Settembre 7th, 2016 Riccardo Fucile
“LA CORTINA DI PROTEZIONE PER VIRGINIA NON HA RETTO”
Riguardo al nome del programma in 6 puntate che condurrà in autunno su Rai 2, Michele Santoro riesce a tenere il massimo riserbo senza lasciarsi sfuggire una parola, ma è invece un fiume in piena per quanto riguarda le vicende politiche degli ultimi mesi: vicenda Raggi e nomine Rai in primis.
Pronto a fare i bagagli per Venezia, dove verrà presentato in anteprima il suo documentario Robinù, il navigato conduttore di talk show ha però trovato il tempo di rilasciare infuocate dichiarazioni a Repubblica, in cui non risparmia niente e nessuno.
Cosa pensa di quello che sta accadendo a Roma?
“A Roma la campagna non l’ha fatta la Raggi, l’ha fatta la magistratura con Mafia capitale. Quanto ai problemi della sindaca, mi pare tutto chiaro. Il suo stesso movimento la considerava debole e le ha costruito una cortina di protezione. Solo che non ha retto”.
Per Santoro, del resto, il sindaco capitolino ha un appeal ben diverso da quello della collega torinese, che inoltre gode di un forte consenso popolare.
“Si chieda perchè a Torino Appendino non ha i suoi disastri. Ha vinto sulla base di una spinta popolare fortissima e ora siamo davanti a un caso di leninismo: una cuoca al governo. Raggi è stata un caso internazionale. La Amanpour della Cnn è venuta a intervistarla. Bisognerebbe chiederle con che impressione se ne è andata. Io lo so, taccio per carità di patria. Poi diciamola: tutto quello che sta intorno alla Raggi è di destra”.
Il giornalista, comunque, non si pente di aver dato spazio al Movimento 5 Stelle nei suoi talk, come da più parti gli viene rivendicato.
“Io rivendico di aver dato spazio a un movimento che è diventato un grande protagonista della scena nazionale. Non significa che io condivida la loro tecnica di formazione della linea politica. Se i movimenti si limitano a registrare l’umore della Rete, la politica è finita”.
Tra l’altro, tra Grillo e Santoro in passato c’è stato un filo diretto, di stima reciproca, come conferma il conduttore stesso.
“Buoni politici fanno buone leggi e cattivi politici fanno cattive leggi. Io nella politica ho sempre creduto. Tanto che quando Grillo, non ancora in politica, mi chiamava per dirmi “tu hai una forza politica immensa nelle mani”, io gli dicevo “non è la tv che deve cambiare il sistema”. Grillo ha messo in pratica quello che consigliava di fare a me”.
Ma sono tanti i “personaggi” politici creati da Santoro, che difatti ne va fiero.
Lei ha creato anche De Magistris e Ciancimino icona anti- mafia. Orgoglioso anche di questo?
“De Magistris era una bellissima storia, andava raccontata. Ciancimino icona non lo abbiamo creato noi, succede a chiunque va in tv. Se vuoi capire qualcosa di mafia, con chi vuoi parlare? Prenda il caso Vespa, l’intervista al figlio di Riina l’avrei fatta anch’io. Non è colpa di Riina junior se non è venuta come l’intervista di Biagi al boss Luciano Liggio”.
Santoro però ha voglia di parlare anche del referendum previsto per il prossimo autunno, che potrebbe decidere le sorti del Governo.
“Ai 5stelle dico: non basta fare le pulci a Renzi e dire sempre no. Per esempio, se vincete il referendum cosa fate? Ditecelo ora. Perchè se volete lasciare il pallino a D’Alema e al governo Padoan, non servite a niente. Per paradossale che sia, possiamo sperare solo che Renzi e i 5stelle ce le facciano. Tutto il resto è restaurazione”.
Infine, il conduttore se la sente di dire la sua anche sulla vicenda molto dibattuta delle nomine Rai, che a suo avviso poteva essere trattata diversamente ma che è ben lontana dall’oscurantismo berlusconiano.
“Se parla del Tg3, penso che dopo sette anni ci stia un passaggio di mano, ma una maggiore attenzione ai tempi e ai modi non avrebbe guastato. Parlare però di editti alla Berlusconi non ha senso. Berlusconi controllava un monopolio, oggi il rischio non c’è. Piuttosto, vedo nel renzismo televisivo un desiderio di ordine, anche in senso buono, di enfasi sui buoni e le belle notizie, ma il servizio pubblico non è pedagogia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 7th, 2016 Riccardo Fucile
CONTINUA LA FARSA E OGGI ARRIVA IL CAPOCOMICO
Rinunciare ai fedelissimi Raffaele Marra e Salvatore Romeo, e anche agli assessori Paola Muraro e Raffaele
De Dominicis.
Usa il pugno duro il direttorio del Movimento 5 Stelle nei confronti della sindaca Virginia Raggi.
Che in un primo momento sembrava disposta a seguire le richieste dei vertici del M5s, prima di frenare resistendo ai diktat, in attesa che domani — mercoledì 7 settembre — nella Capitale arrivi Beppe Grillo per provare a risolvere la questione.
È un vero e proprio braccio di ferro quello in atto a Roma, teatro di polemiche e veleni tutti interni ai 5 Stelle.
Uno scontro cominciato con il vertice che alla Camera ha impegnato il direttorio (composto dai deputati Di Battista, Di Maio, Ruocco, Sibilia e Fico) e il mini direttorio del M5s (Perilli, Taverna, Vignaroli e Castaldo).
Un poker di licenziamenti
E dopo più di dieci ore di riunione dai toni molto accesi ecco arrivare le richieste — anticipate dall’agenzia Adnkronos e confermate al fattoquotidiano.it da fonti interne al M5s — per la sindaca della Capitale: via i fedelissimi e via anche gli assessori finiti al centro delle polemiche.
I fedelissimi sono Marra, vice capo di gabinetto, e Romeo, capo della segreteria politica. Il primo è stato additato come l’autore della lettera inviata all’Anticorruzione che ha poi portato alle dimissioni del capo di gabinetto Carla Maria Raineri.
Il secondo, invece, era citato in una missiva spedita alla Raggi dall’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna, che definiva “intrinsecamente illegittima” la delibera con cui si decideva la sua nomina.
Ma non solo. Perchè il direttorio ha chiesto alla sindaca di ripensare anche alla nomina dell’assessora Paola Muraro.
La titolare all’Ambiente ha detto davanti alla commissione Ecomafie di essere a conoscenza da quasi due mesi dell’ indagine per reati ambientali a suo carico, e così ha fatto anche la stessa sindaca, mentre in passato avevano sempre negato: è così che è deflagrato definitivamente il caos all’interno del Movimento.
Una riflessione alla Raggi è stata chiesta anche sul neo assessore al Bilancio Raffaele De Dominicis, ufficializzata soltanto due giorni fa, per sostituire il dimissionario Minenna.
L’incarico affidato all’ex magistrato della Corte dei conti è finito al centro delle polemiche dopo i riferimenti fatti dallo stesso De Dominicis, a Pieremilio Sammarco, il titolare dello studio dove ha lavorato la sindaca come avvocato e anche il professore universitario che le ha fatto ottenere nel 2003 il praticantato nello studio Previti (con il quale ha collaborato fino al 2006).
Muraro, un caso anche all’interno del direttorio
Marra, Romeo, Muraro, De Dominicis: sono questi i nomi che i componenti del direttorio vorrebbero vedere cancellati dal governo Capitolino, anche se per il momento le dichiarazioni dei vertici M5s sono caute.
“È un’ipotesi che non smentiamo”, dice Carla Ruocco. “È una delle soluzioni”, spiega Roberto Fico, sottolineando che “la riunione non è finita, è solo sospesa e potrà continuare anche domani è una riunione in fieri”.
Non tutti i componenti del direttorio, infatti, seguono la stessa linea. Se da una parte si chiede di azzerare tutte le nomine scomode, dall’altra ci sono i parlamentari romani Stefano Vignaroli e Paola Taverna che difendono l’assessora Muraro.
Il primo è il grande sponsor della nomina fin dall’inizio (gliel’ha presentata la senatrice Pd Laura Puppato mesi fa) e continua a ritenerla una buona scelta.
Inoltre i due eletti M5s erano informati dell’indagine, così come lo stesso Luigi Di Maio. Il problema è che fin dall’inizio si sono sottovalutate le conseguenze: il sospetto era che Muraro fosse indagata in seguito a una delle tante denunce ricevute dall’ex presidente di Ama Daniele Fortini e quindi la linea è sempre stata quella di aspettare di “vedere le carte”.
Anche ora, nonostante il direttorio chieda un passo indietro della titolare all’Ambiente, si è pronti a trattare perchè fino ad oggi, spiegano, “nessuno sa per che cosa è indagata”.
Di questa situazione non erano a conoscenza nè Beppe Grillo nè Davide Casaleggio.
Grillo domani a Roma. La Raggi resiste al diktat
Dopo aver sentito i componenti del direttorio durante le dieci ore di riunione fiume, domani il comico sarà a Roma, per affrontare di persona il problema e cercare di trovare la mediazione che accontenti tutti e permetta di ripartire.
Una la questione fondamentale che interessa Grillo: la defenestrazione di Marra e Romeo.
Il fondatore del M5s per primo aveva chiesto alla sindaca di rinunciare ai suoi fedelissimi: una richiesta che, in un primo momento, la prima cittadina era pronta ad avallare. Anzi, per la verità , in un primo momento Raggi sembrava disposta ad accettare tutti i quattro punti del diktat del direttorio.
Poi, però, la sindaca — che domani insieme alla giunta incontrerà i consiglieri comunali — ha frenato su ogni fronte: dal siluramento di Marra, che vorrebbe solamente spostare d’ufficio, a quello di Romeo, per il quale potrebbe profilarsi un ridimensionamento del ruolo e dello stipendio.
Sibillino il commento del vice capo di gabinetto a chi gli chiedeva un commento sul suo prossimo licenziamento auspicato dal direttorio: “Chiedete a loro. Prima o poi parlerò anche io”, ha detto, uscendo dal Campidoglio, dove fino a tarda sera la sindaca era chiusa in riunione con gli assessori.
Scontro totale o nuovo azzeramento
Raggi sembra orientata a tenere duro anche sulla defenestrazione dei due assessori, soprattutto dal punto di vista delle modalità : la sindaca, come d’altra parte Vignaroli e Taverna, aspetta di “vedere le carte” sull’indagine a carico di Muraro.
Più in generale Raggi non sembra intenzionata a revocare di sua iniziativa le deleghe all’assessore all’ambiente e a De Dominicis.
Discorso diverso, invece, se i due si dimettessero. A quel punto gli allontanamenti sarebbero quattro: un poker che suona come un vero e proprio azzeramento in Campidoglio.
Il secondo, dato che dalle dimissioni in blocco dell’assessore Minenna, del capo di gabinetto Raineri, dei vertici di Atac e Ama Rettighieri, Brandolese e Solidoro sono passati soltanto cinque giorni: probabilmente i peggiori nella storia del Movimento. Almeno fino ad oggi.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
RIUNIONI IN CORSO, TUTTI PENSANO A SALVARE LA FACCIA
Via il vicecapo di gabinetto Raffaele Marra e il capo della segreteria politica Salvatore Romeo, oltre a un passo
indietro di Paola Muraro dall’assessorato all’Ambiente e di Raffaele De Dominicis, responsabile in pectore del Bilancio del Campidoglio.
Sono le richieste avanzate dal Direttorio su input di Beppe Grillo a Virginia Raggi.
Ma la sindaca non ha intenzione di revocare gli assessori dal loro mandato.
In particolare, su Muraro Raggi pare voler continuare a seguire la linea già indicata ieri, quella di aspettare le carte.
Per Raffaele Marra la Raggi avrebbe intenzione, sempre per le stesse fonti, di escluderlo dal gabinetto mentre per Romeo si andrebbe verso un taglio di stipendio
Dalla mattinata è apparsa sempre più a rischio la posizione dell’assessore all’Ambiente Paola Muraro all’interno della giunta capitolina.
L’indagine per reati ambientali alla quale è sottoposta è al centro degli incontri dei direttori nazionale e romano del M5S riuniti negli uffici della Camera.
Secondo fonti parlamentari la maggioranza dei partecipanti aveva chiesto “la sua testa”.
La linea non ufficiale stabilita dal Movimento 5 Stelle sul caso è che sarebbero stati Grillo e il direttorio – Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia – a decidere sul caso.
Decisione con il braccio di ferro che si è prolungato durante tutta la giornata. Che ha visto da un lato Virginia Raggi, i suoi fedelissimi e buona parte dei consiglieri comunali spingere per la conferma di Muraro nonostante l’indagine in corso. Dall’altra una parte del minidirettorio romano che ne chiedeva a gran voce le dimissioni.
In Campidoglio le bocche sono rimaste cucite per ore e solo alcuni consiglieri hanno ostentato tranquillità . A Montecitorio, invece, per tutta la giornata si è tenuta la riunione del direttorio nazionale, con la tensione alle stelle.
E la decisione di Grillo non si è fatta attendere a lungo. In serata, al termine della riunione del direttorio, i big pentastellati avrebbero tirato le somme.
Intanto la sindaca, dopo aver incontrato i consiglieri comunali M5S, alle 20.30 ha visto gli assessori. Al centro degli incontri ancora una volta il “caso Muraro”, l’assessore indagato che ieri ha riferito, insieme alla sindaca, in commissione Ecomafie.
Ma anche gli annunci sulla sorte del suo staff, in particolare del vice capo di gabinetto Raffaele Marra e del capo segreteria Salvatore Romeo, anche a seguito dell’incontro-fiume del direttorio M5S alla Camera.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
LA LOMBARDI: “QUANDO SI FANNO ERRORI BISOGNA AVERE IL CORAGGIO DI AMMETTERLI” E CHIEDE LE DIMISSIONI DELLA MURARO
Luigi Di Maio non parteciperà alla prima puntata di Politics su Rai3. Il vicepresidente della Camera, nonchè membro di spicco del direttorio a 5 stelle, avrebbe infatti dovuto farsi intervistare dal conduttore Gianluca Semprini.
La scelta di Di Maio è stata probabilmente dettata dai non pochi problemi che sta affrontando la giunta di Roma guidata dalla grillina Virginia Raggi.
Dall’indagine sull’assessora all’Ambiente, Paola Muraro, alle dimissioni di alcuni esponenti del governo capitolino, il vicepresidente della Camera avrebbe dovuto rispondere anche alle domande poste dai telespettatori attraverso Facebook e Twitter.
La cifra del momento travagliato che sta attraversando il Movimento 5 Stelle per il caos in Campidoglio è un post su Facebook del deputato pentastellato e membro del Direttorio, Alessandro Di Battista, che ha deciso di annullare la tappa del suo tour ‘#Costituzione Coast to Coast’, prevista stasera a Ischia, per ritornare a Roma dove, scrive Di Battista, “ci sono problemi”.
Un segno evidente della giornata di passione che Di Maio sta vivendo oggi.
In quadro convulso e in piena fibrillazione c’è chi, come la deputata Roberta Lombardi, prova a pensare a una exit strategy, che nelle parole utilizzate in un post su Facebook ricalca quella indicata dal Fatto quotidiano, e cioè le scuse, in primis quelle della Raggi, e le dimissioni della Muraro.
La linea della Lombardi è chiara: gli errori sono stati fatti e ora “è semplicemente onesto ammetterli”.
(da agenzie)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
IL MINI-DIRETTORIO LO AVEVA AVVISATO… IL GRUPPO DIRIGENTE M5S HA OMESSO E DEPISTATO
Una mail che sarebbe stata ricevuta da Luigi Di Maio in cui il mini direttorio – Paola Taverna, Gianluca Perilli,
Massimo Castaldo e Stefano Vignaroli – lo informava che l’assessore all’Ambiente Paola Muraro era iscritta nel registro degli indagati e che l’intenzione del Campidoglio guidato da Virginia Raggi era quello di attendere le carte e “poi prenderemo provvedimenti”.
Mail che rappresenterebbe la prova che anche Luigi Di Maio era a conoscenza, da tempo, dei guai giudiziari dell’assessore capitolino, comunicati alla diretta interessata il 18 luglio e appresi dalla sindaca il giorno successivo.
E quindi il gruppo dirigente dei 5 Stelle avrebbe omesso e depistato sul coinvolgimento di Muraro, per dodici anni consulente dell’Ama, nell’inchiesta sui rifiuti.
E chi attendeva la prima puntata di Politics su Raitre per conoscere la posizione di Luigi Di Maio resterà deluso, perchè non si presenterà .
L’annuncio di Gianluca Semprini: “Di Maio non risponde”
I vertici di M5S sono riuniti a oltranza dalle prime ore della mattina per trovare una soluzione, che salvi la faccia almeno a qualcuno: a Di Maio prima ancora che alla Raggi. Ma la rabbia di alcuni componenti dello stesso Direttorio è talmente diffusa e divorante che è in atto un tutti contro tutti.
Negli uffici comunicazione M5S della Camera, si sono incontrati Ruocco, Roberto Fico del direttorio 5 Stelle e il mini direttorio, capitanato da Paola Taverna.
Il problema è far ammettere o meno a Di Maio di essere stato informato.
Virginia Raggi davanti alla commissione Ecomafie si è incartata pubblicamente: prima ha detto di aver informato i vertici a proposito dell’indagine sulla Muraro, poche ore dopo, probabilmente dopo aver ricevuto un messaggio nel quale le veniva detto di ritrattare, ha rettificato spiegando di aver informato solo il minidirettorio e non Di Maio e Beppe Grillo.
Ci sarebbe però, nel Movimento 5 Stelle chi è pronto a inchiodare il leader in pectore davanti alle sue responsabilità .
Si ripete, in proporzioni macroscopiche, il caso Quarto: chi sapeva e chi no.
Si cerca la via d’uscita e non manca chi, come Danilo Toninelli, si dice sicuro che “risolveremo tutto”.
La tensione però si taglia con il coltello, perchè il mini direttorio, in particolare la senatrice Paola Taverna, è sul piede di guerra. Il chiarimento è in corso e particolarmente delicato.
Ciò che è certo è che la base è letteralmente in rivolta. Se arriveranno le scuse, tanto invocate, si vedrà solo nelle prossime ore.
Intanto a Palazzo Senatorio c’è la resa dei conti tra Raggi, assessori e consiglieri, molti dei quali tenuti all’oscuro di tutto.
(da Huffingtonpost”)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL BOOM DI PROTESTE TRA I MILITANTI: “CI AVETE TRADITO”
L’amaro risveglio a Cinque stelle corre sui social. La base del Movimento – la stessa dei sondaggi, delle
consultazioni via web, del consenso grillino trasformato in voti alle elezioni – ora è in rivolta contro la sindaca Raggi al corrente dell’indagine sull’assessora Muraro e contro lo stesso M5S: “Siete come i vecchi partiti”.
I tanti scivoloni negli ottanta giorni di amministrazione romana lasciano il segno sullo stesso blog di Beppe Grillo già dalle 8 del mattino, il day after è un gioco di fuoco nei commenti al video-post autoassolutorio della prima cittadina, mentre da Parma il sindaco Pizzarotti chiede le dimissioni del direttorio. §
“Leggo commenti da parte di qualcuno secondo cui questa sarebbe un’operazione premeditata del circuito mediatico asservito ai poteri forti. Probabilmente lo è! Ma a nessuno può sfuggire che negare l’evidenza, sostenere l’insostenibile, ha come effetto finale proprio quello di ridare credibilità all’apparato mediatico” sostiene chi si firma “Nayrobi”.
Il più moderato, a leggere il resto.
“Io sono esterrefatto da come siete cambiati in peggio in un paio di mesi. Parlo dello scandalo Raggi, ovviamente. La Muraro indagata da mesi e Virginia che tace. E anche beppegrillo.it tace. Siete diventati come gli altri. Non me l’aspettavo proprio. Sono imbarazzato e molto deluso”, scrive Mario C. sempre nella pagina commenti del blog del leader.
E Andrea Pirro da Cagliari: “Anche se la sindaca di Roma fosse assolutamente certa dell’integrità della Muraro, il Movimento viene fuori a pezzi. Primo: dire la verità “.
Emerge l’insofferenza della base verso la vicenda romana che «sta minando l’intero progetto del Movimento, quello originario voluto da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Trasparenza, legalità , democrazia diretta, coinvolgimento della rete, nulla di tutto ciò è stato fatto in questa imbarazzante vicenda romana, che ci fa quasi rimpiangere Marino con le sue cene a sbafo».
Lo scrive Fabrizio D., da Roma, che va giù duro: «Stiamo dando un ignobile esempio di malapolitica e di manifesta incapacità , tra dimissioni, indagati, bugie e menzogne, raccomandazioni degne della peggior politica che nulla hanno a che vedere con lo spirito e le linee guida del Movimento».
Più seccamente, Igor Fabbri annuncia: «Dopo la schizofrenica gestione della città di Roma, non voterò mai più il Movimento Cinque Stelle».
Amareggiato Demetrio R., da Firenze: «Mi spiace tanto dirlo ma la vicenda di Roma sta imputtanando tutto il M5S. Che si può fare? Per me – suggerisce – prima di tutto fuori la Muraro e poi scuse della Raggi alla Roma per bene. Solo allora sarei disposto ad una seconda possibiltà alla Raggi»
Non mancano commenti a sostegno della sindaca, ma basta uno scroll della pagina per vedere che al momento sono in minoranza. L’umore che domina è nero.
«Dove sei Beppe? Togli il giocattolo dalle mani di questi bimbi prima che sia troppo tardi», invoca Kasper Halo, mentre Anna Q. esorta: «A Roma ci giochiamo tutto e va fatta chiarezza e tutto subito, se si è sbagliato si corregge, non facciamo come il piddì».
Eliano V. chiama a raccolta gli elettori pentastellati: «Mi rivolgo ai tanti attivisti che mostrano solidarietà e incoraggiano a prescindere: al posto di sostenere la Raggi senza se e senza ma, provate a chiedervi come mai Marra e Romeo sono de-facto la vera cabina di regia della giunta Raggi-Frongia. Ma chi governa sotto il simbolo M5S non dovrebbe tenere conto della democrazia diretta, della rete, delle decisioni il più possibile condivise? Bene, alla luce dei fatti clamorosi che si susseguono giorno dopo giorno – conclude l’attivista – o vengono rimossi Marra, Romeo e probabilmente anche Muraro, oppure rassegniamoci all’inesorabile implosione romana del movimento».
C’è chi si rammarica, rivolgendosi alla Raggi. “Basta chiacchiere, vediamo i fatti se sei in grado, altrimenti dimettiti. E’ da non credere, come si possa distruggere il consenso per il Movimento in neanche due mesi”, scrive Carlo di buon mattino.
Come Maurizio Galeone da Grottaglie: “Mi associo alle perplessità di altri sostenitori. Osservando le scelte fatte, quello accaduto e che sta accadendo, il movimento appare tale e quale ad un normalissimo vecchio partito politico in decadenza”.
Il fatto è che stavolta è un fiume in piena, di dissenso e protesta.
Che dal blog travasa in Twitter passando per Facebook. “La cosa più grave à l’immobilismo della giunta #Raggi, capace però di tagliare le corse dei bus soprattutto in periferia”, twitta Laura Coccia.
“Raggi e Muraro hanno mentito, benvenute nel Palazzo. Non pervenuti i cori #dimissioni e #onestà ” attacca Ugo Maria Tassinari.
Questo e tanto altro passa al risveglio sotto gli occhi di un incredulo Beppe Grillo e di un irritato Davide Casaleggio.
Resta ora da capire quanto la massa critica della base, le contestazioni senza precedenti via web – ovvero dalla stessa linfa vitale del Movimento – inciderà in queste ore sulle decisioni del direttorio del Movimento, sulla spinta alle dimissioni dell’assessora indagata Paola Muraro o sull’eventuale ritiro forzato delle deleghe da parte della stessa sindaca Raggi.
(da la Repubblica”)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
“L’ITALIA NON SI GOVERNA CON DUE CLIC IN RETE E DECISIONI CALATE D’ALTO”
Il Direttorio si deve dimettere.
A chiederlo è Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, sospeso dal Movimento 5 Stelle da mesi e ancora in attesa di «verdetto» definitivo.
Dura l’accusa di Pizzarotti, affidata ad una lunga dichiarazione, in relazione al caos Roma: «Il Direttorio dovrebbe oggi rassegnare in blocco le proprie dimissioni per non aver saputo gestire il Movimento, e si dovrebbe finalmente tornare a parlare di partecipazione e di condivisione degli indirizzi politici. L’Italia non si governa con due clic in rete e con decisioni calate dall’alto e a porte chiuse».
«Nei due anni in cui il Direttorio gestisce il Movimento 5 Stelle – accusa Pizzarotti – sono stati scaricati due sindaci, il sindaco di Gela e di Quarto, un terzo è stato sospeso oltre cento giorni fa senza che esistesse una regola per farlo, e ora vi è il caos a Roma, con un rimpallo di accuse tra chi dice di aver avvisato il Direttorio e chi invece sostiene di non sapere nulla dell’indagine in corso nei confronti dell’assessore Muraro. Tutto questo è stato causato da una grave mancanza di regole chiare a tutti».
(da agenzie)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
“GIOCARE CON LE PAROLE VUOL DIRE TRADIRE GLI ELETTORI”
C’è qualcosa di squallido, folle e autolesionista nella gestione del caso Paola Muraro da parte della sindaca di
Roma Virginia Raggi.
L’assessore all’ambiente della giunta M5s di Roma sapeva di essere sotto inchiesta per violazione della legge sui reati ambientali da fine luglio. Il 18 di quel mese, tramite il suo avvocato, aveva presentato una richiesta di accesso al registro segreto degli indagati.
Dopo pochi giorni era arrivata dalla cancelleria penale una risposta positiva. Un documento che contiene esclusivamente l’indicazione del numero di procedimento penale, l’indicazione del reato ipotizzato e la data di iscrizione.
In questo caso la carta chiariva, direttamente o indirettamente, due fatti.
Il primo: l’inchiesta sull’assessore Muraro era partita ad aprile, quando ancora l’esperta di rifiuti nemmeno immaginava che sarebbe stata chiamata a far parte di una giunta comunale.
Il secondo: dopo sei mesi dall’iscrizione i magistrati (quindi a ottobre) avrebbero deciso se notificare a Paola Muraro una richiesta di proroga delle indagini o se archiviare.
La sindaca Raggi, stando a quanto ha dichiarato lei stessa, viene subito portata a conoscenza dell’esistenza dell’indagine. Ma decide, assieme all’allora capo di gabinetto Carla Raineri, di non rendere pubblica la cosa.
Verosimilmente in accordo con la parte del movimento che Raggi dice di aver informato.
A questo punto, secondo noi, la domanda che gli elettori devono farsi è semplice: questo comportamento è corretto o no?
Le decisioni prese sono coerenti o meno con i principi di trasparenza alla base del movimento?
Ciascuno può rispondere come vuole. Noi pensiamo di no. Siamo anzi di fronte a una scelta profondamente sbagliata sia dal punto di vista etico che da quello politico.
In quei giorni tutti i media parlavano della questione rifiuti e delle indagini in corso. Più volte al sindaco e all’assessore era stato chiesto se ci fosse o se, secondo loro fosse in vista, un avviso di garanzia. La risposta è sempre stata negativa.
Un’affermazione solo formalmente corretta. Perchè dal punto di vista sostanziale e politico non vi è differenza tra il documento ufficiale della procura dato in mano alla Muraro e l’avviso.
Sostenerlo significa solo fare i furbi. Arrampicarsi tra gli articoli del codice penale per non affrontare in maniera trasparente una questione scomoda.
Certo, può benissimo accadere che Paola Muraro esca dall’indagine a testa alta.
Ma qui in discussione è la lealtà del rapporto con i cittadini e gli elettori. Dire pubblicamente: sappiamo che sono in corso degli accertamenti da parte della magistratura, ma gli elementi che abbiamo in mano sono troppo pochi per prendere una decisione sulle sorti della Muraro, non sarebbe stato un segno di debolezza, ma di forza.
Anche perchè decidere di mantenere al suo posto l’assessore mentre era impegnata nel tentativo di sanare l’emergenza rifiuti di agosto aveva senso.
Appellarsi invece alla differenza (minima) tra i due documenti è cosa decisamente poco onorevole. E assai poco furba.
La notizia, come era scontato, è diventata pubblica. La credibilità di Virginia Raggi ne risulta (irrimediabilmente?) scossa.
La fiducia che molti italiani avevano fin qui riposto nel movimento fortissimamente minata.
La sindaca Raggi oltretutto è un avvocato. E anche se si occupava di materie civili sapeva certamente che trascorsi i sei mesi dall’iscrizione la probabilità che fosse notificato al suo assessore la richiesta di proroga era altissima.
Come pensava di uscire da questa situazione?
Ricordiamo che in casi analoghi, a partire da quello di Livorno riguardante il sindaco Filippo Nogarin (a cui sono contestati reati ben più gravi rispetto a quelli della Muraro), il diretto interessato aveva immediatamente informato militanti e opinione pubblica di essere indagato.
Durante la campagna elettorale per la Capitale era invece stata proprio Virginia Raggi a criticare frontalmente il primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti, perchè aveva tenuto nascosto ai cittadini un’inchiesta a suo carico.
“Pizzarotti non è sospeso per un avviso di garanzia”, aveva spiegato, “è sospeso perchè non c’è stata quella trasparenza che noi chiediamo e pretendiamo”.
Ora, per favore, la sindaca la smetta di giocare sulle parole. L’unica cosa che può fare per tentare di non passare per sempre per una furbetta è presentarsi in consiglio comunale e ammettere il suo grave errore.
Chiedere scusa agli elettori romani. Garantire che una cosa del genere non si ripeterà mai più. E lo stesso devono fare gli esponenti dei 5 stelle che erano a conoscenza della vicenda.
Da questa storia il loro movimento rischia di uscire distrutto. Ci vorranno mesi per recuperare la fiducia dei cittadini. E non è detto che l’impresa riesca.
Sostenere che gli altri sono peggio, denunciare l’operato delle lobby, invocare l’inesperienza o ricordare le cose buone che sono state fatte, non serve.
Va cambiato registro subito. Ci vuole un’autocritica severa.
Se non arriva meglio che la Raggi si dimetta. Eviteremo tutti una lunga e penosa agonia.
Ps. Lunedì sera sono stato ospite di Porta a Porta in una puntata su Roma registrata prima delle notizie sul caso Muraro-Raggi. Mi spiace davvero. Queste considerazioni le avrei volute esprimere anche lì.
Peter Gomez
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
L’EX CAPO DI GABINETTO DELLA RAGGI: “DECISI DI NON FIRMARE LA DELIBERA SU ROMEO”
“La verità è che ero “scomoda”, avvertita come un corpo estraneo, come un nemico da abbattere”. Carla Raineri, magistrato di Corte d’Appello, da 6 giorni non è più capo di gabinetto di Virginia Raggi.
Ha sbattuto la porta dopo un duro confronto con la sindaca di Roma. Che ieri fatto il suo nome davanti alla commissione Ecomafie.
Lei dice che era scomoda, ma Raggi ieri ha detto che fu un colloquio con lei a rassicurarla sul fatto che il reato contestato all’assessora Muraro era “generico”.
“Da magistrato non comprendo il senso dell’espressione “reato generico”. Muraro venne da me a chiedere un parere sulla sua situazione”.
Cioè?
“Mi disse che aveva saputo di essere indagata e che voleva valutare l’opportunità di andare a parlare con il pm per caldeggiare l’archiviazione. Io la sconsigliai. Ricordo di averle detto subito: “A Milano queste cose non si fanno”. Quindi aggiunsi che si trattava di una mossa controproducente. Se dopo averla ascoltata il pm non avesse archiviato, questo avrebbe aggravato la sua posizione. Al colloquio era presente la sindaca”.
Riavvolgiamo il nastro: quando ha rassegnato le sue dimissioni?
“La sera del 31 agosto. Le ho fatte protocollare la mattina dopo. E finora non mi consta sia stata formalizzata la mia revoca. A meno che non si consideri un atto amministrativo un post su Facebook alle 4 del mattino
In quel post si fa riferimento a un parere dell’Autorità anticorruzione che considera illegittima la sua nomina.
“Se l’Anac si ritiene competente sulla materia ne prendo atto. Sono convinta dell’erroneità del parere ma non lo impugnerò. Non ho interesse a difendere il provvedimento di nomina”.
Si è parlato a lungo del suo stipendio da 193.000 euro.
“Non nego fosse elevato. Ma in linea con quanto percepivo da magistrato. In ogni caso, l’ultimo mio atto in Campidoglio contiene la rinuncia a ogni compenso per l’attività svolta dal 22 luglio al 31 agosto. Piuttosto, sa da chi venne determinato il mio stipendio?”.
Da chi?
“Da Salvatore Romeo, capo della segreteria della sindaca. Fu lui a comunicarmi l’emolumento deciso”.
Lo stesso Romeo con il quale si è più volte scontrata in queste settimane?
“La delibera sulla sua nomina non ha il mio visto. E neppure quello di Laura Benente, dirigente capitolina delle Risorse umane. Hanno atteso che andasse in ferie per raccogliere il compiacente visto di un altro dirigente molto legato a Raffaele Marra (vicecapo di gabinetto, ndr). Quel diniego è costato il posto alla Benente, rispedita a Torino senza neanche il preavviso di 8 giorni che si dà ai domestici”.
Per lei la nomina di Romeo non andava bene, perchè?
“Non per il suo stipendio triplicato ma per la procedura in sè: Romeo era già dipendente del Campidoglio e non poteva essere posto in aspettativa e contemporanemente riassunto dallo stesso ente”.
Con Raggi ne ha parlato?
“In un duro confronto, il 25 agosto, le dissi che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate. Per me, la presenza dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna era la migliore garanzia della serietà delle intenzioni dei neo-eletti. Ma non si può restare in un luogo di lavoro dove si è avvertiti come una minaccia. Invitai la Raggi a riflettere. Le professionalità in campo non avrebbero avuto problemi nel bypassare personaggi del tutto mediocri: di fatto, però, il duo Marra-Romeo ha continuato a gestire il Campidoglio forte della protezione della Raggi e nell’indifferenza degli altri”.
Anche dei vertici del M5s?
“Loro hanno deciso di non intervenire. O, peggio, non ci sono riusciti”.
Com’era il suo rapporto con Marra?
“Nei mie 45 giorni in Comune non ho avuto mai il piacere di condividere con lui alcuna decisione. Riferiva direttamente al sindaco”.
Ora la sindaca dice di essere vittima dei poteri forti.
“Mi sembra una affermazione ridicola. Se fossimo davvero così forti, non ce ne saremmo semplicemente andati”.
(da La Repubblica”)
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