Giugno 18th, 2011 Riccardo Fucile
INCHIESTA P4: RIVELAZIONI, SOLDI E FAVORI ALL’OMBRA DEL SOTTOSEGRETARIO…BISIGNANI: “RIFERIVO A GIANNI LETTA TUTTE LE INFORMAZIONI CHE MI PASSAVA PAPA SULLE VICENDE PROCESSUALI CHE RIGUARDAVANO LUI E VERDINI”
“Mi chiedete se io informassi Letta delle notizie e delle informazioni riservate di matrice
giudiziaria comunicatemi da Papa; a tal riguardo vi dico che sicuramente parlavo e informavo il dottor Letta delle informazioni comunicatemi e partecipatemi dal Papa, e in particolare di tutte le vicende che potevano riguardarlo direttamente o indirettamente come la vicenda riguardante il Verdini, come la vicenda inerente al procedimento che riguardava lui stesso (e cioè il Letta) e il Chiorazzo”.
È Luigi Bisignani a metterlo a verbale lo scorso marzo davanti ai pm napoletani.
“Il Chiorazzo” di nome fa Angelo, è un imprenditore cooperativo vicino a Comunione e Liberazione e ai democristiani di ieri e di oggi (Andreotti, Mastella, Letta).
Letta è invece Gianni, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che con Chiorazzo finì indagato dalla Procura di Potenza.
Papa, infine, di nome fa Alfonso. È un giudice in aspettativa e un deputato del Pdl che ha avuto esperienza al ministero della giustizia prima con Roberto Castelli e poi con Clemente Mastella.
Sarebbe lui, a detta di Bisignani, l’uomo in grado di carpire “notizie e informazioni giudiziarie riservate” da consegnare nelle mani dell’eminenza azzurrina che siede a Palazzo Chigi.
L’inchiesta sulla P4 fornisce nuovi particolari della vicenda.
Maria Elena Valenzano, già assistente parlamentare di Papa, racconta come avesse ricevuto, tra le altre, una consulenza dalla Axilium di Chiorazzo che le avrebbe fruttato mille euro lordi al mese.
Per fare cosa? Curare alcuni rapporti istituzionali, le dissero.
Cosa che, si evince dalle sue dichiarazioni, non fece (“Non ho mai svolto alcuna prestazione pur emettendo regolare fattura”).
Ma perchè? Papa le spiegò che quella cifra era a lui dovuta “in ragione delle rottura di scatole dategli dal Chiorazzo stesso con riferimento ai problemi giudiziari”.
Ecco allora che le informazioni privilegiate e riservate che Papa riusciva a recuperare – dicono i pm – avevano un prezzo.
Ma qual era il prezzo che questa stessa messe di notizie coperte da segreto aveva a Palazzo Chigi?
I magistrati accusano il gruppo di Bisignani di favoreggiamento.
In pratica, scrivono, tutelavano “i soggetti ‘amici’ inquisiti (che all’uopo venivano avvisati dei procedimenti in corso) ad eludere le indagini (impedendo addirittura. in taluni casi, l’avviarsi delle indagini stesse e la iscrizione di un relativo procedimento penale)”.
Tra i soggetti amici non c’è dubbio che vi fosse il potente segretario alla Presidenza del Consiglio.
Il nome di Gianni Letta appare 17 volte nell’ordinanza sulla P4.
Sulla vicenda che lo vedeva indagato con Chiorazzo, ad esempio, Bisignani dà la sua versione: “Papa mi disse di essersi informato e di aver acquisito informazioni attraverso l’ex Procuratore aggiunto Achille Toro”.
Ma Letta, l’uomo che ancora ieri il presidente del Consiglio definiva “un galantuomo e un servitore delle istituzioni”, non è solo il collettore di notizie delicate che riguardano lui o la sua parte politica.
L’uomo è il cardine di un sistema politico e istituzionale e per ciò stesso elemento delicato.
Il generale Adriano Santini, direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) chiarisce come il suo ruolo “dipende direttamente dal Presidente del Consiglio, per il tramite del sottosegretario delegato dottor Gianni Letta”.
E Valter Lavitola, il direttore editore dell’Avanti coinvolto nell’affaire di Saint Lucia e della casa a Montecarlo del cognato di Gianfranco Fini, in maniera più spiccia, constata: “È noto che in Italia chi decide effettivamente su tutto ciò che riguarda i servizi civili e militari è Gianni Letta con il quale – precisa – io non sono in buoni rapporti”.
Chi aveva buoni rapporti con lui era Alfonso Papa.
È Letta a spiegare ai magistrati: “Ho conosciuto Papa quando era al ministero della Giustizia e che è rimasto al ministero sia con Castelli che con Mastella. Ricordo che un giorno il Papa mi disse che aveva aspirazioni politiche. In seguito del Papa e delle sue aspirazioni politiche mi parlò anche il Bisignani. Io rappresentai tale aspirazione del Papa a Berlusconi, (che mi disse che aveva ricevuto molte altre sollecitazioni riferite sempre al Papa). Dopo l’elezione a deputato, il Papa mi chiese di fare il Sottosegrerario. Ma non è stato mai accontentato”.
Papa, quindi, raccomandato da Bisignani e Letta, riuscì a farsi eleggere.
I giudici scrivono: “L’inserimento nelle liste elettorali potrebbe integrare l’utilità prevista come corrispettivo dell’atto nel reato di corruzione”, proprio per il sistema delle liste bloccate che consente di “nominare” i futuri deputati.
Non c’è però causa-effetto tra le notizie riservate che avrebbe procurato a Bisignani e la sua ascesa politica.
Anche perchè, scrivono i pm, Papa aveva dalla sua Castelli, Pera, Previti e Cosentino.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 18th, 2011 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA PDL BIANCOFIORE RIVELA UN DOSSIER SUL FIGLIO DELLA PM… EMERGONO I NOMI DELLA PRESTIGIACOMO E DELLA SANTANCHE’ TRA GLI INTERLOCUTORI ABITUALI DEL FACCENDIERE
In tanti parlavano con il grande “triangolatore” del potere e in tanti adesso tremano.
Perchè l’inchiesta della Procura di Napoli su dossier e ricatti è entrata nel cuore del sistema di relazioni intrecciato da Luigi Bisignani con esponenti di primissimo piano della politica, dell’economia, della magistratura.
Con lui si confrontavano o chiedevano consiglio parlamentari e ministri del governo in carica, come la titolare dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.
Molti di quei colloqui sono stati intercettati dagli inquirenti.
E dalle conversazioni allegate all’indagine emergono episodi che non costituiscono reato ma fanno sicuramente riflettere.
Come una telefonata registrata il 16 gennaio scorso.
Da una parte dell’apparecchio c’è Bisignani, dall’altra la parlamentare del Pdl Micaela Biancofiore.
La deputata allude a una vicenda vecchia di quasi quattordici anni, una rissa fra ragazzi sull’isola d’Ischia nella quale era rimasto coinvolto il figlio dell’attuale procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, pilastro del pool Mani pulite che in quei giorni sta indagando anche sul caso Ruby e viene tenuta costantemente nel mirino della macchina del fango.
La Biancofiore introduce l’argomento.
Bisignani però tronca quasi subito la conversazione. “Ne parliamo da vicino”, afferma.
E in un dialogo successivo la Biancofiore si dice rammaricata, forse proprio per aver affrontato un tema troppo delicato per essere discusso al telefono. Coincidenza vuole che all’indomani di quella telefonata si sia svolto ad Arcore un pranzo con i direttori delle principali testate riconducibili a Berlusconi. Tempo qualche altro giorno, il 22 gennaio, e il Giornale pubblica un servizio proprio su quella serata ischitana di quasi tre lustri fa, attaccando pesantemente Ilda Boccassini.
Un’idea dell’ampiezza dell’indagine traspare da un inciso dell’ordinanza con la quale il giudice Luigi Giordano ha disposto gli arresti domiciliari per Bisignani per tre ipotesi di favoreggiamento e ha chiesto il carcere per il deputato del Pdl Alfonso Papa.
Il gip cita infatti il titolo di un paragrafo della richiesta dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio che affronta, fra gli altri argomenti, “i rapporti con Gianni Letta e la presidenza del Consiglio dei ministri, quelli con l’Eni, con altri esponenti di governo, con i vertici dei servizi di sicurezza, con Dagospia”. Materiale che il magistrato, dopo aver escluso a carico di Bisignani e Papa le accuse di associazione per delinquere e di aver costituito un’associazione segreta, non ha ritenuto di “approfondire ed illustrare” perchè, sottolinea, riguarda “dichiarazioni e intercettazioni di persone non indagate”.
Da quelle pagine però emerge, rileva il giudice, “la rete di relazioni umane e professionali” nella quale Bisignani si muove da sempre “in modo disinvolto”.
Con lui si confrontava il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in un colloquio intercettato e sul quale il ministro è stata poi anche ascoltata come testimone dai pm Curcio e Woodcock.
Anche altri componenti dell’esecutivo erano in contatto con l’influente uomo d’affari.
Come il sottosegretario per l’Attuazione del programma Daniela Santanchè, in favore della quale Bisignani sostiene di essersi speso per rimuovere il veto politico opposto dal presidente della Camera Gianfranco Fini dopo la scelta della Santanchè di guidare la Destra alle ultime elezioni politiche.
E sembra che anche Luca di Montezemolo avesse chiesto a Bisignani di valutare la possibilità di far confluire i consensi dell’Eni in Confindustria su un nome apprezzato dal presidente della Ferrari.
La caratteristica di Bisignani, ha spiegato ai pm uno dei testimoni, il presidente del Poligrafico dello Stato Roberto Mazzei, è quella di essere “un triangolatore. Difficilmente dice i fatti suoi a qualcuno. È uno che separa”.
Per poi, se necessario, unire.
Dario del Porto e Francesco Viviano
(da “La Repubblica“)
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Giugno 18th, 2011 Riccardo Fucile
DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE REGIONALI IN CALABRIA DEL 2010 INCONTRO’ IL BOSS GIUSEPPE PELLE… DURE CONDANNE ANCHE PER ALCUNI APPARTENENTI AL CLAN PELLE E FICARRA
Quattro anni di carcere. Tanto l’ex consigliere regionale del Pdl Santi Zappalà dovrà scontare per il gup Daniela Oliva di Reggio Calabria che, ieri pomeriggio, ha emesso la sentenza di primo grado del processo “Reale”.
Gli è costato caro l’incontro a casa del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pelle durante la campagna elettorale per le regionali del 2010.
Condannato, dunque, per corruzione elettorale aggravata dalle modalità mafiose.
Il giudice per le udienze preliminari ha accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero Giovanni Musarò, infliggendo complessivamente circa 200 anni di reclusione agli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
L’abitazione del mammasantissima di San Luca era diventata un luogo di pellegrinaggio per i candidati a Palazzo Campanella.
Quarto degli eletti nella lista del Pdl con 11052 voti, Zappalà non si è tirato indietro davanti a una tappa obbligata per chi vuole rastrellare voti negli ambienti mafiosi.
Una sorta di santuario dove chiedere consensi in cambio di appalti.
Ambienti dai quali, come ha affermato nel corso di un’intercettazione telefonica lo stesso Giuseppe Pelle, potrebbero essere eletti ben sei consiglieri regionali.
Un partito della ‘ndrangheta seduto allo stesso tavolo della politica e delle istituzioni.
Nel corso delle indagini, i carabinieri del Ros aveva filmato Zappalà mentre, a bordo della sua Alfa 159, arrivava a Bovalino intercettando anche le conversazioni con il boss il quale ha garantito il suo appoggio e quello della potente famiglia mafiosa dei Pelle.
“Da parte nostra, dottore, ci sarà il massimo impegno” è la frase che il figlio del patriarca ‘Ntoni Gambazza ha riferito a Zappalà che conferma la tendenza di come, oggi, siano i politici a rivolgersi ai mafiosi e non viceversa.
Un impegno non disinteressato certo.
Se Zappalà chiede i voti, la cosca pretende una contropartita. Un “do ut des” insomma che, oltre all’odore delle schede elettorali, aveva il sapore degli appalti.
Ed è un imprenditore, Giuseppe Antonio Mesiani, presente all’incontro tra il mafioso e il politico, a spiegare le condizioni del “patto elettorale”: “Quando sposo una causa e quindi io e gli amici miei diamo il massimo, nello stesso tempo noi desidereremmo avere quell’attenzione per come poi ce la accattiviamo, per simpatia ma per amicizia prima di tutto”.
Chiaro, gentile ma, allo stesso tempo, fermo e consapevole di fornire a Zappalà l’unica condizione possibile per usufruire dei voti dei “santolucoti”: la ‘ndrangheta garantisce l’elezione, il politico gli appalti alle ditte di riferimento della cosca.
Non si scappa. L’ex sindaco di Bagnara Santi Zappalà , però, non era il solo ad aspirare al pacchetto di voti di Peppe Pelle.
Con lui, a dicembre, sono stati arrestati, altri candidati (di centrodestra e di centrosinistra) al consiglio regionale della Calabria che si erano recati durante la campagna elettorale a casa del boss.
Zappalà era stato arrestato inizialmente con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio.
Il primo reato, però, è caduto davanti al Tribunale della Libertà che, pur lasciando in carcere il consigliere regionale, aveva ridimensionato l’impianto accusatorio nei suoi confronti.
Impianto accusatorio che rimane, tuttavia, grave e che oggi ha portato alla condanna a 4 anni di carcere per Santi Zappalà e di tutti gli altri candidati coinvolti nell’inchiesta.
L’inchiesta “Reale” è molto più vasta di quella che, ieri, è arrivata a sentenza.
Non solo politica. Alcuni filoni dell’indagine portano alla talpa Giovanni Zumbo che, informava, i boss Giovanni Ficara e Giuseppe Pelle sull’operazione “Crimine” e “Infinito” e sulle altre attività investigative dei carabinieri sulle rispettive famiglie mafiose.
Un commercialista, coinvolto in un giro di servizi segreti e ‘ndrangheta, sulla cui figura ancora aleggiano tante, troppe ombre.
Uno squarcio anche sull’Università di Reggio Calabria dove il figlio del boss Pelle era in grado di sostenere un numero elevato di esami in pochi mesi, per poi scrivere le lettere dal carcere con errori grammaticali che lasciano pensare ai compiti di uno scolaro delle elementari.
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Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile
APERTA UN’INCHIESTA PRESSO LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE: VI SONO PROVE CHE IL COLONNELLO UTILIZZI LA VIOLENZA ALLE DONNE COME STRUMENTO DI GUERRA
Dove c’è guerra le donne sono in genere le prime a farne le spese. 
Non fa eccezione il conflitto libico, dove da tempo l’Onu denuncia casi di stupri sistematici.
Tanto da aprire un’inchiesta presso la Corte penale internazionale dell’Aja.
Ora anche il segretario di Stato americano Hillary Clinton si è detta profondamente preoccupata dalle notizie di stupri su vasta scala in Libia e ha condannato le forze di Muammar Gheddafi accusandole di usare lo stupro come strumento di guerra.
La Clinton ha elogiato le «donne coraggiose» della Libia che si sono fatte avanti per raccontare le loro terribili esperienze di violenza nelle mani delle forze del colonnello e ha invitato a condurre un’inchiesta approfondita e a portare i reponsabili davanti alla giustizia.
Inoltre il segretario di Stato ha condannato le violenze sessuali in Medioriente e Nord Africa dove, ha detto, come intimidazione nei confronti dei manifestanti che chiedono riforme vengono usati stupri, aggressioni sessuali e addirittura «test di verginità ». «Atti del genere violano la dignità umana di base», ha detto la Clinton.
Suscita indignazione e tristezza come il nostro governo abbia potuto concedere credito a un criminale come Gheddafi, foraggiandolo con la regalia di miliardi di dollari di “presunti danni di guerra” da elargirgli nei prossi 20 anni, sopportare le umiliazioni cui ha sottoposto il nostro Paese e assecondare le sue stravaganti visite romane.
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Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile
IL TIMORE E’ CHE NELL’INCHIESTA SU BISIGNANI VENGANO COINVOLTI LETTA E ALTRI MINISTRI E MINISTRE…PER ADESSO IL PREMIER HA PERMESSO A BOSSI ANCHE DECRETI ILLEGGITTIMI PERCHE’ POSSA SALVARSI DAI FISCHI DI PONTIDA, MA LA SITUAZIONE POTREBBE PRECIPITARE
Berlusconi sa che verrà fuori dell’altro, molto altro, dalle «rivelazioni» di Luigi Bisignani.
Sente il cerchio stringersi attorno alla sua persona e a quella di Gianni Letta. Teme che al suo braccio destro possa arrivare un avviso di garanzia e che ad essere coinvolti pesantemente siano alcuni ministri e ministre.
«Mi verrebbe voglia di vendere tutto e andare via da questo Paese…».
A Bossi ha fatto presente che non è il momento di porre condizioni che non possono essere esaudite. E sembra che il Senatur lo abbia tranquillizzato.
Il pollice verso mostrato ai giornalisti dal capo leghista non inganni. Non è la fine del governo seppellito nel «sacro» pratone di Pontida, nonostante Berlusconi ripete che sono in molti a volere la sua testa.
«Ma non l’avranno – aggiunge – perchè nessuno ha un’alternativa pronta».
Il suo obiettivo è superare l’estate e così, nella peggiore delle ipotesi, si andrà a votare nell’aprile del 2012.
Sopravvivere fino al prossimo anno e intanto placare il Carroccio dando in pasto l’accordo che il ministro degli Esteri Frattini stringerà oggi con il governo provvisorio della Libia per riportare in quel Paese gli immigrati arrivati in Italia, un atto palesemente in contrasto con le norme internazionali.
Berlusconi paga e in Consiglio dei ministri fa approvare un decreto che prolunga il tempo di trattenimento dei migranti nei centri Cei da sei a diciotto mesi.
Ma il regalo più grosso a Bossi lo ha fatto Tremonti: nella cena dell’altra sera a Roma ha promesso l’allentamento del patto di stabilità per i comuni virtuosi che sta molto a cuore agli amministratori del Nord.
Il ministro però non ha nascosto i problemi che sorgeranno.
Prima di tutto con Bruxelles dove questo allentamento dovrà essere discusso. E poi, ha detto il ministro dell’Economia, «vedrete quanti comuni virtuosi spunteranno in Italia, come funghi…».
Il premier dovrà accontentare Bossi sulla richiesta di una nuova legge elettorale: il Pdl, lo stesso Verdini, sta studiando un nuovo sistema elettorale.
Ma è soprattutto sulla fronte delle missione militari, a cominciare da quella in Libia, che il problema è più difficile da risolvere.
«Troveremo un accordo anche su questo», assicura il Cavaliere che per la verità non ha molti margini di manovra su questo terreno senza fare infuriare il capo dello Stato e mezzo governo, innanzitutto i ministri della Difesa e degli Esteri La Russa e Frattini.
Insomma, Berlusconi è convinto che di poter passare indenne Pontida. «Ascolterò bene quello che dirà Bossi», ha replicato irritato a Maroni dopo la conferenza stampa di ieri dove il ministro dell’Interno gli ha consigliato di aspettare quello che avrebbe detto il leader leghista domenica. No, non sarà Pontida l’ostacolo che farà cadere il governo.
Del resto se il premier non avesse avuto assicurazioni dallo stesso Bossi, l’esecutivo non avrebbe deciso di mettere la fiducia sul decreto per lo sviluppo che si voterà martedì.
Due giorni dopo Pontida.
Vuol dire che Palazzo Chigi è sicuro sulla tenuta della maggioranza.
A far tremare le vene ai polsi è invece l’inchiesta che sta coinvolgendo Gianni Letta.
Berlusconi si aspetta intercettazioni compromettenti e tante altre «rivelazioni» di Luigi Bisignani che chiamerebbero in ballo ministri e ministre.
Lo considera un assedio in cui mette tutto, anche la montagna di soldi che dovrà pagare per la sentenza sulla compravendita della Mondadori.
«Questo è un Paese di merda – si è sfogato nei giorni scorsi – e se non fosse per i miei figli avrei già venduto tutto, Mondadori, Mediaset…, e me ne sarei già andato».
Raccontano a Palazzo Chigi che durante la riunione del Consiglio dei ministri Berlusconi abbia espresso piena «solidarietà » al sottosegretario Letta.
Ma qualche ministro giura di non averlo sentito.
La solidarietà forse l’ha espressa nelle varie riunioni alle quali ha partecipato Letta.
Quella con Bossi per discutere del nuovo ministro della Giustizia una volta che Alfano il primo luglio verrà nominato segretario del Pdl.
Il nome che si fa con insistenza per via Arenula è quella di Frattini, ma dovrà trovarsi un valido sostituito alla Farnesina.
Sono state tante le riunioni ieri a Palazzo Chigi, anche con Tremonti per discutere della riforma del fisco dove il premier ha osservato che anche il ministro dell’Economia alla fine è arrivato sulle sue posizioni in merito alle tre aliquote.
Ferma restando, sarebbe stata la risposta del ministro, la necessità del varo contemporaneo della manovra per il pareggio di bilancio nel 2014.
Sparare qualche fumogeno per superare l’estate e guadagnare qualche mese di sopravvivenza, insomma.
Salvo imprevisti.
(da “La Stampa”)
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Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile
SI TEME UN AVVISO DI GARANZIA PER GIANNI LETTA…NEL PARTITO RESTANO I DUBBI…”MI VIENE VOGLIA DI MOLLARE TUTTO”
La sensazione di un “assedio mediatico e giudiziario” non lo abbandona da giorni, tanto da
aver confidato a un deputato la tentazione di “mollare tutto”, di ritirarsi a vita privata: “Liquiderei tutto e me ne andrei dall’Italia, se non fosse per l’aggressione che continuerebbero a subire qui i miei figli”.
Le rivelazioni sulla rete occulta messa in piedi da Luigi Bisignani sono tali da scuotere il governo, impegnato nella doppia gimcana di Pontida e della verifica parlamentare.
Se ne parla con preoccupazione al vertice convocato d’urgenza a palazzo Grazioli prima del Consiglio dei ministri, presenti, oltre a Berlusconi, Alfano, Ghedini e, ovviamente, Gianni Letta. La voce è che i magistrati si siano tenuti per i giorni a venire le munizioni più pesanti, migliaia di pagine di intercettazioni con dentro i nomi di alcune donne al governo.
Non solo Letta dunque.
Con l’incubo di una nuova “Mani pulite”.
Così, anche se in privato il Cavaliere si mostra spavaldo e afferma che le accuse al suo braccio destro sono “tutte sciocchezze”, il timore che l’inchiesta P4 di allarghi e travolga gli argini c’è eccome.
Per questo ieri Berlusconi ha apprezzato la dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini, che ha solidarizzato con Letta dando una mano a delimitare l’incendio tra le forze d’opposizione. “Casini – ha detto il premier a un amico – è stato coraggioso. Ha parlato subito, anche prima dei nostri”.
E tuttavia il fatto che Letta abbia i suoi estimatori anche tra l’Udc e il Pd non può certo bastare a metterlo al riparo dai magistrati.
Così Berlusconi ieri ha immaginato una mossa a sorpresa, quella di chiedere a Giorgio Napolitano la nomina di Gianni Letta come senatore a vita.
Un passo che metterebbe il sottosegretario – oggi non coperto da alcuna guarentigia – al riparo dal pericolo di un arresto. È stata solo una tentazione, subito accantonata anche per il rifiuto dell’interessato, ma che la dice lunga sulla paura di Berlusconi per le prossime mosse della procura di Napoli.
Oltretutto anche il partito è in subbuglio, l’intero quadro si è fatto liquido.
Anche se il capo del governo continua ad dirsi sicuro che il rapporto “solido” con Umberto Bossi lo metta automaticamente “al riparo da qualsiasi tempesta”, nella maggioranza il pessimismo è palpabile.
Persino Denis Verdini, il regista dell’operazione Responsabili, l’uomo che ha garantito fin qui la tenuta della maggioranza, da qualche giorno gira in Parlamento con una cartellina sottobraccio.
Contiene un progetto dettagliato di riforma della legge elettorale, uno schema che trasporta a livello nazionale il Tatarellum in vigore per l’elezione dei consigli regionali.
Si tratta di un proporzionale con premio di maggioranza, preferenze e listino bloccato.
E se persino il Pdl, dove finora l’argomento era considerato tabù, si è arreso alla riforma della legge elettorale, significa che nessuno esclude più il voto anticipato nel 2012.
L’unico a credere ancora di poter arrivare a fine mandato sembra rimasto Silvio Berlusconi.
Ieri, come se nulla fosse, come se metà degli elettori del Pdl non avesse votato Sì ai referendum, il Cavaliere ha intrattenuto i ministri a palazzo Chigi smentendo i sondaggi che lo danno a picco: “Tutte menzogne. Tra i leader europei sono in testa con il 43% di popolarità , segue la Merkel con 6 punti di distacco. Dopo tutto quello che è successo è quasi incredibile”.
Berlusconi snocciola quindi i dati dell’ultimo focus group organizzato da Alessandra Ghisleri dopo i referendum: “Quello che ha trascinato la gente a votare è stato il quesito sul nucleare, seguito da quello dell’acqua. I promotori hanno approfittato di un fraintendimento, gli elettori hanno creduto che raddoppiasse, con l’arrivo dei privati, il costo dell’acqua. Invece, del legittimo impedimento, non importava niente a nessuno”.
Comunque Berlusconi è soddisfatto perchè “da questo focus emerge che solo un quinto degli italiani ha votato ai referendum esprimendo una contrarietà al governo. Tutti gli altri hanno scelto nel merito, sui temi concreti”.
Certo, Berlusconi è consapevole che le residue possibilità di risalire la china sono legate alla riforma del fisco.
Così, per anticipare Tremonti, il Cavaliere si sta facendo preparare un piano alternativo sul fisco con il contributo di ministri ed esperti privati.
Pronto a metterlo sul tavolo se quello del ministro dell’Economia non dovesse soddisfarlo.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile
“VOLEVAMO AVERE VOCE E IL MINISTRO, CON IL SUO COMPORTAMENTO NEVROTICO, CE L’HA DATO INVOLONTARIAMENTE”
La donna che ha fatto «arrabbiare» Brunetta si chiama Maurizia è laureata in Orientalistica, ha un master, un dottorato, ha fatto diverse missioni all’estero, è precaria da 15 anni di cui 6 ad “Italia Lavoro” dove si occupa di immigrazione.
E non vuole un posto fisso.
Cosa voleva dire al ministro?
Volevo fargli capire quale può essere l’altra faccia dell’innovazione di cui parla: un lavoro precario, senza tutela e riconoscimento. Volevo spiegargli questo paradosso: come i miei colleghi mi occupo di reinserimento nel mondo del lavoro di soggetti fragili, ma la mia agenzia produce per prima precarietà , disoccupazione e spreco delle competenze. Tradisce la sua missione. Questo volevo fargli sapere, e con grande educazione.
Brunetta dice che siete provocatori, che volete il posto fisso e che in questo paese nessuno è disposto a scaricare le cassette al mercatogenerale. E’ così?
Il provocatore è lui, la smettesse di insultare i precari dicendo che non hanno voglia di lavorare. A noi lui non interessa, non è il nostro obiettivo. Se a quel convegno ci fosse stato Sacconi o la Polverini sarebbe stato lo stesso: volevamo avere voce e il ministro, grazie al suo atteggiamento nevrotico, ce l’ha data. Quanto al posto fisso non tutti i precari lo vogliono. Chiedono – prima ancora – tutele, rispetto delle competenze, continuità nel reddito.
Cos’ha pensato quando il ministro è scappato?
Che è debole e molto arrabbiato per via delle amministrative e dei risultati del referendum.
Perchè avete formato una Rete? Il sindacato non vi tutela?
I sindacati, come i partiti, non sempre riescono a rappresentarci, ma quando lo fanno la collaborazione funziona
Pensa che Brunetta debba dimettersi?
Spero che a dimettersi sia tutto il governo
(da “La Repubblica“)
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Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile
I CONSIGLI DI MARCO TRAVAGLIO AL PREMIER PER UN PIANO DI AUSTERITY E DI RISPARMIO DOPO CHE BERLUSCONI, DI FRONTE ALLA PROSPETTIVA DI DOVER PAGARE 450 MILIONI DI RISARCIMENTO A DE BENEDETTI, HA DETTO: “NON SO DOVE TROVARE I SOLDI”
Si sono svolte in Sant’Ambrogio le esequie del sen. Romano Comincioli, compagno di classe e di
altre belle cose di Silvio B., presente alla cerimonia.
Funerale anomalo: le salme erano due, ma ne è stata tumulata una sola.
In chiesa anche Ricucci, Mora, Minetti, don Verzè, Confalonieri, Paolo B., Schifani e alcuni incensurati nascosti nel tabernacolo.
Al termine della toccante cerimonia, distrutto dal dolore, il premier in gramaglie ha pianto sul sagrato con gli ex compagni per la dipartita di quanto ha di più caro: i soldi che dovrà presto restituire a De Benedetti per lo scippo Mondadori se sarà condannato anche in appello: “Rischio di dover pagare 750 miliardi di lire. Ma dove li trovo i soldi?”.
Al drammatico interrogativo proviamo a rispondere noi, ormai gli unici a volergli bene, con alcuni suggerimenti che sgorgano dal cuore per un piano draconiano di austerità con tagli lineari, orizzontali ma anche verticali per non escludere Brunetta.
1) Pdl: eliminare i peli superflui, dunque Frattini e Alfano (che nel primo mese da segretario unico non ha ancora trovato nemmeno una sedia dove sedersi).
Restituire, ove possibile, i prestiti d’uso ai legittimi proprietari: Cicchitto alla P2, Ferrara alla Cia, Quagliariello a Pera, Capezzone a Pannella, Apicella alla pizzeria Marechiaro, Dell’Utri a Cosa Nostra, Formigoni al suo stilista, Gasparri a Mel Brooks, la Santanchè a chi se la piglia.
Tre coordinatori sono troppi, tanto più che talvolta sparisce l’argenteria.
Uno basta e avanza: Bondi, che s’accontenta di pane e acqua, non fa rumori molesti, non sporca e dove lo metti sta.
2) Governo. Tagliare i rami secchi restituendo Brunetta a Biancaneve o all’Unione Venditori Gondolette P.za San Marco, la Carfagna a Davide Mengacci o alla Calendari Camionisti Production, Giovanardi e la Gelmini all’Intelligence.
3) Mediaset. Trasferire Mastrota e Vinci da Canale5 alla Rai al posto di Santoro, così li paghiamo noi. Tosare Fede: lui sa perchè.
4) Mondadori: sfoltire l’iperproduzione limitandosi ai libri con aspettative di vendita sopra le 10 copie. Ergo basta poesie di Bondi. Che può sempre metter su una casa editrice (Bondadori).
5) Medusa. Spostare Rossella, che solo di aperitivi, noccioline e olive costa un occhio, a Raicinema, per la logica Vinci-Mastrota.
6) Milan. Cedere Pato. O, se proprio insiste, lo paga Barbara.
7) Stampa e propaganda. Ridurre permanenti a Veneziani, colpi di sole a Del Noce e mèches a Facci.
Eliminare i doppioni: se hai già Feltri, a che ti serve Sallusti? Se hai già Ostellino, a che ti serve Signorini? Se hai già il Giornale, a che ti serve Libero (e viceversa)? Se hai il Foglio, a che ti serve il Foglio?
8) Bigiotteria. Affiancare a B. infermieri di sesso maschile, pronti con la camicia di forza appena lo coglie il raptus dello shopping compulsivo (collanine, farfalline, perline & affini).
Persuadere Paolo B. a trovarsi un lavoro onesto e vivere con mezzi propri.
9) Day Hospital. Razionalizzare lifting (max 1 l’anno), trapianti piliferi e penieni (1 al mese), catramatura parietale (1a settimana).
10) Cosa Nostra. Sospendere o rateizzare versamenti ai clan: nei momenti di crisi tutti si devono sacrificare, a partire dagli amici.
11) Nano real estate. Cinque ville al mare sono più che sufficienti, vendere o affittare le altre 95. Subaffittare loculi eccedenti mausoleo Arcore e inviare fattura del suo a Fede: lui sa perchè.
12) Hardcore. Avvertire i fornitori di gnocca di alleggerire i cargo per villa S. Martino (non più 30 ragazze, ma 10 posson bastare, evitando però le gemelle se no sembran 9). Ricondurre le Papi-girl all’autosufficienza finanziaria e recuperare le somme già versate, con le buone (tagliando le mani al ragionier Spinelli) o con le cattive (ricattandole con la minaccia di sputtanarle per sempre rivelando che sono state a letto con B.).
Recuperare laser anti-depilazione da 60 mila euro donato a Ruby perchè non si prostituisse e metterlo su eBay pregando molto.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 16th, 2011 Riccardo Fucile
LA PENOSA ESIBIZIONE DI BRUNETTA MENTRE INSULTA UNA LAVORATRICE PRECARIA E’ L’IMMAGINE DELLA ARROGANTE PRESUNZIONE DEL PARTITO DEGLI ACCATTONI….LA PARTE PEGGIORE DELL’ITALIA LA RAPPRESENTA LUI
Basta osservare il video che immortala il ministro Brunetta mentre insulta senza motivo alcune ragazze precarie della Pubblica amministrazione (“Siete l’Italia peggiore”) e si vedrà l’arroganza del potere dispiegarsi nella versione più cruda. Ecco sua eccellenza concludere un fervorino di circostanza al solito convegno sull’innovazione.
Un codazzo di trafelati funzionari si accinge a scortarlo verso più luminosi destini, quando quelle insignificanti (ai suoi occhi) donne chiedono cortesemente di poter dire qualcosa.
Si tratta di ascoltare quanto è difficile la vita delle persone, ma appena sente pronunciare l’orrenda parola “precario” il ministro dà in escandescenze.
Come una furia si lancia contro un innocuo striscione e lo fa a brandelli.
Poi eccolo sulla berlina di Stato sgommante finalmente lontano da quei cascami della società .
Alcune domande sorgono spontanee.
Da cosa deriva il disprezzo che Brunetta sparge a piene mani verso chi non si genuflette al suo passaggio?
A guardarlo schiumare e agitare i pugni si potrebbe pensare a un’infanzia difficile, ma poi perchè farla scontare agli altri?
Ma il peggio viene dopo, quando impaurito dalla rivolta di massa dei precari scoppiata in rete, il ministro mal consigliato, fornisce su Internet una sua versione dei fatti completamente inventata.
Può un ministro così insensibile davanti al dramma dell’occupazione, così incapace di dominare le proprie deplorevoli pulsioni, così maldestramente portato a manipolare la verità , può costui restare al suo posto?
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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