renzi e Berlusconi.
Restano da valutare gli effetti sulla stabilità della galassia grillina.
I falchi, all’angolo, lamentano di non aver preso parte al momento decisionale. Neanche una mail, stavolta, annuncia la richiesta di incontro al premier. I dissidenti, per altre ragioni, sono perplessi: «Quando altri chiedevano a gran voce quanto ora sta accadendo — ragiona Walter Rizzetto — venivano additati come dissidenti e traditori. Non ero a conoscenza di queste nuove dinamiche, prendo atto che non ne abbiamo discusso assieme».
Chi sostiene invece il percorso è Danilo Toninelli, mente della legge elettorale grillina: «È un sistema innovativo, capace di garantire la governabilità e utile a contrastare efficacemente il voto di scambio».
Quanto alla rapida virata, spiega: «Abbiamo perso, ne prendiamo atto e Renzi diventa l’interlocutore».
Concetti indigeribili fino a qualche settimana fa, come rileva ironico il deputato Cristian Iannuzzi: «Svegliarsi la mattina e scoprire che è cambiata la linea politica del M5S non ha prezzo».
E la base? Sul blog del Fondatore si respira un clima euforico. Pochi i commenti contrari, tanti invece i post di giubilo.
L’ultima parola spetta però a Luis Orellana, epurato dal Movimento: «Dopo l’espulsione, gli insulti, le minacce di morte, ecco la conferma di essere ed essere stato sempre nel giusto».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Giugno 15th, 2014 Riccardo Fucile
“FINALMENTE, ORA IL PD NON POTRA’ DIRE CHE BERLUSCONI E’ L’UNICO INTERLOCUTORE”….”BEPPE HAI PRESO UNA SBRONZA?”… TRA I MILITANTI PD PREVALE IL SOSPETTO: “MA ANDIAMO A VEDERE LE CARTE”
LA BASE GRILLINA
Fanno quasi fatica a crederci e più volte tornano su quel “cambiamento di scenario”, su quel “Renzi batta un colpo, il MoVimento Cinque Stelle risponderà “.
Il mutamento di strategia che Beppe Grillo annuncia sul suo blog, aprendo al confronto a Matteo Renzi ed al Pd sulla legge elettorale, sorprende anche i militanti Cinque stelle e sembra riscuotere il consenso della maggioranza di essi.
La discussione si annuncia lunga perchè implica valutazioni sulla natura stessa del moVimento e un ribaltamento di linea: dal muro di gomma, dal no a tutto e tutti, si passa alla richiesta di dialogo.
Dalla protesta alla proposta, dai falchi alle colombe.
Nell’ampio spettro di reazioni si va dalle varie sfumature del grillismo a chi sembra quasi essersi liberato di un peso.
Rga Gro scrive: “Finalmente. Il M5S deve essere sempre propositivo, e deve lasciare agli altri l’eventuale negazione al dialogo su uno specifico argomento”.
Quindi, “se il Pd non accetta il dialogo, sarà un effetto negativo per loro. Se accettano e se si riesce a ottenere una legge elettorale decente, sarà positivo per tutti: I Win You Win”.
Antonio B. aggiunge: “Sono d’accordo? Andiamo avanti.? Ma ho paura che risponderanno picche”.
Vincenzo da Taranto legge tutto in chiave anti-berlusconiana e apprezza il tentativo, sul tema delle riforme, di staccare il Pd da Forza Italia: “Bene – scrive – , mi sembra una saggia proposta. Sicuramente è una grande svolta e speriamo che Berlusconi si dedichi a scontare la sua pena e si tolga dalle scatole”.
E Donato Marsico, da Potenza, ipotizza anche i passi successivi all’eventuale accordo sulla legge elettorale.
Mettendo la buona riuscita del dialogo sotto il segno del ritorno alle urne: “È giusto fare insieme una legge elettorale a patto che poi si torni al voto”.
Mirko Zappà , invece, approva ma solo se tutto resta trasparente: “Finalmente una mossa intelligente. E mi raccomando: diretta streaming”.
La maggior parte dei commenti, però, si concentra sul cambio di strategia del MoVimento, apprezzando l’apertura al dialogo perchè può sottrarre a Renzi e al Pd uno degli argomenti centrali intorno a cui è cresciuto il loro consenso negli ultimi mesi.
Francesco da Roma: “Altro che “Beppe esci dal blog”! Matteo, ora che fai? Esci allo scoperto restando rintanato al Nazareno col condannato o è il caso di riveder le cose? Quale il tuo cambiamento?”.
E F. Bettini aggiunge: “Ovvio che Renzi e il Pd vogliono fare la legge elettorale con Silvio Berlusconi e Denis Verdini. Ma almeno così usciranno allo scoperto e non potranno più dire che non avevano altri interlocutori perchè il movimento diceva sempre no”.
Il fronte del no permanente è ovviamente scontento e si sente tradito da Grillo e Casaleggio.
Davide Lak: “Beppe e Gianroberto, ma cos’è?? Vi siete sbronzati ieri?”.
Sergio Nave tenta l’ironia: “La prossima sarà una proposta d’accordo con Dudù”.
Anna Finsi: “Certo che per accordarsi sulla legge elettorale con quelli del Mose, MPS, Carige, Unipol-Fonsai ed altre porcate da peste rossa, ci vuole coraggio”.
E c’è chi restituisce al mittente le storiche formule retoriche del MoVimento. Piero scrive: “Inciucietti da larghe intese? Il solito magna, magna…”.
LA BASE DEL PD
Smaltita la sorpresa, davanti all’apertura di Grillo per un confronto sulla legge elettorale, nella base del Pd prevalgono l’orgoglio e il sospetto. Certo, un anno passato a chiedere invano “responsabilità ” al MoVimento Cinque Stelle non può essere cancellato d’un tratto.
Ma nessuno tra i militanti del Partito democratico, a giudicare dai commenti sui social network, ha dubbi sul dovere quasi morale di “andare a vedere le carte”.
Così, le prime reazioni, diverse da quelle della base M5S, sono da un lato improntate all’orgoglio – come dire: il nostro successo ha scongelato Grillo – e dall’altro recepiscono con favore e curiosità , ma anche con timore e sospetto, la mossa del M5S. E se Roberto Giachetti twitta che “la proposta di incontro è una novità di grande interesse che spero sia subito raccolta”, Manuela Cirone invita invita ad “andarci con i piedi di piombo”.
Paolo Trande commenta: “L’apertura sulla legge elettorale è una obiettiva opportunità per il Pd. Via Berlusconi e dialogo con tutti gli altri, con Pd unito”.
E qui si tocca un nodo importante: pochi pensano che al tavolo delle riforme possano sedere insieme Grillo e Berlusconi.
Il Pd invece sarà messo di fronte a una scelta tra l’ex Cavaliere e il leader del MoVimento.
E qui, però, tra i militanti prevalgono la diffidenza e gli inviti a valutare bene un eventuale “abbraccio” con Grillo.
Come quello di Angiolara: “Consiglio a Renzi molta prudenza con Grillo e Salvini fin quando non si capisce cosa c’è sotto”.
Paola Ferranti aggiunge: “Grillo e Casaleggio parlano con Renzi? Tra buon senso e strategia: a caccia dei voti persi e la speranza di affondare qualche colpo”. Antonella va giù dura: “Un dialogo con gli alleati di Farage? Non facciamoci fregare da Grillo”.
Altri militanti guardano già a quelli che potrebbero essere gli ostacoli a un eventuale accordo.
Scrive Corrado Gregori: “Immaginarsi se il Pd a vocazione maggioritaria accetta il proporzionale con soglia di sbarramento e preferenza”.
E Orazio Tuccio: “Finalmente parole di buon senso da parte di Grillo. Ma un accordo sul proporzionale sembra quasi impossibile”. Marilia Amari mette in discussione l’apertura stessa del MoVimento: “Grillo non ha il 51% e chiede in prestito al Pd i voti necessari per fare le riforme del M5S: bella apertura…”.
Molti, poi, vedono nella svolta grillina un tentativo per uscire dalle difficoltà interne seguite al voto europeo e a quello del popolo M5S sull’alleanza con Farage.
Davide Catalano scrive: “Grillo aspetta solo un rifiuto per passare da vittima”. Poi Nicola Fiore rivolge l’ennesimo invito alla prudenza: “Le richieste di Grillo e Casaleggio mi sanno tanto di trovata pubblicitaria”.
E Gianna Rosa Alberti legge tutto come l’ultima difesa dell’ex comico genovese: “Grillo è all’angolo e cerca di uscirne in qualche modo”.
Infine, c’è chi si affida totalmente alle capacità di Renzi: “Renzi ha dato prova di sapere come muoversi – scrive Caio Ancona – . Saprà come fare. Sono fiducioso”.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 15th, 2014 Riccardo Fucile
“RENZI LEGITTIMATO DAL VOTO POPOLARE”… DISSIDENTI GRILLINI: “MEGLIO TARDI CHE MAI”
“Renzi batta un colpo, il Movimento 5 stelle risponderà ”. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio compiono il passo impensabile solo fino a qualche mese fa e cercano il confronto con il Partito democratico sulla legge elettorale.
L’annuncio arriva sul blog dopo settimane di poche apparizioni pubbliche, polemiche sulla scelta del gruppo con cui allearsi in Ue e la confusione di un’autocritica post elezioni fatta a metà tra il silenzio e i regolamenti di conti in assemblea.
Oggi la decisione di lanciare un messaggio al presidente del Consiglio: “Se Renzi ritiene che la legge M5S possa essere la base per una discussione comune, il cui esito dovrà comunque essere ratificato dagli iscritti al M5S, Renzi batta un colpo. Il M5S risponderà . La nostra legge è di impronta proporzionale, non è stata scritta su misura per farci vincere come è stato per l’Italicum, scritto per farci perdere”, chiariscono i due.
La risposta arriva poco dopo dal vicesegretario del Partito democratico Lorenzo Guerini: “Pronti a confrontarci con tutti, nel rispetto e delle posizioni diverse. Per noi la priorità restano le riforme istituzionali, Senato, titolo V e legge elettorale che garantisca governabilità e certezza di chi vince e chi perde, secondo il percorso che abbiamo individuato”.
Si rivolge alla Lega Nord di Matteo Salvini e ai grillini. “Visti i precedenti con i 5 Stelle, suggeriamo comunque l’adozione dello streaming per eventuali incontri futuri”. Possibilista anche Debora Serracchiani: “L’annuncio di una apertura non ci coglie impreparati, perchè la nostra disponibilità a un confronto a tutto campo l’abbiamo dichiarata da molto tempo. Dopo l’annuncio però bisogna vedere come intende passare alla prova dei fatti”.
Il Movimento 5 stella cambia strategia e prova a uscire dall’angolo del post elezioni: “Ci candidiamo a diventare l’ago della bilancia”, commenta a SkyTg24 il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.
“Il Patto del Nazareno è sempre più debole e noi siamo a un bivio, ovvero la legge elettorale deve farla Berlusconi o il M5S? E’ Berlusconi l’ago della bilancia? Vogliamo esserlo noi. Lo streaming? Non credo sia essenziale. Dal Pd aspettiamo una risposta, lasciamo trascorrere la domenica, poi vediamo che succede”. Poi ribatte: “Sì allo streaming”.
Proprio l’ex Cavaliere diventa così la pedina che potrebbe saltare nel caso di un accordo tra le parti.
Scenari prematuri, ma che diventano possibili se nell’arena parlamentare scendono in campo anche i 5 stelle. E nei giorni scorsi qualcosa era già cambiato, prima con la lettera al ministro Orlando per collaborare sulla giustizia, poi con il governo che è andato sotto nel voto sulla responsabilità civile dei magistrati. Lunedì 16 giugno è prevista una conferenza stampa dei 5 stelle per chiedere ufficialmente l’incontro.
Sedersi allo stesso tavolo del Partito democratico. E’ una strategia politica che i leader e i più fedeli del Movimento non hanno mai accettato.
L’ultimo confronto in streaming era stato con Matteo Renzi il giorno delle consultazioni per il nuovo governo. Poco meno di dieci minuti, il tempo di sedersi e finire ad alzare la voce. Grillo se ne andò dicendo: “Non voleva nessun accordo con noi, non aveva senso restare”. Ma quella scena divise le due anime del Movimento: da una parte i dialoganti indignati per i toni, dall’altra i puri del “con gli altri partiti mai”.
Oggi qualcosa sembra essere cambiato, anche se il risultato del voto europeo li mette in una posizione di debolezza. Un invito al dialogo era arrivato dal Pd a inizio gennaio, in quel caso ci fu un secco no. “Sono avvenute due cose che hanno cambiato lo scenario”, spiegano i fondatori sul blog.
“Il M5S ha una legge approvata dai suoi iscritti (e non discussa a porte chiuse in un ufficio in via del Nazareno)” e Renzi “è stato legittimato da un voto popolare e non a maggioranza dai soli voti della direzione del Pd. Quindi qualcosa, anzi molto, è cambiato”.
La legge uscita dalla consultazione online, accompagnata dalle delucidazioni tecniche del professor Aldo Giannuli, è sostanzialmente un proporzionale corretto. Quanto al testo Renzi-Berlusconi, dopo vari ritocchi a marzo la Camera ha approvato una legge proprzionale sì, ma con premio di maggioranza per chi supera il 37% dei consensi.
Grillo e Casaleggio chiedono esplicitamente un faccia a faccia con il presidente del Consiglio: “All’incontro eventuale con il Pd — scrivono -, che speriamo ci sia, parteciperanno i due capigruppo M5S di Camera e Senato, oltre a Danilo Toninelli, estensore tra altri della versione definitiva della legge e Luigi Di Maio come massima rappresentanza istituzionale in Parlamento nel suo ruolo di vicepresidente della Camera”. La prima risposta da casa Pd arriva da Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole: “Se davvero siamo di fronte a un’apertura sincera, sarebbe impossbile sottrarsi al confronto”, ha replicato a l’”Intervista” di Maria Latella su Sky Tg24.
“Anzi, sono certo che il Pd deve farsi avanti, se Grillo ha deciso di scongelare i suoi voti e di metterli veramemente a disposizione del cambiamento, vuol dire che il Pd ha prodotto un effetto non banale che va oltre se stesso”. Insomma, “bisogna andare a vedere le carte, bisogna andare a vedere effettivamente dove vuole arrivare e sperare che non sia un bluff“.
Ma la nuova partita tra i 5 Stelle e il Pd rischia di fare una vittima illustre, Silvio Berlusconi.
Perchè oltre alla legge elettorale, contrattata da Renzi con il leader di Forza Italia in mezzo a mille polemiche legate alla condanna definitiva per frode fiscale e alla conseguente decadenza da senatore, pochi giorni fa le prove tecniche di dialogo tra grillini e democratici sono state avviate sulla giustizia, tema ultrasensibile per Berlusconi. Una delegazione del Movimento 5 Stelle ha incontrato il ministro della Giustizia Andrea Orlando per proporgli l’appoggio sul ddl anticorruzione ora fermo al Senato, in attesa di un testo governativo che i parlamentari pentastellati hanno chiesto di non presentare. “Berlusconi dal canto suo decida come stare in questa partita e il Pd -ha concluso Martina- guidi questo cambiamento. Non c’è un motivo per escludere nessuno in via pregiudiziale”.
Un annuncio che ha lasciato a bocca aperta la base, ma soprattutto molti tra i parlamentari.
“Svegliarsi la mattina”, commenta il deputato Cristian Iannuzzi, “e scoprire che la linea del Movimento 5 stelle è cambiata non ha prezzo”.
Perplessi alcuni dei critici che invocano più partecipazione nel metodo decisionale. Mara Mucci scrive su Twitter: “In politica il metodo è sostanza. Il metodo a 5 stelle prevede la partecipazione nei percorsi decisionali. Dov’è?”.
Le risponde subito il critico Walter Rizzetto: “Io mi son addormentato pure oggi e ho sognato cambiamenti #montagneverdi forse è meglio se torno a dormire”.
Sorride Luis Alberto Orellana, espulso nei mesi scorsi dal gruppo e noto per essere tra i promotori dell’apertura. “Sono contento della disponibilità del M5S ad incontrare il premier Matteo Renzi sulla legge elettorale e auspico che sia l’inizio di un diverso approccio, di un cambio di passo nella politica”.
Sottolinea poi come “questa apertura al dialogo corrisponda a quanto da me richiesto più e più volte. Dopo l’espulsione, gli insulti, le minacce di morte, ecco la conferma di essere ed essere stato sempre nel giusto. Lo sapevo che questo momento sarebbe arrivato e ora anche i fatti mi danno ragione”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 15th, 2014 Riccardo Fucile
I GRILLINI POTREBBERO FINIRE TRA I NON ISCRITTI, VISTO CHE ALL’EFD MANCANO ALL’APPELLO DUE PARTITI NAZIONALI: PER FARE UN GRUPPO CE NE VOGLIONO SETTE… E IN GIOCO CI SONO ANCHE FINANZIAMENTI
Il voto nel referendum online per scegliere le future alleanze del M5S in Europa potrebbe non salvare i 17 eurodeputati pentastellati dal limbo dei non iscritti al Parlamento europeo.
Sì perchè per formare, o confermare, un gruppo politico ci vogliono almeno 25 deputati da almeno sette Paesi Ue.
L’Ukip da sola di seggi ne ha già 24 ma ad oggi mancano due Paesi per raggiungere la soglia minima.
Le regole del referendum M5S erano chiare: se non va in porto l’opzione vincitrice (Efd) si passa alla seconda, appunto i non iscritti, una scelta che potrebbe essere obbligata anche vista l’assenza di alternative.
Il tempo stringe: la data ultima per la formazione di nuovi schieramenti è il 24 giugno e le prossime mosse saranno decisive.
Il gruppo Europe of Freedom and Democracy (Efd) conta ad oggi cinque Paesi Ue: l’Ukip, il lituano Tvarka ir teisingumas, il ceco Strana svobodnà½ch obÄanů, l’olandese SGP e, appunto, l’italiano M5S.
Nelle scorse settimane il gruppo ha subìto gli abbandoni dei finlandesi del The Finns party e dei danesi del Dansk Folkeparti.
Com’è noto, la Lega Nord ha optato per il gruppo nazionalista ed euroscettico di Marin Le Pen già nei mesi scorsi — un gruppo che tra l’altro non ha ancora i numeri per formarsi. Sempre nei giorni scorsi sembravano pronti di andarsene anche i lituani, che però nelle scorse ore hanno ufficializzato il loro desiderio di restare.
Farage si dice ottimista: “Il risultato del referendum del Movimento 5 stelle ci fa ben sperare. E’ un forte incentivo a unirsi a noi per altre delegazioni”.
Un bottino di 17 deputati, infatti, costituisce per l’Efd un bell’effetto catalizzatore nei confronti di tutta una serie di indecisi che nei giorni scorsi si sono guardati attorno e diretti verso lidi più sicuri, come il gruppo dei Conservatorgi (Ecr) dei tories inglesi, che ha accolto i danesi e finlandesi ex Efd e ha fatto acquisti anche nel resto d’Europa, ad esempio con i neo eletti del partito no Euro tedesco AfD.
Fonti Ukip parlano di negoziazioni in corso con altre 5 delegazioni nazionali, ma fino alla settimana prossima è mantenuto il massimo riserbo.
Il paradosso è che lo stesso Farage si starebbe preparando a fare le valigie e a lasciare Bruxelles in caso di elezione l’anno prossimo alla House of Commons.
Lo ha fatto capire lui stesso in questi giorni, affermando che qualora lui o altri “senior Ukip members” avessero la possibilità di trasferirsi a Westminster verrebbero sostituiti in Europa dai primi non eletti.
Questo perchè, dopo l’exploi delle europee, l’Ukip si aspetta di ottenere almeno 5-6 seggi alle elezioni del maggio 2015.
Non a caso non è più Farage il capo delegazione dell’Ukip al Parlamento europeo, bensì il settantenne Roger Helmer, un passaggio di consegne che sembra proprio preparare il terreno al trasloco di Farage da Bruxelles a Londra.
Insomma per i 5 stelle il paradosso è che “il naso turato” di molti che hanno votato a favore de “l’alleanza tattica” con l’Ukip, alla fine non serva ad evitare la caduta libera nei “non iscritti”.
Questo non solo perchè non stringere alleanze rappresenta la seconda opzione del referendum online, ma perchè è possibile che il M5S non trovi più porte aperte dopo aver cercato di far gruppo con gli euroscettici di Farage.
Il capo delegazione M5S, Ignazio Corrao, mette le mani avanti: “In questo caso bisognerà valutare di nuovo, ma sono sicuro che ce la faremo”.
Ma cosa vuol dire finire nei non iscritti?
In parole povere vuol dire non avere alcun peso nel processo legislativo europeo visto che si finisce fuori dal cosiddetto “sistema d’Hondt” con il quale vengono distribuite tutte le presidenze e vice presidenze delle commissioni parlamentari, i dossier legislativi e non, la possibilità di assumere personale qualificato, ad esempio policy advisor, e perfino determinati finanziamenti.
Non è un caso, infatti, se partiti euroscettici come il Front National e il PVV di Geert Wilders — formazioni poco interessate al processo legislativo europeo in quanto contrari all’Ue stessa — stiano cercando di uscire da questo limbo e di formare un gruppo politico, euroscettico ma pur sempre un gruppo.
Alessio Pisanò
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Giugno 14th, 2014 Riccardo Fucile
ESISTONO NOMI E COGNOMI, BASTEREBBE CHE LA MAGISTRATURA INTERVENISSE, PER MOLTO MENO SONO STATI OSCURATI BLOG E SITI WEB… O FORSE GRILLO GODE DI IMMUNITA’?
Insulti razzisti e antisemiti contro Gad Lerner.
Dopo essere stato indicato da Beppe Grillo come ‘giornalista del giorno’, il conduttore televisivo è stato travolto da un’ondata di messaggi che definire di cattivo gusto sembra davvero poco. Basta guardare il profilo Fb di Beppe Grillo per avere subito idea della portata degli insulti.
Tra i più ‘teneri’, scrive lettera 43, “ebreo di merda”, “sei un ebreo e questo dice tutto”, “orripilante ebreo comunista”, “ebreo, sionista, massone e giornalista”.
Gad nella black list di Beppe Lerner ieri era stato nominato giornalista del giorno sul blog di Beppe Grillo per un graffiante articolo sull’alleanza in Europa tra il M5S e l’Ukip di Nigel Farage.
Come di consueto, Grillo aveva riportato nella rubrica ad hoc contro la stampa considerata faziosa l’articolo sotto accusa.
L’articolo incriminato: “Il comico italiano che si affianca all’istrione britannico lo ha fatto cercando accuratamente lo scandalo, il colpo di scena – si legge – La propaganda di Nigel Farage contro gli immigrati e i musulmani, le sue uscite volgari contro i gay e contro la parità femminile, vengono minimizzate da Grillo quando sul blog deve rintuzzare le critiche. Ma in realtà egli spera di giovarsene. […] Per questo dal referendum pilotato ieri sul blog sono stati anticipatamente esclusi i Verdi come possibile approdo grillino”.
“Se il Pd di Matteo Renzi occupa saldamente lo spazio riformista dell’innovazione politica – scrive ancora Lerner – è da destra che Grillo ritiene di controbatterlo. Optando con il reazionario Farage per l’ideologia dei popoli ribelli all’Unione, non da riformare ma da mandare a gambe per aria. Un’alleanza spaccatutto, nelle intenzioni di chi la battezza sperando che l’architettura dell’Ue non regga questo passaggio difficile. Il referendum online è stato una caricatura imbarazzante della cosiddetta democrazia della rete. […] Nessuno infatti obbligava i grillini a apparentarsi nel Parlamento europeo”.
Come potete notare dalla foto che pubblichiamo sono decine i perseguibili in base alla legge Mancino e hanno quasi tutti un nome e un cognome reale.
Solo gli organi competenti sembrano non accorgersene.
Piccolo dettaglio: è perseguibile penalmente chi non li cancella al pari di chi li scrive.
Utima considerazione: sono stati oscurati blog per molto meno, ma sua Maestà “tutasenzatasche” gode forse di immunità particolare o di passaporto diplomatico rilasciato da qualche ambasciata straniera uso a frequentare?
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Giugno 13th, 2014 Riccardo Fucile
GLI INGREDIENTI DEL SISTEMA DI PROPAGANDA DEL SITO CINQUESTELLE SVELATI DA UN LIBRO DI FEDERICO MELLO
Dalla primavera 2012, anno dell’esplosione con la conquista di Parma, il blog di Grillo e di
conseguenza il Movimento 5 Stelle cambiano totalmente natura.
Alcuni sondaggi indicano intenzioni di voto record per il Movimento e da lì in poi si assiste a una prassi alla quale la stampa da allora in avanti si troverà , suo malgrado, sempre costretta: qualsiasi cosa scritta online da Grillo diventa notizia — e non potrebbe essere altrimenti.
Il web diventa uno straordinario strumento per sparare le proprie bordate senza dover ricevere domande, senza dover rispondere della loro coerenza, della loro fattibilità , delle contraddizioni su questioni fondamentali (come quelle della democrazia interna).
Il blog, inoltre, si evolve e diventa una vera e propria galassia.
All’indirizzo principale, beppegrillo.it, si aggancia una serie di sottodomini e sottositi.
Ci sono le pagine interne del Movimento, quelle dei gruppi parlamentari, La Cosa, una sorta di web-tv con un palinsesto che alterna immagini d’archivio con dirette e contenuti originali e poi, soprattutto, sul blog di Beppe compare la famosa “colonna destra”.
È l’aggregatore di notizie di Casaleggio. Si chiama Tze-Tze e, almeno nelle intenzioni, viene descritto come un portale, «un palinsesto dinamico originato dagli utenti, aggiornato ogni mezz’ora, che seleziona da siti rigorosamente solo online, che non hanno quindi una derivazione cartacea o televisiva, le informazioni in base alla loro popolarità e attualità ».
L’obiettivo? «promuovere l’informazione indipendente in rete svincolandosi dai mainstream media e pubblicare notizie in funzione dell’importanza attribuita loro dagli utenti».
Con l’ottica della rete anni novanta, sembrerebbe un progetto degno di lode: si dà spazio all’informazione in rete diversa da quella dei media mainstream; con gli occhi che vedono l’acqua digitale, invece, queste parole con cui Tze-Tze descrive la propria “mission” sono, di fatto, una confessione.
Pubblicando notizie «in funzione dell’importanza attribuita loro dagli utenti», Tze-Tze e i portali simili della Casaleggio (come lafucina.it, altra testata della galassia, registrata dal figlio di Gianroberto, Davide) producono in realtà contenuti politici e di attualità senza nessun criterio giornalistico.
È una specie di BuzzFeed della politica, nel quale il principio della viralità si impone su tutto il resto.
Non solo: questo arcipelago digitale viene presentato come «informazione indipendente» quando è esattamente il contrario, è propaganda elettorale sfacciatamente schierata con il Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo: non si risparmia in alcun modo accuse, insulti, contumelie, che nessuna testata potrebbe pubblicare senza incappare in seri problemi di carattere penale (non a caso nel 2014, per la prima volta, andrà a giudizio per diffamazione un post pubblicato dal blog e che ricostruiva in maniera fantasiosa un’inchiesta giornalistica della trasmissione Piazzapulita).
In rete, inoltre, uno strumento del genere, con l’enorme visibilità assicurata dall’home page di Grillo (Tze-Tze si è guadagnata oltre mezzo milione di fan su Facebook) e con i rimbalzi garantiti dalla potenza di fuoco del comico sui social network, risulta un mezzo formidabile per orientare l’opinione pubblica — almeno quella connessa — e per trasformare bufale e ricostruzioni parziali, in “prove” e argomentazioni per tutti coloro che guardano con simpatia ai 5 Stelle.
Sul web, infatti, le bufale sono virali quanto le breaking news e grazie alla disattenzione generale continuano a girare e a essere condivise anche quando sono state ampiamente smentite.
Lo ha chiarito benissimo una ricerca — Collective Attention in the Age of (Mis)Information — realizzata dalle università di Lucca, Lione e della Northeastern di Boston e riportata in Italia dal bravo blogger Fabio Chiusi su Wired.
La ricerca ha analizzato oltre due milioni di post concentrandosi sui dibattiti Facebook nel periodo a cavallo delle elezioni politiche italiane 2013.
Ebbene, i ricercatori hanno scoperto, non senza qualche sorpresa, che «la maggior parte degli utenti che interagiscono con i contenuti prodotti dai troll è composta principalmente da utenti che interagiscono con le pagine di informazione alternativa».
Insomma, sono paradossalmente gli utenti che si ritengono più informati online a cadere preda con maggior facilità di notizie false. (…)
E c’è anche un’ulteriore contro-indicazione da tenere bene a mente: «I risultati del nostro studio segnalano un pericolo concreto, dato che più il numero di affermazioni prive di fondamento in circolazione è elevato, più utenti saranno tratti in inganno nella selezione dei contenuti».
Vuole dire che sul web, anche se sono state smentite, le bufale non vengono disinnescate: continuano a girare, a essere condivise come verità , anche per lunghi periodi di tempo.
Quando questi meccanismi vengono usati scientemente per i propri scopi commerciali o politici, ci troviamo di fronte a una non-informazione che è il contrario del giornalismo. (…) In questi contenuti prodotti e diffusi a spron battente si trova di tutto. (…)
La parte del leone la fa naturalmente la propaganda politica pro 5 Stelle e contro i suoi avversari. (…) Si trova davvero qualsiasi personaggio o argomento in un frame comune, e i contenuti risultano in fin dei conti tutti uguali.
Il titolo “tipo” di questi status o post comprende espressioni perennemente urlate che nel lancio della “notizia” contengono già la reazione emotiva che quella informazione vuole stimolare: «Vergognoso», «Brutte notizie», «Questa è l’Italia», «Rimarrete scandalizzati», «Non ne possiamo più», «È finita», «Vergogna» in caratteri cubitali.
Non mancano vere e proprie infamie e trollaggi contro i dissidenti, le istituzioni, gli avversari.
Il testo, infine, termina sempre con esortazioni, richieste o domande che stimolano inconsciamente la partecipazione degli utenti: «condividi», «fai girare», «massima diffusione», «diffondi». Tze-Tze, beppegrillo.it, Facebook, Twitter, è tutto così, tutto sullo stesso tono, ogni giorno, ogni momento. (…)
Cito tutti questi attacchi a Renzi perchè è lui l’obiettivo più frequente delle attenzioni della galassia Grillo nel periodo preso in considerazione, come in precedenza erano stati Mario Monti ed Enrico Letta.
«Sputtanato — Uno dei più autorevoli quotidiani del mondo ha appena umiliato Renzi. In Italia non leggerete mai una cosa simile. Guardate cos’hanno scritto. Impressionante: clicca qui» annota Grillo su Facebook.
Vai al link e che dice l’articolo? «L’Economist su Renzi: fa molte promesse, ma non ci sono dettagli».
Ma nella galassia Tze-Tze gli argomenti sono infiniti, tutti quelli che fanno comodo per creare viralità incattivita: «Clamoroso. I lettori di Repubblica danno ragione a Beppe Grillo. Guardate che sta succedendo: clicca qui».
Cosa dice l’articolo citato? Che dopo che la Repubblica ha riportato una polemica dei 5 Stelle contro il quotidiano, alcuni lettori (chissà se spontanei) nei commenti hanno trollato a favore di Grillo. Una non-notizia, che però su Facebook di Grillo conta cinquemila “mi piace”, trecento commenti e trenta condivisioni. (…)
Non tutti i contenuti sono così apertamente diffamatori nei confronti di avversari politici e giornalisti. Altri, sfruttando lo stesso metodo, entrano nel campo della contesa politica legittima senza però farsi mancare pesanti forzature propagandistiche.
Come questo post (soliti cinquemila like e duemila condivisioni): «Il M5S ha appena indetto una conferenza per fare una denuncia gravissima! Seguiteci in diretta ora: clicca qui. Diffondete!» che porta il video di una conferenza stampa dei deputati 5 Stelle sul cosiddetto decreto svuotacarceri; (…)
Un’ultima categoria della mala-informazione di Tze-Tze è quella chiaramente e dichiaratamente sessista.
Niente infatti colpisce di più il “Sistema” maschile di un paio di cosce o di una scollatura. Ecco che anche questi mezzucci sono usati per attirare click e attaccare le avversarie o le giornaliste. Il solito post recita: «Fate i complimenti a questa giornalista. Era in diretta tv su La7 e guardate che ha combinato. Solo in Italia! Che vergogna, clicca qui».
Allegato allo status c’è la parte inferiore di un corpo femminile: si vedono solo le gambe, l’abito rosso e tacchi a spillo. Apri il link e che trovi? Un “articolo” in cui si sottolineano alcuni commenti negativi ricevuti dalla giornalista Myrta Merlino di La7 sulla pagina Facebook della sua trasmissione. (…)
Che rete è quella di cui fa uso beppegrillo.it? Quanto è distante dal luogo di “intelligenza collettiva” che dovrebbe risultare diverso e migliore della democrazia rappresentativa? Beppegrillo.it in realtà si fa forte della retorica dell’“intelligenza collettiva” ma alimenta e orienta piuttosto una “scemenza collettiva” per i suoi scopi e interessi; sul blog qualsiasi senso critico del senso critico, potremmo dire con un paradosso, è bandito: «Non c’è tempo» d’altronde, «siamo in guerra» dice Grillo, con «l’elmetto».
È in questa gestione del web che emerge la maggiore contraddizione del grillismo. Il web per beppegrillo.it non è una piattaforma orizzontale per discutere e confrontarsi, ma una clava verticale da utilizzare su una massa indistinta per fare pubblicità al suo prodotto.
Per questo è interessante studiare il fenomeno Grillo e M5S dalla sua prospettiva peculiare, quella web: è un modello che mostra cosa si può fare con questa tecnologia, fino a che punto si può spingere l’utilizzo sovietico del web e dei social network, fino a dove, direbbe Morozov, può arrivare «la viralità del male».
Federico Mello
(da “Un altro blog è possibile. Perchè non funziona la democrazia digitale”, 14 euro, 192 pag, Imprimatur)
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