Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA FORNITURA SARA’ INTERROTTA A ROTAZIONE IN DUE QUADRANTI DA ALMENO 1,5 MILIONI DI RESIDENTI
Il piano di emergenza di ACEA che partirà dopo il 28 luglio, quando la multiutility non potrà prelevare acqua dal lago di Bracciano, prevede che per otto ore al giorno in due quadranti da almeno 1,5 milioni di residenti, con turni di stop da otto ore consecutive.
Ogni 24 ore per almeno sedici ore una parte della città rimarrà senza acqua e la regola varrà per tutti: appartamenti, uffici, negozi, imprese.
Spiega oggi Salvatore Giuffrida su Repubblica Roma che il piano draconiano di ACEA prevede che la fornitura venga interrotta a rotazione:
La città sarà divisa in due quadranti da almeno 1,5 milioni di residenti, con turni di stop da otto ore consecutive; in sostanza, ogni 24 ore almeno un quadrante rimarrà senza acqua per almeno sedici ore (due turni da otto non consecutivi). E questo riguarda appartamenti, uffici, negozi, imprese, ospedali, vigili del fuoco, insomma tutti i circa 3 milioni di utenti romani dentro il Raccordo. In media l’acqua sarà disponibile un giorno sì e un giorno no.
Saranno comunque messe a disposizione, nelle aree strategiche della città , un numero ancora imprecisato di autobotti e cisterne, ma servirà a poco.
Tutti i nasoni rimarranno senza acqua: al momento, secondo l’azienda, ne sono stati chiusi quasi 200 su oltre 2mila, ne rimarranno aperti solo 85 per la campionatura prevista per legge. I parchi e le ville, invece, non avranno problemi: l’acqua proviene dal Tevere, dall’impianto di Grottarossa, e non c’è bisogno di renderla potabile.
Già oggi l’erogazione dell’acqua, soprattutto nelle zone limitrofe alla capitale ma anche in molti quartieri dell’urbe, ha subito molti problemi con abbassamenti di pressione e interruzione in alcune aree della città come Roma sud e Cesano.
Ma secondo la mappa di Acea, anche altri quartieri erano a rischio, come Primavalle, Torrevecchia, Prenestino, centocelle, Roma est e anche alcune zone del centro storico. Ora invece lo stop dell’acqua riguarderà tutta la città .
La Regione Lazio ha spiegato ieri che lo stop al prelievo di acqua dal lago di Bracciano è determinato da alcune violazioni di ACEA: “Un decreto del ministero dei Lavori Pubblici (n.1170/1990) ha concesso all’Azienda Comunale Elettricità Acque Acea di prelevare acqua dal lago di Bracciano per usi potabili — spiega la Direzione regionale delle Risorse Idriche Regione Lazio — assicurando comunque il mantenimento delle escursioni del livello del lago nell’ambito di quelle naturali. Per tale ragione, proprio nella relazione generale del Progetto del Nuovo Acquedotto del lago di Bracciano, redatto dalla stessa Acea, alla lettera b di pagina 39 si definiva il livello idrometrico minimo concesso per le captazioni, fissandolo a 161,90 metri sopra il livello del mare”.
Anzi, a tale proposito, rileva ancora la Regione Lazio, “si prescriveva quanto segue: verranno inserite le saracinesche di apertura e chiusura ed un sifone idraulico che provveda a disinnescare automaticamente le condotte, non appena il livello dell acqua scende sotto la quota minima di 161,90 metri”.
Attualmente “il livello del lago di Bracciano e’ al di sotto di questa quota minima prefissata — conclude la nota — e ancor più lontano dallo zero idrometrico che corrisponde a quota 163,04”.
Da dove arriva l’acqua di Roma
Il volume d’acqua immessa in rete a Roma è di circa 500 milioni di metri cubi annui e gli abitanti serviti tra la capitale e altri Comuni del Lazio 3,7 milioni.
L’approvvigionamento idrico, gestito dalla societa’ Acea Ato2 Lazio centrale Roma, e’ assicurato per l’85% da sorgenti, per il 12% da pozzi e per il 3% da fonti superficiali.
Sono sei le grandi sorgenti: Peschiera, Capore, Acqua Marcia, Acquoria, Salone Vergine e Simbrivio. I principali pozzi sono: Finocchio, Torre Angela, Pantano Borghese, Laurentino, a cui si aggiungono altri minori.
E poi c’è il lago di Bracciano.
Ecco nel dettaglio le grandi sorgenti:
ACQUEDOTTO PESCHIERA-CAPORE, FORNISCE IL 70% DELL’ACQUA A ROMA Il 70% circa dell’acqua immessa quotidianamente nelle rete di distribuzione della Capitale, pari a circa 1,4 milioni di metri cubi, proviene dall’acquedotto del Peschiera-Capore, che recapita a Roma le sorgenti del Peschiera e della Capore, miscelate tra loro nel centro idrico di Salisano.
Il sistema di acquedotti Peschiera-Capore, che utilizza l’acqua captata presso due grandi formazioni idrogeologiche, situate nell’alta e media Sabina in provincia di Rieti, nelle quali hanno origine le sorgenti Peschiera e Capore puà addurre quasi due terzi della portata massima complessivamente disponibile per Roma che a ammonta a circa 21 metri cubi al secondo.
ACQUEDOTTI ANIENE, MARCIO, APPIO-ALESSANDRINO, VERGINE
Gli altri acquedotti che alimentano la città di Roma sono l’acquedotto Marcio, proveniente dalla valle dell’Aniene (con portata variabile da 3,5 a 5,8 metri cubi al secondo in relazione all’andamento idrogeologico delle sorgenti), a cui si affiancano due acquedotti minori detti Appio-Alessandrino e Nuovo Acquedotto Vergine, alimentati da sorgenti e pozzi situati nel comune di Roma (portata 2 metri cubi al secondo).
ACQUEDOTTO DI BRACCIANO
Il lago di Bracciano è fonte di risorse strategiche e di compenso stagionale da cui Acea può prelevare 1.100 litri al secondo medi, fino a un massimo di 5.000 litri al secondo in condizioni eccezionali.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
BRACCIANO A RISCHIO CATASTROFE AMBIENTALE… ACEA: “UNICA SOLUZIONE IL RAZIONAMENTO”… LA RAGGI CADE COME SEMPRE DEL PERO
“Purtroppo è una tragedia. Il livello del lago di Bracciano si è abbassato con il rischio di catastrofe ambientale fino a questo evento. Abbiamo tempo 7 giorni per trovare tutte le possibilità al fine di limitare al massimo il disagio per i cittadini, ma è sbagliato chiudere gli occhi. Il problema c’è ed è grave. Sta finendo l’acqua a Roma”. Così Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, a Tgcom24.
“Acea preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno e quindi immagino una quantità non importante dell’acqua – aggiunge-. Per ridurre al massimo i disagi, Acea ha stabilito degli orari di eventuale blocco. Sui dati che ha fornito però dovete chiedere a loro”.
E ancora Zingaretti a Tgcom24: “Basta andare con una fotocamera a Bracciano per capire che sta accadendo l’inimmaginabile – aggiunge -. Far uscire l’acqua dai rubinetti è un diritto ma dobbiamo fare i conti con un problema enorme che è la siccità . Mi piacerebbe invitare qui Donald Trump per fargli capire cosa significa non rispettare gli accordi sul clima”.
Raggi: “Regione e Acea trovino una soluzione”.
“Chiaramente la mia preoccupazione come sindaca di Roma è che sia fatto tutto il possibile per assicurare l’acqua ai cittadini, agli ospedali, ai vigili del fuoco, alle attività commerciali. Mi auguro che Regione e Acea trovino quanto prima una soluzione condivisa. Va fatto quanto necessario per aiutare e tutelare oltre un milione di romani. Come amministrazione capitolina siamo stati i primi a denunciare la situazione drammatica del lago di Bracciano e anche a subire critiche ingiustificate per alcune misure che con largo anticipo abbiamo messo in campo per evitare l’emergenza”.
Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi interpellata dai giornalisti in merito alla stop ai prelievi di acqua dal lago di Bracciano stabilito dalla regione Lazio la prossima settimana.
Acea, ha spiegato ancora Raggi, “ha ridotto la captazione di acqua dal bacino di Bracciano negli scorsi mesi: credo che in breve tempo sia passata da 1.500 A 900 litri al secondo. Allo stesso tempo l’azienda`sta monitorando e riparando la rete idrica per mettere fine alle dispersioni. Insomma un bel cambiamento rispetto al passato. Spero che soluzioni siano trovate quanto prima da Regione e Acea”.
Acea: “Unica soluzione il razionamento.
“In 7 giorni non troveremo altra soluzione che razionare l’acqua a 1,5 milioni di romani, alle attività produttive, turistiche, ai palazzi delle istituzioni, al Vaticano: questo succederà . Non faremo il bene dell’immagine della Capitale d’Italia”.
Così il presidente di Acea Ato 2 Paolo Saccani, a SkyTg24. “Noi l’acqua non la fabbrichiamo – ha aggiunto – Le soluzioni strutturali le abbiamo proposte alla Regione Lazio con una mia lettera del 4 luglio. Il problema delle perdite c’è, non lo neghiamo. Sono un male nazionale, non di Acea. L’azienda su mandato dei sindaci ha investito negli anni scorsi in fognatura e depurazione perchè lì era l’emergenza – ha concluso – non è una responsabilità di Acea”.
Pd: “Da Acea terrorismo”.
“Oltre l’indifferenza dimostrata in questi mesi di fronte alle gravi condizioni del Lago di Bracciano, Acea si permette anche il lusso di fare terrorismo psicologico minacciando una turnazione idrica per un milione e mezzo di romani, a seguito della decisione assunta ieri dalla Regione Lazio di bloccare i prelievi dal bacino a nord della Capitale”.
Lo hanno riferito i parlamentari dem Emiliano Minnucci, Fabio Melilli, Andrea Ferro, Ileana Piazzoni e Marietta Tidei.
“Sostenendo che Roma possa incorrere il rischio di una seria crisi idrica, Acea contraddice se stessa e i dati che ha fornito in questi ultimi mesi”.
I dem ricordano che “lo scorso 7 luglio, alla presenza della Regione Lazio e dei sindaci dei paesi del lago, il presidente Saccani ha ribadito che le captazioni dal bacino lacustre incidevano appena per l’8% del fabbisogno di Ato2. A riguardo, dunque, si evince che il venir meno dell’apporto del lago non avrebbe comportato una situazione così allarmante come Acea oggi vuol far pensare. Il 13 luglio, Acea ha comunicato formalmente alla Regione Lazio di avere già posto in essere degli accorgimenti e dei lavori per il risparmio idrico che, a quella data, gli avevano consentito di recuperare ben 1.770 litri/secondo di acqua. In quest’ottica, sottraendo ai 1.770 l/s recuperati i circa 1.200 l/s captati dal lago di Bracciano, si evince che oggi Acea può addirittura contare su un surplus di acqua pari a circa 570 l/s”, Infine, “lo scorso 23 maggio, con la diffusione di un suo report, Acea ha palesato inequivocabilmente che nel periodo successivo a luglio il prelievo dal lago di Bracciano avrebbe inciso in misura inferiore sul bilancio idrico di Ato2”.
Per gli esponenti del Pd, dunque, “Acea, invece di iniziare questa indegna campagna di terrorismo psicologico, pensi a investire una parte di quei 70milioni annui di utili al fine di trovare soluzioni adeguate e continuare a garantire il normale servizio idrico anche nella Capitale. A riguardo è auspicabile un intervento serio e rigoroso anche della stessa Virginia Raggi che non può continuare a fare melina e lasciare le responsabilità esclusivamente agli altri. Come sindaca di Roma, sindaca metropolitano e socia di maggioranza di Acea, Virginia Raggi ha il dovere di uscire allo scoperto e onorare i suoi compiti e i suoi doveri. Invece di rilasciare dichiarazioni a mezzo stampa, iniziasse a imporre ad Acea il silenzio, tanto da mettere fine a questo allarmismo, invitandola di contro a lavorare al fine di garantire ai romani il corretto e normale utilizzo del servizio idrico”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 21st, 2017 Riccardo Fucile
“RENZI MI HA IMPEDITO DI FARE PULIZIA NEL PARTITO”
«C’è un curioso paradosso: nessuno - Procura, imputati, parti civili, tribunale – ha ritenuto di
convocarmi come uno dei cento testimoni. Come in politica, anche nel processo che ha contribuito a cacciarmi dal Campidoglio sono stato “marziano”». Sono trascorsi 21 mesi dalla sua caduta e Ignazio Marino è tornato all’università di Filadelfia, lavora a un progetto su scambi di organi a livello internazionale per aumentare il numero di trapianti.
Ha seguito il processo?
«Non ho mai neanche ascoltato le registrazioni su Radio Radicale. Meglio le cartelle cliniche».
Che effetto le fa la sentenza?
«Prevalgono un senso di giustizia e la tristezza per l’immagine della città . Non c’è capitale di un Paese del G7 con una classe dirigente così scadente. Anche dal punto di vista criminale, visto che si accontenta di quattro caramelle di tangenti».
Saviano ha paragonato la sentenza al negazionismo di antico sapore siciliano. Secondo lei a Roma la mafia c’è?
«Lo dissi all’inizio del mio mandato, c’è il video sul web. Lo confermo. Basta contare i negozi di frutta che diventano sale da slot machine».
E la mafia a sfondo politico?
«Situazione ancora più umiliante. Evidentemente il lavoro della giustizia non basta. Bisognerebbe ripristinare una forma di ostracismo, come nell’Atene del V secolo».
La Raggi ha detto in aula: «Hanno ucciso Roma, oggi vincono i cittadini».
«Una frase di circostanza. Almeno avrebbe potuto prepararsene una più originale».
Gotor, molto vicino a Bersani, ha detto che Mafia Capitale servì a Renzi per liquidare Marino. Il renziano Esposito gli ha risposto che non è vero.
«Non ho sufficiente intelligenza per commentare le parole di un senatore, per di più con curriculum studiorum come quello di Esposito».
E gli avversari di Renzi? All’epoca la difesero come avrebbero potuto?
«Domanda da rivolgere a loro. Io fui ridicolizzato e umiliato – dalla Panda rossa ai petali dei Casamonica al fantomatico invito del Papa – con una campagna intrisa di malafede. Ma ricordo anche la solidarietà di persone del Pd come Bersani, Delrio e Legnini».
E D’Alema?
«Ah, lui mi ha sempre dimostrato stima. Il nostro rapporto è oltre il Pd».
Ormai anche in senso letterale: ne siete entrambi fuori.
«Ma io sono un fuoriuscito particolare, sottoposto a una rimozione forzata come le auto in divieto di sosta».
Eppure dopo i primi arresti la sua posizione si era rafforzata.
«Sembrava che il Pd volesse affidarmi la rigenerazione del partito. Poi Renzi si rivolse a Orfini, che gli garantiva totale asservimento».
Perchè, secondo lei?
«Il mio bisturi sarebbe stato incisivo».
Che cosa hanno in comune Renzi e Orfini?
«Sono due professionisti della politica, nel senso deteriore».
Che cosa è successo dopo?
«Nemmeno una riga del rapporto Barca, secondo cui 27 circoli del Pd romano su 108 sono “dannosi” e da chiudere, è stato realizzato. Gli attuali dirigenti del Pd hanno voluto impadronirsi del partito piuttosto che riqualificarlo. A costo di consegnare la Capitale alla destra trasfigurata all’ombra dei Cinquestelle».
C’è stata una strumentalizzazione della parola “mafia”?
«Non direi, certo non da parte mia. Renzi e Orfini hanno colto l’occasione per allontanare chi stava lavorando con determinazione per sradicare dal Comune le consorterie criminali come quella condannata oggi. Azioni evidentemente non capite o non gradite. Chi era al governo voleva chiudere la mia esperienza “marziana” il più rapidamente possibile».
In questa vicenda che ruolo ha avuto la Procura di Roma?
«Ho per la magistratura un rispetto inscalfibile. Ma obiettivamente, senza Mafia Capitale e l’inchiesta sugli scontrini io sarei ancora in Campidoglio. Contro di me ci fu una convergenza opaca di interessi. Non so se qualcuno abbia voluto o tentato di condizionare la magistratura. Ma so che i giudici non sono condizionabili».
Come sta ora Roma oggi?
«Il disastro è sotto gli occhi di tutti. Chi la guida in questo momento non è all’altezza».
Qual è il risultato di un anno di giunta Raggi?
«Lasciare Roma senza controllo e così riconsegnarla – non voglio dire se consapevolmente o solo con superficialità – a chi nel vuoto di visione ha sempre fatto buoni affari».
Il mondo di mezzo o altri?
«Fossi nei panni della Raggi, mi preoccuperei del fatto che in questi giorni vengono riaffidate – con l’assenso di Comune e Regione – quasi 1000 tonnellate al giorno di rifiuti, valore 175 mila euro, al monopolista privato, l’avvocato Cerroni».
Questa sentenza la allontana o la avvicina dalla politica?
«Io non ho mai chiuso con la politica intesa come impegno sociale e intellettuale».
Prodi pare aver portato le sue tende fuori dal Pd. Le sue dove sono piantate?
«Nella sinistra e nella democrazia, dunque lontanissime dal Pd di Renzi. Soffro per l’agonia a cui è sottoposto il partito che ho contribuito a fondare. Oggi mi sembra difficile dire che il Pd renziano esista ancora».
Che pensa di quello che si muove fuori dal Pd?
«Comprendo e apprezzo gli sforzi di Pisapia, Speranza, Bersani e D’Alema, come gli interventi di Prodi e Letta».
Lei ci sarà ?
«C’e’ un tempo per ogni cosa, se sarà richiesto il mio contributo ci penserò».
E Renzi? Leggerà il suo libro?
«Perchè, Renzi legge?».
Non intendevo questo. Lei leggerà il libro di Renzi?
«Per restare a Firenze, preferisco Dante».
Che pensa del fatto che Gentiloni, da lei sconfitto alle primarie romane, oggi sia premier?
«Nel Pd renziano arrivare terzi conviene».
Esclude di tornare a fare politica a Roma?
«Nei miei brevi periodi in città percepisco affetto. Da bambino ho imparato a non escludere niente».
(da “La Stampa”)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
SINDACA “BLINDATA” DALLE FORZE DELL’ORDINE DURANTE TUTTA LA CERIMONIA IN RICORDO DELLE VITTIME DEL BOMBARDAMENTO
Le uscite pubbliche di Virginia Raggi sono normalmente centellinate pe ragioni politiche, in
quanto possono dare adito a contestazioni che nuocerebbero all’immagine del M5S.
Ma ci sono occasioni in cui un sindaco non può sottrarsi agli impegni istituzionali.
“Non fa’ la vaga, non ti ricorda’ di San Lorenzo solo il 19 luglio”, “Zozzona, svergognata”, “Ci lasci in mezzo alla monnezza”, “Perchè hai aumentato lo stipendio all’amico tuo?”.
Questi alcuni degli insulti che sono volati alla sindaca di Roma Virginia Raggi, in occasione della sua partecipazione alla cerimonia in ricordo delle vittime del bombardamento del quartiere nella seconda guerra mondiale.
Nonostante sia una cerimonia ancora sentita a San Lorenzo, gli abitanti del quartiere esasperati per le condizioni di vita, hanno sbottato contro una sindaca blindatissima dalle forze dell’ordine, durante tutta la cerimonia.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
BASTA AUMENTARE E NOMINARE I MEMBRI DEL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLE PARTECIPATE: QUESTI HANNO RISOLTO IL PROBLEMA DI CAMPARE… UN BANDO CHE SEMBRA FATTO AD HOC PER QUALCUNO
Virginia Raggi ha trovato il modo di creare nuovi posti di lavoro.
Lo si scopre sul sito della Città Metropolitana di Roma Capitale dove nella sezione bandi è avvisi è presente l’invito alla presentazione di candidature in qualità di componente dell’organo amministrativo della società partecipata Capitale Lavoro SpA.
Non si tratta di molti posti di lavoro per carità , ma sempre meglio che niente no? Come tutti sanno la Raggi, in qualità di Sindaca di Roma è anche Sindaca Metropolitana, ovvero dell’ente che in alcune grandi città italiane ha sostituito la vecchia Provincia.
In qualità di Sindaca della città Metropolitana di Roma Capitale il 14 luglio la Raggi ha firmato un avviso per la selezione delle candidature per la Governance di Capitale Lavoro, la società in house dell’Ente.
Capitale Lavoro è una società che fino ad oggi è retta da un Amministratore Unico (che è Claudio Panella). La società , che conta più di 300 dipendenti, è una partecipata al 100% dalla Città Metropolitana di Roma.
Dall’avviso si evince che l’Amministrazione pentastellata sta cercando i componenti per un eventuale consiglio di amministrazione, aumentando così i costi di gestione dell’ente e soprattutto il numero delle poltrone.
Il bando però bisogna cercarlo bene, un po’ perchè il sito non funziona come dovrebbe un po’ perchè non gli è stata fatta molta pubblicità . Anzi, praticamente nessuna.
Ad accorgersene è stato il consigliere metropolitano Massimiliano Borelli del gruppo consiliare Le Città della Metropoli.
C’è ancora poco tempo per presentare la candidatura perchè il bando scade lunedì 24 luglio. Una volta raccolte le candidature la Raggi valuterà chi ha i requisiti necessari per essere nominato a far parte dell’Organo Amministrativo e a chi verrà conferito l’incarico di Amministratore.
Che si tratti di due posizioni differenti lo si evince dal fatto che l’Amministratore deve essere in possesso di un maggior numero di requisiti rispetto al componente del CdA
Quai sono i requisiti stabiliti dalla Raggi?
Fin qui non ci si deve stupire troppo.
La Raggi, così come prima di lei i vecchi partiti, è da un anno a questa parte impegnata in un’intensa attività di nomina di collaboratori e consulenti.
A destare curiosità però sono i criteri di ammissibilità . Nell’avviso si legge che il candidato deve “avere i requisiti per la nomina a Consigliere del Consiglio Metropolitano”. Ovvero deve essere un consigliere eletto in uno dei comuni che fanno parte della città Metropolitana. In quanto ente di secondo livello infatti i consiglieri delle città metropolitane — così come le province — vengono eletti tra i consiglieri comunali.
Il candidato però non può ricoprire cariche elettive presso la Città Metropolitana di Roma Capitale, non deve essere consigliere comunale di Roma Capitale o essere eletto in uno dei consigli municipali capitolini.
Allo stesso modo non può essere un consigliere regionale, un parlamentare o un eurodeputato. In tal caso deve dimettersi dalla carica entro 10 giorni dalla nomina. Cosa significa tutto questo?
Che per poter essere candidabile alla posizione di cui sopra bisogna essere consiglieri comunali eleggibili nel Consiglio Metropolitano. Ma non eletti a Roma.
Quindi possono presentare le loro candidature solo i consiglieri eletti nei comuni esterni alla Capitale. Per la verità il bando non è così specifico perchè si parla di “requisiti per la nomina a Consigliere del Consiglio Metropolitano” e non del consiglio metropolitano di Roma.
In teoria quindi un consigliere eletto in un comune che fa parte dell’area di altre città metropolitane (ad esempio Napoli, Firenze, Milano o Genova solo per citarne alcune) potrebbe partecipare.
Ma in realtà saranno i consiglieri comunali dei comuni dell’ex Provincia di Roma a voler partecipare al bando. Visti i tempi stretti il gruppo consiliare di Città della Metropoli ritiene che questo possa essere un bando ad hoc “costruito per pochi intimi come era usanza della vecchia politica”.
Insomma secondo i consiglieri d’opposizione sembra quasi che questo avviso di gara sia destinato a qualche consigliere comunale a 5 Stelle di qualche comune dell’area metropolitana che non ha un lavoro.
In fondo le nomine le farà direttamente la Raggi.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA INTRODUZIONE DELLA MONETA ROMANA: COME FUNZIONA
II 5 Stelle lo avevano promesso in campagna elettorale e Virginia Raggi lo aveva ribadito una volta eletta. Ora a darne annuncio è l’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo: Roma avrà — prima o poi — la sua moneta complementare.
Mazzillo ne ha parlato ieri durante una conferenza stampa dove ha spiegato che la Giunta sta studiando il modo di introdurre una moneta alternativa locale.
Allo studio sulla moneta complementare partecipa anche l’economista Nino Galloni, che per qualche tempo è stato in predicato per diventare assessore al Bilancio dopo l’addio di Minenna.
In conferenza stampa Mazzillo ha precisato che la moneta complementare alla romana non sarà il Bitcoin ma qualcosa di simile al Sardex che circola in Sardegna o al Tibex già introdotto nel Lazio.
Lo scopo è quello di «favorire le economie locali aiutando lo scambio tra le aziende e creando anche un mercato parallelo tra le economie del territorio.
Non si tratta di euro e neanche di moneta elettronica, ma di moneta alternativa. Il vantaggio sta nel creare fidelizzazione tra i soggetti appartenenti alla rete che si scambiano beni o servizi».
La misura è allo studio del progetto Fabbrica Roma. La moneta non ha ancora un nome (anche se c’è già chi la vorrebbe chiamare “sesterzio”) ma il suo funzionamento è chiaro.
Il vantaggio — spiega Mazzillo — “sta nel fatto che si crea fidelizzazione nei soggetti, io posso scambiare con gli appartenenti alla rete le mie prestazioni sia di beni sia di servizi”.
È evidente che con la moneta complementare della Raggi il Comune non potrà certo comprare gli autobus, affrontare il problema degli alloggi popolari,quello degli sfratti delle ONLUS (e le relative richieste di pagamento) o risolvere i tanti problemi economici di Roma.
Ed infatti anche se l’amministrazione comunale sta lavorando alla moneta complementare la Raggi non si è dimenticata di battere cassa — in euro — chiedendo 1,8 miliardi di euro per rimettere in moto la Capitale.
Di soldi veri insomma ce ne sarà sempre bisogno. E non risulta che — ad un anno dalla sua elezione — Daniele Frongia sia riuscito a trovare quegli 1,2 miliardi di euro che aveva annunciato aver scoperto tra le pieghe del bilancio capitolino.
La moneta complementare non sarebbe nè un Euro 2 nè una nuova Lira come proposto da Berlusconi qualche tempo fa.
A quanto pare il modello di riferimento è il Sardex, un sistema di scambio di crediti tra aziende. Non si tratta quindi di una forma di baratto perchè non c’è uno scambio immediato di beni o servizi.
Le aziende e i soggetti che fanno parte di questo circuito chiuso possono accumulare i crediti ma spenderli successivamente.
Chi fa parte del circuito di questa moneta complementare può fare credito agli altri soggetti. Ma soprattutto non deve restituire il bene o il servizio acquistato direttamente all’azienda presso cui l’ha comprato.
Questa è la differenza sostanziale con il baratto dove invece lo scambio avviene sempre in maniera diretta.
I soggetti che fanno parte del circuito del Sardex invece mettono in circolazione i crediti che possono essere utilizzati in scambi successivi con altre aziende che fanno parte del sistema.
Si tratta di un sistema che ha anche degli aspetti non molto definiti.
In sostanza l’azienda che gestisce i Sardex (un Sardex vale un euro) funziona come una banca non regolata. Ma dal momento che la moneta complementare vale solo per chi ha deciso di accettarla la situazione è più ambigua.
Inoltre non è chiaro cosa succede se uno dei soggetti che partecipano al circuito va in default. Chi paga? Tutti gli aderenti al sistema o l’azienda che gestisce gli scambi?
In realtà a quanto pare questa eventualità è scongiurata dal fatto che a chi accetta i Sardex (o altre monete complementari basate su questo modello) non è consentito di andare in rosso oltre una certa soglia.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
MATTIA FELTRI SULLA STAMPA RICORDA LE PROMESSE DEL M5S IN CAMPAGNA ELETTORALE
Sulla Stampa di oggi Mattia Feltri tira fuori una bella provocazione — di cui avevamo parlato qui — riguardo la richiesta di Virginia Raggi al governo di avere i poteri speciali per Roma e 1,8 miliardi l’anno per un totale di 7,2 miliardi, per ora respinta dall’esecutivo.
Niente? Peccato. Perchè, per fare un piccolo esempio, servono cinquanta milioni per le buche e senza toccherà tenersele, quelle attuali e le prossime. Almeno così ha detto il sindaco. Che pure aveva delle bellissime idee. Ricordate? Gli sprechi, i tagli, la buona gestione. Nel 2015, quando sindaco era Ignazio Marino, i cinque stelle avevano presieduto una commissione speciale e spulcia qui, spulcia là , recupera l’Imu, adegua gli affitti, chiedi i tributi al Vaticano, rivedi le concessioni balneari, sistema gli introiti dalle associazioni sportive, fai pagare per i tavolini dei bar, e insomma bastavano questi risparmiucci per recuperare un miliardo all’anno. Solo coi risparmiucci. Poi tutto il resto.
E perchè Marino e i suoi predecessori non lo facevano?
«Nel migliore dei casi sono conniventi, nel peggiore corrotti».Dopo, dicevano i cinque stelle, si finisce col pretendere «l’immancabile finanziamento salva-Roma». Facile no?
Però, porca miseria, dei risparmiucci non si è saputo più nulla, e invece si è saputo dell’immancabile richiesta di finanziamento salva-Roma. Rimane una domanda: conniventi o corrotti?
Anche se Mattia Feltri non lo nomina, l’uomo che pronunciò la famosa frase “conniventi o corrotti?” è Daniele Frongia, il capo di gabinetto poi vicesindaco e oggi assessore allo sport per libera decisione di Beppe Grillo.
Quando ancora era un semplice candidato e presentando il suo libro “E io pago” alla Camera, sostenne nel febbraio di un anno fa in un’intervista a Roma Today: “Abbiamo individuato 1,2 miliardi di euro di sprechi. Se il Movimento cinque stelle venisse eletto alle prossime elezioni, nel giro di un anno potrebbero essere reinvestiti per la città , come asili, trasporti e manutenzione stradale”.
E non fu l’unico. Che dire infatti dell’ottimo Luigi Di Maio che prometteva l’8 ottobre 2015 “un miliardo di euro da investire in servizi al cittadino”, che però finora nell’ottima gestione romana non si sono ancora visti?
Una promessa che lo stesso Di Maio reiterava il 4 febbraio 2016, quando parlava di un miliardo di sprechi (che evidentemente i 5 Stelle erano pronti a recuperare).
Insomma, sembra proprio che l’ottima amministrazione Raggi abbia notato che ci sono differenze apprezzabili tra le fregnacce inventate in campagna elettorale giuste istanze dell’opposizione in Campidoglio e la realtà , quella realtà che come al solito scombina i piani dei sognatori.
Di certo c’è solo una cosa: nessuno ha la sfera magica, ma di bugie elettorali tutti ne abbiamo le palle piene.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 12th, 2017 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE AL COMMERCIO ORA SOSTIENE DI AVER CHIESTO LUI MARRA AL TURISMO… MA QUESTO COZZA CON QUANTO DA LUI SOSTENUTO DAVANTI AI MAGISTRATI
A Roma tutto procede in perfetta trasparenzaquannocepare.
Ieri Adriano Meloni, assessore al Commercio della Giunta Raggi, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse stato lui a selezionare Renato Marra (fratello di Raffaele) alla guida della Direzione Turismo, come sostenuto nella memoria difensiva della sindaca Virginia Raggi depositata ieri alla Procura di Roma, ha confermato tutto.
La versione di Meloni è stata regalata alle agenzie di stampa e ribadita oggi in un’intervista a Repubblica: «È una puttanata che non lo conoscevo prima. Era al Gssu dei vigili urbani e me lo hanno presentato due ore dopo che sono arrivato in Campidoglio. Poi ha manifestato il suo interesse per la direzione Turismo e mi è sembrato il migliore. Ora devo tornare in aula».
In un’intervista a Repubblica rilasciata l’8 gennaio scorso però Meloni aveva detto tutt’altro: “Non ricordo… noi, però, non lo avevamo richiesto. Non lo conoscevamo. Ci è stato suggerito. So che della sua nomina poi sono stati informati anche i consiglieri. La sindaca condivide tutte le scelte con la maggioranza”.
L’intervista venne rettificata ben cinque giorni dopo con una lettera al quotidiano, nella quale l’autore dell’articolo (Lorenzo D’Albergo) confermava le prime parole di Meloni:
Ma soprattutto la versione giornalistica di Meloni va a cozzare con le dichiarazioni ufficiali sue e di Virginia Raggi. Meloni ha dichiarato ai magistrati che la nomina di Renato Marra a capo dell’ufficio turismo fu suggerita da Raffaele:
Adriano Meloni, […]sentito dai magistrati come persona informata sui fatti, ha dichiarato che a suggerirgli la nomina di Renato Marra era stato suo fratello Raffaele. Concetto ribadito anche in un’email agli atti dell’inchiesta. Questa è stata inviata da Meloni al delegato al Personale, Antonio De Santis e per conoscenza a Raffaele Marra e Raggi. Nella email Meloni ringrazia per il suggerimento su Renato e ne loda l’operato.
Quella email — così si difenderà la Raggi — è stata inviata mentre lei si trovava ad Auschwitz e su un indirizzo pubblico, quello che si trova sul sito del Comune di Roma: virginia.raggi@comune.roma.it, dove ogni giorno arrivano centinaia di segnalazioni dei cittadini.
Non l’ha letta quindi? Vedremo cosa risponderà ai pm. Di certo spiegherà che in tanti, compreso l’assessore Meloni, le avevano parlato in modo positivo di Renato Marra, che pensava essere la persona giusta al posto giusto.
Meloni ha quindi detto ai giudici che la nomina di Raffaele Marra fu suggerita dal fratello Raffaele, sono le sue parole verbalizzate che valgono: se intende correggerle dovrà spiegare perchè ed essere molto credibile perchè altrimenti rischia di ritrovarsi nella posizione di chi dovrà spiegare perchè a distanza di sei mesi fornisce due versioni diverse sull’accaduto.
Ma anche Virginia Raggi dovrà spiegare qualcosa. La sindaca il 21 dicembre scorso scriveva a Cantone che il ruolo di Raffaele Marra nella nomina del fratello ‘è stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali, peraltro affidate in via esclusiva dalla normativa vigente’.
Quindi la decisione è stata presa direttamente dalla sindaca. Senza assessori-suggeritori. Che spuntano soltanto oggi. Molto opportunamente.
Nell’intervista rilasciata oggi a Repubblica, Meloni dice che la sindaca gli ha suggerito di stare sereno.
All’ultimo a cui è stato detto non è andata benissimo.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA CODA DI PAGLIA DELLA RAGGI E IL BANDO DI QUALCHE MESE FA
I sindaci della provincia di Roma devono curare e tenere pulito il verde vicino alle case, alle strade e alle ferrovie per prevenire il rischio di incendi come quello di ieri a La Barbuta che ha costretto la polizia municipale a chiudere il Grande Raccordo Anulare.
La prefettura lo ha scritto nero su bianco in una circolare che ha inviato ai primi cittadini, con Virginia Raggi in testa, e, racconta Lorenzo D’Albergo su Repubblica, suona come un aut aut: in un modo o nell’altro, i Comuni dovranno provvedere.
Anche con ordinanze urgenti e affidamenti diretti, anche a costo di creare debiti fuori bilancio: in piena emergenza incendi non c’è tempo per bandire gare e vagliare le offerte dei privati interessati ad aggiudicarsi il servizio.
Bisogna intervenire subito. Magari con l’aiuto della Regione.
Già , perchè il vertice straordinario convocato ieri pomeriggio a Palazzo Valentini ha partorito anche una comunicazione bis: sarà inoltrata alla Protezione Civile e chiederà di considerare come una delle misure principali per uscire dallo stato di calamità il supporto ai primi cittadini alle prese con discariche abusive.
Sono state considerate tra gli inneschi più pericolosi dai partecipanti al tavolo convocato dopo la lettera inviata venerdì dal governatore Nicola Zingaretti alle prefetture del Lazio, ma la loro rimozione costa.
Troppo se le amministrazioni e le loro partecipate, Ama in testa, hanno le casse in rosso.
L’idea, se la controparte accetterà , è di arrivare a un contributo – anche economico – ai Comuni in difficoltà da parte della Protezione Civile. Così, su doppia richiesta delle numero uno del Campidoglio e di Palazzo Valentini, si dovrebbe arrivare a una ridefinizione dei contenuti del piano d’emergenza antincendio. Un masterplan che deve tenere conto da una parte della mancata manutenzione del verde urbano e dall’altra della piaga dei roghi tossici.
Forse proprio per questo Virginia Raggi poco fa sulla sua pagina Facebook ha cominciato a mettere le mani avanti, sostenendo che il Campidoglio sta già lavorando alla manutenzione del verde pubblico.
Il problema è che Virginia Raggi forse non ricorda cos’è successo al bando — anzi ai bandi — per la manutenzione del verde pubblico a Roma.
Ad aprile l’assessora Pinuccia Montanari dava notizia dell’apertura di due bandi di gara europei per la manutenzione del verde pubblico a Roma.
Si tratta di due bandi attesi da tempo che però nel 2016 l’assessorato guidato all’epoca da Paola Muraro non aveva approntato.
Ma, come dice la Raggi, per fare le cose per bene ci vuole tempo. E così il 24 aprile veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando di gara, per l’affidamento del servizio per interventi di manutenzione delle alberature.
Il problema è che appena cinque giorni prima, il 19 aprile, il governo ha emanato il DL 56/2017 con il quale è andato a modificare il codice degli appalti. Risultato: quel bando al quale l’amministrazione capitolina aveva lavorato “per bene” per oltre otto mesi è stato sospeso “a data da destinarsi”.
Si tratta di bandi con un importo complessivo pari a 9 milioni di euro, di cui 5 per la manutenzione del verde verticale e 4 per il verde orizzontale. Ma al momento sono scomparsi perchè gli uffici dovranno correggerli per adeguarli alla normativa vigente.
Dal 1 luglio è partito un programma (da 3,5 milioni di euro) per il monitoraggio delle alberature. Ma nel frattempo la cura del verde pubblico di molti parchi cittadini (tra cui Villa Borghese, Villa Ada e il Lungotevere) è a rischio perchè la gara è stata sospesa.
Ma per fortuna che c’è la Raggi, mentre Roma brucia.
(da “NextQuotidiano”)
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