Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
PD DIVISO: I DUBBI SU PRODI, L’IDEA FINOCCHIARO E IL “TERZO UOMO”
Sono tre i nomi ai quali è intubato il Partito democratico.
Due uomini, Stefano Rodotà e Romano Prodi, e una donna, Anna Finocchiaro.
Il trittico della speranza e della rinascita oppure dell’inciucio, a seconda del punto dell’osservazione.
Per descrivere il gioco ad incastro dentro il quale si sceglierà il nuovo designato al Quirinale, centro di gravità del potere italiano, bisogna affidarsi alla confessione di un dirigente di largo del Nazareno, attento e informato, circa gli incubi e i sogni che Pier Luigi Bersani — il conduttore del gioco che assomiglia a un thriller — sta vivendo in queste ore.
Avanza la richiesta dell’anonimato insieme a un bitter a un tavolino di piazza Navona, oggi assolata e calda come fosse luglio.
“Ci stiamo orientando verso il nome di Anna Finocchiaro. È donna, ha un profilo politico limpido e sarebbe capace di raccogliere un voto largo come chiede la logica delle cose”.
Ma il vostro Matteo Renzi dice che è unfit, inadatta (a sera, al Tg5, la bollerà come il simbolo della Casta: ritratta all’Ikea con la scorta che le faceva da carrello umano. E benservito anche a Marini). “Ricordi che il gruppo dirigente del Pd percepisce le idee e i diktat di Renzi come la convinzione che si debba procedere esattamente sulla strada opposta a quella da lui avanzata”.
Lui vuole le elezioni subito. “E con Anna al Quirinale se le sognerebbe. Ottimo motivo per votare lei da parte nostra. Come sa nessuno di noi vuole le elezioni e il presidente della Repubblica verrà scelto nella funzione di garanzia da questo pericolo”.
Allora è Finocchiaro. “Questa scelta non ci evita problemi però”.
Primo problema. “Il nome è stato valutato prima della manifestazione-intimidazione di Bari. Il nostro popolo ha sentito le parole di Berlusconi come una minaccia, e non comprenderebbe perchè dovremmo condividere una scelta con il Popolo della libertà quando sul piatto della bilancia c’è quello del fondatore del Pd, Presidente del Consiglio e Presidente della commissione europea. Profilo altissimo”.
Infatti avrete un gran bel daffare a dirgli di no.
“Il paradosso è che ce lo propone Grillo e noi difficilmente potremmo sottrarci, se le votazioni proseguissero oltre la terza. Il nome di Prodi era anzi di Bersani fino a qualche tempo fa. L’idea che salisse al Quirinale e affidasse al nostro segretario l’incarico”.
L’incarico bis. E se Bersani facesse un flop bis?
“Ecco, fino a quindici giorni fa c’era la valutazione che dopo Bersani esistevano solo le urne. Ma il tempo passa, le ragioni e anche le convinzioni cambiano”.
Adesso è Renzi a chiedere il voto. “E noi no, non più. E da Finocchiaro potremmo avere quel che Prodi non ci può dare. Un governo comunque. Perchè una novità c’è: Pier Luigi è disponibile ora a valutare l’ipotesi di un esecutivo presieduto da un altro. Naturalmente del Pd, con un profilo politico netto ma senza il peso di un inciucio dichiarato. Una figura come Enrico Letta, per esempio, potrebbe vestire di larghe intese un governo sotto l’egida del nuovo presidente. L’importante, come vede, è che si dia all’Italia un futuro e non la si conduca alle urne. Votando Prodi ci consegneremmo al caotico mondo grillino che, sicuramente , se la darebbe a gambe nel momento in cui gli dovessimo chiedere la fiducia per far partire un governo, anche non guidato da Bersani. È questo il nostro dramma, e insieme la nostra paura. Come fare a schivare Prodi?”.
Ecco il punto: Anna Finocchiaro, al di là della sua figura, consegnerebbe all’Italia un inciucio, quand’anche espresso nelle modalità più morigerate.
Prodi salverebbe la ditta ma condurrebbe il Paese diritto al voto, “a meno che non garantisca l’adesione dei cinque stelle a un esecutivo di cambiamento. Lui ha la forza ma si deve spendere”.
Ufficialmente Prodi si mostra recalcitrante, “non ci si candida in ruoli come questi”, dice. “Tutti lo dicono, in politica sono clausole di stile”.
Se i due nomi vi fanno ballare di paura e giungesse al voto, magari in prima battuta, Stefano Rodotà ? Il movimento di Grillo potrebbe sceglierlo come sua bandiera ma è una personalità politica vostra, dentro alla storia del vostro partito.
“Sarebbe una sorpresa spiazzante e per noi imbarazzante. Come potremmo dire di no a lui vedendo che i voti ci sarebbero? E il suo profilo si muove sul versante di un cambiamento profondo dello stile della politica. Non nego che la proposta avrebbe il suo fascino e rischierebbe di azzerare le altre opzioni in campo. Per molti, compreso il sottoscritto, sarebbe una fortuna. Per altri, e molti dentro il Pd, un problema. Ma l’outsider Rodotà è più che una idea. È una insidia per alcuni, una sfida per tutti gli altri. Aggiorniamoci a domani”.
Antonello Caporale
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Aprile 14th, 2013 Riccardo Fucile
SETTIMANA DECISIVA PER L’ELEZIONE DEL SUCCESSORE DI NAPOLITANO, MA NON EMERGE UN “NOME CONDIVISO”…MARTEDI’ NUOVO INCONTRO BERSANI-BERLUSCONI…PRODI E’ INVISO AL CAVALIERE, RODOTA’ PIACE AL M5S, LA FINOCCHIARO E’ BEN VISTA DALLA LEGA
E’ la settimana in cui si deciderà come sarà l’Italia non per i prossimi dieci mesi ma per i prossimi dieci
anni.
Dipenderà tutto dal nome del prossimo Capo dello Stato e se questo nome sarà stato condiviso o meno dalle forze poltiche uscite dalle urne di febbraio.
Al momento, non c’è nulla di cui stare allegri.
I partiti sono su posizioni siderali gli uni dagli altri e persino il nome di Prodi, pronunciato con l’intento di bruciarlo da parte del Cavaliere a Bari, ha creato scosse telluriche pesantissime nel Pd.
Che tanto per cambiare si è dimostrato diviso persino sul fondatore dell’Ulivo.
In questo quadro di un paese in piena crisi politica ed economica andranno a votare (loro, i grandi elettori) per il nuovo Capo dello Stato quando saranno passati 54 giorni dalle elezioni di febbraio, senza che nel frattempo si sia mosso assolutamente nulla rispetto a quando siamo andati a votare noi per eleggere loro.
Ma, come sempre, tutto dipenderà da un incontro nelle segrete stanze, quello di martedì prossimo tra Berlusconi e Bersani, l’ultimo prima che la Camera di riunisca in sessione speciale. In questi giorni gli sherpa dei due schieramenti si sono più volte confrontati, prima cercando — come voleva Berlusconi — di trovare un accordo sia sul Quirinale che sul governo, poi si è passati al parlare solo del nome del possibile successore di Napolitano.
E l’accordo è lontano pure qui.
Qualcuno sostiene che sia Berlusconi che Bersani hanno un nome che tengono coperto fino alla quarta votazione, per non bruciarlo.
Altri, forse più pragmaticamente, sostengono invece che si sta andando avanti a tentativi e che alla fine uscirà , come sempre, il meno peggio.
La tradizione non mente.
Rodotà , che piace ai grillini, è indigesto al centrodestra e non tutto il Pd lo voterebbe. Marini, che piace al centrodestra, nel Pd lo voterebbero solo i popolari e per i grillini sarebbe indigeribile.
La Finocchiaro la voterebbe solo il suo partito e la Lega; potrebbe anche farcela, ma il peso del rinvio a giudizio che pende sulla testa del marito, Melchiorre Fidelbo, per abuso d’ufficio e truffa aggravata rende praticamente impossibile una sua salita al Quirinale.
Insomma, dei nomi usciti fino ad oggi, tutti hanno qualche problema.
E siccome è quasi impossibile che Berlusconi e Bersani trovino una quadra su un nome solo, è probabile che si arrivi alla quarta votazione navigando a vista.
E a quel punto potrà succedere di tutto.
Tanto per ricordarlo, in totale a eleggere il capo dello Stato saranno 1007 votanti: 945 parlamentari (630 deputati e 315 senatori), i quattro senatori a vita attuali e 58 delegati regionali.
Nei primi tre scrutini è necessaria la maggioranza di due terzi (671 voti) dei componenti dell’assemblea, mentre basta la maggioranza assoluta dei votanti, 504, dal quarto in poi.
L’elezione si svolgerà a scrutinio segreto e senza che si possa dare, in aula prima del voto, pubblicità dei nomi che ciascun gruppo intenderà votare.
Tutto avverrà nelle segrete stanze, consuetudine che, visti i tempi, sa veramente di muffa e di stantìo.
Ma proprio perchè la liturgia sarà ancora questa e il dialogo potrebbe non cercarlo nessuno che, alla fine, dalle urne potrebbe uscire una sorpresa.
Brutta o bella lo si giudicherà poi.
Ci sono ancora quattro giorni, comunque, tempo per trovare una quadra ci sarebbe, ma le possibili elezioni a breve rendono indisponibili le parti ad esporsi per il rischio d’essere accusate d’inciucio e puniti dall’elettorato.
Serve “che i partiti si facciano carico — diceva Napolitano fino a ieri — di senso di responsabilità verso il Paese, serve un governo di larghe intese”.
Sarà il prossimo Capo dello Stato a tirare le fila di questo nuovo, grottesco capitolo di storia politica del Paese.
E di sicuro, chiunque egli sia, tenterà in ogni modo di dare un governo all’Italia, anche solo per poco tempo, per non essere immediatamente costretto a sciogliere le Camere che lo hanno eletto, condannandosi a un settennato di estrema debolezza politica.
Ma questo, comunque, si vedrà . Prima ci sarà il voto di giovedì prossimo.
Che ancora una volta sarà certamente molto combattuto. “A parte il caso di Cossiga — ha ricordato in una recente intervista il senatore a vita Emilio Colombo, che ha partecipato alla scelta degli ultimi Capi dello Stato — tutte le elezioni sono state molto combattute a partire da quella di Luigi Einaudi che prevalse grazie a 17 franchi tiratori” su Carlo Sforza che era ”particolarmente libero nel rapporto con il gentil sesso”.
Tra le varie elezioni quella di Leone, del ’71, dopo 23 votazioni, quando ”scegliemmo tra lui e Moro con le primarie — ha ricordato ancora Colombo — riunimmo i gruppi parlamentari democristiani e chiedemmo di votare tra i due, impegnando tutti alla segretezza assoluta perchè non trapelasse l’immagine di un partito diviso: una volta scrutinata, ogni scheda veniva bruciata all’istante”.
Altri tempi, stessa musica di oggi.
Diverso senso dello Stato.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 14th, 2013 Riccardo Fucile
IN ATTESA CHE ACCADA QUALCOSA CHE GIUSTIFICHI LA TUA PRESENZA
Mentre siedi attonito nell’aula di Montecitorio continui a ripeterti che ci deve essere una lezione da imparare, da qualche parte.
Mentre misuri a grandi passi la lunghezza tennistica di quella meraviglia che è il Transatlantico, mentre la notte romana si dipana e si allunga vuota e non ti fa prender sonno, mentre sfrecci immobile verso Roma a velocità superumana sui treni-pallottola, sai che la lezione da imparare devi sforzarti di riconoscerla, prima, e di accettarla, poi.
Ti raccomandi all’umiltà , ti costringi a fare uso della pazienza.
Chiami fuori dall’anima queste due amiche che conosci così poco, le vezzeggi, le lustri, le tieni sempre accanto a te.
Le eleggi a tue compagne, e diventano le due regine dell’esercito di certezze indimostrabili e invisibili su cui fai affidamento ogni giorno.
Ti sforzi di pensare che sia come un lavoro, quest’impegno politico che pure hai voluto fortemente abbracciare percorrendone ogni gradino, dalla candidatura alla campagna elettorale fino all’elezione; che sia degno e nobilissimo come e quanto il lavoro, ogni lavoro.
E continui a dirti che devi averne, e mostrare di averne, il massimo rispetto.
Delle sue regole, dei suoi tempi, dei suoi modi e, per quanto possa sembrarti difficile — questo forse si rivelerà impossibile — persino di buona parte di coloro che ti ritrovi ad avere come colleghi.
Ti dici che non può essere così difficile.
Dopotutto, non è che uno sforzo intellettuale. Ne hai compiuti tanti, in vita tua. Sai come si fa.
Come dicono a Napoli, non sei nato imparato.
E torni col pensiero a quando, diciottenne, decidesti di affrontare l’Ulisse di Joyce, o ai giorni poco successivi in cui ti scontrasti con le prime quarantasette pagine di “Sotto il vulcano”, quelle che l’editore voleva a tutti i costi tagliare e Lowry voleva a tutti i costi tenere.
Ti accorgevi di non riuscire a seguire la scrittura di quei due grandi autori, e temevi di aver raggiunto il tuo limite, di non essere nemmeno all’altezza di leggere — lasciamo perdere capire e apprezzare — quelli che il mondo decretava capolavori assoluti. Dubitavi di te e delle tue ambizioni di lettore, e pensavi che sarebbe stata ben sciapa, e triste, una vita senza la gioia di poter amare i grandi romanzi.
Non l’accettasti, però, quel verdetto crudele. Ci volle tempo, e impegno, e umiltà , e pazienza, ma alla fine riuscisti a leggere quei capolavori, e forse, anche se a modo tuo, persino a capirli.
Come quasi sempre, nella vita, e per tutti, era più una questione di disciplina, che di capacità .
Sono questi i tuoi pensieri sgomenti mentre, come tutte le italiane e tutti gli italiani, vivi nello stallo. Nell’attesa.
Nello svolgersi di una serie di giorni vuoti e tutti uguali.
Nel bozzolo di una vita sospesa, fatta di tempo rubato a un futuro che bussa alle nostre porte cercando invano di farsi dare ascolto, e prima o poi le schianterà e piomberà addosso a noi e alle nostre figlie e ai nostri figli, e ci prenderà per il bavero.
Se somigli a qualcosa, è un’automobile da corsa in folle, col motore che ruggisce al massimo numero di giri. Da giorni.
E cerchi disperatamente, appunto, di disciplinarti. Di non pensare che questa attesa, questo tempo oscenamente perso in attesa di poter fare qualcosa che possa dare un senso al tuo sconsiderato, coraggioso, infantile desiderio di poter essere utile al tuo paese candidandoti e facendoti eleggere in Parlamento, ecco, non sia che una misura — la prima, la più immediata e la più evidente — dell’impossibilità di poter essere in qualche modo utile al tuo paese candidandoti e facendoti eleggere in Parlamento.
Ti dici che non è così. Non può essere così. E aspetti.
Edoardo Nesi
(deputato di Lista Civica)
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Marzo 30th, 2013 Riccardo Fucile
ECCO L’ELENCO DI CHI CONTINUA A MANTENERE DOPPI INCARICHI
Senatore e consigliere regionale, Senatore e assessore, Senatore e sindaco. 
E le combinazioni possono essere anche più fantasiose ancora.
Si può arrivare perfino a tre incarichi istituzionali svolti in contemporanea (da far invidia a Padre Pio, in quanto a dono dell’ubiquità ).
In un momento storico in cui il tema dei “tagli ai costi della politica” è una priorità (reale o solo di facciata), ci sono parlamentari che percepiscono stipendi, indennità , gettoni di presenza e vitalizi mentre siedono comodamente su due o più poltrone. Senza contare i rimborsi per le spese per alloggio, per il vitto, per lo staff.
E se proprio dovesse capitare di dover pagare, non mancano diffuse scontistiche o, talvolta, con ti gratis offerti dai ristoratori compiacenti.
I parlamentari, senatori o deputati che siano, non possono presiedere più di un seggio istituzionale.
Lo dice il 122mo articolo della Costituzione. lo ribadiscono gli articoli 1 e 2 della legge 60/1953 (almeno nel loro senso generale), l’articolo 62 del decreto legislativo 267/2000 e lo afferma a più riprese anche la Corte Costituzionale.
Eppure, ci risulta che siano più di trenta i Senatori che non si accontentano di una sola “cadrega“.
Senatori “incostituzionali“, per così dire:
Aiello Pietro PDL Senatore; Assessore regionale (Calabria)
Albertini Gabriele Con Monti per l’Italia Senatore; Parlamentare europeo
Arrigoni Paolo Lega Nord Senatore Sindaco Calolziocorte (LC); Consigliere della Provincia di Lecco
Bellot Raffaela Lega Nord Senatore; Consigliere comunale a Pedavena (BL)
Bilardi Giovanni Grande Sud Senatore; Consigliere regionale in Calabria
Bisinelli Patrizia Lega Nord Senatore; Consigliere comunale a Castelfranco Veneto
Bitonci Massimo Lega Nord Senatore; Consigliere comunale a Cittadella (PD)
Briglia Claudio PD Senatore; Sindaco di Crevalcore (BO)
Candiani Stefano Lega Nord Senatore; Consigliere Comunale a Tradate (VA)
Cardinali Valerdia PD Senatore; Assessore comunale a Perugia
Cardini Antonio PDL Senatore; Assessore regionale in Calabria
Cassano Massimo PDL Senatore; Assessore regionale in Puglia
Centinaio Gianmarco PDL Senatore; Assessore comunale a Pavia
Cirrinnà Monica PDL Senatore; Consigliere comunale a Roma
Compagnone Giuseppe PDL Senatore; Sindaco di Grammichele (CT)
Consiglio Nunziante Lega Nord Senatore; Assessore comunale di Cazzano Sant’Andrea (BG)
D’Adda Erica PD Senatore; Consigliere comunale di Busto Arsizio (VA)
D’Anna Vincenco PDL Senatore; Consigliere comunale di Santa Maria a Vico (CE)
De Monte Isabella PD Senatore; Sindaco di Pontebba (UD)
Garavaglia Massimo Lega Nord Senatore; Consigliere comunale di Marcallo con Casone
Mantovani Mario PDL Senatore; Sindaco comunale di Arconate (MI)
Bruni Francesco PDL Senatore; Consigliere della Provincia di Lecce, Consigliere comunale a Otranto
Chiavaroli Federica PDL Senatore; Consigliere comunale a Pescara
Cucca Giuseppe Luigi Salvatore PD Senatore; Consigliere regionale in Sardegna
Dalla Tor Mario PDL Senatore; Vicepresidente della Provincia di Venezia
Faviero Nicoletta PD Senatore; Consigliere comunale a Biella
Ferrara Elena PD Senatore; Consigliere comunale a Oleggio
Fornaro Federico PD Senatore; Sindaco di Castelletto D’Orba; Consigliere della Provincia ad Alessandria
Fravezzi Vittorio Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI Senatore, Sindaco di Dro, Componente del Consiglio delle Autonomie della Provincia Autonoma di Trento
Iurlaro Pietro PDL Senatore; Consigliere comunale di Francavilla Fontana; Consigliere regionale in Puglia
Langella Pietro PDL Senatore, Assessore nella Provincia di Napoli
Laniece Albert Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI Senatore, Assessore regionale in Valle D’Aosta
Manassero Patrizia PD Senatore, Consigliere comunale a Cuneo
Munearo Emanuela Lega Nord Senato, Consigliere comunale Ledinara
Manarin Marco PDL Senato; Consigliere comunale di Padova
Panizza Franco Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI Senato; Assessore Provincia autonoma di Trento
Piccoli Giovanni PDL Senato; Sindaco di Sedico
Spilabotte Maria PD Senato; Consigliere comunale a Frosinone
Stefà no Dario Sinistra Ecologia e Libertà Senato; Assessore regionale in Puglia
Susta Gianluca Scelta civica per l’Italia Senato; Deputato europeo
Uras Luciano Sinistra Ecologia e Libertà Senato; Consigliere regionale in Sardegna
Zizza Vittorio PDL Senato; Sindaco di Carovigno
Che facciamo? Cambiamo la Costituzione o cambiamo i Senatori?
Andrea Montefiori
(da “byoblu.com“)
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Marzo 27th, 2013 Riccardo Fucile
ANCHE IL PDL PREFERISCE IL CENTRO
Addio ai banchi che furono di Almirante, di Rauti, di Fini. 
Nessuno vuole più stare a destra.
In compenso, assalto agli scranni del centro: bisognerebbe soppalcare l’Aula per farci stare tutti quelli che lo chiedono.
La curiosa questione si è posta ieri a Montecitorio, atterrata sul tavolo dei deputati questori.
Finora, gli onorevoli si sono sistemati liberamente nell’emiciclo, con inevitabili gustosi piccoli «incidenti» tipo il non ancora capogruppo Pd Roberto Speranza finito dietro ad Alfano alla prima seduta.
Ora, a una decina di giorni dall’inizio della legislatura, occorre predisporre i posti fissi dei vari gruppi parlamentari.
Fosse facile, però: trovare il posto gradito a tutti rischia di diventare un rompicapo.
E se in passato è capitato di litigarsi l’estrema sinistra, come fecero i Radicali con il Pci, stavolta si discute al contrario non per accaparrarsi, ma per evitare l’estrema destra.
Già , perchè mentre Pd e Sel hanno naturalmente chiesto la parte sinistra dell’emiciclo, nella parte opposta non ci vuole andare nessuno.
Il Pdl, che pure occupava tutta l’area di destra nella scorsa legislatura, ha chiesto di sistemarsi al centro.
«Perchè noi facciamo parte del Ppe, siamo dei moderati», spiega il deputato questore Gregorio Fontana.
Nessuna voglia di finire relegati là in fondo, schiacciati all’estrema destra.
Il problema è che di altre forze di destra non ce n’è.
Ieri, mentre il ministro Terzi si dimetteva, sedevano laggiù negli ultimi banchi La Russa, Meloni, Corsaro: loro, i «Fratelli d’Italia», probabilmente ci starebbero volentieri, ma fanno parte del gruppo misto, in cui convergono forze di segno diverso.
Quindi, insomma, più a destra del centrodestra del Pdl non pare esserci nessuno.
Siccome al centro ci vuole stare pure Scelta civica, il questore anziano Stefano Dambruoso ha cercato di risolvere il sudoku proponendo al M5S di occupare i banchi che furono dell’Msi, visto che non è possibile, come avrebbero voluto loro, sistemarsi tutti in ultima fila.
Offerta rifiutata: anche i Cinque stelle sono intenzionati a chiedere una collocazione centrale.
Dove comincia a esserci troppo affollamento.
«Ma una soluzione la troveremo, tanto si starà qui per poco…», scherza Fontana.
Se non dovessero riuscirci, dovrà intervenire la presidente Boldrini: come una maestra con gli alunni indisciplinati, toccherà a lei decidere chi deve stare alla sua estrema destra.
Francesca Schianchi
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Marzo 27th, 2013 Riccardo Fucile
LA SORELLA DI MASSIMILIANO E LA MOGLIE DI SALVATORE NELLA TRIBUNA DEGLI OSPITI A MONTECITORIO: TRA LE MANI LA BANDIERA DEL BATTAGLIONE SAN MARCO
«Riportate a casa mio marito». Ha urlato tutta la sua rabbia verso l’emiciclo dei parlamentari Giovanna Ardito, la moglie del marò Salvatore Girone presente in aula durante il dibattito alla Camera sul caso dei militari italiani in India.
Stringe tra le mani la bandiera del Battaglione San Marco.
Con lei c’è anche Franca Latorre, sorella di Massimiliano
I parenti dei due marò pugliesi sotto processo in India, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, non mollano, non vogliono mollare: «I nostri ragazzi – dice Franca Latorre con voce concitata, parlando al telefono con l’Ansa – devono tornare rapidamente qui».
«La politica – aggiunge la sorella del marò – deve essere unita. Non possiamo abbandonarli. Devono tornare», ripete.
Il boato delle dimissioni del ministro degli Esteri Giulio Terzi in disaccordo con le decisioni del governo, le affermazioni del ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, lo stupore del presidente Napolitano di fronte a dimissioni non preannunciate, non hanno per nulla impaurito le due donne, che oggi sono andate alla Camera per seguire il dibattito riguardante i loro cari.
«La crisi politica non è una cosa che ci fa piacere», dice Franca Latorre solo pochi minuti dopo aver ascoltato l’annuncio delle dimissioni di Terzi.
«Comunque – aggiunge – i ragazzi devono tornare a casa, subito, rapidamente. L’unione fa la forza e la politica si deve unire».
Il terrore della pena di morte, lo spettro di una pena comunque severa, l’atmosfera sempre più tesa che circonda i due fucilieri in India fa battere il cuore alle persone che sono più care a Salvatore e a Massimiliano: i due marò venerdì hanno lasciato la Puglia per tornare in India con gli occhi pieni di lacrime.
«Siamo soldati, – hanno detto – ubbidiamo».
Ma l’inquietudine nei loro cuori e nelle loro case, a Torre a Mare (Bari) e a Taranto, è ora veramente tanta, sembra aver superato ogni argine.
Per questo Vania Girone urla nell’aula di Montecitorio, tra lo stupore generale e della stessa Boldrini, per questo Franca Latorre con il cuore in gola ripete: «Bisogna riportarli qui, subito».
E la sorella del fuciliere non ha dubbi quando ai politici rivolge oggi lo stesso appello che qualche giorno fa ha lanciato via internet Massimiliano: «L’unione fa la forza. Bisogna guardare avanti e bisogna far presto, rapidamente, subito. La volontà politica rispetto a questa vicenda deve essere unica».
«I ragazzi – dice la donna – sono innocenti e devono tornare a casa».
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Marzo 20th, 2013 Riccardo Fucile
PARLAMENTO NUOVO, VIZI VECCHI: L’ESERCITO DEGLI IMPRESENTABILI TRA INDAGATI, SOTTO PROCESSO E CONDANNATI… SONO 49 I SENATORI E DEPUTATI CON GUAI CON LA GIUSTIZIA… IL PRIMATO SPETTA AL PDL, MA GLI ALTRI NON SCHERZANO
I partiti avevano promesso liste immacolate, invece hanno escluso solo qualche imputato
eccellente, riportando nelle Camere inquisiti anche per mafia, corruzione e così via.
Il record è del Pdl (30), seguito a ruota dal Pd (8), dalla Lega (7) e dall’Udc (2).
Tre condannati definitivi (Salvatore Sciascia del Pdl, Umberto Bossi e Matteo Bragantini della Lega).
Sono 30 tra inquisiti e indagati: il Pdl si riconferma primo partito tra quelli che hanno eletto candidati impresentabili, nonostante abbia basato la campagna elettorale sulle liste pulite.
Ma non è l’unico: seguono otto senatori e deputati del Partito democratico che hanno guai con la giustizia, sette della Lega Nord, due dell’Udc e uno a testa per Sel e Lista Monti.
Il nuovo Parlamento vanta in totale 49 onorevoli impresentabili.
Ecco chi sono:
PDL
Ignazio Abrignan
Camera Indagato per dissipazione post-fallimentare.
Antonio Angelucci
Camera. Editore di Libero, imputato per associazione a delinquere, truffa e falso. Ha assistito al pestaggio del nipote minorenne da parte di suo figlio, Salvatore Angelucci, senza intervenire.
Deborah Bergamini
Camera. Interruzione di pubblico servizio con richiesta di archiviazione.
Silvio Berlusconi
Senato. Due amnistie, sette prescrizioni. In due processi, il fatto non è più reato per le leggi ad personam . Condannato in primo grado a 4 anni per frode fiscale (diritti tv Mediaset) e a un anno per rivelazione di segreto (processo Fassino-Consorte). Imputato per concussione e prostituzione minorile (caso Ruby). Indagato per corruzione (caso De Gregorio) .
Antonio Caridi
Senato. Condannato a 6 mesi in primo grado per omissione di atti d’ufficio.
Luigi Cesaro
Camera. Indagato per associazione camorristica. Fu autista e avvocato del padrino Raffaele Cutolo
Riccardo Conti
Senato. Indagato per truff
Antonio D’Alì
Senato. Imputato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Domenico De Siano
Senato. Indagato per associazione a delinquere, peculato, abuso e truffa.
Fabrizio Di Stefano
Camera. Rinviato a giudizio per corruzione.
Claudio Fazzone
Senato. Imputato per abuso d’ufficio.
Raffaele Fitto
Camera. Imputato per corruzione, peculato, finanziamento illecito ai partiti, abuso d’ufficio.
Roberto Formigoni
Senato. Indagato per corruzione e finanziamento illecito.
Altero Matteoli
Senato. Imputato per favoreggiamento (processo annullato per l’immunità ).
Antonino Minardo
Senato. Condannato in appello a 8 mesi per abuso d’ufficio.
Massimo Parisi
Camera. Indagato (assieme a Verdini) per truffa aggravata allo Stato.
Mauro Pili
Camera. Indagato per peculato.
Francesco Saverio Romano
Camera. Corruzione aggravata mafiosa con richiesta di archiviazione.
Giuseppe Romele
Camera. Indagato per false dichiarazioni ai pm in un’inchiesta su finanziamento illecito ai partiti.
Paolo Romani
Senato. Indagato per peculato e istigazione alla corruzione.
Paolo Russo
Camera. Indagato per violazione della legge elettorale
Daniela Santanchè
Camera. Indagata per turbamento e interruzione di funzione religiosa.
Elvira Savino. Camera. Indagata per concorso in riciclaggio.
Antonio Fabio Scavone. Senato. Rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e truffa. Condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale.
Renato Schifani
Senato. Indagato per concorso esterno alla mafia, con richiesta di archiviazione.
Salvatore Sciascia
Senato. Condannato definitivo a due anni per corruzione alla Guardia di Finanza.
Domenico Scilipoti
Senato. Casa pignorata dalla Cassazione per non aver pagato la parcella a un ingegnere.
Giancarlo Serafini
Senato. Patteggiamento per corruzione.
Paolo Tancredi
Camera. Rinviato a giudizio per corruzione.
Denis Verdini
Senato. Indagato per bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere (Credito cooperativo fiorentino), concorso in corruzione (appalti G8), truffa allo Stato (da editore del Giornale di Toscana), associazione per delinquere
(P3). Rinviato a giudizio assieme a Marcello Dell’Utri per bancarotta e truffa.
LEGA NORD
Umberto Bossi
Camera. Condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxi-tangente Enimont; condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera; indagato per truffa allo Stato per i soldi al figlio Renzo.
Matteo Bragantini
Camera. Condannato definitivamente a due mesi per propaganda di idee razziste e violazione della legge Mancino contro la discriminazione.
Roberto Calderoli
Senato. Prescrizione per resistenza a pubblico ufficiale; salvato da immunità per attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato e per truffa.
Davide Carlo Caparini
Camera. Prescrizione per resistenza a pubblico ufficiale.
Jonny Crosio
Senato. Rinviato a giudizio per turbativa d’asta, concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. .
Gianluca Pini
Camera. Indagato per millantato credito, appropriazione indebita e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Giulio Tremonti
Senato. Indagato per finanziamento illecito.
PD
Bruno Astorr
Senato. Indagato per abuso d’ufficio.
Rosaria Capacchione
Senato. Imputata per calunnia.
Umberto Del Basso De Caro
Camera. Indagato per abuso d’ufficio.
Francantonio Genovese
Camera. Indagato per abuso d’ufficio.
Nicodemo Oliverio
Camera. Imputato per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale aggravata.
Massimo Paolucci
Camera. Condannato assieme a Bassolino e Russo Iervolino dalla Corte dei conti per danno erariale per lo scandalo rifiuti.
Andrea Rigoni
Camera. Condannato in primo grado a 8 mesi e poi prescritto in appello per lavori abusivi nella sua villa.
Walter Tocci
Senato. Condanna dalla Corte dei conti per danno erariale.
SEL
Nichi Vendola
Camera. Imputato per abuso d’ufficio, peculato, falso e ancora per abuso d’ufficio (assolto in primo grado, la procura ha fatto appello).
LISTA MONTI
Linda Lanzillotta
Senato. Condannata della Corte dei conti (anche in Cassazione) per danno erariale.
UDC
Lorenzo Cesa
Camera. condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata. Reato prescritto.
Giovanni Pistorio
Camera. Condannato dalla Corte dei conti per danno erariale.
Beatrice Borromeo e Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 16th, 2013 Riccardo Fucile
UN RITORNO ALLA PASSIONE POLITICA RIVOLTO ALLA DIFESA DEI PIU’ DEBOLI
Care deputate e cari deputati,
permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e la responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa Assemblea.
Vorrei, innanzitutto, rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’Assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Applausi — I deputati si levano in piedi), che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della Costituzione repubblicana.
Vorrei, inoltre, inviare un saluto cordiale al Presidente della Corte costituzionale e al Presidente del Consiglio. Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’Aula (Applausi).
Sono sicura che, in un momento così difficile per il nostro Paese, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.
Vorrei rivolgere, inoltre, un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al Presidente Gianfranco Fini, che ha svolto con responsabilità la sua funzione istituzionale (Applausi).
Arrivo a questo incarico dopo avere trascorso tanti anni a difendere e a rappresentare i diritti degli ultimi, in Italia come in molte periferie del mondo. È un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno (Applausi)
Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà , e non contro i poveri. In questa Aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella Pag. 35capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno. Questa Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale di una generazione che ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà , costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia (Applausi).
Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore (Prolungati applausi), ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.
Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante (Applausi), come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato (Applausi), ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana (Applausi) e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio (Applausi).
Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti (Applausi).
Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore e inesplorata di un disabile.
In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo (Prolungati applausi).
Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi, a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa (Prolungati applausi). Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto. E molto, molto, dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta (Applausi), che ricordiamo con commozione oggi, nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.
Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio nel dare piena dignità alla nostra istituzione, che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica (Applausi), rendiamo il Parlamento e il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani (Prolungati applausi).
Sarò la Presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato. Mi impegnerò perchè la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese. L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea. Dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate con lungimiranza da Altiero Spinelli (Applausi). Lavoriamo perchè l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, appunto un luogo della libertà , della fraternità e della pace.
Anche i protagonisti della vita spirituale e religiosa ci spronano ad osare di più. Per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice (Generali applausi), venuto emblematicamente dalla fine del mondo.
A Papa Francesco il saluto carico di speranza di tutti noi.
Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite, in cui ho lavorato per 24 anni, e permettetemi, visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno, un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce (Applausi).
Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.
Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica all’unità del Pag. 36Paese. Un richiamo che quest’Aula è chiamata a raccogliere con pienezza e convinzione. La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione (Prolungati applausi).
Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio: cercherò di portare, assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà , la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto i nostri figli.
Grazie
Laura Boldrini
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Marzo 16th, 2013 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA PRENDE 14 VOTI IN PIU’ DELLA SUA COALIZIONE… I CINQUESTELLE SI DIVIDONO TRA ASTENSIONE E LIBERTA’ DI COSCIENZA, I MONTIANI PERDONO UN’OCCASIONE, GRILLO LA FACCIA
È Piero Grasso il nuovo presidente del Senato nella XVII legislatura.
Il candidato del Partito Democratico al quarto scrutinio, effettuato con ballottaggio, ha battuto il candidato del Pdl Renato Schifani (sostenuto anche dalla Lega) per 137 a 117, raccogliendo 14 voti in più della sua coalizione.
Dopo una mattinata convulsa – alla fine della terza votazione il divario era di appena 9 voti, ma cinque deputati del Pdl (Silvio Berlusconi e Maria Rosaria Rossi, Luciano Rossi, Malan che si è sbagliato e Matteoli che non c’era) erano assenti al terzo scrutinio, quindi la differenza reale tra Pd e Pdl risultava di appena 5 voti.
Il centrosinistra ottiene così il controllo delle due Camere, dato che in mattinata era stata eletta Laura Boldrini alla terza carica dello Stato.
DECISIVI 5STELLE E MONTIANI –
Tutto girava, allora, intorno ai 53 voti, o non voti, del Movimento 5 Stelle e ai 19 della Scelta Civica di Mario Monti.
Il ballottaggio, iniziato alle 16.40 e chiuso alle 18.02, poi dopo una richiesta di chiarimento sulle schede biance da parte di Roberto Calderoli, lo spoglio.
Durante il voto, segreto, M5S aveva preso la decisione di lasciare libertà di coscienza ai suoi senatori.
Anche gli uomini di Mario Monti avrebbero potuto non essere compatti, ma la rapidità con cui hanno espletato le operazioni di voto ha lasciato intendere l’astensione «obbligatoria».
LA RABBIA DI GASPARRI –
Berlusconi e i big del partito, tra cui il segretario Angelino Alfano, si erano riuniti poco dopo pranzo in un vertice a Palazzo Grazioli (presenti, tra gli altri, anche Niccolò Ghedini, Renato Brunetta e Paolo Bonaiuti).
Fonti vicine a Scelta civica avevano riferito che Berlusconi avrebbe incontrato Mario Monti a Palazzo Giustiniani prima del voto, ma il meeting non è avvenuto.
Il senatore Monti ha però parlato con Schifani.
E poco prima dell’inizio del ballottaggio, comunque, il senatore Gabriele Albertini ha confermato la scheda bianca del suo schieramento.
Questo ha scatenato le ire di Maurizio Gasparri, ex capogruppo del Pdl: «È spiacevole dover constatare che chi ha fatto una “Scelta civica” abbia ordinato ai suoi senatori di attraversare velocemente la cabina in modo da essere sicuro che non esprimano alcuna preferenza». Secondo Gasparri è stata così violata la segretezza del voto.
ASTENSIONE O LIBERTà€ DI SCELTA? È BAGARRE –
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Vito Crimi nel primo pomeriggio aveva confermato la scheda bianca da parte dei 53 senatori perchè «questo voto non è la scelta tra una persona e l’altra, ma tra due strategie politiche. Noi non facciamo la stampella di nessuno».
Eppure, gravi malumori sono riemersi durante e dopo l’ultima riunione, e sul web, e pare sia prevalsa la scelta di «libertà di coscienza» con rabbia montante verso Crimi, “colpevole” di aver parlato prima della riunione.
Vito Petrocelli ha lasciato la riunione prima del voto per alzata di mano.
La base, almeno sul blog di Grillo, ha invitato i suoi uomini a prediligere Grasso, ricordando che un voto oggi «non significa allearsi con il Pd».
La scelta di puntare sulla scheda bianca, di fatto, «non è stata presa all’unanimità », ha spiegato l’ex candidato alla presidenza del Senato Luis Alberto Orellana: «Come persone Grasso e Schifani non sono equivalenti: una è una scelta in continuità con il passato. Mi sono espresso personalmente contro la scelta del collega Schifani».
LACRIME A 5 STELLE –
Sulla stessa lunghezza d’onda anche diversi altri neosenatori, con molti dei neoeletti che, secondo i testimoni, «erano in lacrime».
L’incertezza filtra vaanche sui social network, dove ad appello già iniziato Maurizio Bucarella ha scritto: «Stiamo per votare al ballottaggio… e la discussione accesa tenuta nel gruppo non è stata sufficiente a dipanare tutti i dubbi di tutti quanti…».
C’è stato anche chi, apertamente, ha sfidato la linea dell’astensione.
Bartolomeo Pepe scrive, sempre su Facebook: «Amici. libertà di voto. Senza contrattazioni e senza trucchi. Borsellino ci chiede un gesto di responsabillità ».
Idem Ornella Bertorotta, che tuona: «Libertà di voto. È questo che abbiamo deciso. Ogni cittadino portavoce al Senato voterà secondo coscienza».
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