LA POLITICA “SCOPRE” IL VIRUS DEL PRECARIATO
GRANDI ANNUNCI PER IL FUTURO, UN PATRIMONIO A CUI CONTRIBUISCONO OGNI GIORNO MIGLIAIA DI PRECARI
Il traguardo raggiunto dallo Spallanzani di Roma — dove una squadra composta soprattutto da donne è riuscita a isolare il nuovo coronavirus cinese — sta avendo un “effetto collaterale” che fa riflettere sullo stato di (in)consapevolezza del nostro Paese sul tema della Ricerca.
È come se la politica e i media scoprissero oggi un altro virus: quello del precariato, un calvario che chiunque abbia un minimo di esperienza — diretta o indiretta — sa benissimo essere lo scheletro fragile su cui si regge il sistema italiano.
Uno scheletro che resiste e porta grandi risultati — come quello sul virus cinese — anche grazie alla passione e alla determinazione di migliaia di precari, giovani e meno giovani. Perchè alla stabilizzazione, quando ci si arriva, sulla torta ci sono di solito tra le 40 e le 50 candeline.
È un mix di passione, ostinazione e resilienza quello che ogni giorno manda avanti gli Istituti italiani. Un mix che la politica sembra scoprire oggi, sull’onda mediatica del coronavirus.
Ad aumentare l’esoticità di questa storia, poi, c’è il fatto che il team dello Spallanzani sia guidato da una donna, Maria Rosaria Capobianchi, e sia composto quasi interamente da donne: donne che — altra incredibile sorpresa! – possono avere cervelli brillanti e nervi saldi. E malgrado ciò essere ancora precarie, come è il caso di Francesca Colavita, trentenne di Campobasso che da quattro anni lavora nel Dipartimento di Virologia dello Spallanzani con un contratto a tempo determinato da circa 20mila euro l’anno. Data di scadenza: novembre 2021.
Oggi per lei dovrebbe arrivare la svolta. Secondo il Messaggero, infatti, la Regione Lazio si sta muovendo per non farsela scappare. Francesca ha vinto un concorso da biologa alla Regione Molise, ma viste le sue competenze di altissimo livello e gli anni che ha impegnato nella ricerca sui virus, lo Spallanzani e il Lazio hanno chiesto al Molise di concedere il via libera per l’assunzione a Roma. La buona notizia è attesa per oggi.
Gaetano Manfredi, il nuovo ministro dell’Università e della Ricerca, grida alla vergogna per un precariato che — conti alla mano — può durare fino a 18 anni.
“Inizierei a riformare il pre-ruolo. Oggi in Italia si può restare assegnisti di ricerca per dieci anni. Se a questo periodo si sommano altre otto stagioni potenziali da ricercatore, si arriva ad ambire alla cattedra da docente a 45 anni. Troppo tardi”
Seguono grandi annunci, promesse e indicazioni per invertire la rotta.
“Il miliardo di euro chiesto dal mio predecessore per l’università e la ricerca è un riferimento giusto”, sottolinea Manfredi in un’intervista a Repubblica in cui ribadisce le richieste del suo dicastero: “Un miliardo per i tre anni di governo che abbiamo davanti […], è fondamentale che siano certi e distribuiti con continuità ”.
“Partiamo subito — annuncia ancora Manfredi – con 400 milioni per l’edilizia universitaria. Un mese e sarà pronto il bando a cui potranno partecipare gli atenei pubblici del Paese. C’è chi ha progettato un nuovo campus, chi deve ammodernare le aule. Un finanziamento nazionale per l’edilizia non si vedeva da 12 anni”.
Sul piano, poi, per assumere 1.600 nuovi ricercatori, precisa: “Entrerà nel Decreto Milleproroghe, sarà approvato entro febbraio. Dobbiamo ripartire i ricercatori sulle sessantuno università pubbliche, che a fine anno faranno i concorsi”. Per gli Enti di ricerca, prosegue, “ci sono 200 milioni, affiancheremo alcuni loro progetti. Entro marzo”. “Guido un ministero con portafoglio, con maggiore potere contrattuale”, assicura ancora il ministro.
Si fa sentire anche Roberto Speranza, ministro della Salute che fin dalla sua entrata in carica ha sempre insistito sull’importanza di valorizzare il “capitale umano”. “Da tempo insisto sul fatto che bisogna investire nel nostro Sistema sanitario nazionale. In questa manovra di bilancio per la prima volta dopo molti anni ci sono due miliardi in più sul fondo sanitario, due miliardi sull’edilizia e ammodernamento tecnologico, l’abolizione del superticket e voglio ricordare misure importanti sul lato della precarietà . In questa manovra di bilancio per il comparto salute c’è un’estensione dei termini della legge Madia che consentirà ad oltre 30 mila persone di essere stabilizzate. Dobbiamo investire sul nostro capitale umano. In questi giorni ci si rende conto di quanto sia fondamentale avere un Sistema sanitario nazionale di qualità ”.
E il problema, forse, sta proprio qui: nel fatto che solo “in questi giorni” – nel pieno dell’emergenza e dell’isteria da coronavirus — ci si renda conto dell’enorme ma delicato patrimonio della ricerca italiana. Dagli Stati Uniti è Ilaria Capua, virologa dell’Università della Florida, prima in Italia a lavorare sulla sequenza genica del virus dell’aviaria, a restituirci una fotografia dello stato della ricerca in Italia, dove “tutto è ingessato, la flessibilità non esiste”. “Per non parlare — dice, in un’intervista al Messaggero — della parità tra uomo e donna. La diversità è solo ricchezza. Ma non lo si vuole capire”.
Quanto al virus del precariato, secondo Capua il problema dell’Italia è che fatica a considerare i giovani come una risorsa. “Nei laboratori non si contano i giovani, e meno giovani, che stanno lì a lavorare con contratti precari. Spesso senza alcuna certezza […]. Nessuno si chiede, per esempio, ‘chi glielo fa fare’? Se fosse fatta questa domanda si scoprirebbe che si tratta di persone appassionate. Direi ispirate. Non si lavora nella scienza per ripiego o perchè non si aveva altro da fare. E allora perchè non pensare a loro come una risorsa?”.
Già , perchè?
(da “NextQuotidiano”)
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