Destra di Popolo.net

I VENTITRE’ COMMISSARI SOTTO ASSEDIO : TRA TURISTI, TV COREANE E AUGELLO CHE SBAGLIA ENTRATA

Settembre 10th, 2013 Riccardo Fucile

SCAMBI DI ACCUSE E TEORIE DEL COMPLOTTO

«Non fu così nemmeno vent’anni fa, quando là  dentro c’era Giulio Andreotti…».
Il funzionario dell’Archivio di Stato non sa più a chi dare i resti, sale e scende le scale, chiude e apre i cancelli e gli tocca persino rassicurare una studiosa che si informa sulle uscite di sicurezza del Palazzo, ossessionata dal terrore di «fare la fine del sorcio».
Dalle due del pomeriggio e fino alle otto di sera, il cortile del Palazzo della Sapienza, che ospita la giunta delle Elezioni, è un circo di provincia.
C’è la troupe tedesca e quella coreana, c’è la turista olandese e l’indiana con sari verde-oro, c’è la teutonica che sventola un girasole lungo un metro e l’archivista marxista dichiarato: barba e pipa, cappellaccio di paglia con gli occhiali posizionati sopra alla falda, indossa una t-shirt accalappia-fotografi, con cui si è presentato spavaldamente in ufficio. C’è scritto «Berlusconi facci il miracolo. Sparisci».
Berlusconi non c’è, ma il circo è tutto in suo nome.
Turisti che arrivano per la cupola del Borromini e rimangono lì per ore a godersi lo spettacolo. Perchè, come dice in inglese l’inviato coreano, «mister Berlusconi fa notizia in tutto il mondo». La farsa del chiodo-scaccia-chiodo comincia prima delle tre, ogni senatore che arriva si prende un pezzetto di scena, ma appena ne appare uno più famoso il predecessore deve cedere il passo davanti ai riflettori.
«Annamo!». Il grido degli operatori, la ressa, gli spintoni e gli insulti dicono che è arrivato Andrea Augello.
Il relatore, Pdl, si presenta zaino in spalla, gravato dal peso delle segretissime ottanta cartelle che leggerà , prendendosi 250 minuti, davanti alla giunta.
Ai giornalisti che lo assaltano spiega che il suo ruolo non gli consente di proferir parola («sono obbligato alla riservatezza, non posso dire proprio nulla»), ma otto minuti dopo è ancora lì che parla.
E quando decide che è ora di imboccare la porta sbaglia entrata, torna indietro e percorre a ritroso l’intero portico, tallonato da cronisti, cameramen e fotografi: «Ancora qui? Guardate che sono sempre io… Non è che c’ho un lato migliore!»
Lo spettacolo è fuori, all’ombra della vertiginosa cupola con cui il Borromini sigillò la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro barocco la cui pianta rappresenta il sigillo di Salomone e sintetizza il pensiero ermetico e massonico.
I 23 senatori della giunta arrivano uno alla volta, come per una regia mediatica occulta e perfettamente orchestrata.
Ecco il Pdl Lucio Malan, di fede valdese e berlusconiana.
Più biondo che mai, incappa in una troupe italiana che per tre volte, accampando problemi tecnici, gli chiede di ripetere il copione dell’entrata in scena: «Replay senatore, replay».
Ma chi c’è in fondo al pozzo, inghiottita dagli operatori dell’informazione?
È Stefania Pezzopane, assillata dalla ex Iena Alessandro Sortino che le fa impietosamente il verso: «È evidente, è evidente, è evidente… È evidente senatrice che siete al governo con Berlusconi…». E lei, che è piccola ma tosta: «Stare al governo con Berlusconi non significa mancare di rispetto alla legge».
Non è il suo momento fortunato, per la democratica che fu presidente della Provincia de L’Aquila. Arriva un commesso: «Senatrice si deve spostare, blocca l’ingresso».
Poi un tipo cha ha in odio il Pd e sfoggia tatuaggi da paura la bracca minaccioso: «Lo sa che avete un debito coi cittadini? Io sono Roberto 26854, se lo ricordi bene questo nome».
E il numero, cos’è? «La mia data di nascita. Io non sono Paolini che mi metto dietro alle telecamere, io porto il Duce al braccio»
Benedetto Della Vedova, ex radicale ora in Scelta civica, strappa qualche secondo di diretta in più difendendo la legge Severino ed evocando Lusi, Belsito e Fiorito: «Senza quella riforma, che io ho votato, sarebbero candidabili pur avendo fatto le cose che hanno fatto».
Perchè adesso corrono tutti?
C’è il grillino Vito Crimi, il quale però viene subito piantato in asso per l’arrivo del pd Felice Casson, che attaccherà  duramente Augello in giunta: «Il relatore non ha adempiuto al suo dovere di presentare una relazione con proposte pro o contro la decadenza».
Ma ecco che rispunta Malan. Clima di battaglia, senatore? «A sentire da certi toni di prima direi di no. Cioè sì. Ma vedremo… Io spero di no». L’aria è quella delle grandi occasioni. I commessi hanno coperto le transenne con un drappo rosso cardinale, ma devono reggerle in quattro perchè non vengano giù per gli spintoni dei reporter quando arriva Dario Stefano. Presidente, come andrà  a finire? Lo scopriremo solo vivendo, perchè l’esponente di Sel concede appena un sorriso infastidito.
Dentro, in giunta, è muro contro muro. Chi parla di trappole e chi fiuta complotti.
Nel magnifico chiostro invece si bivacca, si staziona (anche in ciabatte), si mangia il gelato, si stressano i palmari, si corre e si assiste allo spettacolo dall’alto, dal secondo ordine di archi.
Si disegna, pure, come fanno alcune giovani bellezze bionde di una scuola d’arte arrivata dal Nord. Scatta un applauso.
Hanno deciso? Berlusconi è decaduto? Ma no, era un tributo del gruppetto turistico per quel genio che fu il Borromini.
E quella signora anziana che interroga i giornalisti? È una elettrice del Pd, vuole solo assicurarsi che il suo partito «non faccia scherzi allungando troppo il brodo».
Ed è a questo punto che sul proscenio appare Pier Ferdinando Casini. Ha appuntamento per un collegamento tv, entra col suo passo lungo nel cortile e viene assaltato: «Presidente, presidente…».
Lui si volta e se ne va, diretto verso l’ingresso del Senato. I giornalisti che lo pedinano vogliono sapere se cadrà  il governo o decadrà  Berlusconi, ma lui tira dritto senza scucire verbo e s’infila nel portone di Palazzo Madama.
«Tanto era venuto solo per farsi inquadrare», commenta un reporter deluso.
Che accade? Chi è finito nel «pozzo» della stampa? Questa volta l’oggetto del desiderio non è un senatore, ma la relazione «segreta» di Augello.
«L’ho stampata da Internet – dice candidamente un cronista, mentre i colleghi gliela strappano di mano – non sapevo che fosse una cosa tanto preziosa».
Riappare Giarrusso: «Augello legge troppo lentamente. Cercano di salvarlo assopendoci tutti?».
Ma ecco che torna in scena Enrico Buemi, il senatore che ha preso il posto di Ignazio Marino. Per lui è il secondo one-man show della giornata.
Con una botta di orgoglio socialista ricorda che Craxi si dimise da segretario dopo la condanna e trova persino il tempo di parlare di quante rondelle di acciaio faceva quando era operaio. Sono le 15.18 e i lavori non sono ancora iniziati.
Un commesso del Senato alza le braccia: «La convocazione era per le tre, ma siamo in Italia, no?». Sono entrati in ventidue, tranne Buemi che non si stanca di elucubrare.
L’unica cosa che non dice è come voterà : «La mia incertezza continua, miei cari…».
Ma alle sei della sera, quando spunta per l’ennesima volta sulla soglia e dichiara «ce la siamo guadagnata la giornata, perchè prima lavoravamo un giorno a settimana!», tra gli operatori e i fotografi scoppia la rivolta.
Una voce per tutte: «Mia moglie sono cinque anni che non lavora e lui, che prende 15 mila euro al mese, in tre ore si è guadagnato la giornata?».
Per Della Vedova, che l’ha vista dal di dentro, «sembrava di essere al cinema».
E stanotte, si replica.

Monica Guerzoni
(da “il Corriere della Sera”)

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DECADENZA BERLUSCONI, IL PDL PERDE IL PRIMO ROUND: “VOTO UNICO SU PREGIUDIZIALI E RELAZIONE” DOMANI SERA ALLE 20

Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile

AUGELLO CHIEDE IL RINVIO MA IL PD STOPPA LA “MELINA” E OTTIENE UN VOTO CONGIUNTO SULL’INTERO DOCUMENTO: SE VERRA’ BOCCIATO DOVRA’ LASCIARE L’INCARICO A UN COLLEGA TRA I CONTRARI

La giunta per le Immunità  del Senato si è riunita.
All’ordine del giorno il caso della decadenza di Silvio Berlusconi dal mandato di parlamentare in seguito alla sentenza definitiva di condanna per il caso Mediaset: 4 anni per frode fiscale.
Il senatore Pdl Andrea Augello – che ha il ruolo di relatore sul caso del Cavaliere — ha subito presentato la proposta di rimandare la seduta per via di tre questioni pregiudiziali: l’ipotesi di un ricorso alla Consulta, il rinvio alla Corte europea di giustizia del Lussemburgo e la questione dell’interpretazione del merito della legge Severino.
In un primo momento sembrava che sulle tre pregiudiziali si potesse arrivare a un voto (separato) entro la giornata, ma il Pd ha chiesto e ottenuto che il voto equivalga a quello sull’intera relazione Augello.
Ogni gruppo avrà  a questo punto dieci minuti per intervenire nella discussione, ma il voto slitta a domani sera:: favorevoli a questa ipotesi sono Pd, Scelta civica e Movimento 5 stelle.
Non è ancora chiaro, invece, se basterà  bocciare le pregiudiziali per far decadere il relatore (come accade invece per l’intero documento).
Secondo le stesse fonti — citate dall’Associated Press — Augello sarebbe favorevole all’ipotesi di equiparare il voto sulle pregiudiziali a quello sulla relazione.
Contrario, invece, il gruppo dei senatori Pdl.
Pd e M5S vogliono votare subito, il Pdl no
Il Partito democratico, grazie a un intervento della senatrice Doris Lo Moro, è riuscito così a stoppare la melina del Pdl.
Adesso ci potrà  essere un voto unico sulle tre pregiudiziali o si potrà  scegliere di votarle singolarmente, ma in caso di una bocciatura il presidente della giunta Dario Stefà no dovrà  nominare un nuovo relatore: se le pregiudiziali verranno bocciate decadrà  il relatore.
Solo successivamente si procederà  all’esposizione della relazione.
Corte dei diritti dell’uomo, prima valutazione in 4 mesi
Intanto l’Ansa viene a sapere che la prima valutazione sull’ammissibilità  del ricorso presentato da Berlusconi alla Corte europea dei diritti dell’uomo “potrà  arrivare non prima di tre-quattro mesi”.
La Corte europea di giustizia del Lussemburgo — citata da Augello — e la Corte europea dei diritti dell’uomo sono due cose diverse, ma se si decidesse di attendere anche questo giudizio (circostanza al momento poco probabile) i tempi si allungherebbero ulteriormente.

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DECADENZA BERLUSCONI, AUGELLO TENTA DI PERDERE TEMPO, IL PD CHIEDE UN VOTO UNICO SU PREGIUDIZIALI E RELAZIONE

Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile

IN CORSO LA PRIMA RIUNIONE DELLA GIUNTA PER LE ELEZIONI, TRA PREGIUDIZIALI E SCHERMAGLIE

La Giunta delle elezioni e delle immunità  del Senato comincia i lavori sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Ed è subito scontro.
Con il Pdl che chiede immediatamente il rinvio.
E il governo in bilico, almeno a giudicare dalle ‘minacce’ del Pdl. Difficile che nella seduta odierna l’organismo di Palazzo Madama arrivi a un verdetto.
Più probabile che si riescano a trarre indicazioni sulle strategie dei partiti e il calendario dei lavori della giunta.
Ad aprire i lavori il relatore Andrea Augello (Pdl) che avrebbe depositato una proposta di circa 90 cartelle.
Prima della sua relazione il senatore pidiellino ha presentato tre questioni pregiudiziali sulla legge Severino, tra cui la proposta di rinvio di tipo interpretativo alla Corte di giustizia della Ue di Lussemburgo.
Le altre due, riguarderebbero, invece, il ricorso alla Consulta.
Le tre pregiudiziali.
La prima chiede alla Giunta stessa di verificare l’ammissibilità  di un ricorso alla Corte Costituzionale, la seconda di sollevare direttamente l’eccezione di costituzionalità  su 10 profili indicati dal relatore.
Nella terza pregiudiziale, infine, il senatore Pdl chiede un rinvio interpretativo alla Corte di Giustizia della Ue, con una procedura accelerata.
Il Pd ottiene voto unico.
La Giunta sembra intenzionata a votare immediatamente.
Il Pd ha chiesto e ottenuto che il voto sulle pregiudiziali equivalga al voto sulla relazione presentata da Augello.
Di conseguenza, se fossero bocciate le pregiudiziali, decadrebbe automaticamente anche la relazione e si passerebbe all’individuazione di un nuovo relatore espressione della maggioranza sancita dal voto.

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E’ GIUNTA L’ORA, BERLUSCONI E IL PDL ACCERCHIANO IL COLLE

Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile

OGGI IL PRIMO ROUND IN GIUNTA

Non è finita, il caso non è chiuso”. Anzi, si può dire che le contromosse messe a punto dagli avvocati del Cavaliere per evitare il peggio siano appena cominciate.
Ma ieri il vicepremier Angelino Alfano — che è atteso al Quirinale in settimana come Fabrizio Cicchitto, mentre oggi comincia la Giunta su B. — ha sentito il bisogno di ribadire quanto il Pdl conti sull’ultima trovata, quella del ricorso alla corte di Strasburgo (che Violante, tuttavia, sostiene non sia ammissibile) per bloccare i lavori della Giunta sulla decadenza.
Strasburgo, dunque, come un quarto grado di giudizio in attesa del quale, secondo Alfano, la Giunta non dovrebbe muoversi, ma siccome anche ad Arcore sanno ormai che sarà  complicato ottenere uno stop vero e proprio dei lavori in attesa del pronunciamento dell’Unione Europea, allora meglio puntare ad un allungamento dei tempi.
“Sotto il profilo politico — ha infatti aggiunto Alfano — abbiamo la speranza che la Giunta non sia una ghigliottina, abbiamo la speranza che si studi, che si approfondisca, che si rifletta come per qualsiasi cittadino che siede in Senato”.
Ma Letta è chiaro: “I veti non mi bloccheranno”
Ad Arcore, ieri, Berlusconi ha visto in mattinata i ministri impegnati al workshop Ambrosetti a Como (c’è stato un lungo colloquio privato con Lupi) ai quali ha ribadito l’intenzione di non staccare la spina all’Esecutivo se, come a questo punto spera, il Pd gli darà  una mano in Giunta ad allungare i tempi della discussione.
Oggi, in Giunta, si comincerà  a lavorare nel primo pomeriggio, ma ieri ad Arcore, Berlusconi ha lavorato con i suoi legali per stilare quella che anche Sandro Bondi ha ammesso essere la “madre” di tutte le difese contro l’inevitabile decadenza: la richiesta della revisione del processo.
Si sostiene, nell’entourage dei legali del Cavaliere, che dalle indagini condotte dai magistrati svizzeri, che hanno riguardato anche l’acquisizione dei diritti tv da parte della Rai e dei altre emittenti private, siano emerse “prove” che smentirebbero clamorosamente l’impianto stesso del processo Mediaset.
La richiesta di revisione, a quanto se ne sa, non potrà  arrivare prima di qualche settimana, ma frattempo, in Giunta, ci si affiderà  al relatore Augello. La cui relazione è passata da 25 pagine a 130, un “tomo” che impegnerà  per diverse ore i senatori nella lettura e nella successiva discussione sulla tabella di marcia da tenere da qui alle prossime quattro settimane. La relazione, a quanto se ne sa, sarà  incardinata su tre pilastri: che la legge Severino è piena di “buchi”, come quello che non prevede la retroattività  solo per chi sceglie di patteggiare la pena, lasciando in dubbio cosa accada per tutti gli altri, che sempre nella medesima legge non è stato scritto in nessun punto che un senatore o deputato condannato “decade” al pari di un assessore regionale (fattispecie, invece, prevista) e che — in ultimo — viste le tante lacune, un passaggio alla Corte Costituzionale “sarebbe d’obbligo”. Il tutto, ovviamente, condito con la necessità  di ascoltare pareri di esperti che possano chiarire in quale direzione “scrivere l’eventuale ricorso”. Il nodo politico è sempre lo stesso: il Pdl ha bisogno che il Pd lo aiuti almeno a rallentare i lavori fino alla pronuncia di Strasburgo.
Potrebbero passare mesi, visto che non c’è stata alcuna richiesta di esame d’urgenza da parte dei legali del Cavaliere.
E questo sarà  certamente respinto dai democratici. Ma una via mediana è comunque possibile trovarla.
Fabrizio Cicchitto conta proprio su questo e sia lui che Alfano sono in stretto contatto con il Quirinale nel caso in cui in Giunta dovesse accadere qualcosa che facesse precipitare gli eventi, ma questo — almeno oggi — non dovrebbe avvenire.
Quello che si teme è che in serata Berlusconi possa intervenire — come previsto dal programma — a Sanremo alla festa del Giornale accanto a Sallusti, e possa tornare ad usare toni e parole capaci di far andare su tutte le furie Napolitano.
Per questo motivo i suoi figli, ma anche la fidanzata Francesca, lo stanno consigliando di saltare l’evento.

Sara Nicoli e Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PER IL PDL “SERVE UN RINVIO DI SETTE GIORNI”, PER IL PD “AVANTI SECONDO LA LEGGE”

Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile

SI PARTE CON LA RELAZIONE FIUME DI AUGELLO

IL PD con l’M5S e con Sel. Anche con Scelta civica, pur se Benedetto Della Vedova ufficialmente fa il prudente.
Questo fa impazzire SB. Non solo lui in verità , visto che pure nel Pd c’è qualcuno che vorrebbe trattare l’affaire SB con mano di velluto. Solo qualcuno però.
Perchè la notizia – fondamentale per capire che cosa succederà  davvero oggi – è che a nessun componente Pd della giunta sono arrivati messaggi per raccomandare prudenza e comportamenti soft.
Su SB si va avanti «come la legge chiede che si vada avanti». Questo ha ripetuto il capogruppo al Senato Luigi Zanda ai suoi.
Gliel’aveva detto anche nei giorni scorsi, ma per evitare dubbi lo ha ribadito
Tuttavia, c’è modo e modo di andare avanti. Avanti piano? Avanti di corsa? Avanti con prudenza? Avanti con soste per pigliar fiato?
La seconda cosa certa di questa vigilia – «piena di tensione » come confessa l’ex giudice ed ex sindaco di Lametia Doris Lo Moro del Pd – è che il Pdl è ben deciso a ingaggiare una battaglia durissima sui tempi.
Politicamente, lo rivela il vice presidente della giunta Giacomo Caliendo, ex magistrato pure lui ed ex sottosegretario alla Giustizia: «Voglio proprio vedere se per SB si seguirà  un comportamento che non s’è mai seguito per nessun altro parlamentare. Voglio vedere se si avrà  il coraggio di fare un’accelerazione del tutto immotivata. Voglio vedere se non saranno rispettati i diritti della difesa. Voglio vedere se non ci daranno almeno una settimana di tempo per leggere la relazione».
Un altro magistrato – eh sì, per un caso questa giunta è piena di ex toghe… – canta la musica opposta.
Il democratico Felice Casson non sente ragioni: «La legge Severino dice che la decadenza va fatta subito. Io voglio che questa legge sia rispettata».
Casson, il solito “estremista”, come sostengono quelli del Pdl?
L’ex battagliera presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane, ora vice presidente della giunta, è ancora più tranchant: «L’ho già  proposto la settimana scorsa, dobbiamo proseguire subito, già  il giorno dopo».
Ovviamente senza dubbi Mario Michele Giarrusso, il capogruppo dell’M5S: «Dobbiamo andare avanti a oltranza ».
Bisogna partire da qui per interrogarsi su cosa succederà  davvero in giunta. Andando a ritroso. A cominciare dallo scontro inevitabile sul calendario. Perchè è su quello che SB sfida il Pd.
Prima pressione del Pdl. Allungare il brodo. Cercare tutte le scuse. Congelare, o quantomeno allontanare nel tempo, o addirittura rinviare sine die, il voto della giunta.
Ma tutto questo è realistico
Decisamente, la richiesta del Pdl suona come del tutto irrealizzabile.
La contrasta l’asse Pd-M5S-Sel. Otto più quattro più uno. Asse vincente su quello di centrodestra (sei Pdl, un Gal, una Lega) anche se con loro si schierasse il socialista Buemi e Della Vedova fosse incerto
Che cosa succederà  oggi? Ci sarà  la guerra sul calendario
È presto detto. Il relatore Andrea Augello, senatore Pdl, farà  la sua relazione. Indipendentemente da cosa dirà , il Pdl chiederà  tempo, «tempo giusto» dice Caliendo. «Almeno una settimana, certo loro hanno la maggioranza e possono fare quello che vogliono, ma non possono violare le regole, il bon ton delle istituzioni».
Lo scontro è garantito. Le parole d’ordine sono chiare. Giarrusso: «A oltranza». Casson: «In settimana».
Toccherà  al presidente Dario Stefà no una mediazione. La giunta si può riunire almeno per altri due giorni, tipo mercoledì e venerdì. È escluso che si vada direttamente a lunedì 16 settembre
Curiosità . Il presidente della giunta vota regolarmente?
Il quesito non è di poco conto. Ebbene sì, ovviamente Stefà no, il senatore di Vendola, ha diritto di voto. Esiste una prassi di giunta per cui spesso il presidente non vota, ma nessuno gli impedisce di farlo. Nell’affaire SB per certo Stefà no non rinuncerà  a votare. Farà  maggioranza.
Che proporrà  Andrea Augello, l’uomo del giorno, il più “telefonato” durante il week-end? Salverà  SB? Ricorrerà  a un trucco? Lui, un ex An, gli fornirà  un gradino per restare in Senato?
Augello è rimasto a casa tutta la domenica. È uscito quattro volte per “passeggiare” il suo cane. Si chiama Drago. Lo ha portato anche a correre al parco.
È rimasto in piedi tutta la notte per ridurre la portata monstre della sua relazione, lievitata da 25 a 125 pagine.
«Sto cercando di scendere a 90» diceva ieri sera. Un coniglio dal cappello lo tirerà  fuori.
Il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia del Lussemburgo. «Ricorso giusto e del tutto compatibile» scriverà  lui, perchè la legge disciplina pure l’incandidabilità  per il Parlamento europeo, quindi riguarda il diritto dell’Unione, quindi la giunta italiana può mettersi i panni del giudice, che le sentenze della Consulta e di Strasburgo gli riconoscono, e andare avanti.
È ovvio che la giunta deve fermarsi, deve aspettare quel giudizio. Un atout non da poco per SB. Destinato alla bocciatura.
Augello si appella solo a Lussemburgo oppure il suo spettro contro la legge Severino è più ampio? Cosa ci sarà  nella sua relazione
Più che un “processo” a SB, quello di Augello sarà  un “processo” alla legge Severino.
Certo, Augello parlerà  per forza di SB. Partirà  dalla sentenza che il primo agosto lo ha condannato a 4 anni per frode fiscale. Farà  la storia del processo Mediaset.
Ma poi chiederà  alla giunta se davvero vuole creare il precedente di un senatore cacciato da palazzo Madama in forza di una legge che, a suo dire, è un colabrodo.
Lo dicono i pareri pro veritate di Berlusconi. Lo dice il ricorso a Strasburgo di SB. Ma lo pensa pure lui. Se l’è lasciato scappare più volte in questi giorni: «Questa legge è un disastro. È stata fatta male. Merita di andare alla Consulta. Lussemburgo avrebbe da ridire».
A questo punto Augello chiuderà  la sua relazione e tutto fa pensare che non chiederà  la decadenza di SB sulla base di una legge che per le sue falle non può comportare il sacrificio di un senatore.
Gli voteranno contro e lo sostituiranno. Ma non succederà  certo oggi.
Oggi cominceranno solo gli interventi
Il Pd è tormentato? Ci sono defezioni nel gruppo? Che rapporto c’è con l’M5S? Accetteranno le pressioni dei rinvii?
Confessava ieri Doris Lo Moro: «Non mi era mai accaduto nella mia vita. Ma in queste settimane, e anche oggi, ho ricevuto migliaia di sms e di mail, dalla gente comune e dai giuristi, e chiedevano e chiedono tutti la stessa cosa, votare la decadenza di SB».
Ecco, questo è il Pd. Lo stesso di Felice Casson: «Non hanno alcuno scampo giuridico. I loro ricorsi sono assurdi. Come succede nei processi quando l’imputato non sa dove sbattere la testa».
Lo stesso Pd di Stefania Pezzopane: «Non ho ricevuto alcun invito a rallentare i lavori. La legge è chiara. Il ricorso a Strasburgo è solo una mossa politica, è un messaggio alla giunta che però non può essere condizionata da fatti politici. Se ci fermassimo ci renderemo complici del mancato rispetto della legge»
Per la prima volta in questa legislatura, dopo il no ad allearsi nel governo, si creerà  un asse Pd-M5S nel governo?
Per ora parlano i fatti. Ecco cosa diceva ieri il capogruppo M5S Mario Michele Giarrusso: «Se Augello non farà  una proposta chiara e definitiva ne chiederemo la sostituzione. Se cercherà  di fare, come vorrà  fare, il processo alla legge Severino, noi lo fermeremo. Il ricorso a Strasburgo di SB è un’assurdità . Se il Pdl cercherà  di fermare la giunta noi ci opporremo, perchè l’Italia non può stare appesa a una vicenda che in un altro Paese più civile del nostro si sarebbe già  chiusa. Il Pd? Sembra deciso, speriamo che tengano. Noi faremo la nostra parte e non consentiremo deroghe».

(da “La Repubblica”)

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RICORSO A STRASBURGO BERLUSCONI GIOCA UN’ALTRA CARTA, MA SE IL PD TIENE DURO E’ FINITA

Settembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

OGGI LA RIUNIONE DELLA GIUNTA. CRESCE IL FRONTE DEL RINVIO A OTTOBRE, MA I NUMERI SONO SFAVOREVOLI AL CAVALIERE

Il Colle, Mediaset e le colombe berlusconiane e democratiche possono trattare e promettersi garanzie all’infinito, ma se domani — nella Giunta delle Elezioni del Senato — i commissari del Pd non sentiranno ragione e velocizzeranno al massimo il percorso della decadenza di Silvio Berlusconi, tutto sarà  stato inutile.
I numeri in campo sono gli stessi da settimane: il Cavaliere ha nove voti a favore e 14 contro.
Rinvii alla Consulta e a Strasburgo sono improbabili, dunque, ma il nostro ci prova: ieri, come annunciato qualche settimana fa, è stato depositato il ricorso presentato dai legali del Cavaliere alla Corte europea dei diritti dell’uomo: “Berlusconi contro l’Italia”. Vi si sostiene che la legge Severino sulla incandidabilità  sia da bocciare perchè applicabile anche retroattivamente e questo comporta anche la violazione del “diritto a libere elezioni” e del “divieto di discriminazione” (“L’espulsione” di Berlusconi dalla politica “avrebbe l’effetto di avvantaggiare i partiti avversari”), come pure del diritto “a un ricorso interno effettivo” (vale a dire che Berlusconi sostiene che in Italia non ha la possibilità  di accedere a un tribunale davanti al quale rivendicare i diritti di cui sopra).
“Niente di nuovo, non sono impressionato”, manda a dire il democratico Felice Casson.
D’accordo il presidente Dario Stefà no (Sel): “Da un punto di vista procedurale non cambia nulla. Si tratta di un evento esogeno che non incide sulle procedure della Giunta”.
“Un ricorso corposo e importante che pone elementi di ulteriore approfondimento”, sostiene invece il socialista Enrico Buemi. Anche la revisione del processo o il tentativo di coinvolgere in un ricorso alla Consulta il giudice di esecuzione della pena — l’ultimo magistrato che separa il capo del Pdl dall’applicazione della condanna — sono tentativi di condizionare o congelare il dibattito che comincia domani, 9 settembre, alle 15 in Giunta.
Difficilmente, però, questi stratagemmi avranno effetto: a Palazzo Madama la partita non si gioca sulla decisione finale che — vista pure l’imminente condanna all’interdizione dai pubblici uffici — è scontata, ma sui tempi, sul calendario, sul modo più soft possibile di arrivare alla cacciata di B.
Quel che succederà  domani
Quasi niente, in sè. L’unica cosa certa è che domani pomeriggio il relatore del caso Berlusconi, Andrea Augello, senatore del Pdl, riassumerà  i termini della questione davanti ai suoi colleghi: pare che anche lui punterà  — oltre che sui dubbi costituzionali presentati dalla difesa attraverso sei pareri pro veritate — anche sulla presunta incompatibilità  della legge Severino col diritto comunitario.
Invito finale: meglio chiedere a Consulta o Corte Ue lumi sulla decadenza del Cavaliere prima di decidere.
Qui finiscono i fatti sicuri. L’accordo sul calendario in vigore prevede che, chi vuole e si sente pronto, possa prendere la parola già  domani per aprire la discussione generale: il regolamento del Senato prevede che in questa fase si possa parlare al massimo per un’ora a gruppo.
Il Pdl chiede che sia così e probabilmente sarà  accontentato: la scelta tocca al presidente della Giunta, Dario Stefà no di Sel.
Alla fine di questa prima tornata di interventi, dovrà  riunirsi di nuovo l’Ufficio di presidenza per decidere il calendario dei lavori.
Elogio della lentezza
Dentro lo schieramento anti-B. in Giunta ha cominciato a diffondersi l’opinione che sarebbe preferibile concedere qualcosa in termini di tempi per non dare la scusa a Berlusconi di suonare la grancassa del “processo politico” (tanto più che il Colle è della partita).
Tradotto: potrebbe passare la richiesta del Pdl di aggiornare la discussione generale al lunedì successivo, 16 settembre.
Calcolando un’ora di interventi a gruppo, poi, difficilmente si potrà  concludere il tutto in una seduta.
Il centrodestra, peraltro, potrebbe chiedere delle audizioni e non è escluso che gli saranno concesse, ma è verosimile che nell’arco di quella settimana o all’inizio di quella successiva si giunga al voto: la relazione Augello sarà  bocciata.
Nella nostra simulazione siamo alla settimana che parte lunedì 23 e finisce il 30 settembre.
A quel punto, il presidente Stefà no dovrà  nominare un nuovo relatore tra quanti hanno votato “no” e riaprire i termini temporali del processo: la difesa può presentare nuovi documenti e chiedere di essere audita.
La nuova seduta pubblica per discutere il caso, da regolamento, non può essere fissata prima di dieci giorni dall’incarico, il che significa però che può essere fissata anche dopo. E siamo, senza forzare, a metà  ottobre: il centro di tutto, quando Berlusconi dovrà  cominciare a scontare la sentenza.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’ESPERTO DI DRAGHI CHE DIFENDE SILVIO

Settembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

DAL MSI AL SANTO GRAAL, ECCO AUGELLO,   L’ESPERTO DI DRAGHI RELATORE DELLA CAUSA DI DECADENZA DEL CAVALIERE

Con il che si rende noto al gentile pubblico che il senatore- relatore della causa di decadenza di Berlusconi, Andrea Augello, Pdl, è uno dei più grandi esperti di draghi. Sì, draghi, scritto minuscolo, cioè mitologici serpentoni sputafuoco su cui Augello ha appena pubblicato una specie di atlante, “I draghi d’Italia” (Gaffi) e quindi non Draghi inteso come Mario, il super-banchiere dei poteri forti.
Per cui la triplice, bizzarra combinazione sta nelle coincidenze che si aggrovigliano lasciando già  intravedere un intricato finale.
E dunque, la prima simbolica casualità  illumina il marchio della Fininvest che ritrae indubbiamente un drago, il cosiddetto biscione, e cioè l’emblema araldico stilizzato di quel basilisco visconteo che i proto-creativi berlusconiani vollero addolcire con un fiore in bocca.
La seconda circostanza, sempre in termini di edulcorazione, è che la principale società  immobiliare di Silvione ha nome — guarda guarda — “Dolcedrago”. L’amministrava fino a poco tempo fa il ragionier Spinelli, insieme a un’altra holding battezzata “Idra”, che a sua volta, sempre in mitologia, sarebbe un drago multiplo con la bellezza di sette capocce di serpente, la più grossa delle quali immortale.
Nel suo studio il senatore-relatore Augello, che in un recente tour tematico sul lago d’Orta ha scovato vestigia dell’unica dragonessa italiana, si sofferma sull’immaginario che, dalla preistoria fino ad Hollywood, proietta su tali orrifiche creature una sorta di presidio contro il volto oscuro del progresso.
Ma per tornare all’impegno che lo attende a Palazzo Madama non gli sarà  sfuggita — ed è la terza singolare particolarità  — l’immagine che da parte di Veronica Lario precedette l’ondata devastante degli scandali sessuali berlusconiani: quella sulle “vergini” — e su questo pare lecito nutrire qualche riserva — che comunque “si offrivano al Drago”.
Quest’ultimo da identificarsi nel ringalluzzitissimo marito, della cui sorte Augello è da domani corresponsabile.
Con quale e quanta perizia giuridica è difficile dire.
Perchè il senatore, che come autore di libri si è pure dedicato alla letteratura cortese del Santo Graal e alla battaglia di Gela, svoltasi dopo lo sbarco alleato in Sicilia, è un uomo anche colto.
Ma come mestiere resta pur sempre un impiegato di banca, oltretutto prestato al sindacato dell’ex Msi, la Cisnal.
In realtà  Augello ha sempre fatto politica, fin dai tempi in cui con il fratello maggiore Tony frequentava la sezione missina di Monteverde, dove tra gli altri presero la tessera Gianfranco Fini e Valerio Fioravanti. Poi si trasferì all’Aurelio, legandosi alla nouvelle vague di Pino Rauti, donde la passione tutta evoliana per i cavalieri medievali, e l’esperienza di un giornaletto non privo di fantasia innovativa che si chiamava La Contea.
Nella destra romana, entità  peraltro abbastanza intricata e spesso nefasta, fece carriera alleandosi, scontrandosi e districandosi con Alemanno, Storace, Rampelli, amici-nemici e fratelli-coltelli.
Consigliere comunale, assessore regionale, parlamentare e finalmente sottosegretario, lungo un tragitto che dal ghetto degli esuli in patria l’ha portato in braccio al dinosauro di Palazzo Grazioli, dove è comparso o meglio è ricomparso al centro della recente foto del cosiddetto Quarto Stato berlusconiano.
Augello infatti stava per passare con Fini, ma poi è rimasto nel Pdl; ai tempi di Monti e delle primarie del centrodestra stava per mollare il Cavaliere, però all’ultimo ci ha ripensato e adesso, insieme con la compagna europarlamentare Roberta Angelilli, guida un gruppo dall’impegnativo nome di “Capitani coraggiosi”.
Il vero mistero è come abbia potuto conciliare per tutto questo tempo il fascino del mondo premoderno con l’intruppamento di tanti ex democristiani; e come tuttora riesca a tenere insieme l’amore per le uniformi d’epoca e le cene con i placidi e voraci palazzinari.
Ma questi sono gli enigmi insondabili della destra, come la fine dei draghi, che poi forse erano i dinosauri, o chissà  chi.

Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica“)

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DECADENZA, DA DOMANI RISSA IN GIUNTA

Settembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

SARA’ SUBITO BRACCIO DI FERRO SULLA DURATA DELLA PRIMA SEDUTA… CASINI: “BERLUSCONI SI DIMETTA”

Seduta lunga o seduta breve? La prima notizia è che sull’affaire Berlusconi si comincia a litigare subito.
Perfino su quando deve cominciare e quanto deve durare la prima seduta della giunta per le immunità  di palazzo Madama.
Cosa succederà  il fatidico lunedì 9 settembre, la data più citata dell’estate per via della decadenza di Berlusconi da senatore?
Di certo, non bisogna attendere una settimana per scoprire che da una parte c’è il presidente di Sel Dario Stefà no, deciso a percorrere un calendario molto stretto con sedute lunghe a partire proprio da lunedì 9, e in questo alleato del Pd, dei grillini e del montiano Della Vedova.
Dall’altra c’è il Pdl in netta minoranza
Lo scontro sui tempi, che anticipa la profonda spaccatura sulla legge Severino e sulla decadenza del Cavaliere, si materializzerà  subito.
Siamo a domani, alle 13 e trenta, quando alla fine dei lavori d’aula è previsto l’ufficio di presidenza della giunta.
E lì, nell’avito palazzo di Sant’Ivo alla Sapienza, partirà  la sfida tra destra e sinistra su Berlusconi e sul calendario dei lavori
I telefoni sono già  bollenti, ma i conti sono presto fatti.
Per prassi, l’ufficio di presidenza può decidere solo all’unanimità .
Non vale la logica dei numeri che pure, in questo caso, giocherebbe a favore della sinistra per un voto.
Col presidente Stefà no si riuniscono i due vice presidenti, Giacomo Caliendo (Pdl) e Stefania Pezzopane (Pd), i due segretari, Isabella De Monte (Pd) e Benedetto Della Vedova (Sc) e i capigruppo, Giuseppe Cucca (Pd), Nico D’Ascola (Pdl), Mario Michele Giarrusso (M5S), Enrico Buemi (Nuovo Psi), Mario Ferrara (Gal), Erica Stefani (Lega).
Finirebbe 6 a 5 per lo schieramento Pd, M5S, Sel, Sc.
Invece la decisione su quando deve cominciare e soprattutto quanto deve durare la prima seduta della giunta slitterà  a lunedì 9.
È probabile che si comincerà  nella tarda mattinata, intorno alle 13, giusto per venire incontro a chi arriva da fuori.
Ma quanto durerà  la seduta e che cosa si discuterà ? Qui lo scontro è destinato a diventare rissa.
Stefà no ha già  anticipato, in più di una dichiarazione agostana, che darà  la parola al relatore Pdl Andrea Augello e prima di lui alle eventuali questioni pregiudiziali, che certamente saranno avanzate dal Pdl.
I berlusconiani lavorano per racimolare tempo, vorrebbero rinviare anche la relazione, vogliono porre subito la questione delle anomalie della legge Severino, il possibile ricorso alla Consulta, l’attesa per l’interdizione.
Fatto sta che il primo atto della giunta sarà  quello di votare su come procedere.
Qui si capirà  subito che chi “comanda” in giunta in questa legislatura è la maggioranza tra Pd, M5S, Sel e Sc.
Quindi comincerà  a parlare Augello, sempre che il Pdl non decida gesti estremi di protesta, come l’abbandono dei lavori
Fuori, del resto, suonano i tamburi di guerra.
Non fa breccia, in nessuno dei due fronti, l’appello di Pier Ferdinando Casini, con un esplicito invito a Berlusconi a farsi da parte, «a dimettersi», ma anche quello ai componenti della giunta perchè votino «secondo coscienza » visto che la giunta «non è una caserma».
Il Pd va per la sua strada. Gli otto componenti sono decisi, avanti in tutta fretta per rispettare la legge Severino e costringere Berlusconi a lasciare il Senato.
Il ministro Dario Franceschini respinge il “ricatto” sul governo e ribadisce che il suo partito è «per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alle legge».
Ovviamente il Pdl reagisce furibondo, con una Daniela Santanchè che parla della decadenza del suo leader come di «un vero e proprio colpo di stato».
Il quadro è questo, destinato ad aggravarsi domani quando il Pd confermerà  in giunta la sua intenzione di andare avanti rispettando i tempi.
Senza rinvii. Senza escamotage per determinare i rinvii stessi.

Liana Milella
(da “La Repubblica”)

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NUOVI SENATORI A VITA: TUTTI CRITICI VERSO BERLUSCONI? PER FORZA SONO PERSONE SERIE

Agosto 30th, 2013 Riccardo Fucile

“TUTTI DI SINISTRA”: INIZIA LA LAPIDAZIONE DA PARTE DEI GIORNALI BERLUSCONIANI… TUTTI IN PASSATO HANNO AVUTO DA DIRE SUL CAVALIERE

Chissà  cosa avrà  pensato Silvio Berlusconi leggendo l’elenco delle quattro personalità , Claudio Abbado Elena Cattaneo Renzo Piano e Carlo Rubbia, che Napolitano ha nominato senatori a vita.
Tutti e quattro hanno avuto da dire sull’ex presidente del Consiglio in passato.
E in più si aggiunge il sospetto da parte del centro destra che i quattro — “che lavoreranno in assoluta indipendenza da ogni condizionamento politico di parte” sostiene Napolitano, possano avere simpatie per la parte opposta pur non avendo mai espresso una fede politica.
E così se il Pd, con il segretario Guglielmo Epifani, parla di “scelta indiscutibile” del Colle, il Pdl ribolle.
“Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Restiamo in fervida attesa di un voto determinante nel quale i cinque senatori a vita, creati da re Giorgio, saranno determinanti per la sconfitta del centrodestra e di Berlusconi. Proprio di ben in meglio” dichiara il deputato del Pdl, Maurizio Bianconi.
Rocco Girlanda coordinatore del Pdl umbro, adombra quasi il complotto: ”Come diceva Andreotti delle volte a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca… le nomine dei quattro “moschettieri” a vita, in questa fase, non saranno strumentali ad un Pd claudicante in Senato? Credo proprio che oggi peccheremo in molti! Resterebbe comunque una manovra superflua perchè sono i numeri del PdL a mantenere in piedi il Governo”.
Anche la Lega ha la sua da dire: “Non vorrei mai che queste nomine possano assumere l’importanza che i senatori a vita ebbero nel sostegno del governo Prodi. Facendo due calcoli vedo nel nostro futuro con questa scelta un Letta bis con una rinnovata maggioranza. Chi decide le sorti del paese votando le leggi deve essere eletto non nominato” dichiara il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli.
Nel 2003, per esempio, il direttore d’orchestra a Tokyo, nella conferenza stampa di consegna del Praemium imperiale, aveva puntato il dito contro il conflitto di interessi: ” Sono un uomo di cultura, non sono un politico — aveva detto nel suo breve intervento -. Voglio leggere un testo scritto di recente dallo scrittore tedesco Peter Schneider: ”E’ compatibile che nella parte più antica e nel cuore culturale del continente europeo ci sia un uomo che controlla l’80% dei mezzi di comunicazione, e che, per di più, quest’uomo sia primo ministro?”. Spiegando poco dopo il senso del suo intervento, Abbado aveva aggiunto: ”Le mie affermazioni vanno intese nel contesto di un intervento che parlava della cultura e degli scambi tra culture diverse. Ho parlato di un dato di fatto innegabile, che ciascuno può interpretare come vuole. Ci sono cose giuste, che vanno dette, che non sono nè di destra nè di sinistra. Che vanno dette perchè sono fatti importanti, non solo per l’Italia, ma nel mondo”.
Siamo a fine luglio 2005, quando invece scoppia l’affaire Enea.
Lo scienziato e premio Nobel della Fisica bolla il cda dell’Ente nazionale per l’efficienza energetica come “il branco” in mano ai partiti, e nonostante un curriculum straordinario e il riconoscimento universale delle sue competenze viene cacciato. S
u di lui piovono pure le lagnanze di un senatore leghista, presunto ingegnere che aveva dichiarato: “Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente”.
Rubbia, dal carattere ruvido riportano le cronache, era finito nel mirino per una lettera in cui esprimeva fortissime perplessità  sulla gestione dell’ente da parte dell’esecutivo guidato Berlusconi: “Con la nuova legge si è voluto che il presidente dell’ente (l’Enea, ndr) avesse un profilo di altissimo livello scientifico internazionale. È però accaduto che il consiglio di amministrazione non venisse individuato dal governo con analogo criterio, ossia privilegiando quello di eccellenza delle conoscenze e esperienze acquisite nel campo delle attività  tecnico- scientifiche. Avrei, forse, dovuto cogliere subito questo handicap di partenza e riflettere su quanto era, a quel punto, lecito e possibile attendersi da me. Senonchè è prevalso sulle perplessità  il mio forte desiderio di dare ciò che potevo al mio Paese, sostenendo costruttivamente l’Enea. È stato un errore. Un errore al quale si sarebbe potuto porre rimedio con adeguata sensibilità  politica. Sensibilità  che non c’è stata. La verità  è   – argomentava Rubbia — che presidente e consiglieri di amministrazione parlano due lingue totalmente diverse. La carenza di sapere scientifico dei consiglieri, ha provocato un ulteriore deleterio effetto: il loro testardo compattamento in stile branco (con tutto il rispetto per le persone, ma il termine rende meglio l’idea), espressione di una mediocre difesa. Si è spesso detto dell’esistenza di scontri tra me e il cda: in realtà  non ci può essere ‘scontro’ tra un gruppo compattato di sette consiglieri di esplicita nomina ministeriale da una parte e uno scienziato senza connotazione politica dall’altra. Uno scienziato-presidente messo continuamente e sistematicamente in minoranza. Tale surreale condizione è frustrante, deleteria. I consiglieri hanno addirittura preteso di sostituirsi al presidente nel proporre il direttore generale. Ossia, rivendicando non solo il diritto (sacrosanto) di nominare il direttore generale, ma anche quello di proporlo a se stessi. Si è giunti al punto di chiedermi, avendo io presentato una rosa di cinque nominativi, di proporne invece una rosa di sei, indicandomi ovviamente anche quale dovesse essere il sesto nome: quello che già  avevano deciso dovesse occupare la carica di direttore generale. Essendomi rifiutato di scadere nella burla, il Consiglio si è appropriato della ‘rosa’, con un solo e unico predestinato petalo. Mi sono allora rivolto al Tar e il tribunale mi ha dato ragione: la nomina era irregolare ed è stata annullata. Il paradosso è che la mia istanza al Tar avrebbe assunto connotati di un atto ‘sovversivo’, agli occhi dei consiglieri soccombenti nel giudizio. E ancora più sovversiva è ora ritenuta la mia richiesta che venga rispettata quella sentenza. Mentre infuria questo tipo di ‘altissima gestione’, l’istituto di ricerca è paralizzato”.
Solo nel luglio di due anni l’archistar Renzo Piano (nella foto), non schierato in nessun partito ma considerato portatore di un’idea progressista dell’architettura, aveva bocciato sonoramente il Cavaliere: ”Berlusconi è un esempio terribile per il nostro Paese. L’Italia — aveva detto al Time magazine — non è una nazione egoista ma lui ha dato ossigeno alle parti peggiori della società . Non c’entra la destra o la sinistra, e’ una questione morale. Qualcosa che va oltre le sue donne, la corruzione e l’egoismo”.
Anche la scienziata ha dovuto combattere una grande battaglia contro il governo Berlusconi per l’esclusione delle cellule staminali embrionali dai bandi di ricerca pubblica in Italia. ‘Un abuso di potere” avevano scritto su Nature le tre ricercatrici, tra cui Elisabetta Cattaneo, che nel luglio del 2009 avevano fatto ricorso al Tar del Lazio (poi bocciato) contro la decisione del governo di escludere dal finanziamento pubblico la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. ”Riteniamo infatti — avevano sottolineato le tre scienziate   che l’esclusione di questo tipo di cellule, legalmente utilizzabili e scientificamente importanti, costituisca un abuso di potere e che, pertanto, la nostra azione assuma una valenza sia sul piano politico che culturale di particolare rilievo nella situazione attuale del nostro Paese …. E’   già  molto grave per la comunità  scientifica cronicamente sofferente per la mancanza di finanziamenti, che il governo italiano abbia deciso di affrontare la crisi finanziaria tagliando i fondi per la ricerca, l’innovazione e l’istruzione e che il sistema di distribuzione dei finanziamenti pubblici usi modalità  meno trasparenti di quelle che dovrebbero essere. Questo non solo — concludono le autrici dell’appello — per considerazione del lavoro dei ricercatori, ma anche (o soprattutto) di quello dei contribuenti da cui questi fondi derivano”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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