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RISSA ALLA CAMERA: FINISCE A PUGNI TRA DEPUTATI DI SEL E PD

Febbraio 13th, 2015 Riccardo Fucile

LA NOTTE PORTA SCOMPIGLIO: A MONTECITORIO SUCCEDE DI TUTTO

La notte porta scompiglio. Pugni e insulti da stadio (“pezzo di merda”) tra un esponente del Pd e un suo collega di Sel, deputati M5s sui banchi a gridare ‘onestà , onestà ‘, seduta sospesa e un clima tesissimo.
Se qualcuno pensava che la seduta fiume alla Camera sul ddl Riforme dovesse calmare gli animi dopo una giornata convulsa è rimasto deluso.
Prima l’accordo sfiorato tra M5s e Pd, poi le tensioni a Montecitorio e, infine, la scazzottata tra deputati di Sel e di Pd.
La miccia alla ripresa dei lavori dopo la prima sospensione.
Prende la parola il capogruppo di Sel Arturo Scotto, critica l’operato del M5s (“Complimenti, non avete fatto parlare neanche l’opposizione”) e del Pd (“Ha fatto un capolavoro”) e si scatena la bagarre. Urla e insulti.
Per i vendoliani la colpa del clima di tensione è dei dem, che non ci stanno e reagiscono.
“La prendono male” spiega a ilfattoquotidiano.it Liliana Ventricelli (Pd), presente al momento della zuffa.
“Uno di loro (si riferisce a Daniele Martini, ndr) si gira con tono di sfida verso un parlamentare del Pd (Luigi Taranto, ndr), provando a dargli un ceffone.
La tensione sale a livelli altissimi — è la ricostruzione dell’esponente dem — Ho visto saltare su un banco Giorgio Airaudo (SeL). Aggiunga anche che tra uomini sale anche il testosterone”.
Airaudo cerca di raggiungere un collega posizionato due file sopra il capogruppo di Sel. Volano pugni. E’ zuffa.
La cugina di Matteo Renzi (la deputata Pd Elisa Simoni) finisce per terra nella zuffa. Che ha un bilancio dei ‘feriti’: due deputati di Sel (il segretario di presidenza Gianni Melilla e Donatella Duranti) hanno dovuto ricorrere alle cure dell’infermeria della Camera. Il primo ha avuto una ferita a una mano, la seconda ha una spalla dolorante.
Il tentativo di mediazione del M5s e il no del Pd
L’antefatto, però, è tutto in un colpo di scena avvenuto poco prima, quando inaspettatamente Riccardo Fraccaro (M5s) ha lanciato la mediazione che avrebbe permesso di superare l’ostruzionismo di M5s: accantonare l’articolo 15 del ddl, riguardante il referendum, e votarlo a marzo, assieme al voto finale sul testo.
La proposta ha ricevuto un sostanziale “niet” dal capogruppo del Pd Roberto Speranza, il quale ha ricordato sia la contrarietà  del Pd all’emendamento di M5s di un referendum senza quorum, sia la contrarietà  ad un “ricatto” al Parlamento.
Roberto Giachetti espelle i deputati dei 5 Stelle
Benchè sul merito del referendum senza quorum nessun gruppo sia d’accordo, comprese le opposizioni, queste hanno invitato il Pd ad accettare l’idea dell’accantonamento.
La seduta si stava svolgendo ordinariamente alla presenza di una schiera di commessi presenti in aula, visti i boatos di una occupazioni da parte di M5s.
Questi hanno invece inscenato improvvisamente una bagarre, gridando ritmicamente in aula “onestà , onestà “, e battendo i faldoni degli emendamenti sui banchi, impedendo così il prosieguo del dibattito e dei voti.
Il vicepresidente Roberto Giachetti ha espulso uno dopo l’altro ben cinque deputati Pentastellati. Giachetti ha perso la pazienza definendo “inaccettabile” il comportamento di M5s: “Neanche ai tempi del fascismo si impediva di parlare”. In questo clima, come una scintilla, è scoppiata la rissa.
Fiano (Pd): “Caos è colpa dei 5 Stelle”. Di Battista: “Loro si picchinao, noi siamo squadristi?”
Dopo l’inevitabile sospensione dell’aula, alla ripresa il relatore Emanuele Fiano ha accolto la mediazione di M5s, dicendosi d’accordo sull’accantonamento dell’articolo 15,
Ma era troppo tardi, e Fraccaro ha replicato definendo “una presa in giro” l’apertura di Fiano. A notte inoltrata, all’1,30 è arrivato anche Matteo Renzi, visti i mal di pancia all’interno del Pd.
La minoranza ha chiesto per oggi una assemblea del gruppo per esprimere il “malumore” per il “pantano” in cui è finita la riforma.
Richiesta concessa: parteciperà  anche il premier. L’inizio è previsto alle 13.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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D’ANNA SVELA: “COLLEGHI DI GAL ED EX CINQUESTELLE PRONTI A SOSTENERE RENZI”

Febbraio 10th, 2015 Riccardo Fucile

E FA I NOMI DI NOCCARATO, DAVICO E CARIDI

“Vedo molte persone che sono preoccupate di sfangarla fino al 2018. Chi sono questi? Quelli che soffrono per un eventuale scioglimento anticipato della legislatura”.
Così Vincenzo D’Anna, senatore di Gal (Grandi Autonomie e Libertà ), costola a Palazzo Madama di Forza Italia, annuncia nuovi passaggi a sostegno del governo Renzi.
A partire dai suoi colleghi di Gal, come “Naccarato, Davico e Caridi che già  votano per il governo”.
Poi c’è il gruppo di Area Popolare (Ncd-Udc), nel quale — continua D’Anna — “c’è un nucleo duro di calabresi e siciliani, molto interessati al ministero del Sud che è una riedizione riveduta, peggiorata e scorretta della Cassa del Mezzogiorno”.
Gli ex M5S?
“Io — risponde D’Anna — ho parlato con alcuni di loro e li vedo molto preoccupati per la fine anticipata della legislatura”.
Poi il senatore campano, molto vicino a Raffaele Fitto, su Denis Verdini sottolinea: “E’ ovvio che, se il cerchio magico di Berlusconi vuole farlo fuori, si organizzerà  per legittima difesa. Verdini è uno che ha trafficato per anni con le liste elettorali e qualche senatore e deputato, che io chiamo incappucciati, al momento opportuno li tirerrà  fuori, come sono venuti fuori i voti per l’elezione di Mattarella”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A SCILIPOTI, IL CAPOSTIPITE: “RENZI MI CHIEDA SCUSA, IO LO FECI PER IL POPOLO”

Febbraio 6th, 2015 Riccardo Fucile

ALLORA IL PD E RENZI LO RIEMPIRONO DI IMPROPERI, ORA VA DI MODA

“Ora Renzi deve chiedermi scusa”. Il senatore forzista Domenico Scilipoti assapora la rivincita.
Era il 14 dicembre 2010, quando l’agopunturista siculo uscì dall’Idv per votare la fiducia al governo Berlusconi, assieme agli altri “responsabili” Calearo e Cesario. Furono i tre voti decisivi, e su Scilipoti riversarono valanghe di improperi, soprattutto dal Pd. Ma adesso i Democratici cercano nuovi responsabili, proprio in Senato
Scilipoti, il tempo è galantuomo.
Furono usati termini fuori del normale contro di me, anche dall’attuale presidente del Consiglio. Ma alla luce di quanto sta accadendo dovrebbe fare una riflessione.
Le dovrebbe chiedere scusa.
Certo, Renzi dovrebbe scusarsi pubblicamente con il senatore Scilipoti. Ha detto di tutto e di più su di me.
Quale fu l’offesa più brutta?
Ho gettato quelle parole nel dimenticatoio.
Ne ha mai parlato con Renzi?
Quando viene in Senato faccio in modo di non incontrarlo. È un uomo che non fa quello che promette.
Condannò lei e adesso…
Sono quasi contento, perchè oggi quella mia scelta di fare gli interessi del Paese appare ancora più giusta. La rifarei cento volte: volevano imporci un presidente del Consiglio non eletto dai cittadini. Feci tutto nell’interesse del popolo.
Ora il Pd cerca voti in Senato. Lei ha notato questo scouting?
Certe scene sono davvero imbarazzanti per i miei colleghi.
Cosa ha visto?
Non mi faccia entrare nel dettaglio, sono cose che non mi toccano. Ma devo dire che i colleghi rispondono con diplomazia.
Il Pd è convinto di poter fare a meno di Forza Italia.
C’è una giovane ministra che lo dice. Io però me la ricordo, la Boschi, mentre chiedeva una mano sulle riforme al nostro capogruppo Romani. Lo pressava.
Lei le ha votate le riforme?
Sì, anche se erano un obbrobrio. Ma la maggioranza del partito decise così, e io mi attenni.
E la prossima volta?
Me lo chieda tra qualche giorno.

Luca De Carolis
(da “il Fatto Quotidiano”)

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ECCO IL DISCORSO INTEGRALE DI SERGIO MATTARELLA

Febbraio 3rd, 2015 Riccardo Fucile

UN DISCORSO BREVE DA LITURGIA DC DOVE IL PRESIDENTE NON DIMENTICA NESSUNO E HA UNA PAROLA PER TUTTI

Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali.
Rivolgo un saluto rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità  del nostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui rappresentate.
Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la Vice Presidente Valeria Fedeli.
Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte al voto.
Un pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari.
A loro va l’affettuosa riconoscenza degli italiani.
Al Presidente Napolitano che, in un momento difficile, ha accettato l’onere di un secondo mandato, un ringraziamento particolarmente intenso.
Rendo omaggio alla Corte Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio dell’indipendenza e a tutte le magistrature.
Avverto pienamente la responsabilità  del compito che mi è stato affidato.
La responsabilità  di rappresentare l’unità  nazionale innanzitutto. L’unità  che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno.
Ma anche l’unità  costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini.
Questa unità , rischia di essere difficile, fragile, lontana.
L’impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà  degli italiani e a realizzare le loro speranze.
La lunga crisi, prolungatasi oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo. Ha aumentato le ingiustizie. Ha generato nuove povertà . Ha prodotto emarginazione e solitudine.   Le angosce si annidano in tante famiglie per le difficoltà  che sottraggono il futuro alle ragazze e ai ragazzi.
Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà  che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali.
Sono questi i punti dell’agenda esigente su cui sarà  misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo.
Dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione. Per uscire dalla crisi, che ha fiaccato in modo grave l’economia nazionale e quella europea, va alimentata l’inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa.
E’ indispensabile che al consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo.
Nel   corso del semestre di Presidenza dell’Unione Europea appena conclusosi, il Governo – cui rivolgo un saluto e un augurio di buon lavoro – ha opportunamente perseguito questa strategia.   Sussiste oggi l’esigenza di confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità  sociale e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà  e l’eguaglianza.
L’urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali deriva dal dovere di dare risposte efficaci alla nostra comunità , risposte adeguate alle sfide che abbiamo di fronte. Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente.   Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il merito.   Penso alle imprese, piccole medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà , trovano il coraggio di continuare a innovare e a competere sui mercati internazionali. Penso alla Pubblica Amministrazione che possiede competenze di valore ma che deve declinare i principi costituzionali, adeguandosi alle possibilità  offerte dalle nuove tecnologie e alle sensibilità  dei cittadini, che chiedono partecipazione, trasparenza, semplicità  degli adempimenti, coerenza nelle decisioni.   Non servono generiche esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto la tenace mobilitazione di tutte le risorse della società  italiana.     Parlare di unità  nazionale significa, allora, ridare al Paese un orizzonte di speranza.   Perchè questa speranza non rimanga un’evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono insieme la società .   A questa azione sono chiamate tutte le forze vive delle nostre comunità  in Patria come all’estero.
Ai connazionali nel mondo va il mio saluto affettuoso.     Un pensiero di amicizia rivolgo alle numerose comunità  straniere presenti nel nostro Paese.
La strada maestra di un Paese unito è quella che indica la nostra Costituzione, quando sottolinea il ruolo delle formazioni sociali, corollario di una piena partecipazione alla vita pubblica. La crisi di rappresentanza ha reso deboli o inefficaci gli strumenti tradizionali della partecipazione, mentre dalla società  emergono, con forza, nuove modalità  di espressione che hanno già  prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi soggetti.   Questo stesso Parlamento presenta elementi di novità  e di cambiamento.
La più alta percentuale di donne e tanti giovani parlamentari. Un risultato prezioso che troppe volte la politica stessa finisce per oscurare dietro polemiche e conflitti.   I giovani parlamentari portano in queste aule le speranze e le attese dei propri coetanei. Rappresentano anche, con la capacità  di critica, e persino di indignazione, la voglia di cambiare.   A loro, in particolare, chiedo di dare un contributo positivo al nostro essere davvero comunità  nazionale, non dimenticando mai l’essenza del mandato parlamentare.
L’idea, cioè, che in queste aule non si è espressione di un segmento della società  o di interessi particolari, ma si è rappresentanti dell’intero popolo italiano e, tutti insieme, al servizio del Paese. Tutti sono chiamati ad assumere per intero questa responsabilità .
Condizione primaria per riaccostare gli italiani alle istituzioni è intendere la politica come servizio al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti. E’ necessario ricollegare a esse quei tanti nostri concittadini che le avvertono lontane ed estranee.
La democrazia non è una conquista definitiva ma va inverata continuamente, individuando le formule più adeguate al mutamento dei tempi. E’ significativo che il mio giuramento sia avvenuto mentre sta per completarsi il percorso di un’ampia e incisiva riforma della seconda parte della Costituzione.
Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità , desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia.
Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico.   Vi è anche la necessità  di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l’esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare.   Come è stato più volte sollecitato dal Presidente Napolitano, un’altra priorità  è costituita dall’approvazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è impegnato il Parlamento.
Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione.   E’ una immagine efficace.   All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà  – imparziale.   I giocatori lo aiutino con la loro correttezza. Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.   La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, peraltro, nella sua applicazione. Nel viverla giorno per giorno.
Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro.
Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro.
Significa promuovere la cultura diffusa e la ricerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove tecnologie e superando il divario digitale.
Significa amare i nostri tesori ambientali e artistici.
Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace.
Significa garantire i diritti dei malati.
Significa che ciascuno concorra, con lealtà , alle spese della comunità  nazionale.
Significa che si possa ottenere giustizia in tempi rapidi.
Significa fare in modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni.
Significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità .
Significa sostenere la famiglia, risorsa della società .
Significa garantire l’autonomia ed il pluralismo dell’informazione, presidio di democrazia.
Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo.
Significa libertà . Libertà  come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva.
Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità .     La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità  assolute.   La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile.     Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato. Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci.
L’attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, ha usato parole severe contro i corrotti: «Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini». E’ allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni. Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti.   Dobbiamo incoraggiare l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità  organizzata.   Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi. Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere.   Altri rischi minacciano la nostra convivenza.   Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti.   Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi.   Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Tachè, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano.   La pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà  religiosa. Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà  sarebbe un grave errore. La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà , di democrazia, di tolleranza e di convivenza. Per minacce globali servono risposte globali.   Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli Stati nazionali.   I predicatori d’odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale.
La comunità  internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse.
Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di intensa collaborazione anche in questa direzione.   La lotta al terrorismo va condotta con fermezza, intelligenza, capacità  di discernimento. Una lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura.   Il sentimento della speranza ha caratterizzato l’Europa nel dopoguerra e alla caduta del muro di Berlino. Speranza di libertà  e di ripresa dopo la guerra, speranza di affermazione di valori di democrazia dopo il 1989.
Nella nuova Europa l’Italia ha trovato l’affermazione della sua sovranità ; un approdo sicuro ma soprattutto un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali. L’Unione Europea rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera Unione politica va rilanciata, senza indugio. L’affermazione dei diritti di cittadinanza rappresenta il consolidamento del grande spazio europeo di libertà , sicurezza e giustizia. Le guerre, gli attentati, le persecuzioni politiche, etniche e religiose, la miseria e le carestie generano ingenti masse di profughi.   Milioni di individui e famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro proprio nell’Europa del diritto e della democrazia.
E’ questa un’emergenza umanitaria, grave e dolorosa, che deve vedere l’Unione Europea più attenta, impegnata e solidale.   L’Italia ha fatto e sta facendo bene la sua parte e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari livelli, per l’impegno generoso con cui fronteggiano questo drammatico esodo. A livello internazionale la meritoria e indispensabile azione di mantenimento della pace, che vede impegnati i nostri militari in tante missioni, ¬ deve essere consolidata con un’azione di ricostruzione politica, economica, sociale e culturale, senza la quale ogni sforzo è destinato a vanificarsi.
Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace ed elemento essenziale della nostra politica estera e di sicurezza, rivolgo un sincero ringraziamento, ricordando quanti hanno perduto la loro vita nell’assolvimento del proprio dovere.
Occorre continuare a dispiegare il massimo impegno affinchè la delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trovi al più presto una conclusione positiva, con il loro definitivo ritorno in Patria.
Desidero rivolgere un pensiero ai civili impegnati, in zone spesso rischiose, nella preziosa opera di cooperazione e di aiuto allo sviluppo.
Di tre italiani, padre Paolo Dall’Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli non si hanno notizie in terre difficili e martoriate. A loro e ai loro familiari va la solidarietà  e la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all’augurio di fare presto ritorno nelle loro case.
Onorevoli Parlamentari, Signori Delegati,
Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l’ ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.
Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi.   i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà  il volto di chi soffre, dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti. Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha perduto. Il volto di chi ha dovuto chiudere l’impresa a causa della congiuntura economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi.   Il volto di chi dona con generosità  il proprio tempo agli altri. Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto.   Storie di donne e di uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose.
Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale. Un popolo che si senta davvero comunità  e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità  e di pace.
Viva la Repubblica, viva l’Italia!

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FRANCHI TIRATORI, L’INCUBO RESTA

Gennaio 30th, 2015 Riccardo Fucile

IN AULA TRA BATTUTE E RIME BACIATE

«Cucù!» Silvio Berlusconi barcolla sorpreso: Matteo Renzi, a quanto pare, gli ha rifilato lo scherzo che lui, anni fa, aveva fatto ad Angela Merkel.
Solo che quello, pur esponendo l’allora premier alle ironie di mezzo mondo, era una sorpresa innocua. Questa no. Questo «cucù» può essere letale.
Non solo per la battaglia quirinalizia ma per i suoi stessi destini politici. Certo, lui non può ammettere se non a mezza bocca di sentirsi bidonato da quel ragazzo al quale aveva perdonato perfino di aver detto che lui, l’ex Cavaliere, poteva essere suo nonno.
E dunque contiene la collera con quelle parole che un tempo, al debutto in politica contro i «faniguttùn», quando era insofferente ogni sfumatura del politichese, sarebbero state molto più dure: «Non siamo noi a non aver rispettato il patto ma Renzi».
E poi: «Questa situazione segna comunque un altolà  al patto del Nazareno». Traduzione: adesso salta tutto. Forse. Chissà . Probabilmente.
Dipende dal senso di isolamento…
Sia chiaro: la storia delle elezioni del presidente della Repubblica è costellata di tali incidenti di percorso da consigliare estrema cautela nelle previsioni di una facile vittoria mattarelliana.
Basti ricordare quanti leader, entrati papi nel conclave parlamentare, sono usciti cardinali. E bastonati, a volte, solo per una manciata di voti.
E dopo il tormentone di due anni fa nessuno ha il fegato di dare per già  fatta l’elezione di Sergio Mattarella.
Resta valida la diagnosi di Carlo Donat-Cattin chiamato a suo tempo da Aldo Moro a bloccare l’elezione di Giovanni Leone: «I mezzi tecnici», rispose, «sono solo tre: il pugnale, il veleno e i franchi tiratori». Sempre lì. Sullo sfondo .
Solo Wikipedia, nel pomeriggio, per l’incursione di un hacker ferocemente buontempone, dà  la cosa per fatta: «Il 29 gennaio 2015 Sergio Mattarella diventa presidente della Repubblica con 679 voti alla prima votazione, raggiungendo la maggioranza qualificata grazie all’appoggio del Partito democratico, di Forza Italia e di Giancarlo Magalli».
Man mano che passano le ore, però, l’incubo di una riapparizione di quelli che Bettino Craxi chiamava «una razza di deputati bastardi che affiorano nelle zone paludose del nostro ordinamento parlamentare», sembra (sembra!) sciogliersi nelle manifestazioni di ottimismo, i sorrisi, le pacche sulle spalle, le battute distensive delle diverse anime del Partito democratico e di tutta la costellazione del centrosinistra.
Ignazio La Russa la butta sul ridere: «Ho fatto un tweet: “dal patto del Nazareno siamo passati al patto del menga”». Sottinteso goliardico: intraducibile. Censura. Sfreccia via, ghignando, Maurizio Gasparri.
Nella scia di poeti parlamentari come il risorgimentale Giovanni Prati, Gabriele d’Annunzio, Trilussa e Mario Luzi, si è scoperto lui pure una vena artistica e si è messo ad armamentare intorno a rime baciate che libera nell’aere a Un giorno da pecora .
Ecco l’ultima: «Tutto è pronto, addobbi e sale / per la sfida Quirinale. / Nazareno, Mattarella, / scegli questo oppure quella. / A dozzin stanno lì fuori / schiere di manovratori / e gli illusi sono tanti / di apparir determinanti. / Poi c’è Sergio Mattarella, / pronto al balzo sulla sella, / ma al momento sono ancor tanti / gli aspiranti e i questuanti».
Al di là  della poesiola, il vicepresidente del Senato detta all’Adnkronos parole di fuoco: «Renzi, come in altre occasioni, preferisce l’arroganza. Sarà  il difetto che lo porterà  nel tempo alla sconfitta».
I renziani che leggono il dispaccio ridacchiano: «Nel tempo! Nel tempo!»
Per ora, a vedere come i protagonisti di tutte le lancinanti battaglie intestine di questi mesi dentro il Pd su tutte ma proprio tutte le iniziative renziane, gironzolano per il Transatlantico ostentando sorrisi e serenità , pare che la vittoria (fatta la tara alla scaramanzia) l’abbiano davvero già  in tasca .
E pare una vittoria di tutti.
Gongola Giuseppe Fioroni che tanto invocava sul Colle un inquilino cattolico. Gongola il trentino Lorenzo Dellai, l’ideatore della Margherita, che nel 2001 scatenò la guerra contro «l’amico Sergio» che era stato paracadutato dal partito a farsi eleggere nel collegio sicurissimo sulle montagne dolomitiche: «Non possiamo venire a sapere che uno si candida qui, com’è accaduto, dal Giornale di Sicilia ».
Sia chiaro, ammicca oggi, «tra tutti quelli che ci potevano imporre Sergio era il migliore. E dopo aver posto la questione di principio della nostra autonomia non gli facemmo mancare il nostro sostegno».
«La raccolta delle firme sì, però», ridacchia Gianclaudio Bressa, «Se non fosse stato per noi che venivano da fuori…».
Ma gongola anche lui. Come Stefano Fassina, che pure da mesi è con Renzi ai ferri corti: «Questa volta Matteo ha fatto la mossa giusta. Di unità  per tutto il partito».
Vuol dire che quando arriverà  in aula alla Camera l’Italicum l’opposizione interna sarà  un po’ più conciliante e non pretenderà  nuove modifiche? «Qualche modifica dovrà  essere fatta senz’altro…», ma perchè litigare oggi?
Rosario Crocetta, il governatore della Sicilia, sprizza euforia: tre lustri dopo la botta micidiale del sessantun parlamentari a zero incassata dalla destra trionfante berlusconiana, l’isola che si riconosce nel Pd potrebbe ritrovarsi con due palermitani, Mattarella e Grasso, ai vertici dello Stato: «Per noi, se si passa Sergio, è una svolta storica. Lui lo sa, cos’è la mafia. Non ne ha sentito parlare così, genericamente. Suo fratello Piersanti, assassinato da chi non voleva che la Sicilia cambiasse, è morto tra le sue braccia. E bene ha fatto Renzi a ricordarlo».
I siciliani, scommette, «lo voteranno tutti. Tutti. Anche i berlusconiani».
Dall’altra parte, sventagliate di battute invelenite.
Ecco Daniela Santanchè, che si dice schifata da quello che bolla come un tradimento degli accordi.
L’altra pasionaria berlusconiana, Michaela Biancofiore, si è sfogata dicendo di avere «l’impressione sgradevole» che Renzi abbia «deciso che tutto il resto del mondo non gli serva più» e di aver capito che «gli piace fare il furbetto».
Lei rincara: «Sono fiera di appartenere ad un movimento politico di uomini che quando danno una parola la mantengono e rispettano i patti.
“Provo tristezza per chi sta con i quaquaraqua».
Augusto Minzolini ride: «Glielo avevo detto, a Berlusconi, che finiva così. Gli avevo detto di puntare su Prodi, per spaccare la sinistra. Oggi mi ha detto: avevi ragione tu. Tardi…».
Maurizio Sacconi spiega che no, non si fa così e che lui e i parlamentari del Nuovo centrodestra resteranno fermi e compatti sul no alla candidatura imposta: «Ormai è chiaro che in prospettiva andiamo verso una specie di cancellierato: il capo dello Stato non può sceglierselo l’aspirante cancelliere».
Maria Elena Boschi è convinta invece che no, non è detto che il terzo giorno il centrodestra resterà  arroccato sulle posizioni di oggi: «Tre giorni, in politica, possono essere un’era geologica…».
E Buttiglione? Che farà , a prescindere dalle decisioni dei suoi amici di partito, l’ex segretario che vent’anni fa spostò un pezzo del Partito popolare a destra?
Un ventennio basta e avanza, per fare pace. Ma certo, allora, lo scontro con Sergio Mattarella, convintissimo che andasse confermata la scelta storica della Dc degasperiana del «partito di centro che guarda a sinistra», fu durissimo.
Tanto da spingere Mattarella, generalmente così freddo e razionale da guadagnare il nomignolo «On. Metallo», a lanciarsi in quella che viene ricordata come l’unica battuta della sua vita: «El general golpista Roquito Butilione…» .

Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)

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TRA AULA E TRANSATLANTICO LA DISPERAZIONE DEI DELUSI

Gennaio 30th, 2015 Riccardo Fucile

BOSSI: “QUELLO A BERLUSCONI LO FREGA SICURO”… CHIAMPARINO CAMMINA TRISTE A ZIG ZAG: FINITI I SOGNI DI GLORIA… LA GELMINI: “MANCA SOLO IL TWEET #SILVIOSTAISERENO”

L’andatura fa l’umore. Umberto Bossi procede a zig zag, visibilmente scosso e intorpidito. “Quello lo frega sicuramente”. Quello è Mattarella, il fregato è Berlusconi.
Sergio Chiamparino anche è un po’ fregato. Quirinabile sconfitto. Zig zag e testa china. Ritorno in Piemonte previsto per domani sera e addio sogni di gloria.
Rosy Bindi, invece, a testa alta e a passo lento perchè tutti notino la novità .
Nichi Vendola, festoso, ha appena detto che Mattarella è la versione uomo della Bindi. Lei: “Molto meglio di me”. Lui: “Renzi ha messo due dita nell’occhio di Berlusconi. Sono contentissimo”.
C’è un cumulo di forzisti in disarmo, corpi adagiati sul divano di destra dell’aula. Ex valchirie berlusconiane segnano la disfatta con movimenti asimmetrici.
Laura Ravetto, ipercinetica: “So tante di quelle cose ma non le dico”.
Mara Carfagna è sul grigio esistenziale, lenta a cogliere l’atto doloroso.
Annagrazia Calabria piuttosto intontita: “Che?”. Michaela Biancofiore stravolta. Mariastella Gelmini ficcante: “Mancava solo che Renzi facesse un tweet con l’hashtag silviostaisereno”.
A un passo Paolo Romani, mani in tasca e sguardo vuoto. Cosa ne sarà  di lui senza il Nazareno?
I siciliani, oggi molto ispirati, invece si mostrano in gruppo.
Rosario Crocetta, in qualità  di presidente della Regione, il vincitore territoriale, si dilunga sul bacio come espressione sentimentale della politica in Trinacria .
Il suo predecessore, Totò Cuffaro (ora in carcere) era giustamente soprannominato “Vasa vasa”. Lui, noto omosessuale, annuncia che ha cambiato verso rispetto alle tecniche di approccio elettorale: “Non bacio più nessuno. Forse altri colleghi del Palazzo lo fanno e magari di notte e con travestiti”.
Arriva Giorgio Napolitano scortato da un commesso. Applauso reverenziale.
Ecco i colleghi senatori a vita Carlo Rubbia e Renzo Piano, senza commessi e senza applausi, spaesati.
La presidente Laura Boldrini, con quattro commessi: “Andrà  bene”. Anche Domenico Scilipoti , ve lo ricordate?, c’è: “Mattarella, perchè no?”.
Inizia la chiama. Prima i senatori a vita (secondo applauso a Napolitano), poi il resto.
Lettera G. Galan? L’onorevole Giancarlo Galan è agli arresti domiciliari. Pure l’onorevole Francantonio Genovese (siciliano di Messina) poteva essere qui ma purtroppo è tenuto al domicilio coatto.
Giancarlo Magalli seppure lo volesse, non potrebbe entrare. Non è grande elettore. Berlusconi purtroppo anche. Fa strano ma è così.
Emanuele Fiano, renziano saltellante: “Chapeau a Matteo. Anche voi del Fatto dovreste dirlo che è un grande”.
Laura Venittelli, pidina molisana: “Non ero molto convinta, poi però…”.
Il Transatlantico è zeppo come il corso cittadino al sabato sera. Strusci e ristrusci, ombrelli, telecamere, soliti conciliaboli.
I calabresi, molto uniti, si stringono davanti ai tramezzini. Paolo Bonaiuti, ex portavoce berlusconiano, tiene il conto delle noccioline. Va bene uno spritz? Domani tutto passa. Hanno vinto quelli che stanno al lato sinistro del Transatlantico, hanno perso quelli di destra.
Così sembra, e tutto appare chiaro. “Mi appare chiarissimo”, dice Cesare Damiano.
Ignazio La Russa fa il presagio intuendo un varco dei possibili voltagabbana: “B. cambia idea spesso. Sabato farà  il dietrofront”.
Roberto Calderoli: “Il no di Alfano a Mattarella dura tre minuti, massimo cinque. Poi si accoda”. Bruno Vespa sintetizza: “So per certo che Berlusconi aveva detto sì a Renzi su Mattarella. Poi qualcosa è successo”.
Forse che Marina, la figliola, gli ha telefonato? “Papà , mai. Lui è il nostro nemico storico!”.
È un giorno importante e anche alcuni reduci si uniscono al branco.
Toh, c’è Alfonso Pecoraro Scanio. Era verde una volta.
Anche Carlo Vizzini, un mito socialdemocratico, roba del secolo scorso. Siciliano come lui: “Io e Mattarella, quante battaglie”.
I risultati del primo giorno sono per certi versi clamorosi. Magalli, molto gettonato dal web, non figura nemmeno tra gli ultimi posti dei perdenti. Ottimo piazzamento della Prima Repubblica con Arnaldo Forlani, appaiato a Vittorio Feltri.
Exploit di un tale che di cognome fa Morelli, poi un filotto di schede bianche.
Quindi la gioia di chi sente la vittoria in tasca e le lacrime di chi, come Augusto Minzolini, avverte aria di pietanze lasciate in cucina: “Renzi ci ha fatto sedere a tavola ma poi non ci ha fatto mangiare”.

Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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RENZI PROVA A CANTARE BATTISTI A SILVIO: “VOGLIO ANNA…”

Gennaio 27th, 2015 Riccardo Fucile

AL PREMIER NON RESTA CHE LA CARTA FINOCCHIARO, SPERANDO CHE IL MARITO NON VENGA CONDANNATO…E A BERLUSCONI PUO’ ANCHE ANDARE BENE COSI’

È con l’idea di “sondare” veramente il nome di Anna Finocchiaro per il Quirinale che Matteo Renzi accoglierà  a palazzo Chigi Silvio Berlusconi a ora di pranzo.
È l’Incontro. Da cui il Cavaliere si aspetta di uscire con un “nome”.
Perchè è questa la richiesta fatta arrivare al premier nel giorno della giostra delle consultazioni: “Voglio un nome per poterci riflettere una nottata”.
È un grande patto a due lo schema del Cavaliere.
Nel senso che, quando entrano al Nazareno, i capigruppo e i vice di Forza Italia, si dicono d’accordo ad eleggere un nome alla quarta, dopo tre giri di schede bianche.
Ma è chiaro che l’ex premier non vuole un prendere o lasciare all’ultimo momento. Alla sua delegazione, prima dell’incontro al Nazareno, spiega: “O Renzi ci dà  uno dei nomi a noi graditi oppure il nome deve passare come condiviso”.
Significa: o Renzi ci dà  Amato oppure, se ci propone uno del Pd, io-Silvio devo essere messo nelle condizioni di dire che il nome è condiviso e scelto anche da me, deve apparire che io-Silvio sono compartecipe della scelta.
Ecco perchè, nel corso dell’incontro, Giovanni Toti e Paolo Romani fanno capire che Forza Italia non voterà  una “mezza figura”, un Avatar, e che deve essere un profilo autorevole che abbia le caratteristiche di un arbitro.
E che avrebbero delle difficoltà  a votare un esponente del governo, anche se la richiesta — alle orecchie di Renzi — non è apparsa come un veto insormontabile.
Ed è proprio perchè il Nazareno è uscito rafforzato dall’incontro che il premier ha rassicurato: “Io il capo dello Stato lo voglio fare con voi, come ho fatto con voi le riforme. Io non metterò diktat, voi non mettete veti. E il primo veto che non posso accettare è che non deve essere uno del Pd”.
Eccola, la tentazione Anna, che pochi fidati del premier lasciano trapelare.
Accanto a quella che suona come la rosa ufficiale di giornata.
I cui petali però rischiano di essere un po’ appassiti.
Con Mattarella, su cui il veto pesa il no di Berlusconi: “Quello — ripete — diventerebbe il nuovo Scalfaro”.
Con Piero Fassino, che risulta avere problemi nella minoranza Pd.
Sergio Chiamparino, che al momento non scalda il cuore di Berlusconi, soprattutto perchè non lo conosce approfonditamente, tanto che ha chiesto ai suoi una cartella di informazioni.
E soprattutto col “caso Amato”. Ancora oggi, il Cavaliere ha tenuto il punto ma ormai è diventato senso comune che Renzi, per dirla con i suoi, “non la regge a livello di popolarità  e di opinione pubblica”.
Proprio al termine della girandola di incontri, Anna sembra il petalo più fresco.
Fonti autorevoli che hanno una consuetudine col premier spiegano che garantisce ragionamento politico e trovata ad effetto.
Perchè è donna, e quindi è una novità . Non sarebbe la prima volta che Matteo, proprio per uscire dall’impasse si affida al “fattore d”, dalla Mogherini alla Quartapelle.
E soprattutto, politicamente, è in grado di intercettare i voti della minoranza.
Magari non tutti, ma certamente crea un problema politico a sinistra, dove al momento — secondo i calcoli di Lotti e Verdini — su un Avatar si rischiano dai 140 franchi tiratori in su.
Anche perchè, sempre secondo gli sherpa dei numeri, la Finocchiaro può perdere un po’ di voti alla sinistra del Pd, soprattutto al Senato, ma fuori dal Pd, ad esempio in Sel, riesce a intercettare consensi.
Autorevole: ci siamo. Sensibilità  istituzionale: pure. Affidabilità  per Renzi: anche. Nella palude di palazzo Madama — ad agosto sull’abolizione del Senato e adesso sull’Italicum — è stata la vera artefice della guerra lampo renziana, dando alla Boschi un grande supporto di esperienza politica e parlamentare.
Tra Amato è l’Avatar potrebbe essere la carta per uscire dallo stallo sui nomi. Almeno Renzi la “sonderà ” seriamente.
È chiaro che la trattativa con Berlusconi non è solo politica.
Tra dieci giorni il tribunale di sorveglianza si pronuncerà  sulla richiesta di fine anticipata dei servizi sociali e i pm hanno già  chiesto di respingerla. Mossa attesa a palazzo Grazioli.
Meno scontato è quel che diranno i giudici tra una decina di giorni. Berlusconi si è morso la lingua su Napolitano per evitare scherzi sulla fine dei servizi sociali.
È chiaro che da padre della patria e grande elettore del nuovo presidente si aspetta che cambi il clima.
E arrivi qualche segnale di pacificazione.

(da “Huffingtonpost”)

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CINQUESTELLE LANCIA LA CARTA PRODI, MA DOMANI PERDERA’ UN’ALTRA DECINA DI DISSIDENTI

Gennaio 26th, 2015 Riccardo Fucile

GRILLO CERCA DI INSINUARSI NELLE DIVISIONI DEL PD, MA PERDE ALTRI PARLAMENTARI

“Cara/Caro parlamentare del Partito Democratico, le chiediamo, dopo averlo chiesto al presidente del suo partito, di esprimere le sue preferenze per i candidati alla presidenza della Repubblica. I nomi proposti dai parlamentari del Pd saranno votati dagli iscritti al M5S on line nei prossimi giorni”.
La mail, inviata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio utilizzando l’indirizzo parlamentari@beppegrillo.it, piomba nelle caselle degli onorevoli Democratici alle 16.50.
In calce, il link al blog che ne certifica l’autenticità . Una mossa in qualche modo anticipata dall’ex comico sul palco della Notte dell’onestà , quando ha chiesto al Pd, e non più a Renzi come da hashtag di un paio di giorni prima, di offrire una rosa di nomi per il Quirinale.
Il Movimento 5 stelle non può arrivare alle prime tre votazioni e infilare nell’urna una scheda bianca.
“Ma ti pare? Certificheremmo il fatto che partecipiamo anche noi a questa guerra fra bande”.
C’è un problema di opportunità . Che comprende le modalità  tecniche del voto, ma anche il fatto che in qualche modo la rete venga consultata.
Scartate, almeno per il momento, le primarie aperte stile 2013, per timore di un “effetto Magalli” che potrebbe trasformarle in barzelletta.
Ma poi c’è anche una questione politica.
La spiega un membro del Direttorio: “C’è un fronte anti-Nazareno nel Pd? Se sì ci faccia dei nomi, altrimenti dimostrano di essere ancora una volta un partito unico con Berlusconi. Noi le proposte le chiediamo al Pd, non a Renzi. Poi consulteremo la rete”.
Sono ore convulse tra i 5 stelle, perchè lo stesso Direttorio, che pure ha mantenuto in queste ore un filo costante con Genova e Milano e che stamattina si era riunito per fare il punto, non conosceva il dettaglio e la tempistica della missiva dei due leader. Una lettera che ha spazzato via dal tavolo le notizie che si erano rincorse per tutta la giornata, prima di un’assemblea congiunta di deputati e senatori, poi di una riunione del Direttorio e dei capigruppo con Grillo e Casaleggio.
Quest’ultima rimane un’ipotesi in ballo, ma è probabile che alla fine il confronto sarà  solamente telefonico.
Alla fine, mercoledì e giovedì, gli attivisti verranno coinvolti in una votazione.
Ed è qui che la strategia 5 stelle, che pure evolve, si mescola e si modifica ogni ora che passa, prova a infilare una staffa nelle crepe dell’alleanza del Nazareno.
“Segui il ragionamento – spiega un parlamentare ortodosso – Supponendo che difficilmente arriverà  una risposta univoca dalla minoranza, qual è l’unico nome possibile per sparigliare il patto Renzi-Berlusconi? Quello di Romano Prodi”. E in effetti quello del professore è l’unico nome finora avanzato pubblicamente da un Dem, nella fattispecie Pippo Civati.
Con i voti dei 5 stelle, sommati a quelli del Pd, Prodi avrebbe i numeri per passare dal quarto scrutinio in poi.
Giustificare il rifiuto di un’offerta del genere sarebbe quantomeno complicato per il premier.
“L’idea è quella”, conferma secco uno dei pontieri della minoranza Dem.
Il rovescio della medaglia è che la decisione unilaterale di non procedere a Quirinarie aperte e non condividere la strategia ha accelerato la scissione.
Un gruppetto di parlamentari dissidenti guidati da Walter Rizzetto domani alle 10.00 ufficializzerà  l’addio al gruppo.
Nove deputati e due senatori, secondo il pallottoliere degli ultimi minuti.
Perchè nella serata si sta tenendo una riunione convulsa, nella quale ripensamenti e aggiunte dell’ultimo istante sono all’ordine del giorno.
Nel pomeriggio in Transatlantico sono girati con insistenza i nomi di Prodani, Turco, Barbanti, Molinari, Segoni, Baldassarre, Bechis, Rostellato e Molinari.
Qualcuno domani sarà  seduto dietro il banco della sala stampa della Camera, qualcun altro darà  forfait.
Ma la mossa è stata studiata nel dettaglio. Almeno a partire da dicembre, quando Rizzetto, insieme a due colleghi, ha chiesto lumi sui passi da fare per iscriversi al gruppo Misto.
La pattuglia dei fuoriusciti raggiungerà  Tommaso Currò e Massimo Artini proprio tra i non iscritti.
L’ambizione è quella di non replicare il flop del Senato, e di riuscire in tempi brevi a formare un gruppo a Montecitorio.
Intanto c’è da giocare la partita del Quirinale. Nella quale Renzi potrà  contare su una tanto numerosa quanto composita pattuglia di grillini che al momento del voto saranno “usciti dal blog”.

(da “Huffingtonpost”)

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LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE: I CITTADINI PROPONGONO, IL PARLAMENTO AFFOSSA

Gennaio 26th, 2015 Riccardo Fucile

SONO SISTEMATICAMENTE IGNORATE DA CAMERA E SENATO…DAL 1979 AD OGGI SOLTANTO 3 DELLE 260 PRESENTATE SONO DIVENTATE LEGGE

Venerdì 28 novembre 2014 il parlamento di Helsinki ha approvato, con 105 voti favorevoli e 92 contrari, la legge su matrimoni e adozioni gay che entrerà  in vigore da marzo 2017.
Una proposta di iniziativa popolare nata in rete che ha permesso alla Finlandia di diventare il dodicesimo paese in Europa e il ventesimo nel mondo dove le coppie dello stesso sesso possono sposarsi.
Nel nostro Paese, invece, le leggi di iniziativa popolare vengono perennemente ignorate dal Parlamento malgrado siano previste dall’articolo 71 della Costituzione.
Dal 1979 ad oggi, ha calcolato l’associazione Openpolis, soltanto 3 delle 260 presentate alle Camere sono diventate legge.
Appena l’1,15%. E tutte accorpate in testi unici con proposte di iniziativa parlamentare o governativa.
«È una cosa gravissima», afferma la giurista e costituzionalista Lorenza Carlassare. «Il popolo è sovrano e il fatto che le iniziative legislative non vengano prese in considerazione è inaccettabile».
IN NOME DELLA LEGGE
In generale, 137 dei 260 disegni di legge (il 53%) sono rimasti chiusi nei cassetti delle Camere.
Situazione frutto di una dinamica parlamentare lentamente scivolata verso un presidenzialismo di fatto: basti pensare che nella legislatura in corso solo lo 0,36% delle oltre 4 mila proposte presentate da deputati e senatori sono diventate legge.
Al resto ha pensato il governo a colpi di fiducia.
E’ il famoso “votificio” di cui si per ultimo si è lamentato l’altro giorno Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia libertà  (Sel), un sistema distorto e nel quale le poche leggi che passano sono quelle dell’esecutivo.
In un contesto simile le leggi di iniziativa popolare non fanno eccezione: da marzo 2013 ad oggi, infatti, sono state depositate 32 proposte ma nessuna è arrivata al traguardo.
Gli unici due ddl che stanno procedendo nell’iter lo devono al loro accorpamento con proposte di altra natura.
Per questo il Movimento 5 stelle (M5s), con una lettera inviata il 20 novembre 2014 dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio alla presidente Laura Boldrini (vedere l’immagine in basso), ha chiesto una maggiore attenzione per le leggi di iniziativa popolare.
«Dall’inizio della legislatura, in qualità  di componente della conferenza dei capigruppo, sto provando a chiedere alla Boldrini e ai gruppi parlamentari di mettere in discussione uno di questi ddl ogni tre mesi. Finora, nonostante le lettere ufficiali, non ho ricevuto risposta», spiega il vicepresidente Di Maio. «Prossimamente, comunque, il Movimento comincerà  a calendarizzare le proposte di legge dei cittadini in modo che vengano finalmente prese in considerazione», conclude Di Maio. Ma di quali argomenti trattano le leggi messe a punto dai cittadini?
GIOCHI D’AZZARDO
Fra le proposte inviate al Parlamento ci sono quella di estendere, senza limiti di età , il diritto all’incremento delle pensioni degli invalidi civili e di tutelare i lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità  organizzata.
Ma anche di abolire i giochi d’azzardo con fine di lucro.
Un’altra proposta riguarda i limiti massimi degli emolumenti dovuti ai top manager di società  di capitali a titolo di retribuzione e di bonus e intende cancellare «i bonus all’uscita e tutte le altre forme di indennità  comunque denominate, le retribuzioni anticipate, i premi per acquisizioni o per vendite, nonchè i contratti di consulenza da parte di società  appartenenti allo stesso gruppo per il quale si esercita la funzione».
In un unico articolo, invece, la proposta di legge di iniziativa popolare presentata il 29 marzo 2012 prevede che «i parlamentari eletti al Senato della Repubblica e alla Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri, i consiglieri e gli assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle regioni, i presidenti delle province, i sindaci, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica e soggetti equiparati non possono percepire, a titolo di stipendi, emolumenti, indennità , tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’Unione europea, somme superiori alla media europea degli stipendi, emolumenti e indennità  percepiti negli altri Paesi membri dell’Unione per incarichi equivalenti».
CI METTO UNA FIRMA
Un’altra proposta chiusa a chiave nei cassetti di Montecitorio e Palazzo Madama è quella dell’Associazione Luca Coscioni sulla liceità  dell’eutanasia.
Presentata il 13 settembre 2013, non è mai stata nemmeno calendarizzata nelle commissioni competenti malgrado i richiami dell’ormai ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Ecco perchè, di recente, l’associazione ha pubblicato un video-appello nel quale 70 volti noti della cultura, del giornalismo e dello spettacolo, ma anche malati, medici e infermieri chiedono a deputati e senatori di iniziare a discuterne.
Stando a quanto rilevato da Eurispes nel “Rapporto Italia 2014” gli italiani favorevoli alla ‘dolce morte’ sono il 58,9%, più 8,8% rispetto al 2012.
Ma in Parlamento, forse, la notizia non è ancora arrivata.
Come se non bastasse, a rendere ancora più ripido il cammino delle leggi di iniziativa popolare ci si è messa la riforma costituzionale proposta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dalla ministra Maria Elena Boschi, che ha portato il numero delle firme necessarie per la loro presentazione dalle attuali 50 mila a 150 mila.
In origine un emendamento firmato dai relatori Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega Nord) prevedeva l’innalzamento a 250 mila firme, poi, dopo le proteste di Fratelli d’Italia e M5s è stato fatto un parziale dietrofront.
UFFA, IL POPOLO
Quello di aumentare il numero di firme per la presentazione di leggi di iniziativa popolare d’altra parte non è esclusiva dell’ex sindaco di Firenze e del ministro per le Riforme.
Già  all’inizio degli anni ’80, infatti, la commissione guidata dal liberale Aldo Bozzi propose di elevarne il numero portandole a 100 mila.
Non se ne fece nulla.
Anche nella relazione finale dei “saggi” nominati dall’ex capo dello Stato a marzo 2013 si sottolineava la necessità  di aumentare il numero di sottoscrizioni richieste per la presentazione dei ddl di iniziativa popolare tenendo conto dell’aumento della popolazione rispetto al 1948.
Nella stessa sede, il gruppo di lavoro suggerì di fissare l’esame effettivo in aula entro tre mesi dal deposito della proposta. «L’iniziativa legislativa popolare realizza ed esprime la volontà  dei cittadini di intervenire direttamente per l’esercizio di una funzione di governo», spiega Neliana Rodean, assegnista di ricerca in diritto costituzionale all’Università  di Verona e autrice del libro “Iniziativa (legislativa) popolare”, ma «nell’assetto costituzionale italiano i parlamentari non hanno l’obbligo di ascoltare la voce del popolo».
Ecco perchè, aggiunge la Rodean, «questo strumento si esaurisce nella mera proposta di un progetto redatto in articoli senza tecniche decisionali finalizzate a riservare al popolo l’ultima parola».
Con buona pace della nostra Costituzione.

Giorgio Velardi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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