Settembre 10th, 2017 Riccardo Fucile
OPPOSIZIONI E CODACONS CONTRO LA RAGGI: “CAMPIDOGLIO HA IGNORATO ALLARME, ROMA ALLAGATA”
Mentre scorrono le immagini di una Roma allagata neanche fosse Venezia, si accende la polemica politica guidata dal Pd, che accusa la sindaca Virginia Raggi di non aver fatto nulla per evitare i prevedibili disagi.
“Dopo mesi di siccità , sono bastate due ore di pioggia per mandare Roma sott’acqua. Linee della metro ferme, strade allagate, traffico il tilt. E per fortuna che è domenica… Avevamo avvertito la (non)sindaca Raggi di prevedere una normale manutenzione ordinaria di tombini e caditoie ostruiti dalle foglie. Nulla è stato fatto e Roma sembra Venezia… Ora con chi se la prenderà la sindaca Raggi? Il Governo? La Regione? L’Onu? Il disastro e l’incapacità della Raggi è sotto gli occhi di tutti. Povera Roma…”. Lo scrive in una nota il consigliere comunale del PD e presidente della Commissione Trasparenza, Marco Palumbo.
Sulla stessa linea l’esponente del Partito Democratico di Roma, Giovanni Zannola. “Così come ampiamente previsto dalle previsioni meteo e dalla Protezione Civile questa mattina sulla Capitale sono comparsi i primi temporali, della durata di qualche decina di minuti, che hanno già messo in ginocchio la città allagando interi quartieri e causando la chiusura di tre stazioni della metro in pieno centro. La causa è la stessa, caditoie ostruite e mancanza assoluta di spazzamento delle strade dalle foglie, che il sindaco Raggi dovrebbe conoscere bene visto che di questi temi ne hanno agitata di propaganda quando nella scorsa consiliatura sedevano tra i banchi dell’opposizione. Eppure nulla è cambiato, anzi tutto è peggiorato perchè nonostante cambi di management in Ama, l’azienda comunale che con 9.000 dipendenti dovrebbe essere in grado di garantire almeno lo spazzamento delle strade, non si vede un solo dipendente dell’azienda per strada, mai”, denuncia Zannola.
Contro la Raggi interviene anche il Codacons, che definisce “inaudito” quanto sta accadendo in queste ore a Roma, dove il temporale che si è abbattuto sulla città ha provocato allagamenti e la chiusura di alcune stazioni della metro A e B, determinando il caos.
“Ancora una volta Roma si ritrova del tutto impreparata alla pioggia – afferma il presidente Carlo Rienzi – Nonostante l’esperienza del passato, le stazioni della metro continuano ad essere un colabrodo al punto da determinare la loro chiusura totale, una situazione che non he eguali nel mondo e si verifica solo nella capitale”.
“È evidente che negli anni poco e nulla è stato fatto per garantire la funzionalità delle stazioni anche in caso di pioggia: vogliamo sapere nel dettaglio quale attività il Comune abbia messo in atto per evitare allagamenti a fronte del maltempo di oggi, peraltro ampiamente previsto da giorni – prosegue Rienzi – Il sindaco Raggi dica ai cittadini quanta e quale manutenzione è stata svolta negli ultimi giorni su tombini, caditoie e strade, mentre i cittadini si preparino ad un autunno di passione perchè se queste sono le premesse, i prossimi mesi saranno molto duri sul fronte dei trasporti”, conclude il presidente Codacons.
A queste voci critiche si aggiunge Stefano Pedica, sempre del Pd, che estende la denuncia a livello nazionale. “I Comuni chiedono lo stato di calamità per le inondazioni? Io chiedo lo stato di irresponsabilità dei Comuni che, nonostante i danni degli anni passati, non hanno investito nella prevenzione. Servono assessori all’Ambiente e ai Lavori pubblici che abbiano competenze geologiche e una vasta esperienza in campo ambientale per evitare nuove tragedie legate al dissesto idrogeologico”.
“Già al tavolo sul dissesto idrogeologico della Leopolda avevo sollevato la questione della prevenzione. Pochi pochi Comuni ancora la fanno realmente – prosegue Pedica – e nel frattempo continuiamo a piangere morti innocenti. È ora di responsabilizzare le amministrazioni. E il governo, da parte sua, deve organizzare un piano di prevenzione capillare e farlo rispettare. Renzi e il Pd – conclude – puntano a questo. Serve la responsabilità ma soprattutto la prevenzione”.
Al coro si unisce Paola Binetti: “Non tutte le colpe della cattiva gestione di Roma possono essere del suo Sindaco: ma la pioggia di oggi era annunciata da giorni e, nonostante il bel tempo potesse far dubitare qualcuno della profezia, ciò che stava accadendo intorno a noi avrebbe dovuto indurre ad essere prudenti e a correre ai ripari. Ma evidentemente la giunta capitolina era in tutt’altre faccende affaccendata, per cui ha preferito ignorare i ripetuti segnali d’allarme. E Roma da qualche ora a questa parte affoga nell’acqua: tutta quella che c’è mancata quest’estate”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 9th, 2017 Riccardo Fucile
IL NEOASSESSORE AL BILANCIO DI ROMA SI PARAGONA AL PROTAGONISTA DELLA COMMEDIA CHE ARRIVA IN CITTA’ E DEVE ANCORA AMBIENTARSI
Parla al telefono lungo via del Tritone, poi si toglie le cuffie e si sbottona: «Come sto a Roma? Mi
sento un po’ come Renato Pozzetto in Il ragazzo di campagna».
Camicia grigia, giacca, jeans neri e sneaker. Così, ieri mattina, Lemmetti si è presentato alla sua prima commissione Bilancio.
Stretto in ascensore, racconta con ironia i suoi primi giorni capitolini: «Sono ancora spaesato. Una casa? Devo trovarla. Sono ospite da un po’… e, come si dice, dopo tre giorni il pesce puzza».
Quindi, breve dietrofront: «Sono un tecnico, non parlo».
Poi una piccola gaffe tra le risate, quando il cognome del presidente della commissione Marco Terranova viene storpiato in «Terracina», e un’altra battuta: «Quando mi hanno chiamato stavo andando in vacanza a Barcellona Pozzo di Gotto. Avevo le ferie fino al 3 settembre, ma mi son fermato qui».
A Roma, dove dovrà risolvere la grana Atac.
La soluzione? «Ci vuole suspense – scherza, ora diretto verso il Campidoglio – ma i lavoratori stiano tranquilli. Il metodo giusto non porta al licenziamento di nessuno. Stanno studiando il concordato Aamps per raggiungere quelle performance lì. L’importante è essere onesti e avere un modello funzionante».
Quello M5S, sperando che Livorno e Roma non siano poi troppo distanti.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
COME FUNZIONA E COSA PUO’ ANDARE STORTO
ATAC ha deciso: il consiglio di amministrazione della municipalizzata ha comunicato che sarà il concordato preventivo in continuità la soluzione per i conti disastrati.
Il concordato preventivo cercherà un accordo con i creditori sotto l’egida del tribunale. La decisione è stata ratificata dalla sindaca Virginia Raggi con un post su Facebook.
La decisione arriva dopo che oggi è stata annunciata l’apertura di un’istanza di fallimento nei confronti dell’azienda da parte di un creditore, ovvero uno dei fornitori di carburante che vanta un credito a sei zeri dalla municipalizzata.
Cosa succede con il concordato preventivo in continuità ?
L’azienda in questo momento ha 1,38 miliardi di debito accumulato e nel bilancio 2015 ha chiuso con un passivo di 79 milioni (quello del 2016 non è stato ancora licenziato), 141 milioni di euro aveva perso nel 2014 mentre il totale dei debiti con i fornitori dovrebbe ammontare a circa 325 milioni.
Con il concordato preventivo in continuità si dovrebbe tutelare sia l’azienda sia il suo creditore.
Il debitore paralizza ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti mantenendo l’amministrazione dell’impresa (con limiti) mentre i creditori possono ricevere soddisfazione del proprio debito evitando i tempi lunghi del fallimento.
Con il concordato preventivo il tribunale autorizza qualsiasi atto e approva un piano di rientro: la gestione dell’azienda diviene puramente contabile e in alternativa c’è il fallimento.
Sarà il commissario a decidere cosa fare degli attivi e come verranno soddisfatti i creditori. Se i creditori rimanessero insoddisfatti potrebbero chiedere il fallimento dell’azienda.
Il Cda ha affidato l’incarico di advisor finanziario e industriale alla società Ernst & Young, di supporto alla procedura di soluzione della crisi.
Il vantaggio principale del concordato rispetto al fallimento è che il commissario che gestisce il concordato viene nominato dall’azienda. Il tribunale alla fine omologa il risultato ma ha un ruolo molto più marginale, lasciando alle parti molta più libertà di azioni.
Cosa può andare storto nel concordato preventivo?
In sintesi, nel concordato è prevista la possibilità che i creditori vengano divisi in classi; è quindi necessario garantire il 100% del loro credito ai privilegiati (dipendenti, professionisti, debiti tributari e previdenziali).
Gli altri creditori devono accettare un taglio del proprio credito; ma il primo problema è che tra i creditori di ATAC c’è anche il Comune di Roma, che così potrebbe trovare difficoltà a chiudere il bilancio.
Il rischio del danno erariale c’è. In più, ai fini delle maggioranze necessarie per l’approvazione del concordato, si prevede la necessità che: “Ove siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se tale maggioranza si verifica inoltre nel maggior numero di classi”.
Quindi bisogna raggiungere questa maggioranza: se il concordato salta scatta la procedura di fallimento.
Nel suo intervento su Facebook la Raggi non ha fornito particolari sulla procedura. Ha invece spinto sul fatto che l’azienda debba rimanere pubblica: “Abbiamo un obiettivo chiaro: Atac deve rimanere pubblica, deve rimanere dei cittadini e non finire nelle mani di privati che puntano esclusivamente a fare cassa sulle spalle dei romani e dei dipendenti. Sull’azienda ci sono le mire di chi la vuole a tutti i costi privatizzare e vuole dividersi le spoglie. I privati puntano a creare linee di serie A e linee di serie B; a fare profitto”.
Variegate le reazioni alla decisione di Virginia Raggi.
Per Federica Tiezzi, presidente dei revisori dei conti di Roma Capitale, “se il Comune, con il concordato preventivo di ATAC, dovesse essere costretto a svalutare i crediti che vanta verso la sua partecipata, l’impatto sul bilancio di Roma sarebbe pesantissimo”.
Orsa, Tpl Lazio, Faisa-Confail Sul ct, Utl e Fast-Confsal hanno proclamato uno sciopero dalle 8:30 alle 12:30 per martedì 12 settembre. Lo stop di quattro ore, spiegano in un comunicato, è per contestare il concordato preventivo, che “metterebbe a serio rischio livelli occupazionali, diritti salariali e normativi dei lavoratori”.
I sindacati sottolineano anche “la totale assenza di interlocuzione da parte dell’assessorato della Città in movimento e della governance aziendale con le rappresentanze del lavoratori, unici a non venir ascoltati su una questione da cui dipende il loro prossimo futuro”.
Il sindacato Cambia-Menti di Micaela Quintavalle ha invece annunciato il suo giudizio favorevole.
Anche Stefano Fassina, deputato Sinistra italiana e consigliere Sinistra per Roma, è in disaccordo: “Il bilancio del 2015, l’ultimo approvato — sostiene — indica un debito di 1 miliardo e 350 milioni a fronte di crediti per 1 miliardo e 266 milioni verso la Regione Lazio (quasi 650 milioni), in particolare della ex Giunta Polverini, e verso il Comune di Roma (381 milioni). La Giunta Raggi ha perso un anno di tempo con una girandola di amministratori, prima nominati e poi rimossi senza alcuna spiegazione. Portare ATAC al fallimento è una scelta politica della Giunta Raggi. Poteva essere evitata con una coraggiosa e radicale riorganizzazione. Cosa succederà se, come previsto dalla legge, una parte dei creditori chiederà il fallimento di ATAC? A chi darà la colpa la sindaca? Quali saranno le conseguenze sul bilancio comunale?”.
Maurizio Leo, ex assessore al Bilancio di Roma nella giunta Alemanno, segnala lo stesso problema che potrebbe aprirsi sul bilancio qui spiegato e illustrato anche dall’ex Mazzillo: “Questo potrebbe comportare una riduzione del credito che ha il Comune nei confronti di Atac; si verrebbe così a creare uno squilibrio dei conti con un rischio default per il Comune” afferma all’Adnkronos . “Hanno visto bene i dati del bilancio del Comune? Il Comune ha crediti importanti nei confronti di Atac. Nel momento in cui si decide il concordato parte un iter che porta alla falcidia dei crediti che i soggetti creditori, e nel caso di specie anche il Comune di Roma, vantano verso la società ”.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
“ESISTE UNA QUESTIONE ROMANA, SERVE UN PIANO STRAORDINARIO IN TRE PUNTI”
“C’è una nuova questione romana, non quella dei rapporti tra Stato e Chiesa, ma quella del rapido declino della capitale d’Italia”.
Nel suo intervento sul Corriere della Sera il celebre giurista Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, aggiunge la sua voce a quella di molti che denunciano la pericolosa involuzione di Roma, “una città in stato di abbandono”.
“Le strade sono intransitabili a causa delle buche. Nei casi più gravi, vengono tenute chiuse per evitare incidenti, ma così impedendo alla gente di raggiungere le proprie abitazioni. Vi sono lavori pubblici che attendono da quarant’anni d’esser fatti. Per la pulizia di strade e giardini, in alcuni casi diventati pattumiere, si ricorre ormai al “fai da te”: si paga qualche extracomunitario di buona volontà , che provvede. Se un albero crolla, lo si circonda con qualche segnale di pericolo e lo si lascia per terra. Alcuni luoghi pubblici, anche i portici di una delle principali basiliche, sono intransitabili perchè vi sono persone accampate, che hanno fatto della strada la propria casa. Tolleranza e incuria regnano sovrane. I trasporti pubblici non funzionano, per cui tutti ricorrono ai mezzi privati, con conseguenze gravi per traffico e ambiente. I vigili urbani sono diventati una entità astratta. Gli amministratori locali vivono sulla luna, invece di girare per le strade e constatare in che condizioni sono.
Cassese chiarisce che il degrado “non è cominciato da oggi, ma si è ora improvvisamente accelerato. Mentre Roma ritorna a grandi passi verso il livello di una città medio-orientale, Milano corre, e ai romani che visitano la “capitale morale” pare di esser in un altro Paese”.
Poichè una nazione e uno Stato non possono tollerare questa situazione, occorre un piano straordinario per Roma, che impegni tutto il Paese, che renda concreta quella “promessa” che si legge nella Costituzione: “Roma è la Capitale della Repubblica”. Questo piano straordinario dovrebbe partire da tre punti.
Il primo è affidare le funzioni di rappresentanza a una persona diversa dal sindaco. Occorre riconoscere che oggi i sindaci di Roma, di una città dove risiedono due capitali (quella dello Stato e quella di una potenza mondiale, la Chiesa cattolica), sono caricati di una funzione da ciambellani, debbono ricevere capi di Stato, visitare pontefici, accompagnare personalità straniere in visita. Questo assorbe energie e “vizia”, abituando chi dovrebbe gestire e amministrare a stare sotto la luce dei riflettori, accanto ai grandi nomi della vita internazionale.
Il secondo è dare alla capitale un ordinamento speciale, come molte delle capitali del mondo (la Costituzione dispone espressamente che “la legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”). Un ordinamento speciale che riconosca una realtà ineludibile: la duplicità di funzioni del potere locale romano, che è chiamato anche ad agire come capitale, quindi nell’interesse della intera nazione.
Il terzo punto è abbandonare il ragionamento cinico: lasciamo che i Cinque Stelle dimostrino quel che (non) sanno fare, in modo da far capire che una dirigenza politica e amministrativa non si improvvisa. Occorre invece riconoscere che l’evidente incapacità amministrativa di quel movimento politico danneggia romani e italiani, e che, quindi, vanno aiutati.
Aiutarli vuol dire prestare alla città una ventina di sperimentati amministratori pubblici, capaci di costituire, con l’esempio, focolai di buona gestione, riconoscendo che per fare il buon amministratore non basta essere un politico onesto.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 27th, 2017 Riccardo Fucile
“LOTTA CONTRO GLI AMICI DI CARMINATI”
E la Pravda scrive – letteralmente – un’apologia sulla sindaca di Roma, Virginia Raggi. E lo indica direttamente nel titolo. La storica testata del partito comunista sovietico, diventata indipendente con la caduta del muro, si è cimentata in una lettura di quanto compiuto dalla sindaca nel corso del suo mandato.
“Virginia Raggi ha ancora quattro anni davanti a lei. Sarà un calvario, ma le auguro comunque ‘Buona fortuna’ e di essere forte! E, personalmente, spero che i cittadini romani, quando saranno chiamati nuovamente a votare e a scegliere un nuovo sindaco, possano giudicare con attenzione quello che ha fatto Virginia Raggi, magari tenendo a mente Carminati e e i suoi amici politici.”
Un articolo, o meglio un’apologia, che ripercorre anche la storia (recente) della Capitale, prima dell’elezione dell’allora candidata 5Stelle.
Una Roma “corrotta”, in mano a “cattivi uomini d’affari”. Su tutti Massimo Carminati, ma non si escludono anche altri “politici corrotti”.
È evidente che per queste persone Roma, così come l’Italia intera, era ed è solo una mangiatoia dove abbuffarsi con la tipica arroganza di chi vede se stesso come un privilegiato, come qualcuno che appartiene a una èlite lontana dal popolo, e che decide per esso.
Gli altri, le persone comuni, erano e sono vittime di scambi politici, abusi e intimidazioni. Soggetti, nient’altro. Cose. Cose, di cui puoi disporre a piacimento e buttare via quando non sono più utili.
Un esempio del cambiamento avvenuto in Campidoglio? Nell’apologia di Pravda è da ravvisare nel primo bilancio della Giunta Raggi, che venne respinto e approvato solo dopo le opportune correzioni.
“Non era mai accaduto, almeno non negli ultimi 30 anni. Non ricordo – scrive l’autore dell’apologia – nulla di simile nel passato. E se mai è accaduto, non è mai importato a nessuno”.
E poi la gestione della situazione critica di quest’estate, quando a Roma è mancata l’acqua: “C’era la possibilità di una sospensione della fornitura idrica, per alcune ore al giorno. E questo perchè mancava l’acqua nei bacini idrici della Capitale. Un fatto nuovo, ma le condutture romane (e italiane) sono vecchie e fatiscenti. Dovrebbero essere sistemate: ma questo è un retaggio delle precedenti amministrazioni, sia locali che nazionali, di certo non è colpa di questa nuova”.
Insomma, mal che vada, la Raggi un domani può sempre provare a candidarsi a sindaca di Mosca, lo sponsor l’ha già trovata.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 27th, 2017 Riccardo Fucile
I FURBETTI DEL CERTIFICATO MEDICO LA FANNO FRANCA
Lorenzo D’Albergo su Repubblica Roma ci racconta la storia di CISPI, azienda napoletana che si
era aggiudicata un bando da 2 milioni di euro per visitare gli 8000 dipendenti della municipalizzato dell’ambiente.
Una storia che comincia il 10 gennaio scorso, quando l’azienda di via Calderon de La Barca chiede agli ispettori del CISPI di controllare e scovare i furbetti del certificato medico:
Quando i camici bianchi dell’azienda partenopea sbarcano a via Calderon de la Barca, Ama è nel caos.
Chiede agli 007 in camice bianco di sbrigarsi. In passato si è già perso troppo tempo. Ma le cartelle cliniche digitali sono più che pasticciate: non contengono referti o esami clinici, ma piani vaccinali sballati. Alcuni sono datati 1910. In centinaia di casi, poi, i giudizi di inidoneità si basano sul nulla.
Massimo Colomban, assessore alle Partecipate della giunta Raggi, ne stima 1.800. Oltre il 20 per cento.
Ai dipendenti d’altronde fino ad ora è bastata un’autocertificazione (i più accorti si infliggono la pena di presentare un certificato del medico di famiglia) per saltare il turno pomeridiano o quello della seminotte. Per non allontanarsi troppo da casa, lavorando «presso le sedi di zona». Per evitare di utilizzare pala e scopa. Per rimanere a casa dal lavoro da maggio a settembre. Impossibile individuare il tipo di patologia legata a ogni esenzione per i medici della società partenopea.
Cispi, che negli anni ha fatto miracoli tra i furbetti di Atac, avverte i dirigenti Ama via mail certificata, mettendoli di fronte alle proprie responsabilità : «Tali prescrizioni sono molto frequenti e rappresentano una fortissima criticità per l’azienda, che in tal modo viene esposta a un considerevolissimo danno».
Anche perchè il sistema informatico – quando funziona – non prevede mezze misure: o si è abili o inabili al lavoro. Non esistono sfumature come, ad esempio, l’obbligo di indossare una mascherina per i dipendenti allergici.
In più c’è la piaga degli impiegati-fantasma: 50 sui 322 dei dipendenti convocati per essere visitati tra l’11 e il 26 aprile non si sono presentati all’appuntamento. Insomma, la situazione è grave. Costellata di quelle che Cispi definisce «stranezze».
L’azienda chiede accesso agli archivi cartacei. Ma Ama risponde che non ha il personale nemmeno per trovare e trasferire 25 cartelle al giorno custodite alla Montagnola.
Ed è qui che il rapporto si guasta.
Prima Remo Cioce, funzionario e sindacalista Ugl, dà ragione ai medici. Scrive anche a Maurizio Pucci, dirigente responsabile del procedimento ed ex assessore ai Lavori pubblici della giunta Marino. «Diamo un segnale di discontinuità con il passato», ordina Cioce ai suoi.
Ma le cose non vanno bene. Finchè, come spiega la società appaltatrice nell’esposto, nel giro di 20 giorni, dal 9 al 28 giugno, la municipalizzata sanziona due volte la controparte.
Dopo aver chiesto di lavorare in velocità , senza però aver ancora insegnato ai medici della ditta esterna a utilizzare il sistema delle cartelle mediche digitali, Ama chiede 433mila euro per il ritardo nell’inserimento dei dati sanitari dei dipendenti già visitati. Una sanzione che stupisce e che peraltro va oltre il tetto massimo del 10 per cento fissato per legge. Cispi scrive al dg Stefano Bina e all’ad Lorenzo Bagnacani.
Ma non c’è nulla da fare: il 12 luglio Ama chiede la rescissione del contratto. La risoluzione arriva il 17 luglio. A distanza di 24 ore riparte il balletto dei certificati: in sette hanno già presentato ricorso alla Asl. Vogliono di nuovo la loro inidoneità al lavoro. Riportando Ama al 1910.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 27th, 2017 Riccardo Fucile
“ERRORI ANCHE DEL COMUNE NELLA GESTIONE DELLE OCCUPAZIONI”
Simone Canettieri sul Messaggero di oggi riporta una serie di frasi di Roberta Lombardi che critica Virginia Raggi per Piazza Indipendenza.
Mentre Andrea Mazzillo scalda i motori per candidarsi in Regione Lazio, la deputata che potrebbe correre per il posto di governatrice
«Non si possono liquidare i fatti di piazza Indipendenza con una tifoseria tra di noi all’insegna del ‘viva i migranti’ o ‘viva la polizia’».
Roberta Lombardi, deputata romana del M5S e sempre più papabile candidata alla Regione, in questi giorni ha assistito al derby interno tra Luigi Di Maio e Roberto Fico senza schierarsi.
Anzi, da Lombardi arriva una posizione terza, e se si vuole inedita, nel dibattito su responsabilità e ricette.
E soprattutto sulla comprensione del fenomeno. «Bisogna è il ragionamento della deputata grillina — mettere in fila i fatti e i protagonisti».
C’è sicuramente, sostiene, «un discorso di non gestione del fenomeno dei rifugiati che quindi è in campo al Governo e al ministro Minniti, poi abbiamo purtroppo una non gestione delle occupazioni che invece spetta al Comune, poi per continuare abbiamo avuto un poliziotto che ha detto un frase orribile e le forze dell’ordine che hanno gestito le operazioni come normalmente accade in caso di resistenza».
Lombardi in queste ore ha pesato i silenzi, soprattutto per non ricadere nella facile dinamica «ecco sta parlando la nemica interna della Raggi».
La Lombardi non risparmia critica anche al prefetto: «Ma bisogna conoscere Roma e soprattutto il mondo e la politica che si cela dietro a questi spaccati, certi partiti che si nascondono dietro le occupazioni per vantaggi elettorali, che si propongono come salvatori della patria in cambio di consenso».
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2017 Riccardo Fucile
PARLA L’ASSESSORE CACCIATO: “SE NON SI INTERVIENE SUBITO IL DISSESTO ATAC E’ GARANTITO”
Andrea Mazzillo aveva detto basta ai nomi calati dall’alto per volontà dei vertici del Movimento, senza che questi abbiano alcuna conoscenza della realtà di una capitale disastrata.
E un mese dopo l’intemerata per tutta risposta gliene arriva un altro, di quei nomi, direttamente sul capo. Da Livorno, per l’esattezza: 310 chilometri più a Nord.
Davvero una brutta sorpresa, ex assessore al Bilancio. Se lo aspettava un benservito simile?
«Sinceramente no. Capisco che certe esternazioni giornalistiche possano produrre qualche mal di pancia. Ci sta. Mai però avrei immaginato di essere ripagato in questo modo».
Si consoli: non è successo soltanto a lei.
«Per anni ho condiviso i progetti e le aspirazioni del Movimento. Fino in fondo. In campagna elettorale sono stato il mandatario della sindaca e ho tutelato gli interessi suoi come quelli dell’intero Movimento. Il mio è stato un ruolo di garanzia per tutti».
Ma le sue critiche non sono state apprezzate. Ricorda cosa disse Virginia Raggi dopo il suo colloquio con Repubblica? «Chi critica si mette fuori da solo». Ed è andata proprio così.
«Delle mie preoccupazioni ne parlai anche con i vertici del Movimento, che le condivisero ».
Di quali vertici parla?
«Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera. Lui si mostrò sensibile, e non penso che sia irrilevante. Era appena scoppiato il caso Atac e mostrò di comprendere le mie perplessità ».
A differenza della sindaca. Ma non mi dica che non sospettò un gioco delle parti.
«Sono certo che le preoccupazioni erano condivise. Qui servono persone che conoscono i problemi di Roma. Il Movimento ha al proprio interno queste risorse. Purtroppo nelle logiche successive alla vittoria elettorale ha prevalso l’idea di un meccanismo che forse serviva a evitare la diaspora, i cambi di casacca… »
Allude forse al famoso contratto con penale di 150 mila euro fatto firmare ai consiglieri
«Proprio a quello. Credo che condizionare la partecipazione democratica debba essere oggetto di una valutazione molto attenta. Quello è un elemento sostanziale per il governo della città ».
Ricordo bene ciò che lei ci disse un mese fa: «Così si va a sbattere ». Conferma?
«Lo sa di cosa ho discusso ieri con la sindaca e la giunta?»
Visto che si parla si andare a sbattere, immagino che si sarà trattato dell’Atac.
«Esatto. Ho detto come la penso sul concordato preventivo che si vuole fare. Nella pancia dell’Atac ci sono 429 milioni di crediti verso il Comune che con il concordato si rischiano di perdere. E questo non è un elemento facilmente digeribile per i conti di Roma Capitale».
Traduca.
«Che si rischia di passare dal commissariamento dell’Atac a quello del Comune».
Questo gli ha detto?
«Questo».
E loro?
«Mi è parso che capissero».
Però poi Virginia Raggi l’ha sostituita, come già più o meno era successo con l’ex direttore dell’Atac Bruno Rota, che invece il concordato voleva farlo. Curioso, no?
«Ho fatto presente che quella perdita sarebbe catastrofica. Si rischierebbe il dissesto. Veda lei».
Vedo che l’hanno cacciata. E l’Atac ha tutta l’aria di essere un mezzo pretesto. Per conto mio, se un mese fa non se ne fosse uscito con la storia delle nomine calate dall’alto starebbe ancora al suo posto.
«Quella storia ha di sicuro accelerato. Che io abbia parlato con la stampa di certe criticità non è sicuramente piaciuto. Ma la storia dell’Atac ha pesato eccome. La situazione non è facile, l’azienda ora deve pagare gli stipendi».
E i soldi ce l’ha?
«Sta chiedendo un’anticipazione alla tesoreria del Comune ».
Rimorsi, a questo punto?
«Nessuno. Ho svolto il mio compito con coscienza. Ho iniziato a sistemare le vecchie partite. Ho approvato il bilancio in anticipo. Ho messo a posto i debiti fuori bilancio. Ho reperito le risorse per le strade e le scuole. Ho risolto rogne indicibili, come quella di Multiservizi. Sarei riuscito a far quadrare anche la vicenda dell’Atac, in bonis, senza mettere in mezzo tribunali, avvocati, periti…»
E ora c’è un altro al suo posto. Mica male per uno che fino a qualche settimana fa era considerato un fedelissimo di Virginia Raggi.
«Le sensibilità del Movimento cinque stelle sono molto vicine alle posizioni che ho espresso. Ma nella gestione amministrativa di questa città si è perso purtroppo il contatto con il progetto al quale i cittadini avevano dato il loro voto».
(da “La Repubblica”)
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Agosto 23rd, 2017 Riccardo Fucile
DOPO LO SGOMBERO DI VIA CURTATONE DECINE DI RIFUGIATI IN REGOLA CON IL PERMESSO DI SOGGIORNO E DI FAMIGLIE ITALIANE DORMONO IN PIAZZA INDIPENDENZA, PERSINO L’ONU SI E’ DETTO PREOCCUPATO
In situazione di stallo. Dal 19 agosto scorso, quando in via Curtatone a Roma è stato sgomberato uno stabile occupato da centinaia di migranti resta alta nella Capitale la tensione legata alla ricollocazione dalle persone.
Sgomberati sabato all’alba dal palazzo di via Curtatone, nel centro di Roma, decine di immigrati hanno trascorso la quarta notte in strada e sono ancora accampati nei giardini di piazza Indipendenza, nei pressi dello stabile in cui vivevano.
Sul posto per controllare la situazione, la polizia. In mattinata in prefettura è stata convocata una riunione con il Prefetto di Roma, Paola Basilone, che ha convocato il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica a cui, oltre ai vertici delle Forze di Polizia, parteciperanno la Regione Lazio, la Città di Roma Capitale e i rappresentanti della Società proprietaria dell’immobile sgomberato, al fine di favorire l’individuazione di soluzioni alloggiative alternative per gli occupanti dell’immobile.
Sono per lo più eritrei ed etiopi, rifugiati e quindi in regola con il permesso di soggiorno, che dal 2013 hanno occupato uno stabile per mancanza di alternative. L’Onu esprime “preoccupazione”, il premio Nobel Zerai chiede “un’intervento urgente e una successiva radicale riforma dell’attuale sitema di accoglienza”.
Dal Comune di Roma replicano che “l’amministrazione capitolina ha terminato il censimento delle 107 persone in condizioni di fragilità che, in seguito allo sgombero avvenuto sabato 19 agosto, erano rimaste temporaneamente presso l’immobile privato situato in via Curtatone, nei pressi della stazione Termini. In base al decreto legge n.14/2017, nei casi di sgomberi di immobili privati occupati, i livelli assistenziali devono in ogni caso essere garantiti agli aventi diritto dagli Enti Locali e dalle Regioni. Nel complesso si auspica l’avvio di un confronto tra i diversi livelli istituzionali, coinvolgendo anche il governo, affinchè sia sempre garantita la presa in carico di fragilità , rifugiati e richiedenti asilo sulla base del proprio perimetro di competenza”.
Il solito rimpallo di responsalità .
ALTRO SGOMBERO
Dopo Palazzo Curtatone, è in atto un nuovo sgombero a piazza Indipendenza.
La piazza è stata chiusa e la polizia non permette a giornalisti e operatori di avvicinarsi. In zona da quattro notti era in scena un accampamento all’aperto a seguito dello sgombero del palazzo.
Nell’edificio di 32 mila metri quadrati, a pochi passi dalla Stazione Termini, abitavano circa un migliaio di persone, tra ‘storici’ e occasionali; molte le famiglie con bambini.
Dopo lo sgombero del 19 agosto, qualcuno era rientrato in attesa di una nuova sistemazione. Molti avevano invece dormito all’aperto.
Oggi la polizia ha cercato di sgomberare la piazza e il palazzo, ma chi era dentro ha inscenato una protesta.
(da “NextQuotidiano)
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