Destra di Popolo.net

SI DECIDE SULLE INTERCETTAZIONI: FINI VUOLE IL RITORNO DELLA LEGGE FALCONE E IL RITIRO DELLA NORMA SUI BLOG

Luglio 28th, 2010 Riccardo Fucile

TRATTATIVA IN CORSO TRA LA BONGIORNO E GHEDINI: IN CAMBIO DI QUESTE CORREZIONI IN AULA, I FINIANI SI IMPEGNEREBBERO A NON GIOCARE SCHERZI SULLA PREGIUDIZIALE DI INCOSTITUZIONALITA’

Siamo in pieno ingorgo parlamentare, tra necessità  di eleggere gli otto membri laici del Csm e il voto di fiducia sulla manovra: per quando porre in votazione la legge sulle intercettazioni si deciderà  domani.
Ma dietro le quinte è un corso una trattativa tra la Bongiorno e Ghedini: Fini ha chiesto che siano gettate le basi per altre correzioni in aula, con la reaintroduzione della legge Falcone che prevede intercettazioni anche nei confronti di associazioni a delinquere semplici e non di stampo mafioso.
E ha anche chiesto la modifica della norma che impone l’obbligo di rettifica anche ai curatori dei blog, disposizione che ha scatenato le proteste di migliaia di utenti in internet.
Con queste due richieste, Fini ha dimostrato di “rischiare” fino in fondo, in un clima politico ormai al collasso, tra accuse, diffamazioni, liti e deferimenti nel partito.
Ghedini avrebbe chiesto in cambio rassicurazioni che i finiani non giochino brutti scherzi quando si voteranno le pregiudiziali di costituzionalità  sulla legge.
Dimostrando indirettamente che i finiani hanno i numeri per affossare il governo, altro che “piccolo gruppetto”.
I finiani sarebbero disposti a concederle ma vogliono salvare la legge Falcone e la libertà  dei blog.
Può accadere ormai di tutto, sia che si arrivi a un accordo, sia che i falchi prevalgano e facciano saltare la tregua.
In ogni caso si deve dare atto a Fini di aver cercato fino in fondo di tutelare la libertà  di espressione e il lavoro di magistrati e delle forze dell’ordine, in un clima da caccia alla streghe. Continua »

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FINI NON CEDE E ATTACCA: “SI DIMETTA CHI E’ INDAGATO, LE LEGGI NON POSSONO SERVIRE PER TUTELARE I FURBI”

Luglio 27th, 2010 Riccardo Fucile

SI PARLA DI UN IMMINENTE MANDATO DI ARRESTO PER VERDINI: LA BANCA D’ITALIA HA CHIESTO IL COMMISSARIAMENTO DEL SUO ISTITUTO PER IRREGOLARITA’

Abbiamo un coordinatore del Pdl   indagato per associazione a delinquere, associazione segreta e corruzione nell’inchiesta sull’eolico dalla procura di Roma, per corruzione negli appalti per la ricostruzione dalla procura dell’Aquila, ancora per corruzione per la Scuola Marescialli dalla procura di Firenze.
Per evitare un mandato di arresto che molti comunque ritengono imminente, Denis Verdini ieri ha cercato di separare le sue sorti da quelle della banca di cui era presidente.
Al contempo la Banca d’Italia ha chiesto il commissariamento del Credito cooperativo fiorentino per garantire i correntisti e i risparmiatori, tra sviste sugli affidamenti, mancate segnalazioni di operazioni sospette e prelievi in contante agli sportelli.
Mentre Verdini subiva un interrogatorio fiume a Roma, la procura di Firenze gli ha contestato l’ultimo reato: mendacio bancaria per aver registrato dati falsi per i fidi agli amici.
In questa situazione, i vertici del Pdl, invece che preoccuparsi degli sviluppi della vicenda personale e politica di Verdini, dedicano il loro tempo ad attaccare Fini che ieri ha espresso alcune considerazioni “scandalose”.
Che qua riassumiamo.
“La questione dell’etica deve essere la nostra bandiera, la difesa della legalità  è anche non prestare il fianco alle polemiche. C’è da chiedersi se mantenere incarichi di partito per chi è indagato è una questione di opportunità  politica, non capisco per quale motivo Cosentino si sia dimesso dal governo ma non dall’incarico di coordinatore campano”.
Precisa poi Fini: “Quando si pone la questione morale non si può essere considerati provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsioni che nulla hanno a che vedere con un grande partito liberale di massa”.
E conclude: “Le leggi non possono servire per tutelare i furbi e garantire loro un salvacondotto. Devono servire ai cittadini. Per compiacere la Lega e qualche allevatore leghista in stato di illegalità  da anni, si è messo un emendamento in Finanziaria che comporterà  sanzioni europee che dovreno pagare tutti”.
I giornali parlano di un Berlusconi furibondo: “Non voglio più incontrarlo nella mia vita, nessuno dovrà  più parlarmi di lui (questo sembra difficile n.d.r.), per me è morto”.
Nulla di nuovo: le solite reazioni a ogni critica, le solite minacce di “cacciare tutti”, la solita incapacità  di capire che i problemi sollevati da Fini sono politici e la consueta abitudine a pensare di essere “dio sceso in terra” e tutti gli altri dei coglioni. Continua »

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LA FIFA DEGLI EX AN: “FINI STA GUADAGNANDO SPAZI IMPENSABILI SUL TERRITORIO”

Luglio 26th, 2010 Riccardo Fucile

FINI E’ TRANQUILLO: “CLIMA DA INQUISIZIONE, NON CADRO’ NELLA TRAPPOLA”: HA IN MANO SONDAGGI CHE LO DANNO AL 15% … IL PREMIER “NON POSSO ROMPERE, LA GENTE NON CAPIREBBE, NEANCHE FARE UN NUOVO PARTITO, COME FACCIO POI A SPIEGARLO?” … FINI : “E ORA ANDIAMO ALL’ASSALTO DELLA LEGA: PONIAMO IL PROBLEMA DEL MEZZOGIORNO, SILVIO SARA’ COSTRETTO A VENIRMI DIETRO”

Pochi contro tutti o più di quelli che voci interessate tendono ad accreditare? Per chi conosce bene Fini, come gli ex colonnelli “buttiglione”, non resta molto tempo e non a caso il loro nervosismo cresce di giorno in giorno.
O riescono a far fuori Fini a breve, o per loro sarà  la fine.
Il sentore non è tanto in parlamento, dicono, ma sul territorio, dove non riescono più a tenere le truppe ex An.
Uno di loro ha dichiarato alla stampa che “nelle province i rapporti di forza stanno mutando, non avremmo mai immaginato una cosa del genere: pidiellini delusi e incazzati, gente che era stata emarginata, ex An, hanno trovato un riferimento nazionale per le loro battaglie. Il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio e Fini sta guadagnando spazi impensabili”.
Ecco perchè premono sul premier per regolare i conti ed escono con frasi sconnesse.
La Russa che propone a Fini il ministero di Scajola, per sentirsi rispondere con ironia da Bocchino: “Fini semmai potrebbe prendere un ministrero della legalità , magari la “Difesa”, quello che Ignazio è riuscito ad avere solo grazie a lui”.
Matteoli ricorda che i partiti hanno bisogno di leadership e a chi non l’aveva (riferimento a Fini in An) “l’abbiamo costruita noi”: chissà  quando Altero ci spiegherà  quali interessi avrà  avuto per costruire una leadership a Fini, a che scopo l’ha fatto, invece di pensare in grande in proprio.
Alemanno ha attaccato Granata consigliandogli di “farsi un giro fuori”: ma come, se quando era tuo vice i giri li facevi insieme a lui, non ricordi quando eri rautiano, poi sociale, poi finiano per poi passare ora al viale del “tremonti”? Continua »

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A GRANATA RADDOPPIANO LA SCORTA, MA I CECCHINI SONO NEL PDL

Luglio 26th, 2010 Riccardo Fucile

LA MAFIA MINACCIA FABIO PER LA SUA DENUNCIA CIVILE CONTRO LA CRIMINALITA’ E LE COLLUSIONI CON IL POTERE POLITICO, MA NEL PDL I QUAQUARAQUA’ SI PREPARANO PER L’ESECUZIONE A CURA PROBIVIRI… SI PERSEGUE CHI DIFENDE LA LEGALITA’, NON CHI GIUDICA MANGANO EROE

Qualcuno non ha digerito il fatto che Fabio Granata, deputato finiano siciliano e vicepresidente della Commissione antimafia, sia riuscito a ottenere sostanziali modifiche al decreto contro le intercettazioni, inizialmente proposto dal governo, ristabilendo norme a tutela dell’azione dei magistrati antimafia.
Qualcuno non perdona a Fabio di aver sostenuto che “all’interno del governo, alcuni atteggiamenti hanno oggettivamente ostacolato l’attività  della magistratura”.
E come in un film già  visto, ecco convergere due operazioni stranamente coincidenti: da un lato in Sicilia qualche “avvertimento” ha portato a   dover raddoppiare in questi giorni la scorta a Granata, circostanza non resa pubblica, dall’altro si leva a Roma, nel Pdl, un concerto di voci coordinate tra loro contro il   giovane deputato siciliano all’insegna della presunta pidiellina indignazione per aver sostenuto fatti peraltro noti a tutti.
Ecco La Russa, uno dei tre coordinatori nazionali, intimargli: “Chieda scusa oppure lasci il partito”.
Ecco le sue parole: “Dico all’amico Fabio Granata: o dici nomi, cognomi o almeno dai indizi forti sui pezzi del governo che starebbero ostacolando la lotta alla mafia, e in quel caso io non potrei stare un minuto di più nel governo se una cosa del genere fosse vera, oppure tu chiedi scusa o lasci il partito”.
Frattini si dice indignato, Lupi parla di probiviri, si sveglia persino l’ex sociale Alemanno che una volta si buttava contro l’auto di Bush padre ora preferisce quella di Tremonti: “ho sentito quanto ha detto Granata contro Mantovano, un membro della nostra comunità . Io credo che siano necessarie due cose: primo che Fini e tutti coloro che hanno intenti costruttivi prendano le distanze da Granata ma credo anche, e mi duole dirlo, che sia tempo che Granata vada a farsi un giro fuori”.
Ma Fabio non sta zitto e replica.
“Non ho davvero nulla di cui scusarmi – dice – perchè le verità  che ho detto sono oggettive e sostenibili in qualsiasi sede, anche in quella (se esiste) dei probiviri del Pdl, dove La Russa e gli ex amici di An potranno chiedere con forza la mia espulsione e ribadire la loro fraterna solidarietà  a Verdini e Cosentino”.
Poi, nel merito, aggiunge: “La Russa continua a strumentalizzare affermazioni serie ed equilibrate da me portate avanti nel contesto della Commissione Antimafia e che erano riferite all’inopinata negazione da parte della Commissione ministeriale presieduta da Alfredo Mantovano del regime di protezione per Spatuzza, considerato attendibile da ben tre Procure sulla questione delle stragi del ’92”.
E ancora: “Visto che La Russa mi chiede spiegazioni sulle mie affermazioni gli dico anche che io mi riferivo alle decine di esternazioni contro le Procure di Caltanissetta e Palermo, colpevoli di cercare irriducibilmente la verità  sulle stragi. E, per avere i nomi, La Russa può semplicemente consultare le agenzie di stampa degli ultimi due mesi”.
“Poi – conclude – mi riferisco anche ad un ddl sulle intercettazioni, difeso con forza dal governo in una stesura originale che, per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche ambientali, avrebbe indebolito lo strumento più importante per le indagini di mafia, se non fosse intervenuta la nostra volontà  radicale di modificarlo. E alle decine di attestazioni di stima e solidarietà , anche da parte di esponenti del governo, dopo una condanna a sette anni a Marcello Dell’Utri per associazione mafiosa e dopo la sua ennesima proclamazione ad ‘eroe’ di un mafioso conclamato come Mangano”.
E’ evidente che si cerca di colpire Granata per colpire Fini, ma di questo parleremo in altro articolo, restiamo nel merito: per quale motivo Granata dovrebbe essere deferito ai probiviri?
Già  il termine fa sorridere: chi sono in realtà  gli uomini probi, in questa vicenda? Continua »

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I DEPUTATI SI TAGLIANO LO STIPENDIO, MA FANNO I FURBI: SOLO 55O EURO, FINI PROPONE UN TAGLIO DI 2.127 EURO

Luglio 22nd, 2010 Riccardo Fucile

BRACCIO DI FERRO SULLE VOCE DA TOCCARE: I DEPUTATI VORREBBERO TAGLIARE IL 10% SOLO DELL’INDENNITA’ BASE, FINI IL 10% SU TUTTO LO STIPENDIO… E SCATTA IL PANICO

È guerra sul taglio degli stipendi di deputati e senatori.
In teoria sono tutti d’accordo che debba essere del 10%, lo stabilisce la manovra anti-crisi di Tremonti.
Un po’ meno concordi invece lo sono su quali voci della busta paga i tagli debbano essere operati: l’austerity va applicata solo all’indennità  o a tutto lo stipendio?
Per i questori di Camera e Senato (altro non sono che parlamentari), la sforbiciata deve riguardare solo l’indennità , per un totale di 550 euro al mese, a fronte della “paga base” di circa 5.550 euro.
Un colpo di mano rispetto alle linee guida messe a punto a fine maggio dai presidenti dei due rami del Parlamento che prospettavano un taglio del doppio, mille euro al mese, nonchè la “diaria a punti”, un sistema sparito dalle proposte dei questori, che prevedeva un guadagno direttamente proporzionale alle presenze in aula e commissioni.
Da destra a sinistra tutti plaudono a parole al taglio degli stipendi, ma nessuno osa addentrarsi nel labirinto delle cifre e così sul tavolo resta la proposta formulata tra ieri e martedì dai questori: via il 10% dell’indennità  parlamentare che ammonta a 5.486 euro, ovvero decurtazione di 550 euro al mese.
Un sacrificio pari alla metà  di quello prospettato a maggio grazie al quale i due rami del Parlamento puntavano a recuperare 12 milioni l’anno.
Un atto di furbizia prealtro prevedibile, a detta di molti.
Si fa vedere che si taglia, ma solo su una voce che rappresenta in realtà  un quarto delle entrate di un deputato.
E così Fabrizio Alfano, portavoce del presidente della Camera Gianfranco Fini, ha gelato l’entusiasmo dei parlamentari che, stretti tra mutui, famiglie a carico e spese di rappresentanza, stavano già  brindando al pericolo scampato: quella del taglio della semplice indennità  è “solo un’ipotesi tra le altre – ha detto Alfano – i questori hanno svolto un’attività  istruttoria elaborando varie ipotesi, ma a decidere saranno la prossima settimana gli uffici di presidenza”. Continua »

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BELPIETRO:”CI TOCCHERA’ MORIRE FINIANI”…LA DESTRA AVANZA, FINI AL 12% : GIA’ RECUPERATI I VOTI DI AN

Luglio 21st, 2010 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO DI CRESPI MOSTRA UN AUMENTO DI UN “PARTITO DI FINI” DEL 2% IN UNA SOLA SETTIMANA…BELPIETRO: “INUTILE GIRARCI INTORNO: SULLE INTERCETTAZIONI HA VINTO FINI, ORMAI E’ IN GRADO DI MODIFICARE OGNI PROVVEDIMENTO DEL GOVERNO”… CALA IL PDL (33,5%) MENTRE SINISTRA E LIBERTA’ DI VENDOLA SALE AL 5%

Il clima che si respira nel centrodestra, dopo le modifiche apportate alla “legge bavaglio” sulle intercettazioni, è simboleggiato non solo dalla delusione manifesta del premier, ma anche da quanto scrive stamane su “Libero” il direttore Maurizio Belpietro: “Inutile girarci intorno: ha vinto Fini. Al di là  del naufragio della legge, appare evidente che d’ora in poi la corrente che fa capo all’ex presidente di An è in grado di fermare o modificare ogni provvedimento del governo: tutte le ritorsioni minacciate contro i finiani si sono rivelate cartucce con le polveri bagnate. Se Berlusconi non fa qualcosa in fretta siamo spacciati, Ci tocca morire finiani”.
Per la prima volta ieri Berlusconi ha certificato la sua sconfitta su un tema che gli stava a cuore, ribadendo la sua ossessione: “non si può stare al telefono senza il timore di essere intercettati”.
Poco importa che in Italia gli intercettati siano solo 6.000, l’unica cosa che gli interessa è non essere intercettato lui.
Non ha compreso che basterebbe evitare di fare pressioni al telefono su esponenti di Agcom o parlare con procacciatori di escort, per evitare conseguenze sgradevoli.
Ha voluto insistere su una legge invisa alla maggioranza degli elettori di centrodestra che avrebbe limitato la libertà  di stampa e di indagine, spacciandola per “riforma della giustizia” e ora ne paga le conseguenze, insieme al suo entourage di miracolati di corte.
La retromarcia di ieri è una vittoria di Fini, ma ha trovato ampi consensi anche tra la corrente pidiellina di Liberamente che esulta per la brutta figura dei coordinatori.
I più preoccupati sono ora gli ex An Gasparri e La Russa: avevano garantito al premier che avrebbero isolato Fini, ora si ritrovano con le truppe in subbuglio, pronte a disertare. Continua »

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IL GOVERNO FA RETROMARCIA SULLE INTERCETTAZIONI: FINI VINCE ANCORA

Luglio 20th, 2010 Riccardo Fucile

ARRIVA L’EMENDAMENTO ANTI-BAVAGLIO, OVVERO UN’UDIENZA FILTRO IN CUI IL GIP, D’INTESA CON ACCUSA E DIFESA, DECIDERA’ LE PARTI PUBBLICABILI DI “INTERESSE RILEVANTE” E QUELLE INVECE SECONDARIE, PRIVATE E DA GOSSIP CHE SARANNO SEGRETATE….E’ UNA VITTORIA DI NAPOLITANO, DI FINI E DELLA LIBERTA’ DI ESSERE INFORMATI

Alla fine il governo ha ceduto, allargando le maglie del diritto di cronaca, facendo venir meno la restrizione più odiosa, il bavaglio alla stampa: saranno pubblicabili tutte le intercettazioni di “interesse rilevante”.
E’ un passo indietro clamoroso, in quanto per due anni gli uomini di Berlusconi avevano respinto ogni richiesta dei finiani in tal senso, fino ad arrivare allo scontro.
L’opera congiunta di Napolitano e Fini, unita alla tenacia di Giulia Bongiorno, presidente dela Commissione Giustizia, hanno riportato la legge a norme più ragionevoli.
L’impalcatura che era stata costruita con la legge bavaglio è completamente crollata, sostituita da norme di buon senso.
Meno di un’ora fa il governo ha presentato il suo atteso emendamento al ddl intercettazioni.
Il termine per la presentazione dei subemendamenti è stato fissato per mercoledì mattina alle 9.
Nell’emendamento presentato dal governo si afferma il principio secondo il quale, nel corso delle indagini, l’obbligo del segreto per le intercettazioni “cade” ogni qual volta ne sia stata valutata la “rilevanza”.
La documentazione e gli atti relativi alle intercettazioni sono coperti da segreto fino al momento della cosiddetta «udienza-filtro».
In questo momento del processo, infatti, si selezionano le intercettazioni depositate dal Pm e si escludono quelle relative a fatti, circostanze o persone estranee alle indagini.
Viene soppressa tutta quella parte nella quale si prevedeva il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini.
Si sopprime anche la norma che specificava il regime delle intercettazioni allegate all’ordinanza cautelare.
Si disciplinano anche i casi in cui il giudice e il Pm, prima che ci sia l’«udienza-filtro», utilizzino le intercettazioni per emettere, ad esempio, dei provvedimenti cautelari oppure per atti che riguardano la ricerca della prova (ad esempio, un’ordinanza di custodia cautelare oppure un decreto di perquisizione). Continua »

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COSA SUCCEDE NEL PDL: LE STRATEGIE DELLE CORRENTI E QUELLA DI FINI

Luglio 20th, 2010 Riccardo Fucile

“LIBERO” TITOLA “ATTENTI O QUI SALTA TUTTO”: SI FRONTEGGIANO NEL PDL IL CORRENTONE DEI COORDINATORI, DI SCHIFANI, ALFANO, GASPARRI E CICCHITTO E QUELLO DI FRATTINI, GELMINI, CARFAGNA, VALDUCCI…. ALLA CAMERA I PRIMI SONO 55 , I SECONDI 60: C’E’ UN ASSE TRA I SECONDI E I FINIANI?…FINI PUNTA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2012: “SONO IO CHE POSSO PORTARE VIA 30 DEPUTATI A SILVIO, NON LUI A ME”

Ne parliamo da mesi, spesso presi per sognatori o illusionisti: ora la crisi del Pdl è finita sulla prima pagina di “Libero”, a firma del direttore Belpietro che scrive:
“Dentro il Pdl, tira un’aria che non mi piace. Un clima da fine regime, con i gerarchi più vicini al capo che si danno da fare per mettersi al riparo, prima che grandini. Persino in via dell’Umiltà  è tutto un sussurrare di veleni e di accuse, di prese di distanza e di voltafaccia. Il segnale più evidente di quello che sta succedendo sono il proliferare di correnti che, schierate una contro l’altra, danno vita ad un’atmosfera carica di sospetti che sta paralizzando il Pdl. E il malumore dilaga nell’opinione pubblica”.
Parole e musica di Belpietro che l’ambiente lo conosce, confermano quanto scriviamo da tempo.
Cerchiamo di scendere nel dettaglio: di fronte all’asse Tremonti-Bossi e quindi alla linea che sta portando allo sfascio il Pdl, il primo a prendere le distanze è stato Fini che dalla sua conta su almeno 35 deputati e 14 senatori.
Quello che Silvio non si aspettava è che sorgessero nel Pdl altre 22 correnti che in sintesi si possono poi dividere in due grossi raggruppamenti.
Il primo è quello storico: Verdini, Bondi, Cicchitto, Schifani, Quagliariello, Alfano, Brambilla, Santanchè, La Russa, Gasparri, Matteoli e tutti gli ex An che hanno preso le distanze da Fini (o meglio dire Fini da loro)
Il secondo è quello intorno alla fondazione “Liberamente”, con Frattini, l’esperto in circoli Valducci, Carfagna, Gelmini, Prestigiacomo, Miccichè, Romani.
Entrambe le correnti hanno chiesto adesioni all’interno del Pdl in Parlamento: e qui è nata la prima sorpresa.
Il correntone 55 deputati, Liberamente 60 deputati e 30 senatori.
C’è stato poi un tentativo di La Russa di mettere il suo fedele Corsaro al posto di Chiara Moroni come tesoriere, subito respinto da Liberamente.
Vi è poi una marea di parlamentari che stanno alla finestra in attesa degli eventi.
Quali differenze tra i due gruppi?
Il primo, indebolito dagli scandali, non vuole cedere il passo.
I secondi vogliono un coordinatore unico nuovo e sono già  chiamati criptofiniani , in quanto farebbero gioco di sponda con Fini a favore di un ritorno alla legalità  nel Pdl.
Se prevalesse questa linea però, per gli ex An sarebbe la morte politica: Fini non è tipo da perdonare. Continua »

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FINI A PALERMO CI METTE LA FACCIA E RACCOGLIE APPLAUSI, GLI ALTRI STANNO IN CASERMA

Luglio 20th, 2010 Riccardo Fucile

NEL GIORNO DI BORSELLINO, IL PDL SI SPACCA… FINI : “NON FU SOLO STRAGE DI MAFIA E MANGANO NON E’ UN EROE”…GRANATA: “C’E’ CHI OSTACOLA LE INDAGINI”… SCHIFANI STA IN CASERMA, ALFANO A ROMA A MESSA, BERLUSCONI CON LE “BELLE LAUREATE”…FINI AFFRONTA LA CONTESTAZIONE E NE ESCE TRA GLI APPLAUSI

Nel giorno più difficile, quello del 18° anniversario della strage di via D’Amelio, è andata in scena la spaccatura verticale del Pdl sulla questione morale.
Una giornata tesa, tra cortei e contestazioni, autorità  del governo defilate e parenti di Borsellino che avevano invitato le istituzioni a fare un passo indietro.
Mentre il ministro della Giustizia, il siciliano Alfano optava per una messa a Roma in ricordo dei caduti, mentre Schifani se ne stava chiuso in caserma a Palermo nel timore di contestazioni, mentre il premier preferiva raccontare barzellette sui carabinieri alle “belle laureate” di Novedrate, alla fine la faccia ce l’ha messa solo il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Avrebbe potuto limitarsi a raccogliere il consenso dei suoi 500 militanti che sono poi sfilati in corteo nella fiaccolata serale indetta da Azione Giovani in ricordo di Borsellino.
Ha preferito andare in via D’Amelio dove lo attendeva il popolo delle “agende rosse” che reclamano la verità  sulla strage.
Ha incassato i primi fischi di contestazione, con qualche manifestante che gridava “vergogna” alle istituzioni, poi ha rotto ogni cerimoniale e si è avvicinato ai giovani del comitato e ha cominciato a rispondere alle loro domande.
Un dialogo sfociato in un applauso quando il presidente della Camera ha detto che “Mangano non è un eroe”.
I manifestanti hanno ringraziato Fini per la sua presenza, intervallando il colloquio con il Presidente della Camera con slogan come «Fuori la mafia dallo Stato».
A una domanda circa le iniziale contestazioni, Fini ha risposto: “Non mi risulta. Piuttosto – ha aggiunto – mi sono fermato a parlare con dei ragazzi animati da una certa passione e da un grande desiderio di verità . Erano divisi, come è normale, tra chi apprezzava la presenza del presidente della Camera, anche perchè credo di avere un percorso di coerenza contro la criminalità , e coloro che contestavano che all’interno dello Stato possono esserci presenze di tipo mafioso”.
“Sapere che sulle indagini sulle stragi ci sarebbero stati depistaggi mi suscita indignazione”. Così Fini ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano quali sentimenti susciti in lui sapere che pezzi dello Stato potrebbero avere bloccato le inchieste sull’eccidio di via D’Amelio. Continua »

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