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I NUOVI QUATTRO SENATORI A VITA: PERSONALITA’ CHE IL MONDO CI INVIDIA

Agosto 30th, 2013 Riccardo Fucile

I PROFILI DEI QUATTRO NUOVI SENATORI NOMINATI DA NAPOLITANO PER ALTI MERITI NEL CAMPO SCIENTIFICO, ARTISTICO E SOCIALE… LIBERI DA CONDIZIONAMENTI POLITICI

CLAUDIO ABBADO
Nato nel 1933, Claudio Abbado si è diplomato al Conservatorio di Milano. Ha acquisito meriti artistici nel campo musicale attraverso l’interpretazione della letteratura musicale sinfonica e operistica alla guida di tutte le più grandi orchestre del mondo.
A tali meriti si è unito l’impegno per la divulgazione e la conoscenza della musica in special modo a favore delle categorie sociali tradizionalmente più emarginate.
Ha avuto la responsabilità  della direzione stabile e musicale delle più prestigiose istituzioni musicali del mondo come il Teatro alla Scala e i Berliner Philharmoniker; ha ideato istituzioni per lo studio e la conoscenza della nuova musica.
Si è in pari tempo caratterizzato per l’opera volta a valorizzare giovani talenti anche attraverso la creazione di nuove orchestre, come la European Union Youth Orchestra, la Chamber Orchestra of Europe, la Mahler Chamber Orchestra, la Orchestra Mozart.
CARLO RUBBIA
Nato nel 1934, si è laureato presso la Scuola Normale di Pisa e ha svolto il suo dottorato alla Columbia University. Ricercatore al Cern di Ginevra dal 1961, ne è stato Direttore Generale dal 1989 al 1993.
Per diciotto anni ha svolto l’attività  di Professore di Fisica presso la Harvard University. Nel 1984 ottiene il Premio Nobel insieme a Simon van der Meer per la scoperta dei particelle W e Z, responsabili delle interazioni deboli.
Membro delle più prestigiose accademie scientifiche, detiene 32 lauree honoris causa. Attualmente svolge le sue attività  di ricerca fondamentale al Cern e ai Laboratori nazionali del Gran Sasso.
RENZO PIANO
Nato nel 1937, Renzo Piano si laurea al Politecnico di Milano nel 1964. Vincitore, tra l’altro del Premio Pritzker (Washington), Praemium Imperiale, (Tokyo), Erasmus (Amsterdam), Leone d’Oro, (Venezia).
Dal 1994 è Godwill Ambassador dell’Unesco per la Città . Ha costruito spazi pubblici per le comunità , musei, università , sale per concerto, ospedali.
Tra i suoi più importanti progetti il Centro Culturale Georges Pompidou a Parigi, l’aeroporto Kansai in Giappone, l’auditorium Parco della Musica a Roma, il museo dell’Art Institute a Chicago, il nuovo Campus della Columbia University a New York. Nel 2004 istituisce la Fondazione Renzo Piano, con sede a Genova, organizzazione no-profit dedicata al supporto dei giovani architetti, che accoglie a «bottega»
ELENA CATTANEO
Nata nel 1962, Elena Cattaneo si laurea in Farmacia all’Università  di Milano dove successivamente consegue il dottorato e dal 2003 insegna come professore ordinario.
Ha operato come ricercatrice per tre anni al Mit di Boston nel laboratorio del professor Ron McKay, dove ha avviato studi su cellule staminali cerebrali. Rientrata in Italia, ha fondato e dirige il Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative del Dipartimento di Bioscienze dell’Università  di Milano, dedicandosi allo studio della Corea di Huntington. È stata rappresentante nazionale presso l’Unione europea per la ricerca Genomica e biotecnologica. Ha coordinato il progetto europeo NeuroStemcell e, da ottobre 2013, coordinerà  il progetto NeuroStemcellrepair nell’ambito del 7 Programma quadro della Ricerca europa.

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IPOTESI NUOVE MAGGIORANZE: AL SENATO E’ CACCIA AI VOTI MANCANTI PER ARRIVARE A 158

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

SULLA DECADENZA DI BERLUSCONI, SCELTA CIVICA APRE AL RINVIO… LE MOSSE DEL GRUPPO “GRANDI AUTONOMIE E LIBERTA'”

Le poche cose certe sono che ci sarà  una battaglia. Che il teatro dello scontro sarà  Palazzo Madama. E che, sia che si tratti di rintracciare transfughi verso un nuovo governo sia che si tenti in extremis di sminare il voto della giunta su Silvio Berlusconi, andranno a guardare dentro la pattuglia dei «Gal», acronimo di «Grandi autonomie e libertà ».
Il gruppo dei dieci senatori di cui fa parte Giulio Tremonti, tanto per fare un esempio. E in cui siede anche qualche storico eletto del Pdl.
Tipo Luigi Compagna: «Ma no, figuratevi se noi del Gal…». Pausa.
Poi il senatore sussurra: «Piuttosto fidatevi di me, ci sono i margini per allungare il brodo di un anno. Un anno di tempo per far sì che la Consulta possa valutare una legge come la Severino, che è una legge nuova. Se si riuscisse a trovare questa strada…».
Una tesi che, per adesso, va a sbattere contro quel muro eretto dal trittico Pd-Sel-Movimento Cinquestelle, tutti intenzionati ufficialmente a non cedere di un millimetro rispetto alla decisione che la giunta del Senato ha messo in calendario il 9 settembre.
Eppure una breccia si è aperta. Dopo l’intervista di ieri al Corriere del capogruppo alla Camera Lorenzo Dellai, anche l’unico ministro eletto con Scelta civica apre all’allungamento dei tempi.
«Se c’è bisogno di un ulteriore approfondimento su aspetti formali di applicazione della legge Severino, non ci sarebbe nulla in contrario a poterlo concedere», dice Mario Mauro parlando al Meeting di Cl.
In fondo, sarebbe «l’opzione minima» richiesta da Arcore per evitare una resa dei conti immediata.
Qualcosa si muove, attorno a un Senato deserto. E l’atmosfera che si respira dev’essere abbastanza pesante se è vero, com’è vero, quello che sta capitando al presidente della giunta, Dario Stefano, eletto con Sel.
«Vi prego di credermi», s’è sfogato dalle vacanze con alcuni compagni di partito, «che abbiamo davvero gli occhi dell’Italia addosso. Siamo di fronte a un passaggio delicatissimo. Io, che pure sono un signor nessuno, ho da settimane la casella di posta elettronica intasata da messaggi di cittadini di una parte e dell’altra, berlusconiani e antiberlusconiani…».
La giunta ha tempi fissati.
Entro la mezzanotte del 29 agosto, Silvio Berlusconi ha tempo di presentare una memoria difensiva.
Il 4 settembre, poi, l’ufficio di presidenza della giunta stabilirà  l’ordine dei lavori della giornata del 9, quando si arriverà  al voto.
Se il testo del pidiellino relatore Andrea Augello venisse respinto dalla maggioranza Pd-Sel-M5S, si cambierebbe relatore.
E si perderebbe ulteriore tempo rispetto a un voto, verosimilmente segreto, in cui l’Aula del Senato dovrebbe esprimersi sulla decadenza di Berlusconi.
Si parla di fine settembre. Sono quelli i giorni in cui, se il Cavaliere decidesse per lo strappo, si dovrebbe trovare una nuova maggioranza per un nuovo governo.
Il numero magico è 158.
E si torna ai «Gal», al gruppo di Compagna.
«Di transfughi dal berlusconismo, per fare un nuovo governo ce ne vorrebbero una ventina, forse 25, per sicurezza 30. Ma secondo me», dice prudente, «non è quella la strada».
Di certo, aggiunge il senatore «gallista», «uno come me ha tra i propri riferimenti Montesquieu e Machiavelli, non Daniela Santanchè…».
E gli altri? Un altro componente del «Gal» è Paolo Naccarato, già  «allievo» di Cossiga, eletto in quota Tremonti nelle liste della Lega.
Giorni fa ha mandato questo sms a qualche amico: «Più i falchi estremizzano, più le colombe si organizzano…».
E il fattore tempo è decisivo. L’ha capito anche il Cavaliere, che infatti per adesso non vorrebbe presentare una memoria difensiva che allungherebbe il brodo.
Perchè ora ci sono le schermaglie.
Ora c’è il deputato pdl Sisto che scova un progetto di legge di due senatori del Pd, presentato a maggio, «che esclude la retroattività ».
«Ma questo è falso e privo di fondamento. Il nostro ddl riguarda reati amministrativi», replicano i diretti interessati, Isabella Del Monte e Giorgio Pagliari.
«Fuori» si discute di «salvacondotti» e «agibilità  politica», di «commutazione della pena» e di «interventi della Consulta».
Ma se salta lo stop alla giunta, tornerà  a scoccare l’ora del pallottoliere.
E di quel numero magico che serve a una nuova maggioranza. Tre cifre, 158.

(da “il Corriere della Sera“)

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I VENTITRÉ DELLA GIUNTA CHE TERRORIZZANO BERLUSCONI

Agosto 21st, 2013 Riccardo Fucile

L’EX PREMIER DOVREBBE PERDERE 14 A 9: ECCO PERCHà‰ PROVA A BLOCCARE TUTTO

Cosa succederà  il 9 settembre nella Giunta delle elezioni del Senato?
Poco o niente, se è concesso fare previsioni.
In quella sede, infatti, il relatore che si occupa della posizione di Silvio Berlusconi — Andrea Augello del Pdl — farà  la sua proposta: l’interessato non fa dichiarazioni, ma è, per così dire, difficile immaginare che possa proporre la decadenza dell’ex Cavaliere in base alla legge Severino (ineleggibile chi è condannato a più di due anni).
Se non lo farà , comunque, la maggioranza della Giunta boccerà  la sua relazione .
A quel punto bisognerà  procedere a nominare un nuovo relatore e a convocare una nuova udienza pubblica con annesso slittamento del voto (presumibilmente a inizio ottobre).
Dopo, entro altri 20 giorni al massimo, toccherà  all’aula del Senato decidere la sorte di Silvio a scrutinio segreto.
Elvira Savino, che però è deputata, per bloccare il procedimento ha proposto di disertare i lavori della Giunta: gesto non senza conseguenze politiche e di cui, peraltro, è dubbia l’efficacia tecnica (i berluscones sono assai meno della metà  dei commissari).
Nel merito, comunque, gli schieramenti sembrano già  ben definiti: Pd, M5S, Sel e Scelta civica si sono — in modo più o meno chiaro — pronunciati per la decadenza; Pdl, Lega e gruppi limitrofi del vecchio centrodestra contro.
Questo significa che in Giunta ci sono 14 voti per cacciare Berlusconi da palazzo Madama e 9 per lasciargli il seggio.
L’aula, con lo scrutinio segreto, potrebbe riservare sorprese, ma non tali da far sorridere il tycoon di Mediaset: dovrebbe trovare, infatti, la bellezza di oltre 40 “franchi traditori” (copyright Casson). Difficile assai.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“ANCHE SE CADE IL GOVERNO, BERLUSCONI SARA’ INELEGGIBILE”: IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA STEFANO FISSA I TERMINI

Agosto 12th, 2013 Riccardo Fucile

“LA GIUNTA DELLE ELEZIONI AL SENATO VOTERA’ SULLA DECADENZA ENTRO OTTOBRE”

«No, non si arriverà  a novembre, l’aula del Senato voterà  sulla decadenza di Berlusconi entro ottobre, ce la faremo».
Lo dice a Radio Capital Dario Stefano, presidente della Giunta per le elezioni del Senato. «I tempi della Giunta dipendono dalle decisioni del relatore, ma questo cambierà  di poco, una settimana in più o in meno, a settembre. Poi l’aula voterà  entro il mese di ottobre», assicura.
Ma se il governo cadesse prima del voto del Senato, Berlusconi potrebbe candidarsi alle prossime elezioni?
«Assolutamente no – risponde Stefano – la Giunta decide sulla decadenza dall’attuale mandato. In ogni caso la legge Severino introduce un argomento che sarà  ineludibile e a me sembra impossibile che gli organi preposti alla validazione del risultato elettorale, in primis la Corte di Appello, possa validare l’elezione di uno incorre nelle prescrizioni della legge Severino. Alle ultime amministrative la legge è già  stata applicata, vedi il caso di “Tarzan” (Andrea Alzetta, di Sel, dichiarato non proclamabile dopo l’elezione in consiglio comunale a Roma)”, ricorda il presidente della Giunta per le elezioni del Senato.

(da “La Stampa“)

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“IL CAVALIERE NON SI PUO’ CANDIDARE, LA LEGGE SEVERINO HA CAMBIATO TUTTO”: INTERVISTA AL COSTITUZIONALISTA CECCANTI, RELATORE DELLA NORMA

Agosto 12th, 2013 Riccardo Fucile

LA DECISIONE SPETTA AI MAGISTRATI DELL’UFFICIO ELETTORALE CIRCOSCRIZIONALE

«Berlusconi non è più eleggibile ». Dice così il costituzionalista Stefano Ceccanti, relatore della legge Severino al Senato
Lei è proprio sicuro di questo?
«La risposta è chiara ed è sì. La si ricava con certezza dall’articolo 2 del decreto legislativo 235/2012 che attua la legge Severino. Lì è scritto che, in caso di condanna oltre i due anni, sei incandidabile per sei anni. Ciò vuol dire che non puoi stare in lista»
Ma chi stoppa una candidatura “sporca”?
«Il cosiddetto ufficio elettorale circoscrizionale, organismo composto da magistrati e previsto dalle legge elettorale. Tu puoi fare ricorso all’ufficio elettorale centrale, a livello superiore, che decide rapidamente. Si fa fatica a capire questo meccanismo perchè fin qui era previsto solo per le elezioni amministrative e non per quelle politiche».
La legge Severino innova il sistema e crea uno sbarramento definitivo per chi è stato condannato, togliendo l’ultima parola al Parlamento?
«Esattamente. È uno sbarramento rafforzato. Perchè fin qui, se eri ineleggibile, in lista ci potevi anche andare, e poi era la Camera di appartenenza che, a proclamazione avvenuta, decideva a maggioranza se eri ineleggibile o no. L’incandidabilità , invece, è un’ineleggibilità  rinforzata. Il problema del voto del Parlamento si pone solo quando l’incandidabilità  è scoperta o matura dopo che sei già  stato eletto, come sta avvenendo per Berlusconi».
Questa è la sua opinione, ma tra i costituzionalisti, come nel caso di Piero Alberto Capotosti, c’è chi ritiene che la parola definitiva spetti alle Camere.
«Qui dobbiamo stare alla legge Severino. L’articolo 2 è chiarissimo ed è stato scritto proprio per riproporre pari pari il meccanismo dell’incandidabilità  prevista per le amministrative anche per le politiche. In sede di legge e di parere sul decreto nessuno ha sostenuto che violasse l’articolo 66 della Costituzione. Peraltro l’articolo 51 consente al legislatore di porre limiti significativi all’elettorato passivo».
Facciamo il caso di Berlusconi. Se si votasse in autunno, non fosse ancora matura l’interdizione dai pubblici uffici e il Senato lo avesse mantenuto al suo posto, che cosa accadrebbe?
«Sarebbe incandidabile perchè per la legge Severino la sanzione scatta a prescindere dall’interdizione e perchè il voto del Parlamento attuale si riferisce al problema dell’incandidabilità  sopravvenuta e non a quella futura»
Potrebbe fare di nuovo il premier o il ministro?
«No, questo è esplicitamente escluso dall’articolo 6 della stessa legge».
Nessun dubbio che la Severino copra anche i vecchi reati?
«Assolutamente no, perchè non si tratta di una sanzione penale per cui vale l’irretroattività , ma una norma che limita il diritto di elettorato passivo, tanto più che abbiamo fatto una corsa contro il tempo per far entrare in vigore le norme pochi giorni prima della chiusura delle liste. Se fosse vera la tesi che la legge non si applica ai vecchi reati, vorrebbe dire che la nostra sarebbe stata una gigantesca manfrina perchè la legge non si sarebbe potuta applicare a nessuno».
E che pensa sull’indulto che ha ridotto la pena di Berlusconi a un solo anno?
«La ratio della legge è legata alla pericolosità  del condannato che si riferisce alla sentenza di condanna. Che poi sconti meno anni di quelli inflitti non è rilevante».

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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IN GIUNTA BERLUSCONI HA POCHE CHANCE: FINIRA’ 15 A 8 PER LA SUA DECADENZA

Agosto 7th, 2013 Riccardo Fucile

INIZIA L’ITER NELLA GIUNTA PER LE ELEZIONI CON   L’OSTRUZIONISMO DEL PDL

È come se fosse già  scritta, nei numeri, la decadenza da senatore di Berlusconi. Almeno nella giunta per le elezioni di palazzo Madama. Dove il voto è palese. Dove le posizioni sono già  chiare.
Dove, stavolta, non ci sono mal di pancia neppure nel Pd. Dove 8 senatori Democratici voteranno per dire che Silvio non si può più sedere tra quei banchi.
Con loro ci saranno i 4 dell’M5S. Ci sarà  il rappresentante di Scelta civica. Quello del Psi e ovviamente il presidente di Sel Dario Stefà no.
In tutto fa 15.
Contro i 6 del Pdl e i singoli esponenti di Gal e della Lega. In tutto fa 8.
Una partita che non varrebbe neppure la pena di giocare
Che invece sarà  giocata fino in fondo, con un Pdl intenzionato a dare battaglia fino all’ultimo cavillo.
Un Pdl che punta soprattutto sull’aula e sul voto segreto per una possibile rèvanche. Una battaglia che comincia stasera alle 20 quando i berlusconiani cercheranno di tenere aperta la partita dell’ineleggibilità  da conflitto di interesse, la storia dei ricorsi del Molise, che ormai alla luce del caso Mediaset è roba stantia.
Non solo.
Cercheranno pure di agitare il fantasma del rischio carcere per il loro leader. Non solo carcere futuro, quello che può derivare da un nuovo mandato d’arresto per chi non ha più lo scudo parlamentare, ma anche il carcere per l’anno da scontare per Mediaset. Un rischio «che non esiste», come dice il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati, il quale dalla vicenda Sallusti in avanti, per moltissimi casi, ha sempre applicato la legge Alfano-Severino in un solo modo, «anche in presenza di un condannato che non fa una domanda nè per i domiciliari nè per i servizi sociali, la procura ha sempre concesso una nuova sospensione della pena».
Ma il carcere resta uno spettro.   Basta parlare con quelli del Pdl.
Dice Elisabetta Casellati: «Io so solo che stasera proseguirà  la discussione sul Molise, non mi pare che l’ordine del giorno sia cambiato. Quanto alla decadenza serve un approfondimento in punto di diritto, non si possono sparare sentenze. Illustri penalisti hanno già  parlato di irretroattività  della legge Severino».
Il percorso del Pdl è questo. Lo conferma il vice presidente Giacomo Caliendo: «Come voto? Non lo dico, lì sono un giudice e il voto è segreto. Dopo 40 anni in magistrato so come si rispettano le regole, ma le regole le devono rispettare tutti». Ovviamente riservato Nico D’Ascola, l’avvocato che lavora con Ghedini: «Sono vincolato al segreto».
Carlo Giovanardi dice che «un giudice non può dare la sentenza prima del processo», ma sulla Severino lui si è già  espresso e ha detto che non si può applicare a un reato successivo.
Lucio Malan è categorico: «Le questioni dell’indulto e dell’irretroattività  rappresentano ragioni altrettanto forti per motivare l’impossibilità  di far decadere Berlusconi». La storia è chiusa. Il Pdl fa muro.
Il relatore Andrea Augello non si lascia scappare anticipazioni.
Ieri ha appena ricevuto le sentenze da Milano. «Devo studiarle. Anche durante le ferie. Ma a Berlusconi non possiamo negare i termini a difesa per la sua memoria. Venti giorni gli spettano ». Arriviamo a fine agosto.
Stefà no è rimasto per ore chiuso con i tecnici della commissione. Che non hanno dubbi: la decadenza si applica.
Lui dice: «Nella legge Severino viene usato due volte l’avverbio immediatamente. Non è certo un caso. Quella causa di decadenza scavalca l’ineleggibilità . Riconosco il diritto di Berlusconi a difendersi. Nessuno gli ruberà  i 20 giorni, ma poi si va avanti». Niente saggi o costituzionalisti.
I 15 della maggioranza bocceranno le richieste.
Deciso Benedetto Della Vedova di Sc: «È una presa d’atto, non c’è molto da discutere, quando votammo la legge Severino lo spirito era già  molto chiaro». Scatenati quelli dell’M5S. Ecco Michele Giarrusso: «Non c’è alcun dubbio sulla decadenza, va discussa subito, tutto il resto è aria fritta, votiamo e applichiamo la legge». Posizione garantista del socialista Enrico Buemi convinto che «la decadenza ha una sua piena sostanza» , ma ci tiene a rispettare le regole.
Stavolta è senza storia la posizione del Pd.
Ieri c’è stata una prima riunione. «L’orientamento è votare al più presto» anticipa l’ex pm Felice Casson che non ha avuto incertezze sin dal primo giorno. Dice Giuseppe Cucca, il capogruppo: «Le sentenze e le leggi si rispettano. Non ci sono margini per discostarsi da una decisione scontata». Poi ironico: «Io non dubbi, vediamo se me li faranno venire… ».
Da un’aula del Senato in pieno lavoro risponde Claudio Moscardelli: «C’è una sentenza definitiva. Non resta che prenderne atto».

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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BERLUSCONI RISCHIA COMUNQUE LA DECADENZA DA SENATORE PER LA LEGGE ANTICORRUZIONE

Agosto 1st, 2013 Riccardo Fucile

LA LEGGE SEVERINO DEL 2012 RENDE INCANDIDABILI I PARLAMENTARI CHE HANNO SUBITO UNA CONDANNA DEFINITIVA SUPERIORE A DUE ANNI

Silvio Berlusconi può decadere comunque dalla carica di senatore a prescindere dai tempi del processo di appello che ricalcolerà  l’interdizione relativa alla sentenza sui diritti Mediaset, come stabilito oggi dalla Cassazione.
Lo stabilisce il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 – Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità  e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.
Il testo unico che recepisce la normativa anticorruzione approvata nel 2012 (la cosiddetta legge Severino), all’art.3 comma 1 stabilisce che “qualora una causa di incandidabilità  di cui all’articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione.”
Quindi in caso di incandidabilità , un senatore può decadere dall’incarico dopo un voto della camera di appartenenza (mentre in caso di incarico governativo, la decadenza è automatica).
Nel caso di Silvio Berlusconi, la sua incandidabilità  è sopraggiunta poichè è intervenuta una condanna definitiva superiore ai due anni (la frode fiscale ha una pena massima di sei anni).
Di qui le parole del presidente della Giunta per le Elezioni e Immunità  del Senato Dario Stefano (Sel) “Appena ci notificheranno la sentenza – spiega ancora il senatore di Sel raggiunto telefonicamente – la Giunta si riunirà  e si procederà  con le stesse modalità  già  avviate per l’ineleggibilità .
Il relatore farà  la sua proposta e la Giunta dovrà  decidere in Camera di Consiglio.
La decisione della Giunta poi dovrà  passare il vaglio dell’Aula e basterà  che 20 senatori lo chiedano e ci sarà  il voto segreto”.

(da “Huffington Post”)

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LA BUSTA PAGA DEI PARLAMENTARI ITALIANI E’ SEI VOLTE PIU’ RICCA DI QUELLA DEL CITTADINO MEDIO

Luglio 17th, 2013 Riccardo Fucile

INDAGINE EUROSTAT/OCSE SULL’ECONOMIST: I CONTI IN TASCA AI DEPUTATI, IN ITALIA I PIU’ PAGATI D’EUROPA

In Inghilterra, i sudditi di Sua Maestà  si accapigliano sull’opportunità  di aumentare gli stipendi dei parlamentari: da 66.396 sterline a 74mila.
L’11% in più, corrispondente a circa 9mila euro; a fronte, peraltro, della riduzione di alcuni benefit e privilegi pensionistici
Il progetto potrebbe diventare operativo in autunno e portare – oltre al già  previsto aumento dell’1% a partire da aprile 2014 – a un ulteriore scatto di 6.300 sterline l’anno a partire dal 2015.
Misura decisamente impopolare, quella suggerita dalla Commissione di regolamentazione (Ipsa: Independent Parliamentary Standards Authority), ente istituito nel 2009 – dopo uno scandalo sulle spese dei politici – in un momento in cui i salari dei sudditi di Sua Maestà  ristagnano
L’aumento è stato disapprovato apertamente da alcuni parlamentari: a partire dal vice premier, Nick Clegg, che ha già  annunciato che restituirà  il sovrappiù.
Mentre il laburista John Mann ha dichiarato che una simile decisione sarebbe «una catastrofe» per la reputazione del Parlamento e il suo capo, Ed Milliband, ha reso noto che, quell’aumento, lui e il suo partito lo rifiuterebbero.
I CONTI IN TASCA
Se la polemica Oltremanica è servita a fare i conti in tasca ai parlamentari britannici – che guadagnano meno dei dirigenti pubblici o dei professori universitari – va sottolineato però che gli stessi si erano volontariamente congelati lo stipendio sia per l’anno 2011/2012 che per il successivo. Adesso si pensa di adeguarli alla media del Paese
Ma, pur invisa alla maggior parte dei cittadini inglesi – che attualmente hanno un pil pro capite che si attesta su una cifra circa 2,7 volte inferiore – la novità  non porterebbe i deputati britannici in cima alle classifiche.
Nè in termini assoluti, nè di reddito pro capite.
Lo spiega bene una tabella dell’Economist, che colloca in cima alla classifica Nigeria e Kenya (dove peraltro è stato bloccato due anni fa il tentativo di portare gli stipendi dei membri del Parlamento da 75mila a 125mila dollari l’anno e quello del primo ministro da 430mila dollari, 240 volte più del reddito medio).
Nella stessa analisi, l’Italia risulta nelle prime dieci nazioni per proporzione sul pil: un deputato italiano porta a casa uno stipendio lordo mensile che, tra indennità  parlamentare, diaria e rimborso di trasporto, supera i 16mila euro: il 60% in più rispetto alle media Ue.
Un collega francese prende circa 14mila euro e l’omologo tedesco poco più di 12mila. Dati che, nel 2010, la commissione presieduta dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, prudentemente definiva «inadatti a effettuare il calcolo delle medie di riferimento e comparazioni con altri Paesi».
PRIMI PER DIFFERENZA CON I CITTADINI
Ma il dato più sconcertante è che il nostro Paese figura addirittura al primo posto in un’altra classifica: quella pubblicata dall’Ocse, che racconta il gap tra stipendi dei cittadini e dei parlamentari in Europa.
Per il Belpaese le cifre sono da primato: 23.400 euro l’anno, contro una busta paga moltiplicata per sei: 144mila euro.
Allargando la lente al resto del mondo, in cima alla classifica si trovano ancora Nigeria e Kenya.
Curiosa la posizione della Tailandia, dove i rappresentanti del partito al governo sono pagati più di quelli dell’opposizione.
Svetta su tutti il primo ministro di Singapore, che riceve più di due milioni di dollari: 40 volte più della media dei suoi concittadini.
In fondo alla classifica, il primo ministro indiano, che grava sulle casse dello Stato per soli 4mila dollari l’anno.

(da “il Corriere della Sera”)

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INELEGGIBILITA’ DI BERLUSCONI, DECIDE LA POLITICA, MA ALL’ESTERO TOCCA AI GIUDICI

Luglio 12th, 2013 Riccardo Fucile

ALL’ESTERO I CONTROLLATI NON SONO ANCHE I CONTROLLORI… A PARTIRE DAI PAESI ANGLOSASSONI

Silvio Berlusconi non dovrebbe sedere in Senato perchè «in proprio (…) è vincolato con lo Stato per concessioni di notevole entità  economica», quelle che consentono alle sue tv di trasmettere sul territorio nazionale. Condizione che, prescrive la legge 361 del 1957, determina la sua ineleggibilità “. Il caso è arrivato ieri sul tavolo della Giunta per le elezioni e le immunità  parlamentari del Senato, composta da 23 senatori: 8 del Pd, 6 del Pdl, 4 grillini e uno a testa di Scelta Civica, Gruppo per le Autonomie, Sel, Suedtiroler Volkspartei e Lega Nord.
In pratica i controllori sono colleghi del controllato, ma nel caso in questione alcuni sono anche suoi sottoposti (data anche la natura personalistica del Pdl) e quelli del Pd sono alleati di governo.
E sempre o quasi, nelle giunte parlamentari le decisioni vengono prese in base agli equilibri politici più che ai dettati della legge.
Ma se a Roma sull’ineleggibilità  decidono gli stessi eletti, per lo più in base a ordini di scuderia, quella italiana non è l’unica soluzione possibile.
In altri Paesi a decidere sono organi esterni alla politica, assai meno condizionabili.
Nel mondo anglosassone la competenza sul tema è in molti casi affidata al potere giudiziario.
Nel Regno Unito, in base allo House of Common Disqualification Act 1975, sull’ineleggibilità  di un membro della Camera dei Comuni (alla Camera dei Lord si entra per nomina, via ereditaria o eletti dai colleghi) decide il Judicial Committee of the Privy Council, una delle due più alte corti nell’ordinamento giudiziario britannico insieme alla Supreme Court.
Stesso discorso per l’Australia, dove fa testo la Section 44 della Costituzione: la pronuncia definitiva spetta all’Alta Corte (l’equivalente della Cassazione italiana), riunita in sede di Court of Disputed Returns.
E anche in Canada a decidere è la magistratura: in base all’articolo 524 del Canada Election Act “ogni cittadino con diritto di voto e ogni candidato possono contestare l’elezione di un altro candidato dinanzi al tribunale competente”.
Non solo nell’universo anglosassone a decidere sul tema sono i magistrati.
In Cile la competenza è affidata al Tribunal Constitucional Cileno, organo di natura giuridica assimilabile alla nostra Corte Costituzionale, composto da 10 membri, tutti giuristi.
Un collegio di magistrati si pronuncia anche in Costa Rica sulle denunce presentate dai partiti in tema di “inhabilidad” e “incompatibilidad”: è il Tribunal Supremo de Elecciones, organismo dedicato esclusivamente alla materia elettorale, tanto “da diventare un potere a sè — si legge sul sito — in grado di affiancare i tre poteri tradizionali dello Stato”.
E alla Corte Suprema è affidato il compito di decidere in Pakistan (ex colonia britannica), dove secondo vari pronunciamenti ogni cittadino ha il diritto di chiedere la verifica dell’eleggibilità  dei parlamentari.
All’altro emisfero filosofico e normativo, quello della completa separazione dei poteri, appartengono gli Stati Uniti d’America.
Lo dice l’articolo 1, paragrafo 5, della Costituzione: “Ciascuna Camera sarà  giudice di elezioni, voti e requisiti dei propri membri”.
Alla Camera il reclamo sull’eleggibilità  è sollevato allo Speaker da un altro membro eletto, prima del giuramento: la House può ammettere o meno l’eletto o deferire la questione alla Committee on House Administration, che indaga sui requisiti del candidato.
Stessa procedura al Senato. In passato casi sono arrivati di appello in appello fino alla Corte Suprema. Diversa la questione dell’eleggibilità  del presidente: ogni cittadino può ricorrere contro la sua elezione nelle corti federali.
Un organo politico decide anche in Germania.
Secondo il Bundeswahlgesetz, la legge elettorale federale, a pronunciarsi è il Consiglio degli Anziani del Bundestag, composto dal presidente dell’assemblea, dai suoi 5 vicepresidenti e da 23 parlamentari.
In Spagna, poi, dove la materia è regolata dall’articolo 160 della Ley Organica n. 5/1985, “la Camera in assemblea plenaria decide sulla possibile incompatibilità  (chi è incompatibile è anche ineleggibile) dei parlamentari su proposta della Commissione corrispondente”.
In Francia, in base all’articolo 59 della Costituzione, l’organo competente è il Conseil Constitutionnel, equivalente per molti aspetti alla nostra Corte Costituzionale, ma di natura più politica: i suoi 9 membri non sono scelti solo tra magistrati, professori universitari e avvocati, ma anche tra gli stessi politici.
Stessa modalità  di selezione per i membri della Central Election Commission in Russia e del Central Elections Committee in Israele, organi che nei due paesi decidono della regolarità  delle elezioni. In Sudamerica, la decisione spetta agli stessi eletti in Bolivia e in Colombia: qui, investita del caso, la Comisiòn de Etica y Statuto del Congresista (17 deputati e 11 senatori) deve pronunciarsi entro 3 giorni. Etica a parte, se non altro il responso arriva in tempi brevi.

Marco Quarantelli

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