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SONDAGGIO MANNEHIMER: CONSENSO AL GOVERNO SCESO IN SEI MESI DAL 39% AL 30%, MA PER SILVIO NON E’ MAI COLPA SUA

Ottobre 11th, 2010 Riccardo Fucile

DEI 5 PUNTI INDICATI DAL PREMIER, AGLI   ITALIANI INTERESSA IL FISCO, SOLO ALL’ULTIMO POSTO IL FEDERALISMO…IL PDL SCENDE AL 29%, GIOVANI E MERIDIONALI LO ABBANDONANO… TRA CHI NON HA ANCORA DECISO SE E CHI VOTARE, BEN L’81% E’ DELUSO DAL GOVERNO E DAL PREMIER…IL 53% DEGLI ITALIANI NON CREDE PIU’ ALLE FUTURE PROMESSE.

L’ultima conferma, dalle colonne del “Corriere della Sera”, è arrivata dall’Osservatorio di Renato Mannehimer: i consensi del governo sono scesi ormai al 30%.
I cinque punti che Berlusconi ha indicato come priorità  (tasse, giustizia, Mezzogiorno, sicurezza, federalismo) costituiscono un programma ampio, sulla cui realizzazione però molti nutrono dubbi.
Dei cinque punti, il fisco è quello più sentito dagli elettori, ultimo il federalismo.
È certo, tuttavia, che Berlusconi ha, in questo momento, necessità  di imprimere nuova linfa all’azione dell’esecutivo.
Non solo in relazione agli equilibri politici interni, quanto per frenare il declino di consensi per l’operato del governo, in atto ormai da mesi e che ha portato a una forte contrazione del seguito per il Pdl, attestatosi in questi giorni attorno al 29%.
Se si domanda agli italiani «come valutate l’operato complessivo del governo fino a questo momento?», solo meno di un terzo (30%) risponde in modo positivo, mentre quasi tutti i restanti esprimono un giudizio critico.
È significativo il fatto che, su questo argomento e diversamente da quanto accade per tante altre questioni politiche, quasi tutti manifestano un’opinione e le risposte «non so» sono pochissime (2%).
I consensi per il governo sono in misura simile a quanto rilevato a inizio luglio (31%), ma sensibilmente inferiori a quanto emerso nei mesi precedenti: a marzo erano 39%, a giugno erano 33%.
Segno che la crisi crescente di fiducia verso l’esecutivo è ancora in atto. Naturalmente, essa non si presenta con la stessa intensità  nelle varie categorie di cittadini.
Esprimono maggior disagio i giovani fino a 24 anni e i residenti nel Meridione (che vedono con più timore il federalismo). Nonchè, ovviamente, gli elettori del centrosinistra, tra i quali i giudizi critici superano l’84%.
Ma anche tra i votanti per i partiti di maggioranza c’è una considerevole area di insoddisfazione, che oltrepassa un quarto di questi ultimi.
E, ancora, si registra una pericolosa prevalenza (81%) di delusi dall’attività  di governo nel settore cruciale degli indecisi sul partito (e, spesso, sullo schieramento) da votare alle prossime eventuali elezioni.
Tutto ciò comporta perplessità  sulla effettiva capacità  del governo di fare le riforme promesse.
Solo sei mesi fa la maggioranza degli italiani (58%) dichiarava di credere comunque all’attuazione di queste ultime.
Oggi, questa posizione è espressa dal 44%, mentre la gran parte degli intervistati (53%) si dice incredula sulla realizzazione.
Anche in questo caso, lo scetticismo è presente, in misura minoritaria (19%), nell’elettorato di centrodestra e, in maggioranza (67%), tra gli indecisi. Restano comunque diffuse le aspettative che qualcosa si realizzi.
Esse riguardano tutte e cinque le tematiche proposte da Berlusconi.
C’è tuttavia una graduatoria di priorità  attribuita dagli italiani.
Essa vede primeggiare la questione fiscale e l’attesa della riduzione delle tasse, già  oggetto più volte del programma elettorale del centrodestra e ribadita dal presidente del Consiglio anche nelle sue ultime dichiarazioni. Seguono la riforma della giustizia, il Mezzogiorno e la sicurezza, mentre il federalismo fiscale, pur reputato importante, si colloca in una posizione di minore urgenza percepita dalla popolazione, specie tra i residenti al Sud.
Insomma, gli italiani si mostrano fortemente scettici che qualcosa si riesca a fare.
Il fatto che Silvio, dalla dacia di Putin, dichiari che il calo di consensi del partito sia colpa del Pdl, non certo sua o del governo, dimostra come ormai abbia perso la bussola politica del nostro Paese.
Continuare ostinatamente con arroganza e presunzione, senza la minima   autocritica, a perseguire solo leggi personali, non fa che allontanare sempre più questo governo dalle istanze degli italiani.
Che hanno bisogno di riforme sociali e solidali, non di egoismi e divisioni, di legalità  non di impunità , di etica politica non di cattivi maestri, di rispetto e confronto, non di dossieraggi.
E di premier che non continuino ad andare allegramente a pesca con Putin mentre quattro giovani vite italiane sono stroncate in Afghanistan.

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LA PRIMA RIFORMA ELETTORALE DA FARE? CALCOLARE I RIMBORSI AI PARTITI SOLO SUI VOTANTI EFFETTIVI, NON SUGLI AVENTI DIRITTO

Ottobre 10th, 2010 Riccardo Fucile

CON LA LEGGE ATTUALE, I PARTITI RICEVONO CIRCA TRE VOLTE LA SOMMA EFFETTIVAMENTE SPESA IN CAMPAGNA ELETTORALE: VI SEMBRA UNA COSA ONESTA?…. CALCOLANDO IL RIMBORSO SULLA BASE DEI REALI VOTANTI, SI RIDURREBBERO LE SPESE DAL 25 AL 40% E I PARTITI NE RICEVEREBBERO BENEFICIO IN TERMINI DI IMMAGINE E DECORO.

Si ritorna a parlare di riforma della giustizia (ovvero come garantire al premier uno scudo giudiziario per i suoi eterni processi) e di riforma elettorale, intesa come evitare che un partito con il 30% di voti sia premiato con il 55% dei deputati.
Oltre alla solita questione riguardo le liste bloccate e la impossibilità  per il cittadino di scegliersi liberamente il proprio deputato o senatore che viene difatti calato dall’alto.
Ci permettiamo osservare, a proposito della funzionalità  del Parlamento e dei rapporti tra i partiti di maggioranza, che dopo mesi di accuse ai finiani “con i quali non tratteremo mai”, alla fine si è arrivati alla seguente conclusione: riconoscimento del ruolo di terzo partito della coalizione e del suo indispensabile supporto numerico, ritiro della legge bavaglio così com’ era stata concepita inizialmente, lodo Alfano solo per via costituzionale, ritiro di ogni richiesta di dimissioni del presidente della Camera.
A questo punto, una osservazione viene spontanea: non era meglio riconoscere subito le   ragioni di Fini, invece che spaccare per mesi il centrodestra in mille polemiche?
Ora si andrà  avanti sui 5 generici punti del programma, un polpettone vago adatto a tutte le stagioni.
Per riempirli di contenuti, ci vorrà  tempo e soprattutto quattrini.
Per tutto il resto, dal federalismo al Sud, alle tasse, il rischio è che resti il solito spottone.
E se il governo cadesse lo ha capito anche il premier che non si andrebbe a votare, ma verso un governo tecnico che si limiterebbe ad approvare una nuova legge elettorale, eliminando dal porcellum le porcate più rilevanti, tipo premio di maggioranza e liste bloccate.
Ci farebbe piacere che un qualche partito proponesse di cambiare la ripugnante legge sui rimborsi elettorali.
Basterebbe poco: che il rimborso procapite fosse cioè calcolato non sugli aventi diritto al voto, ma sugli effettivi votanti.
Non che anche chi non vota debba essere calcolato nel budget del rimborso spese ai partiti.
Questa piccola norma permetterebbe di ridurre dal 25% al 40% la spesa dei rimborsi ai partiti e farebbe reciperare agli stessi un minimo di credibilità .
E’ così difficile arrivare a proporla?

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DA MONTECARLO A MARCEGAGLIA: TRA KILLER BECCATI CON LE MANI IN PASTA E UN DOCUMENTO DELLA DEA USA

Ottobre 8th, 2010 Riccardo Fucile

MENTRE LA MARCEGAGLIA CONFERMA CHE E’ STATA MINACCIATA DA”IL GIORNALE”,   I MAGISTRATI ROMANI HANNO FORTI DUBBI SULLA GENUINITA’ DELLA MAIL PUBBLICATA DAL FACCENDIERE LAVITOLA… UN   RAPPORTO DELLA DEA STATUNITENSE APRE NUOVI SCENARI SUL RUOLO DI CORALLO E SUL PASSAGGIO DELLA CASA DI MONTECARLO A PERSONA “NON FINIANA”

Un paio di settimane or sono, il vicedirettore de “il Giornale”, Nicola Porro, in un suo intervento su La 7 ammetteva quanto segue: “Nel luglio 2009, di fronte allo smarcarsi di Fini, rispetto alle posizioni del premier, in redazione avevamo deciso di iniziare una campagna contro il presidente della Camera”. Esattamente un anno prima che uscissero gli articoli sulla vendita della famosa casa di Montecarlo ex An.
Porro non ha spiegato se l’imput venisse dall’alto o se si fosse trattato di una libera iniziativa della direzione del quotidiano, in ogni caso riteniamo sia una scelta legittima opporre a una linea politica che non si condivide (quella di Fini), idee e posizioni riconducibili ad un’altra (quella di Silvio).
Ma il dibattito non è stato politico, assomigliando sempre più a un killeraggio mediatico, personale e familiare verso chi aveva osato “dissentire”.
Un metodo poi applicato al direttore dell’Avvenire Boffo sulla base di un documento falso (con tardive scuse di Feltri) e che ieri è stato svelato essere stato posto in essere anche contro Emma Marcegaglia, rea di aver criticato il governo del “non fare”.
Immediata ritorsione, come risulta dalle intercettazioni, con minaccia di spostare i segugi da Montecarlo a Mantova per iniziare lo sputtanamento dell’azienda di famiglia della presidente di Confindustria.
Porro ora parla di frasi scherzose, ma la Marcegaglia non ci sta a passare per scema e ribadisce il senso della minaccia: “Le cose sono andate esattamente come scritto sui verbali”.
Non a caso Confalonieri, dopo il suo intervento su Feltri, la rassicurò con “tutto è andato a buon fine”.
Se fosse stato uno scherzo, Confalonieri non si sarebbe neanche mosso.
Questa volta Porro, sodali e mandanti sono stati beccati con le mani nella marmellata, basti pensare al commento del premier: “Un blitz ordinato da Fini”, tanto per far capire il clima che si respira.
Ma torniano a Montecarlo: iniziano a marzo i giri di Lavitola in Centro America, lui stesso ammetterà  di aver pagato informatori locali per cercare di conoscere la verità  sul proprietario della casa.
Lavitola ha anche strani rapporti con molti governi e servizi segreti dei Paesi del Centro e Sud America.
Attualmente la pistola fumante contro il giovane Tulliani sarebbe la mail tra Walfenzao e Gordon, mail di cui Lavitola sarebbe venuto in possesso “casualmente”, rinvenendola tra migliaia di documenti di ogni genere raccattati dai suoi spioni sudamericani.
E’ questo è l’unico elemento che giustificherebbe a tutt’oggi la presa di posizione del Ministero della Giustizia di S. Lucia.
Ovvero se la mail fosse un falso, crollerebbe l’intero castello di carte, costruito attraverso una disponibilità  di 1 milione di dollari assicurato a Lavitola da parte di qualcuno.
Perchè l’inchiesta del Giornale può solo contare su testimoni che hanno ritrattato, offerte mai pervenute e palesi errori che hanno avuto un effetto boomerang.
La mail è vera o falsa?
Il “clients” si deve intendere come proprietario dell’immobile o semplice affittuario?
Il famoso Walfenzao perchè non ha confermato ai giornalisti che quanto pubblicato è stato scritto di suo pugno?
Per non parlare della tesi opposta, sostenuta dall’avv. Ellero di Vicenza che sostiene invece che la casa sia di proprietà  di un   suo cliente.
La sua tesi vale come e forse più di quella di Lavitola, essendo senza prove anch’essa, ma almeno sostenuta da una persona qualificata.
Ma arriviamo alle novità : un rapporto della Dea statunitense, arrivata alla Procura di Roma, segnala le pressioni del nostro ministero degli Esteri per far nominare console onorario a St. Martin, altra isola del paradiso fiscale dei Caraibi, Francesco Corallo, il famoso re dei casino e delle slot, socio maggioritario di Atlantis.
Il console italiano a Miami, si oppone due volte e la sua auto finisce in fiamme   mentre la moglie si salva per miracolo.
Che servizio aveva reso Corallo al governo per fare queste pressioni sulla sua nomina?
I giudici romani hanno molti dubbi sull’autenticità  di quella mail, potrebbe non essere neanche l’originale, oppure essere stata modificata.
E si ipotizza uno scenario diverso: per entrare in possesso della casa, qualcuno “dell’area di An , ma non necessariamente “finiano”, si affida a Corallo   che si rivolge a Walfenzao per costituire le due società  off shore che acquistano e rivendono l’appartamento.
In cambio, Corallo sarebbe stato nominato Console onorario a St. Martin.
Da qui la costruzione di una mail fasulla per scaricare su Tulliani la proprietà    e su Fini la campagna diffamatoria.
Il tempo è galantuomo, dicono, attendiamo che le indagini facciano il loro corso….

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SONDAGGIO CRESPI: PDL (28,5%) E PD (24,2%) AI MINIMI STORICI, FUTURO E LIBERTA’ SALE AL 7,6%

Ottobre 7th, 2010 Riccardo Fucile

LEGA AL 13,5%, UDC AL 6%, IDV AL 5,5%, VENDOLA AL 4%, GRILLINI AL 3,5%….IL PRIMO PARTITO E’ QUELLO DEGLI INDECISI CHE SALE AL 41%

Un dato in crescita, dopo la lieve flessione della settimana scorsa: Futuro e Libertà  arriva al 7,6%, il dato più alto da quando Crespi Ricerche tiene sotto osservazione FLI, il movimento ispirato da Gianfranco Fini.
Un dato positivo, che conferma la felice intuizione del Presidente della Camera e che offre numerosi spunti di riflessione.
Così come sono da sottolineare le pessime performance del Popolo della Libertà  (28,5%) e del Pd, in picchiata al 24,2%.
Due dati certamente non positivi per i principali partiti italiani, che confermano un trend negativo ormai in atto da mesi.
Bene invece la Lega Nord, a quota 13,5, che in una settimana guadagna più di un punto percentuale.
Dato stabile per l’Udc, fermo al 6%, mentre perde addirittura un punto percentuale l’Italia dei Valori, crollata al 5,5%.
In questo quadro, Futuro e Libertà  si pone come quarta forza del panorama politico italiano, con una centralità  nemmeno lontanamente immaginabile qualche settimana fa.
Da evidenziare anche il 4% di Vendola — con Rifondazione Comunista ormai scomparsa a quota 1% — e il 3,5% di Beppe Grillo.
Crescono gli indecisi, sempre più primo partito con il 41% degli intervistati.
Silvio Berlusconi guadagna due punti di gradimento e supera il Governo: 45 a 44, dopo che la scorsa settimana per la prima volta il gradimento dell’Esecutivo era superiore rispetto a quella del premier.
Fu a suo modo una notizia.
Ricordiamo, per chi volesse consultare la tabella che pubblichiamo, che Crespi aggiorna settimanalmente il sondaggio: l’ultima colonna a destra indica il dato più recente, sulla base del quale è possibile studiare il trend rispetto ai mesi passati.
Da aprile ad oggi ad es. il Pdl ha perso il 5,3% di consensi.

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BERLUSCONI SENTE SCRICCHIOLARE IL PDL AL SENATO: SONO 14 GLI INSOFFERENTI, PRONTI AD APPOGGIARE UN GOVERNO TECNICO

Ottobre 6th, 2010 Riccardo Fucile

PER IL PREMIER L’AMPIA MAGGIORANZA AL SENATO E’ LA GARANZIA CHE, IN CASO DI SUE DIMISSIONI, NESSUNO POSSA TENTARE LA CARTA DI UN GOVERNO TECNICO PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE…. MA ANCHE AL SENATO L’ESERCITO DEGLI SCONTENTI STA FACENDO PROSELITI: I SENATORI PDL DEL NORD A RISCHIO SAREBBERO DISPOSTI AL HARAKIRI?

Il malcontento per la gestione del partito è una spia rossa che si è accesa ora anche a Palazzo Madama: proprio dove il Cavaliere è   convinto di avere una maggioranza autosufficiente anche senza Fli.
“Un’autosufficienza – spiega alla “Stampa” il senatore Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionali che presto avrà  tra le mani l’incandescente materia elettorale – che è sottile. Siamo ad un bivio: o si fa un accordo vero con i finiani o il giocattolo si rompe. E se andremo al voto, prima ci sarà  qualcuno che farà  la legge elettorale con un ribaltone. Sarebbe una cosa folle, assurda».
Così succede che «Il Foglio» fa un elenco di 14 senatori «insofferenti» pronti a sostenere un governo tecnico.
Tra i quali Massidda che non vuole «incamminarsi verso il rogo elettorale sciogliendo inni di ringraziamento».
L’Occidentale, quotidiano on line della fondazione Magra Carta che fa capo al vicecapogruppo Pdl del Senato Quagliarello, ha raccolto le smentite di questi senatori in odore di ribaltone.
Eppure leggendo le loro dichiarazioni emerge un messaggio chiaro e forte al premier.
Lo fa il senatore Baldini, che intende «morire politicamente con Berlusconi». Poi però parla di un «disagio».
«Considero la formula del triumvirato inadeguata e paralizzante. Per questo dico che bisogna superarla rapidamente e procedere alla nomina di un coordinatore unico».
Ma c’è il pericolo che una pattuglia di senatori possa sostenere un nuovo governo tecnico? «E’ un pericolo che esiste proprio per il disagio che molti colleghi provano nei confronti del partito del quale si sentono scollegati e che avvertono spesso come soggetto ostile».
Dello stesso tono le parole del senatore Amato che parla di «un partito gestito male, che non fa nulla per sostenere il governo», e sul territorio «pratica la logica dell’esclusione».
Per Amato c’è un rischio reale: «Probabilmente certe sorprese potrebbero arrivare da coloro che non sono nominati dal Foglio».
Anche il senatore Saro avverte che senza un’intesa vera con i finiani, di fronte a una crisi di governo, c’è il pericolo che «un’area di profondo malessere possa essere disponibile a sostenere un eventuale governo di transizione».
Il margine di meno di una decina di voti che attualmente permette al premier di dormire sonni   relarivamente tranquilli, a differenza della Camera, potrebbe annullarsi in caso di emergenza.
Di fronte alla prospettiva di una crisi di governo e di elezioni a primavera, quanti di quei 15-20 senatori del Pdl del nord che sicuramente non verrebbero più rieletti a vantaggio di altrettanti leghisti, non cercheranno di prolungare la loro permanenza a Palazzo Madama fino alla fine della legislatura?
Quanti alla fine non appoggerebbero un governo tecnico che avesse come scopo la stesura di una nuova legge elettorale?
Anche perchè non si tratterebbe di alcun ribaltone, ma solo di modificare una norma definita una porcata dalla stessa attuale maggioranza.
E che il premier non voglia le elezioni è dimostrato anche dal fatto che stamane sono stati confermati i presidenti finiani delle commissioni, mentre, d’ora innanzi, i vertici di maggioranza vedranno come invitati e presenti anche Fli e Mpa.
Un altro successo dei finiani.

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ANALISI DI MANNHEIMER: FUTURO E LIBERTA’ VALE IL 7%, PIACE AI DELUSI

Ottobre 6th, 2010 Riccardo Fucile

SOLO IN MINIMA PARTE I SOSTENITORI DI FUTURO E LIBERTA’ PROVENGONO DA AN, MOLTI SONO I PIDIELLINI DELUSI DAL PREMIER… LO VOTEREBBERO ANCHE ELETTORI DI ORIGINE UDC E DI CENTROSINISTRA…. PREVALENZA DI GIOVANI E DI ELETTORI CON UN BUON LIVELLO DI ISTRUZIONE

La nuova forza politica creata da Gianfranco Fini ha, sulla carta, ampie potenzialità  per il futuro.
Interrogati sulla possibilità  di dare, nel caso di eventuali elezioni anticipate, un voto al nuovo partito, gli elettori mostrano di concedere al presidente della Camera un consenso oscillante attorno al 7%.
E’ quanto emerge da un’analisi di Renato Mannheimer, condotta per il Corriere della Sera e che si riferisce alla fotografia di un fenomeno non ancora radicatosi nel territorio, privo quindi della forma partito e di minime strutture.
In ogni caso in attesa di riflessi mediatici, come quelli derivanti dalla celebrazione di un congresso costitutivo, dalla indicazione delle idee forza e delle prospettive di alleanze.
In attesa di definire la cornice in cui andrà  ad operare e collocarsi nella scena politica italiana.
Per un verso si tratta dei (residui) voti appartenenti una volta ad An.
Come si sa, successivamente alla confluenza nel Pdl, buona parte – anzi, la maggioranza – dei seguaci di Fini è passata a sostenere Berlusconi.
Ma una componente minoritaria è rimasta con l’ex leader.
Ciò avviene, in particolare, nelle regioni meridionali ove risiede in larga misura la base attuale del partito.
Anche grazie al fatto che da qui vengono i principali «colonnelli» di Futuro e libertà , come Italo Bocchino e Fabio Granata.
Ma gran parte di quel 7% che costituisce il seguito accreditato a Fli non proviene da An.
Si tratta, invece, di elettori delusi dall’azione politica di Berlusconi o già  da tempo avversi a quest’ultima.
Per lo più si trovano tra l’elettorato attuale del Pdl, ma una quota proviene anche dall’Udc e dai partiti del centrosinistra.
Ancora, dichiarano di avere trovato una «nuova possibilità » nella proposta di Fini molti elettori fino a ieri tentati dall’astensione.
Sul piano socio-anagrafico, la composizione dell’elettorato potenziale di Fini è molto varia.
Vi si riscontra però, a differenza di quello che accade per altre forze politiche, un’accentuazione nella presenza di giovani e di possessori di titoli di studio più elevati.
Ma occorre sottolineare che i consensi di cui sopra debbono necessariamente essere considerati virtuali, poichè stimati sulla base di sondaggi di opinione.
Di fronte ad elezioni «vere» e, specialmente, ad una vera campagna elettorale, la situazione potrebbe cambiare notevolmente.
E non è detto in peggio, anche perchè le potenzialità  dell’area finiana possono anche raddoppiare a medio-lungo termine, qualora si accentuasse il distacco dell’elettorato di centrodestra nei confronti del premier.
Un altro elemento a favore porebbe essere costituito dal numero in costante aumento dei rappresentanti negli enti locali che passano con “Futuro e Libertà ” che non solo legittimano la svolta di fronte all’opinione pubblica, ma portano con sè anche i consensi dei politici locali.
E’ opinione diffusa che Fini abbia retto bene la compagna di dossieraggio ispirata dai berlusconiani   e ora possa giocarsela sui temi politici a lui cari.

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FINI VARA IL NUOVO PARTITO: “NON SARA’ UN AN IN PICCOLO, MA UN PDL IN GRANDE…”TENERSI PRONTI AL VOTO”

Ottobre 5th, 2010 Riccardo Fucile

AVVIATO OGGI IL PERCORSO CHE PORTERA’ ALLA NASCITA DEL PARTITO….INDICATE DA FINI LE PROSSIME TAPPE… UN MANIFESTO VALORIALE E PROGRAMMATICO DA PRESENTARE A PERUGIA IL 6-7 NOVEMBRE…L’ ASSEMBLEA COSTITUTIVA A MILANO A GENNAIO

Una maxi ressa di fotografi, giornalisti e tv davanti la sede di Farefuturo, in via del Seminario, ha accolto Gianfranco Fini.
Al suo arrivo nell’edificio che sta proprio davanti a Palazzo San Macuto, Fini ha dovuto fronteggiare, protetto dalle forze dell’ordine, un vero e proprio assalto dei mezzi di comunicazione che hanno tentato di avere una sua dichiarazione.
Quindi con l’arrivo del presidente della Camera e del capogruppo alla Camera di Fli Italo Bocchino e degli altri esponenti della formazione finiana ha preso il via la riunione del comitato promotore del nuovo soggetto politico.
«Non sappiamo cosa c’è dietro l’angolo. Io auspico che il governo arrivi a fine legislatura, ma dobbiamo tenerci pronti ad eventuali sorprese».
È quanto ha detto Gianfranco Fini durante la riunione a FareFuturo per avviare il percorso che porterà  alla nascita del partito Futuro e Libertà .
Per Fini, «far nascere un nuovo soggetto politico è ineludibile».
E ha aggiunto: «Ci accingiamo non a fare An in piccolo, ma un Pdl in grande».
Futuro e libertà  per l’Italia non dovrà  essere un partito pesante, strutturato ma «un movimento di opinione», e soprattutto «non dovrà  essere percorso da gelosie, personalismi perchè siamo tutti sulla stessa barca».
Fini, parlando al comitato promotore di Fli, guarda avanti e promette: «Dobbiamo lavorare bene sul percorso e sulle modalità : non voglio ricommettere gli errori che ho fatto in passato. Se la logica fosse quella di colonnelli e soldati – sottolinea – rischieremmo di replicare gli errori che c’erano in An». Poi assicura che sul «territorio c’è molta curiosità  e molta gente che vuole aderire. Questo è un aspetto non contestabile: dobbiamo far nascere« il nuovo partito».
Gianfranco Fini ha parlato ai parlamentari di Futuro e libertà  per l’Italia riuniti per creare il comitato dei promotori del nuovo soggetto politico nella sede di FareFuturo.
Il presidente della Camera ha indicato le prossime tre tappe che porteranno alla nascita del nuovo soggetto politico:
«Occorre dar vita a un manifesto valoriale e programmatico da presentare a Perugia. Lì saranno rappresentati tutti i soggetti che ruotano attorno a Fli. In quell’occasione spiegheremo l’identità  di Futuro e libertà . Intanto, dal territorio, deve partire una campagna di adesione al manifesto».
Poi la terza tappa, una sorta di atto conclusivo-congressuale a Milano, a metà  gennaio: «Mi piace giocare in trasferta…»
Fini ha inoltre sottolineato al necessità , in vista degli appuntamenti futuri del movimento, di non parlare delle singole associazioni che lo compongono ma di fare riferimento sempre e solo a Fli, sia per quanto riguarda intanto l’appuntamento di inizio novembre a Perugia, sia per quello fissato a Milano a metà  gennaio.
Intanto, non dovrebbe esserci guerra per il rinnovo dei presidenti delle commissioni permanenti a Montecitorio il prossimo 13 ottobre.
Nel Pdl sarebbe prevalso l’orientamento alla riconferma anche per i due presidenti del Fli, Giulia Bongiorno alla commissione Giustizia e Silvano Moffa alla commissione Lavoro.
Tornando a Fli, Fini affiderà  la guida del partito a qualcun altro (si parla di Urso o Bocchino) pronto però a spendersi in prima persona dopo un eventuale scioglimento anticipato delle Camere.
Mercoledì, poi, trenta intellettuali di area «futurista», assieme alle associazioni Forum delle idee, Farefuturo e Libertiamo, si riuniranno per preparare una prima bozza del manifesto programmatico, che sarà  presentato nella sua forma completa alla convention nazionale di Generazione Italia, il 6 e 7 novembre a Perugia.
Sullo sfondo l’incombere delle elezioni anticipate e il precario equilibrio con Berlusconi e il suo governo.
Per questo i finiani si organizzano: in Piemonte 38 amministratori locali del Pdl si sono schierati con Futuro e Libertà , in Abruzzo i finiani hanno costituito il loro gruppo nell’ambito del consiglio regionale.
Mentre in tutta Italia fervono riunioni organizzative.

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GIA’ 15.000 ISCRITTI, BOOM AL NORD: ECCO IL PARTITO MODELLO “FUTURO E LIBERTA'”

Ottobre 4th, 2010 Riccardo Fucile

PRESTO   NUOVE ADESIONI IN PARLAMENTO… GIA’ COSTITUITI 120 CIRCOLI IN LOMBARDIA, 102 IN LAZIO, 100 IN PUGLIA: MASSICCIA ADESIONE DI GIOVANI….BRACCIO DI FERRO CON I CAPORALI DI GIORNATA EX AN SU UN PATRIMONIO DI 380 MILIONI…. IL FUTURO PARTITO E’ QUOTATO ATTUALMENTE TRA IL 7% E L’8%…L’ASSEMBLEA COSTITUENTE A GENNAIO A MILANO

Il partito deve ancora nascere ma vanta già  falchi e colombe.
Gianfranco Fini non vuole correre rischi e il patto tra le due ali di Futuro e libertà  pretende che sia siglato sotto i suoi occhi.
Appuntamento martedì alle 12 alla presidenza di Montecitorio.
Giusto un paio d’ore prima del vertice che segnerà , nella sede di FareFuturo, l’atto di nascita del nuovo soggetto politico, quando saranno per la prima volta attorno a un tavolo, i 35 deputati, dieci senatori e quattro eurodeputati che hanno sposato la causa del leader.
Poco prima, però, si replicherà  negli appartamenti del presidente della Camera quanto avvenuto in un pranzo top secret della settimana scorsa.
Con Fini si ritroveranno Bocchino, Briguglio e Granata, ritenuti le teste d’ariete di Fli, ma anche i cosiddetti moderati Viespoli (capogruppo al Senato), Moffa, Menia e poi il viceministro Urso e Della Vedova.
Anime dalla sensibilità  diversa sulla linea da tenere nei confronti del governo.
Ecco perchè Fini li vuole tutti e otto (con l’aggiunto di un paio) nel comitato esecutivo, sorta di direzione che avrà  in Adolfo Urso il coordinatore.
Tutti gli altri, deputati, senatori ed europarlamentari, formeranno già  da martedì il comitato costituente. In attesa dei nuovi arrivi.
“Le uscite dal Pdl proseguiranno, arriverà  qualche altro senatore, presto saremo determinanti anche lì” prevede Bocchino.
E il pensiero corre ai “quattro mori”, i sardi pdl vicini a Beppe Pisanu.
Ma è alla Camera che i finiani lavorano a spron battuto.
Pressing costante su Isabella Bertolini, per esempio. E su una Deborah Bergamini che, dopo lo strappo con Verdini in Toscana, confessa di restare dov’è per ora “solo per il rapporto personale con il presidente Berlusconi”.
Fli si prepara al lancio del “partito leggero”.
Il modello che prende quota è quello della “public company”.
Nel senso che – in attesa della chiusura della contesa sull’ingente patrimonio finanziario di An – sta per partire l’operazione micro sostentamento, stile sms da 1 euro da lanciare tra simpatizzanti e militanti.
Deputati e senatori si stanno già  autotassando per le iniziative sul territorio.
Ma i riflettori sono tutti puntati sul patrimonio da 76,9 milioni di euro e 70 immobili (per un valore di 300 milioni) nelle disponibilità  della fondazione An, finora congelato dalla disputa giudiziaria in corso.
Mercoledì prossimo si riunirà  il comitato di garanti di An, chiamato a sovrintendere alla spartizione ereditaria del patrimonio tra l’area Gasparri-La Russa, quella di Alemanno e di Fli. Una separazione poco consensuale che, in termini finanziari, sarà  seconda solo a quella tra Berlusconi e Veronica Lario.
I finiani chiederanno che si proceda, ma Gasparri fa già  sapere che non se ne parla. Intenzionato, tanto lui quando il coordinatore Pdl La Russa, a impedire il flusso di denaro e immobili a beneficio del nemico Gianfranco, per dar man forte alla costruzione del nuovo partito.
Sarà  battaglia anche su quello.
Gli intellettuali della galassia finiana, da Alessandro Campi a Sofia Ventura, passando per il direttore di FareFuturo Filippo Rossi, sono invece al lavoro sul “Manifesto per l’Italia” che verrà  presentato alla kermesse di Generazione Italia in programma a Perugia il 6 e 7 novembre, vero trampolino di lancio del partito.
Linee guida, il discorso del presidente della Camera a Mirabello, “ma useremo anche la rete, il nostro network molto attivo su Internet tra FareFuturo e GI, per raccogliere proposte e idee dei nostri iscritti” spiega Benedetto Della Vedova.
Dopo Perugia il partito viaggerà  veloce più che mai, nessuno si nasconde tra i big finiani che le elezioni possono essere alle porte.
E allora l’Assemblea costituente si terrà  a gennaio, come spiega Italo Bocchino, subito dopo le festività .
Location non casuale: Milano.
Storicamente culla dei movimenti e dei partiti italiani, ma anche sede ideale per dare carattere nazionale a un partito che invece nasce con forti radicamenti nel Mezzogiorno.
In Sicilia, il maggior numero di consiglieri locali.
Ma in Lombardia il record di circoli di Generazione Italia (120), seguita dai 102 del Lazio e 100 della Puglia, come rivela il presidente di GI, il 28enne Gianmario Mariniello, di Aversa, pupillo di Bocchino, vero uomo macchina dell’organizzazione.
Già  500 circoli in tutta Italia, 15 mila gli iscritti dichiarati.
È lui, consigliere comunale della sua città , ex dirigente nazionale di Azione giovani, che sta che mobilitando il mondo under 35. “La soddisfazione più grande è l’adesione massiccia di giovani ex Pdl” racconta.
Per il congresso di fondazione, quello vero, bisognerà  attendere febbraio-marzo.
“Sarà  di sicuro nei primi mesi del 2011 – racconta Roberto Menia – ma un’eventuale accelerazione dipenderà  dell’evoluzione del quadro politico”.
Congresso preelettorale, alla vigilia delle amministrative di marzo, se non delle politiche. Milano, Torino, Napoli, Bologna sono solo alcune delle grandi città  in cui si andrà  al rinnovo di sindaci e giunte.
Collocazione ancora tutta da definire in una tornata in cui sarà  obbligatorio schierarsi da una parte o dall’altra.
L’ultimo sondaggio recapitato da Crespi ai dirigenti di Fli attesta un 7,5% che stuzzica ambizioni da corsa in solitaria.
Per adesso, solo il sogno di pochi.
Fini, Casini e Rutelli in realtà  non si perdono di vista.
L’unica cosa certa, che il presidente della Camera ha ripetuto ai suoi anche dopo il dibattito sulla fiducia, è che non lascerà  la presidenza. “Anche perchè non assumerà  subito la guida del partito” ragiona Briguglio.
“Lo farà  solo un minuto dopo che saranno indette eventuali elezioni politiche in primavera” chiosa Menia.
A quel punto, gli toccherà  prendere in mano le redini del suo nuovo partito.

Carmelo Lo Papa
(da “la Repubblica”)

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FINIANI E MPA DETERMINANTI IN DIECI COMMISSIONI SU QUATTORDICI A MONTECITORIO

Ottobre 4th, 2010 Riccardo Fucile

PDL E LEGA RISCHIANO DI FINIRE IN MINORANZA SU QUESTIONI CHIAVE: INIZIA LA BATTAGLIA PARLAMENTARE… LE PRATICHE CHE SCOTTANO: PROCESSO BREVE, LODO ALFANO, DECRETO ANTICORRUZIONE, CITTADINANZA, LEGGE ELETTORALE, FEDERALISMO…. ANCHE AL COPASIR BRIGUGLIO DETERMINANTE

Le prossime settimane certificheranno se la maggioranza esiste ancora, a partire dalle commissioni parlamentari chiamate a breve a misurarsi su problemi che scottano.
Numeri alla mano, a Montecitorio sono dieci le commissioni ad alto rischio per Berlusconi, quelle in cui sono determinanti i voti di Fli, Mpa, diniani e altri “cani sciolti”, il cui sostegno al governo è ancora in discussione.
La situazione più critica è nelle commissioni Lavoro e Affari sociali dove Pdl e Lega hanno gli stessi voti (21) dell’opposizione, dunque sono in balia dei finiani e dei “sudisti” di Lombardo.
Attualmente la commissione è presieduta dal finiano Moffa.
Alle Attività  produttive lo scarto tra maggioranza e minoranza è di un solo voto e quindi sono determinati i 2 voti di Fli, quello di Mpa e del diniano.
Scarto di due voti alla Commissione Affari costituzionali che attende l’esame di pratiche come il lodo Alfano bis, la cittadinanza e la riforma della legge elettorale.
Qui i voti incerti sono quattro: tre dei finiani più uno delle minoranze linguistiche. Un solo voto di scarto anche alla commissioni Esteri, dove i finiani sono tre. Sempre loro sono determinanti alla commissione Giustizia, quella che più preoccupa il premier, anche perchè a presiederla è la finiana Giulia Bongiorno, un osso duro.
La maggioranza ha tre voti di scarto, ma Fli e la Melchiorre, con i loro quattro voti, possono capovolgere gli equilibri su temi sensibili come il processo breve, il lodo Alfano bis e anche il ddl intercettazioni, il cui destino è tutto da chiarare.
Le commissioni Difesa, Bilancio, Finanze e Ambiente sono nelle stesse condizioni con il voto di Fli, Mpa e diniani sempre determinante.
Più tranquilla la situazione alla comissione Cultura che esaminerà  presto la riforma dell’Università : i finiani e Mpa sono determinanti per pareggiare.
Nelle ultime due commissioni invece, Agricoltura e Trasporti, Pdl e Lega hanno un margine di sicurezza.
Complessivamente su 14 commissioni, la maggioranza può dormire sonni tranquilli solo in tre, massimo quattro.
Stesso discorso, più delicato, per il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che a breve prenderà  in esame la denuncia di un proprio membro, il finiano Briguglio, secondo il quale agenti dei servizi segreti deviati avrebbero prodotto dossier contro esponenti di Fli.
Proprio il voto di Briguglio farebbe saltare gli equilibri a favore dell’opposizione che avrebbe così 6 voti contro i 4 di Pdl e Lega.

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