Maggio 11th, 2013 Riccardo Fucile
IL COMICO GENOVESE PENSA A MONETIZZARE IN AUTUNNO LA PROPRIA NOTORIETA’…SAREBBE L’OCCASIONE PER LA LOMBARDI E CRIMI DI FARGLI DA SPALLA, MAGARI CON BERLUSCONI COME IMPRESARIO, COSI’ IL CIRCO SAREBBE AL COMPLETO
«Dopo le elezioni tornerò a fare il comico, io sono un comico, e un comico
resto…», aveva promesso Beppe Grillo in diverse occasioni durante lo Tsunami Tour, l’ultima alla fine dell’anno scorso a Udine, in un fuorionda che fu ripreso e trasmesso sul web da Byoblu.
All’inizio del docu-film sullo Tsunami Tour – di Chiara Burtulo, Gianluca Santoro e Paolo Valentini – il fondatore del Movimento cinque stelle, disteso sul lettino del camper, spiega «io non ho mai pensato a che lavoro avrei voluto fare da grande, sentivo solo una vocazione, forte, far ridere, stupire…».
Ecco, c’è sicuramente riuscito.
E nonostante ci si possa stupire che qualcuno in Italia faccia ciò che aveva detto, la sua intenzione di tornare a lavorare da comico si tradurrà , presto, in una vera tournèe.
Grillo ci sta lavorando.
Sta scrivendo, prepara testi nuovi – anche nel tour in Friuli erano parzialmente diversi dallo Tsunami Tour – e probabilmente dopo l’estate dovrebbe iniziare un vero e proprio giro nei teatri, da comico, facendo pagare il biglietto.
«Che bello, quando queste piazze le riempivo sempre a pagamento, che nostalgia…», era una battuta ripetuta sempre, negli ultimi, affollatissimi ma purtroppo per lui gratuiti, show elettorali. Adesso Grillo vorrebbe tornare a quello che davvero sa fare meglio: far ridere.
Nei teatri.
A dispetto del clichè sul roco populista, dinanzi a platee di ceto medio riflessivo.
La volontà è accertata da fonte certa, «il suo desiderio sarebbe fare un tour mondiale». L’intenzione è fare sicuramente tappa in alcune capitali come Parigi e Londra, probabilmente concedersi qualche puntata in Nord Europa (ottima sarebbe la Danimarca, che molto s’è interessata al caso cinque stelle), e non sarebbero neanche escluse delle estensioni extraeuropee.
Sbarcare a New York sarebbe un po’ un’incoronazione dello showman, oltretutto in un Paese dove lui avverte media non per forza ostili.
Il New Yorker gli ha dedicato un ottimo ritratto. Il Financial Times, con Gideon Rachman, ha scritto da Londra che lui «non c’entra niente con gli anni Trenta e il fascismo», non è un dittatore, «è uno che fa ridere».
E quello Grillo l’ha sempre preso come il massimo dei complimenti.
Un network già c’è, oltre che un interesse forte, soprattutto in Francia Inghilterra Germania, e in America.
Già nel gennaio di tre anni fa, il 2010, quando ancora non era del tutto progettata la presenza così forte del suo Movimento in campo alle politiche, Grillo era stato a teatro prima a Londra, dove aveva visto Ken Livingstone – ospite anche allo show – quindi era stato invitato al Parlamento inglese dal ministro del cambiamento climatico Joan Ruddock, aveva tenuto un incontro a Oxford e alla London School of Economics.
Poi a Parigi, al teatro La Cigale, uno storico locale del XVIII arrondissement, dov’era stato a sentirlo tra il pubblico anche Renzo Piano.
Nella capitale francese era tornato un anno dopo, nel tour 2001 – intitolato «Beppe Grillo is back» – in cui tutta l’azione comica ruotava sulle parole, e su un grande schermo che Grillo faceva montare alle sue spalle, un ciclorama sul quale si formavano di volta in volta scritte, concetti, immagini che interagiscono con le sue parole.
È un’idea di fondo che potrebbe tornare.
Ma naturalmente Grillo, come oratore, ha un fortissimo istinto all’improvvisazione, e i suoi testi spesso somigliano a format-scaletta, sui quali introduce variazioni.
Di certo quello che ha promesso e detto di voler fare, tornerà prestissimo a fare, al netto dei suoi proverbiali sbalzi di umore.
Per lui, istinto da palcoscenico, i teatri sono comunque più adatti dei palchi; e in ogni caso, è parecchio più interessante il contatto con moltissimi di questi italiani all’estero che il corpo a corpo, quotidiano e faticoso, con l’establishment italiano.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)
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Maggio 11th, 2013 Riccardo Fucile
POLEMICHE SULLE ADESIONI RACCOLTE DALLE FEDERAZIONI E GIRATE AI CIRCOLI
Nel solo mese di gennaio il partito democratico torinese ha raccolto 4100 nuove adesioni, il cinquanta per cento in più degli iscritti del 2011.
E i 12 mila iscritti totali rappresentano il record di adesioni da quando i democratici hanno avviato il tesseramento, cioè dal 2009.
Caterina Romeo, responsabile organizzativa non nasconde la sua soddisfazione per «la voglia di partecipazione legata anche alle primarie».
Ma è chiaro che questi numeri devono essere anche letti alla luce di quello che si può considerare il testamento politico dell’ex segretario Gianfranco Morgando: «Difficile accettare una frantumazione del partito, una balcanizzazione che non ha nulla di politico ma che si caratterizza per l’utilizzo di aggregazioni che vogliono spartirsi il potere interno e nelle istituzioni».
E allora chissà quali sono le «tribù» del Pd che si sono rafforzate in vista del prossimo congresso.
Già perchè il boom si porta dietro accuse su pacchetti di tessere consegnati in blocco (firmate da una stessa persona o senza indicazione delle quote versate) alla federazione provinciale senza passare dai circoli
Romeo, però, respinge al mittente le accuse di chiunque voglia parlare di un partito in mano alle truppe cammellate: «Credo che un partito debba essere lieto dell’aumento degli iscritti e non entrare in una situazione di panico generalizzato alla ricerca spasmodica del Dna di ogni nuovo militante»
Certo, pacchetti di tessere ci sono ma secondo la responsabile organizzativa sono il frutto della caduta di alcuni steccati politico/ sindacali.
E così in via Masserano sulle 500 iscrizioni raccolte(ma secondo altre fonti le adesioni extra-circoli sarebbero molte di più) la metà circa è di delegati e sindacalisti della Uil che prima dello tsunami elettorale/parlamentare si erano fatti convincere dal programma di Bersani.
Iscrizioni che potrebbero portare acqua al mulino alla componente della sinistra interna che raccoglie un’area vasta che va dal senatore Stefano Esposito al sindaco di Settimo, Aldo Corgiat.
In questa campagna di tesseramento si sarebbero rafforzate l’area liberal-socialista che fa capo al consigliere regionale, Mauro Laus e al circolo Willy Brandt che vede tra gli animatori Prospero Cerabona.
Anche l’ex segretaria provinciale, Paola Bragantini, uscirebbe rafforzata grazie alla adesioni raccolte alle Vallette ma anche nel quartiere 2 (Andrea Stara) e in Barriera di Milano (Nadia Conticelli).
Il rafforzamento dei renziani nasce con le primarie e viene confermato dall’esito delle parlamentarie.
È evidente il tentativo di riequilibrare la forza di alcune componenti interne a partire da quella del premier Enrico Letta che a Torino può contare sull’appoggio dell’associazione IdeaTo guidata da Salvatore Gallo.
Resta da capire con quali regole si svolgeranno i congressi e, soprattutto, se saranno aperti anche ai non iscritti ma agli elettori registrati.
Proposta che oggi sarà rilanciata nel corso del primo Forum che si svolgerà in corso Moncalieri 18.
Maurizio Tropeano
(da “La Stampa“)
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Maggio 11th, 2013 Riccardo Fucile
PRIMO SCREZIO TRA IL PROFESSORE E CHI L’HA INDICATO PER LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA: ANCHE RODOTA’ COMINCIA A CHI CAPIRE CON CHI HA A CHE FARE
La ferita non è profonda, ma sanguina parecchio perchè è la prima nel tessuto che connette il Movimento 5 Stelle all’arcipelago di movimenti che ha come punto di riferimento Stefano Rodotà .
Marcello De Vito, candidato sindaco del M5S a Roma, liquida l’occupazione del teatro Valle con linguaggio che neanche il sindaco di destra Gianni Alemanno ha mai usato, impegnandosi in caso di elezione allo sgombero.
Il corto circuito è duplice: Rodotà è stato il candidato del M5S alla presidenza della Repubblica e il Valle è il simbolo delle battaglie per i beni comuni e dell’elaborazione giuridica che lo stesso Rodotà , con altri docenti, porta avanti da anni
De Vito, nell’intervista a Micromega, non solo si guarda bene dall’esaltare il modello-Valle (in due anni teatro rivitalizzato anzichè privatizzato con oltre 500 serate e 2000 artisti italiani internazionali, 1800 ore di formazione professionale, 850 volontari, decine di laboratori pubblici, 170 mila euro raccolti per creare una fondazione), ma ne promette l’estinzione («Ci può essere sicuramente un dialogo, ma noi siamo per la trasparenza quindi faremo dei bandi pubblici e affideremo il posto a chi presenta la proposta più credibile») e alla domanda «Vuole sgomberare il Valle? », risponde lapidario: «Difendiamo la legalità ».
E dunque alla riunione della Costituente dei beni comuni presieduta da Rodotà proprio al Valle, queste parole non potevano passare inosservate.
È stato proprio il giurista a chiedere una presa di posizione inequivocabile.
«Questo non ha capito proprio nulla», ha esordito riferendosi a De Vito, «perchè non riconosce la necessità di pratiche sociali per i beni comuni e tratta questioni così delicate come un affare di ordine pubblico, da governare con la polizia».
Quanto allo sgombero, Rodotà non si è risparmiato l’evocazione «della cacciata di massa vissuta molti anni fa, quando deportarono le persone in periferia per fare posto alla via dell’Impero, oggi via dei Fori Imperiali».
Ma sbaglierebbe chi provasse a strumentalizzare la polemica forzando un ripiegamento di Rodotà nell’alveo del centrosinistra tradizionale.
Al quale il giurista non riserva nuove frecciate.
Lanciando la Contro-Convenzione costituzionale, «perchè in ogni caso proveranno a mettere le mani sulla Carta», ha raccontato di telefonate di esponenti del Pd che lo incoraggiano a opporsi alla logica delle larghe intese, non potendo essi farlo pubblicamente.
«Per la serie: armiamoci e partite… ».
Giuseppe Salvaggiulo
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Maggio 11th, 2013 Riccardo Fucile
LA VICENDA DEL RIMBORSO DELLE SPESE STA CATALIZZANDO TUTTA L’ATTIVITA’ DEI GRILLINI
La fatica ad andare oltre l’incubo dei conti .
Non è vero, come mormora qualche maligno, che i grillini battono la fiacca. Le interrogazioni targate Movimento 5 Stelle fioccano, e le proposte di legge su sistema elettorale, taglio dei costi della politica e incompatibilità parlamentari si ammucchiano nei cassetti di Camera e Senato.
Per non parlare delle mozioni e della battaglia sulle commissioni permanenti.
Ma la riforma più incisiva finora partorita riguarda la diaria: sostituire l’indennità aggiuntiva allo stipendio che tocca agli onorevoli per mantenersi a Roma con una carta di credito.
Dicono che risolverebbe alla radice il problema di rendicontare le spese realmente sostenute, operazione essenziale per tener fede alla promessa di restituire quello che avanza dai 3.503 euro spettanti ogni mese a ciascuno di loro.
La rendicontazione è diventata un autentico incubo, e la diaria un’ossessione: i grillini la maneggiano come dinamite.
La questione è così delicata che dal primo giorno si parla quasi soltanto di quello. Ovvero, come risolvere la questione dei quattrini.
Oltre alla paura di scivolare nel tritacarne della Casta, c’è anche il terrore di finire sulla Colonna Infame del Movimento, com’è già capitato a qualcuno.
In Sicilia il vicepresidente dell’assemblea regionale Antonio Venturino, che si era tenuto il resto, è saltato come un tappo di spumante.
Se sulla presenza ai talk show non si scherza, sui soldi si scherza ancora meno.
Se non proprio l’ombelico del mondo, di sicuro la diaria è diventata per il M5S l’ombelico del Parlamento.
Nel Palazzo i «cittadini» si chiedono smarriti quanto sia lecito spendere senza doversi per forza ritrovare come squattrinati «universitari fuorisede», come un giorno ha confessato un’anonimo grillino alla giornalista dell’Ansa Francesca Chiri.
I 32 euro a notte che il capogruppo al Senato Vito Crimi spende per dividere con il suo collaboratore una stanza in un alberghetto dietro alla stazione sono una cifra congrua?
Il dibattito s’infuoca.
E quando la storia comincia a scottare e i giornalisti a fare domande, è proprio Crimi che si deve assumere il compito di giustificare le inevitabili reticenze in una conferenza stampa: «Abbiamo deciso di rimandare la rendicontazione della diaria a quando avremo in mano le prime buste paga».
Una conferenza stampa…
La sua collega capogruppo della Camera Roberta Lombardi è anche meno fortunata, perchè perde il portafoglio con gli scontrini.
Commettendo l’errore di chiedere consiglio alla rete su come rendicontare. La infilzano crudelmente.
Diego Bianchi, alias Zoro, mostra in tivù gli sfottò più micidiali.
Uno scrive: «Suggerisco referendum sul web per individuare soluzione adeguata. Vota solo chi ha perso il proprio portafogli entro il 31 dicembre 2012».
Va avanti per giorni, finchè sul web i buontemponi non si placano.
In Parlamento, però, a non placarsi sono le polemiche su quella benedetta diaria. Fra chi non ci sta a contare i centesimi, chi arriva alla conclusione che non è giusto rimetterci e chi addirittura si è indebitato con amici e parenti per venire a Roma, il partito della diaria integrale si fa sempre più rumoroso.
Riunioni, telefonate, perfino un referendum: ma non se ne viene a capo.
Quasi metà dei cittadini si pronuncia per la restituzione «secondo coscienza».
E non riuscendo a risolvere da soli quella faccenda diventata alquanto imbarazzante, è Grillo che ha dovuto precipitarsi da Genova a Montecitorio.
Per minacciare di mettere alla berlina chi sceglie di fare la cresta.
«Adesso lavoriamo sui 20 punti del programma», dice.
Sarebbe ora.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 10th, 2013 Riccardo Fucile
“LO IUS SOLI NON PUO’ ESSERE DECISO DA UN GRUPPETTO DI PARLAMENTARI, MA SOLO DOPO UN REFERENDUM”: PER LE SUE CAZZATE INVECE SONO SUFFICIENTI DEPUTATI E SENATORI
Un referendum sullo ius soli. Un post sul blog di Beppe Grillo riaccende il dibattito sulla
proposta del neo ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge per una legge sulla cittadinanza.
Un tema, quello della cittadinanza agli stranieri, che già in passato aveva provocato accese discussioni, anche dentro al movimento 5 stelle, dopo le prese di posizione contrarie espresse dallo stesso Grillo.
E che ora torna con un post non firmato (e pubblicato nella colonna dei mini-post del blog) ma evidentemente, se non attribuibile allo stesso Grillo, in linea con le posizioni del Movimento e del suo capo.
In Europa lo ius soli non esiste, “se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate”, viene sottolineato (invece esiste in Francia n.d.r.).
Poi il quotidiano attacco alla sinistra: “Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionferà (ma sempre a spese degli italiani) non è chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano. Lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Chi vuole al compimento del diciottesimo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano”, si legge nel post.
Che grande analisi… lo sappiamo tutti.
“Questa regola può naturalmente essere cambiata — prosegue – ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita”.
Infatti questa non può essere una decisione “lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente” (come lui, insomma).
Inoltre, il dibattito non dovrebbe rimanere circoscritto all’Italia.
“Ancor prima del referendum — conclude il post — lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della Ue. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa”.
Infatti in tutta Europa ci hanno già pensato con leggi ben meno discriminanti delle nostre, ma questo gli ignoranti non lo sanno.
“Finalmente una posizione chiara e condivisibile da Grillo: “no allo ius soli salvo referendum”, arriva in soccorso La Russa.
Il problema, però, è che in Italia non esiste il referendum propositivo.
”Grillo evidentemente non lo sa, ma pazienza! — prosegue La Russa — bisogna che ci sia un impegno sin d’ora a promuovere un referendum abrogativo se la maggioranza votasse una legge siffatta”.
”In un Paese che ha conosciuto l’oltraggio e la vergogna delle leggi razziali, Grillo evidentemente pensa che la bandiera dei diritti e dell’accoglienza non debba sventolare”. Così Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia e libertà , risponde alla richiesta di un referendum avanzata dall’ex comico genovese.
Poi replica all’ironia di Grillo, che qualche giorno fa aveva postato un fotomontaggio in cui era raffigurato a braccetto con La Russa. “Grillo vuole denigrare Sel. Lui, invece, non ha nemmeno bisogno di un fotomontaggio perchè -ha detto Vendola- condivide le opinioni di La Russa”.
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Maggio 10th, 2013 Riccardo Fucile
“SI E’ GIA’ DETTO TUTTO, NON LO SO…SIAMO GIA’ QUA (IN PARLAMENTO) E GIA’ E’ UNA TRAGEDIA QUESTA, VOGLIAMO AGGIUNGERNE UN’ALTRA?”
Le due rappresentazioni di Genova, quella del popolo che piange nove sue vittime e quelli di un rappresentante della Casta che ormai ne fa parte integrante.
Le sirene delle navi ormeggiate suonano insieme. E all’inizio fa una strana impressione, perchè sembra come un lamento, un singhiozzo di dolore.
Poi sale di intensità , mette i brividi, diventa assordante.
Si trasforma in un urlo di rabbia, che dal porto rimonta lungo i carruggi del centro storico e si diffonde per tutta Genova.
La città si ferma, rende onore ai suoi caduti. Si ferma perchè è il cuore – il porto – che smette di battere.
I vigili del fuoco al Molo Giano, che ancora scavano tra le macerie alla ricerca delle ultime due vittime, si tolgono i caschi per rispetto. In tutti i quartieri i negozi abbassano le saracinesche. Minuti che sono un’eternità .
Che finiscono per mutare la tristezza in collera, la rassegnazione in consapevolezza.
In piazza Matteotti, dove in cinquemila si sono dati appuntamento per celebrare il lutto, gli operai del porto quasi strappano il microfono di mano a don Luigi Molinari, cappellano del lavoro. Gli chiedono di fare un passo indietro. Di lasciarli parlare.
«È dalla notte che sono morti, che abbiamo incrociato le braccia. Ma agli armatori, ai terminalisti, agli imprenditori, non importa. Le navi vanno, i container viaggiano. L’importante è produrre, guadagnare. Mentre si recuperano i cadaveri».
Se la prendono con chi ora «dalla poltrona fa le condoglianze, mentre noi continuiamo a rischiare la vita». Qualche ora più tardi, attraverso il delegato della Cgil, i camalli della Compagnia Unica prenderanno le distanze «da chi parla in pubblico senza dire chi sta rappresentando ».
Ma intanto la febbre ha contagiato tutti, indurendo l’animo di una città in crisi e depressa, da troppo tempo sull’orlo di una crisi di nervi. Dall’altra notte si respira un’atmosfera diversa, perchè è una ferita troppo profonda e chissà quando si rimarginerà .
Il sindaco Marco Doria prova a calmare gli animi, racconta di «una comunità che deve dimostrare coesione, che deve ricostruire proprio in un momento così difficile. Genova lo ha saputo fare tante volte, ci riuscirà anche in questa occasione».
Interviene il cardinale Bagnasco, intuisce che il momento non è mai stato così delicato: «Ma questa tragedia, questo momento durissimo, non ci devono abbattere. Preghiamo perchè il colpo subito dalla nostra città serva per far riscattare Genova – dice – , e auguriamoci che ci sia un ulteriore risveglio da parte di tutti, ciascuno secondo le proprie responsabilità “.
Ma l’impressione è che quel suono delle sirene continuerà a riecheggiare a lungo nelle orecchie dei genovesi.
A Roma uno dei genovesi più noti, visto che guida il secondo partito del nostro Paese, in quello stesso momento presiede un’assemblea dei suoi parlamentari.
L’argomento principe è di elevata qualità morale: che fare della diaria di 3.600 euro al mese che spetta a un deputato?
Rendicontare o no?
Restituire l’eccedenza o meno?
Mentre a Genova la gente ha le lacrime agli occhi, a Roma qualcuno discute di questo: spettacolo indegno da guitti di avanspettacolo degno della peggiore Prima Repubblica.
Il capocomico viene avvicinato da un giornalista che gli chiede un commento sulla tragedia avvenuta in porto a Genova e di cui parla tutto il mondo.
Questa la testuale risposta umana e politica: “Si è già detto tutto, non lo so… son cose, son tragedie. Siamo già qua e già è una tragedia questa… vogliamo aggiungercene un’altra?“.
Ovvero la tragedia vera è il Parlamento, il resto sono tutte cazzate su cui non vale la pena spendere una parola di analisi o di solidarietà .
La cosa importante è porre fine alla lite interna sulla diaria, non essere presente a fianco dei genovesi nel giorno del lutto.
E questo dovrebbe essere il politico “vicino al popolo”?
Non è neanche degno di mantenere la cittadinanza della nostra città .
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Maggio 10th, 2013 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL CINQUESTELLE SICILIANO ANTONIO VENTURINO: “IL MOVIMENTO E’ FATTO DI PECORONI NELLE MANI DI GRILLO E CASALEGGIO”
“Grillo mi ha dato del pezzo di merda? Evvai! Fa parte del repertorio di Grillo, non mi
scandalizzo. Il Movimento Cinque Stelle è fatto da pecoroni nelle mani di Grillo e Casaleggio. Chi si permette di darmi del pezzo di merda, ha rimesso il Paese nelle mani di una classe politica che dovevamo spazzare via”
Risponde a tono Antonio Venturino, vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana, eletto con il Movimento Cinque Stelle, ma ormai un dissidente che va verso l’espulsione.
Deputato Venturino, Grillo durante la riunione con i parlamentari ha detto: “Venturino che si tiene i soldi è un pezzo di merda”.
Ci siamo abituati, è andato pure leggero. La verità è un’altra. Venturino non si tiene i soldi. Quello che hanno fatto i miei colleghi mi dispiace moltissimo. Hanno subito scatenato contro di me una reazione a livello web. Il problema è un altro, questo loro potevano farlo a marzo, ad aprile, invece lo hanno fatto subito dopo che io ho scatenato un problema di natura politica. Mi dispiace che il mio capogruppo, Giancarlo Cancelleri, si sia lasciato andare a queste cose, adesso comincio anche a dubitare delle sue capacità . Perchè per l’ennesima volta di fronte a un problema di natura politica si scatena il web con assalti, calunnie, non dicendo la verità .
Si sente tradito?
Il Movimento Cinque Stelle si mostra ancora una volta per quello che è. Incapace era a Roma a porsi di fronte a Bersani a parlare di riforme e far partire questo governo, incapace si dimostra in questo momento di dare delle risposte politiche.
Di chi sarebbe la colpa?
Questo era il Movimento che nasce dai cittadini e alla fine diventa il Movimento nelle mani di qualcuno che si permette di fare quello che vuole.
Accuse pesanti…
È un Movimento di pecoroni, nelle mani di qualcuno, che dietro una falsa idea di rivoluzione, per garantirsi quello che percepiscono, non hanno il coraggio di prendere una posizione politica chiara.
Intende nelle mani di Grillo e Casaleggio?
Praticamente sì, perchè quando si vincono le elezioni e non si è capace di prendere una posizione… si vincono le elezioni per far fuori una certa classe politica e gli rimettiamo il governo in mano, addirittura facendogli dettare l’agenda del governo Letta. È chiaro che il Movimento ha perso su tutta la linea.
Ha mai cercato Grillo?
Io non ho mai parlato con Grillo, non ho mai avuto il piacere neppure di un breve scambio di opinioni. Fino ad oggi mi sono sempre dissociato dalle sue dichiarazioni, portando avanti il discorso fatto in campagna elettorale che riguarda i tagli ai costi della politica. Mantengo fede agli impegni presi con gli elettori.
Accusa altri di non farlo?
Chi non mantiene fede agli impegni è chi si permette di darmi del pezzo di merda, chi ha addirittura ha rimesso il Paese in mano a una classe politica che noi dovevamo spazzare via.
Con Casaleggio ha mai parlato?
Non l’ho mai conosciuto e, francamente, per quel che ho letto su di lui non è che sia molto interessato a conoscerlo.
Giampiero Calap�
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Maggio 9th, 2013 Riccardo Fucile
E POI LO PSICHIATRICO CONTRORDINE : “FERMATEVI PER STRADA E PARLATE CON I GIORNALISTI”
Beppe Grillo chiama a rapporto i parlamentari del suo movimento e li striglia per i mal di
pancia legati a diaria e stipendio.
“Fanculo i soldi! Se avete firmato qualcosa, dovete rispettarlo”, avrebbe detto nel corso della riunione a Montecitorio il leader del M5S secondo quanto riferisce la diretta Twitter #assembleaconbeppe.
“Non si fa la cresta su ciò che non è rendicontato, metteremo nomi e cognomi di chi vuol tenersi i soldi”, ha insistito l’ex comico rivolto a deputati e senatori.
“Siamo un gruppo che deve parlare con le persone”, ha aggiunto.
Grillo si sarebbe soffermato anche sulla fase politica. “Il governo non regge. L’opinione pubblica sta cambiando. Cercano di dimostrare che siamo come gli altri”, ha detto.
“Loro agiscono con le menzogne, noi reagiremo con rispetto e verità “, ha insistito Grillo annunciando un’inversione a U nei rapporti con la stampa.
“Fermatevi per la strada a rispondere ai giornalisti”, ha esortato i parlamentari, sdoganando anche la partecipazione alle trasmissioni tv.
“Purchè non siano talk show, andate in tv a spiegare ai cittadini le nostre idee”, ha detto.
Intanto dal web Beppe Grillo se la prende non solo con l’ex premier, ma anche con Quirinale e Pd.
«Berlusconi è il garante dell’osceno connubio tra illegalità e democrazia. In un qualsiasi Paese democratico un personaggio come Berlusconi sarebbe in carcere o allontanato da ogni carica pubblica – scrive il leader dei 5 Stelle – da noi è l’ago della bilancia del Governo, punto di riferimento di Napolitano nel suo doppio settennato, protetto dall’opposizione del pdmenoelle”
Il capocomico genovese si è evidentemente dimenticato che il più grande aiuto a essere “ago della bilancia” lo ha dato proprio lui a Berlusconi, rifiutando qualsiasi accordo con il centrosinistra.
Un giorno i motivi saranno chiari a tutti.
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Maggio 8th, 2013 Riccardo Fucile
E I VERTICI GRILLINI LO SCOMUNICANO: “NON HA RESTITUITO LE INDENNITA”… IL VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA: “TANTI LA PENSANO COME ME, MA NON HANNO IL CORAGGIO DI PARLARE”
Lui la definisce una “provocazione”. In realtà è uno strappo vero e proprio.
Che arriva dalla più alta carica istituzionale di “5 stelle” in Sicilia, la più importante fra quelle rivestite dai grillini in Italia.
Antonio Venturino, vicepresidente dell’Assemblea regionale, va giù duro contro i vertici del movimento: “M5S non ha una strategia. E se ce l’ha, è davvero difficile da comprendere. All’indomani del successo elettorale del 25 febbraio, la gente si aspettava molto da noi. E invece siamo rimasti alla protesta. Invece di dialogare con il Pd, con il quale si poteva concordare un programma di riforme, abbiamo consentito a Berlusconi di rilanciarsi, di togliere di mezzo Bersani e dare le carte nel governo Letta. Non esattamente un successo”.
E la reazione arriva a breve giro.
In una nota il M5S scomunica il vice presidente e passa al contrattacco: “L’ultima restituzione di parte degli emolumenti fatta da Venturino è infatti relativa allo stipendio di febbraio. Da allora il black-out, nonostante i pressanti e ripetuti inviti fatti dai tutti i colleghi, ma sempre rimasti lettera morta”.
Venturino dice di avere riflettuto e di aver deciso di lanciare un messaggio di incoraggiamento “ai tanti che nel movimento non hanno il coraggio di parlare. Siamo ancora in tempo ad avviare un confronto col Pd, evitando almeno che Berlusconi mantenga il potere di staccare la spina, quando vuole, all’esecutivo e di condizionarlo dunque pesantemente”.
Il vicepresidente dell’Ars è critico nei confronti dell’atteggiamento dei grillini dopo l’elezione di Napolitano (“La presidenza della Repubblica è un’istituzione a garanzia di tutti”) e nei riguardi delle parole di Grillo sul 25 aprile: “Dire che è morto significa mancare di rispetto ai tanti che si sono sacrificati per la libertà “.
Venturino dice di non aver paura delle conseguenze del suo attacco: “Sono stati fatti troppi errori, in nome di una giusta avversione agli inciuci. Noi non siamo stati eletti per difenderci, giorno dopo giorno, dagli attacchi sul web che riguardano le indennità e i rimborsi spese. Siamo stati eletti per fare politica, anche mediazioni se è il caso. In Sicilia – dice Venturino – abbiamo ottenuto un grande risultato: un fondo per il microcredito. Ma era un’utopia pensare di rimpinguarlo con i soldi dei nostri stipendi: quando mai avremmo raggiunto quella cifra di un milione e mezzo che invece abbiamo ottenuto trattando con Crocetta?”
E il vicepresidente dell’Ars va oltre: “Siamo entrati in un meccanismo – dice – per il quale dobbiamo difenderci e giustificare i rimborsi spese pur rinunciando ogni mese, come nel mio caso, al 55 per cento dello stipendio”.
Emanuele Lauria
(da “La Repubblica“)
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