Giugno 26th, 2010 Riccardo Fucile
ASSURDO SPRECO DELLA CASTA: PER REGOLAMENTO HANNO DIRITTO A UNA “STRUTTURA SPECIALE” DI COLLABORATORI ESTERNI… MA SE GLI AUTISTI GIA’ ESISTONO IN REGIONE, PERCHE’ SPENDERE 35.707 EURO A TESTA PER PIAZZARE UN AMICO?… SE NON VI PIACE L’AUTISTA DELLA REGIONE, ANDATE A PIEDI
Per adesso la scelta l’hanno fatta in sei, ma è possibile che il fenomeno si estenda a tutta
la giunta di centrodestra della Regione Calabria.
La squadra di governo si sta dotando infatti di un autista personale di fiducia, liberamente scelto al di fuori della pubblica amministrazione.
La Regione Calabria ovviamente ha in organico i suoi autisti, regolarmente assunti, ma un assessore, in base al regolamento vigente della Regione, ha diritto a una sua “struttura speciale” di collaboratori in cui sono consentite immissioni di personale dall’esterno.
E pare che quello dell’autista di fiducia sia diventato un cult in Regione.
Ha iniziato il 19 aprile l’assessore all’Urbanistica, Piero Aiello, in carica da tre giorni: la prima cosa che ha fatto evidentemente è stato di prendere carta e penna per scrivere all’ufficio personale, chiedendo l’assunzione come autista di fiducia di una persona esterna.
Stipendio base: 35.707,44 euro, straordinari esclusi.
Due giorni dopo, il 21 aprile, ecco che si precipita anche l’assessore all’Agricoltura e alla Forestazione, Michele Trematerra, che indica anche lui un esterno.
Passano 24 ore ed ecco arrivano anche le lettere di richiesta dell’assessore al Bilancio, Giacomo Mancini, il 27 aprile quella dell’assessore Stillitani, il 30 aprile quella dell’assessore alle Attività produttive, Antonio Caridi, il 5 maggio quella dell’assessore al’Ambiente, Francesco Pugliano.
E siamo arrivati a sei assessori che hanno scelto lo chauffeur all’esterno della struttura, spesa attuale prevista 210.000 euro. Continua »
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Giugno 16th, 2010 Riccardo Fucile
DA UN LATO GLI ALPINI CHE HANNO SUBITO 40 ATTACCHI IN 50 GIORNI… DALL’ALTRO LE CONTRADDIZIONI DI 4 JET AMX CHE NON POSSONO LANCIARE BOMBE E CONSUMANO SOLO CARBURANTE, DI ELICOTTERI AB-212 DA SCARSE PRESTAZIONI IN LOCO, DEI BLINDATI “FRECCIA” CHE SERVONO MENO DEI “LINCE”, MA SONO UTILI PER IL BUSSINES DELLA IVECO-OTOMELARA
Quaranta scontri a fuoco in cinquanta giorni: questo è il bilancio bellico del contingente italiano da quando gli alpini della “Brigata Taurinense” hanno assunto il controllo della regione occidentale afghana.
Secondo PeaceReporter, il sito vicino ad Emergency, a molti combattimenti avrebbero partecipato anche militari italiani, ma dal comando di Herat si smentisce: i dubbi sono comunque più che leciti, visto che su 40 scontri confermati dal comando, solo 4 erano stati comunicati dai media, appena il 10%.
Questa missione di pace sta assumendo risvolti sempre più inquietanti e indecifrabili: in Italia se ne parla solo quando qualche nostro soldato viene ferito o ucciso, ma le contraddizioni sono tante.
Non solo sul fatto se e come ancora si giustifica, dopo anni, la presenza di ben 3.300 nostri militari a Kabul, ma su diversi aspetti poco noti e di cui in Italia si preferisce tacere: intanto i costi che sono passati da 600 milioni di euro del 2009 a 750 milioni di euro del 2010, di cui 327 già stanziati.
Secondo molti esperti, una cifra su cui si potrebbe risparmiare, con scelte oculate.
Abbiamo ad es. 4 jet Amx dell’Aeronautica di base ad Herat che sarebbero utilissimi se potessero lanciare bombe: dato che il governo lo vieta, si limitano a fare voli a bassa quota, nella speranza di intimorire gli insorti: in pratica si consuma carburante per nulla, mentre in Italia l’Aeronautica non ha il carburante per far volare jet e addestrare piloti.
Esiste poi una lottizzazione tra le forze armate, non solo per motivi di prestigio, ma per usufruire dei fondi necessari.
Aeronautica e Marina alternano elicotteri AB-212 che non sono adatti alle alte quote afghane, dove andrebbero meglio quelli dell’esercito, ma non si capisce perchè continuino a essere impiegati. Continua »
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Giugno 14th, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI BOLZANO GUADAGNA PIU’ DI OBAMA: DAL PARLAMENTO ALLE REGIONI, AI PICCOLI COMUNI, DECENNI DI CRESCITA PROGRESSIVA DI STIPENDI, POLTRONE, SEGRETERIE, PORTABORSE…DALLA SICILIA ALLE CIRCOSCRIZIONI: UN FIUME DI DENARO INARRESTABILE CHE TUTTO CORROMPE
Sono centinaia di migliaia i lavoratori dell’azienza “partitocrazia” italica, comprendendo anche quel “livello industriale” che si usa definire indotto.
Non vi sono solo i protagonisti, coloro che appaiono nelle Tv nazionali o locali a rappresentare schieramenti e interessi, lobbie e territori, categorie e partiti, ma anche una diffusa e poco appariscente rete di personaggi “collegati”.
In Italia gradualmente i vari Consigli hanno copiato le Camere, le Giunte si sono ispirate ai Ministeri: nei decenni, nelle regioni e negli enti locali si è moltiplicata la casta politica e amministrativa.
All’alba delle Repubblica cominciò la Regione siciliana, memore dell’antico Parlamento normanno: chiamò Governo la Giunta, Parlamento il Consiglio regionale, onorevoli i consiglieri regionali.
E ancora in Sicilia ecco sorgere il Consiglio di presidenza, i Gruppi parlamentari, le commissioni, l’appannaggio parificato al Senato, l’assegno votalizio per gli ex.
Dopo poco tempo tutte le altre Regioni gli andarono dietro: segreterie particolari, uffici doppi per Giunta e Consiglio, dotazioni di strutture, sedi, personale, auto, privilegi.
La capitale non era da meno: i vantaggi riconosciuti ai Gruppi parlamentari portarono a istituire Gruppi di deputati o senatori ben inferiori al minimo regolamentare fissato in 20 e 10.
Si arrivò persino a 4 deputati e 5 senatori, imitati a quel punto anche dai Consigli regionali dove vi fu un proliferare persino dei monogruppi e della indennità per il capogruppo. Continua »
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Giugno 10th, 2010 Riccardo Fucile
SI PARLA DI “INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA NEGLI APPALTI PER LA RICOSTRUZIONE”: SOTTO ESAME I 185 EDIFICI PER 15.000 SFOLLATI COSTATI 803 MILIONI DI EURO….COI SUBAPPALTI DALLE INIZIALI 121 IMPRESE SI E’ PASSATI A 931….COSTATE 2.600 EURO A METRO QUADRO CONTRO UN VALORE DI MERCATO DI 1.100 EURO AL MQ….QUINDICI AZIENDE GIA’ SOTTO INCHIESTA
Il fascicolo aperto dalla Procura nazionale Antimafia ha per titolo “Infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti per la ricostruzione”: aperta qualche mese fa, inizialmente avrebbe dovuto riguardare l’infiltrazione di aziende mafiose nei lavori per il terremoto dell’Aquila, con circa 15 società già sotto inchiesta.
Con il passare del tempo è stata allargata ad altri nomi di imprenditori coinvolti già nell’inchiesta sui Grandi eventi, fino ad arrivare all’iscrizione nel registro degli indagati di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, già indagato per corruzione a Firenze e Roma.
Al centro delle intercettazioni e delle carte, il Consorzio Federico II, con la toscana Btp, le ditte aquilane Barattelli, Vittorini e Marinelli.
Un consorzio nato il 15 maggio 2009, quaranta giorni post-terremoto, dopo una serie di visite degli imprenditori a Palazzo Chigi, al fine di accreditarsi per gli appalti.
Al Consorzio furono infatti affidati i lavori di costruzione della scuola media Carducci, il restauro della caserma Pasquali e diversi puntellamenti nella zona rossa della città .
Ma al di là dei rapporti tra Verdini e il costruttore Fusi, l’inchiesta della Procura verte in generale sulla ricostruzione e riguarda il progetto C.a.s.e., ovvero i Complessi Antisismici sostenibili ecocompatibili.
Parliamo del fiore all’occhiello del premier che avrebbe dovuto risolvere il problema della casa per i terremotati: in realtà nei185 edifici (4.500 alloggi) vivono solo 15.000 terremotati (altri 30.000 si sono trovati una sistemazione per conto proprio, mentre qualche migliaio è ancora negli alberghi della costa).
Queste C.a.s.e. sono state costruite, tra settembre 2009 e febbraio 2010, su piastre e isolatori sismici in 19 aree della periferia dell’Aquila: secondo i dati della Protezione civile sono costati esattamente 803 milioni e 857 mila euro, compresi oneri di urbanizzazione, verde, arredi e allestimenti.
In pratica, prezzo finito, il costo è stato di 2.600 euro a mq., quattro volte il prezzo finito delle casette di legno che poi sono state acquistate ad integrazione parziale.
In ogni caso sono state pagate due volte il prezzo medio di mercato di 1.100 euro al mq. Continua »
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Giugno 10th, 2010 Riccardo Fucile
PROPOSTA PDL-LEGA DI ABOLIRE SOLO QUELLE SOTTO I 200.000 ABITANTI: PER SALVARE BIELLA E VERBANIA SI INVENTANO UNA DEROGA PATETICA: IL 50% DI TERRITORIO CON CARATTERE MONTANO…ALLA FINE RIMANGONO VERCELLI, ISERNIA, FERMO E VIBO VALENTIA, MA SE NE PARLERA’ TRA DIVERSI ANNI
Dato che l’opinione pubblica pressa sull’abolizione delle Province, una misura che farebbe
risparmiare almeno 4 dei 9 miliardi che ne costituiscono attualmente il costo, il Pdl, dopo aver promesso nel programma elettorale la loro chiusura e dopo aver inizialmente inserito nella Finanziaria la abolizione di 9 amministrazioni provinciali, salvo fare prontamente retromarcia, ha presentato, in Commissione Affari costituzionali della Camera, un emendamento alla Carta delle Autonomie che rappresenta davvero un bluff penoso.
Dato che la Lega non intende mollare le poltrone ben remunerate e Bossi deve pur sistemare le fameliche truppe della padagna del magna magna, il Pdl abbozza e rimedia la solita miserevole figura.
Alla fine il progetto di tagli che due settimane fa prevedeva le province sotto i 220.000 abitanti (in totale 9) si riduce ancora, attraverso una serie di paletti simili alle matrioske.
La trovata consiste nel fissare a 200.000 il minimo di abitanti per la sopravvivenza di una provincia, purchè non sia confinante con uno Stato estero, purchè non si trovi in una regione a statuto speciale e, ultima novità , purchè non abbia il 50% del territorio con caratteristiche montane (in tal caso gli abitanti possono scendere a 150.000).
In pratica rimangono solo Vercelli (180.111 abitanti), Isernia (88.895 abitanti), Fermo (176.488 abitanti) e Vibo Valentia (167.334 abitanti). Continua »
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Giugno 7th, 2010 Riccardo Fucile
UN TERZO DELLA SPESA DELLE 109 PROVINCE RIGUARDA IL PERSONALE, MA CONSULENZE, INDENNITA’, CONVEGNI PESANO PER 2 MILIARDI…ALTRI 2,4 MILIARDI DI SPESE DI SERVIZIO E 500 MILIONI IN AFFITTI E MANUTENZIONE IMMOBILI
La domanda che si pone il comune cittadino è la seguente: se domani mattina le province
dovessero scomparire, quanto si risparmierebbe in concreto?
Secondo la relazione dei Corte dei Conti, le Province costano in spese 9 miliardi di euro l’anno.
Ovvio che non è che cancellando 109 province possiamo far sparire di colpo l’esercito di dipendenti che vi lavorano: al massimo, accorpando uffici e funzioni, si può pensare a una progressiva diminuzione del personale, attraverso un graduale blocco del tour over.
E’ altrettanto vero che andata la soppressione a regime, nell’arco degli anni il risparmio diventerà sempre più rilevante.
Quanto costa il personale a tempo indeterminato?
Attualmente costa 1.410.530.000, a cui vanno aggiunte le indennità accessorie, le collaborazioni, i precari, i rimborsi spese, i buoni pasto, le missioni.
In pratica la cifra si raddoppia e si arriva a 2,5 miliardi, poco meno di un terzo dell’intero budget, ma con possibilità evidenti di limare nel tempo.
Che bilancio hanno le province?
Attualmente hanno un indebitamento di 1,2 miliardi sui quali pagano 524 milioni di euro l’anno di interessi passivi, cifra quindi recuperabile una volta sanato l’arretrato e chiusi i battenti.
Le spese in servizi ammontano a 2,4 miliardi: riguardano scuole, strade e rifiuti. Ma soprattutto il trasporto provinciale (assorbe circa 1 miliardo). Continua »
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Giugno 3rd, 2010 Riccardo Fucile
SVELATO L’INGANNO: I TAGLI SBANDIERATI RIGUARDANO SOLO MINISTRI E SOTTOSEGRETARI “NON PARLAMENTARI”: IN TOTALE 2 MINISTRI (GALAN E LETTA) E 7 SOTTOSEGRETARI…IN COMPENSO I DOCENTI PERDERANNO DA 1.000 A 3.000 EURO, 400.000 ITALIANI ANDRANNO IN PENSIONE RITARDATA E ARRIVERA’ IL CONDONO EDILIZIO
Ancora due sere fa, a Ballarò, il ministro Tremonti sbandierava come fiore all’occhiello della sua manovra il fatto di aver voluto dare un “segnale forte” agli italiani di fronte alla cirsi economica: “Chiediamo sacrifici a voi, ma noi per primi ci siamo decurtati lo stipendio del 10%”.
Quel “noi” era riferito, per vulgata comune, alla Casta politica, composta da ministri, sottosegretari, deputati e senatori.
Peccato che le cose non siano così, come si può verificare leggendo il testo del decreto: in primo luogo, e qui molti media lo hanno riportato, il taglio ai parlamentari è stato rinviato a una deliberazione specifica di Camera e Senato e quindi non fa parte della manovra.
In pratica saranno deputati e senatori a decidere, con comodo, di quanto ridursi lo stipendio.
A una prima ipotesi, proposta da Fini, di una riduzione del 15% su stipendio base e diaria (ovvero su base 10.000 euro), si è già passati a un 10%, col rischio che più se ne discute e meno sarà l’aliquota da applicare.
Poi ci è stato detto che sono stati invece tagliati subito del 10% gli appannaggi di ministri e sottosegretari: leggetevi il testo e capirete l’inganno. Intanto il taglio del 10% scatterà dal 1 gennaio 2011, in secondo luogo riguarderà solo ministri e sottosegretari “non parlamentari”, ovvero che non sommano le due cariche.
In concreto sapete quanti ministri riguarderà ?
Solo 2 su 23, precisamente Letta e Galan. Continua »
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Maggio 31st, 2010 Riccardo Fucile
TRA LORO COTA, RIXI E BUONANNO (LEGA), CARFAGNA, MUSSOLINI E BIASOTTI (PDL)…E’ INCOMPATIBILE UNA CARICA REGIONALE CON UNA PARLAMENTARE: UNA VOLTA ELETTI IN REGIONE INVECE CHE SCEGLIERE SUBITO, RESISTONO 3 MESI PER INCASSARE IL DOPPIO STIPENDIO…I CONTINUI RINVII DELLA GIUNTA DELLE ELEZIONI PER FAVORIRLI
Un’altra vergognosa pagina della storia parlamentare del nostro Paese si sta consumando in queste settimane: certamente non è la più grave anomalia tra tanti scandali, ma è emblematico dell’arroganza della Casta di fronte a scelte che dovrebbero essere automatiche e che invece divengono motivo per incamerare altri quattrini.
L’art. 122 della Costituzione è chiaro: non si può essere consigliere regionale e deputato o sindaco di una grande città .
Alle scorse elezioni regionali si sono presentati 22 candidati che erano incompatibili, hanno chiesto voti per essere eletti, sapendo che non sarebbero poi andati a rappresentare i cittadini che li avevano indicati.
In 11 sono stati eletti e ancor oggi, a distanza di tempo, non hanno mandato alcuna lettera, rinunciando o alla carica di parlamentare o a quella di consigliere o presidente di regione (ci sono infatti pure Cota e Caldoro).
Hanno tre mesi di tempo e intendono sfruttarli fino all’ultimo evidentemente, anche perchè mantengono così il doppio incarico e relativi quattrini.
Questo drappello di parlamentari sa benissimo da tempo di dover scegliere e avrebbe potuto farlo subito, senza attendere la riunione della Giunta delle elezioni della Camera che deve decidere sulla loro incompatibilità .
Soprattutto se poi i partiti fanno di tutto per non farla mai convocare e ogni volta viene rinviata con le scuse più assurde: la Lega diserta sistematicamente e il Pdl ha sempre riunioni concomitanti.
La scorsa settimana Stacquadanio (Pdl) ha chiesto il rinvio per una “riunione con Berlusconi”: peccato che tale riunione fosse la sera e la Giunta si dovesse invece riuniore alle 14.30.
Non è certo una bella scena, sostengono gli addetti ai lavori. Continua »
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Maggio 31st, 2010 Riccardo Fucile
FINI AVEVA PROPOSTO DI TAGLIARE DEL 15% SIA LO STIPENDIO BASE CHE LA DIARIA, MA E’ SCOPPIATA LA RIVOLUZIONE DEI “TENGO FAMIGLIA” …. SONO SCESI A SOLO 1.000 EURO IN MENO: C’E’ CHI SOSTIENE CHE UN PARLAMENTARE DEVE MANTENERE “UN ADEGUATO TENORE DI VITA”, COMPRESI ABITI E RISTORANTI DI LIVELLO
Avevamo già accennato che, mentre Tremonti aveva provveduto a ridurre del 10% lo
stipendio dei ministri e dei sottosegretari (stipendi base 5.000 e 3.000 euro da sommare ai 15.000 euro come parlamentari), che quindi si vedranno decurtare la piccola somma di 500 e 300 euro al mese, per deputati e senatori era stato il presidente della Camera ad avocare a sè il taglio da operare, comprese spese e dipendenti.
Fini aveva subito indicato il 15% di riduzione per i deputati, non solo sulla paga base di circa 5.500 euro, ma anche sulla diaria mensile di oltre 4.000 euro.
Come ha ufficializzato la sua proposta, ovvero 1.400 euro in meno al mese sugli oltre 15.000 che percepiscono i deputati, alla Camera si è scatenato l’inferno.
Chi a sostenere che non è giusto tagliare del 15% quando i ministri si tagliano solo del 10%, chi ad affermare che deve pagare un mutuo, chi ha una famiglia da mantenere.
Risultato: dopo varie giornate di mugugni e trattative sottobanco, anche nelle due Camere la percentuale è scesa al 10%, sempre sulla base imponibile voluta da Fini.
In pratica l’esborso da 1.400 euro scende a 1.000 euro.
Ma ecco la associazione degli ex parlamentari che protesta con tanto di nota ufficiale, per chiedere che non vengano toccati gli emulumenti in quanto “ne và della dignità del Parlamento”. Continua »
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