Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
UN MILITANTE DELLA CAPITALE LA PROPONE NELLA CHAT WHATSAPP DEGLI ISCRITTI
Alcuni attivisti M5S romani vorrebbero fare la guerra a Virginia Raggi a Rimini e organizzare un gruppo di dissenso da portare all’incontro dei 5 Stelle a Rimini.
Ne parla oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica citando i messaggi Whatsapp di una chat interna:
A tirare le fila della protesta è Gaetano Savoca, membro del tavolo Bilancio, il board di cui era coordinatore l’assessore Andrea Mazzillo (dato sempre in uscita dalla giunta a fine settembre). Venerdì mattina, poco dopo le 10, ha affidato a quattro messaggi WhatsApp la sua dichiarazione di guerra: «Ho da farvi una proposta esplosiva e dirompente che potrebbe trovare qualche consenso e molto dissenso: organizzare un gruppo di dissenso contro il Campidoglio, Virginia Raggi, la sua giunta e il servilismo dei portavoce capitolini, lo spostamento a sinistra del M5S romano e le sue scelte insensate».
Savoca, che sul suo profilo facebook si definisce pensionato ed esponente del tavolo economia e bilancio M5S Roma (oltre che avere eccellenti gusti musicali), non risparmia critiche anche pubbliche a Virginia Raggi (come sulla vicenda del nuovo a.d. ATAC):
Nei messaggi inviati sulla chat del tavolo Bilancio mette alla gogna la giunta. Nell’elenco c’è di tutto: si parte dal falso dossier che sarebbe stato architettato proprio contro De Vito prima delle comunarie per la scelta del candidato sindaco e si arriva al cv fallato della nuova assessora ai Lavori pubblici Margherita Gatta, nomina contro la quale due consigliere municipali legate alla base degli attivisti sono pronte a ricorrere al Tar. Ancora: il caso Marra, lo stadio, il piddino Bergamo vicesindaco, «le nomine ad cazzum (cit.)», il triplo incarico in Atac dell’ad e dg Simioni. E, ovviamente, il rischio che Mazzillo possa essere defenestrato.
Per questo il pasionario a 5 Stelle è pronto a «organizzare il gruppo di dissenso e portarlo nel cuore della festa del M5S a Rimini. Alla luce del sole».
Postilla: «So bene di rischiare il linciaggio – scrive Savoca nei messaggi che in queste ore stanno facendo il giro del Campidoglio – ma sarebbe una protesta dirompente non contro il M5S, ma pro M5S. So che questa mia proposta fra 5 minuti sarà sul tavolo di Grillo e Casaleggio e proveranno a ostacolarla. Il coraggio è degli audaci e non del gregge di pecore».
Tra le tante risposte all’appello su WhatsApp, anche una di un certo peso. «Se non cambiano le cose dopo le Politiche, me ne vado», firmato Monica Montella, la consigliera già finita nel mirino dei 5S che per aver difeso la collega e amica Cristina Grancio.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 12th, 2017 Riccardo Fucile
L’AIUOLA DI PIAZZA VENEZIA RIDOTTA A UNO STERRATO INGIALLITO
Là dove c’era l’erba verde ora c’è una prateria gialla.
Osservando i giardini e i parchi della Capitale, viene spontaneo parafrasare la celebre canzone di Adriano Celentano.
Tutto ciò che prima era lussureggiante e colorato, ora è spento e rinsecchito. Colpa della siccità certo, delle temperature torride che ormai da giorni aleggiano sulla città , dell’assenza totale di piogge ormai da settimane se non mesi.
Un clima tropicale che non lascia via di scampo alle aiuole e alle tante aree verdi urbane (oltre 40 milioni di metri quadrati quelli capitolini), se non costantemente innaffiate e curate. Un panorama di desolazione che non ti aspetti di trovare però almeno per le zone verdi più famose e frequentate di Roma.
Tipo piazza Venezia. L’angolo della città tra i più immortalati dalle macchine fotografiche dei turisti, quasi in imbarazzo per la quantità dei soggetti da imprimere nei selfie, dalla scalinata del Campidoglio al Vittoriano ai Mercati di Traiano e annessa Colonna.
Eppure nel bel mezzo dello scatto resta quel giallognolo ex-prato, ormai più simile a un deserto. Erba bassa al posto delle decorazioni che in passato hanno reso celebre la piazza, dal Tricolore di fiori all’albero di Natale. Niente verde e sfondo non certo da cartolina.
Ma non se la passano meglio giardini e aiuole sparpagliate nei quartieri, come le ville più note e amate da romani e visitatori. Prati in sofferenza anche sulle sponde del laghetto di Villa Ada, parco urbano secondo solo a Villa Pamphilj al Salario. L’erba cerca refrigerio all’ombra dei pini ma senza acqua la terra vince sul verde, tutto è spento e scuro.
Destino simile all’ottocentesca Villa Paganini sulla Nomentana o a Villa Borghese. Se i sistemi di irrigazione sono carenti o assenti, come nella maggior parte delle zone verdi meno pregiate, non resterà molto da difendere dal caldo africano che in questi giorni avvolge Roma.
I prati sono secchi, le sterpaglie si accumulano persino nelle aiuole spartitraffico delle grandi arterie.
Sulla via del Mare ad esempio, strada di collegamento tra Roma e, appunto, le sue spiagge. L’arteria che porta a Ostia è decorata da piante invadenti che ostacolano la visibilità . Cespugli ormai morenti, come quelli che si segnalano sulla Pontina o su alcuni tratti della Colombo.
Tutti perfetti inneschi per i continui roghi che da giorni devastano la Capitale e il Lazio. Basta una scintilla, una sigaretta gettata senza ritegno dal finestrino per distruggere per sempre i patrimoni arborei più belli della Capitale.
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 9th, 2017 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO IRONIZZA SUL CURRICULUM DI FLICK, MA LO PREVEDE LO STATUTO DEL COMUNE
Ieri, dopo aver pubblicato il magnifico scatto pensoso tra gli incendi di Castel Fusano in pieno stile Rossella ‘O Hara, Virginia Raggi ha annunciato una querela per il quotidiano Libero.
La colpa del quotidiano di Feltri è aver ironizzato sulla richiesta di curriculum a Giovanni Maria Flick, ex papabile per Zètema.
Spiega la sindaca:
Si vuole mettere alla berlina una normale procedura di legge, ovvero la richiesta di un curriculum per una eventuale collaborazione con l’amministrazione capitolina. L’autore dell’articolo vuol far credere che non abbia conoscenza della fama e degli altissimi meriti acquisiti dall’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick. Suggerisce di esimermi dal rispettare lo Statuto di Roma Capitale che mi obbliga a chiedere un CV per qualsiasi procedura relativa ad una nomina di questo tipo. Perciò confonde l’obbligo con la volontà .
È un esercizio di autentico giornalismo disinformato, fazioso e mistificatorio. Un giornalista ha il preciso dovere di informarsi e verificare quanto sostiene prima di metterlo nero su bianco, sono regole basiche per qualunque professionista degno di questo nome: in questo caso, invece, ci troviamo di fronte ad affermazioni di sprezzo e di sdegno che nascono se non direttamente dalla malafede, almeno dalla più completa ignoranza dell’esistenza stessa dello Statuto di Roma Capitale e di regole amministrative che esistono da anni.”
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 31st, 2017 Riccardo Fucile
DA UN AMMINISTRATORE UNICO SI PASSA A TRE, CHE GENIALATA… SIMIONI E UN UOMO DI COLOMBAN
Il Campidoglio ha appena comunicato che l’ATAC cambierà governance: “È stata adottata
una modifica nella composizione del consiglio di amministrazione dell’Atac. I componenti del Cda saranno tre optando così per la formula collegiale in luogo di quella attuale monocratica”.
Questo significa che in luogo dell’amministratore unico, ruolo finora ricoperto da Manuel Fantasia, ci sarà un consiglio di amministrazione.
Le poltrone sono moltiplicate.
La sindaca di Roma Virginia Raggi ha indicato, secondo quanto si apprende, Paolo Simioni come nuovo presidente e nuovo amministratore delegato di ATAC.
Simioni collaborava già per il Campidoglio con l’assessore Massimo Colomban nel ruolo di coordinatore del gruppo di lavoro sulle società partecipate Ama, Atac e Acea. Simioni era indicato oggi dai giornali come il preferito di Colomban:
L’ala ortodossa che fa capo a De Vito, presidente dell’assemblea capitolina legato alla deputata Roberta Lombardi, è tornata alla carica su Carlo Tosti, ad all’epoca di Alemanno: lui quattro mesi fa partecipò alla selezione pubblica bandita dall’azienda, ma alla fine gli venne preferito l’ex manager di Atm.
Adesso ci riprova: insieme al consulente di Ratp Filippo Allegra e agli ex vertici dell’Atm Carlo Pino e Alberto Ramaglia.
Il fatto è però che in corsia di sorpasso sembra ora essersi piazzato Paolo Simioni, coordinatore del gruppo di lavoro messo su dall’assessore alle Partecipate Massimo Colomban, imprenditore veneto vicino a Davide Casaleggio, ormai in solidi rapporti pure con Beppe Grillo.
È proprio all’ex ad della Save (gestore degli aeroporti di Mestre, Verona e Treviso) nonchè suo vecchio amico, che Colomban vorrebbe affidare la guida di Atac.
Dopo aver fallito il bersaglio grosso: la presidenza di Acea, invece andata all’avvocato Luca Lanzalone, altro professionista vicino ai cinquestelle e vero artefice dell’accordo sullo stadio della Roma.
Non che però Simioni sia rimasto a bocca asciutta: per bypassare gli stringenti limiti salariali vigenti nella pubblica amministrazione, l’ingegnere è stato assunto a 240mila euro l’anno dalla multiutility dell’acqua e dell’elettricità , ottenendo che il suo stipendio fosse diviso in parti eguali – 80mila euro – fra Acea, Atac e Ama. Lo stesso compenso (140mila di parte fissa, 100mila di premio di risultato) previsto per Rota. Non sufficiente tuttavia per convincerlo a restare. (La Repubblica, Giovanna Vitale)
A seguito dell’indicazione da parte della sindaca di Roma Virginia Raggi, di Paolo Simioni come nuovo presidente e ad di Atac, decadono le deleghe di Manuel Fantasia.Pochi istanti prima della nota del Campidoglio che annunciava la nomina di Simioni, Fantasia ha lasciato Palazzo Senatorio visibilmente contrariato, mentre era in corso una riunione su ATAC, senza lasciare dichiarazioni ai giornalisti presenti.
Ad oggi Fantasia potrebbe comunque esser chiamato a far parte del Cda a tre: un ruolo comunque ridimensionato rispetto a quello ricoperto fino a oggi.
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 31st, 2017 Riccardo Fucile
L’ULTIMATUM DI Q8: O SI PAGA IL DEBITO O NIENTE PIU’ CARBURANTE.. IL CASO DEL BUS IN VIAGGIO SENZA ASSICURAZIONE , IL RISCHIO DEGLI STIPENDI, L’IPOTESI CONCORDATO PREVENTIVO
Q8 ha fatto sapere ad ATAC ufficialmente di non essere più disposto a concedere dilazioni, pretendendo entro 30 giorni il pagamento delle fatture emesse, pena lo stop all’erogazione del gasolio.
Il termine scade oggi: se entro stasera non verranno versati 3,8 milioni di euro, niente più carburante.
E la storia, raccontata oggi da Giovanna Vitale su Repubblica, è sintomatica delle condizioni della municipalizzata dei trasporti romana, senza direttore generale dopo le dimissioni di Rota e ora davvero a rischio crac entro agosto.
I fornitori, che da mesi inondano di decreti ingiuntivi l’azienda, vogliono chiudere i cordoni della borsa.
Lo spettro del fallimento o anche di un concordato preventivo fa temere di non poter rientrare dei crediti accordati.
La paralisi è molto più vicina di quello che sembra e l’ipotesi di blocco del pagamento degli stipendi, smentita dal Campidoglio, si fa sempre più vicina.
Spiega Alessandro Trocino sul Corriere:
Roma deve approvare il suo bilancio consolidato (che comprende le partecipate) entro il 30 settembre. Il suo debito finanziario arriva a 2,5 miliardi di euro. Il problema fondamentale è che tra i creditori di Atac c’è anche il Comune. E se fallisse l’azienda dei trasporti, il Comune rischierebbe il dissesto.
Per questo la strada del concordato preventivo, caldamente suggerita dall’ex dg Rota, sembra essere obbligata. Anche se le difficoltà non mancano. E anche se il Comune non vuole assumersi la responsabilità di fare annunci, per evitare conseguenze negative per i debitori.
Non solo: sabato un autobus dell’ATAC è finito in un incidente in via Tarquinio Collatino, incrocio con via Calpurnio Pisone.
I vigili hanno constatato che il mezzo viaggiava senza assicurazione, scaduta il 30 giugno. A luglio non ha versato l’anticipo dei tfr, per i prossimi mesi l’azienda non sa come pagare gli stipendi.
“Il debito di Atac da 1,38 miliardi per il Comune è un credito che vale oltre 500 milioni. Se oggi la società fallisce anche il Comune ha serie difficoltà e rischia il dissesto”, aveva spiegato proprio ieri Mazzillo al Sole 24 Ore. Entro il 30 settembre va approvato il bilancio consolidato della holding capitolina, bisogna trovare qualcuno disposto a subentrare in corsa a Rota. Ecco perchè l’idea del concordato preventivo sembrava la strada più facile da percorrere per evitare intoppi finanziari che andrebbero a colpire anche il Campidoglio. Proprio come aveva suggerito Rota:
Una via che, in realtà , aveva esplorato anche il suo predecessore Marco Rettighieri. Rota per un mese avrebbe partecipato a riunioni allargate con la sindaca e i suoi uomini di fiducia. Ma sulla proposta di concordato non sono mai stati fatti passi avanti. È il motivo principale per cui Rota ha lasciato. Si può immaginare che non sia facile per un’amministrazione percorrere questa strada.
Con il concordato preventivo entra in campo un giudice che nomina un amministratore che, di fatto, sovrintende a tutta l’attività . E soprattutto si deve occupare di separare il debito, e Atac ne ha tanto,quasi 1,4 miliardi di euro, dalle attività ordinarie per poi cedere il patrimonio per soddisfare i creditori. Atac possiede ancora immobili e terrenidivalore. L’idea di far gestire le vendite ad un commissario giudiziario potrebbe essere considerata da qualcuno un ostacolo.
Senza concordato la sindaca può fare ricorso alla legge Marzano (arriverebbe un commissario nominato dal governo, ipotesi già scartata in partenza) oppure presentare un piano di risanamento che, visti i problemi di bilancio denunciati dall’assessore Mazzillo, sembra complicato portare a termine. Tenendo presente che chi amministra la società si deve muovere in caso di azienda in crisi, altrimenti rischia di fronteggiare il codice penale.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile
FUOCO DI ACCUSE ED ESPOSTI IN PROCURA CONTRO RAGGI E STEFANO
Parole pesanti, accuse precise ed esposti in Procura che fanno traballare sempre di più la compagine romana Ms5.
Virginia Raggi e il presidente della commissione Trasporti di Roma, Enrico Stefà no, sono sotto il fuoco di accuse da parte delle opposizioni (Pd in testa) dopo l’intervista rilasciata da Bruno Rota, ormai ex direttore generale di Atac, ora dimissionario dopo soltanto tre mesi in azienda.
Accuse che non fanno che alimentare i malumori interni al Movimento, tanto che la stessa Raggi in serata precisa con un post su Facebook: “Stiamo tutti lavorando per questa città , dal sindaco fino al consigliere municipale. A tutti i componenti della mia squadra di consiglieri e di giunta dico infatti di non distrarsi dal lavoro alimentando sterili polemiche. Chi preferisce polemizzare si mette da solo fuori dalla squadra”.
Rota non si limita a denunciare una situazione finanziaria ormai “insostenibile” e senza risposte concrete da parte della giunta grillina, ma avanza anche accuse contro esponenti cinque stelle.
Si leggono, fra i passaggi delle dichiarazioni fatte da Rota, diverse frasi riferite al giro di “amici di amici” degli M5s, di appalti dubbi e questioni spinose in cui spesso viene tirato in mezzo Stefà no, che aveva attaccato lo stesso ex direttore, chiedendo delle scuse.
“A Stefano converrebbe continuare a stare zitto, faccia silenzio. Deve piantarla lì. Perchè sennò…” dice Rota con tono minaccioso. “A me per un mese ha chiesto come mai non mi occupassi della bigliettazione. Ma lo sappiamo bene perchè rompe le scatole sulla bigliettazione. La domanda dovreste farla voi: è normale che un politico tenga rapporti con società di bigliettazione?”.
Queste parole e altre riferite a “nuovi bus a metano” hanno scatenato le opposizioni che ora sono pronte, con esposti in Procura, a chiedere alla magistratura di far luce sulla situazione dell’Atac, azienda con quasi 12mila dipendenti, 49 dirigenti ed un debito che supera il miliardo di euro.
“I contenuti dell’intervista di Rota, ex Dg Atac, sono esplosivi. Il sindaco Raggi o smentisce tutto tutelandosi, se in grado, anche nelle sedi competenti, oppure ci troviamo di fronte ad uno scenario gravissimo.
In buona sostanza il Sindaco e la sua giunta avrebbero ignorato la situazione e i piani di recupero dell’azienda per oltre un anno” attacca il senatore Pd Stefano Esposito. “In pratica, da quanto si arguisce dalle parole di Rota, si tratterebbe di una scelta disastrosa per l’azienda e per la Capitale causata da pura incapacità e da interessi spartitori. Un contesto allucinante. In questo quadro catastrofico, su cui il Sindaco deve dare risposte chiare, manca un tassello: ovvero se vi sia stato un ruolo della Casaleggio, e nel caso quale”.
Gli fa eco Roberto Giachetti: “Deve essere chiaro che questa città sta andando a fondo. Il movimento 5 stelle e Raggi governano da un anno e non hanno combinato nulla” dice il vicepresidente della Camera. “Hanno messo gli amici loro che stanno producendo i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Stefà no dice che Rota si deve scusare. Se Rota ha detto una menzogna e l’ha ripetuta anche oggi allora Stefà no lo deve querelare. Non può aspettare o reclamare delle scuse”
Anche Matteo Renzi rincara la dose: “Nell’azienda dei trasporti di Roma i grillini, che dovevano fare la rivoluzione, invece fanno come gli altri, anzi peggio: raccomandando gli amici degli amici. Noi non prendiamo lezioni di moralità da quelli che hanno due morali”.
A Renzi risponde a stretto giro Virginia, che annuncia querele. “La situazione in cui si trova Atac era ed è grave, ma non ci siamo fatti spaventare dalle difficoltà e siamo andati avanti. Abbiamo selezionato e portato a Roma qualche mese fa Bruno Rota, un grande manager che si era occupato con successo dell’Atm a Milano… Nessuno del MoVimento 5 Stelle ha mai fatto raccomandazioni per amici, amici degli amici o parenti. Stefà no si è sentito diffamato dalle affermazioni di Rota, riprese poi dal Pd, e lo ha querelato. L’unico messaggio che Stefano ci ha detto di aver mandato all’ex Dg riguarda la segnalazione di una azienda di bigliettazione con tecnologie innovative. Nient’altro, e per la massima trasparenza lo pubblicherà sulla sua pagina Facebook”. Poi la Raggi aggiunge: “Se a qualcuno risultano altre circostanze come raccomandazioni, pressioni o richieste gradiremmo che fossero pubblicate immediatamente per poter prendere immediati provvedimenti. Qui non facciamo sconti a nessuno. Come sempre andremo avanti. Le polemiche create dai giornali sono l’ultimo dei nostri interessi, ma se il segretario del Pd ci diffama è un’altra storia: Renzi sarà querelato e dovrà rendere conto delle sue parole. Adesso andremo avanti con Atac per garantire alla città un sistema di trasporti degno di una capitale europea. Sarà dura, ma ce la faremo – conclude – stateci vicino”
A spostare la faccenda verso la Procura è invece il componente Pd della commissione Trasporti della Camera, Michele Anzaldi.
“La Procura di Roma avrebbe tutti gli elementi per valutare l’apertura d’ufficio di un fascicolo di indagine. Rota non soltanto conferma la grave denuncia di aver subito richieste di raccomandazioni dal presidente della commissione Mobilità del Campidoglio ed esponente del M5s, Enrico Stefà no, consigliere molto vicino alla sindaca Raggi, ma addirittura rincara pesantemente e parla di pressioni su appalti, segnalazione di aziende che gli sarebbe stato chiesto di ricevere, input precisi su autobus a metano. Perchè un politico riceve e parla con potenziali fornitori Atac e perchè Stefà no avesse tanto a cuore chi avrebbe dovuto gestire la bigliettazione di Atac. Peraltro non parliamo di un semplice consigliere comunale, ma del presidente della commissione consiliare competente.
A proposito dei mezzi a metano, proprio Stefà no mesi fa aveva annunciato l’acquisto da parte di Atac di mezzi di questo tipo. Ce ne sarebbe abbastanza per avviare una profonda indagine. Se la prima denuncia di Rota poteva essere derubricata all’illegale malcostume delle segnalazioni di dipendenti e richieste di scatti di carriera da parte dei politici, in un remake di Parentopoli in salsa grillina, ora siamo di fronte a qualcosa di più grosso. A conferma della sospetta posizione di Stefà no, peraltro, c’è anche la sua debole difesa: ha replicato a Rota ben 24 ore dopo la sua dichiarazione, postata in un commento proprio sul profilo Facebook dell’esponente cinquestelle, e semplicemente chiedendo le scuse. Se Rota dice il falso, perchè Stefà no invece delle scuse non lo ha ancora querelato?”.
Il coro di accuse contro il duo Raggi-Stefà no è univoco, tanto che anche il centrodestra chiede alla Raggi di “andarsene. Non solo ha portato Roma al disastro con l’emergenza idrica e il fallimento dell’Atac, ma ha aggiunto bugie a bugie” dice il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Fi). Il senatore di Idea Andrea Augello va oltre e spiega “che io e Vincenzo Piso abbiamo appena depositato un esposto alla Procura di Roma chiedendo che si svolgano approfondite indagini sulle dichiarazione rese dal dottor Bruno Rota in merito a presunte segnalazioni indebite ricevute dal presidente della commissione trasporti di Enrico Stefano”.
Augello chiede che nello specifico che “vengano approfonditi i rapporti tra il Movimento 5 Stelle e la società “Conduent”, esplicitamente citata nelle esternazioni del dottor Rota”. In attesa di una contromossa da parte di Stefà no (querelerà Rota?) i cinque stelle si chiudono a far scudo attorno al sindaco e al grillino stesso.
“Nessuno e dico nessuno si deve permettere di mettere in dubbio l’onestà e la correttezza di Enrico Stefà no. #iostoconEnricoStefà no” scrive ad esempio la consigliera comunale del M5S Alessandra Agnello. Il collega del Movimento, Giuliano Pacetti, ha rilanciato il post fatto ieri dal presidente della commissione Trasporti di Roma, in cui Stefà no affermava di non aver mai sollecitato promozioni, scrivendo: “Enrico Stefà no un collega che stimo, trasparente e onesto che lavora senza sosta per migliorare la vita dei cittadini romani”.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2017 Riccardo Fucile
“A STEFANO CONVIENE STARE ZITTO”… “QUESTI SONO DEI DELINQUENTI, E’ SCANDALOSO”
«A Stefano converrebbe continuare a stare zitto, faccia silenzio. Deve piantarla lì. Perchè
sennò…». «È pazzesco, ma come si fa, questi sono dei delinquenti, è scandaloso». «Quello che mi hanno fatto lo considero un vero tradimento. Una roba che neanche all’asilo».
Il giorno dopo il suo addio all’ATAC Bruno Rota riempie di interviste le pagine di tutti i giornali d’Italia. E quello che dice dell’amministrazione di Roma e dei consiglieri probabilmente è la pietra tombale sulla gestione grillina del’azienda di trasporti romana.
Nell’intervista rilasciata ad Alessandro Trocino del Corriere della Sera Rota tiene prima di tutto a precisare com’è andata la vicenda delle dimissioni, sulle quali è scoppiato ieri un piccolo giallo.
L’ATAC ha infatti prima fatto sapere con una nota che al direttore generale erano state ritirate le deleghe, poi lui ha detto ai giornali di aver presentato le dimissioni una settimana prima.
A questo punto l’ATAC ha dichiarato che le sue dimissioni non risultavano protocollate nè comunicate all’amministratore unico Manuel Fantasia.
Oggi lui spiega: «Ma quando mai, hanno fatto i furbi. Peggio ancora. Ma chi se la beve la novella del siluramento? Questo la dice lunga sulla serietà di queste persone. È l’ennesima dimostrazione che avevo visto giusto, che ho fatto bene ad andarmene per tempo».
E ancora: «È pazzesco, ma come si fa, questi sono dei delinquenti, è scandaloso. Io le dimissioni formali le ho date il 21 luglio e la Raggi mi ha chiesto di restare e di soprassedere, almeno per portare a termine gli adempimenti più importanti. Nell’ultimo mese, verbalmente, le avevo già date più volte le dimissioni».
Rota sostiene di aver avviato le procedure per il concordato preventivo in ATAC e di aver fatto la selezione per l’advisor legale, ma anche di aver notato “manovre” intorno alla procedura: «Non mi faccia parlare, che direi cose sgradevoli e sono agitato. Quello che mi hanno fatto lo considero un vero tradimento. Una roba che neanche all’asilo».
Infine parla di Enrico Stefà no, consigliere a Roma e presidente della Commissione Mobilità , che ha accusato di avergli raccomandato persone e aziende:
Lei su Facebook ha denunciato pressioni da parte di Enrico Stefà no, consigliere M5S, che le avrebbe chiesto di promuovere i «soliti noti». Lui però smentisce e la invita a scusarsi. Cosa gli risponde?
«Questa è buona. Ma ci ha messo 24 ore a smentire, è stato muto da ieri. Ma dai, io rispondo alle cose serie».
Perchè non ha denunciato prima le pressioni di Stefà no?
«Ma perchè ho risposto a lui che mi diceva che non avevo fatto niente in azienda. Forse dovrebbe spiegare lui qualcosa dell’azienda che ho nominato. E l’ho fatto perchè lui stesso citava il sistema di bigliettazione. Ecco,magari dovrebbe spiegare perchè riceve le imprese che fanno forniture in azienda»
Bruno Rota e L’ATAC senza stipendi
Con Repubblica Rota conferma la vicenda del concordato preventivo e il fatto che ne avesse parlato con la Raggi e con gli altri: «Stavo lavorando alla procedura per il concordato preventivo sotto la vigilanza del tribunale, la procedura ritenuta da me necessaria per risanare l’azienda evitando il fallimento. Ero riuscito anche a spiegare ai grillini cos’è un concordato». Purtroppo nessuno a Roma ne ha saputo nulla, in omaggio alla trasparenzaquannocepare che è il faro che guida questa amministrazione.
Al Messaggero invece l’ex direttore generale fa sapere che ATAC non sarà in grado di pagare gli stipendi: «Qui c’è un’azienda che l’ultima volta è riuscita a pagare gli stipendi nell’ultimo quarto d’ora. È una situazione che deve essere analizzata dal tribunale fallimentare. La quantità di decreti ingiuntivi che ha accumulato è spaventosa…».
Poi dedica una serie di repliche proprio a Stefà no:
«Io non ho fatto polemica con nessuno. Sono io ad essere stato attaccato da questo ragazzotto e ho reagito, perchè non ho niente da nascondere. Non mi sposto di un centimetro da quelle affermazioni. Lui prima di rispondere ha aspettato due giorni…».
Ieri Stefano ha negato queste pressioni e ha detto che lei dovrebbe scusarsi.
«A Stefano converrebbe continuare a stare zitto, faccia silenzio. Deve piantarla lì. Perchè sennò…».
Sennò? Di che appalti le avrebbe parlato?
«A me per un mese ha chiesto come mai non mi occupassi della bigliettazione. Ma lo sappiamo bene perchè rompe le scatole sulla bigliettazione. La domanda dovreste farla voi: è normale che un politico tenga rapporti con società di bigliettazione?».
Ce lo dica lei.
«Guardi, si potrebbero incrociare anche alcune sue curiosissime affermazioni, per esempio sui nuovi bus a metano… Con tempistiche, diciamo,curiose».
Quali giovani avrebbe voluto promuovere il presidente M5S della Commissione Mobilità ?
«I nomi sono i soliti. Ma io non ho fatto nessuna promozione e non ho allontanato nessuno, perchè queste cose nelle aziende dove sono stato non succedono. Non ho mai avuto la tessera di nessun partito, ho sempre solo fatto il manager. Lo sanno tutti
«Raggi mi supplicava di restare
Rota, infine, parla anche con La Stampa: «Sì, ho approvato un regolamento di gare e contratti particolarmente rigido di cui Atac aveva bisogno. Ho ripristinato un rapporto corretto con l’autorità Anticorruzione. Ho affrontato le questioni sindacali con durezza, perchè non si poteva fare diversamente. Ad esempio la circolare di quindici giorni fa che impone regole precise per la timbratura dei cartellini agli operatori della metropolitana. Lo so che potrebbe sembrare una cosa scontata ma qui non era così. E purtroppo non è ancora così perchè alcune delle difficoltà , delle tensioni nascono proprio dal tentativo di mettere regole e farle rispettare. Per fare queste battaglie di educazione è normale che l’amministrazione ti deve sostenere il manager chiamato a questo compito. Non di nascosto o a chiacchiere ma con atti concreti».
E la polemica con Enrico Stefà no? «Il vile che cerca di tirare un calcio a chi si ritiene non in grado di difendersi c’è sempre. Gli ho risposto per le rime».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 28th, 2017 Riccardo Fucile
CITTADINI DIVISI TRA INDIGNAZIONE E RASSEGNAZIONE
Nel giorno in cui tutto sembra congiurare a favore della chiusura dei rubinetti, lo sgomento e l’indignazione dei cittadini romani di fronte all’annuncio di un’altra chiusura estiva (quella di metà linea della metro A) è stato di per sè una notizia.
Una reazione che forse i vertici dell’Atac non avevano preventivato, affidando l’informazione a un tweet inviato alla chetichella e con poco anticipo, probabilmente confidando in un’assuefazione ai disservizi ormai incapace di generare sussulti di civismo.
E invece, proprio mentre il Dg Rota certificava lo stato comatoso della municipalizzata e l’inadempienza contrattuale di un numero non trascurabile di dipendenti, l’azienda comunale è riuscita a suscitare una reazione, mentre tentava forse con destrezza di spostare ancora più avanti l’asticella della tolleranza degli utenti, già sfiancati da mesi di interruzioni di servizi per mancanza di vetture, di suicidi assistiti per autocombustione dei veicoli più vecchi e, soprattutto, da una miriade di scioperi proclamati spesso da sigle dotate di rappresentanza pari a una famiglia allargata.
Perchè, entrando nel merito della questione, le cose che non quadrano in questa maxi-sospensione estiva del servizio sono più di una, e convergono tutte nella misteriosa entità dei lavori di innesto della nuova linea C nella A, all’altezza di San Giovanni.
Chi ha potuto sbirciare la stazione (aperta fugacemente per due giorni la scorsa primavera con tanto di fiera incursione della sindaca Raggi) non riesce a capacitarsi di quali possano essere lavori che tengono fermi per 35 giorni un tratto pari a dieci stazioni, soprattutto se si tiene contro del fatto che il servizio della linea C è già da tre mesi limitato alle 20.30 (e lo sarà fino addirittura a fine ottobre) proprio per “lavori in vista dell’apertura del prolungamento e dell’intercambio a San Giovanni”.
Tre mesi, che diventeranno sei, e si sovrapporranno al mese di stop totale decretato ieri per la A. Tempi e modi che non hanno riscontro in paesi con reti di metropolitana molto più complesse di quella romana.
La voce di popolo, che spesso è lo stadio ancestrale delle fake news, nel caso in cui attribuisce le sospensioni di servizi alle ferie di massa dei lavoratori comunali, induce a una riflessione seria.
Ogni estate si procede da anni alla sospensione di questo o quel servizio, con motivazioni ogni volta straordinarie ma ricorrenti: basta andare a visitare lo sciatto sito web dell’Atac e andare a ritroso, per quanto possibile nel tempo, constatando che la straordinarietà degli interventi che ha fatto cessare il servizio di metro, tram e bus periferici si è sempre concentrata nel mese di agosto, a scapito di altre categorie di lavoratori, in questo caso evidentemente stakanovisti.
Così come, negli ultimi anni, l’emergenza rifiuti, che pure affonda le radici nel malfunzionamento di tutto il ciclo di smaltimento, ha superato il livello di guardia in corrispondenza dei principali ponti e delle festività pasquali e natalizie, e qualche volta anche in estate, a dispetto del minor consumo dei cittadini.
La vicenda dei vigili urbani che hanno marcato visita in massa nel Capodanno del 2015, in questo senso, è fortemente simbolica.
Ed è il paradosso di una città nella top five del turismo mondiale che nei periodi di maggior afflusso di ospiti invia un segnale di chiusura, esatto opposto di ciò che razionalmente ci si attenderebbe.
Si mandano in black-out servizi già di base scarsi e inefficienti o si mettono in atto misure di prevenzione ingiustificate dai fatti come la draconiana ordinanza anti-alcool estesa a tutto il territorio urbano, contro la quale gli esercenti hanno fatto ricorso al Tar.
Ma soprattutto, la via crucis cui è sottoposta una cittadinanza che ha ormai messo a punto tecniche di sopravvivenza materiale e nervosa, come testimonia l’approccio alla questione del razionamento dell’acqua, che nessun romano in cuor suo ha ancora seriamente considerato un’eventualità concreta (forse vedendo fiumi d’acqua sgorgare dalle tubature colabrodo) preferendo pensare a un’escalation puramente polemica. Quello che una volta, se non si rischiasse di toccare un altro tasto dolentissimo in questa nefasta estate romana, si sarebbe chiamato fuoco di paglia.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 27th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO CHE IL CONS COM GRILLINO STEFANO LO AVEVA ACCUSATO DI “PARLARE E NON FARE”, LA REPLICA DEL DG E’ MICIDIALE
Poco fa il consigliere M5S e presidente della Commissione Trasporti in Campidoglio Enrico
Stefano ha voluto replicare a Bruno Rota, direttore generale scelto da Virginia Raggi per ATAC.
Su Facebook Stefà no ha attaccato Rota accusandolo di parlare e di non fare e lamentandosi del fatto che Rota ha parlato con i giornali.
“Apprendiamo dai giornali che il DG di Atac Bruno Rota denuncia una situazione disastrata dell’azienda. Ne siamo più che consapevoli, e abbiamo scelto un DG tramite procedura ad evidenza pubblica proprio per affrontarla. Il mero elenco dei problemi non è sufficiente ed è necessario aggredirli e provare a risolverli.
Magari in questi primi tre mesi poteva cominciare a dare dei segnali, ad esempio rimuovendo i dirigenti responsabili di questo disastro o quelli completamente inutili, come lo abbiamo invitato a fare più volte. O avviando le procedure per rendere più moderno ed efficiente il sistema di bigliettazione e aumentare così la liquidità di cui
l’azienda ha tremendamente bisogno.
A differenza della vecchia politica che ha portato Atac nel baratro, e che oggi ancora si permette di proferire parola, abbiamo dato a lui come al suo predecessore, carta bianca per risanare l’azienda e prendere le decisioni più giuste, garantendogli sempre il massimo sostegno.Una occasione unica per agire, che ci domandiamo se voglia cogliere o meno.”
Velocissima, e direttamente su Facebook, è arrivata la risposta di Bruno Rota che ha accusato il consigliere di avergli raccomandato una società e di avergli parlato di “giovani da promuovere, sempre i soliti”:
«So del vivo interesse del consigliere Stefano alle soluzioni della società Conduent Italia che si occupa di bigliettazione e che mi ha invitato ad incontrare più volte. Più che di dirigenti da cacciare, lui, e non solo lui, mi hanno parlato di giovani da promuovere. Velocemente. Nomi noti. Sempre i soliti. Suggerisco a Stefano, nel suo interesse di lasciarmi in pace e di rispettare chi ha lavorato. Onestamente. Sempre i soliti».
(da “NextQuotidiano”)
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