INTERVISTA ALLA SEGRETARIA DEI GIOVANI PD: “IL GOVERNO SI OCCUPA DI LEGGE ELETTORALE MENTRI NOI LASCIAMO META’ STIPENDIO PER UNA STANZA”
“IN ITALIA UN’INTERA GENERAZIONE RIMANDA L’AUTONOMIA PERCHE’ NON HA UN ALLOGGIO”… “SERVONO FONDI PER UNA CASA PUBBLICA, UN FRENO AGLI AFFITTI BREVI E IL RIPRISTINO DEL FONDO PER GLI AFFITTI AZZERATO DA MELONI”
Con le tende piantate a Piazza Bologna, i Giovani Democratici hanno dato il via alla
campagna nazionale “Generazione senza casa” per rompere il muro di silenzio che circonda la crisi abitativa e il caro affitti in Italia. Un presidio che punta a trasformare l’angoscia di studenti e lavoratori in una pressione politica diretta contro l’assenza di tutele e il definanziamento delle politiche pubbliche sull’abitare. Di fronte al blocco del Piano Casa dell’esecutivo e al rinvio delle risposte strutturali per chi vive in affitto, Fanpage.it ne ha parlato con Virginia Libero, segretaria nazionale dei GD.
Segretaria, siete in piazza Bologna con le tende per la campagna ‘Generazione senza casa’. Lei ha detto che questo gesto serve per ‘rompere il muro di silenzio’. Può spiegarci cosa vi ha spinto a scegliere proprio oggi questa forma di protesta e qual è l’emergenza che volete denunciare?
Le tende sono un simbolo, ma il problema che raccontano non ha niente di simbolico. Negli ultimi anni la tenda è diventata l’immagine della precarietà abitativa di un’intera generazione, e noi abbiamo scelto di usarla come un ariete contro il silenzio che circonda questo tema. In tutta Europa si scende in piazza per il costo della vita e della casa. In Italia sembrava che nessuno trovasse il coraggio di cominciare. Ci hanno abituati al “tanto non cambierà mai nulla”. Non è vero, e lo vogliamo dimostrare. L’emergenza la viviamo tutte: chi ha venti o trent’anni oggi lascia metà dello stipendio il primo del mese per una stanza, vive in seminterrati o in nove metri quadri, rimanda l’uscita da casa dei genitori. E mentre succede tutto questo, il Governo si occupa di legge elettorale. Per questo fin dal primo giorno abbiamo lanciato un appello: unitevi a noi, portate la vostra tenda e la vostra storia. Questa battaglia è di chiunque si sia trovato almeno una volta a scegliere tra pagare l’affitto o vivere dignitosamente.
Ha definito il Piano Casa del Governo Meloni un ‘Piano di cartone’, sostenendo che favorisce solo rendita e speculazione. Se domani il centrosinistra andasse al governo, qual è la primissima misura sull’abitare che i Giovani Democratici pretenderanno di approvare subito per dare risposte concrete su affitti e casa?
In primis, serve che lo Stato investa soldi in case pubbliche. Non è possibile che oggi l’Italia metta meno dello 0,5% del PIL in politiche abitative. Se ci troviamo in questa condizione con gli affitti è perchè negli anni si è creduto che il mercato da solo potesse risolvere il problema abitativo di tutti. È evidente che così non è, e non può essere. Il risultato finale è che il mercato ha fatto il mercato, lo Stato non è nemmeno sceso in campo in questa partita, e una casa dignitosa è completamente inaccessibile per chi fa più difficoltà a livello economico.
Oltre a questo ci sono tanti fattori che attenzioneremo con la proposta che stiamo costruendo. In questo Paese ci sono milioni di case vuote, che restano fuori dal mercato perché i proprietari non si fidano o perché conviene di più l’affitto breve. Noi vogliamo rimetterle a disposizione di chi ci deve poter vivere. Insieme a questo, servono subito due cose: regole serie sugli affitti brevi nelle città sotto pressione, come stiamo provando a fare nelle città e nelle Regioni in cui governiamo noi, con il Governo che ci impugna i regolamenti che proponiamo e le pronunce giurisprudenziali che ci danno ragione. E poi il rifinanziamento del fondo di sostegno agli affitti che questo Governo ha azzerato. Noi partiamo da un principio semplice: avere una casa dignitosa è un diritto fondamentale della persona, che viene prima del diritto di fare profitto sugli immobili, come sostengono la proposta di legge “Ma Quale Casa” e la campagna “Housing Europe”, che sosteniamo convintamente.
Oltre all’impossibilità materiale di trovare un alloggio accessibile, quanto incide l’emergenza abitativa sulla capacità, per la vostra generazione, di costruirsi un’indipendenza e un futuro stabile?
Pesa terribilmente. La casa non è un problema come gli altri: è la condizione per poter scegliere tutto il resto. Se non puoi permetterti un affitto, non puoi accettare un lavoro in un’altra città, non puoi andare a studiare dove vorresti, non puoi costruire una famiglia. In Italia si esce di casa intorno ai trent’anni, anni dopo la media europea, e non perché i giovani italiani siano “bamboccioni”, bensì perché questo Paese non offre alternative. Così una generazione intera rimanda: rimanda l’autonomia, rimanda i figli, rimanda i progetti. Oppure se ne va all’estero, dove almeno uno stipendio basta per vivere. La conseguenza è un’Italia che invecchia e che perde le sue energie migliori che sono costrette ad andarsene. Quando diciamo “generazione senza casa” non parliamo solo di metri quadri: parliamo di una generazione a cui viene tolta la possibilità di decidere della propria vita e di costruirsi un futuro.
Ha lanciato un appello aperto a chiunque stia vivendo questa condizione, dicendo che ‘questa mobilitazione è vostra’. Dopo il presidio, come pensate di portare questa voce all’interno delle istituzioni per ottenere risposte concrete?
Il presidio permanente è un inizio, non un punto d’arrivo. Le storie che stiamo raccogliendo in piazza diventeranno una piattaforma di proposte concrete, scritta insieme a chi vive questa emergenza ogni giorno. La porteremo in Parlamento, ai gruppi parlamentari e nei consigli comunali e regionali, perché sulla casa contano anche le scelte delle città, oltre a quelle europee. E chiediamo un confronto pubblico al Governo: se il loro piano funziona, vengano a spiegarlo a chi oggi dorme in tenda in piazza Bologna.
Quando il nostro Paese avrà finalmente il primo governo progressista della storia, il problema abitativo verrà affrontato con serietà e in maniera strutturale. Nel frattempo però le tende non spariscono. Vogliamo che questa mobilitazione cresca e arrivi in altre città, perché il problema è nazionale. Abbiamo cominciato noi, ma se resterà solo nostra avrà già perso. Questa voce deve diventare troppo forte per essere ignorata.
(da Fanpage)
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