“LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PARE UN MODO PER FAR PASSARE IL PREMIERATO SENZA CAMBIARE LA COSTITUZIONE”. ALDO CAZZULLO BOCCIA IL MELONELLUM: “SIAMO L’UNICA DEMOCRAZIA DELL’OCCIDENTE CHE CAMBIA REGOLE DESTINATE A VALERE PER TUTTI A SECONDA DELL’INTERESSE DI CHI GOVERNA AL MOMENTO. L’ELEZIONE DIRETTA DEL PREMIER NON ESISTE IN NESSUN PAESE DEL MONDO, E UN MOTIVO CI SARÀ”
“LA VERA NOVITÀ È CHE VENGONO CANCELLATI I COLLEGI UNINOMINALI. NEL 1994 SI VOTÒ CON IL MATTARELLUM, CHE NON PIOVEVA DAL CIELO MA ERA FRUTTO DI DUE REFERENDUM IN CUI AVEVANO STRAVINTO PRIMA LA PREFERENZA UNICA E POI IL MAGGIORITARIO . ORA I COLLEGI UNINOMINALI NON ESISTONO PIÙ, SOSTITUITI DA LISTE DAL CAPOLISTA BLOCCATO, DESIGNATO DAI PARTITI”
Lasciamo alla Corte le questioni di incostituzionalità. I miei studi di diritto sono remoti,
ma a naso una norma che escluda la lista che non indichi il candidato premier non ha molte chance di passare; tanto più che il premier secondo la Costituzione lo nomina il presidente della Repubblica.
La legge elettorale pare un modo per far passare il premierato senza cambiare appunto la Costituzione; ma l’elezione diretta del premier non esiste in nessun Paese del mondo, e un motivo ci sarà. Inoltre la Carta prevede che il Senato sia eletto su base regionale; mentre il premio di maggioranza previsto dalla legge è nazionale.
Guardiamo alla sostanza politica. La vera novità è che vengono cancellati i collegi uninominali. Nel 1994 si votò con il Mattarellum, che non pioveva dal cielo ma era frutto di due referendum in cui avevano stravinto prima la preferenza unica — che impediva le cordate organizzate dai patroni per portare in Parlamento i loro clientes —, poi il maggioritario.
Erano anni (pare incredibile dirlo oggi) di grande partecipazione popolare, di speranze nel rinnovamento della politica e della classe dirigente. Il Mattarellum prevedeva che il 75% dei seggi venisse assegnato nei collegi uninominali: collegi piccoli, alla Camera di circa centomila abitanti, in cui gli elettori conoscevano il loro rappresentante; a parte qualche provincia rossa e qualche valle prima democristiana poi leghista, quasi tutti i collegi diventavano contendibili.
Ci fu un referendum per abolire la quota proporzionale: stravinse il Sì, ma per un soffio mancò il quorum. La legge con cui si è votato nel 2022 riduceva a un terzo i seggi assegnati con i collegi uninominali: collegi enormi, al Senato da quasi un milione di abitanti.
Ora i collegi uninominali non esistono più, sostituiti da liste dal capolista bloccato, designato dai partiti. Ed è l’ennesima legge elettorale varata dalla maggioranza, con il ricorso alla fiducia, senza un accordo con l’opposizione: siamo l’unica democrazia dell’Occidente che cambia regole destinate a valere per tutti a seconda dell’interesse di chi governa al momento.
(da il Corriere della Sera)
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