Settembre 10th, 2016 Riccardo Fucile
ALLA PRIMADONNA NON PIACCIONO LE CRITICHE: SARA’ RIMASTA A GIOCARE COI CURRICULUM
Il forfait, dicono dal Campidoglio, era stato deciso già da venerdì e comunicato a chi di dovere.
Virginia Raggi, diserta il Vaticano e, dunque, questo pomeriggio non sarà nell’aula Paolo VI, per partecipare al Festival di Azione Cattolica ‘A noi la parola’. “Impegni personali”, sottolineano dal suo staff, spiegando che la sindaca si dedicherà alla famiglia e ad occuparsi da casa dei vari dossier aperti.
Compreso quello della scelta del futuro assessore al Bilancio, ruolo per il quale si stanno vagliano 14 curricula.
Nessuna decisione — tuttavia — sarebbe prevista per oggi.
Di certo, varcando la Santa Sede la sindaca avrebbe rischiato di trovare un clima molto diverso da quello che ha circondato l’incontro avuto con Papa Francesco il primo luglio, poco dopo il suo insediamento in Campidoglio.
Intanto per la formula dell’appuntamento, nel quale si sarebbe trovata a rispondere alle domande e alle curiosità dei ragazzi dell’associazione in un momento non certo semplice.
Ma, soprattutto, perchè i rapporti con il mondo cattolico — e dunque anche quelle aperture di credito fatte all’inizio — cominciano a vacillare.
D’altra parte, nella sala Paolo VI, Virginia Raggi si sarebbe trovata a fianco del segretario generale della Cei, Nunzio Galantino.
E se l’intervista rilasciata dall’alto prelato al Corriere della Sera può essere usata come termometro dei rapporti, per la sindaca non c’è da gioire.
“Penso che i cittadini — spiega Galantino – siano un po’ stanchi delle schermaglie politiche che a Roma significano solo restare bloccati in una situazione di stallo rispetto ai problemi seri, alle risposte che si attendono. La gente vuole vedere i suoi amministratori impegnati, al lavoro”.
Più un rimprovero che uno sprone, insomma.
Inoltre, mentre risulta desaparecida in Vaticano, Virginia Raggi fa sapere che il 17 settembre celebrerà in Campidoglio la prima unione civile gay della Capitale.
A pesare in questo raffreddamento del clima ci sarebbe poi il no alle Olimpiadi che la Giunta deve ancora decretare ma che è già stato imposto chiaro e forte dal blog di Beppe Grillo.
Come dimostra un editoriale pubblicato ieri dal quotidiano ‘Avvenire’ in cui si parla del rischio “che ai romani non resti, come troppo spesso in questi anni, che di guardare la loro città che muore di anoressia politica per assenza di idee e di progetti concreti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 10th, 2016 Riccardo Fucile
RETTIGHIERI FATTO FUORI PERCHE’ AVEVA POSTO UN FRENO ALLO STRAPOTERE SINDACALE E “STRANAMENTE” IL 70% DEGLI AUTISTI HA VOTATO M5S….TPL SCARL, IL CONSORZIO CON RAMIFICAZIONI A DESTRA
Dei 1200 autobus in strada in questi giorni a Roma, in un solo giorno trecento sono rientrati nei
depositi, e 474 hanno segnalato guasti tali da metterli ko, le code alle fermate sono lunghe, i turni e le corse sempre meno, e lunedì ricominciano le scuole. Dopo i rifiuti Roma sta per vivere il collasso del suo trasporto locale. È un collasso pilotato?
Di certo non si controlla Roma se non si mettono le mani su Ama e Atac.
Con il management Atac ormai in uscita (domani), emergono dal numero 45 di via Prenestina storie da prima repubblica.
Marco Rettighieri, il direttore generale chiamato dal commissario Tronca, se ne sta andando dopo aver raccontato di una lettera (e telefonata) dell’assessore ai trasporti Linda Meleo per scongiurare lo spostamento di un dipendente insoddisfacente, direttore della Roma-Viterbo, poi risultato militante del M5S: una «pesante ingerenza».
Ma dietro si nasconde la partita di potere che stanno giocando il M5S e Raggi: tutto il nuovo assetto e le strategie dell’azienda, iniziate nella stagione di Tronca, sono sotto assedio.
Nel M5S si è prodotta la convinzione che quel management lavorasse per favorire la colonizzazione di Atac da parte di Ferrovie dello stato (che al massimo potrebbero in realtà essere interessate alla rete, non al servizio); ma soprattutto, nel giro del Movimento sono convinti che Rettighieri lavorasse per indebolire i gruppi di potere sindacale interni, veri pacchetti di voti che hanno fatto volare la Raggi in Atac.
«Dei dodicimila dipendenti dell’azienda, quasi il 70 per cento ha votato M5S. E ora si fanno valere, con sindacati di vario genere», e modalità anche fisicamente aggressive, ci dice una fonte sindacale importante.
È attestata davanti a testimoni anche un’altra pressione: arrivata stavolta dall’ufficio della segreteria del sindaco, per condizionare alcune scelte decisive in incarichi direttivi.
Alla giunta M5S non basta far fuori Rettighieri, che stava cercando di scardinare lo strapotere di dieci sigle sindacali (a partire dalla Cisl, per finire alla neonata “Cambiamento”, ultimo sindacato che ha chiesto il riconoscimento e simpatizza apertamente col Movimento cinque stelle).
C’è un piano della Raggi? Stiamo ai documenti. Esistono atti della giunta che producono un indebolimento oggettivo di Atac, e creano un vantaggio per il competitori, il Consorzio Roma Tpl scarl?
Mentre ad Atac vengono ancora negati i 18 milioni promessi, il Comune, con due dei primi (e dei pochi) atti fino a oggi prodotti – le determinazioni dirigenziali n. 585 e 579 del 27 luglio, di cui La Stampa è in possesso – ha scelto di anticipare il trimestre del servizio con cui vengono corrisposti a Roma Tpl Scarl 40 milioni più 15: in tutto, 55 milioni.
Si tratta di un’irritualità totale: di solito il comune paga mese per mese, dopo che il mese precedente è stato certificato.
Mentre qui addirittura anticipa due mesi ai rivali di Atac, negando contemporaneamente (ad oggi) denari promessi ad Atac.
In più sottrae corse (turni) ad Atac, il dieci per cento del totale giornaliero, andando nella direzione opposta a quello che era avvenuto con Tronca.
Ma gli assessori Linda Meleo e Enrico Stefà no non vogliono che quell’azienda sia in mano a dei grand commis incontrollabili.
Per questo la Raggi comincia a puntare su Roma Tpl, un Consorzio in cui Antonio Pompili è presidente, Giuseppe Vinella amministratore delegato, Marco Cialone direttore generale.
Con tante ramificazioni tra tradizionale mondo degli affari romani e studi di avvocati della destra o del centro cattolico romano.
Basta a capirlo una vicenda interessante: il Comune, dall’aprile scorso, viene pignorato da Menarini (l’azienda che fabbrica autobus) perchè Roma Tpl non avrebbe pagato i fornitori (Menarini, appunto) per una cifra di poco superiore ai 18 milioni di euro.
Menarini che, in un intreccio delle parti, è difesa da Cesare San Mauro, avvocato di casa al circolo Aniene, cattolico, stimato nel mondo degli studi di Roma nord.
Il Movimento francescano sta puntando su un’azienda in un contenzioso non piccolo, mentre Atac è al palo, e i cittadini sono in coda.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Settembre 10th, 2016 Riccardo Fucile
EFFETTO RAGGI, TERZO ADDIO ALLA MUNICIPALIZZATA
Francesca Rango, dirigente capo del personale di Atac, sarebbe pronta a lasciare l’incarico.
Avvocato, Rango lavora per Trenitalia fino al primo febbraio 2016, quando viene chiamata negli uffici di via Prenestina dall’ex commissario straordinario della Capitale, Francesco Paolo Tronca, per ricoprire l’importante ruolo di responsabile delle Risorse Umane.
La sua eventuale uscita non dipenderebbe da questioni di natura economica, ma dal venir meno dei presupposti di riferimento presenti al momento dell’assunzione dell’incarico.
L’addio di Rango all’Atac sarebbe il terzo dopo quello dell’ex direttore generale Marco Rettighieri e dell’ex amministratore unico Armando Brandolese. I due hanno rassegnato le dimissioni il 1 settembre, giovedì nero per la giunta Raggi che lo stesso giorno ha dovuto incassare anche l’uscita di scena dell’assessore al bilancio Marcello Minenna, del capo di gabinetto del sindaco Carla Romana Raineri e di Alessandro Solidoro, amministratore unico di Ama, arrivato da neanche un mese alla guida della municipalizzata dei rifiuti.
La sindaca Virginia Raggi è ancora alla ricerca del nuovo assessore al bilancio, dopo lo stop voluto dal direttorio grillino alla candidatura di Raffaele De Dominicis, ex procuratore generale della Corte dei Conti, indagato dalla procura di Roma per abuso di ufficio.
L’assessore al commercio Adriano Meloni ha riferito oggi che ci sono più di 14 possibili candidati per il posto vacante, parole che non hanno comunque placato le polemiche.
La ricerca, intanto, sta creando ironiche reazioni sul web: sui social è diventata virale una finta chat in inglese in cui Virginia Raggi propone all’utente di turno di diventare Assessore al Bilancio.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
MA NON ERA STATO SAMMARCO (NEL CUI STUDIO LA RAGGI AVEVA FATTO PRATICA) A CHIEDERGLI DI FARE L’ASSESSORE? E ORA NON LO CONOSCE?
Dice di non sapere nulla di un fascicolo aperto a suo carico, motivazione con la quale la giunta Raggi ha revocato la sua nomina ad assessore al
Con la stessa naturalezza con cui aveva raccontato di aver accettato il ruolo che era stato di Marcello Minenna perchè “un amico, l’avvocato Sammarco, mi ha chiesto la disponibilità “.
Si intrecciano ancora una volta le strade di Raffaele De Dominicis, ex procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio e responsabile del Bilancio del comune di Roma per neanche 24 ore, e dello studio legale presso il quale il sindaco del M5S mosse i primi passi nella professione forense.
“Non ho mai ricevuto alcun avviso di garanzia — assicura De Dominicis in un’intervista a La Repubblica — e sono pronto a denunciare chiunque dirà o scriverà che c’è un fascicolo a mio carico”.
Ma chi la difende? L’avvocato Sammarco?, domanda il giornalista. “No, è un ragazzetto di quello studio”, la risposta.
Ma dallo studio a metà mattinata arriva una secca smentita: “In riferimento all’articolo pubblicato oggi sul quotidiano La Repubblica — si legge in una nota affidata alle agenzie dall’avvocato Pieremilio Sammarco — mi preme sottolineare che il sottoscritto non conosce nè ha avuto rapporti di tipo personale e professionale con il dottor Raffaele De Dominicis”.
“Il dottor De Dominicis non è e non è mai stato cliente presso lo studio di cui sono titolare nè è o è mai stato cliente presso lo studio di mio fratello Alessandro, penalista — aggiunge il legale — Ribadisco il concetto per non dare adito ad ulteriori illazioni o strumentalizzazioni: nè io nè mio fratello abbiamo mai avuto rapporti con il dottor De Dominicis”.
I Sammarco dicono di non avere come cliente e di non conoscere De Dominicis, dunque.
Eppure l’ex magistrato contabile il 4 settembre aveva raccontato di aver accettato la nomina nella giunta Raggi perchè “un amico, l’avvocato Sammarco, mi ha chiesto la disponibilità e io ho ritenuto di dovermi mettere a disposizione”.
Quella volta i Sammarco non smentirono, ma si limitarono a precisare: “Io non faccio scouting — puntualizzava Pieremilio — nè selezione delle persone; se mi viene chiesto un consiglio, in via confidenziale, come si potrebbe fare con un medico o un avvocato a cui affidarsi, posso dire la mia (…). Sui miei rapporti con De Dominicis, posso dire che, in ragione del prestigioso ufficio ricoperto, è persona nota nell’ambiente giudiziario cui appartengo”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
IL MAGISTRATO CHIAMATO COME ASSESSORE AL BILANCIO E CACCIATO DOPO TRE GIORNI: “PIGNATONE AVEVA GIA’ ARCHIVIATO, IL GIP HA CHIESTO ULTERIORI ACCERTAMENTI, NE USCIRO’ A TESTA ALTA E ORA QUERELO ANCHE GASPARRI”
«Sono quattro ragazzetti che non hanno finito nemmeno gli studi». 
Liquida così, Raffaele De Dominicis, i membri del direttorio che hanno imposto al sindaco Virginia Raggi le sue dimissioni da assessore al Bilancio del Comune di Roma.
Una nomina bruciata nell’arco di soli tre giorni. I vertici del Movimento 5 Stelle, infatti, hanno scoperto che l’ex procuratore regionale della Corte dei conti del Lazio risulta indagato per abuso d’ufficio dalla Procura di Roma.
La Raggi l’ha contattato per dirle che non sarà più uno dei suoi assessori?
«Non ancora».
È stato il direttorio a volerlo?
«Sono quattro ragazzacci. Quattro ragazzini che credono di potersi sovrapporre ai codici e alla morale. Non mi interessa il Movimento. Io sono un uomo libero. Ho il pallino dello studio e amo Roma, per questo sono stato chiamato a fare l’assessore. Non l’ho fatto certo per il Movimento, col quale non c’entro nulla».
Cosa mi dice del procedimento penale che la riguarda
«Sono vittima di un complotto, un’ingiustizia gravissima e senza precedenti. I miei nemici hanno raggiunto il loro obiettivo. Ma non l’avranno vinta, mi difenderò attaccando».
La sua iscrizione nel registro degli indagati però è un dato di fatto
«Un mio ex collega della Corte dei conti mi ha contestato un atto su cui non era d’accordo. Io non ero d’accordo con lui a presentare appello su una sentenza di assoluzione di primo grado e mi ha denunciato alla Procura penale. Ma so che Pignatone l’aveva archiviato».
In realtà il giudice delle indagini preliminari ha chiesto ulteriori accertamenti e ha disposto l’iscrizione come atto dovuto.
«Denuncerò chi ha diffuso questa voce per violazione del segreto istruttorio. Tra l’altro il collega che mi ha accusato si è anche auto calunniato».
Si parla anche di un’altra denuncia, per «comportamenti non idonei» sul luogo di lavoro?
«Sono tutte calunnie. Nella mia condotta non c’è nulla che possa essere incompatibile con l’etica pubblica».
Ha ricevuto un avviso di garanzia?
«Assolutamente no».
Cosa pensa della Raggi
«Mi sento preso in giro. Quello non è un partito. Non tornerei a fare l’assessore nemmeno se la Raggi me lo richiedesse in ginocchio. A questo punto ognuno a casa sua».
Il senatore Maurizio Gasparri definisce la sua una nomina fatta “col cappuccio” dalla Raggi, evocando uno scenario massonico che vede legato il sindaco allo studio Sammarco
«Sono tutte fesserie. Mi ha scelto perchè ho delle competenze tecniche sulla materia finanziaria. Querelerò anche Gasparri».
Chi la difende nel procedimento che la vede indagato?
«Un giovane avvocato dello studio Sammarco».
Valeria Di Corrado
(da “il Tempo”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
LA SINDACA PROCEDE ORMAI PER CONTO PROPRIO CON LEGAMI EVIDENTI CON CERTA DESTRA AFFARISTICA ROMANA
Un giudice senza requisiti giuridici: l’ultima calamità sul Campidoglio prende le dimensioni della stravaganza e porta al nome di Raffaele De Dominicis, ex procuratore della Corte dei Conti che nei proponimenti della sindaca Virginia Raggi doveva occupare il posto di Marcello Minenna, l’assessore al Bilancio fra i protagonisti del filotto di dimissioni della scorsa settimana.
«Una persona di primo rilievo, un servitore dello Stato che siamo onorati di avere al nostro fianco», aveva scritto Raggi lunedì.
Ieri era giovedì e il giudizio aveva subito la drastica revisione: non ha i requisiti. Precisamente quelli giuridici, e la traduzione è arrivata poco dopo: De Dominicis è indagato per abuso d’ufficio.
Un altro, come l’assessore all’Ambiente, Carla Muraro, inguaiato con la giustizia prima ancora di cominciare. Un record.
Che De Domincis spiega secondo schemi prestampati: «Mi dichiaro vittima di un complotto!».
In serata, nel suo andirivieni dall’ingresso sul retro, Raggi è rientrata in Campidoglio per dettagliare alla giunta e ai consiglieri le ragioni del ripensamento.
E lì per lì era sembrata una concessione alla leadership grillina molto turbata, diciamo così, dalla scoperta che De Dominicis aveva concesso la disponibilità non a Raggi ma all’avvocato Pieremilio Sammarco, titolare dello studio in cui Raggi ha fatto pratica e fratello del difensore di Cesare Previti.
Per i cinque stelle, una macchia terribile. De Dominicis si era però presentato con le migliori intenzioni: «La festa è finita!». Non è nemmeno cominciata.
E’ invece la cronaca che prosegue secondo una linea evoluta in arabesco: mentre Raggi comunicava attraverso Facebook – ormai una specie di organo ufficiale dell’amministrazione romana – che «siamo già al lavoro per individuare una nuova figura» (si sottolinei l’uso dell’avverbio «già »), prendeva a girare voce che il no ufficiale alle Olimpiadi del 2024 verrà dato a ore.
Roba che passa quasi inosservata in pomeriggi in cui si fatica a tenere dietro a una cronaca dall’andamento psichedelico.
Fin lì, infatti, la notizia era lo scioglimento del direttorio locale costituito per affiancare Raggi, o tenerla d’occhio, e costituito da Fabio Massimo Castaldo, Gianluca Perilli e dalla coppia di fidanzati Stefano Vignaroli e Paola Taverna.
Con massima soddisfazione di tutti, del direttorio molto contento di lasciare Raggi al suo destino, e di Raggi molto contenta di non avere più scocciatori fra i piedi.
Da quello che si è capito, Raggi ormai procede per conto proprio, immersa nei suoi giri, quelli della più attiva destra romana, e nell’ostilità di Beppe Grillo e della non-struttura.
Non sembra nemmeno più una del Movimento, tanto che ancora ieri è andata avanti la sfibrante discussione a proposito dell’opportunità di levarle il simbolo. Per ora non si fa. Sarebbe un disastro d’immagine mai visto nella pur fantasiosa politica italiana.
E il gesto della tregua è stato di spostare Raffaele Marra dal ruolo di vice capo di gabinetto a quello di capo del dipartimento del personale, in attesa che poi gli si trovi un’occupazione adeguata.
Un gesto di tregua perchè Marra, ex ufficiale della Guardia di finanza, è stato direttore dell’ufficio per le politiche abitative del Campidoglio con Gianni Alemanno sindaco. Insomma, un altro impuro.
Come impuro sarebbe Salvatore Romeo, che in Comune ci lavora dal ’99: messo in aspettativa, è stato riassunto da Raggi con stipendio triplo nella posizione di capo della segreteria; ora lo stipendio sarà nuovamente tagliato e gli verrà levata qualche delega, di modo che faccia meno danni (nella visione ortodosso-grillina, naturalmente).
Non è finita qui: in questo scambio di prigionieri, Raggi è riuscita a confermare Muraro, poichè dell’inchiesta a suo carico non si conoscono i contorni, e nonostante ieri i carabinieri siano andati a prelevare altri documenti all’Ama, l’azienda della nettezza urbana in cui Muraro avrebbe commesso i suoi peccatucci, sempre che li abbia commessi.
Tutto in una giornata che doveva essere di passaggio, e trascorsa dalla sindaca dietro quattro mura, fra voci incontrollate di fughe a prendere il figlio alla scuola calcio, e una apparizione in pubblico alla mattina, quando aveva preso parte alle celebrazioni dell’8 settembre, giorno dell’armistizio.
Il problema è che il 9 cominciò la guerra civile.
(da “La Stampa”)
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Settembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
CHISSA COME MAI IL CODICE ETICO DEL M5S NON PREVEDE PERO’ LA CACCIATA DELLA MURARO, INDAGATA PURE LEI… MA I GRILLINI QUALCUNO NON INDAGATO LO CONOSCONO?
Colpo grosso di Virginia: due assessori indagati.
Per sapere di Paola Muraro ci sono voluti due mesi, per sapere di Raffaele De Dominicis, invece, sono bastati pochi giorni.
Appena ieri Virginia Raggi lo aveva difeso strenuamente di fronte alle pressioni di Beppe Grillo e del Direttorio M5s che lo voleva fuori.
Soltanto poche ora dopo, però, la Raggi lo ha silurato.
Con un comunicato laconico: spiegando che non poteva fare l’assessore e che non sarebbe stato destinato ad altro incarico
Passa qualche altra ora e si capisce il perchè.
Spiega l’agenzia Ansa che:
“L’ex magistrato e ex procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio Raffaele de Dominicis risulta indagato dalla procura di Roma per il reato di abuso d’ufficio.
A questo punto, anche per Virginia Raggi, due indagati diventano troppi.
E De Domincis, che nel frattempo si era pronunciato persino a favore delle Olimpiadi, viene sacrificato perchè “in base ai requisiti previsti dal M5S non può più assumere l’incarico”.
Ma se un indagato non può fare l’assessore, perchè mai allora può farlo la Muraro?
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Settembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
IL “SISTEMA” NON HA CAUSATO LA CRISI, L’HA SOLO ACCOMPAGNATA, I GRILLINI HANNO FATTO TUTTO DA SOLI
C’è qualcosa di nuovo nella crisi di Roma, la città che da secoli e secoli è una cosa sola col potere:
sono entrati in crisi tutti i poteri.
A cominciare dal più importante: quello politico.
L’isolamento, fisico e morale, della giovane sindaca di Roma lassù sul colle del Campidoglio, parla dell’infarto più grave.
La politica non c’è: è paralizzata, non riesce a prendere decisioni. A fare squadra. È divisa da faide. Inchiodata da settimane in una selezione innaturale di assessori, super-burocrati, manager. Certo, dopo giorni di silenzio, Virginia Raggi ha rialzato la testa, ma ora è destinata a restare col fiato sospeso, nella speranza che le indagini della magistratura non la costringano a nuove emorragie, a nuovi forfait
E quanto al «sistema», indicato da Beppe Grillo come il promotore di un mega-complotto, stavolta i «poteri forti» della Capitale – sempre così impiccioni – sembrano essersi limitati al «minimo sindacale».
Certo, sperano che i grillini falliscano il prima possibile, ma stavolta il «sistema» sta accompagnando la crisi, non l’ha provocata.
Anche perchè i nuovi governanti della Capitale, per il momento, stanno facendo tutto da soli
Per i «poteri forti» romani può valere una battuta di Jap Gambardella nella «Grande bellezza» di Paolo Sorrentino: «Io non volevo semplicemente partecipare alle feste, volevo avere il potere di farle fallire!».
Per decenni i potenti della Capitale – i «palazzinari», gli imprenditori della «monnezza», i notabili dell’enorme indotto della politica – hanno partecipato a tante, succulente «feste», ma solo ogni tanto hanno contribuito a far fallire qualche «festicciola»
Perchè a Roma il potere politico è sempre stato fortissimo.
Nella Capitale ha sempre governato il «partito romano»: quell’intreccio tra un potere pubblico – solido e paternalistico sin dai tempi del Papa Re – e una miriade di interessi privati, sempre garantiti.
Quelli che lo scrittore Alberto Arbasino definì 40 anni fa «una quantità di piccoli ambienti, minuscoli clan». E certi caratteri cittadini sono di lunga durata.
Quando i Savoia «conquistano» Roma scoprono che nella città dei Papi lo Stato è il protagonista assoluto: per secoli la pace alimentare era stata garantita dalla farina e dalla carne approvvigionate dall’efficiente sistema della Pontificia Annona e della Grascia
Un imprinting che non si è più perso, quello della mano pubblica sempre intrecciatissima agli interessi privati.
Anche se i sindaci che hanno lasciato un’impronta sulla città – a cominciare dal mitico Ernesto Nathan poco prima della Grande Guerra – sono quelli che hanno saputo trovare un equilibrio tra interesse pubblico prevalente e un interesse privato ricondotto dentro un disegno della città .
Un equilibrio che negli ultimi anni era saltato: la destra ex missina – alla prima e ultima prova di governo – ha inteso il primato della politica come primato della clientela; il professor Ignazio Marino ha sfidato i «poteri forti» senza disporre di un’adeguata deterrenza politica.
I Cinque Stelle a Roma hanno vinto sulle macerie della politica e Virginia Raggi ha ricevuto un mandato popolare molto forte, su un programma di discontinuità .
Nel fare squadra la sindaca è incappata in alcune scelte che segnalano la presenza della «vecchia» Roma, quella della consociazione, dei poteri intrecciati.
Ma ora, chiamata alla prova del governo, l’anti-politica è alla prova più difficile: ripristinare il primato della politica.
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
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Settembre 7th, 2016 Riccardo Fucile
L’URBANISTA A UN PASSO DALLE DIMISSIONI: “O SPARIGLIAMO O E’ IL PANTANO E LA FINE”
Paolo Berdini, l’assessore all’Urbanistica della giunta romana, è convinto che ormai il caso Muraro sia
trasfigurato nel caso Raggi tout court.
Dunque non c’è scampo: o la sindaca si scioglie dai «legami oscuri che la stanno imprigionando» o non si esce «dal pantano in cui siamo finiti dopo soli due mesi».
Per questo il più politico degli assessori tecnici (una storia di militante di sinistra accanto a una lunga esperienza da urbanista per le amministrazioni pubbliche) ha deciso ieri «di sparigliare», come ha spiegato ai suoi più stretti collaboratori, «chiedendo la testa» di Raffaele Marra, il potente vicecapo di gabinetto a capo del giro stretto della Raggi, che ha fatto fuori in un colpo il capo di gabinetto Raineri e il superassessore Minenna.
Perchè la questione non è più solo la sorte della Muraro (già un mese fa Berdini aveva suggerito alla sindaca di considerare l’opportunità di un passo indietro dell’assessore all’Ambiente), ma quella del «grumo di potere» che ispira e condiziona tutte le decisioni strategiche di Virginia Raggi.
«Marra deve fare un passo indietro», ha detto Berdini in radio. Ma il suo j’accuse in privato è assai più esplicito, e inquietante.
Ai suoi collaboratori, Berdini ha detto che «Marra è il punto di riferimento di questo grumo di potere che condiziona dalla nascita la vita della giunta Raggi. Per questo ho chiesto la sua testa».
Di quale grumo di potere si tratti, l’assessore si sta facendo un’idea: «C’è qualcosa di opaco, dei fili oscuri che tengono imprigionata la Raggi, e sono difficili da identificare.
In parte – ha spiegato Berdini – si capiscono o intuiscono ascoltando la prima dichiarazione di questo nuovo assessore al Bilancio, Raffaele De Dominicis, che ha detto anche in maniera improvvida (nelle conversazioni private Berdini usa un’espressione meno british) di esser stato sponsorizzato dall’avvocato Sammarco». Ma, si domanda Berdini, «perchè la Raggi non taglia questi fili oscuri?».
Qui dobbiamo fare un paio di piccoli passi indietro per aiutare a ricostruire questa parte della storia. Fin dai primi passi della giunta Raggi, Berdini aveva individuato in Marcello Minenna il suo interlocutore privilegiato.
L’urbanista marxista e il funzionario Consob: lontanissimi per biografie, i due avevano condiviso l’esigenza di dare alla giunta Raggi un profilo istituzionale, facendo prevalere competenza (qualunque idea si abbia poi dei loro piani) e rigore sull’avventurismo grillino e sull’ipoteca di personaggi legati alla stagione Alemanno (vedi Marra-Romeo, e Muraro).
I due avevano trovato una affidabile sponda tecnico-giuridica nella Raineri, capo di gabinetto, e in Luca Bergamo, assessore alla Cultura, anch’egli di provenienza di sinistra.
L’asse si era rinsaldato su diversi dossier strategici: dal bilancio (no a suggestioni di default pilotato) alle Olimpiadi (prima di dire no, offrire un’idea alternativa e scoprire le carte di Coni e Palazzo Chigi).
Quando Berdini aveva portato in Consiglio comunale una delibera sullo sviluppo urbanistico della ex fiera, era stato Minenna a evitare il peggio.
I consiglieri comunali grillini si rifiutavano di votare a favore, impauriti dagli interventi dei consiglieri del Pd, che paventavano l’intervento della Corte dei Conti. Berdini li aveva affrontati di petto («Ragazzi, svegliatevi, se vi spaventate per così poco è meglio che non fate politica e tornate a casa») ma i novizi si erano ugualmente rivolti a Minenna terrorizzati.
Solo le rassicurazioni dell’assessore al Bilancio sulla regolarità della delibera avevano evitato la prima crisi della giunta.
È successo che i tecnici, anche di provenienza ed estrazione politica, si erano saldati per creare un cordone istituzionale attorno alla giunta. Andati via Minenna e la Raineri, l’asse tra i tecnici non esiste più.
E da giorni si susseguono voci di imminenti dimissioni di Berdini. Il quale le smentisce: «Non è vero che mi sono già dimesso. Dipende da come va a finire con Marra, e con Muraro. Dopo, farò delle valutazioni».
Berdini non è assimilabile ai poteri forti evocati dalla Raggi dopo le dimissioni di Minenna.
Metterà alla prova sindaca, assessori e consiglieri sulle cose che gli stanno a cuore, dice. Ma ha deciso di spendersi nella giunta a modo suo, «sparigliando per non morire nella palude».
Jacopo Iacoboni, Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa”)
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