Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
SU CONSIGLIO DELLO STUDIO SAMMARCO E DI CASALEGGIO VORREBBE CONGELARE IL NO ALLE OLIMPIADI PER FARLO DIVENTARE CON CALMA UN SI’… E COME ASSESSORE AL BILANCIO CRESCE L’IPOTESI DI UN GENERALE VICINO AD ALFIO MARCHINI
Da settimane Virginia Raggi prende tempo. Non si è ancora espressa sulla candidatura di Roma. Rimanda il giudizio sul dossier inviato al Cio, che il Comitato promotore ha già detto di poter modificare.
Una sorta di grimaldello utile a convincere i grillini più scettici che si tratta di una sfida strategica, anche per il Movimento.
Silenzi e omissioni che però stanno gettando nello sconcerto i consiglieri 5stelle, tutti a domandarsi – nelle chat interne – “perchè mai Virginia non decide?”.
Alimentando un sospetto: che la sindaca, ormai isolata, sia tentata di strappare.
Che abbia un “piano B” per uscire dall’angolo. I Giochi come arma per affermare quell’autonomia invocata sin dall’inizio e dai vari direttori sempre negata.
In che modo? Guardando prima in casa propria, nella maggioranza d’aula per larga parte rimasta a lei fedele anche nella tempesta.
Tutti sanno però, a cominciare dalla sindaca, che il sentiero è strettissimo e pure piuttosto accidentato.
Specie dopo le parole spese in campagna elettorale: “Fare le Olimpiadi adesso sarebbe criminale”. Per non parlare del niet che Beppe Grillo ha scolpito sul suo blog.
Ma gli indizi che suggeriscono un ripensamento iniziano a essere tanti.
Non solo l’endorsement dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini: “Io lavoro per il sì”, ha più volte ribadito il professore, “potremmo scodellare un piano da 5 miliardi sulla città “.
Ieri, al coro di atleti e star dello spettacolo favorevoli alla manifestazione, si è aggiunta la voce di Adriano Meloni, l’assessore alle Attività produttive che è diretta emanazione della Casaleggio Associati, nonchè amico personale di Davide, che dal padre Gianroberto ha raccolto le redini del Movimento: “Da sportivo l’idea mi piace, sarebbe bellissimo avere le Olimpiadi, ma il sindaco dovrà annunciare ufficialmente se è pro o contro e lo farà presto”.
In pressing, elemento per nulla trascurabile, ci sarebbe tra l’altro l’avvocato Pieremilio Sammarco, mentore di Raggi e titolare dello studio dove lei ha lavorato fino a pochi mesi fa, col quale la prima cittadina sempre si consulta sulle questioni più delicate. Ma sono soprattutto i drammatici numeri sul bilancio a far pendere il piatto della sindaca verso il sì: da una prima ricognizione sui fabbisogni nei municipi, è emerso che i fondi sono a secco.
Per evitare il dissesto occorre tagliare servizi essenziali.
Varare manovre lacrime e sangue: non certo un toccasana per il consenso, già messo a dura prova dagli ultimi scossoni in Campidoglio.
A meno che non arrivi un’iniezione di risorse fresche, che solo i Giochi possono garantire.
Una partita che si incrocia fatalmente con la scelta del nuovo assessore al Bilancio: entrambi i nomi in pole per riempire la casella, l’economista Nino Galloni e il generale Gdf Ugo Marchetti (vicino all’imprenditore pro-Giochi Alfio Marchini, che prima del voto lo aveva indicato in squadra) si sono detti favorevoli alle Olimpiadi.
E per trattenere il più convinto fautore del sì, Paolo Berdini, la sindaca sta valutando di sostituire l’assessora indigata all’Ambiente Paola Muraro, sgradita all’urbanista.
Per chiudere il cerchio, il più accreditato a coprire il ruolo di capo di gabinetto sembra essere Antonio Meola, segretario generale della città metropolitana di Napoli, considerato vicino a Fratelli d’Italia.
Intrecci e movimenti sottotraccia a cui ovviamente Mr Coni non è estraneo. Malagò non ha mai smesso di crederci. Sta continuando a trattare con il Cio: l’obbiettivo è ottenere una dilazione rispetto alla scadenza del 7 ottobre.
Avere qualche giorno in più per mandare a segno il pressing su Raggi e il resto del Movimento. Soprattutto ora che Di Maio e Di Battista hanno stabilito che “tocca alla sindaca decidere, a lei onori e oneri”.
Il loro “no” è sparito dai radar. E adesso il Coni spera che Virginia ceda alla tentazione.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
I PARERI ANAC SULLE NOMINE INTERNE
La questione interna più spinosa per Virginia Raggi – al di là del ballo che da settimane va avanti per
completare la giunta – riguarda i pareri richiesti dallo stesso Comune all’Autorità nazionale anticorruzione su alcune nomine interne, tra cui quella di Salvatore Romeo, passato dal ruolo di dipendente comunale a quello di capo della segreteria politica, con un aumento di stipendio da 40mila a oltre 100mila euro annui.
Romeo, per il quale sarebbe stato rilevato dall’Anac un «profilo di illeggitimità », è però un fedelissimo del sindaco, un componente del cosiddetto «Raggio magico». L’analisi del suo fascicolo è dunque un compito delicato.
Per questo, è stato destinato silenziosamente al dipartimento del Personale.
A distanza di qualche giorno, a capo di quel dipartimento, è stato trasferito a titolo temporaneo anche Raffaele Marra, altro uomo del «Raggio magico».
E così, Marra si è trovato sulla scrivania il parere che riguarda Romeo, un uomo della cerchia di cui lui stesso fa parte.
E sul possibile imbarazzo che potrebbe nascerne, glissa: «Io con i pareri sulle nomine non c’entro, sono un dirigente comunale. Per quanto riguarda Romeo, invece, ne parlerà Virginia Raggi».
«Il lavoro sui pareri Anac è quasi completato – continua Marra -. È questione di giorni. Poi, sulla loro pubblicazione, deciderà il sindaco».
Altro segno della delicatezza della questione è proprio il tempo impiegato per lavorare al fascicolo, arrivato in Campidoglio ormai da una settimana e rimasto finora chiuso nei cassetti degli uffici del Dipartimento.
Per l’analogo procedimento, che aveva coinvolto l’ex capo di gabinetto Carla Raineri, era stato sufficiente molto meno.
I collaboratori del sindaco, poi, da giorni evitano domande sul tema, rispondendo di non sapere dove siano i pareri nè chi se ne stia occupando.
A nulla sono serviti quindi i richiami del Direttorio nazionale, nè i mal di pancia interni alla giunta e ai consiglieri cinque stelle incentrati sulla figura di Marra. Malumori dovuti all’ipotesi che ci fosse proprio lui dietro la lettera all’Anac da cui sono scaturite prima le dimissioni di Raineri da capo di gabinetto e poi, in un effetto domino, anche quelle dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna e dei vertici Atac e Ama.
Le richieste «di richiamarlo all’ordine e trasferirlo ad altre più modeste manzioni», come aveva suggerito pubblicamente l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, sono cadute nel vuoto.
O meglio, mascherate da un trasferimento temporaneo, un’illusione ottica: il «Raggio magico» non si è mai dissolto.
Federico Capurso
(da “La Stampa“)
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Settembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
CONTINUA LO SCOUNTING PER COMPLETARE LO STAFF… SI RESTRINGE LA ROSA PER L’ASSESSORE AL BILANCIO
A.A.A. cercasi capo di gabinetto per la Giunta di Roma.
Dove? Al Consiglio di Stato.
Secondo quanto riporta Il Messaggero, la sindaca della Capitale, Virginia Raggi, lunedì si è recata a palazzo Spada per cercare “il profilo giusto a cui affidare una poltrona delicatissima”, quella su cui dovrà sedere il sostituto del magistrato Carla Romana Raineri.
“Per evitare altre sorprese sgradevoli, la sindaca ha chiesto udienza a Palazzo Spada per avere consigli sul tema. Ufficialmente la grillina ha inoltrato una richiesta di collaborazione, richiesta che prevede una procedura specifica. Il distacco di un consigliere passa infatti attraverso una richiesta formale al consiglio superiore del Consiglio di Stato. La visita dell’altro giorno equivale solo ad una presa di contatto”.
Scelta difficile, quella della sindaca di Roma, che deve trovare un nuovo capo di gabinetto dopo l’uscita della Raineri, finita al centro della bufera per un contratto da 193mila euro che fu deciso “senza passare attraverso un bando come invece prevede l’assunzione dei dirigenti ex articolo 110”, sottolinea Il Messaggero.
Per Virginia Raggi c’è anche un altro compito impellente, quello di riempire la casella, anch’essa vuota, dell’assessore al Bilancio.
Dopo due tentativi falliti, quelli di Marcello Minenna e Raffaele De Dominicis, la sindaca cerca la quadra definitiva. In pole ci sarebbe l’economista Nino Galloni.
La rosa di nomi si sarebbe ristretta a pochi nomi rispetto ai 14 ‘candidati’ della settimana scorsa.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
IN REALTA’ IL NUOVO INCARICO AL PERSONALE AFFIDATOGLI DALLA RAGGI SCADE A OTTOBRE E I VERTICI M5S TEMONO CHE LA SINDACO LO RIPESCHI
L’incarico affidato a Raffaele Marra è già in scadenza: come riporta l’agenzia AdnKronos, la delibera datata 7 settembre prevede infatti che Raffaele Marra, ex vice capo di gabinetto e ‘fedelissimo’ della sindaca Virginia Raggi, sarà a capo del personale ma a tempo ristretto: il 31 ottobre scade infatti il mandato.
E sul dopo regna l’incertezza.
Di fatto davanti a sè il neo capo del personale ha un incarico di un mese e mezzo appena, tempi che preoccupano molti 5 Stelle tra Montecitorio e Palazzo Madama. Dove i contatti con il Campidoglio sono praticamente inesistenti, resettati dopo la crisi col mini-direttorio, le dimissioni decise da Taverna e gli altri, e il braccio di ferro tra la sindaca e i 5 big del direttorio, che alla fine hanno deciso di lasciare Raggi sola con le sue responsabilità .
A chiedere il passo indietro di Marra, che al principio Raggi avrebbe voluto a capo del gabinetto, lo stesso Beppe Grillo.
La delibera di 2 pagine, in possesso dell’Adnkronos, riconosce a Marra i “requisiti specifici che evidenziano la concreta idoneità ad esercitare le funzioni connesse all’incarico” di capo del personale. E questo “in considerazione delle precedenti esperienze professionali”.
La decisione di spostarlo, nella delibera, viene motivata con l'”esigenza di garantire una adeguata copertura della direzione del dipartimento organizzazione e risorse umane, tenuto conto della rilevanza e natura delle responsabilità facenti capo alla citata struttura”.
Che, spiegano dal Campidoglio, tratta un settore davvero delicato, che certo “non ha bisogno di un dirigente per un mese”, generando i dubbi dei parlamentari 5 Stelle.
In realtà , a breve si dovrà rimodulare gran parte della macrostruttura del Campidoglio. La decisione di dare mandato a Marra per appena due mesi potrebbe essere legata semplicemente a questo.
“Ma il dubbio – dice una parlamentare di prima linea nel Movimento, riporta sempre l’Adnkronos – è che uscito dalla porta, Marra possa rientrare dalla finestra. Di fatto per lui si riaprono i giochi”.
Non è mistero, poi, che il direttorio avrebbe voluto in generale un ruolo più defilato, secondario, per l’ex vice capo di gabinetto: non manca infatti chi ha storto il naso di fronte al nuovo incarico.
Di fatto, però, Marra è inquadrato come dirigente apicale, ‘declassarlo’ potrebbe dar vita a rogne giuridiche di non poco conto.
Ma la diffidenza ormai è totale, in barba al gioco di squadra tra parlamentari M5S e Campidoglio che avrebbe dovuto contraddistinguere l’amministrazione capitolina.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
LA SCOPERTA DELL’AZIENDA DOPO AVER IMPOSTO LE VISITE MEDICHE… ORA CHI HA ORDINATO I CONTROLLI E’ STATO FATTO FUORI DAI CINQUESTELLE: C’E’ UN NESSO CON IL 70% DI CONSENSI CHE IL M5S HA TRA IL PERSONALE ATAC?
“Miracolo” a Roma: dopo una visita decine e decine di dipendenti Atac ritenuti “malati” sono
miracolosamente guariti.
La storia è raccontata dal Messaggero che spiega come l’azienda di trasporti romana abbia recentemente visitato, tramite medici aziendali e del Cispi, buona parte dei 160 dipendenti (su 11mila) che avevano dichiarato di avere problemi fisici tali da rendere impossibile il lavoro come conducenti o operai delle officine.
Di questi, dopo le visite mediche, l’80% è “miracolosamente risultato ideoneo”.
“Neanche a Lourdes succedono cose del genere”, scherza un funzionario dell’Ufficio personale dell’Atac. Una cosa è certa: nella sede della partecipata romana dei trasporti, anche chi diffida dei miracoli avrebbe modo di ricredersi.
È successo infatti che quasi tutti i dipendenti che per anni avevano evitato i faticosi turni alla guida di un bus o di un treno della metro grazie al certificato di «inidoneità », dopo la visita medica finalmente pretesa dall’azienda, sono risultati completamente «riabilitati».
Le disabilità temporanee? Sparite.
Ci sarebbe da organizzare pellegrinaggi, se non fosse che l’ormai ex capo del Personale della municipalizzata, Francesca Rango (dimissionaria anche lei, insieme al direttore generale Marco Rettighieri e all’amministratore unico Armando Randolese) abbia creduto poco a queste guarigioni di massa.
Anzi, a dirla tutta ha sospettato una truffa ai danni di Atac e dell’Inps. Per questo, insieme a Rettighieri, qualche settimana fa ha presentato un esposto alla Procura di Roma” scrive il Messaggero.
Sempre il quotidiano romano fornisce le cifre:
Tra gli oltre 11mila dipendenti di Atac, in 160 avevano problemi fisici tali da rendere impossibile il lavoro come conducenti o operai delle officine.
“Per questo l’azienda li aveva ricollocati dietro una scrivania, decisamente più confortevole rispetto al sedile di un bus.
Fino a quando, i vertici di Atac (che in settimana verranno sostituiti dall’assemblea dei soci) hanno deciso di avviare una serie di controlli straordinari.
Mettendo in campo sia i medici aziendali sia quelli del Cispi e ricorrendo a tutti gli strumenti previsti dal decreto ministeriale 88/1999, quello che prevede l’«accertamento dell’idoneità fisica e psicoattitudinale del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto».
Alle visite mediche si sono sottoposti oltre cento dipendenti con «inidoneità temporanee». E l’80% è risultato in perfetta forma, tanto da tornare subito in cabina o in officina”
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
UNA SERIE DI SGARBI E POI LA MEDIAZIONE….GALLONI O CANZIO AL BILANCIO?
Domenica pomeriggio, dal Campidoglio inviano un delegato a parlare con la comunità ebraica.
Neanche il tempo di prendere le misure delle critiche piovute su Virginia Raggi dal segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino e dal Vaticano, via Osservatore Romano, che c’è un altro incidente istituzionale da scongiurare.
In realtà le critiche dalla Santa Sede sono state poi ammorbidite dal sostituto della segreteria di Stato Angelo Becciu («diamole il tempo di lavorare») e da monsignor Vincenzo Paglia, presidente dell’Accademia pontificia («nessuna frizione») anche per evitare accuse di ingerenza.
Al ghetto ebraico, nel centro della Capitale, invece da giorni si parla apertamente dello «sgarbo» del Comune.
In realtà , sono una sequela di episodi, e non tanto l’assenza di Raggi al Festival della cultura ebraica, sabato sera, lo stesso giorno del forfait in Vaticano.
La sindaca si è voluta ritagliare un week-end in famiglia, per rifiatare lontana dalle telecamere, e al suo posto è andato il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito.
Passi per questa visita mancata: quello che davvero non è andato giù alla comunità ebraica è che Raggi non abbia trovato il tempo di portare il saluto di Roma, il 6 settembre, al feretro di Enrica Zarfati, l’ultima delle ebree romane sopravvissute all’orrore di Auschwitz-Birkenau.
Non c’era lei, ma, fatto ancor più grave, non c’era nessuno del Comune.
Una mancanza che è diventata macroscopica agli occhi della comunità del Tempio Maggiore di Lungotevere Cenci perchè è venuta subito dopo la gaffe della foto sbagliata di Settimio Piattelli, nel tweet di omaggio di Roma Capitale a uno degli ultimi testimoni dell’Olocausto, scomparso lo scorso 27 agosto a 95 anni.
In questi giorni convulsi di guerriglia politica nel M5S sono passati in secondo piano alcuni messaggi a distanza tra gli ebrei romani e il Campidoglio.
Di mezzo ci sono promesse e progetti comuni da confermare come le gite delle scuole ad Auschwitz.
La comunità vuole incassare certezze, come ha spiegato il presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia dopo l’intervista al quotidiano israeliano Yedioth Ahronot in cui Raggi confermava la realizzazione del Museo a Roma.
Gli annunci non bastano: «Alcune settimane fa abbiamo chiesto alla sindaca un incontro – ha ricordato Venezia – e siamo in attesa che ci riceva, anche in considerazione di appuntamenti importanti che sono ormai alle porte come il prossimo 16 ottobre, giorno in cui celebriamo il ricordo del tragico rastrellamento del ghetto di Roma».
Da quanto si apprende in Campidoglio, a breve sarà fissata una data nella fitta agenda della sindaca ancora alle prese con il dossier nomine.
Confermato che domani conosceremo il nuovo assessore al Bilancio, pare che la partita si giocherà tra Mario Canzio, Ragioniere generale dello Stato fino al 2013, e Nino Galloni, economista con posizioni critiche sull’euro molto apprezzato dai 5 Stelle a cui due mesi fa lui stesso inviò la propria disponibilità ma condizionata «a un progetto senza compromessi».
Tramontata la suggestione di chiamare Antonio Di Pietro – l’ha definita «una panzana» – c’è un’altra casella importante da riempire.
Ed è quella del capo di gabinetto.
Circola il nome di Antonio Meola, oggi segretario generale della Città metropolitana di Napoli, ruolo che fino al 2014 ha ricoperto al Comune di Firenze, a stretto contatto con l’arcinemico dei 5 Stelle Matteo Renzi.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Settembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
PER IL 53% DEGLI ITALIANI DI MAIO DOVREBBE FARSI DA PARTE… RAGGI: PER IL 41% PUO’ ANDARE AVANTI, PER IL 34% SI DEVE DIMETTERE PERCHE’ HA MENTITO
I problemi che hanno coinvolto la giunta di Roma hanno scalfito non poco l’immagine della sindaca
Virginia Raggi e di uno dei leader del MoVimento 5 stelle ovvero Luigi Di Maio.
Secondo un sondaggio di ScenariPolitici per HuffPost, il 53% degli intervistati, non elettori di M5s, boccia Di Maio e i suoi tentennamenti a proposito della conoscenza o meno dell’indagine che pende sull’assessore all’Ambiente, Paola Muraro.
Per più della metà degli italiani infatti Di Maio “ha dimostrato di non essere in grado di rappresentare il MoVimento 5 stelle e dovrebbe farsi da parte”.
La pensa esattamente al contrario il 53% dei simpatizzanti di M5s, affermando che il vicepresidente della Camera “è assolutamente estraneo alle vicende ed è tutta una bolla dei media perchè lo temono”.
Anche Raggi non esce bene dal caos che ha interessato la sua giunta.
Secondo il 41% degli intervistati la sindaca di Roma “dovrebbe andare avanti, ma scusandosi coi romani e facendo un rimpasto della giunta. Per il 34% addirittura “dovrebbe dimettersi perchè ha mentito ai romani”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
IL CODICE FIRMATO DALLA SINDACO CON IL M5S: STOP CON VOTO ON LINE… BASTANO 500 ISCRITTI PER PROPORLO
Cacciare Ignazio Marino, per il Pd, fu un’operazione tecnicamente molto complicata: le firme dei consiglieri dem, l’aggiunta di quelli dell’opposizione, la corsa dal notaio. Ma per il Movimento 5 Stelle far cadere Virginia Raggi, se la crisi del Campidoglio arrivasse a un punto di non ritorno, potrebbe essere molto più semplice.
E lo strumento, ai vertici di M5S, l’ha dato proprio la sindaca che, da candidata alle «comunarie» firmò il famoso «Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016»
Il testo
Un contratto vero e proprio, utilizzato nella Capitale e non a Torino, proprio perchè già allora i 5 Stelle – era ancora vivo Gianroberto Casaleggio – temevano qualche deriva «pizzarottiana» della sindaca.
In dieci punti, ci sono sia i «paletti» (le nomine nelle strutture «di diretta collaborazione» devono «essere approvate dallo staff coordinato dai garanti di M5S»; le proposte di «alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse vanno sottoposte a parere tecnico-legale») sia la possibile exit strategy.
Il punto nove («Sanzioni») elenca i motivi in base ai quali sindaco, assessori o consiglieri «assumono l’impegno etico di dimettersi».
Primo: in caso di condanna penale, «anche in primo grado».
Secondo: se, «a seguito dell’iscrizione nel registro degli indagati per fatti penalmente rilevanti, la maggioranza degli iscritti a M5S mediante consultazione in rete ovvero i garanti del Movimento (oggi è rimasto solo Beppe Grillo, ndr) decidano per tale soluzione».
Terzo: in caso di inadempienza al codice di comportamento, «con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S».
Raggi potrebbe essere dichiarata «inadempiente» «col principio della democrazia diretta detto recall, già applicato negli Usa».
Basta che 500 iscritti a M5S al 31 dicembre 2014 e residenti a Roma propongano di dichiararla inadempiente e che la proposta venga approvata.
A quel punto, c’è pure la penale di 150 mila euro.
Forse non immaginava tutto questo, ma quando Virginia ha firmato il «codice» ha messo nelle mani del suo movimento la «pistola» per farla fuori.
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
GIUSTO CHE IL SINDACO DI ROMA ABBIA UNA TUTELA DOPO MINACCE RICEVUTE, MA A CHE TITOLO USA ABITUALMENTE UN’AUTO DEL COMUNE PER FINI NON ISTITUZIONALI?
“Raggi va a fare la spesa con la scorta“, si legge su Repubblica.it, mentre il Messaggero opta per un
“Raggi fa la spesa con l’auto di servizio e il caposcorta ordina: Niente foto”.
E invece le foto ci sono: si vede la prima cittadina di Roma immortalata nel parcheggio della Conad di via Casal Lumbroso accompagnata da due uomini in giacca e un’auto bianca, una Peugeot 208.
Sottotesto: la sindaca anti casta della Capitale si fa accompagnare dalla scorta persino per andare a fare la spesa. La memoria corre veloce e con questi presupposti è impossibile non paragonare il nuovo “caso Raggi” a quegli scatti che qualche anno fa immortalarono la senatrice dem Anna Finocchiaro al supermercato, con gli uomini della scorta intenti addirittura a spingere il carrello.
La sindaca della Capitale è sotto tutela: dopo aver denunciato alcune minacce (ricevute sia prima che dopo l’elezione in Campidoglio) la questura le ha vietato di spostarsi autonomamente.
Quando deve muoversi — sia per impegni istituzionali che per faccende private, comprese le visite al supermercato — ad accompagnarla deve esserci obbligatoriamente un agente della polizia di Stato armato, che è poi uno dei due uomini immortalati dalle fotografie (e probabilmente quello che il Messaggero qualifica come “caposcorta”).
L’altro uomo è invece un agente della municipale capitolina, mentre la Peugeot bianca è intestata alla Arval Service Lease, società che dal 2014 ha un accordo con il comune di Roma per la cessione in leasing di veicoli utilizzati dalla polizia municipale.
E in effetti basta una veloce ricerca d’archivio per accorgersi che da quando è sindaca, Raggi si sposta quasi sempre a bordo di quell’utilitaria Peugeot della municipale.
Su questo però ci sarebbe parecchio da ridire perchè un conto è spostarsi per ragioni istituzionali, altra cosa per fini privati.
In questi casi sarebbe opportuno che uno usasse mezzi propri, fermo restando l’auto di scorta a tutela.
La polemica sui social è quindi solo in parte motivata, ma sarebbe opportuno ricordare che proprio Di Battista ha sempre lanciato anatemi contro “i politici con la scorta”, segno della Casta corrotta.
Era inevitabile che l’argomento, prima o poi, si ritorcesse contro i Cinquestelle
(da agenzie)
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